Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 6 of MAXINT
Date 09/04/97 9.38.55
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Part 6 of MAXINT

- D'accordo, ci saro' - mormoro' alla cornetta del  telefono  posto
sulla  sua  scrivania - Si' - ridacchio' discretametne - Finalmente 
ci sei riuscita - canzono' la voce  al  telefono - E  poi, insomma, 
e' la quarta volta che mi inviti e - il tono cambio', fingendo  uno
stupore insperato - Dio buono, se dici troppe volte di  no  ad  una
bella donna, lei si  rendera' conto  che  esiste qualcun'altro piu'
meritevole del suo invito - fece una  pausa, mentre  il  gracchiare 
del ricevitore avvertiva la stanza che chi stava  dall'altra  parte 
stava ridendo di gusto - Cosa? - questa volta tocco' a lui ridere - 
Ma ti giuro, non sto  scherzando... Si'... Ehi, non dico bugie io - 
il silenzio che segui' fu infranto dal rumore di un accendino.
- Mh? - si  levo' la  sigaretta  con  la  destra, appoggiandola  al 
posacenere - D'accordo, prometto di non venire armato. Cosa? No non
portero' Vangelis, lo prometto - rise  nuovamente - Ah, ci  saranno
anche altre persone? Accidenti - si finse deluso - Speravo  che  la
cena fosse solo per due, quindi niente lume di candela - allontano'
la cornetta dall'orecchio, stendendo il braccio, mentre  dall'altra
parte del filo giungevano  urlacci - Stavo  scherzando! - grido' al 
muro su cui era appeso un  calendario  economico, abbastanza  forte
affinche' lo sentisse sia l'altra persona al telefono sia  l'intero
stabile. La cornetta torno' a ridacchiare discretamente.
- Stasera alle otto? - guardo' l'orologio - Va bene, ci  saro'... - 
si  acciglio' per  un  istante, sollevando  un  sopracciglio - Cosa 
desidera, milady? Vino, dolci, fiori? - rise  ancora - A  stasera -
fece per chiudere la comunicazione - Basto  io? Va  bene, vedro' di
portarmi... Mi incarto? Ah... Non serve... Non  posso  venire  mica 
nudo! - sulla sua fronte apparve la ruga del pensatore, mentre agli
angoli della bocca si  formava un  malizioso  sorriso - No, non  ho 
intenzione di fermarmi a dormire... Eh? No, non  e' per  quello. Te 
lo ho gia' detto - riallontano' nuovamente  la  cornetta, mentre la
stanza veniva invasa ancora dagli  urlacci - A  stasera - grido' al
telefono, mentre la sua mano  calava  pesantemente  sulla  forcella 
della cornetta.
- Accidenti a te, tonna! - borbotto' rivolto  al vuoto, riprendendo 
in mano la sigaretta, oramai quasi finita, lasciata al suo destino,
a  morire  solitaria  nel   cimitero   dei  mozziconi  formato  nel 
posacenere. La osservo', schiacciandola  senza  alcuna pieta' sulla
vitrea superficie del contenitore.
- Al diavolo! - prese nuovamente il pacchetto, lo scosse, ne  tiro'
fuori un'altra, lo scosse ancora, lo appallottolo' e lo  getto' nel
cestino - Al diavolo! - ripete'.
- Cristo Santo! - eruppe un uomo appoggiato al  bordo  della  porta
dell'ufficio - Non dirmi che quello  e' un  sorriso! E' un  peccato 
che non tengo mai  in  ufficio  degli  alcoolici, altrimenti  avrei 
brindato - il sarcasmo nella sua voce era palese - Sono  stato  qui 
a guardarti... Da quando stai nascondendomi che hai anche  un  lato
allegro? - domando'  TheGIO - Per  la  miseria,  mai  che  abbia  a
portata di mano una  macchina fotografica,  farei milioni  vendendo
una foto che ti ritrae sorridente! - concluse.
- Crepa! - sentenzio'  Veleno, tradendosi  pero'  con  una  gustosa 
risata.  Diede  nuovamente  un'occhiata  al  suo   polso  sinistro, 
interpretando l'ora attraverso  la  posizione  delle  lancette  sul
quadrante. Lo osservo' per piu' di  dieci  secondi, mentre  la  sua
mente tentava di calcolare il tempo che aveva a disposizione.
- Ehi, io per stasera  stacco - annuncio' prendendo  l'impermeabile 
dall'attaccapanni.
- Era una donna? - chiese TheGIO, indicando il telefono.
- Fai la gelosa tesoro? - Veleno lo canzono', in falsetto.
- No, e' che per farti correre  cosi', o c'e' di  mezzo  una  bella 
donna, o ci sono di mezzo i soldi... -.
- Ehi, non sono mica cosi' subdolo... E  poi  potrebbe  essere  una 
bella donna con i soldi, no? -.
- Si', una bella donna con i soldi che  chiama  proprio  te? Vorrei
conoscerla... Nessuno le ha detto che  per  quello  che  paga  puo' 
avere di meglio? -.
- E che ne sai tu  di  quanto  paga? - chiese, mentre  si  infilava 
l'impermeabile e sottoponeva a peculiare inventario le sue tasche.
- E' sempre troppo, qualsiasi cifra sia - ridacchio' TheGIO.
- Aaah... Vai all'inferno, si puo' sapere perche' non ti  fidi  mai 
di me? -.
- Non sono un suicida... Conosco mille altri modi per morire meglio
di cosi'. - replico' a meta' tra il serio ed il faceto.
- Sai se la vecchina all'angolo chiude presto? - Veleno domando' al
collega. A dire il vero nemmeno TheGIO sapeva a che  ora  arrivasse
la mattina quella vecchia fioraia, tanto quanto non  sapeva  a  che 
ora questa se ne andasse a casa. Si limito' a mormorare  un "credo"
in tono molto dubbioso.
- Perche'? - chiese poi - Da quando ti piacciono  i  fiori? Com'e'? 
Bionda o mora? Raffinata, semplice, sportiva? -.
- E tu da quando  vuoi  fare  il  fiorista? Se  fossi  un  pittore, 
dipingeresti fiori? Ti senti controllato? Credi che  qualcuno  stia
rubando i tuoi pensieri? - Veleno sogghigno' - Quando  ti  ci metti 
sei peggio della Gestapo! -.
- Sai benissimo che non  potrei mai  fare il fiorista, terrei solo
crisantemi... - rispose l'altro - E poi  mi sto  solo preoccupando
per  te.  Se non  ci  fossi  io - continuo', accompagnandolo lungo
il corridoio - tu e CB vi  sareste gia' rotti l'osso del... -.
- Capo attento, mi  e' caduta  la  caraffa  del... - un urlo copri'
le parole di Milena.
- Collooooooooooooooooooooooooooooo! - TheGIO  schizzo'  in  avanti
come il tappo di una bottiglia di champagne, mentre  le  sue  suole  
slittavano sul pavimento reso viscido dal caffe'.
- Caffe' - bisbiglio' Milena, per terminare la frase, con  la  voce 
vigorosa tanto quanto il battito d'ali di una zanzara.
- Dicevi? - Veleno  lo  aiuto'  a  rialzarsi, afferrandolo  per  un 
braccio.
Brontolo' qualcosa, mista ad  un'imprecazione  masticata, che  fece
ridere tutti e tre.

Osservo' il riflesso della sua  sagoma  in  una  delle  autovetture 
parcheggiate sul bordo della strada. 
"Sembro quasi una persona!", considero', mentre constatava  che  la 
cravatta svirgolava verso sinistra. La sistemo', chinandosi un  po'
di piu' verso la macchina e nel farlo si chiese  come  mai  il  suo 
riflesso svaniva.
- Ehi amico, qualche  problema? - chiese  una  voce  da  dentro  la 
macchina.
- Mi stavo solo specchiando - rispose imbarazzato. Una mano saetto'
fuori ad afferrargli  la  cravatta, girandosela  attorno  al  dorso 
della mano.
- Che ne dici di farlo da un'altra parte? - domando' la voce.
- Che ne dici di lasciare la mia cravatta? La stai  stropicciando -
la calma nella voce avrebbe potuto anche tradire dell'ira  se  solo
questa non fosse mascherata  dall'arroganza  del  possessore  della 
macchina.
- Bella cravatta - considero' il guidatore, con sarcasmo - Si sposa
molto bene con la tua faccia... -.
- Io ti consiglio di lasciare  la  cravatta... E' meglio  avere  le 
mani libere... - sostenne Veleno.
L'altro sollevo' le sopracciglia, sotto gli  occhiali  da  sole, lo
sguardo si era spostato sul volto di Veleno, proprio quello che lui
voleva, concentrandosi sul mezzo sorriso che gli stava offrendo.
Quasi non senti' il leggero tonfo sul tappetino della macchina e il
rumore di metallo contro metallo, frutto del lamento dei binari  di
scorrimento del sedile con un corpo estraneo.
L'uomo allento' la presa giusto il tempo che a Veleno  bastava  per
defilarsi.
- Devi avere le mani libere se vuoi gettare fuori in  tempo  quella
granata - disse calmo, tornando sui suoi passi.
Un esplosione e qualche decina di metri  dopo, si  arresto' davanti
ad un cancello in ferro battuto, dipinto  di  nero, dalle  finiture 
dorate. Premette il piccolo bottone incastonato  nella  colonna  di
granito  rosa, al  pari  di  una  pietra  preziosa, scatenando  gli 
strumenti dell'ouvertoure della  Forza  del  Destino  di Verdi, che 
si sposava con il soffice  movimento  del  motorino  elettrico  che 
controllava l'apertura del cancello.
- Bonnesoir, qui est la? - chiese una voce di donna.
- Est-ce que madame est chez elle? - replico' Veleno.
- Oui - rispose con gioia la voce - C'est moi, Lady Ren - se  fosse 
stato installato un videocitofono, qualcuno avrebbe visto mutare di 
qualche centimetro il sorriso di Veleno.
- Je suis Poisson - aveva  storpiato  appositamente  il  suo  nome, 
marcandone le consonanti, tant'e' che dll'altra parte del  cavo  la 
sua voce usci' pronunciando "Puasson".
"Perche' il mio nome in francese sembra quello di  un  profumo  per 
signora?", come  nella  lingua  inglese,  veleno  si  traduceva  in 
poison. Ricordo' che per un certo tempo, era capitato che una donna
lo usasse al pari di un profumo, ma elmino' quasi immediatamente il
pensiero.  Non amava ricordare quelle cose.  A dire il vero c'erano
poche cose che amava ricordare.
-  Oh,  mon  cher!  -  esclamo' quasi  la  sua  presenza  fosse  un 
avvenimento  di  rilevanza  nazionale - Velenito! Finalmente! Entra 
pure! -.
"Ma come fa a rendere entusiasmante anche  l'osservare  la  vernice
che si asciuga su di un muro?", era una dote di  Lady  Ren  che non 
aveva mai compreso. Quella ragazza riusciva a  rendere  emozionante
anche una giornata di pioggia.
- Odio essere chiamato Velenito - in risposta ricevette il  rantolo
elettromagnetico delle lamelle del microfono, che sintetizzavano la
risata della donna che stava  nella  casa, una  risata  allegra  ma 
discreta. Si mosse verso l'interno accompagnato  dalle  note  della 
musica verdiana.
Percorse lentamente il vialetto di  ghiaia  che  portava  verso una 
grande villa settecentesca, notando che il giardino era meno curato
del solito, forse perche' la padrona di  casa  ora  era piu' spesso 
fuori citta' che altro. Nonostante questo cespugli di ortensie e di
magnolie anche se un po' trascurati, mantenevano la fierezza  e  la 
bellezza frutto di una cura molto precisa.
Senti' un botto sordo e  finalmente, tra  il  rumore  di  strumenti 
scordati, la musica classica si fermo'. "Peccato", commento' tra se
Veleno, Verdi non gli dispiaceva affatto. Ad attenderlo sulla porta
una donna in  abiti  maschili  sorrideva. Portava  una  casacca  da 
ussaro, una piacevole variazione al suo guardaroba, sotto la  quale
celava una camicetta da cui i merletti  debordavano  dalle  austere
linee delle maniche e del collo della giubba.
- Benvenuto - fece per avvicinarsi, quando si accorse  che  con  un 
morbido movimento della destra dell'uomo, tra lei e lui appariva un
mazzo di rose rosse.
- Salve a te - rispose Veleno, sorridendo di fronte all'espressione
meravigliata di Lady Ren, rimasta  a  bocca  aperta, che  competeva
degnamente con i teneri boccioli del mazzo, formando una morbida O.
- Sono... Sono bellissime - mormoro' - Come mai questa  inaspettata
gentilezza? - gli domando'.
- Oh, sai - minimzzo' l'uomo - Dovevo farmi perdonare per le  altre 
volte - la osservo' meglio - Non mi hai detto che era  obbligatoria
la divisa, milady - lei rise.
- No non te lo ho detto, infatti non lo e'. Anche se una  volta  ci
stavi  bene - tocco' quindi  a  lei  squadrarlo - Accipicchia! Vuoi 
proprio farmi svenire? - i convenevoli tra i due erano sempre stati 
all'insegna dell'ironia - Fai un figurone... Dovresti vestirti piu'
spesso cosi'... Faresti una strage solo camminando per strada - lei
rise.
- Sai bene che non lo farei mai - ribatte'.
- Perche'? - conosceva bene l'eccentricita' di Veleno.
- Che gusto c'e' a farle svenire, mi basta convincerle a salire  su
da me - rispose con leggerezza - Almeno ho piu' partecipazione -.
- Sei irrecuperabile - sospiro' lei.
- Forse -.
- Che cos'era quella fumata nera fuori, vicino al cancello? -.
- Nulla - rispose Veleno atono - Uno che mi stava stropicciando  la 
cravatta - tossicchio' per attirare l'attenzione della  padrona  di
casa.
- Cosa... - si trovo' di fronte una  Beretta  92F  smontata in  tre 
pezzi - Sei incorreggibile! Ti avevo detto niente armi... -.
- Mi sento nudo senza - si scuso', facendo spallucce. Lady  Ren  si 
volto', mentre Veleno divideva le tre parti dell'arma nelle  tasche  
del suo impermeabile. Non ci sarebbe stato pericolo, avrebbe potuto 
montare l'arma anche ad occhi chiusi, e  l'aveva  smontata  appunto 
poiche' aveva promesso alla padrona di casa di non venire armato.
Fece qualche passo  all'interno  del  grande  salotto, rifinito  in 
broccato  quando  un  grido  lo  blocco', girandosi  in  tempo  per 
afferrare un fioretto.
- En  garde - Lady  Ren  salto'  giu' dal  corrimano  della  scala, 
brandendo un arma identica.
I due si gettarono  in  un  combattimento  furioso, lungo  l'intero 
salotto, lungo  la  grande  scalinata  della  zona  notte, lungo il 
ballatoio. Veleno aveva arrotolato attorno al suo braccio  sinistro
l'impermeabile utilizzandolo come cappa. Andarono avanti per un po'
saltando da divani a tavoli, da scale a lampadari...

TheGIO poggio' una confezione da sei bottiglie d'acqua  sul  tavolo
della cucina. Erano da poco passate  le otto, e  lui  aveva  appena 
terminato di fare la spesa. Crossbones e  Milena  lo  seguirono  in 
casa, aiutandolo a portare  le  borse, che  furono  appoggiate  sul 
tavolo della cucina. Ogni tanto metteva a disposizione la sua  casa 
per una cena  tra  amici, che  poi  si  trasformava sempre  in  una 
festicciola. Ogni tanto serviva, faceva bene allo spirito.
- Come mai stasera Veleno non c'e'? - TheGIO si rese conto in  quel
momento, che Milena aveva partecipato  spesso a quegli avvenimenti,
ma  era una coincidenza assai strana che lo avesse fatto la maggior
parte  delle volte in cui Veleno era assente.
- E' a cena da un'amica - liquido' TheGIO, svuotando la prima borsa
e trovandosi in mano un timer elettronico per  esplosivo  in  forma
gelatinosa. "Devo ricordarmi di non portare piu' CB al supermercato
accidenti, se andiamo avanti cosi' prima o poi  svaligera' l'intero
reparto delle armi da fuoco."
- Queste vanno fuori... Terazzo - dichiaro'. Crossbones con estrema
prontezza afferro' la maniglia di plastica azzurra e  dopo  qualche
volteggio le getto in strada. Con un sordo tonfo la  confezione  di 
sei bottiglie da un litro e mezzo d'acqua avverti' del  suo morbido 
atterraggio suscitando un grido agghiacciante nella superficie  che
lo aveva reso tale.
- Accidenti CB volevo dire in terrazzo! In terrazzo! - bercio' lui,
scostando bruscamente il muso di Mansy, il gattone  blu  di  russia 
che gironzolava per casa e che si era infilato in uno dei sacchetti
per chissa' quale ragione, anche  se  conoscendolo  aveva  annusato
l'odore  del  suo  cibo  dall'interno  della  lattina  in  cui  era 
racchiuso. Quel gatto per il cibo aveva un odorato  scandalosamente
fino.
- Capo e questo? - chiese Milena, esibendo una  bottiglia  di  vino
rosato. 
- In frigo... - rispose  TheGIO, inventariando  con  lo  sguardo la 
spesa  fatta  poco  prima - Direi  che  abbiamo  tutto.  Spaghetti, 
sugo... Salsicce,  si'  c'e'  tutto... - dalla  strada  giunse  uno 
sparo. Mansy drizzo' le orecchie un  po' allertato  dal  rumore, ma 
dopo essersi guardato attorno, ed aver deciso che per  lui  non  vi
era pericolo, torno' a ficcare la testa dentro il sacco della spesa
lacerandolo con zampate ben assestate, convinto che  quello  strano
coso avesse la sua pappa e non gliela volesse dare.
TheGIO si prodigo' a stipare la roba nella credenza, decidendo  che 
la cena poteva aspettare anche il loro appuntamento serale con  IAC
3, stavano per trasmettere una serie di successo.
- Tra un quarto d'ora incominciano gli  Ichese  Files... - avverti'
Milena.  Crossbones   apparve   in   quel   momento  nel   riquadro
dell'ingresso, con l'arma in pugno, trafelato.
- Che cosa... - TheGIO fu fermato dal gesto del compagno che getto'
nelle sue braccia la confezione delle bottiglie d'acqua.
- Non ho potuto fare nulla - si sedette  sulla  poltrona, con  aria
stanca - Quel fidiputt se le e' prese in  testa... Heh - ridacchio'
- Dovevate vederlo, sembrava un melone maturo aperto in  due... Non
ho potuto farci nulla - ripete' - Ho dovuto abbatterlo -.
- Il vino allora lo metto in frigo - Milena  interruppe  il  pianto
disperato di TheGIO, che non ebbe la forza per alzare la  testa  ed
osservare la donna.
- Si' *sigh*sob* In frigo... *sob* -.
La donna afferro' la maniglia del frigorifero... Era di un freddo a
dir poco  glaciale, ritiro' la  mano  quasi  terrorizzata  da  quel 
contatto. Se le sue orecchie non  la  ingannavano  dall'interno  di 
quell'elettrodomestico proveniva uno strano gorgoglio. Non  era  il 
solito rumore di un frigorifero. Una confezione  di  uova, lasciate 
sul lavello, si apri', senza l'aiuto di una mano umana, e sei delle 
dodici  uova  schizzarono  in  alto,  per  spiaccicarsi  sul  piano 
metallico del lavandino, incominciando a friggere. 
La donna arretro' in  un  misto  di  terrore  e  stupore, mentre le 
nocche che stringevano il collo della bottiglia di vino diventarono
bianche. Appoggio' nuovamente la mano  sulla  fredda  maniglia  del 
frigorifero, deglutendo  rumorosamente. Strinse  decisamente  sulla 
posizione che aveva assunto e  tiro' a  se' la  maniglia, lasciando 
che la porta del frigo si  socchiudesse, mentre  quel  rumore, quel 
gorgoglio diveniva sempre piu' sommeso e vicino, sempre piu' forte.
Apri' ancora di piu' il frigorifero, trovandosi di  fronte  ad  una 
scena raccapricciante. Un cielo di sangue, dalle  lingue di  fuoco, 
colorava  l'interno  dell'elettrodomestico.  Milioni   di   informi 
umanoidi urlavano  e  strepitavano, cadendo  sotto  i  colpi  di un 
grande cane famelico. Una piramide in lontananza emetteva una  luce
opaca che illuminava di mefitiche essenze l'atmosera di quel luogo.
Sembrava una struttura fatta di ambra  dorata, ma  non  era  ambra, 
era  qualcosa d'altro, quel  colore  aveva  un  che  di... Inspiro' 
profondamente e fu investita da  una  zaffata  nauseabonda. I  suoi 
occhi si sgranarono in direzione della punta della  piramide, stava
sorgendo un qualcosa, un... Un demone! Una  creatura  orribile, dal
volto animalesco, anche se non sembrava quello  di  nessun  animale 
che lei avesse mai conosciuto o visto, non  trovo' altro  modo  per 
definirlo.
Il "coso" si volse verso di  lei, guiardandola  intensamente  negli
occhi, la sua bocca si apri' quasi per sorriderle, ma la sua lingua
biforcuta si mosse verso di lei, pronunciandouna parola tanto corta 
quanto terribile: "Zoooooool".
Dopo quel rantolo gracchiante, lei chiuse con violenza la porta del
frigo, respirando affannosamente.
- TheGIO - chiamo' - Non sarebbe il caso di pulirlo, qualche volta, 
il frigo? - questo si  volto' dal  salotto, e  la  guardo' come  se 
stesse dissertando sulla cultura  degli  antichi  Assiri, o  stesse 
enunciando teoremi di fisica quantistica.
- C'e' un coso qui' dentro che mi dice Zool! - strillo'.
- Non preoccuparti - rispose lui - Tu  digli "Ciao  Subcreatura", e
se per caso ti chiedesse "Sei tu forse un dio?", tu digli di si'! -
torno' a concentrarsi sul televisore, imitato da Crossbones.
- Uomini! - sospiro' con un sorriso, Milena.
- Dai dai! - strillo CB - Incomincia! - tutti si raccolsero attorno
al televisoree cogliendo la fine dello spot delle caramelle MINC*As
The ClashMakers, e sorbendosi la pubblicita' progresso  di  GNAGNA, 
dove monelli che  percuotevano  cerchioni  di  automobili  venivano
ripresi dal peloso animale, che infilava loro in bocca  un  sigaro,
mentre li ammoniva con voce  seria: "Fumare! No  battere  ruota! Io
aspiro il mio ologramma!".
Dopodiche' la  faccia  di  un  Franco, tra  improperi  e  rutti  li
introdusse alla puntata settimanale della serie che stava per avere
inizio. I  tre  si  godettero  la sigla di Ichese  Files, dove  una
steadycam correva in una foresta per fermarsi su  di  un Franco che 
stava urinando contro un albero, vestiva  un'impermabile  scuro  ed
era ridicolamente agghindato  in  giacca  e  cravatta. Questo, dopo
aver scoperto  di  essere  stato  ripreso, copri' il  cameraman  di
insulti, coniando neologismi sulla sua discendenza. Una  didascalia
mostrava che quel maleducato esserino era Franco Mmolder.
Dopodiche'  la  sequenza  vide  un  altro  franco, forse  di  sesso
femminile, impegnato a  tirare  da  una  canna. Anche  stavolta  il
cameraman fu accolto con parole che di cortesia avevano  unicamente
quella che si puo' dedicare ad una cacca pestata per strada.
I telespettatori furono informati che quella era Franca Schelli.
Una voce identica a quella di Robertino della Gialappas  annuncio':
- E  ben  venuti  all'episodio   di  questa  sera:  Chi  ha  cacato
sull'albero  di  FrancoRosso? - furono  offerti  ai  telespettatori
alcuni succosi fotogrammi.
A dire  il  vero  tutti  i  Franchi  parlavano come Robertino della
Gialappas.
- Pronto - urlava Franco Mmolder al  cellulare - Sono  Franco, c'e'
Franco? -.
- Ma Franco chi? - domandava un'altra voce in falsetto  dall'altra
parte della linea.
- Franco! Sono Franco! C'e' Franco? Dai! Franco! - Franco  Skinner
appoggio' il telefono pesantemente sulla scrivania.
- Scherzi del cacchio - sentenzio'. Ed ecco che subito apparve una
nuove sequenza.
- Pronto Franca, sono Franco... - diceva Mmolder - Ma  come Franco
chi!!! Franco Mmolder! Ho scoperto che Franco Skinner parla con il
suo anatroccolo di gomma quando fa il bagno!!!!! - sull'altro lato
dello schermo, Franca Schelli  con  espressione  di  vivo  stupore
annunciava,  concitata,  ai  telespettatori - Mio  Dio! Ma  questo
e'... E' un Ichese Files! -.
E tra inquadrature di Franco  Mmolder, Franca  Schelli, situazioni
piu'  o  meno  disgustose  che  venivano  offerte al  pubblico, in
questo mare di Franchi, i tre, ridendo, diedero il  via  a  quella
che si prospettava una bella serata.

- Cosa  sta  succedendo? - domando'  una  ragazza, appoggiata  alla
spalla del suo uomo, su di un divanetto in perfetto stile Luigi XV.
- Non so - si erano accomodati nel salottino privato della  padrona
di casa, un  posto  piuttosto  intimo  a  quanto  pare. Decisamente 
raffinato, ma nonostante cio' spoglio del fasto  che  regnava nelle  
alre sale, anche se degnamente arredato. Quasi fosse una depandance
per i momenti di solitudine, nei quali non vuoi  mai  avere  troppa 
roba attorno, ma solo il minimo indispensabile.
L'uomo rivide la padrona di casa, magari in una vestaglia  di seta,
seduta proprio sullo stesso divano, mentre sorseggiava un bicchiere
di porto, cincischiando distrattamente con i legacci di organza del
suo abbigliamento da notte, illuminato a tratti  dai  riflessi  del 
fuoco scoppiettante  nel  piccolo  camino  che  occupava  la parete 
opposta alla finestra. Sorrise debolmente.
- Cosa ti diverte tanto? - domando' al ragazza, tentando di cercare
qualcosa di piu' negli occhi dell'altro.
- Pensavo che deve essere un bell'uomo, senti  che  macello  fanno,
probabilmente lo sta inseguendo per tutto il  salone - maschero' in
modo magistrale il suo sorriso, cosi' bene, che la  donna  rise  di
gusto.
- Credo sia il caso di vedere chi e' il nuovo ospite - disse lei.
- Solo perche' ho detto che deve essere  un bell'uomo? - la riprese
con ironia.
- Vuoi perderti lo spettacolo? - domando' lei, con un sorriso colmo
di malizia, trascinandolo morbidamente per una mano.

La stoccata manco' di poco il braccio sinistro di  Veleno, che  con 
una leggera parata, sfrutto' la forza del colpo per deviarla.
- Vedo che sei in forma - constato'.
- Non molto, non ho avuto nessuno con cui allenarmi - Ren evito' di 
misura  l'allungo dell'avversario - Tu invece, speravo di  trovarti
piu' agile - Veleno sospiro' falsamente intristito, la sua mente si
era divisa, una parte seguiva la  discussione, l'altra  seguiva  il 
combattimento.
"Para! Troppo vicino, se la lasci  avvicinare  ancora  al  prossimo 
tiro  attorcigliera' attorno  alla  lama  le  tue  budella. Schiva! 
Attento al suo maledetto affondo, fa una finta di  corpo  prima  di
portartelo", quest'ultimo  pensiero  fu  smentito, mentre  la  lama 
sibilava un po' troppo vicina al suo fianco per i suoi gusti.
"E' peggio di un cobra! E fortuna che era fuori allenamento!".
- Ti sei dato alla vita sedentaria? - lo scherni'.
- Non del tutto - borbotto' lui, tentando qualche colpo.
- Troppa buona cucina, troppe  birre  e  troppe  sigarette - fu  il
rimprovero.
- Mi stai forse suggerendo di fare piu' sesso? - ridacchio'. 
- Non  ti  farebbe  poi  male,  sai? - la  risposta  arrivo'  quasi 
immediatamente. "Perche' tiriamo di scherma anche con la  lingua  e
le parole?", si chiese Veleno.
Rifuito' di porle la domanda immediatamente successiva a cui la sua 
mente aveva pensato. Si chiese se aveva forse paura della risposta, 
si chiese come avrebbe risposto. Si  convinse  di  non  potergliela
fare. Sarebbe stato  troppo  pericoloso  conoscere  la  verita' che 
sarebbe seguita alla frase: "E' forse una proposta?". Non aveva mai
compreso il perche', ma nonostante  questo, nonostante  non  avesse
potuto mai sopportare il fatto di essere all'oscuro di qualcosa che
celava dentro la sua anima, non avrebbe  mai  saputo  come  reagire 
di fronte alla risposta, qualsiasi  essa  fosse. Si domando' ancora  
una volta perche' non aveva mai  potuto  considerare  ed  accettare 
tale rischio, conseguentemente la sua mente  tento' invano di  fare 
una stima di  questa  responsabilita', abbandonando  immediatamente
dopo il tentativo.
- In questi ultimi tempi ho molto da fare, e poi non  ricordo  dove
ho infilato l'agendina -.
- Si' si', e io ci credo - rispose lei - Di' piuttosto che tutti  i
numeri di quell'agendina ora hanno una segreteria telefonica... -.
- Tu non l'hai ancora fatto - rispose lui.
"Touche'", si  disse  Lady  Ren,  chiedendosi  se  stessero  ancora 
scherzando, o che altro. Ignorando che l'uomo si era  appena  posto
una domanda simile, lo imito', accantonandola.
- E perche' mai, vuoi togliere la soddisfazione  ad  una  donna  di
sbattermi il telefono in faccia? -.
- Sai le risate che si fa con la segreteria? - entrambi risero.
- Se vuoi - propose lei - Ti presento qualche mia amica polacca -.
- Basta che non mi chiedano di sposarle alla prima occhiata... -.
Le loro lame si incrociarono, a poca distanza da una porta in noce,
che si stava aprendo lentamente. Veleno decise di non voltarsi.
- Ehi Ren, chi e' il nuovo ospi... - Rosita e  Rebel  si  trovarono
ad osservare due lame incrociate che  osscillavano  pericolosamente
in loro direzione, poi nella direzione opposta e  nuovamente  nella
loro.
- Per  la  barba  di  nonno  Palmiro! - esclamo Rebel. Questa volta 
l'altro lo degno' di una rapida occhiata.
- Salve ragazzo - disse  eseguendo  un  balzo all'indietro, imitato
dall'avversaria - Anche tu qui? - le spade si toccavano per qualche
istante, oscillando pericolosamente in rapidi e stretti cerchi.
- Ve...   Veleno! - esclamo' l'altro - Che...  Bella  Sorpresa - il 
suo sguardo si fisso' sulle spade - Ma cosa... Cosa  state facendo?
- chiese poi.
- Non si vede? - Ren sorrise soddisfatta... Un  lampo  negli  occhi 
dell'avversario  fece  si'  che  la  sua  spada  si  muovesse  piu' 
rapidamente, in  modo  circolare, utilizzando  anche  la  leva  del 
braccio, assieme al gioco  di  polso. L'altra  spada  scivolo'  via 
dalla forte presa, per  mulinare  in  aria  e  conficcarsi  qualche 
centimetro davanti ai  piedi del  giovane. Una  gobba  sul  tappeto 
fece in modo che l'equilibrio di  Veleno venisse a mancare, cadendo 
in avanti ed incontrando molto da  vicino, sul setto nasale  per la
precisione, una buona porzione dell'avambraccio  della  padrona  di 
casa, alzato per accompagnare il movimento della spada.
- Eh no, avevamo detto che con le mani non valeva! - salto' su' lei
spostandosi di lato e lasciando che l'altro cadesse  lungo  disteso
sul pavimento, lasciando la presa sulla sua arma.
- Pari - la sentenza fu soffocata dalle mani racchiuse a conca  sul 
volto di Veleno.
- Okay pari - accetto' di buon grado la donna, segnando qualcosa su
di un taccuino - Oramai sono quasi piu' di venti  combattimenti che 
finiscono pari - mormoro' sconsolata.
- Oramai sono piu' di venti combattimenti che usiamo spade  con  un 
filo degno di Toledo - commento' di rimando Veleno.
- Ma che sorpresa - Rosita non era del tutto entusiasta  del  nuovo
arrivato,  che  diamine,  aveva  preso  a  pugni  il   "suo  povero 
cucciolotto" e non aveva certo una mano leggera - E cosa ci  fa lei
qui? - domando'.
- Lo ho invitato io, era il terzo ospite - rispose entusiasta Ren.
- O forse il terzo incomodo - mormoro' acida Rosita.
- A-hem, vogliamo andare in giardino? - con diplomazia Rebel tento' 
di smuovere la situazione sperando in  bene. Fortunatamente  Veleno
non aveva sentito quello che  aveva  detto  Rosita. Non  sapeva  se 
avesse avuto mai il coraggio di picchiare una donna, o di prenderla
a male parole, ma in entrambe le due circostanze, sperava di essere
in un luogo ben lontano. Per quel poco che conosceva Veleno  e  per
la profonda conoscenza di Rosita, sarebbe stato un duello terribile
e sanguinario.
- Ma certo - rispose entusiasta la padrona di  casa - Ho  preparato
giusto  fuori - li  guido' ad  un'ampia  veranda, nella  quale  era 
apparecchiato un tavolo di dimensioni discrete.
Veleno si preoccupo' di estrarre la spada piantata nel pavimento  e 
di riporle entrambe in una teca da cui erano state  prelevate  poco
prima. Si permise un sorriso, nascosto agli  altri  tre, osservando 
il velluto rosso della teca. Quelle spade...

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