Agenzia Rockflood
- 3 di 5 -

Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [Fanfic] Agenzia Rockflood - Part 3 of 5
Date 28/11/96 17.04.14
Organization Universita' degli Studi di Milano
Lines 714
Message-ID <57kgme$eoc@oracle.csi.unimi.it>
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Agenzia Rockflood
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Prologo (part 3 of 5).
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Prese una sigaretta fumata a meta' dal posacenere. 
Abbassando la leggera barriera di carta, formata  da  una  pratica, 
che separava la realta' della sua scrivania dalla porta, si  esibi' 
in  un  monosillabo  che  sposava  con  totale  sinergia  un   tono 
interrogativo ed il suo apparire scocciato. 
- Capo... - la porta  era aperta  tanto quanto  bastava  perche' la
testa  della  segretaria  si  infilasse  nella   realta'  fumosa  e 
disordinata del suo ufficio.
- C'e' un ragazzo che ha risposto alla nostra inserzione sullo  IAC
City Post - lo informo'. Che il disturbo della sua  sacrale  quiete 
fosse costituito da una  persona  di  sesso  maschile  lo  comprese 
unicamente osservando il viso della donna.
- Arrivo - la donna annui' e chiuse la  porta, segregando l'ufficio
nella sua precedente calma. Nemmeno gli spari che si spargevano nel
corridoio, certamente frutto di Crossbones, riuscivano ad incrinare
quella pace.
Si alzo', lasciando scivolare la sedia fino al davanzale  ed  apri'
la porta del suo ufficio. Un sibilo e la sigaretta fu mozzata...
Osservo'  il  moncherino, poi  vide, con  lentezza   disarmante, la 
caduta dell'appendice oramai inutile di quel rotolino di tabacco.
Cadde  silenziosamente, sussultando, sul  pavimento, quasi   questo 
piccolo troncone bianco, sfaccettato di marrone, fosse stato vivo.
Silenzio...
- Maledetti topiiii! - una serie di esplosioni, seguita  dai  colpi
piu' distanziati di un'automatica, cominciarono la loro canzone  di 
morte. Le deflagrazioni continuarono.  Le sopracciglia dell'uomo si
inarcarono  impercettibilmente  e delle  rughe incresparono  la sua 
fronte. Gli incisivi morsero il filtro del moncherino di  sigaretta
che le labbra livide stringevano nervosamente, imprimendo un  segno 
indelebile sul  tenue  arancione. Veleno, incurante  del  pericolo, 
percorse  il  corridoio, osservando  la  figura  che  lo  attendeva 
all'ingresso. 
Era seduto e le sue scarpe sembravano cosi' lucide da sembrare  "di
vernicie". Indossava un completo grigio chiaro, di ottima  fattura, 
"Devo averne un paio anche io da qualche parte", fu il pensiero che
percorse la sua mente come un fulmine. Negli  ultimi  passi  che lo 
separavano  dall'ingresso si ritrovo' a domandarsi dove  li  avesse 
infilati. Se gli sarebbe accaduto di uscire con una bella  donna, o
magari di presenziare a qualche  cerimonia  ufficiale, non  avrebbe 
avuto nulla da mettersi.
Non ci bado' molto, di cerimonie ufficiali in quel posto non  ce ne 
erano poi  molte e  di belle  donne che  volessero uscire  con  lui 
altrettante. O meglio, anche se ce ne fossero  state, negli  ultimi 
mesi non e' che se ne fosse curato poi molto. Bastava  uno  sguardo
per capirlo, aveva un'ombra di curato la sua  figura, ma  era  solo
un'ombra ed era  anche molto  flebile. Certo, se  ne  avesse  avuto 
l'opportunita', se avesse avuto una donna, si  sarebbe  preoccupato
molto di piu' della sua persona. Era una cosa che non  aveva ancora
compreso di se': come mai si peroccupava di  piu' degli  altri  che
di se' stesso? Accantono' anche  questa  domanda, assieme  a quella
dei vestiti. Ora i suoi occhi stavano squadrando l'uomo.
Riconobbe sul suo volto un qualcosa, che credeva appartenesse  solo
a quell'immagine riflessa nello specchio del bagno di casa sua.
Si ritrovo' a chiedersi cosa aveva potuto passare quel ragazzo  per
essere conciato come lui, e soprattutto per venire in  quel  posto,
in quell'ufficio a cercare un lavoro malpagato  che  nella  polizia
gli avrebbe fruttato piu' soldi ed una carriera.
"Ha l'aria sveglia", si disse, avvicinandosi all'uomo e scuotendolo
un po'.
- Ehi! Ehi, ragazzo, svegliati! - quello apri' un  occhio, per  poi
scattare in piedi, facendo un rapporto quasi commovente, da  quanto 
era dettagliato.
- Salve  signore, sono  Rebel  Yell,  sono  venuto  qui  perche' mi 
interessa questa vostra inserzione - punto' il suo indice sullo IAC 
City Post, aperto e ripiegato alla pagina della  loro  inserzione - 
Sono esperto in questo campo, sono... - Veleno lo interruppe.
- Sei  uno  che  non  perde  tempo - commento'  atono,  senti'  con 
distinzione e chiarezza il giovane deglutire.
- Mosca! - giunse dal corrodioio - CONTAAAAATTOOOOOOOOOOOOOOOOOO! -
gli fece eco la rauca voce di un mitragliatore.
- Ricordati di chiamare la disinfestazione domani - fece  l'appunto
alla  segretaria, che  annui', tenendo  gli  occhi  incollati   sul
giovane.
- Ma che ca... - Rebel Yell osservo' lungo il corrodoio, mentre la 
parete opposta a quella da cui proveniva la voce veniva crivellata.
- Ah! - esclamo', portando una mano al volto e ritraendola colorata
di uno sbaffo vermiglio, un pezzo di calcinaccio lo aveva graffiato 
alla guancia destra.
- S-Sa-ngue? - balbetto' il giovane. Il suo cuore balzo' in gola.
*ta*tum*
- Rebel, figlio mio -... 
La scena torno' davanti ai suoi occhi, come sul grande  schermo  di 
un cinema, in bianco e nero ed a spezzoni, quasi fosse un trailer.
*ta*tum*
- Papa'... -
Quella voce di bambino gli rimbombo' in testa. Ansimo'.
*ta*tum*
- Tesoro mio -...
*ta*tum*
Qualcuno si soffio' il naso in maniera piuttosto rumorosa.
Veleno osservo' il fazzoletto e lo getto' dietro ad una spalla.
- Grazie capo... Mi ci voleva - ringrazio' la  segretaria - Pero' -
ammise - Scusi, mi commuovono sempre questi  film. Popcorn, capo? - 
lui scosse la testa e spense la sigaretta sul posacenere appoggiato
in un lato della scrivania della segretaria, poi assesto' una pacca
sulla  spalla del ragazzo e la scena scomparve, come per incanto.
- Tutto  a  posto? - domando'. Rebel  Yell  annui' e si  chino' per  
un fazzoletto, a scopo di tamponare il taglio. Immediatamente  dopo 
averlo preso lo getto' via nauseato.
- Ehem... Avete un kleenex? - chiese, mostrandosi a disagio.
La segretaria gli porse una grande scatola con dei fazzolettini  di 
carta, Rebel Yell ne perse un paio e si ripuli'.
- Vuole anche qualcosa da bere? Potremmo andare al bar  qui  vicino
- propose la donna. Veleno la ignoro'.
- Vieni nel mio ufficio - disse imperativamente al giovane.
La segretaria scocco' un'occhiata un po' strana al  suo  datore  di 
lavoro e poi sbuffo' contrariata.
Fu preso in contropiede da quella frase e lo segui' fino all'inizio
del corridoio, ovvero per il tempo di qualche  passo. Il  tizio  in
impermeabile apri' un armadietto e gli passo' un antischegge.
- Indossalo - disse solamente. Il giovane lo imito', mettendosi  in 
testa anche un elmetto.
- Seguimi - si  rannicchio' ed incomincio' a  strisciare  lungo  il 
muro. Rebel Yell si accuccio' e lo segui' senza fiatare.
I colpi sibilvano sopra le loro teste, dopo qualche tempo di quella 
marcia forzata, avvertirono il rumore di un mortaio *stunf*.
TheGIO apparve al loro fianco, con  indosso  una  mimetica  ed  uno
zaino.
- Avanti scimmioni smidollati! - bercio' ad una squadra di  soldati
 Voglio che prendiate quella collina prima di mezzogiorno! - poi si
 volto' verso Veleno e gli offri' un  gran  sorriso - Adoro  questo
allenamento - lo informo', superandolo  ed  inerpicandosi  per  una
montagna di fango.
Rebel Yell non aveva ben compreso cosa stesse accadendo  attorno  a 
loro... Incrociarono un tavolo, al quale sedeva un  uomo  canuto  e
quasi calvo. Portava un paio di occhiali dalla montatura in metallo
e un'aria molto seria. Di fronte a lui sedeva un  gatto  di  enormi
dimensioni con il quale quest'uomo stava prendendo del the.
- Salve - lo saluto' Veleno - Signor Preside! Come va? - chiese.
I due si strinsero la mano, mentre il gatto porgeva un  elmetto  al
commensale.
- Bene... Sono venuto chiedere la vostra assistenza per un problema
che si e' verificato nel mio liceo... Tutta  la  biancheria  intima
contenuta negli spogliatoi femminili del complesso e' stata  rubata
e, dopo un'accurata ispezione  abbiamo  scoperto  delle  telecamere
nelle cipolle delle docce di questi spogliatoi... - relaziono' - Ma
vedo che avete trambusto - Veleno scosse la testa.
- E' solo un mio collega che si esercita - minimizzo'.
- Ah - verso' una tazza di the al gattone - Volete? -.
Entrambi gli uomini accucciati scossero la testa.
Un anticarro, lanciato probabilmente da un RPG7 volo' sopra le loro
teste e provoco' un miagolio fastidioso  del  gattone, causato  dal
fatto che il razzo gli aveva bruciato la punta  delle  orecchie. Si
lecco' la  zampa destra e spense  le  fiammelle che sorgevano dalle
due estemita' auricolari, danzando come tarantolate.
- Ehem - il  preside  si  schiari'  la  voce - Per  quel  caso... -
insiste'.
- Ah... - Veleno  sorrise  ed  attese  qualche  secondo, forse  per
rimuginare sull'opportunita' di accettare l'incarico, o forse sulla
variazione dell'alzo che avrebbero apportato a  quel  mortaio, dato
che l'ultimo colpo era piuttosto vicino. Dal loro  fianco  sinistro
ringhiavano i colpi di una mitragliatrice.
- Alleato Musolesi! - giunse il grido dal bunker - Tu  defe  andare
in afanskoperten! - dai sacchi di  sabbia  emerse  un  cappello  da
ufficiale tedesco.
- Sono fiero di poter fare questo servizio, Haptmann Von Krapotten!
rispose un fante dall'aspetto pecoreccio  e  dalla  divisa  un  po'
bislacca.
- Ja!  Noi  grandi  kombattenten, grandi  Sturmtruppen!  Hail! - il
capitano scatto' sull'attenti, facendo il saluto  romano, ritto  in
piedi. Una gragnuola di colpi lo falcio'.
-  Viva!  -  rispose  l'Alleato  Musolesi, imitando  il  gesto  del 
capitano e imitandone anche la misera fine.
Veleno aveva assunto un'aria pensosa.
- E'  stato  Moroboshi - esordi'. L'uomo  salto' in piedi, evitando
una poderosa bordata di anticarro con l'agile mossa di inarcare  la
schiena all'indietro, esibizione degna di un contorsionista.
- Lei si' che ha un intuito formidabile! Tutti quelli della  vostra 
agenzia sono formidabili - gli strinse la mano, si mise  il  tavolo
in spalla e se ne ando' correndo, seguito dal gattone.
- Tutti i vostri casi sono cosi'? - chiese Rebel Yell.
Veleno scosse la testa, mormorando un no.
- Questo da quanto lo seguivate? - l'altro alzo' due dita.
- Due  mesi - l'altro  scosse  la  testa - Due  settimane... Due... 
Giorni! Ore! Minuti! - ansimo' - Due  secondi - finalmente  l'altro
annui' - E avete chiuso un caso cosi'! - esclamo'. Veleno annui'.
- Senza indagini? - chiese. L'altro annui' ancora.
- E come mai? -.
- L'unico a poter perpetrare una perversione cosi' grande  in  quel
licieo puo' essere stato solo Moroboshi... - liquido' la  questione
tornando a camminare carponi...
Dopo pochi passi la prima porta di  quella parete  fu  scaraventata 
nel corridoio come una foglia morta e ricadde al suolo con un sordo 
tonfo. Un vento caldo, quasi come il Sahel, investi' i due, che  si
coprirono il volto con il braccio. Avanzarono lentamente in  questa 
nebbia fatta di calcinacci e cenere, fino a quando  Rebel  Yell  si
trovo' di fronte ad un muro peloso e caldo. Lo tasto', ritrovandosi
ad esaminare una sfera di pelo, di  dimensioni ragguardevoli, molto
simile ad un pallone da calcio, solo che si muoveva, si divincolava
e... Parlava (anche se di parlare proprio non si poteva parlare).
Quando il pulviscolo dell'esplosione si deposito' CB usci' dal foro
che ora c'era al posto del suo ufficio.
Veleno stava in piedi di fronte a lui.
- E questo che diavolo significa - CB  si  guardo' attorno, finche' 
non trovo' cio' che stava cercando.
- Diavolo e' spento! - esclamo' GNAGNA, in direzione della porta.
- Vedi - disse al batuffolo di pelo  violaceo e  bruciacchiato  che
Rebel Yell teneva tra le mani - L'Abrhams era troppo... -.
Dal buco usci' anche Gatchan, con il costume da topolino.
- Gupiiiii! - sentenzio' con aria estatica.
- Troppo GROSSO. E' lo zucchero accumulato nei meandri del  circolo
A. Panzini... - rispose sfumacchiando il coso.
Rebel Yell e Veleno stavano osservando meglio GNAGNA, aveva indosso
i rimasugli di un costume da insetto.
Veleno torno' ad osservare Gatchan. Getto' un'occhiata  all'interno
dell'ufficio di Crossbones e torno' ad osservare i due. 
- I topi... La mosca... - balbetto', mentre Gatchan gli  svolazzava 
attorno, ed esaltando il gesto con una serie di "Gupi!".
Tra le poche cose rimaste intatte si  potevano scorgere  sagome  di
cartone raffiguranti insetti o topi a grandezza naturale con  linee
che delimitavano aree di punteggio.
- E QUESTO COSA SIGNIFICA?!?! - sbraito' Veleno.
- Uffi! Quante storie solo perche' voglio tenermi in  allenamento -
rispose CB rientrando nel suo ufficio e sistemando  la  porta  alla
menopeggio.
- Vieni ragazzo - sollevo' Rebel Yell per un  braccio, in  modo  un
po' rude forse, ma non si poteva certo dire che fosse di buonumore.
- Le giornate sono cosi'... Movimentate da  queste  parti? - chiese
il giovane.
- No... Oggi e' un po' loffia - rispose  l'altro, accendendosi  una
sigaretta. Dopo pochi passi spalanco' la porta  di  una  stanza  in
penombra.
- Questo e' il mio  ufficio... - gli  disse, lasciandolo  entrare -
Saro'  io  il  tuo  esaminatore - aggiunse, mentre  con  lo  stesso
interesse che avrebbe potuto dedicare ad un filo  sulla  giacca, si
muoveva in  quell'universo  fumoso, fatto  di  carta, mozziconi  di
sigarette, bicchieri di carta, bottiglie vuote e lattine.
"Sembra quasi casa mia. Solo  che questa e' un po' piu' in ordine",
penso', con la ferma convinzione che questo  ordine  non  derivasse
del tutto dall'uomo con la cravatta nera.
- Siediti - Rebel Yell fece come gli era stato  detto, afferro' una
sedia e si mise di fronte a lui. In quel momento constato' che quel
tipo non aveva cambiato  tono, rivolgendosi  a  lui, da  quando  lo
aveva accolto alla reception. Atono, gelido e povero  di sentimenti
quanto  un   pozzo   oramai   asciutto  da  anni. Parlare  con  lui
assomigliava tanto a succhiare delle monete, lasciandoti  in  bocca
un gusto sgradevole e metallico.
Quando  fece  per  appoggiarsi  alla  sedia, un  rumore   piuttosto 
imbarazzante lo fece sollevare di scatto. Veleno  alzo' gli  occhi,
osservando cio' che Rebel reggeva in  mano. Il  marrone  cuscinetto
in gomma, recava una scena piuttosto equivoca  sul  davanti, che ne
dimostrava anche l'uso.
- Accidenti - nonostante la sorpresa che avrebbe dovuto mostrare il
proprietario dell'ufficio  questa  esclamazione  usci' cristallina,
senza inflessione alcuna. 
- Rimasugli dell'ultimo  carnevale - si  giustifico' poi, prendendo 
il cuscinetto dalle mani del giovane e infilandolo in un cassetto.
- Puo'  sempre  tornare  utile - sorrise  impercettibilmente. Rebel 
Yell, pero' non lo stava ascoltando, stava  rimuginando  sulle  sue
ultime frasi. Carnevale quell'anno era stato alla fine di febbraio,
ora erano a meta' agosto... Si chiese se quell'uomo potesse  essere
distratto. Forse si', concluse tra se', ma non ebbe il coraggio  di 
chiederglielo.
- Cominciamo - esordi'. La sedia su cui  Rebel  era  seduto  pareva 
fatta di rovi per come ci si era seduto. Ebbe la  netta impressione
che l'uomo che gli stava di fronte avrebbe potuto  pronunciare  con
lo stesso tono che aveva utilizzato per tutto il loro dialogo frasi
quali  "Bella  giornata  oggi", oppure  "Ora  sei  morto",  con  la
medesima naturalezza e scioltezza con cui aveva pronunciato  quella
parola. Decise che non aveva alcuna  intenzione  di  verificare  la
veridicita' di quella affermazione.
Riflette' ancora per  qualche  secondo, prima  che  l'uomo parlasse
ancora. A dire la verita' non poteva sostenere in  alcun  modo  che 
tra loro due ci fosse stato un dialogo. Lui aveva  parlato, l'altro
aveva risposto, ma in tutto non  avevano  pronunciato  nemmeno  una 
cinquantina di parole... Bel  dialogo... Si  assesto' meglio  sulla
sedia, scoprendo di essere scomodo e di non aver migliorato la  sua
situazione ocn quella manovra. Gli sembrava di  essere  a  rapporto 
dal suo superiore, quando ne aveva combinata una.
- Stai tranquillo, non tentero' di accoltellarti... Rilassati -.
Il giovane tento' di apparire piu' disinvolto, ma  non  vi  riusci'
perfettamente. Un'ombra di  nervosismo  esisteva  ancora  nei  suoi
movimenti.
- Almeno ci hai provato - borbotto' Veleno alzandosi e  dirigendosi
alla finestra - Ci  hai  messo  tutto  te  stesso - con  una  calma 
disarmante abbasso' la taparellla, lasciando che le lame  di  aurea
luce ferissero le ombre e il mobilio della stanza.
Prima pero' sbircio' fuori, abbastanza in tempo per incontrare  una 
faccia molto buffa di un bambino con una salopette blu, che reggeva 
in mano un secchio ed uno straccio. Gli fece un  cenno  di  saluto,
questo ricambio', e dopo aver posato sul davanzale il secchio e  lo
straccio, mosse le sue mani sulla faccia, assumendo il volto di chi
lo stava osservando. Veleno rise di gusto e torno' alla sua sedia.
- Dannato Carletto - borbotto', senza badare allo  sguardo  stupito
di Rebel. Se avesse potuto sarebbe balzato in piedi, esclamando "Ha
riso! L'ho vista!", ma era troppo concentrato su cio' che stava per
accadere.
- Hmmm... Puliscono i vetri di mattina questa  settimana - mormoro'
rivolto alla sua lampada da tavolo.
- Ehem... Cosa vuol sapere? -.
- Qui  le domande  le  faccio io ragazzo... E  non  avere  fretta -
torno' a sedersi e si abbasso' su di un lato della scrivania.
Dopo qualche tempo in cui la sua mano ricercava un qualcosa, il suo
sorriso  soddisfatto  precedette  l'apparizione  di  una  valigetta
ventiquattr'ore in metallo. Accese la lampada  a  fluorescenza  che 
teneva sul tavolo, rendendo ancora piu' fredda e sciapa l'atmosfera
aleggiante nell'ufficio.
- Hai mai fatto test di questo tipo? - una gibigianna  illumino' il
volto inespressivo di Veleno  quando apri' la valigetta.
Rebel Yell mise immediatamente mano alla pistola.
- Fase uno - mormoro' l'altro, scribacchiando su di un blocco - Hai
riflessi pronti, figliolo - il granito si ruppe per qualche  tempo,
lasciando posto ad un ghigno - Ma sei troppo impulsivo - sentenzio' 
mentre  il  volto   tornava   di  nuovo  ad  essere   una  maschera 
impenetrabile, senza espressione.
- Cos'e'? - chiese Rebel - Esame visivo, esame del sangue, o  cosa?
- era incuriosito.
- Veun-Kampf - fu l'unica risposta. Uno scatto metallico  avvio' un
meccanismo all'interno della valigetta, seguito da un  sibilo acuto
mentre una piccola asta di metallo con un oculare fissato  in  cima
emergeva diagonalmente dall'oggetto.
- No, mai... - fu la risposta alla domanda fatta poco prima. 
Quell'uomo ed il suo atteggiamento lo stavano mandando  in  bestia.
- Rilassati - aveva parlato sensa staccare gli occhi  dal contenuto
della  valigia - Puoi  fumare, se  vuoi, non  pregiudica il  test -
aggiunse, sempre concentrato sui meccanismi che stava osservando.
La destra cerco' in una tasca della giacca, per poi emergere con un 
involucro rettangolare, che offri' in sua direzione.
- Ho smesso - mormoro' il giovane.
- Oh - fu  l'unica  cosa  che  disse. La  mano  torno' a riporre il 
pacchetto di sigarette nella tasca dove  lo  aveva  trovato. Questa
volta la notizia riusci' anche a rompere  la concentrazione che  lo
legava  a  quella  valigetta. "Incredibile!", penso'  con  sarcasmo 
Rebel Yell.
- Ora ti faro' qualche domanda, e' per misurare  le  tue reazioni - 
lo informo'.
- Sono pronto -.
Trascorsero un quarto d'ora a scambiarsi domande e risposte, mentre  
Rebel Yell in cuor suo  si  chiedeva  cosa  potessero  significare. 
Quale valenza  poteva avere  la  risposta  alla  domanda  del "Dove 
abiti?", oppure alle sue reazioni se incontrava una testuggine  nel 
deserto e la rovesciava sul dorso, o  ancora al  perche' il  figlio 
del suo vicino aveva una collezione di farfalle e gli mostrava come  
le uccideva. Che poi il  figlio  della  sua  vicina  non  uccidesse 
farfalle ma persone e che lo facesse unicamente per placare i  suoi  
mal di testa e per poter far funzionare per  qualche  tempo i  suoi  
arti bionici, era un'altro paio  di  maniche. Eh, gia', Numero  204  
era un discolo di prima categoria. 
Alla fine della serie di domande, l'attrezzatura  per  eseguire  il 
test Veun-Kampf fu spento, e la valigetta fu richiusa.
Il silenzio era rotto  dal  ritmico  movimento  delle  pale  di  un 
ventilatore posto sopra la plafoniera  del lampadario dell'ufficio, 
che per alcuni minuti fu il  solo  compagno  dell'irreqietezza  del
giovane, che sembro' rigirarsi  sulla poltrona come se questa fosse 
rovente, o piena di chiodi.
- Hai un tuo curriculum? - chiese  dopo, senza alzare la testa  dal
foglio su cui aveva lasciato oziare  la penna, scrivendo  di  tanto 
in tanto, durante il test. 
Rebel Yell, finalmente con la  possiblita' di parlare  liberamente,
espose il suo caso. L'unico commento  di Veleno  fu  un  prolungato
mormorio a meta' tra il soddisfatto e l'indeciso.
- Qualcosa che non va? - chiese Rebel Yell, con apprensione.
- No, affatto - fu  la  risposta - Da quand'e' che  hai  finito  il 
corso? - attese  la  risposta  per  poi  aggiungere  qualche  altro 
ghirigori sul blocco.
- Posso chiederle cosa sta annotando, signore? -.
Veleno mostro' al giovane il foglio  di  blocco, solcato  da  linee
tratteggiate e scarabocchi vari.
- Questa e' la sua scrittura, signore? -. 
- No, assolutamente no, sono solo scarabocchi a  caso - Rebel  Yell
stava incominciando a non capirci molto.
- E perche' li ha fatti? -.
- Fanno scena - sorrise malignamente - Danno un  tocco di  serieta' 
in piu' alla cosa, non credi? -.
L'espressione che l'altro assunse era il perfetto ma  mai  esistito 
monumento all'incredulita'.
- Perche' vuoi fare questo lavoro? - chiese poi.
- Mi piace, ci sono tagiato -.
- Ma se hai detto che ti sei  appena  fatto  sbattere  fuori  dalla 
polizia -.
- Non mi piaceva avere qualcuno sopra di me, che  mi  dicesse  ogni 
volta cosa dovevo fare - Veleno  torno' a scribacchiare sul  blocco
- Mmhhh - non aveva alzato la testa dal foglio - Sappi che  fino  a 
che non avrai dimostrato di saperci fare in questo  lavoro, la  tua
vita non sara' poi cosi' diversa da quella di prima - sentenzio'.
- Sono disposto ad accettare questa condizione - la voce  era ferma 
e convinta.
- Bene - ammise l'altro, tornando a scrivere velocemente - Credi di 
valere molto, a quanto pare - Rebel Yell annui'.
- Vedra' quello che so fare, signore... - rispose.
- D'accordo, per me puoi andare bene, tra poco sentiremo gli  altri
- fu la sentenza - Non credere di  essere migliore  di   altri, qui 
sei l'ultimo  arrivato, percio' guarda  e  impara - scrisse  ancora
qualcosa sul foglio.
- Uhm... Signore... - Veleno gli concesse la  sua  attenzione - Non
le sembra stupido continuare con la farsa dello  scrivere? - Veleno
sbuffo' e Rebel credette di aver toccato un tasto dolente.
- Cosa ti ho appena detto? - indico' il suo  occhio destro - Guarda
e impara - ripete' - Sto scrivendo la lista della spesa - per  poco
Rebel non cadde dalla sedia.
- Almeno - disse, mentre si rassettava  la cravatta - Non  passero' 
il giorno a fare multe e a scriver scartoffie - Veleno  si  permise
di ridere.
- Eppure dovresti saperlo bene che il nostro lavoro non e' fatto di 
pura azione... Hai visto troppa di quella robaccia che  trasmettono
in televisione, ragazzo - lo canzono'.
- Lo so  molto  bene, signore - rispose l'altro, mentre  Veleno  si 
alzava ed apriva la porta. Rebel Yell si  alzo', era  un  esplicito
gesto di commiato.
- Un'ultima cosa - si fermo' poco fuori dalla porta - Leva quel tuo
"signore", quando parli con i tuoi colleghi di  lavoro - si  accese
una sigaretta - Ai tuoi colleghi potrebbe non piacere - concluse.
- Io lo farei volentieri, signore - quest'ultima frase suscito' una
brutta occhiata da parte di Veleno - Ma non conosco  il suo  nome -
c'era da dire pero' che il ragazzo aveva le sue buone ragioni.
- Veleno - rispose - Ed  ora  muoviamoci - aggiunse  incamminandosi
nel corridoio.
- Dove stiamo andando? - Rebel Yell gli si era accodato  con  passo 
frettoloso, il gesto della porta non aveva significato un commiato, 
ma qualcosa di differente.
-  Vedrai  -  fu  la  sola  risposta.  Uscirono   dall'ufficio   ed 
incominciarono a scendere le scale, fino a giungere all'ingresso.
- Ti chiami Yell, giusto? - l'altro annui'.
- Mi chiamo Yell, Rebel Yell... -.
- Bene Yell - erano scesi nelle cantine  del  palazzo  e  si  erano 
fermati davanti ad una grande porta in metallo, a tenuta stagna.
Veleno la apri' abbastanza agevolmente, lasciando che  la  luce che 
proveniva da quella stanza illuminasse anche i dintorni  di  quella
porzione  di  corridoio  che  i  due  occupavano.  Entrambi  furono 
costretti a tenere una mano davanti agli occhi per  qualche  tempo, 
i riflettori al magnesio che a batterie di quattro erano fissati in
vari angoli del locale, emanavano una luce quasi accecante.
- Dove siamo? - chiese Rebel, avanzando dietro la figura dell'altro
uomo, e ritrovandosi su di una balaustra in metallo che correva per
tutto il vasto salone, punteggiata di  scale  che  portavano  verso
il basso.
- Questa e' la  nostra  rimessa-officina-armeria-eccetera, eccetera
eccetera - incomincio' a scendere per la scala piu' vicina.
- E quegli eccetera, eccetera, eccetera per cosa stanno? -.
- Con il tempo lo saprai - si volto' verso il ragazzo, sorridendo -
Sei un tipo impaziente... Ogni cosa a suo tempo... -.
Rebel Yell lascio' vagare  lo sguardo, cogliendo alcune moto, delle
macchine, un blindato, un carro armato M1A1 Abramhs, un A6 Intruder 
dalle ali ripiegate, un AV8-B Sea-Harrier, in un angolo  si  poteva 
scorgere anche un passaggio che portava ancora  piu' sotto, era  un
boccaporto a tenuta  stagna  quasi  invisibile, ma  Yell  lo  aveva 
notato giusto perche' era poco lontano dal punto di  interesse  del
momento.
Veleno si diresse verso due persone che discutevano accanto  ad  un
mezzo  blindato  dai  colori  sgargianti,  probabilmente  parlavano
di meccanica, si disse il giovane. Certo e' che  in  un  posto  del 
genere si poteva parlare di ogni cosa, viste le attrezzature di cui 
disponevano.
- Sei sicuro che funzioni? - mormoro' un  lungo  codino  chino  sul
vano motore aperto.
- Certamente - rispose l'altro - Dovrebbe reggere fino a quando non
ricevo i pezzi di  ricambio - sostenne, prendendo  uno  straccio  e 
pulendosi le mani.
- Uhm... Non  so  quanto queste  fasce  elastiche  possano tenere - 
obbietto' nuovamente il primo.
- Fidati  di  me - rispose EoS - Io  so  quel  che  faccio... - per 
rafforzare l'affermazione, offri' a TheGIO un sorriso.
- Bof... - TheGIO lancio' un ultimo sguardo al tenue rosa sporco di 
grasso che rappresentava il concetto che  EoS  riteneva  essere una 
"Fascia elastica di fortuna".
- Psst - una donna con una giacca militare sulle spalle  attiro' la
loro attenzione - Sta arrivando qualcuno! Stefano! -. 
Deunan appariva piuttosto nervosa, forse per il fatto che sotto  la
giacca militare non portava nulla, e con le braccia si  copriva  il 
seno  nudo. Sarebbe  stato non  poco imbarazzante  farsi  vedere in 
quello stato.
- Amico mio - EoS meno' una pacca sulla spalla  a TheGIO - Non  sai 
quanto siano resistenti i reggiseni di Deunan - l'altro lancio' una
dubbiosa occhiata verso la ragazza, che arrossi' vistosamente.
- Beh - gli chiese con voce tremolante - Che hai tu da  guardare? -
torno' a voltarsi verso EoS - Ora che faccio? - siblo'.
- Calma - impose TheGIO, facendosi avanti verso  il  lato  scoperto 
del blindato. Intanto EoS si era inerpicato sulla torretta  ed  era
scivolato all'interno del veicolo.
- Salve gente! - esordi' Veleno alle spalle di TheGIO.
- Ca**o! - salto' su l'altro - Lo sai che li  odio  questi  fottuti 
scherzi!!! -.
- Se li faccio ci sara' una ragione - borbotto' l'altro, fumando.
- Ma non perdi mai questo dannato vizio? - chiese tornando verso il
blindato.
- Quale? - getto' il mozzicone dietro la spalla, verso una serie di
bidoni scuri. Rebel Yell si fece  piccolo piccolo  dietro  l'angolo 
opposto del blindato, pregando che scoppiasse solo uno dei fusti  e
non tutti gli altri.
- NOOOOOOO! AAAAAAAGGGGGHHHHH! - urlo' l'altro.
- Quante storie per una sigaretta! -.
- Siamo in un deposito  di veicoli, con  carburante, armi  e  tante 
altre cose infiammabili - lo redargui'.
- Bah... - borbotto' Veleno - Non e' mai successo una sega - sputo'
verso dei bidoni poco lontano. Il luogo fu scosso da un'esplosione,
il bersaglio di Veleno ora era  un  ammasso  di  lamiere  contorte, 
divorate dal fuoco. 
Da una serie di fusti vicini usci' un grido.
- Chi diavolo c'e' li' dietro? - Veleno si diresse verso  i  fusti,
ma fu fermato dopo qualche passo da  un coperchio  che  gli saetto' 
di poco sopra la testa. Lo  schivo' senza  molti  problemi, ma  non
riusci' a fare altrttanto con quello diretto al suo stomaco.
- Ouch! - cadde a terra, dolorante - Si puo' sapere che diavolo sta
succedendo  qui! - grido'. La sua boria  si  spense immediatamente,
vedendo una biondina emergere dai fusti, con le spalle  scoperte  e
non solo quelle.
- Prova a fare un altro passo e il prossimo coperchio ti  stende! -
gli intimo' Deunan, agitando la minaccia verso di loro. Si arresto'
ad  osservare  la scena. Le sue  minacce  non potevano aver ridotto 
quei tipi in quello stato.
Si senti' un clangore, seguito da  un lampo  e lei alzo' lo sguardo 
osservando la torretta del blindato... Anche  EoS  era  caduto  nel 
medesimo stato degli altri tre...
Espressione intelligente quanto un container, sorriso ebete, lingua
a guisa di cravatta, l'unica cosa che erano in grado  di  fare  era
starsene li' come baccala', esibendosi in un coro  monosillabico  e 
monotono: "OooooooOOoOoOoOooOooOh"... 
Si guardo' attorno per rendersi quasi  immediatamente  conto  della 
presenza di un inequivocabile fattore scatenante che  aveva portato 
i quattro un uno stato catatonico. Poco lontano, sul pavimento  era
caduta  una  giacca  militare... Si  esamino' attentamente... Stava 
agitanto il coperchio di un bidone a petto  nudo, in  una  perfetta 
posa da pin-up, che le sarebbe forse valsa un mese  nel  Calendario
del Meccanico '97. Strillo' e si rannicchio', coprendosi nuovamente 
con la giacca. Quando riemerse dalla fila di bidoni tutti e quattro 
erano accrocchiati a  discutere sottovoce. EoS  stava  agitando una
Polaroid. Si avvicino' silenziosamente al gruppo.
- Che state facendo? - chiese piombando in  mezzo  a  loro, con  il
candore di una bimba. EoS mise le mani dietro  la  schiena, sudando
abbondantemente.
- Oh...  Nulla, nulla, nulla... - gli altri fischiettavano con fare
indifferente e gravitavano attorno ai due, cercando i  pretesti per
occupare del tempo. Deunan si ricordo' del lampo  che  aveva  visto
prima e noto' che EoS aveva una Polaroid al collo.
- Cos'e' quella? - chiese.
- Quella cosa? - chiese  EoS, facendo  scendere  lo  sguardo  sulla
Polaroid -  Ah  questa?  - Deunan  annui' - Non  so... Me  la  sono 
ritrovata al collo... -.
- AAAAAAH! - urlo' TheGIO, correndo verso di lui - Hai una Polaroid
addosso!  ALT! - lo  afferro' per  le  spalle - Stai  fermo, rimani 
immobile, respira lentamente... - estrasse un coltello da  caccia -
Ora girati lentamente verso di me... - EoS segui' le indicazioni.
TheGIO taglio' il laccio della macchina  fotografica  e  l'afferro'
saldamente.
- L'ho presa l'ho presa!!!! - la getto' nel rogo e  poi  torno' dal
gruppo, avvicinandosi ad EoS - Te la  sei  vista  davvero  brutta - 
disse ad EoS - Fortuna che so come trattare le Polaroid... - i  due
si scambiarono uno sguardo  di  intesa... Deunan  non  aveva mutato
espressione... Osservava torva EoS...
- Mi... Mi hai fatto... Una foto... - aveva  assunto un'espressione 
triste - Lo hai fatto... Vero? - chiese, mentre  i  suoi  occhi  si 
riempivano  di  lacrime - Tutti  vuoi  uomini  siete  dei  porci! - 
strillo', alzando le braccia e  colpendo  Rebel  Yell, a  un  passo 
dietro di lei, con un  perfetto  uppercut, facendolo  cadere  lungo 
disteso a terra. Si volto' indietro, per andarsene ma fini' con  lo
sbattere contro la figura di Veleno, che cinse con  le  braccia  le
piccole spalle della ragazza.
- No no... - la rassicuro' - Ma cosa dici mai, non  fare  la  testa 
calda - strizzo' l'occhio ad Eos, che stava infilando la fotografia
nel taschino della camicia - Per chi ci hai preso... Come  potremmo 
essere cosi' meschini... - Deunan singhiozzo', lasciando che Veleno
le prendesse il mento  tra pollice e indice - Ed  anche  se  fosse, 
la fotografia e' andata bruciata - la  ragazza annui', anche se era 
rimasta dentro di lei molta indecisione, dimenticandosi  del  fatto
che l'apparecchio era una Polaroid.
Si stacco' dal suo abbraccio per dare un bacio  ad  EoS, scusandosi
sottovoce per la reazione. Poi si diresse verso  l'uomo  che  aveva
steso.
Rebel Yell si senti' bruciare lievemente una guancia, mentre apriva
gli  occhi  e si  rese conto  che una donna lo  stava  prendendo  a 
schiaffi. Deunan lo vide sorridere, in un misto di  incoscienza  ed
estasi.
- Rosita... - sussurro', mentre  tentava  di  mettere  a  fuoco  la 
figura che  lo stava  schiaffeggiando - Sei  tornata... - alzo' una 
mano per carezzare il volto della  donna, ma  poco  dopo  riusci' a 
vederla distintamente e la mano ricadde, senza volonta' al suolo.
L'altra massaggiava la mascella. Come poteva  aver  confuso  quella 
donna con Rosita... I suoi schiaffi erano troppo leggeri... 
- Mani di fata, signorina... - mormoro' mentre tentava di rialzarsi
e le sue mani si abbassavano  per  fornire  un  buon  perno  per la  
manovra. Osservo' meglio la donna, che aleggiava sopra di  lui, con
la giacca militare aperta... Assunse nuovamente l'espressione ebete
di poco prima, e ricadde a terra.
- Cos'ha quel ragazzo? - chiese TheGIO avvicinandosi.
- Boh - Deunan fece  spallucce - Stava  rinvenendo  poi  e' svenuto 
ancora... Chissa' perche'? - chiese candidamente.
- Lo so io perche' - mormoro' TheGIO - Abbottonati quella  cosa, se 
non vuoi rischiare accuse di omicidio colposo... -.
- Ha sussurrato qualcosa prima: "Rosita... Sei  tornata" - aggiunse 
Deunan - Cosa voleva dire secondo te? - chiese.
- Dovrei  saperlo? - il  tono  di  TheGIO  era  brusco,  mentre  si 
abbassava verso il ragazzo.
- Sei tu l'investigatore, no? - rispose lei, con frivolezza.
- Forza bello, svegliati! - meno' sonori schiaffoni sulle guance di
Rebel Yell, afferrandolo per la cravatta.
"Rosita! Questa volta ne sono certo", sbarro' gli occhi al pensiero
che aveva risvegliato la sua mente, ma si trovo' davanti  al  volto
barbuto di TheGIO.
- Buongiorno - TheGIO  sorrise  e  lo  lascio'  ricadere  a  terra, 
finalmente lasciando la presa sulla  cravatta, il  nodo  era  stato 
stretto a dismisura dalla  presa  dell'uomo. Rebel  si  allento' la
cravatta e si rialzo'.
- Prova! - grido' Veleno nel portello della torretta del blindato.
Un gorgoglio strano ed una fumata nera salirono verso l'alto, dagli 
scarichi del blindato.
- Quasi a posto - constato' EoS - Datemi  qualche giorno  e  con  i 
pezzi di ricambio sara' un gioiello - poi si corruccio' - Anche  se 
la riparazione che ho fatto penso potra' durare per un mese o forse
di piu' - TheGIO sorrise a sentire la notizia.
- Bene, potremmo posticipare l'ordine dei pezzi di ricambio - disse
rivolgendosi a Veleno.
- Gia', nel frattempo dipingiamo il blindato di rosa - rispose  con
il dovuto sarcasmo l'altro.
- Sarebbe un'idea - mormoro' TheGIO, avendo  colto  l'ironia  della
situazione - C'e' solo da decidere nel frattempo chi  fara' William 
Holden e chi Tony Curtis - ridacchio', salendo sul blindato. 
- Chi e' il pupo? - chiese sottovoce.
- Ah, quello? - si volto' verso Rebel Yell  che  stava gironzolando 
li' nei dintorni - Mi  ha  seguito  fino  a  qui, posso  tenerlo? - 
ridacchio'.
- E' capitato  oggi  in agenzia, ha  risposto  ad un'inserzione che 
avevamo messo sullo IAC City Post. Io lo ho gia' rivoltato come  un 
guanto, pare a  posto  e  sveglio - TheGIO  aveva  assunto  un'aria 
pensosa.
- Uhm... Cosa te ne pare allora, in due parole -.
- Puo'  fare  strada - mormoro'  Veleno - Pare  bravo,  sembra  che 
abbia tutte le carte giuste per  diventare un  buon  investigatore.
E' solo un po' inesperto... E'  un  ex  poliziotto, e'  giovane, ha 
voglia di lavorare a quanto pare... Per me e' okay - concluse.
- Ma si veste da scemo - commento' TheGIO.
- E' inesperto... - rimarco' l'altro.
- A te va bene? - chiese, mentre in tutta risposta l'altro  annuiva
- Mhhh... Va  bene  anche  a  me... A  prima  vista  fa  una  buona 
impressione - poi si fermo', rimuginando per qualche secondo  e per
rispondere riguardo ad una particolarita' tecnica  del  veicolo  al
meccanico.
- Chi se lo piglia? - chiese poi.
- Credo io - disse Veleno - E' un damerino, ma  mi  piace - sorrise
per qualche istante.
- Mi ricorda qualcuno da giovane - ridacchio' l'altro.
- Cosa vorresti  dire, barbone  col  codino? - bercio' Veleno - Non 
siamo  poi  tanto  piu' vecchi  di  quel  ragazzo! - poi  torno' ad 
osservare Rebel Yell - Ero veramente cosi' una volta? - chiese, con
un misto di incredulita' e di quel caldo tremolio nella voce che si
puo' notare solo quando torna alla mente un caro e vecchio ricordo.
- Ci puoi scommettere la testa! - insiste' TheGIO.
- Naaah... Impossibile... - ridacchio'. Tuttavia era probabile  che
si fosse sobbarcato quell'incarico solo perche' il  nuovo  arrivato
gli ricordava la sua "giovinezza" nell'agenzia.
Intendiamoci, non e' che i  tre  inevstigatori  fossero  poi  cosi' 
vecchi, ma un consistente bagaglio di esperienze fa  sentire  molto 
vecchi, rispetto a chi di quelle esperienze ne ha una minima  parte
o forse ne e' assolutamente acerbo.
TheGIO si permise di sorridere alla frase di Veleno, non lo  voleva
ammettere, ma quel  ragazzo  assomigliava  veramente al  Veleno  di 
qualche anno addietro. E forse era  proprio  quello  che  lo  aveva 
indotto ad assumerlo ed a prenderlo sotto la sua ala.
L'espressione metaforica di "conoscere i propri polli" per quei due
non aveva senso o  forse paradossalmente  ne  aveva  tantissimo, si 
conoscevano da cosi' tanto tempo che era piu' facile chiedergli per
quanti anni entrambi avevano ignorato l'esistenza reciproca che  da
quanto tempo erano amici. A dire la verita' era anche una questione
di pratica... Alla seconda domanda solitamente seguivano una  serie
interminabile di aneddoti ed imprese della coppia.
- Credo sia ora di presentarlo anche a CB - mormoro' Veleno, mentre
Rebel Yell riprendeva conoscenza, visibilmente imbarazzato, chissa'
poi per cosa. Si mise accanto ad una pila di fusti, controllando  i
dintorni, non  voleva  avere  altre  sorprese. Non  che  gli  fosse
dispiaciuta quell'ultima, ma se non ci fosse stato il cazzottone  e
la botta in testa del secondo svenimento, sarebbe stato meglio.
Era comunque salutare tenersi alla larga dalla donna, si disse.
- Non vorrai mica farlo scappare subito... - ridacchio' TheGIO.
- Meglio che conosca bene la macchina, se non conosci la  macchina,
non sai usarla. Se non sai usare la macchina, sei morto - commento' 
lapidario.
- Sono cose dei  vecchi  tempi, amico mio... - borbotto' - Prenditi
cura della macchina, se non te ne prendi cura lei avra' cura di te,
pulisci la macchina, una macchina pulita e' una macchina  perfetta,
non fidarti mai della macchina, se ti fidi di lei ti  tradira', hai
solo la tua  mano, il  tuo  occhio  e  il  tuo  corpo, la  macchina
funziona a dovere solo se queste tre cose  funzionano. La  macchina
odia gli stupidi. Se sei stupido ti uccide - recito'.
- Te  la  ricordi  a  memoria  questa  dannata  litania? - mugugno'
l'altro, visibilmente contrariato.
- Ce la ripetevano ogni giorno, anche tu l'hai imparata a memoria -
la risosta era giunta fredda, come la lama di  un  coltello - Anche
un sordo l'avrebbe  imparata  a  memoria, dopo  il  primo  mese  di
addestramento -.
- Dio solo sa quanto ho odiato quel sergente - il  tono  di  Veleno
cambio', era il tono che si usava nei  vecchi  ricordi, quelli  che
tornaavano a galla nel mare dei pensieri come il legno  fradicio  e
marcio. Quelli che ricordavi  con  nostalgia, quelli  che  facevano
formicolare le cicatrici che ti avevano  lasciato. Quelli  che  per
alcuni versi erano brutti, ma anche se avevano sapori agrodolci, la
tua mente si rifiutava di sbarazzarsene.


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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
*     -><-   E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it   -><-     *
*   -><-  http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html  -><-   *
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