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Agenzia Rockflood
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Prologo (Part 2 of 5)
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*Tata-taa Tatta-ra-tataaa*
- Buongiorno, cari telespettatori di Canale IAC 2, oggi e' proprio
una bella giornata anche se mi sono scheggiata un'unghia...-
- Mmmm...? -, biascico' qualcosa, ma la bocca era ancora impastata
a causa di tutte le bottiglie di tequila che si era scolato la sera
precedente...
- Mmmavaff... - *click*.
Urd, la giovane e affascinante chiaroveggente che leggeva i
tarocchi in diretta, scomparve dallo schermo del televisore.
Guardo' l'orologio, fu sollevato dal fatto che era ancora presto.
Si passo' distrattamente una mano tra i capelli e, sprofondando un
po' di piu' nella vecchia poltrona in pelle di nonno Palmiro, si
mise a fissare il soffitto. Aveva ancora le gambe distese e
appoggiate sul panchetto accanto al televisore e, quando provo' a
smuoverle da quella posizione, senti' una leggera fitta provenire
dai muscoli indolenziti. Si tiro' su, restando seduto sulla
poltrona lasciando il suo sguardo libero di vagare, si rese conto
che la stanza era piu' simile a una fogna che ad un soggiorno.
Nelle case dei veri duri le stanze (a partire dal soggiorno) sono
sempre delle fogne. Il pavimento era ricoperto da cartacce
ingiallite di vecchi quotidiani e una certa quantita' di bottiglie
di tequila erano sparpagliate su di esse. In mezzo a tutta quella
mondezza, faceva capolino anche qualche lattina di birra ammaccata.
"Prima o poi dovro' mettere in ordine", penso' soffocando un
piccolo sbadiglio. Ormai erano almeno quindici giorni che si
svegliava al mattino ancora sbracato sulla poltrona davanti alla tv
accesa, e tutte e quindici le volte aveva pensato la stessa cosa.
Da quando Rosita se n'era andata, la casa versava in quelle
condizioni disastrose, dato che lei si era sempre occupata delle
pulizie, ma non se ne dispiaceva piu' di tanto. D'altronde
rimettere un po' a posto era solo una piccola scocciatura in
confronto alle tremende martellate che avevano movimentato la loro
vita di coppia. Tanti piccoli momenti di felicita' (soprattutto per
lei, dato che il martellone era suo).
- Eppure mi manca... - mormoro', nella speranza che quel tenue filo
di voce potesse giungere lontano lontano, fino alle orecchie della
giovane e spaurita biondina.
REGISTA: ...non si potrebbe fare uno split-screen con Rosita
pensierosa da una parte e il povero innamorato dall'altra?
SCENEGGIATORE: Ehm... Rosita aveva da fare con Ryo Saeba...
REGISTA: ...e allora, mi scusi: spaurita una sega!
Si alzo' dalla poltrona, sollevando un nuvolotto di polvere, che
venne immediatamente affettato dai raggi di sole che filtravano
attraverso le veneziane. Si stiracchio' un pochino e si accorse di
essere ridotto a una vera chiavica. I suoi vestiti, che facevano
schifo pure quando erano nuovi, erano tutti sgualciti, e l'anonima
cravatta grigia che indossava, sembrava un sacchetto di patatine
accartocciato.
- Sono impresentabile - aggiunse, poi inizio' a domandarsi come mai
gli mancasse la scarpa sinistra... Si guardo' intorno, e trovo'
subito la risposta nel buco che faceva bella mostra di se' in mezzo
al vetro della finestra. Si ricordo' che la scarpa era volata di
sotto la sera prima, quando era rientrato a casa, in preda a una
crisi depressiva (i veri duri hanno almeno una crisi depressiva al
mese). Il giorno prima era stato uno dei peggiori della sua vita.
<FADE FLASHBACK EFFECT>
*sock*
*pow*
*thudd*
REGISTA: ...mmm no qui, siamo gia' a quando prende gli sganassoni,
vai un po' piu' indietro... ecco, adesso va bene...
- Basta, mi sono rotto! - grido' in faccia al direttore della Sesta
Sezione Investigativa di Controllo...
- Mi sono rotto di stare in questo posto di merda! -, aggiunse,
alzando ancora di piu' il volume della voce e caricando le parole
anche con gesti inconsulti delle mani e delle braccia.
Il direttore se ne stava beatamente seduto dietro la sua scrivania
piena di cianfrusaglie a scrutare quell'esagitato pivellino che se
la cantava come se avesse avuto almeno dieci anni di servizio sul
groppone.
Non si lasciava sfuggire neanche il piu' piccolo particolare. Ogni
tanto dava un tiro a un enorme sigaro cubano, che faceva una puzza
tremenda, ma talmente tremenda che dentro a quell'ufficio non c'era
neanche un moscerino. Tutti i moscerini del quartiere sapevano che
quell'ufficio era una specie di camera della morte, e quindi se ne
stavano ben bene alla larga. Solo Kode, conosciuto anche come
"Kamikaze", aveva avuto l'ardire di esplorare quella stanza
maledetta, con tanto di passaggio a volo radente sul posacenere, e
ne era uscito ancora vivo. Solo che poi era diventato amico
dell'Ape Maga', e si sa, l'Ape Maga' porta una sfiga tremenda, e
Kode era morto spiaccicato sul parabrezza di una 500 impazzita.
REGISTA: Ma cos'e' 'sta roba?
SCENEGGIATORE: Ma si faccia gli affari suoi... *grin*
Il direttore non fece neanche una smorfia, era troppo impegnato a
fumare il suo sigaro assassino. Apri' un cassetto della scrivania,
tiro' fuori un paio di moduli e li consegno' al giovane.
- Agente Rebel Yell, se questa e' la sua scelta... Da oggi e'
esonerato dal servizio. Vada a restituire il materiale in
magazzino, si riprenda la sua roba e sparisca prima che mi incazzi
sul serio -, borbotto', il tono della sua voce era cosi' tagliente
che la cravatta di Rebel Yell si disintegro' in uno sciame di
coriandoli e stelle filanti.
Non se lo fece ripetere due volte.
Il giovane corse alla sua scrivania e rovescio' il contenuto dei
due cassetti dentro a uno scatolone. Finalmente aveva trovato il
coraggio di andarsene da quell'ufficio lurido e puzzolente (il
personale della Sesta Sezione era famoso per la corale avversita'
nei confronti della pulizia personale).
Era finito li' subito dopo aver terminato il Corso in Accademia.
Anche suo padre era stato un poliziotto, cosi' come lo era stato
anche il padre di suo padre. Quest'ultimo, cioe' il nonno, tanto
per capirci, era stato ucciso da una banda di rapinatori e suo
figlio, cioe' il papa' di Rebel, aveva seguito le orme del padre,
cioe' del nonno di Rebel, per poter vendicare il brutale assassinio.
REGISTA: Ma non ci si capisce una mazza: nonno, padre, figlio...?!?
SCENEGGIATORE: Non avevamo i soldi per un FLASHBACK ricorsivo...
*grin*
Fatto sta, insomma, che alla fine pure il papa' di Rebel, poraccio,
venne ucciso dalla solita banda di rapinatori incalliti. Il caso (o
la sfiga) volle che Rebel stesse giocando col Gameboy li' nei
dintorni...
REGISTA: Come col Gameboy? Dove?
SCENEGGIATORE: ...li' vicino, cioe', vicino al luogo in cui avvenne
la sparatoria...
REGISTA: E che ci stava a fare li'?
SCENEGGIATORE: Ecchenneso' io... ci serviva la scena drammatica del
padre morente e sanguinante che spira tra le braccia del
figlioletto!
REGISTA: Mah... me pare 'na minchiata!
Il piccolo Rebel, cioe' Rebellino, sentiti gli spari, mise in pausa
il Tetris e corse immediatamente in direzione del luogo da cui
provenivano (era un vero duro sin da bambino). Li' trovo' il padre,
ormai ridotto a un colabrodo, mentre si trascinava in terra
lasciando dietro di se' una lunga striscia di sangue.
- Papa' papa'! -, chiamo'.
- Rebel, figlio mio... -, mormoro', tendendo una mano intrisa di
liquido rosso in direzione del bambino.
- Papa'! Cosa ti *sniff* hanno fatto! *sigh* -, riusci' a chiedere
tra un singhiozzo e l'altro Rebellino, poi si inginocchio' accanto
al padre, che con un ultimo sforzo cinse il figlio in un abbraccio.
- Tesoro mio... *cough* Papa' sta per andare in cielo... *coff* Ma
prima che io muoia, *cough* Voglio che tu sappia quanto ti voglio
bene e *cough* Dillo anche alla mamma *coff*... ahhh -.
- PAPAAAAA! -
<FLYING CYCLING CAM EFFECT>
REGISTA: *sniff* che scena triste *sob*...
SCENEGGIATORE: ...bella eh? Poi tutto quel sangue ci stava proprio
bene!
Per vendicare la morte del padre, Rebel era entrato in Accademia...
Solo che la raccomandazione dopo il corso non funziono', e cosi' il
giovane fini' a scaldare una sedia in quel tugurio che era la Sesta
Sezione Investigativa di Controllo.
REGISTA: Si vabbe', pero' 'sto FLASHBACK me pare un po' eccessivo...
SCENEGGIATORE: ...non si preoccupi, altre due inquadrature e poi e'
finito...
Restitui' tutto il materiale, tranne Camilla, la sua fidata 38
special con cui aveva persino avuto una breve relazione (un vero
duro ha sempre una breve relazione con la sua fidata pistola).
Furono due energumeni dell'Ufficio Disciplinare, inviati dal
direttore della Sesta Sezione, a raggiungerlo prima che fosse
troppo tardi. Quelle due montagne umane non andarono troppo per il
sottile... E, in tutta sincerita' neanche Rebel.
Al terzo "fanculo" volarono i primi cazzottoni... Alla fine ci fu
una rissa gigantesca che coinvolse anche un parcheggiatore abusivo
dalle vaghe sembianze batraciche, due autostoppisti gemelli vestiti
alla marinaretta e tutti i componenti del Club di Motociclismo del
Politecnico Nekomi.
I due mastodontici esseri ebbero la meglio su tutti quanti e
riuscirono a recuperare con successo Camilla... Mentre il povero
Rebel rimase a terra ridotto a un mucchietto di fratture multiple e
scomposte.
Fu in quel frangente che uno strano gattino armato di bastone, gli
salvo' la vita regalandogli un fagiolo.
</FADE FLASHBACK EFFECT>
"Se non ci fosse stato quel gattino...", penso', mentre si toglieva
di dosso i vestiti malconci, poi decise che era il caso di lavare
pure quelli e li butto' dentro la doccia. Apri' l'acqua (solo
quella fredda, perche' i veri duri si fanno la doccia solo con
l'acqua fredda) e si infilo' sotto al getto ristoratore. In quel
momento squillo' il telefono (quale momento migliore per far
squillare un telefono?), ma Rebel decise di non andare a
rispondere: se si fosse trattato di qualcosa di importante
avrebbero sicuramente richiamato (i veri duri la pensano sempre
cosi').
<SPLIT-SCREEN EFFECT>
LEFT SIDE: Rebel tutto nudo sotto la doccia che fischietta
disinteressato.
RIGHT SIDE: Rosita con il telefono in mano.
LEFT SIDE: Rebel che si sciacqua le ascelle con la spugna.
RIGHT SIDE: Rosita che mette giu' violentemente la cornetta
*sgrunt*.
</SPLIT SCREEN EFFECT>
Dopo un paio di ore sotto l'acqua ghiacciata, finalmente si decise
a uscire, anche perche' un certo Hyooga il Cigno, si era tuffato
con una rosa in bocca nella doccia allagata alla ricerca della
mamma, e in due proprio non ci si stava.
Rebel usci' dalla doccia, prese l'accapatoio verdino (che gli aveva
confezionato Rosita con le proprie mani), strinse la sottile
cintola di spugna e imbocco' in camera da letto... Qui venne
colpito dalla fitta al cuore che si faceva sentire ogni volta che
entrava in quella stanza da quindici giorni a questa parte. Li',
ogni particolare, dal talamo tondeggiante, al lampadario in stile
francese del '700, era stato scelto da Rosita, e ora come non mai,
Rebel ne accusava la mancanza...
<QUICK FLASHBACK MODE>
Rebel e Rosita che si baciano appassionatamente nel letto avvolti
da un lenzuolo di seta rosa.
Rebel e Rosita avvinghiati che passano focose notti d'amore
rotolandosi dal talamo tondeggiante al pavimento.
Rebel che porta la colazione a letto a Rosita e lei lo abbraccia
felice.
Rebel che arriva a letto e Rosita gli dice di togliersi i calzini.
Rosita con una robaccia verde costellata di melanzane sulla faccia
e Rebel che vomita la cena in un angolino.
Rebel che tenta il "salto dell'angelo" dall'armadio per finire tra
le grazie di Rosita.
Rosita in numerose pose sexy e Rebel con lo sguardo allupato e un
filo di bava.
Rebel che legge il giornale mentre Rosita e' in calore accanto a
lui.
Rosita che si spoglia.
Rebel che la rifiuta (deve leggere il giornale).
Rosita che colpisce Rebel con un martellone gigantesco.
</QUICK FLASHBACK MODE>
Si asciugo' una lacrima e, sospirando, inizio' a infilarsi i
calzini (i veri duri iniziano a vestirsi sempre dai calzini). Quel
giorno aveva un appuntamento importante, era alla ricerca di un
nuovo lavoro, e quindi decise di mettersi in ghingheri. Indosso' un
bel vestito grigio chiaro, ci mise una bella cravatta blu a righine
gialle e condi' il tutto con una camicia bianca e un paio di
mocassini neri.
REGISTA: Mmm... cosi' conciato pare un assicuratore...
SCENEGGIATORE: ...Faccia silenzio, per cortesia! E' il classico
vestito del pivellino... *grin*
"Cosi' si vestono i veri duri" penso', osservando il suo nuovo
abbigliamento. Aveva letto un annuncio sul giornale, in cui una
certa Agenzia Rockflood, operante nel settore delle investigazioni
private, cercava un giovane aiutante da avviare alla carriera di
P.I. (Private Investigator). Per Rebel non era un problema di
soldi, di quelli ne aveva ancora molti (avuti in eredita' dalla
bisnonna), gli serviva solo un modo per occupare il tempo libero ed
era persino disposto a pagare pur di farsi assumere.
- Per prima cosa, andro' a fare colazione all'ABCB, poi passero'
dalle Gun Smith Cats ad acquistare una nuova pistola...- decise.
Si dette un'ultima sistemata al nodo della cravatta davanti allo
specchio dell'ingresso (accompagnando il gesto con uno sguardo da
vero duro), prese il mazzo di chiavi e usci' di casa.
Non si accorse, pero' di Takazu, uno scarafaggetto che in quel
momento stava passando davanti alla porta di casa per andare a fare
la spesa...
*skrieoik* e l'Ape Maga' pianse per un'altra settimana di fila.
L'agente, o meglio, l'ex-agente, Rebel Yell scese rapidamente a
piedi i quattro piani di scale del vecchio palazzo in cui abitava,
e, attraversando l'androne al piano terra, con una semplice smorfia
saluto' il custode dello stabile (il quale non se ne accorse
nemmeno, ma nel destino dei veri duri c'e' sempre qualche
incomprensione), apri' il massiccio portone in legno e usci' in
strada.
Esito' un attimo, rimanendo immobile sul marciapiede, mentre i
raggi di sole riscaldarono tiepidamente la pelle del suo viso.
Quella mattina, la strada in cui si trovava il suo appartamento
era trafficata come al solito, negozi e uffici ormai erano gia'
tutti aperti.
- Devo sbrigarmi - penso' - devo fare ancora un paio di giri e
rischio di fare tardi all'appuntamento - si sistemo' meccanicamente
il nodo della cravatta, serrando la mascella per accompagnare
il gesto (tipico dei veri duri). Frugando nella tasca interna
della giacca, ne tiro' fuori un paio di occhiali dalle lenti blu
scuro e, inforcandoli, si avvio' verso il garage.
REGISTA: Mmm... Bella questa inquadratura, soprattutto l'effetto
rolling steady cam mentre Rebel scende le scale del
palazzo.
SCENEGGIATORE: Ehm... Veramente e' stato un caso... *sweat*
L'operatore e' scivolato su una buccia di banana
precipitando da una rampa all'altra...
REGISTA: Ach... Lo sapevo che non dovevo fidarmi di quell'
assistente con la coda pelosa...
Visto che aveva un po' di fretta, preferi' prendere il suo
scassatissimo SH 50 bianco invece della fiammante Porsche Speedster
cabrio nera del '69 (un vero duro che si rispetti, ha sempre una
macchina sportiva d'epoca, rigorosamente nera, e un inaffidabile
mezzo a due ruote modificato).
REGISTA: Evvabbe' "mezzo a due ruote", pero' quell'SH fa veramente
schifo!
PRODUTTORE: Ehm... non avevamo abbastanza soldi per acquistare una
Harley!
REGISTA: Mi scusi, ma allora potevate risparmiare sul Porsche
prendendo una macchina un po' piu' economica!
PRODUTTORE: Gia', ma Veleno ha detto che se il pivellino non aveva
una Porche cabrio nera del '69, avrebbe rinunciato a
continuare la Fanfic...
REGISTA: Aaaaah... allora...
Rebel schizzo' in strada come una scheggia impazzita seminando il
panico tra i veicoli che procedevano in senso opposto. Dopo aver
superato un paio di incroci passando col rosso, per poco non venne
investito in pieno da una Mini di colore giallo sporco
(praticamente verde) uscita su due ruote da una strada a senso
unico. Rebel era troppo impegnato nella manovra evasiva per
accorgersi del paio di gambe che svolazzavano a mo' di bandiera dal
finestrino della mini.
- Pazzi! -, disse fra se' e se', mentre una cascata di scintille,
provocata dal contatto tra il cavalletto del motorino e l'asfalto,
accompagnava una piega a sinistra degna del miglior Kevin Schwantz.
Supero' un ragazzino in sella a una enorme motocicletta e, passando
col rosso all'ennesimo incrocio, fece sbandare un camion carico di
patate causando una catena di tamponamenti e due chilometri di
coda.
Dopo aver attraversato il mercato facendo lo slalom tra le
bancarelle, giunse finalmente in Orange Road e, con un'inchiodata
che brucio' due centimetri di copertone, si fermo' davanti alle
colorate vetrine del bar ABCB. Dall'altra parte della strada, un
vigile urbano stava annotando su un blocchetto per contravvenzioni
la targa di un gigantesco blindato parcheggiato in divieto di sosta
e con due ruote sul marciapiede... Sulla fiancata del veicolo, a
caratteri cubitali, capeggiava la scritta KORTAC.
Rebel tiro' sul cavalletto il suo scassatissimo motorino, si passo'
una mano tra i capelli (questo gesto, che solo i veri duri sanno
fare come si deve, fece svenire una ragazzina con gli occhiali che
passava nei dintorni) ed entro' nel piccolo locale: l'aroma di
caffe' caldo e cornetti appena sfornati gli ricordarono che erano
quasi 24 ore che non toccava cibo. Distrattamente, si diresse
subito verso il bancone, dietro al quale una bella ragazza dai
capelli lunghi e neri elargiva ai clienti ottime colazioni e
candidi sorrisi. Rebel non fece neanche caso ai quattro loschi
figuri in mimetica nera e assetto da combattimento che discutevano
animatamente, seduti attorno a uno dei tavolini accanto
all'ingresso.
- Ciao Rebel! - disse sorridendo la ragazza dietro al bancone...
- Buongiorno, Madoka - le rispose (con il classico tono da vero
duro) sedendosi su uno degli sgabelli di fronte al bancone.
- Caspita che faccia, stamattina... cosa ti porto? -.
- Non me ne parlare... Per ora un cappuccino... Ci sono i cornetti
con la marmellata di fragole? -.
- Certo... - poi, facendosi vicina e usando un tono di voce piu'
caldo e gentile del solito - ... Ne tengo sempre uno da parte per
te... - aggiunse.
REGISTA: Dai, ma chi e' questo... il re dei piacioni?
SCENEGGIATORE: Naaa... Ha successo solo con le ragazzine... Vedra'
che con una donna come si deve le cose andranno in
tutt'altro modo...
Mentre lui divorava la sua colazione, la discussione tra i figuri
in mimetica nera si stava facendo sempre piu' animata: quello che
sembrava il capo era in piedi e colpiva ripetutamente con un
randello la testa di uno degli adepti. Un altro adepto, cercando
qualcosa sotto la distesa di mappe e documenti vari sparpagliati
sul tavolino, urto' inavvertitamente una teiera rovesciandone il
contenuto e inzuppando tutte le carte. Il capo, allora, lo colpi'
violentemente sulla fronte con il randello.
Rebel poso' delicatamente la tazza vuota sul piattino e, servendosi
di tovagliolino di carta, si tolse il paio di baffi bianchi,
imperlati delle briciole del cornetto, che il cappuccino gli aveva
lasciato sotto al naso.
Dopo aver frugato nelle sue tasche, mise un biglietto da cinque sul
bancone e, alzandosi dallo sgabello, saluto' Madoka con un cenno.
La ragazza, impegnata con la macchina del caffe', ricambio' con un
sorriso.
Avvicinandosi all'uscita, per poco non si scontro' con una ragazza
dai capelli corti, entrata nell'ABCB come una furia...
Usci' dal locale, si accorse che il vigile urbano non c'era piu',
ma non se ne interesso' piu' di tanto... In quel momento aveva in
mente cose ben piu' importanti: doveva assolutamente andare in
armeria da Rally per comprare una nuova pistola. Non poteva
presentarsi all'appuntamento senza un'adeguata sputafuoco (e poi,
un vero duro, si porta sempre dietro una pistola, o un'altra arma
qualsiasi). In quel momento, senti' ancora di piu' la voglia di
dare un taglio definitivo al passato...
Tiro' fuori il suo vecchio coltellino tascabile, ricevuto in dono
da nonno Palmiro parecchi anni prima, lo osservo' ancora per un
attimo e lo getto' dentro a un tombino.
- Ora mi servira' anche un coltello... - sussurro', sforzandosi per
mandare giu' una strana sensazione: insieme al coltellino
tascabile, nelle fogne c'era finito anche un bel pezzo della sua
vita.
Copri' i suoi occhi (quasi) lucidi con le lenti azzurre degli
occhiali e salto' sulla sella del motorino aprendo il gas a tutta
manetta... Ci fu una specie di boato, tanto che una signora che
abitava in una villetta li' vicino penso' che uno Space Shuttle
fosse atterrato nel suo giardino.
In meno di due minuti giunse davanti all'armeria di Rally, ma,
invece di inchiodare come al solito, intraverso' l'SH50 e prese in
pieno un cassonetto della spazzatura.
- Ma non l'avevano gia' ritirata, questa mattina? - chiese Minnie
May, continuando a sistemare in un cassetto alcune granate
stordenti.
- Boh? Forse avranno dimenticato qualcosa... - rispose Rally dalla
piccola stanza dietro al bancone.
- Senti un po', Rally... che programmi abbiamo per oggi? -
- Beh, in teoria non abbiamo da fare niente... Oltre a dover badare
al negozio. Domani, comunque, dovrei incontrarmi con Becky... -
- Aha! Allora oggi posso andare a spassarmela! -
- Fai pure quello che ti pare, Minnie May... Ma tieni sempre gli
occhi aperti, non vorrei dover intervenire per tirarti fuori da
qualche nuovo casino! -
- *uff* non preoccuparti... Rally! -.
Nello stesso momento, Rebel Yell entro' nell'armeria... Ovviamente
non aveva neanche un capello fuori posto (miracoli del trucco).
- Ehi, guarda chi si vede... come stai, Rebel? -
REGISTA: Non dirmi, adesso, che anche Minnie May...
SCENEGGIATORE: No no, non si preoccupi, anche se Minnie e' una
ragazzina, e' un caso a parte... I pivellini neanche
li guarda!
- Mmm... Ciao Minnie, scusami, vado un po' di fretta... La tua
amica e' in negozio? -, domando', tentando di dare alla sua voce un
tono freddo e distaccato (fallendo miseramente).
- Eccomi... - disse Rally, chiudendo dietro di se' la porta che
dava nell'altra stanza - ... Uh! Ciao Rebel... In che guaio ti sei
andato a cacciare questa volta? - aggiunse.
- Beh, nessun guaio, per fortuna... Mi serve solo un po' di
roba... -
- Uhm... E il tuo capo ne e' al corrente? -
- Il mio capo? No no, lui ne e' fuori... L'ho mandato a quel paese
insieme a tutto il resto della Sesta Sezione Investigativa! -
- Hai lasciato il lavoro? -
- Si... e non solo quello... ci ho dato un taglio, Rally... -
La ragazza squadro' Rebel dalla testa ai piedi, il modo in cui si
era vestito non poteva che confermare quello che le stava dicendo.
Non che la cosa la riguardasse piu' di tanto, ma anche lei
conosceva il clima che si respirava alla Sesta Sezione... Nessuno
avrebbe potuto dimenticare quella puzza infernale di sudore, caffe'
e sigari cubani.
Due mesi prima Rally, mentre dava la caccia a un pericoloso
criminale, Ken Franco, coinvolto in un grosso traffico di maritozzi
con la panna, si trovo' tra i piedi il giovane Rebel. Quel ragazzo
inesperto si mise nei pasticci e Rally, per salvargli la vita, si
vide sfuggire il trafficante a un passo dalla cattura. Il fatto che
avesse lasciato la Sesta Sezione, la fece sentire, in un certo
senso, un pochino sollevata.
- Vediamo un po'... Cos'e' che ti occorre? - chiese, non
nascondendo una certa curiosita' nel suo tono di voce.
- Innanzi tutto, una pistola, bella e massiccia! -, taglio' corto,
il giovane - ...ad esempio quella! -. Punto' il dito su un oggetto
che, piu' che una pistola, assomigliava a un'ascia da guerra.
- Ehm... Quella? *sweat*... Sei sicuro? - Rally rimase sbigottita,
si sarebbe aspettata di tutto, tranne una richiesta del genere.
- Minnie... ehm, passami le chiavi... -
- Aspetta, Rally, ci penso io... -.
Minnie May apri' la vetrina blindata in cui erano esposte numerosi
revolvers e pistole automatiche di ogni calibro. Prese la Striker-
Gun e mise sul bancone. Rebel sentiva il cuore battergli forte nel
petto... Era un'arma anonima, quasi brutta ma esprimeva chiaramente
una potenza d'urto eccezionale. Quando la impugno', gli sembro' di
essere Lord Soo, Gensei dei Suzaku, armato della Spada dall'Ala
Vermiglia. Nello stesso tempo, noto' come la Striker fosse un
piacevole connubio tra tecnologia dell'ultimo secolo e tradizione
dell'eta' del ferro: il massiccio punzone di acciaio, estensione
verso il basso dell'impugnatura, poteva tranquillamente essere
utilizzato come corpo contundente e perforante.
- Si'... Questa farebbe proprio al caso mio... - i suoi occhi si
erano accesi come due lampadine.
<FLASHBACK EFFECT>
E' Natale, le immagini sbiadite e in bianco e nero fanno capire che
si tratta di molti anni addietro.
Rebellino, seduto ai piedi di un albero pieno di luci e palle
colorate si diverte a scartare i suoi regali.
Apre il primo... Sono un paio di calzettoni di lana. Sul viso del
bambino si dipinge un'espressione quasi scocciata.
Apre il secondo... E' un portapenne di alluminio. Rebellino, quasi
schifato, lo butta subito in mezzo alle cartacce.
Apre il terzo... E' un meraviglioso ciufolo di orzonite con due
chiodi contrapposti. Rebellino ora e' contento, saltella per la
felicita', tanto che finisce per calpestare persino il Presepe
provocando una strage di pecorelle, pastori e contadini.
</FLASHBACK EFFECT>
REGISTA: *gosh* ...e questo che cavolo c'entra?
SCENEGGIATORE: Ehm... *sweat*... Boh? Ci deve essere stato qualche
errore di montaggio...
REGISTA: E poi, che minc*a e' 'sto ciufolo di orzonite?
SCENEGGIATORE: Ma come? Penso che lei sia l'unico essere umano che
non sappia cosa sia e a cosa serva...
Insieme alla Striker-Gun, Rebel acquisto' anche un paio di
caricatori in piu' (da 12 colpi ciascuno), una fondina ascellare,
che indosso' immediatamente sotto la giacca, e una buona quantita'
di munizioni calibro 45 ACP, sia con palla blindata (poco
socievole) che con palla espansiva (molto socievole, praticamente
un'entreneuse).
Decise che del coltellino poteva anche farne a meno, aveva ancora
i due stiletti agganciati alla cintura dei pantaloni e poi era ora
di piantarla di giocare al boyscout.
Sistemo' l'SH50 con un paio di calcioni ben assestati e parti' a
razzo verso il centro di IAC City... Lo spostamento d'aria fece
suonare gli antifurto di tutte le macchine nel raggio di 500 metri.
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
* -><- E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it -><- *
* -><- http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html -><- *
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