Agenzia Rockflood
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Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [Fanfic] Agenzia Rockflood - Part 1 of 5
Date 28/11/96 11.11.30
Organization Universita' degli Studi di Milano
Lines 640
Message-ID <57js12$a29@oracle.csi.unimi.it>
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Agenzia Rockflood [Part 1 of 5]
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Agenzia RockFlood
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Prologo
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Il  silenzio  e  l'oscurita'  furono  profanati da un acuto rantolo 
elettronico per  qualche  manciata  di  secondi, poi  una  mano  si 
abbatte' come una folgore sulla radiosveglia, zittendola. La stessa 
mano tento' di voltarla verso il lato del letto da cui emergeva una 
capigliatura arruffata. Per  qualche  istante  dei  bagliori  verdi 
illuminarono una smorfia stanca, dagli occhi a fessura, i cui denti 
luccicavano  al  buio,  umidi  di  saliva. Un  mormorio  stanco  ed 
annoiato si spense quasi subito per far  posto  ad  un'imprecazione  
quando, con un tonfo sordo, la radiosveglia  cadde  sulla  moquette 
della camera da letto.
- Sveglia pigroni! - gracchio' l'apparecchio - Sono le sette di una
fredda giornata di febbraio - l'uomo  sbuffo', ogni  giorno  quella 
cantilena svegliava tutta la citta', con un unica pecca: era sempre 
la stessa - Ed e' il Giorno  della  Marmotta! In  piedi  turisti  e 
campeggiatori, oggi e' una giornata molto fredda -. 
- Molto fredda - gli fece eco un'altra voce  alla  radio - Stanotte 
ha nevicato. Norman... - le parole insulse e inutili continuarono a
fluire dal mefitico apparecchio.
Le coperte frusciarono, mentre da  un  lato  del  letto  emergevano 
lentamente due piedi, seguiti dai polpacci, dalle ginocchia e da un 
avambraccio...
Dopo   aver   messo   a   posto  la  radiosveglia,  l'uomo  rimiro' 
l'avambraccio che emergeva tra una gamba  e  l'altra. Incomincio' a  
seguirlo lentamente per chiedersi  poi  che  cosa  ci  facesse  una 
parrucca bionda  sull'altro  guanciale  del  suo  letto. Scosto' la 
parrucca, con  un  movimento  piuttosto burbero, e  si  riscopri' a 
reggere tra le dita la nuca di qualcuno. 
Massaggiandosi le tempie tento' di ricordarsi  cosa  poteva  essere 
successo la sera precedente. I suoi  occhi  si  spalancarono  cosi' 
tanto che parvero sul punto di cadere a terra e di  rotolare  verso 
la porta, al pari di palle da ping-pong, mentre la  destra  correva 
come un lampo a cercare l'inguine dell'ospite sconosciu...
Sconosciu...ta, concluse  quando trovo'  cio' che  cercava, avvolto 
nella seta. Il guizzo che questo movimento provoco' fu ancora  piu' 
rapido della causa. Senti' un "Oh" tra lo stupito, lo scandalizzato 
e  l'inaspettato, per  poi  sentire  ancor  piu'  distintamente  il 
bruciore di uno schiaffo  sulla guancia che  porgeva all'ospite del
suo letto matrimoniale.
Si alzo' dalla posizione in cui era atterrato, lo schiaffo lo aveva 
fatto ruzzolare  giu' dal  letto, o  meglio, a  qualche  metro  dal 
letto.
- Ahi - disse  massaggiandosi  la  schiena, sollevata  un po' dalla 
moquette. La mano riemerse reggendo saldamente un cavatappi. 
- Ecco  dove  era  finito! - esclamo' - Erano tre settimane  che lo 
cercavo -.
Un fischio prolungato lo  avverti' che  aveva  messo  un  piede  in 
fallo.
- Dovro'  dire  a  quell'animale  di  tenere a posto i suoi dannati 
giocattoli - borbotto',  prendendo in  mano  una  papera  di  gomma 
- GNAGNA! - grido', suscitando   disappunto   dall'altro  occupante 
della sua  camera da letto  e dalle sue stesse  orecchie. Una sfera 
sfaccettata  di  30  centimetri  circa  apparve  nel riquadro della 
porta. La sagoma stava facendo strani gesti, o si stava  pettinando 
o stava  sfregandosi  i  grandi occhioni  con  le  manine, concluse 
l'uomo.
- Ho ritrovato la tua papera di gomma  pazza - bofonchio', gettando 
l'oggetto  in  direzione  del  coso,  che  al  sentirlo  rimbalzare 
emettendo    un    suono   caratteristico,   lo    afferro'   quasi 
immediatamente, gratificando quel piccolo universo appena svegliato 
o ancora in dormiveglia con un sonoro e roboante "GNA!".
- Papera di gomma pazza! - esclamo' - Non sei  asciutto! Assaporare 
una spanna d'acqua - concluse.  L'uomo  alzo'  le  tapparelle   che 
impedivano ad un caldo e morbido sole di entrare nella stanza.
- Non c'e'  del  caffe'  da  queste  parti? - chiese  il  legittimo 
possessore della chioma bionda.
- Sergente Nim, dei Ranger del Texas... - mormoro' l'uomo sedendosi 
sulla sponda opposta del letto  e  rimestando  con  il  dito  in un  
pacchetto di sigarette per cavarne l'ultima. Lo  accarcoccio' e  lo 
lascio' li', accanto alla radiosveglia.
- A cosa devo l'onore di averti nel mio letto? - aggiunse.
- L'onore lo devi a quel tuo  amico  viola  e  peloso - rispose  la 
donna - Mi sono cadute le chiavi di casa, ieri notte, lui  era  sul 
pianerottolo e me le ha prese... -.
- Gia', quel coso ha il brutto vizio di prendere tutto cio' che non  
sia inchiodato  a  terra - disse  l'uomo, dopo  essersi  acceso  la 
sigaretta.
- Quando gli ho chiesto di ridarmela, mi ha ridato  una  chiave, ma 
non era la mia... - spiego' ulteriormente.
- Ecco dove diavolo era finita la mia maledetta copia - borbotto'.
- L'ho fatto entrare, ho fatto bene? - chiese.
- Si', certamente. Escluso  il fatto che un  giorno  o  l'altro  mi 
infilera'  in  mano  il  mio  ultimo  detonatore  termico  che   ho 
dimenticato in giro per casa, o ancor peggio, il  sandwich  che  mi 
ero preparato tre giorni fa e non ho piu' trov... - alzo' il  piede 
sinistro, osservando delle bianche molliche di pane, attaccate alla 
palma del piede.
- Dicevi? -.
- Nulla - rispose atono, era meglio cambiare  argomento, altrimenti 
se si proseguiva di questo passo, avrebbe risolto il caso della sua 
terrina di  carbonara  scomparsa - Caffe', no? Dovrebbe  essrercene 
ancora da qualche parte, o sopra il frigorifero o nel  frigorifero. 
Se lo trovi, fallo anche per me - concluse, infilandosi  nel  bagno 
dell'appartamento.
- Cristo! - esclamo' - Esci immediatamente dal lavandino, palla  di  
pelo! - fu la frase successiva.
- Esci dalle scale, in alto nel cielo e sud - rispose  GNAGNA -  La 
fontana e' spenta - aggiunse  poi - Non  vedi  Super  Tubo -  disse  
infine, per dare vigore a tutto il resto.
Nim si diresse in cucina  per preparare  il  suo  agognato  caffe', 
mentre dal bagno ogni tanto uscivano urlacci e  frasi  senza  senso 
dei due, unitamente allo scrosiare di una doccia.
- Ridammi il bagnoschiuma! - sbotto' l'uomo.
- Ridammi qualcosa di I don't - rispose l'essere.
- Non ho qualcosa di  I  don't  ma  tu  hai  il  mio  bagnoschiuma! 
Ridammelo -.
- Ho capito! -.
- Fortuna...  Cosa???  Ecco  dov'era  finita  l'ultima  scatola  di  
proiettili che ho comprato... Ma volevo il mio bagnoschiuma -.
- Cosa??? Non sei asciutto... -
- Come faccio  ad  essere asciutto  sotto  la  doccia... Passami lo  
shampoo  e  mi  raccomando,  ho  detto  passamelo, non  prendilo  e 
basta -.
La donna sospiro' sollevata, quando riusci' a  trovare  un  involto  
che si poteva scambiare per una confezione di  caffe' pressato, con  
il debito intuito. Lo annuso' per essere  piu' sicura... Sapeva  di 
caffe'...
- ARGH! Ma era il detersivo per la lavatrice! -.
- Era spenta -.
- Questo   non   ti  dava   certo   l'autorizzazione  a  darmi   il 
detersivo! -.
- Questo e' asciutto -.
- Il mio shampoo! Lascialo immediatamente! Quello dovevi darmi -.
- Darmi un GROSSO cartello -.
- Si'... Sulla testa -.
Nella cucina il forte odore del caffe' si era ormai sparso.
- Ehi,  voi  due -  chiamo'  la  donna  - Il  caffe'  e'  pronto! - 
aggiunse.
Dopo qualche minuto nel riquadro della porta della  cucina  apparve  
l'uomo sbarbato, lavato e pettinato a  dovere. Indossava  un  lungo  
impermeabile scuro, da cui uscivano i bordi di una giacca  marrone, 
sopra una camicia color cachi ed una cravatta nera. GNAGNA  intanto 
stava rovistando nella  sua  peluria, ammonticchiando  i  risultati  
della sua cerca vicino allo stipite della cucina.
- Sei carino cosi' - ammise Nim - Certo che pero' ti manca qualcosa 
- con un'espressione pensosa, mordicchiandosi la punta  dell'indice  
destro, lo squadro' - Direi che  un  paio  di  pantaloni  scuri  ci 
starebbero  bene -.
L'uomo soffoco' un'imprecazione... Era certo di essersi dimenticato  
di qualcosa. Poco dopo si ripresento' sulla soglia indossando anche 
un paio di pantaloni marrone scuro.
Senti' uno  scricchiolio  sotto  il piede  e  si  accorse  di  aver 
calpestato un  paio di  piccoli  occhiali  scuri. L'essere mormoro' 
qualcosa per poi rovistarsi ancora addosso, estraendo un altro paio   
di occhialoni da sole, con la montatura  di  uno  sgargiante  verde 
fluo.
- GNA! - disse in segno di approvazione.
- Hmmm... Non credo di avere nulla da mangiare - annuncio'  l'uomo, 
versandosi una tazza di caffe' bollente.
- Nulla dall'aspetto commestibile in quel frigo - convenne Nim.
La donna  stava  spostandosi  verso  l'acquaio, per  lavare  la sua 
tazza, quando senti' picchiettare sul suo stinco.
-  Non  vedi  un  GROSSO  carico  di  informarti!  -  disse  GNAGNA 
indispettito, indicando palesemente che la donna stava impedendogli 
di versirsi, con il suo piede posato su di un lembo di  un  piccolo  
impermeabile nero.
- Posso sempre offrirti qualcosa al bar... - suggeri' l'uomo.
- Accetto - furono le uniche parole di Nim.
Subito dopo si infilo' in camera da  letto  per vestirsi. Quando ne 
usci', avvolta nella divisa dei Texas Ranger, l'uomo era  gia' alla  
porta. Il batuffolone viola era, invece, ancora intento a  litigare 
con la manica destra del suo impermeabilino, ma  dopo  un  paio  di 
tentativi e qualche frasaccia ci riusci'. Dopo essersi infilato gli  
occhialoni verdi fluo, con aria gongolante si prese il tempo di una 
specchiata nell'antina di vetro del rack che  conteneva  lo  stereo  
nel piccolo salotto.
- Sbrigati palletta, altrimenti ti chiudo dentro! -.
- Chiudo ad informarti... - rispose correndo verso la porta.
- Poverino - disse Nim, dandogli una carezza - E' cosi' carino -.
- Impagliato su di una mensola magari... - concluse per lei l'uomo,
per poi premere il pulsante di chiamata dell'ascensore del palazzo.
- Ehem... - Nim tento' di attirare la sua attenzione e ci riusci' - 
Io vorrei chiederti scusa per stanotte -.
- E di che? Era da tanto che non  dormivo  con  una  bella  donna - 
rispose lui, minimizzando la cosa.
- Non e' stato carino pero'... - l'uomo  si  astenne  dal  fare  un 
commento sul cosa sarebbe stato carino la notte precedente.
- Lascia stare... Ma promettimi che la prossima volta o mi telefoni  
e ceniamo assieme, oppure mi permetti di rimorchiarti in un  locale 
- le offri' un sorriso malizioso.
- Ma Veleno urla Tafazzi! Noi no, siamo spiacenti - aggiunse GNAGNA 
al discorso, quasi per infilarci un piccolo cameo.
- Non ho mai urlato nulla del genere - fu la risposta di Veleno.
- Okay, promesso - fu la risposta di Nim.
La porta dell'acensore si apri' silenziosamente.
- Broo come sta? - chiese Veleno.
Nim si fece silenziosa.
- Scusa - la voce divenne calda, forse a causa dell'imbarazzo - Non 
volevo toccare un tasto... - Nim lo interruppe.
- E' in giro con la Marlene... Non so dove sia andato... - rispose.
- Allora! - Veleno aggiunse un battito di  mani, mentre  mutava  la 
sua espressione in uno sguardo gioioso ed  un  sorriso  soddisfatto 
- Dove vuoi fare colazione? - svicolo' abilmente dall'argomento.
I due si arrestarono ad un passo dall'ingresso  del palazzo, giusto
in tempo per evitare un fulmine che solco' l'aria ad altezza  uomo. 
I loro capelli per poco non si dreizzarono in testa.
- Tesoruccio! Vieni subito qui! - immediatamente dopo nello scorcio 
di marciapiede che  l'ingresso  offriva, sfreccio' Lamu', saettando 
ad un metro da terra. GNAGNA, data la sua  statura  ricevette  solo 
una lieve scompigliata alla pelliccia viola, mentre  si incamminava 
beatamente in strada.
Non ebbero nemmeno il tempo di fare un passo fuori  dal portone che 
una   frotta   di   gente   li   sommerse, in  corsa, al  grido  di 
"Moooooorooooooboooooshiiii!".
-  Sono  tutti  ben  svegli  stamattina...   -   constato'  Veleno, 
rassettando l'impermeabile e sistemandosi gli occhiali.
- Gia' - mormoro' scocciata Nim, constatando  che la pettinatura di
quella mattina era completamente rovinata.
- Pistaaaaaaaaaa! - una bambina si fermo' di fronte a  loro con una
sonora frenata, a scapito delle sue scarpe da ginnastica e, con  un 
bel salto, piazzo' una bella cacca rosa in mano ad entrambi.
- Ciao signori! - li saluto' garbatamente, inchinandosi e sfreccio'
via, inseguita da un piccolo cupido che gridava felice "Gupiiiii!".
Un paio di macchine in fondo alla strada  esplosero, dietro  ad una
grande sagoma  in  corsa. Poco  dopo  un  Varitech si incaglio' nel
palazzo che faceva angolo. Dopo  essersi  liberato, gratifico'  gli 
ignari passanti con  una scarica di mitragliatori. La figura balzo' 
di lato ed incomincio' a fargli le boccacce.
Nim  e  Veleno  rimasero  ad  osservare  quel  grande  Zentran  che 
scherniva il batroid.
- Tanto non mi prendi! Tanto non mi prendi! -.
Colpi di  mitragliera  esplosero a pochi metri dai due, che intanto 
si erano gettati a terra, per precauzione. GNAGNA invece  osservava 
il tutto con aria pacifica, nel bel mezzo del marciapiede.
- Britai! - grido' una voce resa  metallica dall'amplificazione del
caccia - Quella frittella era mia! Ridammela! -.
Lo Zentran rincomincio' a correre, seguito a ruota dal Varitech.
Quando tutto fu calmo, Veleno si  alzo' dandosi  sonore  pacche per
liberarsi dalla polvere e dai  calcinacci  che  avevano  sporcato i 
suoi vestiti.
- Tutto okay? - chiese all'amica. Nim annui' solennemente.
- Non si parlava di colazione? - disse poi.
- Se  riusciamo  ad  attraversare  la  strada  sani  e salvi, si' - 
preciso' la donna.
Fecero per attraversare la strada.
- Disastro! - chiamo' Veleno - Vieni a fare colazione -.
- Vieni tu! - rispose GNAGNA, avvicinandosi.
A meta' della carreggiata, una 500 blu per poco non li investiva.
Il guidatore arresto' la macchina poco  prima, facendola scodare ed
evitandoli. Una mano guantata si sporse dal finestrino, salutando.
Veleno ricambio' il gesto.
- Ehila'! Ciao EoS! - gli urlo' dietro.
- Il tuo lavoro invece come va? - chiese Nim.
Veleno stava  rovistando  nelle  tasche  dei  suoi  indumenti, alla 
ricerca di qualcosa. Dopo qualche tempo, estrasse un  pacchetto  di 
sigarette spiegazzato  e  da  questo  trasse  fuori  una  sigaretta 
dall'aspetto ancor piu' malandato.
- Mh? - si volse verso la  donna, con  l'intento  di  chiederle  se 
poteva ripetere la domanda, tutto racchiuso in quel monosilalbo.
- Come  ti  vanno  gli  affari? - ridomando'  lei, ma  vedendo  che 
l'altro  stava  ancora  rovistando  nelle  tasche  alla  ricerca di 
qualcosa, sbuffo'.
Un'accendino apparve poco dopo nelle sue mani.
- Mah - prese tempo, per  fare  la  prima  boccata - E' un  periodo 
fiacco e di affari non ne ho mai  fatti  molti. L'Agenzia e' appena 
nata, non credo che si possa ancora parlare di affari.... -.
Spinse  una  delle  porte del bar e poi si sposto' di lato per fare 
in modo che entrasse prima la donna.
- Da quando sei cosi' galante? - chiese Nim sfoggiando un sardonico
sorriso.
- Da  quando  ho compreso che la differenza tra un uomo e una donna 
non sta solo nella foggia dell'abbigliamento - rispose, dirigendosi  
ad uno dei tavoli liberi.
Per qualche tempo il discorso si interruppe, lasciando spazio ad un
intercalare di saluti tra i presenti.
- Ciao Lord - Veleno saluto' una  schiena conosciuta, appoggiata al
banco, accanto ad una ragazza vestita alla marinaretta.
- Ciao Veleno - rispose una voce.
- Ho salutato lui, non te, GNAGNA -.
- Ho un pacchetto di GNAMalloro... -.
- Ciao Veleno - questa volta fu Lord V a ricambiare il saluto.
- Ciao Lord V - ricambio' con la stessa verve GNAGNA.
- Te lo  porti  sempre  dietro? - borbotto' il  Lord, osservando in
cagnesco il batuffolone viola.
- Meglio cosi', almeno ce l'ho sempre sott'occhio. Se  lo lasciassi
in casa o mi ruba tutto l'arredamento o me lo  sfascia... - rispose
l'altro.
- Yuhuu! Ciao Vel - saluto' la donna accanto a Lord V.
- Ciao Sailor Pluto! -.
- Ciao  bionda...  Zitto tu  -  Veleno  redargui'  l'esserino, dopo 
averlo afferrato e fatto sedere su di un seggiolone.
- Buongiorno - li accolse una delle cameriere in tono gioviale, non
aveva piu' di venti anni - Cosa vi porto? -.
Veleno attese di aver ripiegato il suo impermeabile, dopo esserselo 
sfilato.
- Un posacenere, delle uova e del bacon e una fetta di crostata  di
lamponi. C'e' vero? - la ragazza  sorrise ed annui' mentre scriveva
freneticamente su di un blocchetto.
- Certo... Appena fatta. E per lei? - Nim fece la sua ordinazione.
- Il posacenere lo vuole al sangue, ben cotto, o come? - questa  fu 
la domanda seguente, che suscito' un'occchiata in tralice del duo.
- Ehi ehi, stavo solo scherzando... Arrivano subito... Caffe'? -.
- Due tazze, Tati... - rispose Nim.
La ragazza se ne ando' con fare aggraziato.
- Non  crescera'  mai  quella ragazza - mormoro' Veleno, falsamente
sconsolato.
- Non sapevo che ti piacessero le bambine - ribatte' Nim.
- Huh? -.
- Non dirmi che  non hai  tentato  di  uscirci  assieme - un indice
accusatore laccato di rosso fluttuava davanti al suo naso.
- Con lei non ancora... Con Kelly e Sheila ci sono gia' uscito - un
sorriso sornione si disegno' sul volto dell'uomo - Non  sapevo  che
avessi una lingua cosi' affilata, sergente -.
I due incominciarono a sondare l'ambiente, riconoscendo facce  note
e meno note...
- E' ancora una bambina - aggiunse Veleno qualche istante prima che
Tati metesse davanti ai due le loro ordinazioni.
Mangiarono in silenzio e con calma, fino  a  quando  le  porte  del
locale non si riaprirono per far entrare due individui dall'aspetto
quasi normale.
Veleno alzo' gli occhi dal piatto e li scandaglio' a fondo.
Il primo portava un giubbotto da pilota, con una grande toppa sulla
schiena in cui una N sopra una Z erano racchiuse in un circolo, con
accando degli strani segni: -><-. Portava i capelli molto lunghi  e
racchiusi sulla nuca in un codino, un paio  di occhiali  scuri, dei
jeans piuttosto vissuti ed un preoccupante rigonfiamento sul fianco
sinistro del  torace, sicuramente  un'arma da fuoco, nascosta sotto
la giacca.  L'altro era ancor piu' caratteristico, dato che le armi
le portava e non ne mascherava l'esistenza. 
Il suo impermeabile nero e lungo lasciava penzolare con fare ozioso
la canna di un fucile a pompa, probabilmente  con il calcio segato.
Quando le falde di questo si  aprivano un  po' di  piu', lasciavano
ammiccare le cromature di una pistola di grosso calibro.
Portava degli anfibi che arrivavano fino a  meta' stinco, sul  lato
esterno di ogniuno di essi spuntava il  manico di due  coltelli  da
lancio. Una fondina  della  medesima  foggia  spiccava  sul  fianco
destro, solo che l'impugnatura  era  di  dimensioni  ragguardevoli,
invidiabili rispetto ai due  precedenti. Chissa' quali  altre  armi
nascondeva quell'abbigliamento, si chiese Veleno, ben sapendolo...
L'unica cosa che era ostentatamente palese  era  il  grande  fucile
mitragliatore che si portava  appoggiato  sulla  spalla, reggendolo
con la destra.
Veleno si alzo' in piedi e si produsse in un acuto fischio.
- Da  questa  parte, voi  due! - grido'. I due  lo  riconobbero  ed
immediatamente quello con il mitragliatore, incomincio' a  sparare.
Veleno ebbe appena il tempo di gettarsi a terra. L'imbottitura  del
divanetto su cui qualche istante  prima  poggiava  la  sua  schiena
schizzo' in alto come il tappo di una bottiglia di spumante.
Cadendo diede anche una spinta al  seggiolone dove  GNAGNA  giocava
allegramente con la sua papera di  gomma pazza, facendolo scivolare
fin sotto uno sgabello del bancone.
- Crossbooones! - grido' mentre una  nevicata di gommapiuma  cadeva
su di lui.
- Eh? Che c'e'! - chiese  l'interessato, con  un  tono  che  era la
quintessenza dell'innocienza.
- Perche' diavolo mi hai  sparato addosso? - chiese l'altro, mentre
con rabbia stava rimettendosi  in piedi.
- Ma scusa! Tu fischi e mi dici: "Da  questa parte..." - fu la  sua
giustificazione - Cosa pretendi che faccia? -.
Veleno mastico' un'imprecazione e cambio' tavolo.
- Sai quanto ci costa tutto questo? - chiese  TheGIO a  Crossbones,
mentre armeggiava con una calcolatrice tascabile.
- Sempre pessimista tu - lo rimprovero' - Guardi  solo i lati  piu'
brutti delle cose... - si sedette al nuovo tavolo, accanto  a  Nim.
- L'unico  lato  positivo - mormoro'  Veleno, mentre avvicinava  il
seggiolone  al  tavolo, mettendoci  sopra  GNAGNA - E' che  io  sia 
ancora vivo -.
- Uff... Certo che con voi e' sempre un mortorio eh... -.
La cameriera ritorno' per prendere le  ordinazioni  dei  due  nuovi
arrivati. I suoi  occhi trovavano  spesso  dimora  sulla sagoma  di
Crossbones e sulle sue  armi, ma  piu' che  curiosita' nel  marrone
delle sue iridi c'era una ben motivata paura.
- Ehi, avete visto  come  mi  guardava  quella? - sussurro' CB  con
un sorriso smagliante.
- Gia'... Credo che ben  presto ci manderanno il conto in ufficio -
borbotto' TheGIO - E non  farti  strane  idee... Era  semplicemente
terrorizzata da te e dal tuo arsenale... -.
- Accidenti, non so perche' faccio  sempre quest'effetto alle donne
- mormoro'.
- Ogniuno ha il suo fascino - rispose Veleno.
Mangiarono in silenzio e dopo una  discussione che  verteva  piu' o
meno volutamente su qualcosa di futile, decisero  che era giunto il
momento di uscire dal locale.
Nim si accomiato' da loro appena fuori il bar, essendosi  ricordata
di una faccenda che doveva assolutamente sbrigare in  mattinata  ed
il  losco  terzetto  si diresse  verso  cio' che  si  ostinavano  a
chiamare ufficio, ma che dell'ufficio aveva ben poco.
Dietro di loro  trotterellava  felice  il buffo esserino  peloso  e
viola che portava l'altrettanto buffo  nome di  GNAGNA. Ogni  tanto
si rivolgeva ai passanti regalando loro  perle di saggezza fatte da
frasi sconnesse e spesso senza senso.     
Una palazzina ingrigita dagli anni, nella  sua  statuaria  posa  li
attendeva, muta come era  sempre  stata, se  non  per il  lamentoso
cigolio dei cardini mal tenuti di alcune sue porte.
Sul lato destro dello stipite dell'ingresso  campeggiava una  targa
d'ottone di scarsa fattura che con caratteri  corsivi  avvertiva  i
passanti che in quello stabile c'era un qualcosa  che  si  chiamava
"Agenzia RockFlood", forse uno studio musicale, o  l'ufficio di  un
agente, magari  manager  di  qualche  cantante  famoso. Per  fugare
tutte queste ipotesi sbagliate, sotto  questa riga, piu' in piccolo
in caratteri piu' leggibili, la targa  recava il genere di  agenzia
che questa RockFlood era, un'agenzia investigativa.
Una bussola con una porta girevole all'ingresso scivolo' silenziosa
facendo spazio ai tre che nuo alla volta afferravano la barra della
porta e la facevano scorrere. Quando  fu  la  volta  di  Crossbones
questa si incaglio', protestando con un romore stridente, di  ferro
contro ferro. La porta si blocco' all'istante e chi seguiva CB  era 
oramai troppo vicino per fermarsi. GNAGNA si spalmo' sul vetro  che
lo divideva da Crossbones, al quale regalo' quella che lui  credeva
un'imprecazione. O almeno, cio' che il tono identificava come tale, 
dato che la frase era una cosa del tipo "Quel  tuo  solito elefante 
rosa!!!".
- Maledizione - CB impreco' e si  volto' indietro. Poi  con  debita
calma fece dietrofront, si levo' il  mitragliatore  dalla spalla  e
ritento' con esito positivo, uscendo  dall'altra  parte, di  fronte
agli altri due che lo attendevano con aria spazientita.
La porta continuava a girare intanto.
- Bisognera' allargarla  prima o poi  quella  porta... -  mugugno',
indicando  con la  canna  del  mitragliatore  l'ingresso, la  porta
girevole non si era ancora fermata.
- Dillo all'amministratore... Ogni volta che si parla di  soldi, se
ne esce con la  storia  della sua  favolosa  camicia  tatuata, quel
tanghero - ribatte' TheGIO. La porta intanto continuava  a  girare,
frusciando lievemente. Veleno si guardo' attorno.
- Dov'e' il coso vio... - si diresse a grandi passi verso  la porta
e ne blocco' la rotazione infilandoci il piede destro.
- Esci - rafforzo' l'ordine con  un braccio  teso  e  l'indice  che
puntava all'interno dell'ingresso - Ti pare questo  il  momento  di
giocare? - lo rimprovero'.
- King sta dormendo e Obelisco pare imbarazzato. Candida neve  alta 
un  BUON Week End. Il tuo epitalamo  nel cielo  e sud e ovest, sud, 
nord e BOOM - l'essere cadde a terra a pancia all'aria.
- Ti  ha fatto sempre male continuare a correre  li' dentro - disse
Veleno, prendendoselo sotto  braccio - Poi ti viene  la nausea e ti
gira la testa... -.
- Corri GNAGNA laggiu', corri  da Keiichi, ti osserva interessato e 
ti sembra che e' asciutto - rispose  con voce impastata, mentre gli 
occhi socchiusi  rivelavano  il  suo  disagio, sotto  forma  di una 
spirale nera che girava vorticosa su sfondo giallo canarino.
- Ehi, fuma roba buona il piccolo - disse TheGIO.
- Che ne vuoi sapere tu, che ancora  un po' sei  astemio - ribatte'
Veleno, ridacchiando.
- Ragazzi, facciamo tardi... - Crossbones  era  gia' a  meta' della 
prima rampa di scale.
- Tardi? E per cosa? C'e' forse una festa? -.
- Che fretta c'e'? - chiese Veleno - Manco  fossimo a  cottimo... -
incomincio' a salire lentamente la scala, reggendo sempre un GNAGNA
incosciente sotto il  braccio, intendiamoci, non  che  prima  fosse 
stato  molto  piu' cosciente, aveva  volonta' propria, ma  cio' che 
diceva continuava a rimanere senza senso, che lui fosse  passato  o 
meno da quella porta girevole.
- E poi scusa, chi e' a capo di sta agenzia? - chiese TheGIO a CB.
- Hmm... Noi... - rispose quello.
- E  allora? Nessuno ci  fara' lavate  di  testa  se  arriviamo  in 
ritardo, o no? -.
- A dire la verita' se  e' qualcosa di  importante io  la lavata di 
testa te la faccio - rispose Veleno - E comunque, se  proprio vuoi, 
potremmo metterci d'accordo, ogni tanto, a turno, uno di noi  fa la 
paternale agli altri - non aveva voglia  di utilizzare  il  termine 
"lavata di testa" dopo la doccia di quella mattina.
- A che scopo scusa? - TheGIO volle spiegazioni.
- E che ne so! - sbotto' Veleno - Prima vi lamentate che nessuno ci
fa lavate di... ehem, ca**iatoni... Poi io propongo una soluzione e
non vi va bene! - recrimino' - Guarda  con  chi mi  tocca lavorare, 
dico io! Non siete altro che una coppia di incontentabili - sbotto'
continuando a salire le scale. TheGIO liquido' la  reazione del suo
socio con una scrollata di spalle  immaginando che  alla radice del
suo pessimo umore  ci fosse quel fagottino  peloso viola che teneva
sotto il braccio.
Al secondo piano li attendeva un corridoio spoglio, i muri  che  in
passato erano dipinti di un candico bianco, ora  avevano un aspetto
piu' incartapecorito ed ingiallito. Il tempo passava per ogni cosa.
Delle fredde luci al neon illuminavano  quella  realta', rendendola
ancor  piu' spoglia  di  quello  che  poteva  sembrare. Un  leggero
tremolio accompagnava i passi dei tre, le cui ombre danzavano  come
spettri indiavolati, a causa del malfunzionamento di  alcune  delle
lampade.
GNAGNA si guardo' attorno, protestando per la poca luce...
- Donne e Casa di Tulipani Sono qui !!!!! - esclamo', estraendo una
piccola torcia elettrica. Veleno sbuffo' e con un gesto rabbioso si
prese gli occhiali da sole verdi che il batuffolo indossava.
- Con questi occhiali di certo non otterrai molti risultati! -.
Il volto di GNAGNA si illumino'.
- Vedo qualcosa  di Burro! Vedo Prodi! Vedo  e  ti  ho  incontrato,
poppea! - poi si rivolse a chi gli aveva strappato gli occhiali  di
dosso. Se li riprese, con un balzo per arrivare sopra la cintola di
Veleno, poi  gli offri' uno sguardo torvo, infilandoseli nuovamente
e riaccendendo la torcia elettrica.
- Vedo e sud e ti osserva interessato sembra che il  tuo  epitalamo
nel cielo e off! - mormoro' con fare rabbioso.
- Bah - fu il solo commento dell'uomo, che prosegui' nel corrodoio.
La torcia del peloso animale ben presto si spense. Lui ci batte' un
paio di volte con espressione contrariata, poi la getto' dietro  di
se'.
- Ouch! - strillo' TheGIO massaggiandosi la fronte - Ehi - esclamo'
- Dannato pelosone, stai piu' attento quando butti via le  cose! -.
Il coso non lo stava ascoltando... Stava rovistandosi addosso.
Estrasse una torcia, gia' accesa e la tenne alta di fronte  a se'.
- Ho vinto vinto vinto vinto  qualchecosa? - chiese  trotterellando
attorno a Veleno. Questo  rovisto' nelle tasche dei suoi  pantaloni
e poi diede all'essere una caramella.
- Ah! E lo  premi  pure! Lui mi  tira torce  in  testa e tu gli dai
anche il contentino!? - borbotto' il malcapitato.
- SPLASH! Non  e' asciutto  dimmi  che  il  tuo  argomento - fu  la
risposta che gli diede GNAGNA. - Ok! Ci rinuncio - commento' TheGIO
Si fermarono di fronte ad una delle tante porte di quel  corridoio,
l'unica che, forse per un orgoglio mai esistito, sembrava in  buono
stato, di  un  noce  opaco, che  paragonato  al  decadente universo
che la contornava poteva apparire come un bagliore accecante.
Il pomolo della porta, di uno splendente ottone, rivelava che forse
quella era la porta piu' utilizata della palazzina. Un riquadro  di
luce piu' intensa di  quella in  cui erano immersi, era sprigionata
dal vetro smerigliato su cui veniva riportata a caratteri neri come
la notte, la dicitura della targa affissa all'esterno dell'ingresso
di quel complesso: "Agenzia Investigativa RockFlood".
Veleno afferro' il pomolo  e fece  per  girarlo, ma  immediatamente
dopo averlo toccato, ritiro' la mano con un'esclamazione di dolore.
Era rovente. I tre abbassarono lo sguardo. GNAGNA stava  beatamente
davanti a Veleno, attendendo che la porta fosse aperta, reggendo la
torcia saldamente. La fiamma arancione di questa lambiva il  pomolo
della porta.
Forse sentendosi osservato, lo gnacoide di volto' verso i tre.
- Dai!  Terminiamo! - si  lamento', indicando  la  porta - Porta  e
warnato. - si volto' nuovamente verso la porta, la indico', poi  si
volse verso Veleno, puntandogli addosso l'indice - Fare nulla? - il
batuffolone era indispettito ed impaziente. Riindico' la porta  con
insistenza.
- Non riesci! E GNAGNA ti osserva interessato! - urlo'.
- Leva quella maledetta torcia! - fu la risposta, urlata di Veleno.
- Rimetta... A... Posto... La... Candela... - mormoro' Gio.
GNAGNA si fermo' di botto... Osservo' la mano con  cui  reggeva  la
torcia, poi la torcia, il pomolo e ancora la torcia.
- Sembra che capisca qualcosa di informarti che capisca qualcosa di
speciale. A terra dalle scale e ovest. Non palazzo Agenzia! - disse
con fare avvilito, spense la torcia e torno' a guardare la porta.
Intanto CB si era sfilato dal collo  il fazzoletto che portava e lo
stava avvolgendo attorno alla sua mano destra.
Finalmente aprirono la porta dell'ufficio, e vi entrarono decisi.
Una ragazza dalla nera chioma che le contornava il viso li osservo'
entrare offrendo loro un radioso sorriso, era la  loro  segretaria.
Era in perfetta  sintonia  con l'ambiente, il  suo  guardaroba  era 
composto da vestiti fuori moda, i  capelli  erano  acconciati  alla
vecchia maniera, semplicemente trattenuti da  un  nastro. Sul  naso
teneva un paio di occhiali decisamente appariscienti  in tartaruga,
il suo corpo era spoglio di  monili, testimone  di  una  situazione
amorosa non felice.  Quel dettaglio lo si poteva cogliere con molta
semplicita', bastava  notare  il  come  la  donna  accoglieva  ogni
esponente di sesso  opposto che fosse presentabile  o  che  potesse
risvegliare la sua libido; cosa piuttosto facile  d'altra  parte, a 
fronte del fatto che questa era tanto spiccata quanto repressa.
Non e' difficile immaginare come questo fenomeno accadesse  e  cosa
causasse: occhi sognanti, sorriso smagliante, sguardo appiccicoso e
inattirabile da qualcos'altro che non fosse la figura della persona
in questione, a cui dedicava una commovente ma  altrettanto mielosa
devozione totale.  Poteva risultare estremamente fastidioso ma, per
fortuna, non  accadeva molto  spesso, dato  che la vita sociale che
aveva non faceva certo invidia a molti.
- Al lavoro! - annuncio' Crossbones. Con uno scatto di  polso  fece
scivolare una cartuccia nel  fucile  a  pompa  che reggeva  con  la 
sinistra.
- E quello da dove esce? - chiese Veleno, sgranando tanto d'occhi.
- Lo sai che il suo impermeabile e' peggio del  gonnellino  di  Eta 
Beta, dai... - TheGIO liquido' la questione con  noncuranza, mentre
prendeva la posta da una scatola con scritto su' il  suo  nome. Con
un sorriso smagliante si infilo' nel suo ufficio.
Veleno fece altrettanto, imitato da CB.
- C'e' qualcosa di  interessante  capo? - chiese la  segretaria con 
enfatica curiosita' in direzione di Crossbones.
- Si' - borbotto' contrariato - Credo che la mia nuova fornitura di
munizioni arrivera' in ritardo, i maledetti  hanno  subito  ritardi 
nelle consegne della settimana - Veleno intanto  osservava  la  sua
senza fiatare.
- Non ci credo... - disse fopo aver infilato la pila di buste sotto 
il braccio - COn tutti i soldi che gli  dai  dovrebbero  conferirti 
un fattorino personale - poi ebbe un sussulto - A nome di  chi  hai 
fatto quegli ordini? -  intanto la solita  vocina, la stramaledetta
vocina che da quando "Magnum PI" conobbe la sua genesi perseguitava
ogni genere di investigatore, sussurro' parole allarmistiche.
- A nome  dell'agenzia, chiaramente - lo  schiocco  della  mano che 
crollo' sul volto di Veleno, simbolo di un'estrema disperazione, si 
sparse per tutto il luogo.
- Ci manderai su di una strada cosi' - borbotto'.
Crossbones assunse un'aria estremamente innociente.
- Ma lo sai che sono un perenne indifeso io... -.
Barcollando l'altro di diresse verso il suo ufficio.
- Capo, una cosa! - lo richiamo' la segretaria.
Veleno giro' il pomolo della porta dell'ufficio  ed una  valanga di 
carte lo sommerse.
Da sotto il mucchio di cellulosa sorgevano imprecazioni e neologismi 
dalla matrice esageratamente scurrile.
- ... Volevo dirle che oggi era passata l'impresa delle  pulizie  e 
avevano rimesso in ordine il suo ufficio... -.
- Il mio ufficio non aveva nessuna necessita' di essere riordinato! 
- sbraito', emergendo dalla valanga di fogli che lo aveva sommerso.
Si libero' e poi afferro' l'attaccapanni in fondo al corridoio, nel
lato  opposto  dell'ingresso. Lo  impugno' saldamente, a  guisa  di 
forcone, con lo  scopo di sistemare  tutte le carte fuoriuscite dal
suo ufficio.
- Anf... - usci' una ventina di minuti piu' tardi, con  un  fiatone
piuttosto pronunciato - Appuntamenti per stamattina? -
- Pare di no - rispose la segretaria.
- Pace - sussurro' all'aria un po' viziata del corridoio.
Una sventagliata di mitragliatore lo manco' di misura.
- Dannati insetti! IO ODIO GLI INSETTI! - il grido giunse poco dopo
dall'ufficio di  CB. Veleno  incomincio' a  rovistare  nell'armadio 
vicino alla segretaria.
- Dagli uno di questi quando s'e' calmato - mormoro', nel tentativo 
di mantenere la calma. Le fece cadere in grembo una  bomboletta  di
insetticida.
- Non funziona capo, l'ultima volta che ci ho provato le ha offerto
un'occhiata dubbiosa e dopo qualche tempo, dicendo averla esaminata 
accuratemente me la  ha riportata  sul  tavolo, affermando che  non 
funzionava -. Veleno provo' a premere l'erogatore e con  un  sibilo 
una nuvola di insetticida si sparse nell'ingresso.
- A me pare funzioni benissimo - constato'.
- Gia', ma lui  mica  ci ha  provato in  quel  modo... Lui  cercava
la spoletta... - la donna  torno' ad occuparsi dello  schedario  ed
anche uno dei suoi datori di lavoro decise, con un sospiro sofferto
e rassegnato, che era tempo di andare a lavorare. Sarebbe stata una
mattina tranquilla...

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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
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