Agenzia Rockflood [Part 1 of 5]
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Agenzia RockFlood
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Prologo
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Il silenzio e l'oscurita' furono profanati da un acuto rantolo
elettronico per qualche manciata di secondi, poi una mano si
abbatte' come una folgore sulla radiosveglia, zittendola. La stessa
mano tento' di voltarla verso il lato del letto da cui emergeva una
capigliatura arruffata. Per qualche istante dei bagliori verdi
illuminarono una smorfia stanca, dagli occhi a fessura, i cui denti
luccicavano al buio, umidi di saliva. Un mormorio stanco ed
annoiato si spense quasi subito per far posto ad un'imprecazione
quando, con un tonfo sordo, la radiosveglia cadde sulla moquette
della camera da letto.
- Sveglia pigroni! - gracchio' l'apparecchio - Sono le sette di una
fredda giornata di febbraio - l'uomo sbuffo', ogni giorno quella
cantilena svegliava tutta la citta', con un unica pecca: era sempre
la stessa - Ed e' il Giorno della Marmotta! In piedi turisti e
campeggiatori, oggi e' una giornata molto fredda -.
- Molto fredda - gli fece eco un'altra voce alla radio - Stanotte
ha nevicato. Norman... - le parole insulse e inutili continuarono a
fluire dal mefitico apparecchio.
Le coperte frusciarono, mentre da un lato del letto emergevano
lentamente due piedi, seguiti dai polpacci, dalle ginocchia e da un
avambraccio...
Dopo aver messo a posto la radiosveglia, l'uomo rimiro'
l'avambraccio che emergeva tra una gamba e l'altra. Incomincio' a
seguirlo lentamente per chiedersi poi che cosa ci facesse una
parrucca bionda sull'altro guanciale del suo letto. Scosto' la
parrucca, con un movimento piuttosto burbero, e si riscopri' a
reggere tra le dita la nuca di qualcuno.
Massaggiandosi le tempie tento' di ricordarsi cosa poteva essere
successo la sera precedente. I suoi occhi si spalancarono cosi'
tanto che parvero sul punto di cadere a terra e di rotolare verso
la porta, al pari di palle da ping-pong, mentre la destra correva
come un lampo a cercare l'inguine dell'ospite sconosciu...
Sconosciu...ta, concluse quando trovo' cio' che cercava, avvolto
nella seta. Il guizzo che questo movimento provoco' fu ancora piu'
rapido della causa. Senti' un "Oh" tra lo stupito, lo scandalizzato
e l'inaspettato, per poi sentire ancor piu' distintamente il
bruciore di uno schiaffo sulla guancia che porgeva all'ospite del
suo letto matrimoniale.
Si alzo' dalla posizione in cui era atterrato, lo schiaffo lo aveva
fatto ruzzolare giu' dal letto, o meglio, a qualche metro dal
letto.
- Ahi - disse massaggiandosi la schiena, sollevata un po' dalla
moquette. La mano riemerse reggendo saldamente un cavatappi.
- Ecco dove era finito! - esclamo' - Erano tre settimane che lo
cercavo -.
Un fischio prolungato lo avverti' che aveva messo un piede in
fallo.
- Dovro' dire a quell'animale di tenere a posto i suoi dannati
giocattoli - borbotto', prendendo in mano una papera di gomma
- GNAGNA! - grido', suscitando disappunto dall'altro occupante
della sua camera da letto e dalle sue stesse orecchie. Una sfera
sfaccettata di 30 centimetri circa apparve nel riquadro della
porta. La sagoma stava facendo strani gesti, o si stava pettinando
o stava sfregandosi i grandi occhioni con le manine, concluse
l'uomo.
- Ho ritrovato la tua papera di gomma pazza - bofonchio', gettando
l'oggetto in direzione del coso, che al sentirlo rimbalzare
emettendo un suono caratteristico, lo afferro' quasi
immediatamente, gratificando quel piccolo universo appena svegliato
o ancora in dormiveglia con un sonoro e roboante "GNA!".
- Papera di gomma pazza! - esclamo' - Non sei asciutto! Assaporare
una spanna d'acqua - concluse. L'uomo alzo' le tapparelle che
impedivano ad un caldo e morbido sole di entrare nella stanza.
- Non c'e' del caffe' da queste parti? - chiese il legittimo
possessore della chioma bionda.
- Sergente Nim, dei Ranger del Texas... - mormoro' l'uomo sedendosi
sulla sponda opposta del letto e rimestando con il dito in un
pacchetto di sigarette per cavarne l'ultima. Lo accarcoccio' e lo
lascio' li', accanto alla radiosveglia.
- A cosa devo l'onore di averti nel mio letto? - aggiunse.
- L'onore lo devi a quel tuo amico viola e peloso - rispose la
donna - Mi sono cadute le chiavi di casa, ieri notte, lui era sul
pianerottolo e me le ha prese... -.
- Gia', quel coso ha il brutto vizio di prendere tutto cio' che non
sia inchiodato a terra - disse l'uomo, dopo essersi acceso la
sigaretta.
- Quando gli ho chiesto di ridarmela, mi ha ridato una chiave, ma
non era la mia... - spiego' ulteriormente.
- Ecco dove diavolo era finita la mia maledetta copia - borbotto'.
- L'ho fatto entrare, ho fatto bene? - chiese.
- Si', certamente. Escluso il fatto che un giorno o l'altro mi
infilera' in mano il mio ultimo detonatore termico che ho
dimenticato in giro per casa, o ancor peggio, il sandwich che mi
ero preparato tre giorni fa e non ho piu' trov... - alzo' il piede
sinistro, osservando delle bianche molliche di pane, attaccate alla
palma del piede.
- Dicevi? -.
- Nulla - rispose atono, era meglio cambiare argomento, altrimenti
se si proseguiva di questo passo, avrebbe risolto il caso della sua
terrina di carbonara scomparsa - Caffe', no? Dovrebbe essrercene
ancora da qualche parte, o sopra il frigorifero o nel frigorifero.
Se lo trovi, fallo anche per me - concluse, infilandosi nel bagno
dell'appartamento.
- Cristo! - esclamo' - Esci immediatamente dal lavandino, palla di
pelo! - fu la frase successiva.
- Esci dalle scale, in alto nel cielo e sud - rispose GNAGNA - La
fontana e' spenta - aggiunse poi - Non vedi Super Tubo - disse
infine, per dare vigore a tutto il resto.
Nim si diresse in cucina per preparare il suo agognato caffe',
mentre dal bagno ogni tanto uscivano urlacci e frasi senza senso
dei due, unitamente allo scrosiare di una doccia.
- Ridammi il bagnoschiuma! - sbotto' l'uomo.
- Ridammi qualcosa di I don't - rispose l'essere.
- Non ho qualcosa di I don't ma tu hai il mio bagnoschiuma!
Ridammelo -.
- Ho capito! -.
- Fortuna... Cosa??? Ecco dov'era finita l'ultima scatola di
proiettili che ho comprato... Ma volevo il mio bagnoschiuma -.
- Cosa??? Non sei asciutto... -
- Come faccio ad essere asciutto sotto la doccia... Passami lo
shampoo e mi raccomando, ho detto passamelo, non prendilo e
basta -.
La donna sospiro' sollevata, quando riusci' a trovare un involto
che si poteva scambiare per una confezione di caffe' pressato, con
il debito intuito. Lo annuso' per essere piu' sicura... Sapeva di
caffe'...
- ARGH! Ma era il detersivo per la lavatrice! -.
- Era spenta -.
- Questo non ti dava certo l'autorizzazione a darmi il
detersivo! -.
- Questo e' asciutto -.
- Il mio shampoo! Lascialo immediatamente! Quello dovevi darmi -.
- Darmi un GROSSO cartello -.
- Si'... Sulla testa -.
Nella cucina il forte odore del caffe' si era ormai sparso.
- Ehi, voi due - chiamo' la donna - Il caffe' e' pronto! -
aggiunse.
Dopo qualche minuto nel riquadro della porta della cucina apparve
l'uomo sbarbato, lavato e pettinato a dovere. Indossava un lungo
impermeabile scuro, da cui uscivano i bordi di una giacca marrone,
sopra una camicia color cachi ed una cravatta nera. GNAGNA intanto
stava rovistando nella sua peluria, ammonticchiando i risultati
della sua cerca vicino allo stipite della cucina.
- Sei carino cosi' - ammise Nim - Certo che pero' ti manca qualcosa
- con un'espressione pensosa, mordicchiandosi la punta dell'indice
destro, lo squadro' - Direi che un paio di pantaloni scuri ci
starebbero bene -.
L'uomo soffoco' un'imprecazione... Era certo di essersi dimenticato
di qualcosa. Poco dopo si ripresento' sulla soglia indossando anche
un paio di pantaloni marrone scuro.
Senti' uno scricchiolio sotto il piede e si accorse di aver
calpestato un paio di piccoli occhiali scuri. L'essere mormoro'
qualcosa per poi rovistarsi ancora addosso, estraendo un altro paio
di occhialoni da sole, con la montatura di uno sgargiante verde
fluo.
- GNA! - disse in segno di approvazione.
- Hmmm... Non credo di avere nulla da mangiare - annuncio' l'uomo,
versandosi una tazza di caffe' bollente.
- Nulla dall'aspetto commestibile in quel frigo - convenne Nim.
La donna stava spostandosi verso l'acquaio, per lavare la sua
tazza, quando senti' picchiettare sul suo stinco.
- Non vedi un GROSSO carico di informarti! - disse GNAGNA
indispettito, indicando palesemente che la donna stava impedendogli
di versirsi, con il suo piede posato su di un lembo di un piccolo
impermeabile nero.
- Posso sempre offrirti qualcosa al bar... - suggeri' l'uomo.
- Accetto - furono le uniche parole di Nim.
Subito dopo si infilo' in camera da letto per vestirsi. Quando ne
usci', avvolta nella divisa dei Texas Ranger, l'uomo era gia' alla
porta. Il batuffolone viola era, invece, ancora intento a litigare
con la manica destra del suo impermeabilino, ma dopo un paio di
tentativi e qualche frasaccia ci riusci'. Dopo essersi infilato gli
occhialoni verdi fluo, con aria gongolante si prese il tempo di una
specchiata nell'antina di vetro del rack che conteneva lo stereo
nel piccolo salotto.
- Sbrigati palletta, altrimenti ti chiudo dentro! -.
- Chiudo ad informarti... - rispose correndo verso la porta.
- Poverino - disse Nim, dandogli una carezza - E' cosi' carino -.
- Impagliato su di una mensola magari... - concluse per lei l'uomo,
per poi premere il pulsante di chiamata dell'ascensore del palazzo.
- Ehem... - Nim tento' di attirare la sua attenzione e ci riusci' -
Io vorrei chiederti scusa per stanotte -.
- E di che? Era da tanto che non dormivo con una bella donna -
rispose lui, minimizzando la cosa.
- Non e' stato carino pero'... - l'uomo si astenne dal fare un
commento sul cosa sarebbe stato carino la notte precedente.
- Lascia stare... Ma promettimi che la prossima volta o mi telefoni
e ceniamo assieme, oppure mi permetti di rimorchiarti in un locale
- le offri' un sorriso malizioso.
- Ma Veleno urla Tafazzi! Noi no, siamo spiacenti - aggiunse GNAGNA
al discorso, quasi per infilarci un piccolo cameo.
- Non ho mai urlato nulla del genere - fu la risposta di Veleno.
- Okay, promesso - fu la risposta di Nim.
La porta dell'acensore si apri' silenziosamente.
- Broo come sta? - chiese Veleno.
Nim si fece silenziosa.
- Scusa - la voce divenne calda, forse a causa dell'imbarazzo - Non
volevo toccare un tasto... - Nim lo interruppe.
- E' in giro con la Marlene... Non so dove sia andato... - rispose.
- Allora! - Veleno aggiunse un battito di mani, mentre mutava la
sua espressione in uno sguardo gioioso ed un sorriso soddisfatto
- Dove vuoi fare colazione? - svicolo' abilmente dall'argomento.
I due si arrestarono ad un passo dall'ingresso del palazzo, giusto
in tempo per evitare un fulmine che solco' l'aria ad altezza uomo.
I loro capelli per poco non si dreizzarono in testa.
- Tesoruccio! Vieni subito qui! - immediatamente dopo nello scorcio
di marciapiede che l'ingresso offriva, sfreccio' Lamu', saettando
ad un metro da terra. GNAGNA, data la sua statura ricevette solo
una lieve scompigliata alla pelliccia viola, mentre si incamminava
beatamente in strada.
Non ebbero nemmeno il tempo di fare un passo fuori dal portone che
una frotta di gente li sommerse, in corsa, al grido di
"Moooooorooooooboooooshiiii!".
- Sono tutti ben svegli stamattina... - constato' Veleno,
rassettando l'impermeabile e sistemandosi gli occhiali.
- Gia' - mormoro' scocciata Nim, constatando che la pettinatura di
quella mattina era completamente rovinata.
- Pistaaaaaaaaaa! - una bambina si fermo' di fronte a loro con una
sonora frenata, a scapito delle sue scarpe da ginnastica e, con un
bel salto, piazzo' una bella cacca rosa in mano ad entrambi.
- Ciao signori! - li saluto' garbatamente, inchinandosi e sfreccio'
via, inseguita da un piccolo cupido che gridava felice "Gupiiiii!".
Un paio di macchine in fondo alla strada esplosero, dietro ad una
grande sagoma in corsa. Poco dopo un Varitech si incaglio' nel
palazzo che faceva angolo. Dopo essersi liberato, gratifico' gli
ignari passanti con una scarica di mitragliatori. La figura balzo'
di lato ed incomincio' a fargli le boccacce.
Nim e Veleno rimasero ad osservare quel grande Zentran che
scherniva il batroid.
- Tanto non mi prendi! Tanto non mi prendi! -.
Colpi di mitragliera esplosero a pochi metri dai due, che intanto
si erano gettati a terra, per precauzione. GNAGNA invece osservava
il tutto con aria pacifica, nel bel mezzo del marciapiede.
- Britai! - grido' una voce resa metallica dall'amplificazione del
caccia - Quella frittella era mia! Ridammela! -.
Lo Zentran rincomincio' a correre, seguito a ruota dal Varitech.
Quando tutto fu calmo, Veleno si alzo' dandosi sonore pacche per
liberarsi dalla polvere e dai calcinacci che avevano sporcato i
suoi vestiti.
- Tutto okay? - chiese all'amica. Nim annui' solennemente.
- Non si parlava di colazione? - disse poi.
- Se riusciamo ad attraversare la strada sani e salvi, si' -
preciso' la donna.
Fecero per attraversare la strada.
- Disastro! - chiamo' Veleno - Vieni a fare colazione -.
- Vieni tu! - rispose GNAGNA, avvicinandosi.
A meta' della carreggiata, una 500 blu per poco non li investiva.
Il guidatore arresto' la macchina poco prima, facendola scodare ed
evitandoli. Una mano guantata si sporse dal finestrino, salutando.
Veleno ricambio' il gesto.
- Ehila'! Ciao EoS! - gli urlo' dietro.
- Il tuo lavoro invece come va? - chiese Nim.
Veleno stava rovistando nelle tasche dei suoi indumenti, alla
ricerca di qualcosa. Dopo qualche tempo, estrasse un pacchetto di
sigarette spiegazzato e da questo trasse fuori una sigaretta
dall'aspetto ancor piu' malandato.
- Mh? - si volse verso la donna, con l'intento di chiederle se
poteva ripetere la domanda, tutto racchiuso in quel monosilalbo.
- Come ti vanno gli affari? - ridomando' lei, ma vedendo che
l'altro stava ancora rovistando nelle tasche alla ricerca di
qualcosa, sbuffo'.
Un'accendino apparve poco dopo nelle sue mani.
- Mah - prese tempo, per fare la prima boccata - E' un periodo
fiacco e di affari non ne ho mai fatti molti. L'Agenzia e' appena
nata, non credo che si possa ancora parlare di affari.... -.
Spinse una delle porte del bar e poi si sposto' di lato per fare
in modo che entrasse prima la donna.
- Da quando sei cosi' galante? - chiese Nim sfoggiando un sardonico
sorriso.
- Da quando ho compreso che la differenza tra un uomo e una donna
non sta solo nella foggia dell'abbigliamento - rispose, dirigendosi
ad uno dei tavoli liberi.
Per qualche tempo il discorso si interruppe, lasciando spazio ad un
intercalare di saluti tra i presenti.
- Ciao Lord - Veleno saluto' una schiena conosciuta, appoggiata al
banco, accanto ad una ragazza vestita alla marinaretta.
- Ciao Veleno - rispose una voce.
- Ho salutato lui, non te, GNAGNA -.
- Ho un pacchetto di GNAMalloro... -.
- Ciao Veleno - questa volta fu Lord V a ricambiare il saluto.
- Ciao Lord V - ricambio' con la stessa verve GNAGNA.
- Te lo porti sempre dietro? - borbotto' il Lord, osservando in
cagnesco il batuffolone viola.
- Meglio cosi', almeno ce l'ho sempre sott'occhio. Se lo lasciassi
in casa o mi ruba tutto l'arredamento o me lo sfascia... - rispose
l'altro.
- Yuhuu! Ciao Vel - saluto' la donna accanto a Lord V.
- Ciao Sailor Pluto! -.
- Ciao bionda... Zitto tu - Veleno redargui' l'esserino, dopo
averlo afferrato e fatto sedere su di un seggiolone.
- Buongiorno - li accolse una delle cameriere in tono gioviale, non
aveva piu' di venti anni - Cosa vi porto? -.
Veleno attese di aver ripiegato il suo impermeabile, dopo esserselo
sfilato.
- Un posacenere, delle uova e del bacon e una fetta di crostata di
lamponi. C'e' vero? - la ragazza sorrise ed annui' mentre scriveva
freneticamente su di un blocchetto.
- Certo... Appena fatta. E per lei? - Nim fece la sua ordinazione.
- Il posacenere lo vuole al sangue, ben cotto, o come? - questa fu
la domanda seguente, che suscito' un'occchiata in tralice del duo.
- Ehi ehi, stavo solo scherzando... Arrivano subito... Caffe'? -.
- Due tazze, Tati... - rispose Nim.
La ragazza se ne ando' con fare aggraziato.
- Non crescera' mai quella ragazza - mormoro' Veleno, falsamente
sconsolato.
- Non sapevo che ti piacessero le bambine - ribatte' Nim.
- Huh? -.
- Non dirmi che non hai tentato di uscirci assieme - un indice
accusatore laccato di rosso fluttuava davanti al suo naso.
- Con lei non ancora... Con Kelly e Sheila ci sono gia' uscito - un
sorriso sornione si disegno' sul volto dell'uomo - Non sapevo che
avessi una lingua cosi' affilata, sergente -.
I due incominciarono a sondare l'ambiente, riconoscendo facce note
e meno note...
- E' ancora una bambina - aggiunse Veleno qualche istante prima che
Tati metesse davanti ai due le loro ordinazioni.
Mangiarono in silenzio e con calma, fino a quando le porte del
locale non si riaprirono per far entrare due individui dall'aspetto
quasi normale.
Veleno alzo' gli occhi dal piatto e li scandaglio' a fondo.
Il primo portava un giubbotto da pilota, con una grande toppa sulla
schiena in cui una N sopra una Z erano racchiuse in un circolo, con
accando degli strani segni: -><-. Portava i capelli molto lunghi e
racchiusi sulla nuca in un codino, un paio di occhiali scuri, dei
jeans piuttosto vissuti ed un preoccupante rigonfiamento sul fianco
sinistro del torace, sicuramente un'arma da fuoco, nascosta sotto
la giacca. L'altro era ancor piu' caratteristico, dato che le armi
le portava e non ne mascherava l'esistenza.
Il suo impermeabile nero e lungo lasciava penzolare con fare ozioso
la canna di un fucile a pompa, probabilmente con il calcio segato.
Quando le falde di questo si aprivano un po' di piu', lasciavano
ammiccare le cromature di una pistola di grosso calibro.
Portava degli anfibi che arrivavano fino a meta' stinco, sul lato
esterno di ogniuno di essi spuntava il manico di due coltelli da
lancio. Una fondina della medesima foggia spiccava sul fianco
destro, solo che l'impugnatura era di dimensioni ragguardevoli,
invidiabili rispetto ai due precedenti. Chissa' quali altre armi
nascondeva quell'abbigliamento, si chiese Veleno, ben sapendolo...
L'unica cosa che era ostentatamente palese era il grande fucile
mitragliatore che si portava appoggiato sulla spalla, reggendolo
con la destra.
Veleno si alzo' in piedi e si produsse in un acuto fischio.
- Da questa parte, voi due! - grido'. I due lo riconobbero ed
immediatamente quello con il mitragliatore, incomincio' a sparare.
Veleno ebbe appena il tempo di gettarsi a terra. L'imbottitura del
divanetto su cui qualche istante prima poggiava la sua schiena
schizzo' in alto come il tappo di una bottiglia di spumante.
Cadendo diede anche una spinta al seggiolone dove GNAGNA giocava
allegramente con la sua papera di gomma pazza, facendolo scivolare
fin sotto uno sgabello del bancone.
- Crossbooones! - grido' mentre una nevicata di gommapiuma cadeva
su di lui.
- Eh? Che c'e'! - chiese l'interessato, con un tono che era la
quintessenza dell'innocienza.
- Perche' diavolo mi hai sparato addosso? - chiese l'altro, mentre
con rabbia stava rimettendosi in piedi.
- Ma scusa! Tu fischi e mi dici: "Da questa parte..." - fu la sua
giustificazione - Cosa pretendi che faccia? -.
Veleno mastico' un'imprecazione e cambio' tavolo.
- Sai quanto ci costa tutto questo? - chiese TheGIO a Crossbones,
mentre armeggiava con una calcolatrice tascabile.
- Sempre pessimista tu - lo rimprovero' - Guardi solo i lati piu'
brutti delle cose... - si sedette al nuovo tavolo, accanto a Nim.
- L'unico lato positivo - mormoro' Veleno, mentre avvicinava il
seggiolone al tavolo, mettendoci sopra GNAGNA - E' che io sia
ancora vivo -.
- Uff... Certo che con voi e' sempre un mortorio eh... -.
La cameriera ritorno' per prendere le ordinazioni dei due nuovi
arrivati. I suoi occhi trovavano spesso dimora sulla sagoma di
Crossbones e sulle sue armi, ma piu' che curiosita' nel marrone
delle sue iridi c'era una ben motivata paura.
- Ehi, avete visto come mi guardava quella? - sussurro' CB con
un sorriso smagliante.
- Gia'... Credo che ben presto ci manderanno il conto in ufficio -
borbotto' TheGIO - E non farti strane idee... Era semplicemente
terrorizzata da te e dal tuo arsenale... -.
- Accidenti, non so perche' faccio sempre quest'effetto alle donne
- mormoro'.
- Ogniuno ha il suo fascino - rispose Veleno.
Mangiarono in silenzio e dopo una discussione che verteva piu' o
meno volutamente su qualcosa di futile, decisero che era giunto il
momento di uscire dal locale.
Nim si accomiato' da loro appena fuori il bar, essendosi ricordata
di una faccenda che doveva assolutamente sbrigare in mattinata ed
il losco terzetto si diresse verso cio' che si ostinavano a
chiamare ufficio, ma che dell'ufficio aveva ben poco.
Dietro di loro trotterellava felice il buffo esserino peloso e
viola che portava l'altrettanto buffo nome di GNAGNA. Ogni tanto
si rivolgeva ai passanti regalando loro perle di saggezza fatte da
frasi sconnesse e spesso senza senso.
Una palazzina ingrigita dagli anni, nella sua statuaria posa li
attendeva, muta come era sempre stata, se non per il lamentoso
cigolio dei cardini mal tenuti di alcune sue porte.
Sul lato destro dello stipite dell'ingresso campeggiava una targa
d'ottone di scarsa fattura che con caratteri corsivi avvertiva i
passanti che in quello stabile c'era un qualcosa che si chiamava
"Agenzia RockFlood", forse uno studio musicale, o l'ufficio di un
agente, magari manager di qualche cantante famoso. Per fugare
tutte queste ipotesi sbagliate, sotto questa riga, piu' in piccolo
in caratteri piu' leggibili, la targa recava il genere di agenzia
che questa RockFlood era, un'agenzia investigativa.
Una bussola con una porta girevole all'ingresso scivolo' silenziosa
facendo spazio ai tre che nuo alla volta afferravano la barra della
porta e la facevano scorrere. Quando fu la volta di Crossbones
questa si incaglio', protestando con un romore stridente, di ferro
contro ferro. La porta si blocco' all'istante e chi seguiva CB era
oramai troppo vicino per fermarsi. GNAGNA si spalmo' sul vetro che
lo divideva da Crossbones, al quale regalo' quella che lui credeva
un'imprecazione. O almeno, cio' che il tono identificava come tale,
dato che la frase era una cosa del tipo "Quel tuo solito elefante
rosa!!!".
- Maledizione - CB impreco' e si volto' indietro. Poi con debita
calma fece dietrofront, si levo' il mitragliatore dalla spalla e
ritento' con esito positivo, uscendo dall'altra parte, di fronte
agli altri due che lo attendevano con aria spazientita.
La porta continuava a girare intanto.
- Bisognera' allargarla prima o poi quella porta... - mugugno',
indicando con la canna del mitragliatore l'ingresso, la porta
girevole non si era ancora fermata.
- Dillo all'amministratore... Ogni volta che si parla di soldi, se
ne esce con la storia della sua favolosa camicia tatuata, quel
tanghero - ribatte' TheGIO. La porta intanto continuava a girare,
frusciando lievemente. Veleno si guardo' attorno.
- Dov'e' il coso vio... - si diresse a grandi passi verso la porta
e ne blocco' la rotazione infilandoci il piede destro.
- Esci - rafforzo' l'ordine con un braccio teso e l'indice che
puntava all'interno dell'ingresso - Ti pare questo il momento di
giocare? - lo rimprovero'.
- King sta dormendo e Obelisco pare imbarazzato. Candida neve alta
un BUON Week End. Il tuo epitalamo nel cielo e sud e ovest, sud,
nord e BOOM - l'essere cadde a terra a pancia all'aria.
- Ti ha fatto sempre male continuare a correre li' dentro - disse
Veleno, prendendoselo sotto braccio - Poi ti viene la nausea e ti
gira la testa... -.
- Corri GNAGNA laggiu', corri da Keiichi, ti osserva interessato e
ti sembra che e' asciutto - rispose con voce impastata, mentre gli
occhi socchiusi rivelavano il suo disagio, sotto forma di una
spirale nera che girava vorticosa su sfondo giallo canarino.
- Ehi, fuma roba buona il piccolo - disse TheGIO.
- Che ne vuoi sapere tu, che ancora un po' sei astemio - ribatte'
Veleno, ridacchiando.
- Ragazzi, facciamo tardi... - Crossbones era gia' a meta' della
prima rampa di scale.
- Tardi? E per cosa? C'e' forse una festa? -.
- Che fretta c'e'? - chiese Veleno - Manco fossimo a cottimo... -
incomincio' a salire lentamente la scala, reggendo sempre un GNAGNA
incosciente sotto il braccio, intendiamoci, non che prima fosse
stato molto piu' cosciente, aveva volonta' propria, ma cio' che
diceva continuava a rimanere senza senso, che lui fosse passato o
meno da quella porta girevole.
- E poi scusa, chi e' a capo di sta agenzia? - chiese TheGIO a CB.
- Hmm... Noi... - rispose quello.
- E allora? Nessuno ci fara' lavate di testa se arriviamo in
ritardo, o no? -.
- A dire la verita' se e' qualcosa di importante io la lavata di
testa te la faccio - rispose Veleno - E comunque, se proprio vuoi,
potremmo metterci d'accordo, ogni tanto, a turno, uno di noi fa la
paternale agli altri - non aveva voglia di utilizzare il termine
"lavata di testa" dopo la doccia di quella mattina.
- A che scopo scusa? - TheGIO volle spiegazioni.
- E che ne so! - sbotto' Veleno - Prima vi lamentate che nessuno ci
fa lavate di... ehem, ca**iatoni... Poi io propongo una soluzione e
non vi va bene! - recrimino' - Guarda con chi mi tocca lavorare,
dico io! Non siete altro che una coppia di incontentabili - sbotto'
continuando a salire le scale. TheGIO liquido' la reazione del suo
socio con una scrollata di spalle immaginando che alla radice del
suo pessimo umore ci fosse quel fagottino peloso viola che teneva
sotto il braccio.
Al secondo piano li attendeva un corridoio spoglio, i muri che in
passato erano dipinti di un candico bianco, ora avevano un aspetto
piu' incartapecorito ed ingiallito. Il tempo passava per ogni cosa.
Delle fredde luci al neon illuminavano quella realta', rendendola
ancor piu' spoglia di quello che poteva sembrare. Un leggero
tremolio accompagnava i passi dei tre, le cui ombre danzavano come
spettri indiavolati, a causa del malfunzionamento di alcune delle
lampade.
GNAGNA si guardo' attorno, protestando per la poca luce...
- Donne e Casa di Tulipani Sono qui !!!!! - esclamo', estraendo una
piccola torcia elettrica. Veleno sbuffo' e con un gesto rabbioso si
prese gli occhiali da sole verdi che il batuffolo indossava.
- Con questi occhiali di certo non otterrai molti risultati! -.
Il volto di GNAGNA si illumino'.
- Vedo qualcosa di Burro! Vedo Prodi! Vedo e ti ho incontrato,
poppea! - poi si rivolse a chi gli aveva strappato gli occhiali di
dosso. Se li riprese, con un balzo per arrivare sopra la cintola di
Veleno, poi gli offri' uno sguardo torvo, infilandoseli nuovamente
e riaccendendo la torcia elettrica.
- Vedo e sud e ti osserva interessato sembra che il tuo epitalamo
nel cielo e off! - mormoro' con fare rabbioso.
- Bah - fu il solo commento dell'uomo, che prosegui' nel corrodoio.
La torcia del peloso animale ben presto si spense. Lui ci batte' un
paio di volte con espressione contrariata, poi la getto' dietro di
se'.
- Ouch! - strillo' TheGIO massaggiandosi la fronte - Ehi - esclamo'
- Dannato pelosone, stai piu' attento quando butti via le cose! -.
Il coso non lo stava ascoltando... Stava rovistandosi addosso.
Estrasse una torcia, gia' accesa e la tenne alta di fronte a se'.
- Ho vinto vinto vinto vinto qualchecosa? - chiese trotterellando
attorno a Veleno. Questo rovisto' nelle tasche dei suoi pantaloni
e poi diede all'essere una caramella.
- Ah! E lo premi pure! Lui mi tira torce in testa e tu gli dai
anche il contentino!? - borbotto' il malcapitato.
- SPLASH! Non e' asciutto dimmi che il tuo argomento - fu la
risposta che gli diede GNAGNA. - Ok! Ci rinuncio - commento' TheGIO
Si fermarono di fronte ad una delle tante porte di quel corridoio,
l'unica che, forse per un orgoglio mai esistito, sembrava in buono
stato, di un noce opaco, che paragonato al decadente universo
che la contornava poteva apparire come un bagliore accecante.
Il pomolo della porta, di uno splendente ottone, rivelava che forse
quella era la porta piu' utilizata della palazzina. Un riquadro di
luce piu' intensa di quella in cui erano immersi, era sprigionata
dal vetro smerigliato su cui veniva riportata a caratteri neri come
la notte, la dicitura della targa affissa all'esterno dell'ingresso
di quel complesso: "Agenzia Investigativa RockFlood".
Veleno afferro' il pomolo e fece per girarlo, ma immediatamente
dopo averlo toccato, ritiro' la mano con un'esclamazione di dolore.
Era rovente. I tre abbassarono lo sguardo. GNAGNA stava beatamente
davanti a Veleno, attendendo che la porta fosse aperta, reggendo la
torcia saldamente. La fiamma arancione di questa lambiva il pomolo
della porta.
Forse sentendosi osservato, lo gnacoide di volto' verso i tre.
- Dai! Terminiamo! - si lamento', indicando la porta - Porta e
warnato. - si volto' nuovamente verso la porta, la indico', poi si
volse verso Veleno, puntandogli addosso l'indice - Fare nulla? - il
batuffolone era indispettito ed impaziente. Riindico' la porta con
insistenza.
- Non riesci! E GNAGNA ti osserva interessato! - urlo'.
- Leva quella maledetta torcia! - fu la risposta, urlata di Veleno.
- Rimetta... A... Posto... La... Candela... - mormoro' Gio.
GNAGNA si fermo' di botto... Osservo' la mano con cui reggeva la
torcia, poi la torcia, il pomolo e ancora la torcia.
- Sembra che capisca qualcosa di informarti che capisca qualcosa di
speciale. A terra dalle scale e ovest. Non palazzo Agenzia! - disse
con fare avvilito, spense la torcia e torno' a guardare la porta.
Intanto CB si era sfilato dal collo il fazzoletto che portava e lo
stava avvolgendo attorno alla sua mano destra.
Finalmente aprirono la porta dell'ufficio, e vi entrarono decisi.
Una ragazza dalla nera chioma che le contornava il viso li osservo'
entrare offrendo loro un radioso sorriso, era la loro segretaria.
Era in perfetta sintonia con l'ambiente, il suo guardaroba era
composto da vestiti fuori moda, i capelli erano acconciati alla
vecchia maniera, semplicemente trattenuti da un nastro. Sul naso
teneva un paio di occhiali decisamente appariscienti in tartaruga,
il suo corpo era spoglio di monili, testimone di una situazione
amorosa non felice. Quel dettaglio lo si poteva cogliere con molta
semplicita', bastava notare il come la donna accoglieva ogni
esponente di sesso opposto che fosse presentabile o che potesse
risvegliare la sua libido; cosa piuttosto facile d'altra parte, a
fronte del fatto che questa era tanto spiccata quanto repressa.
Non e' difficile immaginare come questo fenomeno accadesse e cosa
causasse: occhi sognanti, sorriso smagliante, sguardo appiccicoso e
inattirabile da qualcos'altro che non fosse la figura della persona
in questione, a cui dedicava una commovente ma altrettanto mielosa
devozione totale. Poteva risultare estremamente fastidioso ma, per
fortuna, non accadeva molto spesso, dato che la vita sociale che
aveva non faceva certo invidia a molti.
- Al lavoro! - annuncio' Crossbones. Con uno scatto di polso fece
scivolare una cartuccia nel fucile a pompa che reggeva con la
sinistra.
- E quello da dove esce? - chiese Veleno, sgranando tanto d'occhi.
- Lo sai che il suo impermeabile e' peggio del gonnellino di Eta
Beta, dai... - TheGIO liquido' la questione con noncuranza, mentre
prendeva la posta da una scatola con scritto su' il suo nome. Con
un sorriso smagliante si infilo' nel suo ufficio.
Veleno fece altrettanto, imitato da CB.
- C'e' qualcosa di interessante capo? - chiese la segretaria con
enfatica curiosita' in direzione di Crossbones.
- Si' - borbotto' contrariato - Credo che la mia nuova fornitura di
munizioni arrivera' in ritardo, i maledetti hanno subito ritardi
nelle consegne della settimana - Veleno intanto osservava la sua
senza fiatare.
- Non ci credo... - disse fopo aver infilato la pila di buste sotto
il braccio - COn tutti i soldi che gli dai dovrebbero conferirti
un fattorino personale - poi ebbe un sussulto - A nome di chi hai
fatto quegli ordini? - intanto la solita vocina, la stramaledetta
vocina che da quando "Magnum PI" conobbe la sua genesi perseguitava
ogni genere di investigatore, sussurro' parole allarmistiche.
- A nome dell'agenzia, chiaramente - lo schiocco della mano che
crollo' sul volto di Veleno, simbolo di un'estrema disperazione, si
sparse per tutto il luogo.
- Ci manderai su di una strada cosi' - borbotto'.
Crossbones assunse un'aria estremamente innociente.
- Ma lo sai che sono un perenne indifeso io... -.
Barcollando l'altro di diresse verso il suo ufficio.
- Capo, una cosa! - lo richiamo' la segretaria.
Veleno giro' il pomolo della porta dell'ufficio ed una valanga di
carte lo sommerse.
Da sotto il mucchio di cellulosa sorgevano imprecazioni e neologismi
dalla matrice esageratamente scurrile.
- ... Volevo dirle che oggi era passata l'impresa delle pulizie e
avevano rimesso in ordine il suo ufficio... -.
- Il mio ufficio non aveva nessuna necessita' di essere riordinato!
- sbraito', emergendo dalla valanga di fogli che lo aveva sommerso.
Si libero' e poi afferro' l'attaccapanni in fondo al corridoio, nel
lato opposto dell'ingresso. Lo impugno' saldamente, a guisa di
forcone, con lo scopo di sistemare tutte le carte fuoriuscite dal
suo ufficio.
- Anf... - usci' una ventina di minuti piu' tardi, con un fiatone
piuttosto pronunciato - Appuntamenti per stamattina? -
- Pare di no - rispose la segretaria.
- Pace - sussurro' all'aria un po' viziata del corridoio.
Una sventagliata di mitragliatore lo manco' di misura.
- Dannati insetti! IO ODIO GLI INSETTI! - il grido giunse poco dopo
dall'ufficio di CB. Veleno incomincio' a rovistare nell'armadio
vicino alla segretaria.
- Dagli uno di questi quando s'e' calmato - mormoro', nel tentativo
di mantenere la calma. Le fece cadere in grembo una bomboletta di
insetticida.
- Non funziona capo, l'ultima volta che ci ho provato le ha offerto
un'occhiata dubbiosa e dopo qualche tempo, dicendo averla esaminata
accuratemente me la ha riportata sul tavolo, affermando che non
funzionava -. Veleno provo' a premere l'erogatore e con un sibilo
una nuvola di insetticida si sparse nell'ingresso.
- A me pare funzioni benissimo - constato'.
- Gia', ma lui mica ci ha provato in quel modo... Lui cercava
la spoletta... - la donna torno' ad occuparsi dello schedario ed
anche uno dei suoi datori di lavoro decise, con un sospiro sofferto
e rassegnato, che era tempo di andare a lavorare. Sarebbe stata una
mattina tranquilla...
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* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
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