Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 3 of MAXINT
Un sonaglio attaccato ad una catenella di fine maglia oziava
fissato ad un gancio, poco sopra lo stipite della porta, che lo
stuzzicava inducendolo a trillare ogni qualvolta questa veniva
aperta.
L'ambiente non assomigliava ai tanti locali notturni a cui si era
abituati, la luce soffusa non c'era, non c'era nemmeno l'atmosfera
che si trova in una birreria. Assomigliava tanto ad uno di quei bar
di quartiere.
Un piccolo tovagliolo di carta fece la sua entrata sul bancone per
fare da sottobicchiere ad una delle consumazioni.
Poco lontano dal bancone una compagnia rumoreggiante stava ridendo
ad alta voce. Una donna corpulenta si stava esibendo in una danza
goffa, un uomo distinto in apparenza stava tentando un gioco di
abilita' tenendo in equilibrio due bottigliette di sake', altri due
erano seduti in silenzio con il bicchiere davanti a loro, ma non
ancora toccato. La donna era molto bella, la sua pelle sembrava
di pura porcellana ed il volto senza trucco era ornato da una
cascata fluente di capelli neri. L'uomo che le stava accanto aveva
la sua stessa espressione, un imbarazzo di difficile comprensione,
non si capiva se i due fossero in imbarazzo per la condotta dei
compagni, oppure per non avere il coraggio di prendere parte ai
divertimenti.
Davanti a due occhi stanchi si stava spegnendo l'ultimo alito di
vita di un mozzicone, in una giungla di suoi simili. Osservo' il
bicchiere che stava di fronte a lui. La sorsata fece scendere fuoco
liquido nella sua gola. Le sue palpebre si abbassarono per
esorcizzare la fiamma che bruciava nel suo stomaco e di rimando,
come mute testimoni di cio' che era appena accaduto dentro il suo
corpo, agli angoli degli occhi arrossati si formarono due lacrime.
Dopo aver eliminato la causa che gli impediva una corretta visione
dell'ambiente, torno' a scrutare il posto.
Poco lontano, in un angolo male illuminato del bancone, una figura
che sfoggiava un cappello nero abbassato sugli occhi ed un
altrettanto nero soprabito dal collo alzato fino al mento, lascio'
i soldi della sua consumazione sul bancone e face per uscire.
Il resto del vitro liquido che aveva albergato nel bicchiere fece
la fine per cui era stato versato, altri soldi scivolarono sul
bancone ed un altro seggiolino fu libero, dopo una schiarita di
voce da parte dell'occupante. Questo tentativo di cancellare il
bruciore che il liquore gli aveva provocato in gola fu accompagnato
da una mano chiusa a pugno davanti alla bocca.
- Qui Victor. Il pesce sta uscendo - sussurro' al piccolo stelo
nero che reggeva nel palmo - Lo seguo -.
- Victor da Tango - gracchio' la chiocciola elettronica che teneva
nel padiglione destro dell'orecchio - Occhi aperti -.
- Tango da Victor - sibilo' nella sua mano - Wilco. Gettate la rete
e pronti a tirare - la mano torno' a nascondersi in una tasca.
Quando la porta del bar si apri', gli occhi dell'uomo sondarono i
dintorni, era sera e l'illuminazione in quel quartiere non era
delle migliori, ma non era difficile distinguere una sagoma sotto
il cono di luce di un lampione.
- Qui Victor. Il pesce nuota verso Charlie Bravo - avverti'.
- Victor da Charlie Bravo, vedo il pesce, viene dritto verso il mio
amo -.
- Qui Tango. Pesce in vista anche per me - l'uomo allento' di poco
la presa sull'auricolare per fare in modo che quella mano andasse a
liberare l'abbottonatura della sua giacca, avrebbe potuto rendere
complicati i movimenti ed essere impacciati era proprio quello che
non serviva in un'azione di quel tipo.
- Romeo Yankee da Victor - attese il ricevuto della sua chiamata -
Spostati verso di me... - dal fondo della strada il miagolio di un
gatto ed il conseguente abbaiare di cani nel vicinato fu la degna
conclusione di qualche bidone dell'immondizia rovesciato. L'uomo
che si era fatto chiamare Victor avvicino' nuovamente il suo pugno
alla bocca, concedendosi prima un disperato sbuffare.
- Romeo Yankee da Victor. Fai con calma, Romeo, mi raccomando, meno
rumore fai meglio e' -.
- Victor da Romeo - la voce era un po' barcollante, tra
l'imbarazzato e l'emozionato - Roger - rispose e poco dopo un'altra
figura attraversava la strada frettolosamente per affiancarsi alla
voce chiamata Victor.
- Qui Tango Gold - la coppia chiamata Victor e Romeo Yankee aveva
camminato per cinque minuti prima di quella chiamata - Il pesce sta
salendo sulla barca - avverti'.
- Maledizione, lo perderemo - mormoro' l'altro alla brezza notturna
con aria scicciata.
- Calmati ragazzo - le mani dell'altro si richiusero a coppa per
fare da protezione al nascere di una fiamma - Dovresti trovare una
valvola di sfogo per la tua tensione - mormoro'.
- Non ho intenzione di diventare una ciminiera, non ho intenzione
di vivere a caffe', non mi va di continuare a mangiare cioccolato
per sopperire alle volte che non mangio -.
- Ora che hai enunciato alcuni difetti delle persone con cui lavori
potresti startene un po' zitto, per Dio - borbotto' quello chiamato
Victor. "Un altro che si crede il Padrenostro", penso' soffiando il
fumo bianco-azzurro della sigaretta nella notte.
- Qui Charlie Bravo, il pesce se ne sta andando - avverti' nelle
loro orecchie una voce.
- Qui Victor, roger - annuncio' l'uomo sibilando nel suo pugno.
- Qui Tango Gold - giunse un'altra voce, immediatamente dopo
- Dirigetevi verso il peschereccio, vi preleveremo per strada -.
- Romeo Yankee ricevuto -.
- Victor ricevuto -.
Da lontano si avverti' un gorgoglio ed un velo nero oscuro' uno
spicchio di cielo, dipingendo un baffo piu' scuro nella notte.
- Sta arrivando il sommergibile rosa - mormoro' con fare acido la
figura chiamata Romeo.
- Speriamo arrivi in tempo e speriamo che tu abbia assicurato bene
il segnalatore su quella dannata macchina - fu la risposta
dell'altro - Se il lavoro che hai fatto e' stato svolto come quello
dei giorni precedenti del tuo incarico, siamo a cavallo -.
- Cosa vorresti dire? -.
L'altro schiaccio' con disprezzo il mozzicone sotto il tacco della
scarpa.
- Ti abbiamo messo dentro quell'officina due giorni prima che
entrasse quella macchina solo per darti una copertura, ti abbiamo
assicurato credenziali di tutto rispetto, e hai combinato un guaio
dietro l'altro - lo accuso', senza alzare di un decibel il sussurro
che aveva caratterizato la discussione fino a quel momento.
- Ma... - fece per obbiettare l'altro.
- Vuoi cercare di spiegarmi perche' hai messo in stato di fermo il
proprietario che stava facendo uno sconto a un buon cliente con
l'accusa di ricettazione. Hai fatto un occhio nero ad uno degli
altri meccanici solo perche' non riusciva ad aprire la portiera
della sua macchina, accusandolo di furto d'auto... - si volto' come
un fulmine vreso l'altro e con altrettanta rapidita' fece un rapido
scatto verso quello, che si trovo' ad osservare un indice fluttuare
di fronte al suo naso - Mettiti in testa una cosa, ragazzo. Tu non
sei piu' nella polizia! Tu sei un investigatore privato e nessuno
ti dara' una medaglia per le cose che hai fatto, tutti ti daranno
dei soldi per fare qualcosa e non ci sara' nessun premio se avrai
fatto qualcosa in piu' che a loro non serviva - si volto' verso
l'imbocco della strada, notando che un ammasso vivacemente colorato
stava sferragliando sulla strada, avvicinandosi.
- Ti diro' solo due parole, ma giuro che se non te le pianti in
quella zucca vuota, provvedero' io a piantartele in testa a forza
di pugni e te le imprimero' a fuoco sulla pelle - il blindato si
fermo' accanto a loro e l'uomo incomincio' a salire, imitato dal
compagno. Prima che entrasse nella torretta del blindato afferro'
il colletto dell'altro.
- Io non ti piaccio vero? - domando' una voce da sotto le sue
scarpe.
- Non e' vero - smenti' - Tu mi piaci, ma non so se delle volte ti
comporti piu' da stupido o piu' da poliziotto... Anche se non so
dove stia la differenza -.
- Se mi comportassi da stupido a quest'ora avrei gia' tentato di
ucciderti, non credi? - rispose l'altro.
- Due parole, ragazzo... - la sua faccia era cosi' vicina a quella
dell'altro che entrambi potevano sentire il misto di nicotina,
menta, grappa e altro, formato dai loro aliti - Non strafare -
lascio' la presa. L'altro si risistemo' il vestito e poi scivolo'
nel boccaporto del blindato.
- Okay, la NZ Airilens vi da il benvenuto a bordo - esordi'
il pilota - Spegnete le sigarette e allacciatevi le cinture, gente!
-.
- Vaffanculo - fu la risposta tra lo scatto di una fibbia e
l'altro.
- Fammi indovinare - chiese il pilota - Sei a corto di sigarette?
Hai perso il tuo accendino? E' scarico? Ti sei accorto di non avere
un colpo per la pistola? Hai perso l'agenda con dentro i due numeri
delle due donne che non ti hanno ancora detto no alla domanda: "Sei
libera stasera?". Hai incontrato uno che fa parte di quei tre
quarti di mondo che odi? - ridacchio'.
- Controllo postazioni - arrivo' dalla sinistra del pilota, forse
un tentativo di interrompere il discorso per tornare a qualcosa di
piu' serio, anche se TheGIO non aveva mai staccato gli occhi dal
monitor che evidenziava la traccia del segnalatore.
- Pilota a posto -.
- Torretta a posto -.
- Artigliere pronto! Facciamo fuochi d'artificio? -.
- Servente al pezzo a posto -.
I quattro elementi erano ai loro posti e pronti all'azione.
- Deve esistere - borbotto' Veleno, mentre incominciava a dare una
rapida occhiata a tutti i quadranti che si trovava di fronte - Deve
esistere... Non puo' non esistere! Deve esistere la fottuta buona
ragione per cui io non sono mai stato posto al comando di un
bombardiere tattico - mugugno' - O il perche' io non abbia mai a
portata di mano un maledetto fucile d'assalto quando serva! -.
- Detto - si senti' un clangore nella parte posteriore del veicolo
- Fatto! - in braccio a Veleno piombo' un Colt M16 da assalto.
- Maledizione, ma quello li' prende proprio tutto alla lettera -
strillo' nell'abitacolo.
- Pensa se gli avresti chiesto una granata fumogena - uno scatto,
metallo contro metallo, qualcosa che rimbalzava contro il piancito
dell'abitacolo.
- Merda Gio! - fu la frase che segui' tempo dopo, mentre i due
aprivano i portelli laterali del blindato, lasciando uscire volute
di fumo rossastro dal veicolo - Dovevi proprio dirlo? -.
- Chissa' cosa avrebbe combinato CB se avessi detto granata al
fosforo - la zona fu scossa da un lungo fischio e del fumo
biancastro sostitui' quello rossastro. I due si osservarono, i
volti coperti da una fine patina bianca.
- La prossima volta - borbotto' Rebel Yell, battendo con energia le
mani sui brandelli di vestito che ora indossava - Mi fate il favore
di stare zitti!?! -.
Un gorgoglio sali' dal motore del veicolo, alzando una fumata nera
che investi' il trio in un misto di fuliggine, olio bruciato e gas
di scarico, riducendoli a dei dalmata antropomorfi.
- Aaaah! - esordi' una voce dalla santabarbara - Adoro l'odore del
Napalm la mattina presto -.
- Ci mancava solamente Apocalypse Now - concluse Veleno, inforcando
nuovamente la cuffia che comprendeva un complesso ricetrasmittente.
- Soggetto in movimento rapido verso il centro citta' - avverti'
TheGIO - Credo sia il caso di mettere un po' di pepe alle ruote -.
- Lo sapevo - borbotto' CB - Non dovevo mangare pesante stasera -.
Gli sguardi di tutti si incrociarono. Veleno era impallidito,
assieme a CB, Rebel Yell era attonito, non capendoci un piffero,
TheGIO sorrideva, stringendo una strana leva.
- Non vorrai mica... - l'indice di Veleno indicava la leva - Non
la Velocita' Smodata!!! -.
- Allacciarsi le cinture! - zufolo' TheGIO, spingendo in avanti il
doppio comando di propulsione fino a che questo non si blocco' su
un'area marcata in rosso, al termine della sua corsa.
Nelle buie strade della periferia qualche "yatai" (il tipico
venditore ambulante di cibo), tese l'orecchio per ascoltare un
grido terrorizzato che infranse il silenzio, cullato dalle morbide
cantava con voce calda da tenore, una vecchia canzone che parlava
di baci, di capelli profumati e di petali di ciliegio.
- Ri...cevo il... Segnale - balbetto' TheGIO.
- Do... Ve - fu la domanda soffocoata di Veleno, l'accelerazione si
faceva sentire in quel cubicolo zeppo di attrezzature elettroniche.
- Stiamo... Viaggiando... A 2000... Unita'... - fu il rantolo di
Rebel Yell, che stava tenendo d'occhio il quadro di ripartizione
dell'energia.
I due nei posti anteriori sentirono le vibrazioni di un veicolo che
li stava superando e mossero lo sguardo lungo il campo visivo
offerto dalle feritoie poste in testa all'abitacolo. Uno scafo di
una nave li sorvolo', scuotendo il veicolo incollato al suolo. Su
questo spiccava una cremisi linea di galleggiamento che ammiccava
con intenzione alle luci della citta' sottostante...
"Ma e' mai possibile", penso' TheGIO, "Che ogni volta che ci capiti
una cosa del genere ci sorvoli sempre sto cesso di portaerei?".
Ignorava che il suo compagno stesse pensando la stessa cosa. Poco
dopo, la Blue Noah viro' di bordo e si allontano' nel profondo blu
del cielo.
- Pronti... - fu il richiamo del pilota.
- Arresto... Propulsione... - la mano di Veleno si mosse lentamente
verso i comandi dei freni aerodinamici del veicolo, compatibilmente
con i G impressi all'ammasso di lamiere per assumere quella
velocita'.
- Ora! - strillo' TheGIO, mentre la mano del copilota si abbatteva
sul pulsante di atttivazione, al di sotto della parola BRAKES,
scritta in un rosso vivace.
- Impattooooooooo! - grido' Veleno, mentre le budella spingevano ai
lati dell'esofago per trovare una via di fuga nelle narici. Una
sirena incomincio' a zufolare nell'abitacolo.
- ARRESTO DI COLLISIONE! ARRESTO DI COLLISIONE! - fu l'allarme
lanciato dal giovane Yell.
Un violento scontro con qualcosa di grosso e resistente fu il
preludio di una fitta pioggia di calcinacci.
- Tutti sani? - chiese il pilota, slaciandosi le cinture.
- A dritta tutti sani! - rispose Veleno, elargendo un colpo al
fermo delle cinture che lo legavano al sedile.
- A poppa tutto a posto! - mormoro' Crossbones - Dann! Avevo finito
di riordinare le rastrelliere proprio ieriii! - i suoi tentativi di
divincolarsi erano coronati da una sinfonia di clangori.
- A tribordo tutto bene... - rispose con voce meno sicura Rebel
Yell.
- CB - chiamo' Veleno - Dai un'occhiata fuori, per vedere cosa e'
capitato e se c'e' da portar soccorso a qualcuno... -.
- Ricevuto... Prendo anche il kit medico -.
- Prendi quello del blindato, non il tuo - lo ammoni' TheGIO.
- Ma in quello del blindato ci sono solo medicine! Per abbatterne
uno devo usare almeno tre fiale di morfina! - obbietto'.
- Non devi abbatterli! - lo redargui' Veleno - Devi curarli! -.
- Uffa, mai che mi facciate ammazzare qualcuno negli intervalli tra
le azioni, eh? - bofonchio'.
- Vedila cosi' - mormoro' TheGIO, mentre dirigeva Rebel Yell nei
primi controlli dei sistemi del blindato - Se li rimetti in sesto,
poi sara' piu' divertente ammazzarli - le parole erano supportate
da un sottofondo di interruttori attivati, acuti bip di strumenti
elettronici e il ticchettare di pulsanti.
- Gia'... - Crosbsbones sorrise - Non avevo mai considerato le
pratiche di pronto soccorso sotto questa luce -.
TheGIO sorrise ad un modulo di alimentazione, che rispose alle sue
manipolazioni con un borbottio elettrornico, seguito da un rutto.
- Avanti bersagluicci miei! - esordi' l'altro, uscendo dal portello
superiore della torretta - Venite dalla vostra crocerossina
preferita! AHR AHR - diede un piccolo sguardo ai dintorni,
devastati dal proiettile blindato di discreto tonnellaggio che era
il loro veicolo. Per dare maggiore enfasi e maggiore potenza di
fuoco alle parole, sparo' un'intero caricatore di Desert Eagle
verso il soffitto.
Si udi' un grido soffocato, un sordo tonfo, il tutto seguito da un
fagotto di vestiti ed una pioggia di pezzi di legno.
- Accidenti, ma proprio sulla balaustra doveva stare? - borbotto'
l'improvvisato dottore. Un pezzo di legno cadde su di una pianola,
attivandola. Era uno di quei piani verticali da saloon, con lo
spartito forellato per fare in modo che in assenza del pianista
potesse funzionare ugualmente. Dal bancone saltarono fuori due
ceffi, uno con una traversa ed un corsetto bianco ed un'altro con
due cinturoni legati alla vita.
- Pull! - grido' Crossbones, freddandoli quasi immediatamente.
Dal bancone incominciarono avolare bottiglie contro il blindato.
- Che diavolo sta succedendo la' fuori? - chiese Rebel Yell,
passandosi una mano sulla fronte. Mille aghi gli si conficcarono
sull'arcata sopracciglire destra, mentre ritirava una mano sporca
di sangue. I vetri di un quadrante, forse l'unico esploso, avevano
trovato una sede provvisoria sulla sua fronte.
- S-Sangue... -
*ta*tum*
- Rebel, figlio mio -...
Il suo respiro si fece affannoso.
*ta*tum*
- Papa'... -
Il ronzio nelle sue orecchie si trasformo' nella voce, rotta dal
pianto, di un bambino.
*ta*tum*
- Tesoro mio -...
*ta*tum*
- Deve essere un nuovo film - mormoro' TheGIO, osservando la scena
con fare pensoso.
- Gia', e' la seconda volta che vedo il trailer... - rispose Veleno
accendendosi una sigaretta - Peccato sia in bianco e nero, a colori
avrebbe reso di piu' - constato'.
- Hmmm... Gia'... non ti sembra che il bambino sia una faccia gia'
vista? -.
- Sai com'e' fatto il mondo del cinema, magari e' diventato un
attore di successo... - soffio' il fumo verso l'alto.
- Ehi! Qui non si puo' fumare... - una maschera stava piantando una
torcia elettrica in faccia a Veleno.
- E chi sta al cinema! - intanto un coro di persone si era levato
dal fondo, facendo apprezzamenti piu' o meno lusinghieri sul
popolo dei fumatori e sugli antenati del fumatore in questione.
Veleno infilo' la mano sotto la giacca, estraendo la sua pistola e
sparando qualche colpo in aria.
- Basta! - poteva capire il disagio dei non fumatori, ma i suoi
antenati erano una faccenda personale - Fuori chi ha detto
l'ultima frase! - una persona si alzo' dal fondo.
- Sono stato io! - non ebbe nemmeno il tempo di aggiungere altro,
se non il macchiare di sangue i vestiti degli spetttatori accanto,
mentre cadeva al suolo colpito a morte.
- E poi qui non siamo in una sala cinematografica! Siamo in un
maledetto blindato! Il mio blindato per giunta! - urlo' - Forza!
Tutti fuori! - indico' il portellone posteriore del blindato.
- Che cosa ci faceva tutta questa gente qui dentro - domando'
TheGIO in una poltroncina accanto a Veleno mentre sgranocchiava del
pop-corn.
- E che ne so io! - borbotto' l'altro, osservando la colonna di
gente che stava uscendo ordinatamente.
La maschera si scuso' con debita cortesia e si uni' alla fila, per
controllare che l'operazione si svolgesse con ordine.
Intanto fuori i cocci di vetro delle bottiglie rimbalzavano sulla
corazzatura anteriore del blindato, spargendo abbondanti dosi di
vari liquori.
- Fico 'sto tiro a segno! Devo ricordarmi il posto! - mormoro' CB,
annotando l'indirizzo su di un blocchetto appoggiato alla torretta,
utilizzato anche come segnapunti. Mentre scriveva la sua pistola
continuava imperterrita a colpire le bottiglie in volo, quasi che
questa possedesse una propria coscienza.
Poco dopo salto' fuori un altro uomo dal bancone, urlava, reggendo
in una mano una damigiana e nell'altra un togligraffette.
La damigiana cadde in frantumi un istante dopo, assieme a chi la
impugnava...
- Mi dispiace amico - mormoro' CB soffiando via il fumo dalla canna
cromata dell'arma - Questa volta il togligraffettte non ti e' stato
di alcuna utilita' - concluse, riinfoderando la pistola e facendo
per tornare nel cuore del blindato. Quando si volto' di schiena,
dal bancone di noce emerse un uomo in calzamaglia nera, con un
sospensorio assicurato in vita, su cui batteva una grande bottiglia
di plastica. I primi due colpi lo mancarono, dato che saltellava da
una parte e dall'altra del piano in marmo. Il terzo lo inchiodo' al
vetro che il bar ospitava dietro al bancone, che ospitava mensole
oramai colme di cocci di bottiglia.
- Accidenti, quello credo fosse il bersaglio piu' difficile... Heh.
Ma nulla puo' competere con me. Tze'... Pivelli - fu la sentenza.
- Qualche problema? - si informo' TheGIO, mentre la schiena di CB
scendeva lungo i predellini della scaletta.
- No... Nessuno... - mormoro'.
- Cos'era quella baraonda la' fuori - chiese Rebel Yell, che stava
utilizzando un fazzoletto come tampone per la ferita. Quando aveva
estratto quel fazzoletto, con i cuoricini ed i martelletti, una
dolorosa stilettata aveva percorso il suo cuore, mentre per
l'ennesima volta l'immagine di Rosita si materializzava nella sua
mente. Aveva pero' constatato che ora assomigliava ad una foto
sgualcita, e forse era un bene. La stava dimenticando...
- Oh nulla - liquido' Crossbones - Non ci crederete mai ma siamo
capitati in un tiro a segno! Era fichissimo! Peccato che lo abbiamo
sfasciato... - trattenne un singulto.
- Anche una strada affollata per te e' un tiro a segno! - borbotto'
Veleno, mentre le sue dita armeggiavano con il quadrante dei
sistemi di monitoraggio.
- Tallyho! - avverti' - Ho il segnale della RodaSbusa, Ken Franco
e' diretto verso il quartiere dei locali notturni... Sta andando
verso est su Viale Shirow... Ha appena superato l'incrocio con
Via Tagami -.
- Non e' lontano... - TheGIO si piazzo' rapidamente ai comandi del
veicolo - Possiamo saltargli addosso quando vogliamo. Datemi cinque
minuti - il motore del blindato borbotto' per qualche secondo, per
poi mettersi in moto con un gorgoglio sommesso ed una nuvola di
fumo pernicioso.
- Non mi piace - borbotto' Rebel Yell.
- Cosa? - chiese Veleno, mentre luci ambra illuminavano a tratti
il suo volto.
- La zona... - aggiunse l'altro.
- Non mi dirai che tu - TheGIO si fermo' per evitare una macchina
mentre lanciava il blindato sulla nera lingua di asfalto di Viale
Shirow - Hai paura di qualche insegna al neon, eh, ragazzo? -.
Rebel Yell si zitti'. Veleno gli diede una amichevole pacca sulla
spalla. Avevano scherzato, certo... A nessuno di loro andava a
genio l'idea di agire in quel posto. Le zone molto affollate non
erano certo i posti migliori per eventuali scontri a fuoco. Troppa
gente, troppo rischio, troppe persone innocenti che potevano farsi
male... E non li entusiasmava nemmeno l'idea di inseguire un tizio
in una bolgia vociante di persone, nessuno aveva mai detto che
pedinare qualcuno fosse facile, ma quel Ken Franco stava rendendo
complicata la cosa.
- O forse hai paura che qualche avvenente spogliarellista da night
club possa approfittare della tua innocenza, Jerome? - chiese CB,
ridacchiando.
Rebel Yell mastico' un'imprecazione verso CB.
- Jerome! - lo riprese Veleno - Ti pare questo il linguaggio da
usare! - quell'atmosfera non gli andava proprio a genio, certo,
era meglio quella che la Sesta Sezione, ma anche li' era l'ultimo
arrivato... Doveva provare a quei tre che non era un moccioso come
tutti credevano, doveva dimostrare che era capace di fare qualcosa,
o lo avrebbero sempre trattato cosi'.
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