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Agenzia Rockflood
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Prologo (part 3 of 5).
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Prese una sigaretta fumata a meta' dal posacenere.
Abbassando la leggera barriera di carta, formata da una pratica,
che separava la realta' della sua scrivania dalla porta, si esibi'
in un monosillabo che sposava con totale sinergia un tono
interrogativo ed il suo apparire scocciato.
- Capo... - la porta era aperta tanto quanto bastava perche' la
testa della segretaria si infilasse nella realta' fumosa e
disordinata del suo ufficio.
- C'e' un ragazzo che ha risposto alla nostra inserzione sullo IAC
City Post - lo informo'. Che il disturbo della sua sacrale quiete
fosse costituito da una persona di sesso maschile lo comprese
unicamente osservando il viso della donna.
- Arrivo - la donna annui' e chiuse la porta, segregando l'ufficio
nella sua precedente calma. Nemmeno gli spari che si spargevano nel
corridoio, certamente frutto di Crossbones, riuscivano ad incrinare
quella pace.
Si alzo', lasciando scivolare la sedia fino al davanzale ed apri'
la porta del suo ufficio. Un sibilo e la sigaretta fu mozzata...
Osservo' il moncherino, poi vide, con lentezza disarmante, la
caduta dell'appendice oramai inutile di quel rotolino di tabacco.
Cadde silenziosamente, sussultando, sul pavimento, quasi questo
piccolo troncone bianco, sfaccettato di marrone, fosse stato vivo.
Silenzio...
- Maledetti topiiii! - una serie di esplosioni, seguita dai colpi
piu' distanziati di un'automatica, cominciarono la loro canzone di
morte. Le deflagrazioni continuarono. Le sopracciglia dell'uomo si
inarcarono impercettibilmente e delle rughe incresparono la sua
fronte. Gli incisivi morsero il filtro del moncherino di sigaretta
che le labbra livide stringevano nervosamente, imprimendo un segno
indelebile sul tenue arancione. Veleno, incurante del pericolo,
percorse il corridoio, osservando la figura che lo attendeva
all'ingresso.
Era seduto e le sue scarpe sembravano cosi' lucide da sembrare "di
vernicie". Indossava un completo grigio chiaro, di ottima fattura,
"Devo averne un paio anche io da qualche parte", fu il pensiero che
percorse la sua mente come un fulmine. Negli ultimi passi che lo
separavano dall'ingresso si ritrovo' a domandarsi dove li avesse
infilati. Se gli sarebbe accaduto di uscire con una bella donna, o
magari di presenziare a qualche cerimonia ufficiale, non avrebbe
avuto nulla da mettersi.
Non ci bado' molto, di cerimonie ufficiali in quel posto non ce ne
erano poi molte e di belle donne che volessero uscire con lui
altrettante. O meglio, anche se ce ne fossero state, negli ultimi
mesi non e' che se ne fosse curato poi molto. Bastava uno sguardo
per capirlo, aveva un'ombra di curato la sua figura, ma era solo
un'ombra ed era anche molto flebile. Certo, se ne avesse avuto
l'opportunita', se avesse avuto una donna, si sarebbe preoccupato
molto di piu' della sua persona. Era una cosa che non aveva ancora
compreso di se': come mai si peroccupava di piu' degli altri che
di se' stesso? Accantono' anche questa domanda, assieme a quella
dei vestiti. Ora i suoi occhi stavano squadrando l'uomo.
Riconobbe sul suo volto un qualcosa, che credeva appartenesse solo
a quell'immagine riflessa nello specchio del bagno di casa sua.
Si ritrovo' a chiedersi cosa aveva potuto passare quel ragazzo per
essere conciato come lui, e soprattutto per venire in quel posto,
in quell'ufficio a cercare un lavoro malpagato che nella polizia
gli avrebbe fruttato piu' soldi ed una carriera.
"Ha l'aria sveglia", si disse, avvicinandosi all'uomo e scuotendolo
un po'.
- Ehi! Ehi, ragazzo, svegliati! - quello apri' un occhio, per poi
scattare in piedi, facendo un rapporto quasi commovente, da quanto
era dettagliato.
- Salve signore, sono Rebel Yell, sono venuto qui perche' mi
interessa questa vostra inserzione - punto' il suo indice sullo IAC
City Post, aperto e ripiegato alla pagina della loro inserzione -
Sono esperto in questo campo, sono... - Veleno lo interruppe.
- Sei uno che non perde tempo - commento' atono, senti' con
distinzione e chiarezza il giovane deglutire.
- Mosca! - giunse dal corrodioio - CONTAAAAATTOOOOOOOOOOOOOOOOOO! -
gli fece eco la rauca voce di un mitragliatore.
- Ricordati di chiamare la disinfestazione domani - fece l'appunto
alla segretaria, che annui', tenendo gli occhi incollati sul
giovane.
- Ma che ca... - Rebel Yell osservo' lungo il corrodoio, mentre la
parete opposta a quella da cui proveniva la voce veniva crivellata.
- Ah! - esclamo', portando una mano al volto e ritraendola colorata
di uno sbaffo vermiglio, un pezzo di calcinaccio lo aveva graffiato
alla guancia destra.
- S-Sa-ngue? - balbetto' il giovane. Il suo cuore balzo' in gola.
*ta*tum*
- Rebel, figlio mio -...
La scena torno' davanti ai suoi occhi, come sul grande schermo di
un cinema, in bianco e nero ed a spezzoni, quasi fosse un trailer.
*ta*tum*
- Papa'... -
Quella voce di bambino gli rimbombo' in testa. Ansimo'.
*ta*tum*
- Tesoro mio -...
*ta*tum*
Qualcuno si soffio' il naso in maniera piuttosto rumorosa.
Veleno osservo' il fazzoletto e lo getto' dietro ad una spalla.
- Grazie capo... Mi ci voleva - ringrazio' la segretaria - Pero' -
ammise - Scusi, mi commuovono sempre questi film. Popcorn, capo? -
lui scosse la testa e spense la sigaretta sul posacenere appoggiato
in un lato della scrivania della segretaria, poi assesto' una pacca
sulla spalla del ragazzo e la scena scomparve, come per incanto.
- Tutto a posto? - domando'. Rebel Yell annui' e si chino' per
un fazzoletto, a scopo di tamponare il taglio. Immediatamente dopo
averlo preso lo getto' via nauseato.
- Ehem... Avete un kleenex? - chiese, mostrandosi a disagio.
La segretaria gli porse una grande scatola con dei fazzolettini di
carta, Rebel Yell ne perse un paio e si ripuli'.
- Vuole anche qualcosa da bere? Potremmo andare al bar qui vicino
- propose la donna. Veleno la ignoro'.
- Vieni nel mio ufficio - disse imperativamente al giovane.
La segretaria scocco' un'occhiata un po' strana al suo datore di
lavoro e poi sbuffo' contrariata.
Fu preso in contropiede da quella frase e lo segui' fino all'inizio
del corridoio, ovvero per il tempo di qualche passo. Il tizio in
impermeabile apri' un armadietto e gli passo' un antischegge.
- Indossalo - disse solamente. Il giovane lo imito', mettendosi in
testa anche un elmetto.
- Seguimi - si rannicchio' ed incomincio' a strisciare lungo il
muro. Rebel Yell si accuccio' e lo segui' senza fiatare.
I colpi sibilvano sopra le loro teste, dopo qualche tempo di quella
marcia forzata, avvertirono il rumore di un mortaio *stunf*.
TheGIO apparve al loro fianco, con indosso una mimetica ed uno
zaino.
- Avanti scimmioni smidollati! - bercio' ad una squadra di soldati
Voglio che prendiate quella collina prima di mezzogiorno! - poi si
volto' verso Veleno e gli offri' un gran sorriso - Adoro questo
allenamento - lo informo', superandolo ed inerpicandosi per una
montagna di fango.
Rebel Yell non aveva ben compreso cosa stesse accadendo attorno a
loro... Incrociarono un tavolo, al quale sedeva un uomo canuto e
quasi calvo. Portava un paio di occhiali dalla montatura in metallo
e un'aria molto seria. Di fronte a lui sedeva un gatto di enormi
dimensioni con il quale quest'uomo stava prendendo del the.
- Salve - lo saluto' Veleno - Signor Preside! Come va? - chiese.
I due si strinsero la mano, mentre il gatto porgeva un elmetto al
commensale.
- Bene... Sono venuto chiedere la vostra assistenza per un problema
che si e' verificato nel mio liceo... Tutta la biancheria intima
contenuta negli spogliatoi femminili del complesso e' stata rubata
e, dopo un'accurata ispezione abbiamo scoperto delle telecamere
nelle cipolle delle docce di questi spogliatoi... - relaziono' - Ma
vedo che avete trambusto - Veleno scosse la testa.
- E' solo un mio collega che si esercita - minimizzo'.
- Ah - verso' una tazza di the al gattone - Volete? -.
Entrambi gli uomini accucciati scossero la testa.
Un anticarro, lanciato probabilmente da un RPG7 volo' sopra le loro
teste e provoco' un miagolio fastidioso del gattone, causato dal
fatto che il razzo gli aveva bruciato la punta delle orecchie. Si
lecco' la zampa destra e spense le fiammelle che sorgevano dalle
due estemita' auricolari, danzando come tarantolate.
- Ehem - il preside si schiari' la voce - Per quel caso... -
insiste'.
- Ah... - Veleno sorrise ed attese qualche secondo, forse per
rimuginare sull'opportunita' di accettare l'incarico, o forse sulla
variazione dell'alzo che avrebbero apportato a quel mortaio, dato
che l'ultimo colpo era piuttosto vicino. Dal loro fianco sinistro
ringhiavano i colpi di una mitragliatrice.
- Alleato Musolesi! - giunse il grido dal bunker - Tu defe andare
in afanskoperten! - dai sacchi di sabbia emerse un cappello da
ufficiale tedesco.
- Sono fiero di poter fare questo servizio, Haptmann Von Krapotten!
rispose un fante dall'aspetto pecoreccio e dalla divisa un po'
bislacca.
- Ja! Noi grandi kombattenten, grandi Sturmtruppen! Hail! - il
capitano scatto' sull'attenti, facendo il saluto romano, ritto in
piedi. Una gragnuola di colpi lo falcio'.
- Viva! - rispose l'Alleato Musolesi, imitando il gesto del
capitano e imitandone anche la misera fine.
Veleno aveva assunto un'aria pensosa.
- E' stato Moroboshi - esordi'. L'uomo salto' in piedi, evitando
una poderosa bordata di anticarro con l'agile mossa di inarcare la
schiena all'indietro, esibizione degna di un contorsionista.
- Lei si' che ha un intuito formidabile! Tutti quelli della vostra
agenzia sono formidabili - gli strinse la mano, si mise il tavolo
in spalla e se ne ando' correndo, seguito dal gattone.
- Tutti i vostri casi sono cosi'? - chiese Rebel Yell.
Veleno scosse la testa, mormorando un no.
- Questo da quanto lo seguivate? - l'altro alzo' due dita.
- Due mesi - l'altro scosse la testa - Due settimane... Due...
Giorni! Ore! Minuti! - ansimo' - Due secondi - finalmente l'altro
annui' - E avete chiuso un caso cosi'! - esclamo'. Veleno annui'.
- Senza indagini? - chiese. L'altro annui' ancora.
- E come mai? -.
- L'unico a poter perpetrare una perversione cosi' grande in quel
licieo puo' essere stato solo Moroboshi... - liquido' la questione
tornando a camminare carponi...
Dopo pochi passi la prima porta di quella parete fu scaraventata
nel corridoio come una foglia morta e ricadde al suolo con un sordo
tonfo. Un vento caldo, quasi come il Sahel, investi' i due, che si
coprirono il volto con il braccio. Avanzarono lentamente in questa
nebbia fatta di calcinacci e cenere, fino a quando Rebel Yell si
trovo' di fronte ad un muro peloso e caldo. Lo tasto', ritrovandosi
ad esaminare una sfera di pelo, di dimensioni ragguardevoli, molto
simile ad un pallone da calcio, solo che si muoveva, si divincolava
e... Parlava (anche se di parlare proprio non si poteva parlare).
Quando il pulviscolo dell'esplosione si deposito' CB usci' dal foro
che ora c'era al posto del suo ufficio.
Veleno stava in piedi di fronte a lui.
- E questo che diavolo significa - CB si guardo' attorno, finche'
non trovo' cio' che stava cercando.
- Diavolo e' spento! - esclamo' GNAGNA, in direzione della porta.
- Vedi - disse al batuffolo di pelo violaceo e bruciacchiato che
Rebel Yell teneva tra le mani - L'Abrhams era troppo... -.
Dal buco usci' anche Gatchan, con il costume da topolino.
- Gupiiiii! - sentenzio' con aria estatica.
- Troppo GROSSO. E' lo zucchero accumulato nei meandri del circolo
A. Panzini... - rispose sfumacchiando il coso.
Rebel Yell e Veleno stavano osservando meglio GNAGNA, aveva indosso
i rimasugli di un costume da insetto.
Veleno torno' ad osservare Gatchan. Getto' un'occhiata all'interno
dell'ufficio di Crossbones e torno' ad osservare i due.
- I topi... La mosca... - balbetto', mentre Gatchan gli svolazzava
attorno, ed esaltando il gesto con una serie di "Gupi!".
Tra le poche cose rimaste intatte si potevano scorgere sagome di
cartone raffiguranti insetti o topi a grandezza naturale con linee
che delimitavano aree di punteggio.
- E QUESTO COSA SIGNIFICA?!?! - sbraito' Veleno.
- Uffi! Quante storie solo perche' voglio tenermi in allenamento -
rispose CB rientrando nel suo ufficio e sistemando la porta alla
menopeggio.
- Vieni ragazzo - sollevo' Rebel Yell per un braccio, in modo un
po' rude forse, ma non si poteva certo dire che fosse di buonumore.
- Le giornate sono cosi'... Movimentate da queste parti? - chiese
il giovane.
- No... Oggi e' un po' loffia - rispose l'altro, accendendosi una
sigaretta. Dopo pochi passi spalanco' la porta di una stanza in
penombra.
- Questo e' il mio ufficio... - gli disse, lasciandolo entrare -
Saro' io il tuo esaminatore - aggiunse, mentre con lo stesso
interesse che avrebbe potuto dedicare ad un filo sulla giacca, si
muoveva in quell'universo fumoso, fatto di carta, mozziconi di
sigarette, bicchieri di carta, bottiglie vuote e lattine.
"Sembra quasi casa mia. Solo che questa e' un po' piu' in ordine",
penso', con la ferma convinzione che questo ordine non derivasse
del tutto dall'uomo con la cravatta nera.
- Siediti - Rebel Yell fece come gli era stato detto, afferro' una
sedia e si mise di fronte a lui. In quel momento constato' che quel
tipo non aveva cambiato tono, rivolgendosi a lui, da quando lo
aveva accolto alla reception. Atono, gelido e povero di sentimenti
quanto un pozzo oramai asciutto da anni. Parlare con lui
assomigliava tanto a succhiare delle monete, lasciandoti in bocca
un gusto sgradevole e metallico.
Quando fece per appoggiarsi alla sedia, un rumore piuttosto
imbarazzante lo fece sollevare di scatto. Veleno alzo' gli occhi,
osservando cio' che Rebel reggeva in mano. Il marrone cuscinetto
in gomma, recava una scena piuttosto equivoca sul davanti, che ne
dimostrava anche l'uso.
- Accidenti - nonostante la sorpresa che avrebbe dovuto mostrare il
proprietario dell'ufficio questa esclamazione usci' cristallina,
senza inflessione alcuna.
- Rimasugli dell'ultimo carnevale - si giustifico' poi, prendendo
il cuscinetto dalle mani del giovane e infilandolo in un cassetto.
- Puo' sempre tornare utile - sorrise impercettibilmente. Rebel
Yell, pero' non lo stava ascoltando, stava rimuginando sulle sue
ultime frasi. Carnevale quell'anno era stato alla fine di febbraio,
ora erano a meta' agosto... Si chiese se quell'uomo potesse essere
distratto. Forse si', concluse tra se', ma non ebbe il coraggio di
chiederglielo.
- Cominciamo - esordi'. La sedia su cui Rebel era seduto pareva
fatta di rovi per come ci si era seduto. Ebbe la netta impressione
che l'uomo che gli stava di fronte avrebbe potuto pronunciare con
lo stesso tono che aveva utilizzato per tutto il loro dialogo frasi
quali "Bella giornata oggi", oppure "Ora sei morto", con la
medesima naturalezza e scioltezza con cui aveva pronunciato quella
parola. Decise che non aveva alcuna intenzione di verificare la
veridicita' di quella affermazione.
Riflette' ancora per qualche secondo, prima che l'uomo parlasse
ancora. A dire la verita' non poteva sostenere in alcun modo che
tra loro due ci fosse stato un dialogo. Lui aveva parlato, l'altro
aveva risposto, ma in tutto non avevano pronunciato nemmeno una
cinquantina di parole... Bel dialogo... Si assesto' meglio sulla
sedia, scoprendo di essere scomodo e di non aver migliorato la sua
situazione ocn quella manovra. Gli sembrava di essere a rapporto
dal suo superiore, quando ne aveva combinata una.
- Stai tranquillo, non tentero' di accoltellarti... Rilassati -.
Il giovane tento' di apparire piu' disinvolto, ma non vi riusci'
perfettamente. Un'ombra di nervosismo esisteva ancora nei suoi
movimenti.
- Almeno ci hai provato - borbotto' Veleno alzandosi e dirigendosi
alla finestra - Ci hai messo tutto te stesso - con una calma
disarmante abbasso' la taparellla, lasciando che le lame di aurea
luce ferissero le ombre e il mobilio della stanza.
Prima pero' sbircio' fuori, abbastanza in tempo per incontrare una
faccia molto buffa di un bambino con una salopette blu, che reggeva
in mano un secchio ed uno straccio. Gli fece un cenno di saluto,
questo ricambio', e dopo aver posato sul davanzale il secchio e lo
straccio, mosse le sue mani sulla faccia, assumendo il volto di chi
lo stava osservando. Veleno rise di gusto e torno' alla sua sedia.
- Dannato Carletto - borbotto', senza badare allo sguardo stupito
di Rebel. Se avesse potuto sarebbe balzato in piedi, esclamando "Ha
riso! L'ho vista!", ma era troppo concentrato su cio' che stava per
accadere.
- Hmmm... Puliscono i vetri di mattina questa settimana - mormoro'
rivolto alla sua lampada da tavolo.
- Ehem... Cosa vuol sapere? -.
- Qui le domande le faccio io ragazzo... E non avere fretta -
torno' a sedersi e si abbasso' su di un lato della scrivania.
Dopo qualche tempo in cui la sua mano ricercava un qualcosa, il suo
sorriso soddisfatto precedette l'apparizione di una valigetta
ventiquattr'ore in metallo. Accese la lampada a fluorescenza che
teneva sul tavolo, rendendo ancora piu' fredda e sciapa l'atmosfera
aleggiante nell'ufficio.
- Hai mai fatto test di questo tipo? - una gibigianna illumino' il
volto inespressivo di Veleno quando apri' la valigetta.
Rebel Yell mise immediatamente mano alla pistola.
- Fase uno - mormoro' l'altro, scribacchiando su di un blocco - Hai
riflessi pronti, figliolo - il granito si ruppe per qualche tempo,
lasciando posto ad un ghigno - Ma sei troppo impulsivo - sentenzio'
mentre il volto tornava di nuovo ad essere una maschera
impenetrabile, senza espressione.
- Cos'e'? - chiese Rebel - Esame visivo, esame del sangue, o cosa?
- era incuriosito.
- Veun-Kampf - fu l'unica risposta. Uno scatto metallico avvio' un
meccanismo all'interno della valigetta, seguito da un sibilo acuto
mentre una piccola asta di metallo con un oculare fissato in cima
emergeva diagonalmente dall'oggetto.
- No, mai... - fu la risposta alla domanda fatta poco prima.
Quell'uomo ed il suo atteggiamento lo stavano mandando in bestia.
- Rilassati - aveva parlato sensa staccare gli occhi dal contenuto
della valigia - Puoi fumare, se vuoi, non pregiudica il test -
aggiunse, sempre concentrato sui meccanismi che stava osservando.
La destra cerco' in una tasca della giacca, per poi emergere con un
involucro rettangolare, che offri' in sua direzione.
- Ho smesso - mormoro' il giovane.
- Oh - fu l'unica cosa che disse. La mano torno' a riporre il
pacchetto di sigarette nella tasca dove lo aveva trovato. Questa
volta la notizia riusci' anche a rompere la concentrazione che lo
legava a quella valigetta. "Incredibile!", penso' con sarcasmo
Rebel Yell.
- Ora ti faro' qualche domanda, e' per misurare le tue reazioni -
lo informo'.
- Sono pronto -.
Trascorsero un quarto d'ora a scambiarsi domande e risposte, mentre
Rebel Yell in cuor suo si chiedeva cosa potessero significare.
Quale valenza poteva avere la risposta alla domanda del "Dove
abiti?", oppure alle sue reazioni se incontrava una testuggine nel
deserto e la rovesciava sul dorso, o ancora al perche' il figlio
del suo vicino aveva una collezione di farfalle e gli mostrava come
le uccideva. Che poi il figlio della sua vicina non uccidesse
farfalle ma persone e che lo facesse unicamente per placare i suoi
mal di testa e per poter far funzionare per qualche tempo i suoi
arti bionici, era un'altro paio di maniche. Eh, gia', Numero 204
era un discolo di prima categoria.
Alla fine della serie di domande, l'attrezzatura per eseguire il
test Veun-Kampf fu spento, e la valigetta fu richiusa.
Il silenzio era rotto dal ritmico movimento delle pale di un
ventilatore posto sopra la plafoniera del lampadario dell'ufficio,
che per alcuni minuti fu il solo compagno dell'irreqietezza del
giovane, che sembro' rigirarsi sulla poltrona come se questa fosse
rovente, o piena di chiodi.
- Hai un tuo curriculum? - chiese dopo, senza alzare la testa dal
foglio su cui aveva lasciato oziare la penna, scrivendo di tanto
in tanto, durante il test.
Rebel Yell, finalmente con la possiblita' di parlare liberamente,
espose il suo caso. L'unico commento di Veleno fu un prolungato
mormorio a meta' tra il soddisfatto e l'indeciso.
- Qualcosa che non va? - chiese Rebel Yell, con apprensione.
- No, affatto - fu la risposta - Da quand'e' che hai finito il
corso? - attese la risposta per poi aggiungere qualche altro
ghirigori sul blocco.
- Posso chiederle cosa sta annotando, signore? -.
Veleno mostro' al giovane il foglio di blocco, solcato da linee
tratteggiate e scarabocchi vari.
- Questa e' la sua scrittura, signore? -.
- No, assolutamente no, sono solo scarabocchi a caso - Rebel Yell
stava incominciando a non capirci molto.
- E perche' li ha fatti? -.
- Fanno scena - sorrise malignamente - Danno un tocco di serieta'
in piu' alla cosa, non credi? -.
L'espressione che l'altro assunse era il perfetto ma mai esistito
monumento all'incredulita'.
- Perche' vuoi fare questo lavoro? - chiese poi.
- Mi piace, ci sono tagiato -.
- Ma se hai detto che ti sei appena fatto sbattere fuori dalla
polizia -.
- Non mi piaceva avere qualcuno sopra di me, che mi dicesse ogni
volta cosa dovevo fare - Veleno torno' a scribacchiare sul blocco
- Mmhhh - non aveva alzato la testa dal foglio - Sappi che fino a
che non avrai dimostrato di saperci fare in questo lavoro, la tua
vita non sara' poi cosi' diversa da quella di prima - sentenzio'.
- Sono disposto ad accettare questa condizione - la voce era ferma
e convinta.
- Bene - ammise l'altro, tornando a scrivere velocemente - Credi di
valere molto, a quanto pare - Rebel Yell annui'.
- Vedra' quello che so fare, signore... - rispose.
- D'accordo, per me puoi andare bene, tra poco sentiremo gli altri
- fu la sentenza - Non credere di essere migliore di altri, qui
sei l'ultimo arrivato, percio' guarda e impara - scrisse ancora
qualcosa sul foglio.
- Uhm... Signore... - Veleno gli concesse la sua attenzione - Non
le sembra stupido continuare con la farsa dello scrivere? - Veleno
sbuffo' e Rebel credette di aver toccato un tasto dolente.
- Cosa ti ho appena detto? - indico' il suo occhio destro - Guarda
e impara - ripete' - Sto scrivendo la lista della spesa - per poco
Rebel non cadde dalla sedia.
- Almeno - disse, mentre si rassettava la cravatta - Non passero'
il giorno a fare multe e a scriver scartoffie - Veleno si permise
di ridere.
- Eppure dovresti saperlo bene che il nostro lavoro non e' fatto di
pura azione... Hai visto troppa di quella robaccia che trasmettono
in televisione, ragazzo - lo canzono'.
- Lo so molto bene, signore - rispose l'altro, mentre Veleno si
alzava ed apriva la porta. Rebel Yell si alzo', era un esplicito
gesto di commiato.
- Un'ultima cosa - si fermo' poco fuori dalla porta - Leva quel tuo
"signore", quando parli con i tuoi colleghi di lavoro - si accese
una sigaretta - Ai tuoi colleghi potrebbe non piacere - concluse.
- Io lo farei volentieri, signore - quest'ultima frase suscito' una
brutta occhiata da parte di Veleno - Ma non conosco il suo nome -
c'era da dire pero' che il ragazzo aveva le sue buone ragioni.
- Veleno - rispose - Ed ora muoviamoci - aggiunse incamminandosi
nel corridoio.
- Dove stiamo andando? - Rebel Yell gli si era accodato con passo
frettoloso, il gesto della porta non aveva significato un commiato,
ma qualcosa di differente.
- Vedrai - fu la sola risposta. Uscirono dall'ufficio ed
incominciarono a scendere le scale, fino a giungere all'ingresso.
- Ti chiami Yell, giusto? - l'altro annui'.
- Mi chiamo Yell, Rebel Yell... -.
- Bene Yell - erano scesi nelle cantine del palazzo e si erano
fermati davanti ad una grande porta in metallo, a tenuta stagna.
Veleno la apri' abbastanza agevolmente, lasciando che la luce che
proveniva da quella stanza illuminasse anche i dintorni di quella
porzione di corridoio che i due occupavano. Entrambi furono
costretti a tenere una mano davanti agli occhi per qualche tempo,
i riflettori al magnesio che a batterie di quattro erano fissati in
vari angoli del locale, emanavano una luce quasi accecante.
- Dove siamo? - chiese Rebel, avanzando dietro la figura dell'altro
uomo, e ritrovandosi su di una balaustra in metallo che correva per
tutto il vasto salone, punteggiata di scale che portavano verso
il basso.
- Questa e' la nostra rimessa-officina-armeria-eccetera, eccetera
eccetera - incomincio' a scendere per la scala piu' vicina.
- E quegli eccetera, eccetera, eccetera per cosa stanno? -.
- Con il tempo lo saprai - si volto' verso il ragazzo, sorridendo -
Sei un tipo impaziente... Ogni cosa a suo tempo... -.
Rebel Yell lascio' vagare lo sguardo, cogliendo alcune moto, delle
macchine, un blindato, un carro armato M1A1 Abramhs, un A6 Intruder
dalle ali ripiegate, un AV8-B Sea-Harrier, in un angolo si poteva
scorgere anche un passaggio che portava ancora piu' sotto, era un
boccaporto a tenuta stagna quasi invisibile, ma Yell lo aveva
notato giusto perche' era poco lontano dal punto di interesse del
momento.
Veleno si diresse verso due persone che discutevano accanto ad un
mezzo blindato dai colori sgargianti, probabilmente parlavano
di meccanica, si disse il giovane. Certo e' che in un posto del
genere si poteva parlare di ogni cosa, viste le attrezzature di cui
disponevano.
- Sei sicuro che funzioni? - mormoro' un lungo codino chino sul
vano motore aperto.
- Certamente - rispose l'altro - Dovrebbe reggere fino a quando non
ricevo i pezzi di ricambio - sostenne, prendendo uno straccio e
pulendosi le mani.
- Uhm... Non so quanto queste fasce elastiche possano tenere -
obbietto' nuovamente il primo.
- Fidati di me - rispose EoS - Io so quel che faccio... - per
rafforzare l'affermazione, offri' a TheGIO un sorriso.
- Bof... - TheGIO lancio' un ultimo sguardo al tenue rosa sporco di
grasso che rappresentava il concetto che EoS riteneva essere una
"Fascia elastica di fortuna".
- Psst - una donna con una giacca militare sulle spalle attiro' la
loro attenzione - Sta arrivando qualcuno! Stefano! -.
Deunan appariva piuttosto nervosa, forse per il fatto che sotto la
giacca militare non portava nulla, e con le braccia si copriva il
seno nudo. Sarebbe stato non poco imbarazzante farsi vedere in
quello stato.
- Amico mio - EoS meno' una pacca sulla spalla a TheGIO - Non sai
quanto siano resistenti i reggiseni di Deunan - l'altro lancio' una
dubbiosa occhiata verso la ragazza, che arrossi' vistosamente.
- Beh - gli chiese con voce tremolante - Che hai tu da guardare? -
torno' a voltarsi verso EoS - Ora che faccio? - siblo'.
- Calma - impose TheGIO, facendosi avanti verso il lato scoperto
del blindato. Intanto EoS si era inerpicato sulla torretta ed era
scivolato all'interno del veicolo.
- Salve gente! - esordi' Veleno alle spalle di TheGIO.
- Ca**o! - salto' su l'altro - Lo sai che li odio questi fottuti
scherzi!!! -.
- Se li faccio ci sara' una ragione - borbotto' l'altro, fumando.
- Ma non perdi mai questo dannato vizio? - chiese tornando verso il
blindato.
- Quale? - getto' il mozzicone dietro la spalla, verso una serie di
bidoni scuri. Rebel Yell si fece piccolo piccolo dietro l'angolo
opposto del blindato, pregando che scoppiasse solo uno dei fusti e
non tutti gli altri.
- NOOOOOOO! AAAAAAAGGGGGHHHHH! - urlo' l'altro.
- Quante storie per una sigaretta! -.
- Siamo in un deposito di veicoli, con carburante, armi e tante
altre cose infiammabili - lo redargui'.
- Bah... - borbotto' Veleno - Non e' mai successo una sega - sputo'
verso dei bidoni poco lontano. Il luogo fu scosso da un'esplosione,
il bersaglio di Veleno ora era un ammasso di lamiere contorte,
divorate dal fuoco.
Da una serie di fusti vicini usci' un grido.
- Chi diavolo c'e' li' dietro? - Veleno si diresse verso i fusti,
ma fu fermato dopo qualche passo da un coperchio che gli saetto'
di poco sopra la testa. Lo schivo' senza molti problemi, ma non
riusci' a fare altrttanto con quello diretto al suo stomaco.
- Ouch! - cadde a terra, dolorante - Si puo' sapere che diavolo sta
succedendo qui! - grido'. La sua boria si spense immediatamente,
vedendo una biondina emergere dai fusti, con le spalle scoperte e
non solo quelle.
- Prova a fare un altro passo e il prossimo coperchio ti stende! -
gli intimo' Deunan, agitando la minaccia verso di loro. Si arresto'
ad osservare la scena. Le sue minacce non potevano aver ridotto
quei tipi in quello stato.
Si senti' un clangore, seguito da un lampo e lei alzo' lo sguardo
osservando la torretta del blindato... Anche EoS era caduto nel
medesimo stato degli altri tre...
Espressione intelligente quanto un container, sorriso ebete, lingua
a guisa di cravatta, l'unica cosa che erano in grado di fare era
starsene li' come baccala', esibendosi in un coro monosillabico e
monotono: "OooooooOOoOoOoOooOooOh"...
Si guardo' attorno per rendersi quasi immediatamente conto della
presenza di un inequivocabile fattore scatenante che aveva portato
i quattro un uno stato catatonico. Poco lontano, sul pavimento era
caduta una giacca militare... Si esamino' attentamente... Stava
agitanto il coperchio di un bidone a petto nudo, in una perfetta
posa da pin-up, che le sarebbe forse valsa un mese nel Calendario
del Meccanico '97. Strillo' e si rannicchio', coprendosi nuovamente
con la giacca. Quando riemerse dalla fila di bidoni tutti e quattro
erano accrocchiati a discutere sottovoce. EoS stava agitando una
Polaroid. Si avvicino' silenziosamente al gruppo.
- Che state facendo? - chiese piombando in mezzo a loro, con il
candore di una bimba. EoS mise le mani dietro la schiena, sudando
abbondantemente.
- Oh... Nulla, nulla, nulla... - gli altri fischiettavano con fare
indifferente e gravitavano attorno ai due, cercando i pretesti per
occupare del tempo. Deunan si ricordo' del lampo che aveva visto
prima e noto' che EoS aveva una Polaroid al collo.
- Cos'e' quella? - chiese.
- Quella cosa? - chiese EoS, facendo scendere lo sguardo sulla
Polaroid - Ah questa? - Deunan annui' - Non so... Me la sono
ritrovata al collo... -.
- AAAAAAH! - urlo' TheGIO, correndo verso di lui - Hai una Polaroid
addosso! ALT! - lo afferro' per le spalle - Stai fermo, rimani
immobile, respira lentamente... - estrasse un coltello da caccia -
Ora girati lentamente verso di me... - EoS segui' le indicazioni.
TheGIO taglio' il laccio della macchina fotografica e l'afferro'
saldamente.
- L'ho presa l'ho presa!!!! - la getto' nel rogo e poi torno' dal
gruppo, avvicinandosi ad EoS - Te la sei vista davvero brutta -
disse ad EoS - Fortuna che so come trattare le Polaroid... - i due
si scambiarono uno sguardo di intesa... Deunan non aveva mutato
espressione... Osservava torva EoS...
- Mi... Mi hai fatto... Una foto... - aveva assunto un'espressione
triste - Lo hai fatto... Vero? - chiese, mentre i suoi occhi si
riempivano di lacrime - Tutti vuoi uomini siete dei porci! -
strillo', alzando le braccia e colpendo Rebel Yell, a un passo
dietro di lei, con un perfetto uppercut, facendolo cadere lungo
disteso a terra. Si volto' indietro, per andarsene ma fini' con lo
sbattere contro la figura di Veleno, che cinse con le braccia le
piccole spalle della ragazza.
- No no... - la rassicuro' - Ma cosa dici mai, non fare la testa
calda - strizzo' l'occhio ad Eos, che stava infilando la fotografia
nel taschino della camicia - Per chi ci hai preso... Come potremmo
essere cosi' meschini... - Deunan singhiozzo', lasciando che Veleno
le prendesse il mento tra pollice e indice - Ed anche se fosse,
la fotografia e' andata bruciata - la ragazza annui', anche se era
rimasta dentro di lei molta indecisione, dimenticandosi del fatto
che l'apparecchio era una Polaroid.
Si stacco' dal suo abbraccio per dare un bacio ad EoS, scusandosi
sottovoce per la reazione. Poi si diresse verso l'uomo che aveva
steso.
Rebel Yell si senti' bruciare lievemente una guancia, mentre apriva
gli occhi e si rese conto che una donna lo stava prendendo a
schiaffi. Deunan lo vide sorridere, in un misto di incoscienza ed
estasi.
- Rosita... - sussurro', mentre tentava di mettere a fuoco la
figura che lo stava schiaffeggiando - Sei tornata... - alzo' una
mano per carezzare il volto della donna, ma poco dopo riusci' a
vederla distintamente e la mano ricadde, senza volonta' al suolo.
L'altra massaggiava la mascella. Come poteva aver confuso quella
donna con Rosita... I suoi schiaffi erano troppo leggeri...
- Mani di fata, signorina... - mormoro' mentre tentava di rialzarsi
e le sue mani si abbassavano per fornire un buon perno per la
manovra. Osservo' meglio la donna, che aleggiava sopra di lui, con
la giacca militare aperta... Assunse nuovamente l'espressione ebete
di poco prima, e ricadde a terra.
- Cos'ha quel ragazzo? - chiese TheGIO avvicinandosi.
- Boh - Deunan fece spallucce - Stava rinvenendo poi e' svenuto
ancora... Chissa' perche'? - chiese candidamente.
- Lo so io perche' - mormoro' TheGIO - Abbottonati quella cosa, se
non vuoi rischiare accuse di omicidio colposo... -.
- Ha sussurrato qualcosa prima: "Rosita... Sei tornata" - aggiunse
Deunan - Cosa voleva dire secondo te? - chiese.
- Dovrei saperlo? - il tono di TheGIO era brusco, mentre si
abbassava verso il ragazzo.
- Sei tu l'investigatore, no? - rispose lei, con frivolezza.
- Forza bello, svegliati! - meno' sonori schiaffoni sulle guance di
Rebel Yell, afferrandolo per la cravatta.
"Rosita! Questa volta ne sono certo", sbarro' gli occhi al pensiero
che aveva risvegliato la sua mente, ma si trovo' davanti al volto
barbuto di TheGIO.
- Buongiorno - TheGIO sorrise e lo lascio' ricadere a terra,
finalmente lasciando la presa sulla cravatta, il nodo era stato
stretto a dismisura dalla presa dell'uomo. Rebel si allento' la
cravatta e si rialzo'.
- Prova! - grido' Veleno nel portello della torretta del blindato.
Un gorgoglio strano ed una fumata nera salirono verso l'alto, dagli
scarichi del blindato.
- Quasi a posto - constato' EoS - Datemi qualche giorno e con i
pezzi di ricambio sara' un gioiello - poi si corruccio' - Anche se
la riparazione che ho fatto penso potra' durare per un mese o forse
di piu' - TheGIO sorrise a sentire la notizia.
- Bene, potremmo posticipare l'ordine dei pezzi di ricambio - disse
rivolgendosi a Veleno.
- Gia', nel frattempo dipingiamo il blindato di rosa - rispose con
il dovuto sarcasmo l'altro.
- Sarebbe un'idea - mormoro' TheGIO, avendo colto l'ironia della
situazione - C'e' solo da decidere nel frattempo chi fara' William
Holden e chi Tony Curtis - ridacchio', salendo sul blindato.
- Chi e' il pupo? - chiese sottovoce.
- Ah, quello? - si volto' verso Rebel Yell che stava gironzolando
li' nei dintorni - Mi ha seguito fino a qui, posso tenerlo? -
ridacchio'.
- E' capitato oggi in agenzia, ha risposto ad un'inserzione che
avevamo messo sullo IAC City Post. Io lo ho gia' rivoltato come un
guanto, pare a posto e sveglio - TheGIO aveva assunto un'aria
pensosa.
- Uhm... Cosa te ne pare allora, in due parole -.
- Puo' fare strada - mormoro' Veleno - Pare bravo, sembra che
abbia tutte le carte giuste per diventare un buon investigatore.
E' solo un po' inesperto... E' un ex poliziotto, e' giovane, ha
voglia di lavorare a quanto pare... Per me e' okay - concluse.
- Ma si veste da scemo - commento' TheGIO.
- E' inesperto... - rimarco' l'altro.
- A te va bene? - chiese, mentre in tutta risposta l'altro annuiva
- Mhhh... Va bene anche a me... A prima vista fa una buona
impressione - poi si fermo', rimuginando per qualche secondo e per
rispondere riguardo ad una particolarita' tecnica del veicolo al
meccanico.
- Chi se lo piglia? - chiese poi.
- Credo io - disse Veleno - E' un damerino, ma mi piace - sorrise
per qualche istante.
- Mi ricorda qualcuno da giovane - ridacchio' l'altro.
- Cosa vorresti dire, barbone col codino? - bercio' Veleno - Non
siamo poi tanto piu' vecchi di quel ragazzo! - poi torno' ad
osservare Rebel Yell - Ero veramente cosi' una volta? - chiese, con
un misto di incredulita' e di quel caldo tremolio nella voce che si
puo' notare solo quando torna alla mente un caro e vecchio ricordo.
- Ci puoi scommettere la testa! - insiste' TheGIO.
- Naaah... Impossibile... - ridacchio'. Tuttavia era probabile che
si fosse sobbarcato quell'incarico solo perche' il nuovo arrivato
gli ricordava la sua "giovinezza" nell'agenzia.
Intendiamoci, non e' che i tre inevstigatori fossero poi cosi'
vecchi, ma un consistente bagaglio di esperienze fa sentire molto
vecchi, rispetto a chi di quelle esperienze ne ha una minima parte
o forse ne e' assolutamente acerbo.
TheGIO si permise di sorridere alla frase di Veleno, non lo voleva
ammettere, ma quel ragazzo assomigliava veramente al Veleno di
qualche anno addietro. E forse era proprio quello che lo aveva
indotto ad assumerlo ed a prenderlo sotto la sua ala.
L'espressione metaforica di "conoscere i propri polli" per quei due
non aveva senso o forse paradossalmente ne aveva tantissimo, si
conoscevano da cosi' tanto tempo che era piu' facile chiedergli per
quanti anni entrambi avevano ignorato l'esistenza reciproca che da
quanto tempo erano amici. A dire la verita' era anche una questione
di pratica... Alla seconda domanda solitamente seguivano una serie
interminabile di aneddoti ed imprese della coppia.
- Credo sia ora di presentarlo anche a CB - mormoro' Veleno, mentre
Rebel Yell riprendeva conoscenza, visibilmente imbarazzato, chissa'
poi per cosa. Si mise accanto ad una pila di fusti, controllando i
dintorni, non voleva avere altre sorprese. Non che gli fosse
dispiaciuta quell'ultima, ma se non ci fosse stato il cazzottone e
la botta in testa del secondo svenimento, sarebbe stato meglio.
Era comunque salutare tenersi alla larga dalla donna, si disse.
- Non vorrai mica farlo scappare subito... - ridacchio' TheGIO.
- Meglio che conosca bene la macchina, se non conosci la macchina,
non sai usarla. Se non sai usare la macchina, sei morto - commento'
lapidario.
- Sono cose dei vecchi tempi, amico mio... - borbotto' - Prenditi
cura della macchina, se non te ne prendi cura lei avra' cura di te,
pulisci la macchina, una macchina pulita e' una macchina perfetta,
non fidarti mai della macchina, se ti fidi di lei ti tradira', hai
solo la tua mano, il tuo occhio e il tuo corpo, la macchina
funziona a dovere solo se queste tre cose funzionano. La macchina
odia gli stupidi. Se sei stupido ti uccide - recito'.
- Te la ricordi a memoria questa dannata litania? - mugugno'
l'altro, visibilmente contrariato.
- Ce la ripetevano ogni giorno, anche tu l'hai imparata a memoria -
la risosta era giunta fredda, come la lama di un coltello - Anche
un sordo l'avrebbe imparata a memoria, dopo il primo mese di
addestramento -.
- Dio solo sa quanto ho odiato quel sergente - il tono di Veleno
cambio', era il tono che si usava nei vecchi ricordi, quelli che
tornaavano a galla nel mare dei pensieri come il legno fradicio e
marcio. Quelli che ricordavi con nostalgia, quelli che facevano
formicolare le cicatrici che ti avevano lasciato. Quelli che per
alcuni versi erano brutti, ma anche se avevano sapori agrodolci, la
tua mente si rifiutava di sbarazzarsene.
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
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