Eccoci al sospitaro e cospirato momento di postare questa fanfic.
Avvertenze: E' una fanfic davvero lunga e non ha molto dello stile
delle fanfic, chiunque ha letto il prologo ne sa qualcosa, e' un
racconto a volte umoristico a volte serio.
Se volete farvi un'idea piu' chiara date un'occhiata a:
http://kame.usr.dsi.uinmi.it/home/veleno/agrock.html
dove troverete una breve descrizione ed il Prologo stesso.
Non ho segnato il numero totale di parti poiche' nemmeno io ne
sono a conoscenza, dato che e' in fase di chiusura e visto che e'
bella grossa. Spero che vi piaccia.
Ringrazio tutti i miei collaboratori, primo tra i quali TheGIO.
Questa fanfic non e' scritta solo da me ma ne sono il redattore,
alle avventure dell'Agenzia partecipano anche Rebel Yell, Silkworm,
Lady Ren, TheGIO, Crossbones e immancabile: GNAGNA. Grazie ragazzi,
anche se i travagli per fare queste storie a piu' mani sono molto
lunghi, ancora una volta ce l'abbiamo fatta e siamo riusciti a
tirare fuori qualcosa di diverso, che riesce a far sentire il suo
odore/sapore intensamente.
Senza di voi non sarebbe stato cosi' bello realizzarla.
The Disclaimer:
This Fanfic is MINC*Aware, if you like it, send a "MINC*A" e-mail to
authors, or post message on IAC with subject: [FF][ARF] MINC*A!, or
simply reply to this post (also followups are allowed) without quoting
anything - at least this disclaimer -.
IMPORTANT: If you know one of authors yell to him: "MINC*A!".
Omaggi.
Veleno.
--
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-><- Dario 'Veleno' Rota -><- Quality System Integrator (e _non_ chiedetemi
cosa voglia dire) -><- Responsabile vendite Pandora -><- Join us! -><-
E-mail address: veleno@milano.pandora.it
* -><- Only Neuro can make it possible -><- NeUrO ZoNe LiVeS FoReVeR -><- *
Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Il dito schiaccio' con un lento movimento il pulsante della lampada
da tavolo, spegnendola. Osservo' le scartoffie sulla scrivania,
illuminate dalla luce della strada, di un bianco sporco, offerto
dai lampioni, corroborato a volte dai fari delle macchine che
passavano. C'era anche una discreta luna piena, si disse lanciando
un rapido sguardo fuori dalla finestra.
Chiuse la porta dell'ufficio con fare stanco ed inoltre non voleva
fare tanto rumore... Era tardi e l'ultima cosa di cui l'agenzia
aveva bisogno erano lamentele da parte dei vicini per rumori
molesti a notte fonda.
- Ore piccole, capo? - chiese una voce alle sue spalle.
- Milena - si mostro' stupito di trovare ancora la sua segretaria
in ufficio - Cosa ci fai ancora qui a quest'ora? -.
- Non sei il solo a finire tardi - indico' il fondo del corridoio,
allungando il collo come un tacchino, dove uno degli uffici era
ancora occupato, o meglio il vetro smerigliato della porta era
illuminato da una fredda luce piuttosto debole, qualcuno avrebbe
potuto sostenere che provenisse dalla finestra aperta dell'ufficio,
che fosse il bagliore della luce esterna, ma non lo era, era troppo
intensa per essere la debole luce della strada.
- Ma cosa sta succedendo oggi - borbotto' TheGIO - Come mai sta
ancora chiuso in ufficio? - chiese alla segretaria.
- Non chiederlo a me - sussurro' lei, mentre riportava il bricco
del caffe' vicino all'elettrodomestico a cui apparteneva.
- E' la terza volta che riporto indietro questa caraffa dal suo
ufficio, stasera, non e' possibile andare avanti in questo modo -
commento', rimettendo in ordine il piano che ospitava
l'elettrodomestico e il restante necessario per farlo funzionare a
dovere.
- Ha bevuto piu' di sei tazze - mormoro' con un'espressione forse
troppo avvilita - Ha fumato piu' di due pacchetti di sigarette oggi
- continuo'.
- Lo stai tenendo d'occhio? - chiese TheGIO, il suo volto aveva
tolto il velo di stanchezza per fare posto ad un simpatico sorriso.
- No e' che... - prese tempo, con la scusa di riordinare la
scrivania della piccola reception - Beh, si', lo ammetto, lo sto
tenendo d'occhio, e' toccato a me andare dal tabaccaio, dovevo
prendere francobolli e mi ha piazzato in mano i soldi per le
sigarette - sbuffo' - Sono tornata su e non si era nemmeno accorto
che il caffe' che stava bevendo era freddo, nemmeno quando ho
sostituito la tazza con un'altra di caffe' bollente... CB non fa
altro che mangiare cioccolato, zuccherarsi due volte il caffe', o
trangugiare qualsiasi cosa che abbia almeno l'ottanta per cento di
carboidrati... Va bene, consumerete anche molta energia, ma...
Qualcuno vuole spiegarmi che diavolo sta succedendo? - la povera
Milena era seriamente preoccupata per i suoi datori di lavoro,
oltre al fatto che ogni mese le davano da vivere, erano persone
a posto, buone e generose. Non poteva negarlo, voleva bene a tutti
loro e li considerava un po' come i fratellini a cui badare.
Nonostante non avesse mai avuto esperienze sentimentali di grande
valore, sapeva bene che gli uomini erano un po' come bambini alle
volte. Ed in fondo, le piaceva badare a loro, perche' spesso
anche loro badavano a lei, era uno scambio di favori, ma anche se
non lo fosse stato, le sarebbe piaciuto ugualmente.
- Gli altri? - chiese poi.
- Credo che CB sia giu' con quel bel ragazzo, al poligono... - i
suoi occhi si illuminarono al pensiero del giovane.
- Quel bel ragazzo, come lo chiami tu, ora ha il quarto ufficio
dell'agenzia - preciso' l'uomo - Ed e' uno dei quattro che si
daranno da fare per pagarti lo stipendio - aggiunse, mentre il suo
sguardo consultava l'orologio.
- E' molto tardi... - mormoro' tra se' e se'. Si guardo' attorno e
decise che era venuta l'ora di andarsene a casa. Bussso' con
discrezione alla porta dell'ufficio occupato.
- Avanti - rispose da dentro una voce stanca.
- Hai un orologio o ti basi sul sole? - domando' entrando. Ignoro'
volutamente lo stantio odore di fumo di sigaretta che regnava in
quel posto, tanto quanto la fine nebbia azzurra che lo originava.
- Avevo una clessidra una volta, ma si e' rotta - rispose l'altro.
- Alzati da quella sedia - due dita corsero agli occhi stanchi,
stropicciandoli per qualche secondo.
- Credo tu abbia ragione - mormoro' Veleno, inforcando gli occhiali
e prendendo la sigaretta che stava morendo nel posacenere vicino
alla lampada da tavolo.
- Gli altri? - domando'.
- Noi siamo gli ultimi rimasti, CB e il ragazzo sono giu' al
poligono -.
- Bene - ammise - Yell ha bisogno di essere ben addestrato -.
- Non credi che sia sufficientemente pronto? - a dire il vero non
lo credeva nemmeno lui. Rebel Yell era una burba e tutte le burbe
erano un po' come bombe ad orologeria...
- E' meglio che si tenga il piu' allenato possibile... - mormoro'
l'altro.
L'aria del poligono che Gio aveva allestito per CB nel sotterraneo
della vecchia palazzina era satura dell'odore di polvere da sparo.
Il pavimento, illuminato da una balbettante lampada al neon, era
coperto da una selva di bossoli di ogni calibro e dimensione.
- Mmm... tutto sommato non sei poi tanto male! - esclamo' CB,
osservando la sagoma "francese" crivellata dai proiettili sparati
dalla Striker-Gun di Rebel.
- COSA? - chiese il giovane, urlando a squarciagola.
- Dannato pivellino... vuoi toglierti quelle cuffie? -
- EEEEH? NON CAPISCO NIENTE... NON VEDI CHE HO LE CUFFIE? -
*blam!*
*blam!*
- Maccheddiav'... CB, ma sei pazzo? -
- Silenzio! Da adesso in poi... niente cuffie! -
- Ehm... *sweat* ...per me non ci sono problemi... ma chi lo spiega
a Gio che, adesso, sulle sue adorate cuffie-kun da poligono ci sono
questi due buchi? -
- Uhm... Beh, a questo ci penseremo dopo... -.
- Andate via? - domando' Milena - Finalmente potro' andarmene anche
io a casa? Non ci credo! - afferro' il soprabito appoggiato accanto
alla sedia, mostrando una inaspettata energia, data l'ora.
- Vuoi un passagio o sei in macchina? - domando' TheGIO.
- No grazie... Stasera ho voglia di camminare, magari prendero' la
metropolitana... Chissa'. - uscirono in silenzio. I loro passi
risuonavano come secchi rintocchi mentre scendevano le scale.
- Allora a domani - TheGIO saluto', dirigendosi verso la macchina.
- A domani - entrambi ricambiarono il saluto.
La strada con il suo traffico si era calmata, quella sera non c'era
nemmeno la solita brezza.
- Da che parte va capo? - Veleno sorrise alla notte, Milena non si
era ancora abituata a dargli del tu. Forse era a causa del modo in
cui la trattava, non era mai stato molto espansivo e con un po' di
invidia si rese conto che lui era l'unico in quell'agenzia a cui la
donna dava ancora del lei, clienti esclusi.
- Mi e' passata la voglia di camminare - borbotto' - Prendi la
metropolitana? - le chiese. La donna si limito' ad annuire.
- Dove devi scendere? - fu la domanda che fece, mentre scendevano
le scale della stazione. La donna sembro' sollevata da quel segno
di vita, Veleno non aveva spiccicato parola per tutto il tempo che
avevano impiegato per giungere alla metropolitana... Erano stati
cinque lunghi minuti nei quali lui aveva finito in silenzio la sua
sigaretta e lei si era guardata attorno.
- Scendo ad A-Baoa-Ku - disse lei, superando una delle barriere di
ingresso. Poco dopo l'uomo le si affianco' nuovamente.
- Penso che scendero' anche io li'... - annuncio' lui.
"Quasi fosse una festa", penso' Milena, "L'ha detto con un tono...
Come: Mi si e' slacciata la scarpa, accidenti...".
- Abiti da quelle parti? - chiese, dopo qualche metro.
- Non molto lontano dalla fermata... Due o tre minuti a piedi -
"Che e' diventato un Tutto Citta' adesso?" - E lei? -.
- Una decina di minuti in piu', abito in Via Cometa Rossa, Tyrell
Building - il silenzio calo' nuovamente sui due. Superarono con
passo spedito un suonatore di banjo che teneva un cappello
rovesciato con l'obolo di qualche passante.
Veleno lascio' cadere qualcosa dentro il cappello.
- Gli ha dato degli spiccioli? - chiese Milena.
- Non sarebbe ora di darmi del tu, Milena? - domando' lui di
rimando. La donna annui' e riforomulo' la domanda. Prima che Veleno
rispondesse alle loro spalle si udi' una piccola esplosione.
- No... Era un petardo... - commento' mentre salivano sulla vettura
che era appena arrivata - Questa e' proprio fortuna - commento' lui
mentre osservava l'interno della carrozza alla ricerca di due posti
liberi. La donna aveva abbassato lo sguardo, imbarazzata.
- Sai - esordi' lui - E' da quattro mesi che lavoriamo assieme
eppure non ho mai saputo nulla di te - "A dire la verita' non ti e'
mai interessato", si sarebbero entrambi stupiti se fossero stati al
corrente di aver pensato la medesima cosa.
- Anche le cose piu' semplci... Fino a stasera non sapevo che
abitassimo nello stesso quartiere - "Anche adesso lo fai tanto per
passare il tempo, non e' vero?". Veleno delle volte odiava quella
dannata voce che risuonava dentro di lui riempiendolo di furore.
- Capo, non abbiamo mai avuto tempo di farlo, forse - lei disse una
grande verita'. Dentro Veleno si scateno' una battaglia.
"E chi mai ne ha avuto la voglia?". "Merda! Ma vuoi per qualche
istante seppellire il tuo fottuto cinismo?". "Il mio cinismo e'
quello che ti ha fatto rimanere vivo, razza di ingrato! Io e solo
io ti ho permesso di non impazzire!". "Sono io l'unica cosa che mi
ha permesso di rimanere vivo fino ad ora... Vattene!". "Mai!".
"Vattene almeno per stanotte! Lascia che possa dormire almeno una
notte tranquillamente, senza i miei incubi". "I tuoi incubi sono
le colpe che ti porti dietro!". "Vattene o ti uccidero'!". "Povero
stupido... Non puoi uccidermi! Io sono te e tu sei me!". "Delle
volte farei volentieri a meno di te!". "Ma non puoi, non puoi
uccidermi, altri hanno provato e sono morti. Persino tu hai provato
e non ne hai avuto il fegato!".
- No - gemette.
- Cosa? - chiese la donna, avvicinandosi.
- Nulla - come al solito la scaccio' da lui, come aveva fatto in
passato. Bastava cosi' poco per rendersi ostile agli altri. Questo
stiletto' ulteriormente il suo animo. Fece un profondo respiro e
poi torno' a guardare di fronte a se.
- Sta bene capo? - volle sincerarsi Milena.
- Si' si' - rispose con tono brusco - Sto bene... - lei non aveva
meritato quel trattamento, pero' - Di cosa stavamo parlando? - la
voce era totalmente cambiata. Calda, accogliente quanto un salotto
con un caminetto acceso in una sera di inverno.
- Le avevo detto che in questi ultimi quattro mesi noi due non
abbiamo avuto mai abbastanza tempo per conoscersi meglio -.
"Te la vuoi portare a letto? Sai che potresti farlo vero?". "Ancora
tu!". Ignoro' volutamente cio' che stava avvenendo dentro di lui,
esorcizzando il fenomeno stropicciandosi gli occhi per qualche
secondo.
- Gia' - mormoro' - In questi ultimi mesi nessuno ha piu' il tempo
di fare nulla - ricordo' la IAC City che aveva conosciuto,
spensierata. Se tornava indietro nel tempo non ricordava nemmeno un
giorno di pioggia... Annoto' la cosa come un chiaro segno di gioia,
nessuno si preoccupava di cosa sarebbe accaduto il gioro dopo...
Ora quando pioveva il suo sguardo osservava le nuvole grevi di
pianto... Stava accadendo qualcosa a quella citta', forse qualcosa
che tutti sapevano ma nessuno voleva ammettere. IAC City stava
cambiando e a lui, a Veleno, cio' non piaceva affatto. Qualcuno lo
avrebbe definito 'sesto senso', altri 'istinto', altri ancora
'presentimento', ma qualsiasi cosa fosse mai quella, Veleno non
voleva scoprire che i fatti la avvalorassero. Qualsiasi cosa fosse
sapeva che rappresentava qualcosa di sgradevole, era 'male'.
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