Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
- 5 di 19 -

Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 5 of MAXINT
Date 09/04/97 8.34.48
Organization Centro Servizi Interbusiness
Lines 306
Message-ID <5ifkd4$shg@server-b.cs.interbusiness.it>
NNTP-Posting-Host 194.243.24.2

Agenzia Rockflood
=================

Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
--------------------------------------------------

 Part 5 of MAXINT

L'impiegato della banca osservo' per qualche istante l'assegno, poi
con un dito poggiato  sul  ponticello  dei  suoi  gli  occhiali, li 
rialzo', mentre dalla stampante usciva la ricevuta di accredito.
La timbro' e  la siglo', prima  di  riconsegnarla  ai  due  che  lo 
osservavano al di la' del vetro antiproiettile.
- Anche questa e' fatta - sospiro' sollevato Rebel Yell.
- Gia' - ammise Veleno - Credo che  per  questa  settimana  abbiamo 
fatto abbastanza... - Yell sbadiglio'.
- Ho bisogno di bere qualcosa - annuncio' Veleno.
Rebel Yell si domando' se era una buona idea, ma dopo qualche tempo
decise che aveva ragione, avevano passato una brutta notte.
- Conosco un posto qui' vicino -.
- Hm... Vedo che qualche cosa della tua carriera di  poliziotto  ti
e' rimasto - borbotto' lui. Entrambi ricordavano la scazzottata, ed
entrambi ne conoscevani i motivi. Yell aveva compreso, anche se  un
po' contrariato, il motivo per cui Veleno lo aveva  ripreso. GNAGNA
ora stava riposando, ridotto ad una mummia di garza, in un letto di
una corsia d'ospedale. La ferita non era poi stata grave, pero' era 
difficile fasciare un coso come lui, quindi i medici avevano dovuto
praticare le medicazioni del caso e  poi  arrotolargli  attorno  le  
bende come se avessero dovuto arrotolare un gomitolo.
A dire il vero non era del tutto colpa sua, pero' si era totalmente
dimenticato di quello che gli avevano insegnato al corso... 
"Dai ascolto a chi ne sa piu' di te, ragazzo!", gli ripeteva  quasi
ogni giorno il suo sergente istruttore. Chissa' cosa gli era  preso
la notte prima. "A dire il vero lo sai benissimo!", si riprese, non
gli era andato giu' che lo trattassero come un bambino, non lo  era
affatto e anche gli altri lo sapevano, era solo un po' inesperto.
Aveva solo voglia di farsi notare, ma quella  stessa  mattina, dopo
i pugni di Veleno, aveva constatato che era inutile  farsi  notare, 
nessuno lo avrebbe premiato. I suoi colleghi gli  avevano  dato  la
loro fiducia, sapevano che era ancora in erba per quel lavoro e non
volevano altro che imparasse. Ecco cosa si era dimenticato la notte
scorsa, l'umilta'. Non capiva nemmeno come aveva fatto, non gli era 
mai successo prima... A dire  il  vero  non  gli  era  nemmeno  mai 
capitato di partecipare ad un azione del genere. Non si era nemmeno
accorto di quanto quella notte avesse cambiato la sua vita...
- Eccolo - disse indicando l'insegna dell'Abcb.
Veleno osservo' distrattamente l'insegna del  bar, indaffarato come
era a cercare l'accendino nelle tasche dei suoi vestiti.
- Mh... - fu il solo commento che gli offri' in risposta, mentre si
accendeva una sigaretta.
"E se gli avessi portato davanti una donna nuda?", si  chiese Yell, 
un po' contrariato, certo non doveva mica ululare  dalla  gioia, ma
chiunque avrebbe dimostrato un entusiasmo venti volte superiore  al
suo. Poco prima di entrare, una ragazza con gli occhiali  si  stava 
lentamente alzando dal marciapiede, forse  era  caduta, oppure, dal
modo in cui barcollava, era piu' probabile fosse svenuta, per cosa,
chissa'.
- E' un bel locale - stava dicendo Yell - Io ci passo  spesso - nel
dire questo, si riassesto' gli occhiali da sole, con gesto misurato
e calmo.
Alle loro spalle si senti' un lamentoso "Oooooh!". 
- A-ha - Veleno soffio' fuori il  fumo  di  una  boccata  con  aria  
assente, aggiustandosi la cravatta.
La ragazzina emise un flebile sospiro, ricadendo a terra. I due  le
offrirono uno sguardo distratto e dopo aver aperto la porta del bar
vi entrarono, senza proferir parola.
- Ehi! Ciao Rebel! - la voce di Madoka lo  accolse  nel locale, che 
probabilmente aveva appena aperto, era totalmente  deserto. Dedico'
poi la sua attenzione a chi lo aveva seguito nel locale, mentre  si
preoccupava di mettere due piccole salviette quadrate di  fronte ai 
due sgabelli su cui Rebel e quell'altro si erano seduti.
- Qualcosa di forte - le chiese Rebel, guardandosi la  punta  delle 
scarpe.
- Due - mormoro' Veleno, non  aveva  importanza  cosa  fosse, aveva
bisogno di un goccio, avrebbe rifiutato solo della benzina, per  il
modo in cui lo disse. Madoka si chiese cosa  fosse  successo, Rebel
aveva una cera peggiore dell'ultima volta che lo aveva visto e pure
il suo amico non era da meno... Quando mise i bicchieri davanti  ai
due, finalmente il giovane alzo' lo sguardo per ringraziarla.
L'intenzione  della ragazza  era  di  discutere, infatti  poggio' i 
gomiti sul bancone e chiuse le mani  a  pugno  per  appoggiarvi  il 
mento, tenendo la testa leggermente inclinata verso destra, con  un
morbido sorriso... Che svani' immediatamente dopo aver osservato il
volto di Yell. Lo stupore che le si dipinse in volto sarebbe  stato  
palese anche per un cieco.
- Cosa hai combinato! - gli  prese  il  viso  tra le mani, con fare 
apprensivo - Guarda come ti sei  ridotto... Il  sopracciglio! - lei
sfioro' con un dito l'abrasione sopra il suo occhio sinistro. Rebel
si allontano' da lei come se fosse stato  percorso  da  una  scossa 
elettrica - E il labbro - il labbro inferiore era il  risultato  di
un prolungato gonfiore dovuto alla sua rottura, e  l'intero  angolo
destro della bocca era tinto di un vermiglio scuro a testimone  del
piccolo ematoma che  solo  quella  mattina  aveva  incominciato  ad 
assorbirsi.
- Niente - rispose lui, afferrando il bicchiere  e  vuotandolo  per
meta'. Aveva lanciato un'occhiata anche al viso dell'altro, notando
che poteva esserci un bell'uomo tra quei lividi. Il suo  volto  era
totalmente inespressivo, l'unica sensazione che trasmetteva era  un
sentore cupo e misterioso.
- In che guaio ti sei infilato? - chiese al giovane - Hai  lasciato
la polizia solo da pochi giorni e... Guardati... -.
Veleno si chiese se la voce della ragazza  contenesse  un  velo  di
tristezza sincera, ma dopo qualche istante decise  che  non  gliene
importava poi molto. Era piu' interessato a quello che il bicchiere
stretto nella sua mano conteneva.
- Non e' successo niente - minimizzo' lui.
- Non prendermi in giro - ribatte' lei.
- E  chi e'? Tua  madre, questa? - commento' Veleno, senza  nemmeno 
distogliere lo sguardo dal bicchiere.
Madoka gli scocco' un'occhiata colma di disprezzo e di rabbia.
- Ragazzina - l'altro torno' ad attirare la sua attenzione - Se lui
ti ha detto che non e' niente, credici, no? -.
Madoka replico' lo  sguardo di poco prima.
- Questo e' un tuo socio? - chiese a Rebel, impegnato come  il  suo
compagno a scrutare qualcosa racchiuso nel  liquido  contenuto  nel
bicchiere.
- Rebel... -  il  tono  era  totalmente  mutato - In  cosa  ti  sei 
imbarcato? -.
- Madoka... - la sua voce fu quasi un sussurro - Ti  ho  detto  che 
non e' successo nulla! - ora il tono era infastidito.
- Credici - l'altro torno' ad inserirsi nel discorso - Te  lo  dice 
lui, no? - tento' di sorriderle, ma non ne aveva la minima voglia.
- Che genere  di  criminale  sei? - questa  volta  Madoka  non  era 
riuscita ad ignorarlo.
- Nessuno - rispose sorseggiando il liquore - Non sono un criminale 
di alcun genere. Non vedi che il ragazzo ha bisogno solo di bere  e
basta? - Madoka ebbe l'incontrollabile desiderio di appioppare  uno
schiaffone all'amico di Rebel, ma si trattenne.
- Ma... Che cosa avete combinato? - tento' di cercare altrove  cio'
che voleva sapere.
- Nulla, giusto una piccola lite - liquido' Veleno, finendo il  suo
bicchiere - Puoi darmene un'altro? - Madoka  riempi' nuovamente  il
bicchiere dello strano tipo.
- E per cosa? Soldi, droga? - Veleno rise.
- No, nulla di tutto cio' - assesto' una pacca sulla spalla a Rebel
che aveva allungato verso la ragazza il bicchiere vuoto. 
- Semplicemente lui non condivideva alcune mie opinioni - concluse.
- E cosa fai adesso, con questo brutto ceffo? - Veleno se la  prese
un po', lui non era affatto un brutto ceffo. "Se ogni tanto  usassi
quella cosa chiamata rasoio e spendessi qualche secondo in piu' dei
cinque  che  ogni  mattina  dedichi  allo specchio, la gente non ti 
chiamerebbe brutto ceffo". Appena questo pensiero  fu  passato, tra
se' si mando' a quel paese, a chi puo' importare l'opinione di  una 
ragazzina.
- Madoka! - ora lo sguardo di  Rebel  era colmo  di rabbia, che  si 
sgonfio' immediatamente quando incontro' gli  occhi della ragazza -
Ti ho detto che non e' nulla - "Ragazzo, hai sbagliato, non  dovevi
concederle questo tono", lo redargui' Veleno dentro  di se', quando
avverti' la dolcezza nella voce del giovane.
- Se fosse tutto a posto, non mi chiederesti di riempirti ancora il
bicchiere e non saresti coperto di lividi - Rebel constato' che  la
ragazza aveva un buon occhio e una buona lingua, ne aveva avuto  il
presentimento in passato, ma in quell'istante ne ebbe la certezza.
Fortunatamente entrarono altri clienti e Madoka  fu, a  malincuore,
costretta ad abbandonare il duo inquietante per servirli.
-  Lasciati  dire  una  cosa  -  mormoro'  Veleno, accendendosi una 
sigaretta - Tu hai il cuore ancora troppo tenero -.
Rebel ingollo' un'altro sorso di liquore.
- Forse - fu la sommessa risposta - Ma tu sei un gran bastardo, non
te lo aveva mai detto nessuno? - Veleno rise.
- Me lo hanno detto - avvicino' il posacenere - Ma non  ci  ho  mai
creduto -.
Le risa dei due al bancone attirarono gli sguardi degli  altri  nel
locale.
- Ragazzo, tu hai troppe donne - ridacchio' Veleno.
- Forse perche' mi dimostro un po' meno stronzo di te - rispose per
le rime Yell.
- Aaah! Si vede che sei ancora  inesperto... Dimmi, tuo  padre  che
lavoro faceva? - domando'.
- Il poliziotto - forse aveva toccato  un  tasto dolente, Rebel non 
aveva risposto prontamente e la sua voce  nascondeva  malamente  un
velo di tristezza.
- E quante donne ha avuto tuo padre? Quante ne hai viste  ronzargli
attonro? -.
- Una sola... Mia madre... -.
- Almeno - soffio' fuori il fumo - Tuo padre era piu' intelligiente 
di te - borbotto' - Lui ne aveva una sola e quella bastava... Vedi,
avere troppe cose attorno a te che ti distraggono non va  bene - il
bicchiere incontro' il bancone un po' troppo rumorosamente.
- Ma fanno bene allo spirito... - ribatte' Yell.
- Lo spirito e' come una supposta - contesto' Veleno - Per uno come 
noi, per un professionista, voglio dire, lo spirito non  conta - la
sigaretta faceva acrobazie seguendo  la  gestualita' forse  un  po' 
accentuata dell'uomo - Tuo padre non ti ha insegnato proprio nulla?
- Rebel divenne piu' cupo.
- Mio padre... - mormoro' - Mio padre e' morto quando io ero ancora 
piccolo, davanti ai miei occhi -. 
- A-hem... Scusa figliolo, non volevo... -.
- E' stato mio nonno materno, nonno Palmiro, a prendersi cura di me
per il tenmpo in cui ha potuto rimanermi vicino... - gli  torno' in
mente che aveva gettato buona parte di quel ricordo in una fogna.
"Poco male", si rispose, "hai sempre la tua testa e la sua poltrona
giusto?".
- E allora? - lo esorto' - Tuo nonno non ti  ha  proprio  insegnato
nulla? - si volto', mentre Rebel tentava di toccarsi  la punta  del 
naso con la lingua.
- Scusami - disse  poi - Sono  un  po' fuori  allenamento,  non  lo 
facevo da quando avevo tredici anni - Veleno torno' a  concentrarsi
sul bicchiere, pensando cupamente al suo passato.
"Accidenti, magari mio nonno fosse stato cosi' bravo... Non  mi  ha
mai insegnato cose cosi'...", rimugino' l'altro, "Toccarsi la punta
del  naso  con  la  lingua! Che  uomo... Nonno  invece  era  sempre 
concentrato su quella maledetta spada".
- Ho detto qualcosa che non va? - domando' il  giovane. A  dire  il
vero, la prima vaccata era stata di Veleno, ma non se  l'era  presa 
poi molto, lui non conosceva il suo passato. Erano pari, nessuno di
loro due conosceva il passato dell'altro.
- Immagino che questo trucco ti rendeva famoso quando  eri piccolo,
no? - Rebel annui', effettivamente nonno Palmiro era stato un  buon
educatore ed un buon amico.
"Ma guardalo!", lo canzono' un bambino  nella  sua  mente, "Non  sa
nemmeno giocare a pallone! Vattene via!", Veleno strinse gli occhi,
riducendoli a due fessure, "Non vogliamo avere a che fare  con  chi
non sa giocare a pallone...".
"Bimbo mio", eccheggio' il ricordo  della  voce  che  sapeva essere
dura, autoritaria e severa, tanto quanto dolce di  suo  nonno, "Non
dare ascolto a quei piccoli bastardi impertinenti", un Veleno forse
troppo piccolo per capire il vero senso di quelle parole, teneva  i
suoi neri occhi sgranati e fissi sulla figura di suo nonno.
"Loro non possono capire, loro non sanno cosa vuol dire cio' a  cui
tu ti stai preparando", diceva mettendogli in mano una sciabola che
era piu' grande di lui. "Questa un giorno ti salvera' la vita".
"Nonno, io vorrei giocare con  loro, non  allenarmi  per  tutto  il
giorno con ste cose...", si lamentava il piccolo, "Come puo' questa
cosa salvarmi la vita? L'ultima volta per poco non mi  amputavo  il
braccio.", aveva obbiettato.
"Un giorno ringrazierai tuo nonno, bambino mio, un giorno capirai".
E quando aveva avuto l'eta' giusta per capire, capi'. E  solo  dopo
piu' di un anno che aveva compreso, riusci' a domandare  il  motivo
di tutto quello a suo nonno. Veleno aveva diciotto anni.
"Nonno, perche' tutto questo?".
"Perche' e' stato scritto", borbottava  lui, controllando  il  filo
della sua spada.
"E perche' qualcuno ti chiama vecchio pavone spagnolo?", lui  aveva
riso di gusto, "Vecchi amici  di  gioventu'", con  quelle  semplici 
parole aveva chiuso la questione.
"Ora e' tempo di allenarci".
"Nonno, non mi va  piu' molto", schivo' un  fendente, "Perche' devo
tagliare la testa a quelli che  vengono  ad  infastidirmi? L'ultima
volta ho ammazzato pure il postino, per una raccomandata...", aveva 
domandato. "Perche' cosi' e' stato scritto, e poi quel postino  era
venuto a portare una fattura, hai fatto bene".
"Voglio sapere dove e' stata scritta questa cosa, e da chi!", aveva  
gridato, in  un  affondo, "Le  cose  attorno  a  me  scoppiano,  si 
incendiano, ho voglia di urlare, piu' o  meno  come  te  quando  mi 
spingevi sull'altalena e ti e' arrivato il mio piede  dritto  nelle 
palle", il nonno grugni', mentre attaccava.
"E' peggio che fumare la marijuana, ci  sono  cosi  che  mi  girano 
attorno e dovresti vedere il casino che ne viene  fuori  poi. Nonno 
non ce la faccio piu', e' peggio che andare alle poste a  ritirarti 
la pensione...".
"Ma e' cosi', questo e' il tuo destino... Devi sapere che  mille  e 
piu' anni fa...", esordi' il vecchio.
"Nonno! Non penserai di infinocchiarmi ancora con  queste cavolate!
Non sono piu' un  bambino!", dicendolo  volteggio'  su  se  stesso, 
lasciando i polsi liberi, a seguire la torsione delle  braccia, per
imprimere ancor piu' forza al colpo. Incontro' resistenza, e spinse
ancora... La testa del vecchio pavone spagnolo cadde nella  pentola
della polenta della sera prima.
"Accidenti!", mormoro' Veleno, "Accidenti!", grido', poco prima che
i vetri di casa sua  scoppiassero e  l'intero  complesso  prendesse 
fuoco.
- Gia' - mormoro' sconsolato Veleno, quando fece  per  spegnere  la
sigaretta nel posacenere noto' che  vicino al monticello che il suo
mozzicone aveva prodotto nel contenitore c'era un  piccolo  bottone
nero. Tocco' la mano di Yell, mentre ci schiacciava sopra la  brace
della sigaretta, sciogliendolo.
- E quella ragazza di ieri notte - "Guarda", dissero i  suoi  occhi
indicando il posacenere, "Microfoni".
- Oh! Quella - "Microfoni! Ci stanno spiando!" - Oh... Beh... E' la
mia ragazza - fece scorrere le mani sotto il bancone, trovandoci un
piccolo registratore nascosto, che asporto' immediatamente e se  lo
lascio' scivolare in tasca. Veleno fece un cenno di approvazione.
- Davvero? - stava intanto prendendo una caraffa d'acqua da  dietro 
il bancone - Bella donna davvero - la rovescio' su  di  un  piccolo
stelo posto vicino a lui, che sfrigolo' e  si  affloscio' come  una 
pianta rinsecchita.
- Grazie - le  mani  del  giovane  stavano  seguendo  un  cavo, che 
terminava in un palchetto  accanto  a  loro, dove  un  grappolo  di 
microfoni erano stati piazzati apparentemente  alla rinfusa, alcuni
avevano sopra l'impugnatura un quadrato in plastica con il logo  di 
qualche emittente televisiva.
- Una bella donna e' una bella  donna  e  i  miei  occhi  le  sanno 
riconoscere ancora - assesto' un colpo alla nuca di un uomo che era
accanto a loro, reggendo microfono a giraffa, sospeso tra i due.
- Maledizione! - sbotto' Yell, lanciando  la caraffa vuota che poco
prima Veleno aveva utilizzato, verso il fondo del  locale, dove  un 
piccolo drappello di fonici e tecnici  del  suono  armeggiavano con 
degli apparecchi per la registrazione - Una volta questo era un bel
locale, ora e' pieno di rompiscatole -.
L'amico aveva fatto scivolare sotto il bicchiere una banconota, che
avrebbe saldato ampiamente le loro consumazioni.
- Meglio  andarcene - si  alzo', seguito  dal  compagno. Madoka  li 
segui' con lo sguardo e mentre le loro schiene uscivano dalla porta
dell'Abcb, lancio' un ultimo sguardo a  Rebel  Yell, unitamente  ad 
una preghiera: "Stai attento".



--
- Pandora Milano S.r.l.                                     Tel. 02/4390578
- Via dei Gracchi, 30 - 20146 Milano -                      Fax. 02/4693155
-><- Dario 'Veleno' Rota -><- Quality System Integrator (e _non_ chiedetemi
cosa voglia dire) -><-  Responsabile vendite Pandora  -><-  Join us!  -><-
E-mail address: veleno@milano.pandora.it
* -><- Only Neuro can make it possible -><- NeUrO ZoNe LiVeS FoReVeR -><- *