Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 5 of MAXINT
L'impiegato della banca osservo' per qualche istante l'assegno, poi
con un dito poggiato sul ponticello dei suoi gli occhiali, li
rialzo', mentre dalla stampante usciva la ricevuta di accredito.
La timbro' e la siglo', prima di riconsegnarla ai due che lo
osservavano al di la' del vetro antiproiettile.
- Anche questa e' fatta - sospiro' sollevato Rebel Yell.
- Gia' - ammise Veleno - Credo che per questa settimana abbiamo
fatto abbastanza... - Yell sbadiglio'.
- Ho bisogno di bere qualcosa - annuncio' Veleno.
Rebel Yell si domando' se era una buona idea, ma dopo qualche tempo
decise che aveva ragione, avevano passato una brutta notte.
- Conosco un posto qui' vicino -.
- Hm... Vedo che qualche cosa della tua carriera di poliziotto ti
e' rimasto - borbotto' lui. Entrambi ricordavano la scazzottata, ed
entrambi ne conoscevani i motivi. Yell aveva compreso, anche se un
po' contrariato, il motivo per cui Veleno lo aveva ripreso. GNAGNA
ora stava riposando, ridotto ad una mummia di garza, in un letto di
una corsia d'ospedale. La ferita non era poi stata grave, pero' era
difficile fasciare un coso come lui, quindi i medici avevano dovuto
praticare le medicazioni del caso e poi arrotolargli attorno le
bende come se avessero dovuto arrotolare un gomitolo.
A dire il vero non era del tutto colpa sua, pero' si era totalmente
dimenticato di quello che gli avevano insegnato al corso...
"Dai ascolto a chi ne sa piu' di te, ragazzo!", gli ripeteva quasi
ogni giorno il suo sergente istruttore. Chissa' cosa gli era preso
la notte prima. "A dire il vero lo sai benissimo!", si riprese, non
gli era andato giu' che lo trattassero come un bambino, non lo era
affatto e anche gli altri lo sapevano, era solo un po' inesperto.
Aveva solo voglia di farsi notare, ma quella stessa mattina, dopo
i pugni di Veleno, aveva constatato che era inutile farsi notare,
nessuno lo avrebbe premiato. I suoi colleghi gli avevano dato la
loro fiducia, sapevano che era ancora in erba per quel lavoro e non
volevano altro che imparasse. Ecco cosa si era dimenticato la notte
scorsa, l'umilta'. Non capiva nemmeno come aveva fatto, non gli era
mai successo prima... A dire il vero non gli era nemmeno mai
capitato di partecipare ad un azione del genere. Non si era nemmeno
accorto di quanto quella notte avesse cambiato la sua vita...
- Eccolo - disse indicando l'insegna dell'Abcb.
Veleno osservo' distrattamente l'insegna del bar, indaffarato come
era a cercare l'accendino nelle tasche dei suoi vestiti.
- Mh... - fu il solo commento che gli offri' in risposta, mentre si
accendeva una sigaretta.
"E se gli avessi portato davanti una donna nuda?", si chiese Yell,
un po' contrariato, certo non doveva mica ululare dalla gioia, ma
chiunque avrebbe dimostrato un entusiasmo venti volte superiore al
suo. Poco prima di entrare, una ragazza con gli occhiali si stava
lentamente alzando dal marciapiede, forse era caduta, oppure, dal
modo in cui barcollava, era piu' probabile fosse svenuta, per cosa,
chissa'.
- E' un bel locale - stava dicendo Yell - Io ci passo spesso - nel
dire questo, si riassesto' gli occhiali da sole, con gesto misurato
e calmo.
Alle loro spalle si senti' un lamentoso "Oooooh!".
- A-ha - Veleno soffio' fuori il fumo di una boccata con aria
assente, aggiustandosi la cravatta.
La ragazzina emise un flebile sospiro, ricadendo a terra. I due le
offrirono uno sguardo distratto e dopo aver aperto la porta del bar
vi entrarono, senza proferir parola.
- Ehi! Ciao Rebel! - la voce di Madoka lo accolse nel locale, che
probabilmente aveva appena aperto, era totalmente deserto. Dedico'
poi la sua attenzione a chi lo aveva seguito nel locale, mentre si
preoccupava di mettere due piccole salviette quadrate di fronte ai
due sgabelli su cui Rebel e quell'altro si erano seduti.
- Qualcosa di forte - le chiese Rebel, guardandosi la punta delle
scarpe.
- Due - mormoro' Veleno, non aveva importanza cosa fosse, aveva
bisogno di un goccio, avrebbe rifiutato solo della benzina, per il
modo in cui lo disse. Madoka si chiese cosa fosse successo, Rebel
aveva una cera peggiore dell'ultima volta che lo aveva visto e pure
il suo amico non era da meno... Quando mise i bicchieri davanti ai
due, finalmente il giovane alzo' lo sguardo per ringraziarla.
L'intenzione della ragazza era di discutere, infatti poggio' i
gomiti sul bancone e chiuse le mani a pugno per appoggiarvi il
mento, tenendo la testa leggermente inclinata verso destra, con un
morbido sorriso... Che svani' immediatamente dopo aver osservato il
volto di Yell. Lo stupore che le si dipinse in volto sarebbe stato
palese anche per un cieco.
- Cosa hai combinato! - gli prese il viso tra le mani, con fare
apprensivo - Guarda come ti sei ridotto... Il sopracciglio! - lei
sfioro' con un dito l'abrasione sopra il suo occhio sinistro. Rebel
si allontano' da lei come se fosse stato percorso da una scossa
elettrica - E il labbro - il labbro inferiore era il risultato di
un prolungato gonfiore dovuto alla sua rottura, e l'intero angolo
destro della bocca era tinto di un vermiglio scuro a testimone del
piccolo ematoma che solo quella mattina aveva incominciato ad
assorbirsi.
- Niente - rispose lui, afferrando il bicchiere e vuotandolo per
meta'. Aveva lanciato un'occhiata anche al viso dell'altro, notando
che poteva esserci un bell'uomo tra quei lividi. Il suo volto era
totalmente inespressivo, l'unica sensazione che trasmetteva era un
sentore cupo e misterioso.
- In che guaio ti sei infilato? - chiese al giovane - Hai lasciato
la polizia solo da pochi giorni e... Guardati... -.
Veleno si chiese se la voce della ragazza contenesse un velo di
tristezza sincera, ma dopo qualche istante decise che non gliene
importava poi molto. Era piu' interessato a quello che il bicchiere
stretto nella sua mano conteneva.
- Non e' successo niente - minimizzo' lui.
- Non prendermi in giro - ribatte' lei.
- E chi e'? Tua madre, questa? - commento' Veleno, senza nemmeno
distogliere lo sguardo dal bicchiere.
Madoka gli scocco' un'occhiata colma di disprezzo e di rabbia.
- Ragazzina - l'altro torno' ad attirare la sua attenzione - Se lui
ti ha detto che non e' niente, credici, no? -.
Madoka replico' lo sguardo di poco prima.
- Questo e' un tuo socio? - chiese a Rebel, impegnato come il suo
compagno a scrutare qualcosa racchiuso nel liquido contenuto nel
bicchiere.
- Rebel... - il tono era totalmente mutato - In cosa ti sei
imbarcato? -.
- Madoka... - la sua voce fu quasi un sussurro - Ti ho detto che
non e' successo nulla! - ora il tono era infastidito.
- Credici - l'altro torno' ad inserirsi nel discorso - Te lo dice
lui, no? - tento' di sorriderle, ma non ne aveva la minima voglia.
- Che genere di criminale sei? - questa volta Madoka non era
riuscita ad ignorarlo.
- Nessuno - rispose sorseggiando il liquore - Non sono un criminale
di alcun genere. Non vedi che il ragazzo ha bisogno solo di bere e
basta? - Madoka ebbe l'incontrollabile desiderio di appioppare uno
schiaffone all'amico di Rebel, ma si trattenne.
- Ma... Che cosa avete combinato? - tento' di cercare altrove cio'
che voleva sapere.
- Nulla, giusto una piccola lite - liquido' Veleno, finendo il suo
bicchiere - Puoi darmene un'altro? - Madoka riempi' nuovamente il
bicchiere dello strano tipo.
- E per cosa? Soldi, droga? - Veleno rise.
- No, nulla di tutto cio' - assesto' una pacca sulla spalla a Rebel
che aveva allungato verso la ragazza il bicchiere vuoto.
- Semplicemente lui non condivideva alcune mie opinioni - concluse.
- E cosa fai adesso, con questo brutto ceffo? - Veleno se la prese
un po', lui non era affatto un brutto ceffo. "Se ogni tanto usassi
quella cosa chiamata rasoio e spendessi qualche secondo in piu' dei
cinque che ogni mattina dedichi allo specchio, la gente non ti
chiamerebbe brutto ceffo". Appena questo pensiero fu passato, tra
se' si mando' a quel paese, a chi puo' importare l'opinione di una
ragazzina.
- Madoka! - ora lo sguardo di Rebel era colmo di rabbia, che si
sgonfio' immediatamente quando incontro' gli occhi della ragazza -
Ti ho detto che non e' nulla - "Ragazzo, hai sbagliato, non dovevi
concederle questo tono", lo redargui' Veleno dentro di se', quando
avverti' la dolcezza nella voce del giovane.
- Se fosse tutto a posto, non mi chiederesti di riempirti ancora il
bicchiere e non saresti coperto di lividi - Rebel constato' che la
ragazza aveva un buon occhio e una buona lingua, ne aveva avuto il
presentimento in passato, ma in quell'istante ne ebbe la certezza.
Fortunatamente entrarono altri clienti e Madoka fu, a malincuore,
costretta ad abbandonare il duo inquietante per servirli.
- Lasciati dire una cosa - mormoro' Veleno, accendendosi una
sigaretta - Tu hai il cuore ancora troppo tenero -.
Rebel ingollo' un'altro sorso di liquore.
- Forse - fu la sommessa risposta - Ma tu sei un gran bastardo, non
te lo aveva mai detto nessuno? - Veleno rise.
- Me lo hanno detto - avvicino' il posacenere - Ma non ci ho mai
creduto -.
Le risa dei due al bancone attirarono gli sguardi degli altri nel
locale.
- Ragazzo, tu hai troppe donne - ridacchio' Veleno.
- Forse perche' mi dimostro un po' meno stronzo di te - rispose per
le rime Yell.
- Aaah! Si vede che sei ancora inesperto... Dimmi, tuo padre che
lavoro faceva? - domando'.
- Il poliziotto - forse aveva toccato un tasto dolente, Rebel non
aveva risposto prontamente e la sua voce nascondeva malamente un
velo di tristezza.
- E quante donne ha avuto tuo padre? Quante ne hai viste ronzargli
attonro? -.
- Una sola... Mia madre... -.
- Almeno - soffio' fuori il fumo - Tuo padre era piu' intelligiente
di te - borbotto' - Lui ne aveva una sola e quella bastava... Vedi,
avere troppe cose attorno a te che ti distraggono non va bene - il
bicchiere incontro' il bancone un po' troppo rumorosamente.
- Ma fanno bene allo spirito... - ribatte' Yell.
- Lo spirito e' come una supposta - contesto' Veleno - Per uno come
noi, per un professionista, voglio dire, lo spirito non conta - la
sigaretta faceva acrobazie seguendo la gestualita' forse un po'
accentuata dell'uomo - Tuo padre non ti ha insegnato proprio nulla?
- Rebel divenne piu' cupo.
- Mio padre... - mormoro' - Mio padre e' morto quando io ero ancora
piccolo, davanti ai miei occhi -.
- A-hem... Scusa figliolo, non volevo... -.
- E' stato mio nonno materno, nonno Palmiro, a prendersi cura di me
per il tenmpo in cui ha potuto rimanermi vicino... - gli torno' in
mente che aveva gettato buona parte di quel ricordo in una fogna.
"Poco male", si rispose, "hai sempre la tua testa e la sua poltrona
giusto?".
- E allora? - lo esorto' - Tuo nonno non ti ha proprio insegnato
nulla? - si volto', mentre Rebel tentava di toccarsi la punta del
naso con la lingua.
- Scusami - disse poi - Sono un po' fuori allenamento, non lo
facevo da quando avevo tredici anni - Veleno torno' a concentrarsi
sul bicchiere, pensando cupamente al suo passato.
"Accidenti, magari mio nonno fosse stato cosi' bravo... Non mi ha
mai insegnato cose cosi'...", rimugino' l'altro, "Toccarsi la punta
del naso con la lingua! Che uomo... Nonno invece era sempre
concentrato su quella maledetta spada".
- Ho detto qualcosa che non va? - domando' il giovane. A dire il
vero, la prima vaccata era stata di Veleno, ma non se l'era presa
poi molto, lui non conosceva il suo passato. Erano pari, nessuno di
loro due conosceva il passato dell'altro.
- Immagino che questo trucco ti rendeva famoso quando eri piccolo,
no? - Rebel annui', effettivamente nonno Palmiro era stato un buon
educatore ed un buon amico.
"Ma guardalo!", lo canzono' un bambino nella sua mente, "Non sa
nemmeno giocare a pallone! Vattene via!", Veleno strinse gli occhi,
riducendoli a due fessure, "Non vogliamo avere a che fare con chi
non sa giocare a pallone...".
"Bimbo mio", eccheggio' il ricordo della voce che sapeva essere
dura, autoritaria e severa, tanto quanto dolce di suo nonno, "Non
dare ascolto a quei piccoli bastardi impertinenti", un Veleno forse
troppo piccolo per capire il vero senso di quelle parole, teneva i
suoi neri occhi sgranati e fissi sulla figura di suo nonno.
"Loro non possono capire, loro non sanno cosa vuol dire cio' a cui
tu ti stai preparando", diceva mettendogli in mano una sciabola che
era piu' grande di lui. "Questa un giorno ti salvera' la vita".
"Nonno, io vorrei giocare con loro, non allenarmi per tutto il
giorno con ste cose...", si lamentava il piccolo, "Come puo' questa
cosa salvarmi la vita? L'ultima volta per poco non mi amputavo il
braccio.", aveva obbiettato.
"Un giorno ringrazierai tuo nonno, bambino mio, un giorno capirai".
E quando aveva avuto l'eta' giusta per capire, capi'. E solo dopo
piu' di un anno che aveva compreso, riusci' a domandare il motivo
di tutto quello a suo nonno. Veleno aveva diciotto anni.
"Nonno, perche' tutto questo?".
"Perche' e' stato scritto", borbottava lui, controllando il filo
della sua spada.
"E perche' qualcuno ti chiama vecchio pavone spagnolo?", lui aveva
riso di gusto, "Vecchi amici di gioventu'", con quelle semplici
parole aveva chiuso la questione.
"Ora e' tempo di allenarci".
"Nonno, non mi va piu' molto", schivo' un fendente, "Perche' devo
tagliare la testa a quelli che vengono ad infastidirmi? L'ultima
volta ho ammazzato pure il postino, per una raccomandata...", aveva
domandato. "Perche' cosi' e' stato scritto, e poi quel postino era
venuto a portare una fattura, hai fatto bene".
"Voglio sapere dove e' stata scritta questa cosa, e da chi!", aveva
gridato, in un affondo, "Le cose attorno a me scoppiano, si
incendiano, ho voglia di urlare, piu' o meno come te quando mi
spingevi sull'altalena e ti e' arrivato il mio piede dritto nelle
palle", il nonno grugni', mentre attaccava.
"E' peggio che fumare la marijuana, ci sono cosi che mi girano
attorno e dovresti vedere il casino che ne viene fuori poi. Nonno
non ce la faccio piu', e' peggio che andare alle poste a ritirarti
la pensione...".
"Ma e' cosi', questo e' il tuo destino... Devi sapere che mille e
piu' anni fa...", esordi' il vecchio.
"Nonno! Non penserai di infinocchiarmi ancora con queste cavolate!
Non sono piu' un bambino!", dicendolo volteggio' su se stesso,
lasciando i polsi liberi, a seguire la torsione delle braccia, per
imprimere ancor piu' forza al colpo. Incontro' resistenza, e spinse
ancora... La testa del vecchio pavone spagnolo cadde nella pentola
della polenta della sera prima.
"Accidenti!", mormoro' Veleno, "Accidenti!", grido', poco prima che
i vetri di casa sua scoppiassero e l'intero complesso prendesse
fuoco.
- Gia' - mormoro' sconsolato Veleno, quando fece per spegnere la
sigaretta nel posacenere noto' che vicino al monticello che il suo
mozzicone aveva prodotto nel contenitore c'era un piccolo bottone
nero. Tocco' la mano di Yell, mentre ci schiacciava sopra la brace
della sigaretta, sciogliendolo.
- E quella ragazza di ieri notte - "Guarda", dissero i suoi occhi
indicando il posacenere, "Microfoni".
- Oh! Quella - "Microfoni! Ci stanno spiando!" - Oh... Beh... E' la
mia ragazza - fece scorrere le mani sotto il bancone, trovandoci un
piccolo registratore nascosto, che asporto' immediatamente e se lo
lascio' scivolare in tasca. Veleno fece un cenno di approvazione.
- Davvero? - stava intanto prendendo una caraffa d'acqua da dietro
il bancone - Bella donna davvero - la rovescio' su di un piccolo
stelo posto vicino a lui, che sfrigolo' e si affloscio' come una
pianta rinsecchita.
- Grazie - le mani del giovane stavano seguendo un cavo, che
terminava in un palchetto accanto a loro, dove un grappolo di
microfoni erano stati piazzati apparentemente alla rinfusa, alcuni
avevano sopra l'impugnatura un quadrato in plastica con il logo di
qualche emittente televisiva.
- Una bella donna e' una bella donna e i miei occhi le sanno
riconoscere ancora - assesto' un colpo alla nuca di un uomo che era
accanto a loro, reggendo microfono a giraffa, sospeso tra i due.
- Maledizione! - sbotto' Yell, lanciando la caraffa vuota che poco
prima Veleno aveva utilizzato, verso il fondo del locale, dove un
piccolo drappello di fonici e tecnici del suono armeggiavano con
degli apparecchi per la registrazione - Una volta questo era un bel
locale, ora e' pieno di rompiscatole -.
L'amico aveva fatto scivolare sotto il bicchiere una banconota, che
avrebbe saldato ampiamente le loro consumazioni.
- Meglio andarcene - si alzo', seguito dal compagno. Madoka li
segui' con lo sguardo e mentre le loro schiene uscivano dalla porta
dell'Abcb, lancio' un ultimo sguardo a Rebel Yell, unitamente ad
una preghiera: "Stai attento".
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