Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 1 of MAXINT
Date 07/04/97 10.37.18
Organization Centro Servizi Interbusiness
Lines 248
Message-ID <5iaiou$re1@server-b.cs.interbusiness.it>
NNTP-Posting-Host 194.243.24.2

Eccoci al sospitaro e cospirato momento di postare questa fanfic.
Avvertenze: E' una fanfic davvero lunga e non ha molto dello stile 
delle fanfic, chiunque ha letto il prologo ne sa qualcosa, e' un
racconto a volte umoristico a volte serio.
Se volete farvi un'idea piu' chiara date un'occhiata a: 
http://kame.usr.dsi.uinmi.it/home/veleno/agrock.html
dove troverete una breve descrizione ed il Prologo stesso.
Non ho segnato il numero totale di parti poiche' nemmeno io ne
sono a conoscenza, dato che e' in fase di chiusura e visto che e'
bella grossa. Spero che vi piaccia.

Ringrazio tutti i miei collaboratori, primo tra i quali TheGIO.
Questa fanfic non e' scritta solo da me ma ne sono il redattore,
alle avventure dell'Agenzia partecipano anche Rebel Yell, Silkworm,
Lady Ren, TheGIO, Crossbones e immancabile: GNAGNA. Grazie ragazzi, 
anche se i travagli per fare queste storie a piu' mani sono molto 
lunghi, ancora una volta ce l'abbiamo fatta e siamo riusciti a 
tirare fuori qualcosa di diverso, che riesce a far sentire il suo 
odore/sapore intensamente.
Senza di voi non sarebbe stato cosi' bello realizzarla.

The Disclaimer:
This Fanfic is MINC*Aware, if you like it, send a "MINC*A" e-mail to 
authors, or post message on IAC with subject: [FF][ARF] MINC*A!, or 
simply reply to this post (also followups are allowed) without quoting 
anything - at least this disclaimer -. 
IMPORTANT: If you know one of authors yell to him: "MINC*A!". 

Omaggi.

Veleno.

--
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cosa voglia dire) -><-  Responsabile vendite Pandora  -><-  Join us!  -><-
E-mail address: veleno@milano.pandora.it
* -><- Only Neuro can make it possible -><- NeUrO ZoNe LiVeS FoReVeR -><- *

Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Il dito schiaccio' con un lento movimento il pulsante della lampada
da  tavolo, spegnendola. Osservo' le  scartoffie  sulla  scrivania, 
illuminate dalla luce della strada, di  un  bianco  sporco, offerto 
dai lampioni, corroborato a  volte  dai  fari  delle  macchine  che 
passavano. C'era anche una discreta luna piena, si disse  lanciando 
un rapido sguardo fuori dalla finestra.
Chiuse la porta dell'ufficio con fare stanco ed inoltre non  voleva
fare tanto rumore... Era tardi e l'ultima  cosa  di  cui  l'agenzia 
aveva bisogno erano  lamentele  da  parte  dei  vicini  per  rumori 
molesti a notte fonda.
- Ore piccole, capo? - chiese una voce alle sue spalle.
- Milena - si mostro' stupito di trovare ancora la  sua  segretaria 
in ufficio - Cosa ci fai ancora qui a quest'ora? -. 
- Non sei il solo a finire tardi - indico' il fondo del  corridoio, 
allungando il collo come un tacchino, dove  uno  degli  uffici  era 
ancora occupato, o meglio  il  vetro  smerigliato  della  porta era 
illuminato da una fredda  luce  piuttosto  debole, qualcuno avrebbe 
potuto sostenere che provenisse dalla finestra aperta dell'ufficio,
che fosse il bagliore della luce esterna, ma non lo era, era troppo
intensa per essere la debole luce della strada.
- Ma cosa  sta  succedendo  oggi - borbotto' TheGIO - Come mai  sta 
ancora chiuso in ufficio? - chiese alla segretaria.
- Non chiederlo a me - sussurro' lei, mentre  riportava  il  bricco 
del caffe' vicino all'elettrodomestico a cui apparteneva.
- E' la terza volta che riporto indietro questa  caraffa  dal   suo 
ufficio, stasera, non e' possibile andare avanti in questo  modo  - 
commento',   rimettendo   in   ordine   il   piano   che   ospitava
l'elettrodomestico e il restante necessario per farlo funzionare  a 
dovere. 
- Ha bevuto piu' di sei tazze - mormoro' con  un'espressione  forse 
troppo avvilita - Ha fumato piu' di due pacchetti di sigarette oggi
- continuo'.
- Lo stai tenendo d'occhio? - chiese  TheGIO, il  suo  volto  aveva 
tolto il velo di stanchezza per fare posto ad un simpatico sorriso.
- No  e'  che... - prese  tempo, con  la  scusa  di  riordinare  la 
scrivania della piccola  reception - Beh, si', lo  ammetto, lo  sto
tenendo d'occhio, e' toccato  a  me  andare  dal  tabaccaio, dovevo 
prendere francobolli e mi ha  piazzato  in  mano  i  soldi  per  le 
sigarette - sbuffo' - Sono tornata su e non si era nemmeno  accorto 
che il  caffe' che  stava  bevendo  era  freddo, nemmeno  quando ho 
sostituito la tazza con un'altra di  caffe' bollente... CB  non  fa 
altro che mangiare cioccolato, zuccherarsi due volte  il  caffe', o
trangugiare qualsiasi cosa che abbia almeno l'ottanta per cento  di 
carboidrati...  Va  bene, consumerete  anche  molta  energia, ma... 
Qualcuno vuole spiegarmi che diavolo  sta  succedendo? - la  povera
Milena era seriamente preoccupata per  i  suoi  datori  di  lavoro, 
oltre al fatto che ogni mese le  davano  da  vivere, erano  persone 
a posto, buone e generose. Non poteva negarlo, voleva bene a  tutti
loro e li considerava un po' come i fratellini a cui badare.
Nonostante non avesse mai avuto esperienze  sentimentali  di grande
valore,  sapeva bene che gli uomini erano un  po' come bambini alle
volte.  Ed in fondo,  le  piaceva  badare  a  loro,  perche' spesso
anche loro badavano a lei, era uno scambio di favori, ma  anche  se
non lo fosse stato, le sarebbe piaciuto ugualmente.
- Gli altri? - chiese poi.
- Credo che CB sia giu' con quel bel  ragazzo, al  poligono... -  i
suoi occhi si illuminarono al pensiero del giovane.
- Quel bel ragazzo,  come lo chiami tu, ora ha  il  quarto  ufficio 
dell'agenzia -  preciso' l'uomo - Ed  e' uno  dei  quattro  che  si 
daranno da fare per pagarti  lo stipendio - aggiunse, mentre il suo 
sguardo consultava l'orologio. 
- E' molto tardi... - mormoro' tra se' e se'. Si  guardo' attorno e
decise che  era  venuta  l'ora  di  andarsene  a  casa. Bussso' con
discrezione alla porta dell'ufficio occupato.
- Avanti - rispose da dentro una voce stanca.
- Hai un orologio o ti basi sul  sole? - domando' entrando. Ignoro'
volutamente lo stantio odore di fumo  di sigaretta che  regnava  in
quel posto, tanto quanto la fine nebbia azzurra che lo originava.
- Avevo una clessidra una volta, ma  si e' rotta - rispose l'altro.
- Alzati da quella sedia - due dita  corsero  agli  occhi  stanchi,
stropicciandoli per qualche secondo.
- Credo tu abbia ragione - mormoro' Veleno, inforcando gli occhiali
e prendendo la sigaretta che stava  morendo  nel  posacenere vicino
alla lampada da tavolo.
- Gli altri? - domando'.
- Noi siamo gli  ultimi  rimasti, CB  e  il  ragazzo  sono  giu' al
poligono -.
- Bene - ammise - Yell ha bisogno di essere ben addestrato -.
- Non credi che sia  sufficientemente pronto? - a dire il  vero non
lo credeva nemmeno  lui. Rebel Yell era una burba e tutte le  burbe
erano un po' come bombe ad orologeria...
- E' meglio che si  tenga il piu' allenato  possibile... - mormoro'
l'altro.

L'aria del poligono che Gio aveva allestito per CB nel  sotterraneo
della vecchia palazzina era satura dell'odore di polvere  da sparo.
Il pavimento, illuminato da una  balbettante  lampada al  neon, era 
coperto da una selva di bossoli di ogni calibro e dimensione.
- Mmm... tutto  sommato  non  sei  poi  tanto  male! - esclamo' CB, 
osservando la sagoma "francese" crivellata dai  proiettili  sparati
dalla Striker-Gun di Rebel.
- COSA? - chiese il giovane, urlando a squarciagola.
- Dannato pivellino... vuoi toglierti quelle cuffie? -
- EEEEH? NON CAPISCO NIENTE... NON VEDI CHE HO LE CUFFIE? -
*blam!*
*blam!*
- Maccheddiav'... CB, ma sei pazzo? -
- Silenzio! Da adesso in poi... niente cuffie! -
- Ehm... *sweat* ...per me non ci sono problemi... ma chi lo spiega
a Gio che, adesso, sulle sue adorate cuffie-kun da poligono ci sono
questi due buchi? -
- Uhm... Beh, a questo ci penseremo dopo... -.

- Andate via? - domando' Milena - Finalmente potro' andarmene anche
io a casa? Non ci credo! - afferro' il soprabito appoggiato accanto
alla sedia, mostrando una inaspettata energia, data l'ora.
- Vuoi un passagio o sei in macchina? - domando' TheGIO.
- No grazie...  Stasera ho voglia di camminare, magari prendero' la
metropolitana... Chissa'.  -  uscirono  in  silenzio. I loro  passi
risuonavano come secchi rintocchi mentre scendevano le scale.
- Allora a domani - TheGIO saluto', dirigendosi verso la macchina.
- A domani - entrambi ricambiarono il saluto.
La strada con il suo traffico si era calmata, quella sera non c'era
nemmeno la solita brezza.
- Da che parte va capo? - Veleno sorrise alla notte, Milena non  si
era ancora abituata a dargli del tu. Forse era a causa del modo  in
cui la trattava, non era mai stato molto espansivo e con un po'  di
invidia si rese conto che lui era l'unico in quell'agenzia a cui la
donna dava ancora del lei, clienti esclusi.
- Mi e' passata  la  voglia  di  camminare - borbotto' - Prendi  la 
metropolitana? - le chiese. La donna si limito' ad annuire.
- Dove devi scendere? - fu la domanda che  fece, mentre  scendevano
le scale della stazione. La donna sembro' sollevata da  quel  segno
di vita, Veleno non aveva spiccicato parola per tutto il tempo  che
avevano impiegato per giungere  alla  metropolitana... Erano  stati
cinque lunghi minuti nei quali lui aveva finito in silenzio la  sua
sigaretta e lei si era guardata attorno.
- Scendo ad A-Baoa-Ku - disse lei, superando una delle barriere  di
ingresso. Poco dopo l'uomo le si affianco' nuovamente.
- Penso che scendero' anche io li'... - annuncio' lui.
"Quasi fosse una festa", penso' Milena, "L'ha detto con un  tono...
Come: Mi si e' slacciata la scarpa, accidenti...".
- Abiti da quelle parti? - chiese, dopo qualche metro.
- Non molto lontano dalla fermata... Due o  tre  minuti  a  piedi -
"Che e' diventato un Tutto Citta' adesso?" - E lei? -.
- Una decina di minuti in piu', abito in Via  Cometa  Rossa, Tyrell
Building - il silenzio  calo' nuovamente  sui  due. Superarono  con
passo  spedito  un  suonatore  di  banjo  che  teneva  un  cappello
rovesciato con l'obolo di qualche passante.
Veleno lascio' cadere qualcosa dentro il cappello.
- Gli ha dato degli spiccioli? - chiese Milena.
- Non  sarebbe  ora di  darmi  del  tu,  Milena? - domando' lui  di
rimando. La donna annui' e riforomulo' la domanda. Prima che Veleno
rispondesse alle loro spalle si udi' una piccola esplosione.
- No... Era un petardo... - commento' mentre salivano sulla vettura
che era appena arrivata - Questa e' proprio fortuna - commento' lui
mentre osservava l'interno della carrozza alla ricerca di due posti
liberi. La donna aveva abbassato lo sguardo, imbarazzata.
- Sai - esordi' lui - E' da  quattro  mesi  che  lavoriamo  assieme 
eppure non ho mai saputo nulla di te - "A dire la verita' non ti e'
mai interessato", si sarebbero entrambi stupiti se fossero stati al
corrente di aver pensato la medesima cosa.
- Anche le cose  piu' semplci... Fino  a  stasera  non  sapevo  che 
abitassimo nello stesso quartiere - "Anche adesso lo fai tanto  per
passare il tempo, non e' vero?". Veleno delle volte  odiava  quella
dannata voce che risuonava dentro di lui riempiendolo di furore.
- Capo, non abbiamo mai avuto tempo di farlo, forse - lei disse una
grande verita'. Dentro Veleno si scateno' una battaglia.
"E chi mai ne ha avuto la  voglia?". "Merda! Ma  vuoi  per  qualche  
istante seppellire il tuo fottuto  cinismo?". "Il  mio  cinismo  e' 
quello che ti ha fatto rimanere vivo, razza di ingrato! Io  e  solo
io ti ho permesso di non impazzire!". "Sono io l'unica cosa  che mi 
ha permesso di  rimanere  vivo  fino  ad  ora... Vattene!". "Mai!".
"Vattene almeno per stanotte! Lascia che possa dormire  almeno  una
notte tranquillamente, senza i miei incubi". "I  tuoi  incubi  sono
le colpe che ti porti dietro!". "Vattene o ti  uccidero'!". "Povero
stupido... Non puoi uccidermi! Io sono te  e  tu  sei  me!". "Delle 
volte farei volentieri a  meno  di  te!". "Ma  non  puoi, non  puoi 
uccidermi, altri hanno provato e sono morti. Persino tu hai provato 
e non ne hai avuto il fegato!".
- No - gemette.
- Cosa? - chiese la donna, avvicinandosi.
- Nulla - come al solito la scaccio' da  lui, come  aveva  fatto in 
passato. Bastava cosi' poco per rendersi ostile agli  altri. Questo
stiletto' ulteriormente il suo animo. Fece  un  profondo  respiro e 
poi torno' a guardare di fronte a se.
- Sta bene capo? - volle sincerarsi Milena.
- Si' si' - rispose con tono brusco - Sto bene... - lei  non  aveva
meritato quel trattamento, pero' - Di cosa  stavamo  parlando? - la
voce era totalmente cambiata. Calda, accogliente quanto un  salotto
con un caminetto acceso in una sera di inverno.
- Le avevo detto che in questi ultimi  quattro  mesi  noi  due  non 
abbiamo avuto mai abbastanza tempo per conoscersi meglio -.
"Te la vuoi portare a letto? Sai che potresti farlo vero?". "Ancora 
tu!".  Ignoro'  volutamente cio' che stava avvenendo dentro di lui, 
esorcizzando il  fenomeno  stropicciandosi  gli  occhi  per qualche 
secondo. 
- Gia' - mormoro' - In questi ultimi mesi nessuno ha piu' il  tempo 
di  fare  nulla -  ricordo'  la  IAC  City  che  aveva  conosciuto, 
spensierata. Se tornava indietro nel tempo non ricordava nemmeno un
giorno di pioggia... Annoto' la cosa come un chiaro segno di gioia,
nessuno si preoccupava di cosa sarebbe accaduto il gioro dopo...
Ora quando pioveva il suo  sguardo osservava  le  nuvole  grevi  di 
pianto... Stava accadendo qualcosa a quella citta', forse  qualcosa
che tutti sapevano  ma nessuno  voleva  ammettere. IAC  City  stava 
cambiando e a lui, a Veleno, cio' non piaceva affatto.  Qualcuno lo
avrebbe  definito  'sesto  senso',  altri 'istinto',  altri  ancora
'presentimento', ma qualsiasi cosa  fosse  mai  quella, Veleno  non
voleva scoprire che i fatti la avvalorassero. Qualsiasi cosa  fosse
sapeva che rappresentava qualcosa di sgradevole, era 'male'.