Agenzia Rockflood
- 2 di 5 -

Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [Fanfic] Agenzia Rockflood - Part 2 of 5
Date 28/11/96 15.06.11
Organization Universita' degli Studi di Milano
Lines 533
Message-ID <57k9p3$coo@oracle.csi.unimi.it>
NNTP-Posting-Host kame.usr.dsi.unimi.it

--- Cut here ---

This Fanfic is MINC*Aware, if you like it, send a "MINC*A" e-mail to authors,
or post message on IAC with subject: [FF][ARF] MINC*A!, or simply reply to
this post (also followups are allowed) without quoting anything - at least
this disclaimer -.
IMPORTANT: If you know one of authors yell to him: "MINC*A!".

--- Cut here ---

Agenzia Rockflood
=================

Prologo (Part 2 of 5)
---------------------

*Tata-taa Tatta-ra-tataaa*
- Buongiorno, cari telespettatori di Canale IAC  2, oggi e' proprio
una bella giornata anche se mi sono scheggiata un'unghia...-
- Mmmm...? -, biascico' qualcosa, ma la bocca  era ancora impastata
a causa di tutte le bottiglie di tequila che si era scolato la sera
precedente...
- Mmmavaff... - *click*.
Urd, la  giovane  e  affascinante   chiaroveggente  che  leggeva  i
tarocchi in diretta, scomparve dallo schermo del televisore.
Guardo' l'orologio, fu sollevato dal  fatto  che era ancora presto.
Si passo' distrattamente una mano tra i capelli e, sprofondando  un
po' di piu' nella vecchia poltrona in  pelle di  nonno  Palmiro, si
mise  a  fissare  il  soffitto. Aveva  ancora  le  gambe  distese e
appoggiate sul panchetto accanto al televisore  e, quando  provo' a
smuoverle da quella posizione, senti' una leggera  fitta  provenire
dai   muscoli   indolenziti. Si  tiro' su, restando  seduto   sulla
poltrona lasciando il suo  sguardo libero  di vagare, si rese conto
che la stanza era piu' simile a una fogna che ad un soggiorno.
Nelle case dei veri duri le stanze (a partire  dal  soggiorno) sono
sempre  delle  fogne. Il   pavimento   era  ricoperto  da  cartacce
ingiallite di vecchi quotidiani e una certa  quantita' di bottiglie
di tequila erano sparpagliate su di esse. In mezzo a  tutta  quella
mondezza, faceva capolino anche qualche lattina di birra ammaccata.
"Prima  o  poi  dovro'  mettere  in  ordine", penso' soffocando  un
piccolo  sbadiglio. Ormai  erano  almeno  quindici  giorni  che  si
svegliava al mattino ancora sbracato sulla poltrona davanti alla tv
accesa, e tutte e quindici le volte aveva pensato la stessa cosa.
Da  quando  Rosita  se  n'era  andata, la  casa  versava  in quelle
condizioni disastrose, dato che lei si  era  sempre  occupata delle
pulizie, ma  non  se  ne   dispiaceva   piu'  di  tanto. D'altronde
rimettere  un  po'  a  posto  era  solo una  piccola scocciatura in
confronto alle tremende martellate che avevano movimentato  la loro
vita di coppia. Tanti piccoli momenti di felicita' (soprattutto per
lei, dato che il martellone era suo).
- Eppure mi manca... - mormoro', nella speranza che quel tenue filo
di voce potesse giungere  lontano lontano, fino alle orecchie della
giovane e spaurita biondina.

REGISTA: ...non  si  potrebbe  fare  uno  split-screen  con  Rosita
pensierosa da una parte e il povero innamorato dall'altra?
SCENEGGIATORE: Ehm... Rosita aveva da fare con Ryo Saeba...
REGISTA: ...e allora, mi scusi: spaurita una sega!

Si alzo' dalla poltrona, sollevando un  nuvolotto  di  polvere, che
venne immediatamente affettato dai  raggi  di sole  che  filtravano
attraverso le veneziane. Si stiracchio' un pochino e si accorse  di
essere ridotto a una vera chiavica. I  suoi  vestiti, che  facevano
schifo pure quando erano nuovi, erano tutti sgualciti, e  l'anonima
cravatta grigia che  indossava, sembrava un sacchetto  di  patatine
accartocciato.
- Sono impresentabile - aggiunse, poi inizio' a domandarsi come mai
gli mancasse la  scarpa  sinistra... Si  guardo' intorno, e  trovo'
subito la risposta nel buco che faceva bella mostra di se' in mezzo
al vetro della finestra. Si ricordo' che la  scarpa  era  volata di
sotto la sera prima, quando era rientrato a casa, in  preda  a  una
crisi depressiva (i veri duri hanno almeno una crisi depressiva  al
mese). Il giorno prima era stato uno dei peggiori della sua vita. 

<FADE FLASHBACK EFFECT>
*sock*
*pow*
*thudd*

REGISTA: ...mmm no qui, siamo gia' a quando prende  gli sganassoni,
vai un po' piu' indietro... ecco, adesso va bene...

- Basta, mi sono rotto! - grido' in faccia al direttore della Sesta
Sezione Investigativa di Controllo...
- Mi  sono  rotto  di stare in questo  posto di merda! -, aggiunse,
alzando ancora di piu' il volume della voce e caricando  le  parole
anche con gesti inconsulti delle mani e delle braccia.
Il direttore se ne stava beatamente  seduto dietro la sua scrivania
piena di  cianfrusaglie a scrutare quell'esagitato pivellino che se
la cantava come se avesse avuto almeno dieci anni di  servizio  sul
groppone.
Non si lasciava sfuggire neanche il piu' piccolo  particolare. Ogni
tanto dava un tiro a un enorme sigaro cubano, che faceva una  puzza
tremenda, ma talmente tremenda che dentro a quell'ufficio non c'era
neanche un moscerino. Tutti i moscerini del quartiere sapevano  che
quell'ufficio era una specie di camera della morte, e quindi se  ne
stavano  ben bene  alla  larga. Solo  Kode, conosciuto  anche  come
"Kamikaze",  aveva  avuto  l'ardire  di  esplorare  quella   stanza
maledetta, con tanto di passaggio a volo radente sul  posacenere, e
ne  era  uscito  ancora vivo. Solo  che  poi  era  diventato  amico
dell'Ape Maga', e si sa, l'Ape Maga' porta  una  sfiga  tremenda, e
Kode era morto spiaccicato  sul parabrezza di una 500 impazzita.

REGISTA: Ma cos'e' 'sta roba?
SCENEGGIATORE: Ma si faccia gli affari suoi... *grin*

Il direttore non fece  neanche una  smorfia, era troppo impegnato a
fumare il suo sigaro assassino. Apri' un cassetto  della scrivania,
tiro' fuori un paio di moduli e li consegno' al giovane.
- Agente  Rebel  Yell, se  questa e' la  sua  scelta... Da oggi  e'
esonerato  dal   servizio. Vada  a   restituire   il  materiale  in
magazzino, si riprenda la sua roba e sparisca prima che  mi incazzi
sul serio -, borbotto', il tono della sua voce  era cosi' tagliente
che la cravatta di  Rebel  Yell  si disintegro' in  uno  sciame  di
coriandoli e stelle filanti.
Non se lo fece ripetere due volte.
Il giovane corse alla sua scrivania e  rovescio' il  contenuto  dei
due cassetti dentro a uno scatolone. Finalmente  aveva  trovato  il
coraggio di  andarsene da  quell'ufficio  lurido  e  puzzolente (il
personale della Sesta Sezione era famoso per la  corale  avversita'
nei confronti della pulizia personale).
Era finito li' subito dopo aver terminato il  Corso  in  Accademia.
Anche suo padre era stato un poliziotto, cosi' come  lo  era  stato
anche il padre di suo  padre. Quest'ultimo, cioe'  il  nonno, tanto
per capirci, era stato ucciso da una  banda  di  rapinatori  e  suo
figlio, cioe' il papa' di Rebel, aveva seguito le  orme  del padre,
cioe' del nonno di Rebel, per poter vendicare il brutale assassinio.

REGISTA: Ma non ci si capisce una mazza: nonno, padre, figlio...?!?
SCENEGGIATORE: Non avevamo i soldi per un FLASHBACK ricorsivo...
*grin*

Fatto sta, insomma, che alla fine pure il papa' di Rebel, poraccio,
venne ucciso dalla solita banda di rapinatori incalliti. Il caso (o
la sfiga) volle  che  Rebel  stesse  giocando  col  Gameboy li' nei
dintorni...

REGISTA: Come col Gameboy? Dove?
SCENEGGIATORE: ...li' vicino, cioe', vicino al luogo in cui avvenne
la sparatoria...
REGISTA: E che ci stava a fare li'?
SCENEGGIATORE: Ecchenneso' io... ci serviva la scena drammatica del
padre   morente  e   sanguinante  che  spira  tra  le  braccia  del
figlioletto!
REGISTA: Mah... me pare 'na minchiata!

Il piccolo Rebel, cioe' Rebellino, sentiti gli spari, mise in pausa
il Tetris e corse immediatamente in  direzione  del  luogo  da  cui
provenivano (era un vero duro sin da bambino). Li' trovo' il padre,
ormai  ridotto  a  un  colabrodo, mentre  si  trascinava  in  terra
lasciando dietro di se' una lunga striscia di sangue.
- Papa' papa'! -, chiamo'.
- Rebel, figlio mio... -, mormoro', tendendo  una mano  intrisa  di
liquido rosso in direzione del bambino.
- Papa'! Cosa ti *sniff* hanno fatto! *sigh* -, riusci' a  chiedere
tra un singhiozzo  e l'altro Rebellino, poi si inginocchio' accanto
al padre, che con un ultimo sforzo cinse il figlio in un abbraccio.
- Tesoro mio... *cough* Papa' sta per  andare in cielo... *coff* Ma
prima che io muoia, *cough* Voglio che tu sappia  quanto  ti voglio
bene e *cough* Dillo anche alla mamma *coff*... ahhh -.
- PAPAAAAA! -
<FLYING CYCLING CAM EFFECT>

REGISTA: *sniff* che scena triste *sob*...
SCENEGGIATORE: ...bella eh? Poi tutto quel sangue ci stava  proprio
bene!

Per vendicare la morte del padre, Rebel era entrato in Accademia... 
Solo che la raccomandazione dopo il corso non funziono', e cosi' il 
giovane fini' a scaldare una sedia in quel tugurio che era la Sesta 
Sezione Investigativa di Controllo.

REGISTA: Si vabbe', pero' 'sto FLASHBACK me pare un po' eccessivo...
SCENEGGIATORE: ...non si preoccupi, altre due inquadrature e poi e'
finito...

Restitui' tutto  il  materiale, tranne  Camilla, la  sua  fidata 38
special con cui aveva  persino  avuto una breve  relazione (un vero
duro ha sempre una  breve  relazione con  la  sua  fidata pistola).
Furono  due   energumeni   dell'Ufficio   Disciplinare, inviati dal
direttore della  Sesta  Sezione, a  raggiungerlo  prima  che  fosse
troppo tardi. Quelle due montagne umane non andarono troppo per  il
sottile... E, in tutta sincerita' neanche Rebel.
Al terzo "fanculo" volarono  i primi cazzottoni... Alla fine ci  fu
una rissa gigantesca che  coinvolse anche un parcheggiatore abusivo
dalle vaghe sembianze batraciche, due autostoppisti gemelli vestiti
alla marinaretta e tutti i componenti del Club di Motociclismo  del
Politecnico Nekomi.
I  due  mastodontici  esseri  ebbero  la  meglio  su tutti quanti e
riuscirono a recuperare con successo  Camilla... Mentre  il  povero
Rebel rimase a terra ridotto a un mucchietto di fratture multiple e
scomposte.
Fu in quel frangente che uno strano gattino armato di  bastone, gli
salvo' la vita regalandogli un fagiolo.
</FADE FLASHBACK EFFECT>

"Se non ci fosse stato quel gattino...", penso', mentre si toglieva
di dosso i vestiti malconci, poi decise  che era il caso di  lavare
pure  quelli  e  li  butto' dentro  la  doccia. Apri' l'acqua (solo
quella  fredda, perche' i veri duri si  fanno  la  doccia  solo con
l'acqua fredda) e si infilo' sotto al  getto  ristoratore. In  quel
momento  squillo'  il  telefono (quale  momento  migliore  per  far
squillare  un  telefono?), ma   Rebel   decise  di  non  andare   a
rispondere:  se  si  fosse  trattato  di  qualcosa  di   importante
avrebbero  sicuramente richiamato (i  veri  duri  la pensano sempre
cosi').

<SPLIT-SCREEN EFFECT>
LEFT SIDE: Rebel tutto nudo sotto la doccia che fischietta
disinteressato.
RIGHT SIDE: Rosita con il telefono in mano. 
LEFT SIDE: Rebel che si sciacqua le ascelle con la spugna.
RIGHT SIDE: Rosita che mette giu' violentemente la cornetta
*sgrunt*.
</SPLIT SCREEN EFFECT>

Dopo  un paio di ore sotto l'acqua ghiacciata, finalmente si decise
a uscire, anche perche' un certo Hyooga  il  Cigno, si  era tuffato
con una  rosa in bocca  nella doccia  allagata  alla ricerca  della
mamma, e in due proprio non ci si stava.
Rebel usci' dalla doccia, prese l'accapatoio verdino (che gli aveva
confezionato  Rosita  con  le  proprie  mani), strinse  la  sottile
cintola di  spugna  e  imbocco' in  camera  da  letto... Qui  venne
colpito dalla fitta al cuore che si faceva sentire  ogni volta  che
entrava in quella stanza da  quindici  giorni a questa  parte. Li',
ogni particolare, dal talamo tondeggiante, al  lampadario  in stile
francese del '700, era stato scelto da Rosita, e ora come non  mai,
Rebel ne accusava la mancanza...

<QUICK FLASHBACK MODE>
Rebel e Rosita  che si  baciano appassionatamente nel letto avvolti
da un lenzuolo di seta rosa.
Rebel  e  Rosita  avvinghiati  che  passano  focose  notti  d'amore
rotolandosi dal talamo tondeggiante al pavimento.
Rebel  che  porta  la colazione a letto a Rosita e lei lo abbraccia
felice.
Rebel che arriva a letto e Rosita gli dice di togliersi i calzini.
Rosita con una robaccia verde costellata di melanzane sulla  faccia
e Rebel che vomita la cena in un angolino.
Rebel che tenta il "salto dell'angelo" dall'armadio per  finire tra
le grazie di Rosita.
Rosita in numerose pose sexy e Rebel con lo sguardo  allupato  e un
filo di bava.
Rebel che legge il giornale mentre Rosita e' in  calore  accanto  a
lui.
Rosita che si spoglia.
Rebel che la rifiuta (deve leggere il giornale).
Rosita che colpisce Rebel con un martellone gigantesco.
</QUICK FLASHBACK MODE>

Si  asciugo'  una  lacrima  e, sospirando, inizio'  a  infilarsi  i
calzini (i veri duri iniziano a vestirsi sempre  dai calzini). Quel
giorno aveva un appuntamento importante, era  alla  ricerca  di  un
nuovo lavoro, e quindi decise di mettersi in ghingheri. Indosso' un
bel vestito grigio chiaro, ci mise una bella cravatta blu a righine
gialle e condi' il tutto con  una  camicia  bianca  e  un  paio  di
mocassini neri.

REGISTA: Mmm... cosi' conciato pare un assicuratore...
SCENEGGIATORE: ...Faccia  silenzio, per  cortesia! E'  il  classico
vestito del pivellino... *grin*

"Cosi' si vestono i  veri  duri" penso', osservando  il  suo  nuovo 
abbigliamento. Aveva letto un  annuncio  sul giornale, in  cui  una
certa Agenzia Rockflood, operante nel settore  delle investigazioni
private, cercava un giovane aiutante da avviare  alla  carriera  di
P.I. (Private Investigator). Per  Rebel  non  era  un  problema  di
soldi, di quelli ne aveva ancora  molti (avuti  in  eredita'  dalla
bisnonna), gli serviva solo un modo per occupare il tempo libero ed
era persino disposto a pagare pur di farsi assumere.
- Per prima cosa, andro' a  fare  colazione  all'ABCB, poi passero'
dalle Gun Smith Cats ad acquistare  una  nuova  pistola...- decise.
Si dette un'ultima  sistemata al nodo  della cravatta davanti  allo
specchio dell'ingresso (accompagnando il gesto con uno  sguardo  da
vero duro), prese il mazzo di chiavi e usci' di casa.
Non si accorse, pero' di  Takazu, uno  scarafaggetto  che  in  quel
momento stava passando davanti alla porta di casa per andare a fare
la spesa...
*skrieoik* e l'Ape Maga' pianse per un'altra settimana di fila.

L'agente, o  meglio, l'ex-agente, Rebel Yell  scese  rapidamente  a
piedi i quattro piani di scale del vecchio palazzo in cui  abitava,
e, attraversando l'androne al piano terra, con una semplice smorfia
saluto' il custode  dello  stabile (il  quale  non  se  ne  accorse
nemmeno, ma  nel  destino  dei   veri  duri   c'e'  sempre  qualche
incomprensione), apri' il  massiccio  portone  in  legno e usci' in
strada.
Esito' un  attimo, rimanendo  immobile  sul  marciapiede, mentre  i
raggi di sole riscaldarono tiepidamente  la  pelle  del  suo  viso.
Quella  mattina, la strada in cui si trovava  il  suo  appartamento
era trafficata come al solito, negozi e  uffici  ormai  erano  gia'
tutti aperti.
- Devo sbrigarmi - penso' - devo  fare  ancora  un  paio  di giri e
rischio di fare tardi all'appuntamento - si sistemo' meccanicamente
il nodo  della  cravatta, serrando  la  mascella  per  accompagnare
il gesto (tipico  dei  veri  duri). Frugando  nella  tasca  interna
della giacca, ne tiro' fuori un paio di occhiali  dalle  lenti  blu
scuro e, inforcandoli, si avvio' verso il garage.

REGISTA: Mmm... Bella  questa  inquadratura, soprattutto  l'effetto
         rolling  steady  cam  mentre  Rebel  scende  le  scale del
         palazzo.
SCENEGGIATORE: Ehm... Veramente e' stato un caso... *sweat*
               L'operatore  e' scivolato  su  una  buccia di banana
               precipitando da una rampa all'altra...
REGISTA: Ach...   Lo  sapevo  che  non  dovevo  fidarmi  di  quell'
         assistente con la coda pelosa...
 
Visto  che  aveva  un  po'  di  fretta,  preferi'  prendere  il suo
scassatissimo SH 50 bianco invece della fiammante Porsche Speedster
cabrio nera del '69 (un vero duro che si  rispetti, ha  sempre  una
macchina sportiva d'epoca, rigorosamente  nera, e  un  inaffidabile
mezzo a due ruote modificato).

REGISTA: Evvabbe'  "mezzo a due ruote", pero' quell'SH fa veramente
         schifo!
PRODUTTORE: Ehm... non avevamo abbastanza soldi per acquistare una
            Harley!
REGISTA: Mi  scusi, ma  allora  potevate  risparmiare  sul  Porsche
         prendendo una macchina un po' piu' economica!
PRODUTTORE: Gia', ma Veleno ha detto che se il pivellino non  aveva
            una Porche cabrio nera  del '69, avrebbe  rinunciato  a
            continuare la Fanfic...
REGISTA: Aaaaah... allora...

Rebel schizzo' in strada come una  scheggia  impazzita seminando il    
panico tra i veicoli che procedevano in  senso  opposto. Dopo  aver
superato un paio di incroci passando col rosso, per poco  non venne
investito  in   pieno   da  una   Mini   di  colore  giallo  sporco
(praticamente verde) uscita su due ruote  da  una  strada  a  senso
unico.  Rebel  era  troppo  impegnato  nella  manovra  evasiva  per
accorgersi del paio di gambe che svolazzavano a mo' di bandiera dal
finestrino della mini.
- Pazzi! -, disse fra se' e se', mentre  una cascata  di scintille,  
provocata dal contatto tra il cavalletto  del motorino e l'asfalto, 
accompagnava una piega a sinistra degna del miglior Kevin Schwantz.
Supero' un ragazzino in sella a una enorme motocicletta e, passando
col rosso all'ennesimo incrocio, fece sbandare un camion carico  di
patate causando una catena di  tamponamenti  e  due  chilometri  di
coda.
Dopo  aver  attraversato  il  mercato  facendo  lo  slalom  tra  le
bancarelle, giunse finalmente in Orange  Road e, con  un'inchiodata
che brucio' due  centimetri di  copertone, si  fermo' davanti  alle
colorate vetrine del bar ABCB. Dall'altra  parte  della  strada, un
vigile urbano stava annotando su un blocchetto per  contravvenzioni
la targa di un gigantesco blindato parcheggiato in divieto di sosta
e con due ruote sul  marciapiede... Sulla fiancata  del  veicolo, a
caratteri cubitali, capeggiava la scritta KORTAC.
Rebel tiro' sul cavalletto il suo scassatissimo motorino, si passo'
una mano tra i capelli (questo gesto, che solo i  veri  duri  sanno
fare come si deve, fece svenire una ragazzina con gli occhiali  che
passava  nei dintorni) ed  entro' nel  piccolo  locale: l'aroma  di
caffe' caldo e cornetti appena sfornati gli ricordarono  che  erano
quasi  24  ore  che  non  toccava  cibo. Distrattamente, si diresse
subito verso il bancone, dietro al  quale  una  bella  ragazza  dai
capelli  lunghi  e  neri  elargiva  ai  clienti  ottime colazioni e
candidi sorrisi. Rebel non fece  neanche  caso  ai  quattro  loschi
figuri in mimetica nera e assetto da combattimento che  discutevano
animatamente,  seduti  attorno   a   uno   dei   tavolini   accanto
all'ingresso.
- Ciao Rebel! - disse sorridendo la ragazza dietro al bancone...
- Buongiorno, Madoka - le rispose (con il  classico  tono  da  vero
duro) sedendosi su uno degli sgabelli di fronte al bancone.
- Caspita che faccia, stamattina... cosa ti porto? -.
- Non  me ne parlare... Per ora un cappuccino... Ci sono i cornetti
con la marmellata di fragole? -.
- Certo... - poi, facendosi  vicina e  usando un  tono di voce piu'
caldo e gentile del solito - ... Ne tengo sempre uno da  parte  per
te... - aggiunse.

REGISTA: Dai, ma chi e' questo... il re dei piacioni?
SCENEGGIATORE: Naaa... Ha successo solo con le  ragazzine... Vedra'
               che con una donna come si deve le  cose  andranno in
               tutt'altro modo...

Mentre lui divorava la sua colazione, la  discussione  tra i figuri
in mimetica nera si stava facendo sempre  piu' animata: quello  che
sembrava il capo era  in  piedi  e  colpiva  ripetutamente  con  un
randello la testa di uno  degli adepti. Un  altro  adepto, cercando
qualcosa sotto la distesa di mappe  e  documenti  vari sparpagliati
sul tavolino, urto' inavvertitamente  una  teiera  rovesciandone il
contenuto e inzuppando tutte le carte. Il  capo, allora, lo  colpi'
violentemente sulla fronte con il randello.
Rebel poso' delicatamente la tazza vuota sul piattino e, servendosi
di tovagliolino  di  carta, si  tolse  il  paio  di  baffi bianchi,
imperlati delle briciole del cornetto, che il cappuccino gli  aveva
lasciato sotto al naso.
Dopo aver frugato nelle sue tasche, mise un biglietto da cinque sul
bancone e, alzandosi dallo  sgabello, saluto' Madoka  con un cenno.
La ragazza, impegnata con la macchina del caffe', ricambio' con  un
sorriso.
Avvicinandosi all'uscita, per  poco non si scontro' con una ragazza 
dai capelli corti, entrata nell'ABCB come una furia... 
Usci' dal locale, si accorse che il vigile urbano non  c'era  piu',
ma non se ne interesso' piu' di tanto... In quel momento  aveva  in
mente cose  ben  piu' importanti: doveva  assolutamente  andare  in
armeria  da  Rally  per  comprare  una  nuova  pistola. Non  poteva
presentarsi  all'appuntamento senza  un'adeguata sputafuoco (e poi,
un vero duro, si porta sempre dietro una pistola, o  un'altra  arma
qualsiasi). In quel momento, senti' ancora  di  piu' la  voglia  di
dare un taglio definitivo al passato...
Tiro' fuori il suo vecchio  coltellino  tascabile, ricevuto in dono
da nonno Palmiro parecchi anni  prima, lo  osservo' ancora  per  un
attimo e lo getto' dentro a un tombino.
- Ora mi servira' anche un coltello... - sussurro', sforzandosi per 
mandare  giu'  una   strana   sensazione:  insieme  al   coltellino
tascabile, nelle fogne c'era finito anche un  bel  pezzo  della sua
vita.
Copri' i suoi occhi (quasi)  lucidi  con  le  lenti  azzurre  degli
occhiali e salto' sulla sella del motorino aprendo il  gas a  tutta
manetta... Ci fu una specie di boato, tanto  che  una  signora  che
abitava in una  villetta  li' vicino penso' che uno  Space  Shuttle
fosse atterrato nel suo giardino.
In meno di due minuti  giunse  davanti  all'armeria  di  Rally, ma,
invece di inchiodare come al solito, intraverso' l'SH50 e prese  in
pieno un cassonetto della spazzatura.
- Ma non l'avevano gia' ritirata, questa  mattina? - chiese  Minnie
May, continuando  a  sistemare  in  un  cassetto   alcune   granate
stordenti.
- Boh? Forse avranno  dimenticato qualcosa... - rispose Rally dalla
piccola stanza dietro al bancone.
- Senti un po', Rally... che programmi abbiamo per oggi? -
- Beh, in teoria non abbiamo da fare niente... Oltre a dover badare
al negozio. Domani, comunque, dovrei incontrarmi con Becky... -
- Aha! Allora oggi posso andare a spassarmela! -
- Fai pure quello che ti pare, Minnie May... Ma  tieni  sempre  gli
occhi aperti, non vorrei dover intervenire  per  tirarti  fuori  da
qualche nuovo casino! -
- *uff* non preoccuparti... Rally! -.
Nello stesso momento, Rebel  Yell entro' nell'armeria... Ovviamente
non aveva neanche un capello fuori posto (miracoli del trucco).
- Ehi, guarda chi si vede... come stai, Rebel? -
 
REGISTA: Non dirmi, adesso, che anche Minnie May...
SCENEGGIATORE: No no, non  si  preoccupi, anche  se  Minnie  e' una
               ragazzina, e' un caso a parte... I pivellini neanche
               li guarda!

- Mmm... Ciao  Minnie, scusami, vado  un  po'  di  fretta... La tua
amica e' in negozio? -, domando', tentando di dare alla sua voce un
tono freddo e distaccato (fallendo miseramente).
- Eccomi... - disse Rally, chiudendo dietro  di  se' la  porta  che
dava nell'altra stanza - ... Uh! Ciao Rebel... In che guaio  ti sei
andato a cacciare questa volta? - aggiunse.
- Beh, nessun  guaio, per  fortuna... Mi   serve   solo  un  po' di
roba... -
- Uhm... E il tuo capo ne e' al corrente? -
- Il mio capo? No no, lui ne e' fuori... L'ho  mandato a quel paese
insieme a tutto il resto della Sesta Sezione Investigativa! -
- Hai lasciato il lavoro? -
- Si... e non solo quello... ci ho dato un taglio, Rally... -
La ragazza squadro' Rebel dalla testa ai piedi, il modo in  cui  si
era vestito non poteva che confermare quello che le stava  dicendo.
Non  che  la  cosa  la  riguardasse  piu' di  tanto, ma  anche  lei
conosceva il clima che si respirava alla  Sesta  Sezione... Nessuno
avrebbe potuto dimenticare quella puzza infernale di sudore, caffe'
e sigari cubani.
Due  mesi  prima  Rally, mentre  dava  la  caccia  a  un pericoloso
criminale, Ken Franco, coinvolto in un grosso traffico di maritozzi
con la panna, si trovo' tra i piedi il giovane Rebel. Quel  ragazzo
inesperto si mise nei pasticci  e Rally, per  salvargli la vita, si
vide sfuggire il trafficante a un passo dalla cattura. Il fatto che
avesse lasciato la  Sesta  Sezione, la  fece  sentire, in  un certo
senso, un pochino sollevata.
-  Vediamo  un  po'...   Cos'e'  che  ti  occorre?  -  chiese,  non
nascondendo una certa curiosita' nel suo tono di voce.
- Innanzi tutto, una pistola, bella e massiccia! -, taglio'  corto,
il giovane - ...ad esempio quella! -. Punto' il dito su un  oggetto
che, piu' che una pistola, assomigliava a un'ascia da guerra.
- Ehm... Quella? *sweat*... Sei sicuro? - Rally  rimase sbigottita,
si sarebbe aspettata di tutto, tranne una richiesta del genere.
- Minnie... ehm, passami le chiavi... -
- Aspetta, Rally, ci penso io... -.
Minnie May apri' la vetrina blindata in cui erano esposte  numerosi 
revolvers e pistole automatiche di ogni calibro. Prese  la Striker-
Gun e mise sul bancone. Rebel sentiva il cuore battergli forte  nel
petto... Era un'arma anonima, quasi brutta ma esprimeva chiaramente
una potenza d'urto eccezionale. Quando la impugno', gli  sembro' di
essere Lord Soo, Gensei  dei  Suzaku, armato  della  Spada dall'Ala
Vermiglia. Nello  stesso  tempo, noto' come  la  Striker  fosse  un
piacevole connubio tra tecnologia dell'ultimo secolo  e  tradizione
dell'eta' del ferro: il massiccio  punzone  di  acciaio, estensione
verso  il  basso  dell'impugnatura, poteva  tranquillamente  essere
utilizzato come corpo contundente e perforante.
- Si'... Questa farebbe proprio al  caso  mio... - i suoi occhi  si
erano accesi come due lampadine.

<FLASHBACK EFFECT>
E' Natale, le immagini sbiadite e in bianco e nero fanno capire che  
si tratta di molti anni addietro.
Rebellino, seduto ai piedi di un  albero  pieno  di  luci  e  palle
colorate si diverte a scartare i suoi regali.
Apre il primo... Sono un paio di calzettoni di lana. Sul  viso  del 
bambino si dipinge un'espressione quasi scocciata.   
Apre il secondo... E' un portapenne  di alluminio. Rebellino, quasi 
schifato, lo butta subito in mezzo alle cartacce.
Apre il terzo... E' un meraviglioso ciufolo  di  orzonite  con  due
chiodi contrapposti. Rebellino  ora  e' contento, saltella  per  la
felicita', tanto che  finisce per  calpestare  persino  il  Presepe
provocando una strage di pecorelle, pastori e contadini.
</FLASHBACK EFFECT>

REGISTA: *gosh* ...e questo che cavolo c'entra?
SCENEGGIATORE: Ehm... *sweat*... Boh? Ci deve essere stato  qualche
               errore di montaggio...
REGISTA: E poi, che minc*a e' 'sto ciufolo di orzonite?
SCENEGGIATORE: Ma come? Penso che lei sia l'unico  essere umano che
               non sappia cosa sia e a cosa serva...

Insieme  alla   Striker-Gun,  Rebel  acquisto'  anche  un  paio  di
caricatori in piu' (da 12 colpi ciascuno), una  fondina  ascellare,
che indosso' immediatamente sotto la giacca, e una buona  quantita'
di  munizioni  calibro  45  ACP,  sia  con   palla  blindata  (poco
socievole) che con  palla  espansiva (molto socievole, praticamente
un'entreneuse).
Decise che del coltellino poteva anche  farne  a meno, aveva ancora
i due stiletti agganciati alla cintura dei pantaloni e poi era  ora
di piantarla di giocare al boyscout.
Sistemo' l'SH50 con un paio di calcioni  ben  assestati  e parti' a
razzo verso il centro di  IAC  City... Lo  spostamento  d'aria fece
suonare gli antifurto di tutte le macchine nel raggio di 500 metri.


--
************************************************************************
* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
*     -><-   E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it   -><-     *
*   -><-  http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html  -><-   *
************************************************************************