Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 6 of MAXINT
- D'accordo, ci saro' - mormoro' alla cornetta del telefono posto
sulla sua scrivania - Si' - ridacchio' discretametne - Finalmente
ci sei riuscita - canzono' la voce al telefono - E poi, insomma,
e' la quarta volta che mi inviti e - il tono cambio', fingendo uno
stupore insperato - Dio buono, se dici troppe volte di no ad una
bella donna, lei si rendera' conto che esiste qualcun'altro piu'
meritevole del suo invito - fece una pausa, mentre il gracchiare
del ricevitore avvertiva la stanza che chi stava dall'altra parte
stava ridendo di gusto - Cosa? - questa volta tocco' a lui ridere -
Ma ti giuro, non sto scherzando... Si'... Ehi, non dico bugie io -
il silenzio che segui' fu infranto dal rumore di un accendino.
- Mh? - si levo' la sigaretta con la destra, appoggiandola al
posacenere - D'accordo, prometto di non venire armato. Cosa? No non
portero' Vangelis, lo prometto - rise nuovamente - Ah, ci saranno
anche altre persone? Accidenti - si finse deluso - Speravo che la
cena fosse solo per due, quindi niente lume di candela - allontano'
la cornetta dall'orecchio, stendendo il braccio, mentre dall'altra
parte del filo giungevano urlacci - Stavo scherzando! - grido' al
muro su cui era appeso un calendario economico, abbastanza forte
affinche' lo sentisse sia l'altra persona al telefono sia l'intero
stabile. La cornetta torno' a ridacchiare discretamente.
- Stasera alle otto? - guardo' l'orologio - Va bene, ci saro'... -
si acciglio' per un istante, sollevando un sopracciglio - Cosa
desidera, milady? Vino, dolci, fiori? - rise ancora - A stasera -
fece per chiudere la comunicazione - Basto io? Va bene, vedro' di
portarmi... Mi incarto? Ah... Non serve... Non posso venire mica
nudo! - sulla sua fronte apparve la ruga del pensatore, mentre agli
angoli della bocca si formava un malizioso sorriso - No, non ho
intenzione di fermarmi a dormire... Eh? No, non e' per quello. Te
lo ho gia' detto - riallontano' nuovamente la cornetta, mentre la
stanza veniva invasa ancora dagli urlacci - A stasera - grido' al
telefono, mentre la sua mano calava pesantemente sulla forcella
della cornetta.
- Accidenti a te, tonna! - borbotto' rivolto al vuoto, riprendendo
in mano la sigaretta, oramai quasi finita, lasciata al suo destino,
a morire solitaria nel cimitero dei mozziconi formato nel
posacenere. La osservo', schiacciandola senza alcuna pieta' sulla
vitrea superficie del contenitore.
- Al diavolo! - prese nuovamente il pacchetto, lo scosse, ne tiro'
fuori un'altra, lo scosse ancora, lo appallottolo' e lo getto' nel
cestino - Al diavolo! - ripete'.
- Cristo Santo! - eruppe un uomo appoggiato al bordo della porta
dell'ufficio - Non dirmi che quello e' un sorriso! E' un peccato
che non tengo mai in ufficio degli alcoolici, altrimenti avrei
brindato - il sarcasmo nella sua voce era palese - Sono stato qui
a guardarti... Da quando stai nascondendomi che hai anche un lato
allegro? - domando' TheGIO - Per la miseria, mai che abbia a
portata di mano una macchina fotografica, farei milioni vendendo
una foto che ti ritrae sorridente! - concluse.
- Crepa! - sentenzio' Veleno, tradendosi pero' con una gustosa
risata. Diede nuovamente un'occhiata al suo polso sinistro,
interpretando l'ora attraverso la posizione delle lancette sul
quadrante. Lo osservo' per piu' di dieci secondi, mentre la sua
mente tentava di calcolare il tempo che aveva a disposizione.
- Ehi, io per stasera stacco - annuncio' prendendo l'impermeabile
dall'attaccapanni.
- Era una donna? - chiese TheGIO, indicando il telefono.
- Fai la gelosa tesoro? - Veleno lo canzono', in falsetto.
- No, e' che per farti correre cosi', o c'e' di mezzo una bella
donna, o ci sono di mezzo i soldi... -.
- Ehi, non sono mica cosi' subdolo... E poi potrebbe essere una
bella donna con i soldi, no? -.
- Si', una bella donna con i soldi che chiama proprio te? Vorrei
conoscerla... Nessuno le ha detto che per quello che paga puo'
avere di meglio? -.
- E che ne sai tu di quanto paga? - chiese, mentre si infilava
l'impermeabile e sottoponeva a peculiare inventario le sue tasche.
- E' sempre troppo, qualsiasi cifra sia - ridacchio' TheGIO.
- Aaah... Vai all'inferno, si puo' sapere perche' non ti fidi mai
di me? -.
- Non sono un suicida... Conosco mille altri modi per morire meglio
di cosi'. - replico' a meta' tra il serio ed il faceto.
- Sai se la vecchina all'angolo chiude presto? - Veleno domando' al
collega. A dire il vero nemmeno TheGIO sapeva a che ora arrivasse
la mattina quella vecchia fioraia, tanto quanto non sapeva a che
ora questa se ne andasse a casa. Si limito' a mormorare un "credo"
in tono molto dubbioso.
- Perche'? - chiese poi - Da quando ti piacciono i fiori? Com'e'?
Bionda o mora? Raffinata, semplice, sportiva? -.
- E tu da quando vuoi fare il fiorista? Se fossi un pittore,
dipingeresti fiori? Ti senti controllato? Credi che qualcuno stia
rubando i tuoi pensieri? - Veleno sogghigno' - Quando ti ci metti
sei peggio della Gestapo! -.
- Sai benissimo che non potrei mai fare il fiorista, terrei solo
crisantemi... - rispose l'altro - E poi mi sto solo preoccupando
per te. Se non ci fossi io - continuo', accompagnandolo lungo
il corridoio - tu e CB vi sareste gia' rotti l'osso del... -.
- Capo attento, mi e' caduta la caraffa del... - un urlo copri'
le parole di Milena.
- Collooooooooooooooooooooooooooooo! - TheGIO schizzo' in avanti
come il tappo di una bottiglia di champagne, mentre le sue suole
slittavano sul pavimento reso viscido dal caffe'.
- Caffe' - bisbiglio' Milena, per terminare la frase, con la voce
vigorosa tanto quanto il battito d'ali di una zanzara.
- Dicevi? - Veleno lo aiuto' a rialzarsi, afferrandolo per un
braccio.
Brontolo' qualcosa, mista ad un'imprecazione masticata, che fece
ridere tutti e tre.
Osservo' il riflesso della sua sagoma in una delle autovetture
parcheggiate sul bordo della strada.
"Sembro quasi una persona!", considero', mentre constatava che la
cravatta svirgolava verso sinistra. La sistemo', chinandosi un po'
di piu' verso la macchina e nel farlo si chiese come mai il suo
riflesso svaniva.
- Ehi amico, qualche problema? - chiese una voce da dentro la
macchina.
- Mi stavo solo specchiando - rispose imbarazzato. Una mano saetto'
fuori ad afferrargli la cravatta, girandosela attorno al dorso
della mano.
- Che ne dici di farlo da un'altra parte? - domando' la voce.
- Che ne dici di lasciare la mia cravatta? La stai stropicciando -
la calma nella voce avrebbe potuto anche tradire dell'ira se solo
questa non fosse mascherata dall'arroganza del possessore della
macchina.
- Bella cravatta - considero' il guidatore, con sarcasmo - Si sposa
molto bene con la tua faccia... -.
- Io ti consiglio di lasciare la cravatta... E' meglio avere le
mani libere... - sostenne Veleno.
L'altro sollevo' le sopracciglia, sotto gli occhiali da sole, lo
sguardo si era spostato sul volto di Veleno, proprio quello che lui
voleva, concentrandosi sul mezzo sorriso che gli stava offrendo.
Quasi non senti' il leggero tonfo sul tappetino della macchina e il
rumore di metallo contro metallo, frutto del lamento dei binari di
scorrimento del sedile con un corpo estraneo.
L'uomo allento' la presa giusto il tempo che a Veleno bastava per
defilarsi.
- Devi avere le mani libere se vuoi gettare fuori in tempo quella
granata - disse calmo, tornando sui suoi passi.
Un esplosione e qualche decina di metri dopo, si arresto' davanti
ad un cancello in ferro battuto, dipinto di nero, dalle finiture
dorate. Premette il piccolo bottone incastonato nella colonna di
granito rosa, al pari di una pietra preziosa, scatenando gli
strumenti dell'ouvertoure della Forza del Destino di Verdi, che
si sposava con il soffice movimento del motorino elettrico che
controllava l'apertura del cancello.
- Bonnesoir, qui est la? - chiese una voce di donna.
- Est-ce que madame est chez elle? - replico' Veleno.
- Oui - rispose con gioia la voce - C'est moi, Lady Ren - se fosse
stato installato un videocitofono, qualcuno avrebbe visto mutare di
qualche centimetro il sorriso di Veleno.
- Je suis Poisson - aveva storpiato appositamente il suo nome,
marcandone le consonanti, tant'e' che dll'altra parte del cavo la
sua voce usci' pronunciando "Puasson".
"Perche' il mio nome in francese sembra quello di un profumo per
signora?", come nella lingua inglese, veleno si traduceva in
poison. Ricordo' che per un certo tempo, era capitato che una donna
lo usasse al pari di un profumo, ma elmino' quasi immediatamente il
pensiero. Non amava ricordare quelle cose. A dire il vero c'erano
poche cose che amava ricordare.
- Oh, mon cher! - esclamo' quasi la sua presenza fosse un
avvenimento di rilevanza nazionale - Velenito! Finalmente! Entra
pure! -.
"Ma come fa a rendere entusiasmante anche l'osservare la vernice
che si asciuga su di un muro?", era una dote di Lady Ren che non
aveva mai compreso. Quella ragazza riusciva a rendere emozionante
anche una giornata di pioggia.
- Odio essere chiamato Velenito - in risposta ricevette il rantolo
elettromagnetico delle lamelle del microfono, che sintetizzavano la
risata della donna che stava nella casa, una risata allegra ma
discreta. Si mosse verso l'interno accompagnato dalle note della
musica verdiana.
Percorse lentamente il vialetto di ghiaia che portava verso una
grande villa settecentesca, notando che il giardino era meno curato
del solito, forse perche' la padrona di casa ora era piu' spesso
fuori citta' che altro. Nonostante questo cespugli di ortensie e di
magnolie anche se un po' trascurati, mantenevano la fierezza e la
bellezza frutto di una cura molto precisa.
Senti' un botto sordo e finalmente, tra il rumore di strumenti
scordati, la musica classica si fermo'. "Peccato", commento' tra se
Veleno, Verdi non gli dispiaceva affatto. Ad attenderlo sulla porta
una donna in abiti maschili sorrideva. Portava una casacca da
ussaro, una piacevole variazione al suo guardaroba, sotto la quale
celava una camicetta da cui i merletti debordavano dalle austere
linee delle maniche e del collo della giubba.
- Benvenuto - fece per avvicinarsi, quando si accorse che con un
morbido movimento della destra dell'uomo, tra lei e lui appariva un
mazzo di rose rosse.
- Salve a te - rispose Veleno, sorridendo di fronte all'espressione
meravigliata di Lady Ren, rimasta a bocca aperta, che competeva
degnamente con i teneri boccioli del mazzo, formando una morbida O.
- Sono... Sono bellissime - mormoro' - Come mai questa inaspettata
gentilezza? - gli domando'.
- Oh, sai - minimzzo' l'uomo - Dovevo farmi perdonare per le altre
volte - la osservo' meglio - Non mi hai detto che era obbligatoria
la divisa, milady - lei rise.
- No non te lo ho detto, infatti non lo e'. Anche se una volta ci
stavi bene - tocco' quindi a lei squadrarlo - Accipicchia! Vuoi
proprio farmi svenire? - i convenevoli tra i due erano sempre stati
all'insegna dell'ironia - Fai un figurone... Dovresti vestirti piu'
spesso cosi'... Faresti una strage solo camminando per strada - lei
rise.
- Sai bene che non lo farei mai - ribatte'.
- Perche'? - conosceva bene l'eccentricita' di Veleno.
- Che gusto c'e' a farle svenire, mi basta convincerle a salire su
da me - rispose con leggerezza - Almeno ho piu' partecipazione -.
- Sei irrecuperabile - sospiro' lei.
- Forse -.
- Che cos'era quella fumata nera fuori, vicino al cancello? -.
- Nulla - rispose Veleno atono - Uno che mi stava stropicciando la
cravatta - tossicchio' per attirare l'attenzione della padrona di
casa.
- Cosa... - si trovo' di fronte una Beretta 92F smontata in tre
pezzi - Sei incorreggibile! Ti avevo detto niente armi... -.
- Mi sento nudo senza - si scuso', facendo spallucce. Lady Ren si
volto', mentre Veleno divideva le tre parti dell'arma nelle tasche
del suo impermeabile. Non ci sarebbe stato pericolo, avrebbe potuto
montare l'arma anche ad occhi chiusi, e l'aveva smontata appunto
poiche' aveva promesso alla padrona di casa di non venire armato.
Fece qualche passo all'interno del grande salotto, rifinito in
broccato quando un grido lo blocco', girandosi in tempo per
afferrare un fioretto.
- En garde - Lady Ren salto' giu' dal corrimano della scala,
brandendo un arma identica.
I due si gettarono in un combattimento furioso, lungo l'intero
salotto, lungo la grande scalinata della zona notte, lungo il
ballatoio. Veleno aveva arrotolato attorno al suo braccio sinistro
l'impermeabile utilizzandolo come cappa. Andarono avanti per un po'
saltando da divani a tavoli, da scale a lampadari...
TheGIO poggio' una confezione da sei bottiglie d'acqua sul tavolo
della cucina. Erano da poco passate le otto, e lui aveva appena
terminato di fare la spesa. Crossbones e Milena lo seguirono in
casa, aiutandolo a portare le borse, che furono appoggiate sul
tavolo della cucina. Ogni tanto metteva a disposizione la sua casa
per una cena tra amici, che poi si trasformava sempre in una
festicciola. Ogni tanto serviva, faceva bene allo spirito.
- Come mai stasera Veleno non c'e'? - TheGIO si rese conto in quel
momento, che Milena aveva partecipato spesso a quegli avvenimenti,
ma era una coincidenza assai strana che lo avesse fatto la maggior
parte delle volte in cui Veleno era assente.
- E' a cena da un'amica - liquido' TheGIO, svuotando la prima borsa
e trovandosi in mano un timer elettronico per esplosivo in forma
gelatinosa. "Devo ricordarmi di non portare piu' CB al supermercato
accidenti, se andiamo avanti cosi' prima o poi svaligera' l'intero
reparto delle armi da fuoco."
- Queste vanno fuori... Terazzo - dichiaro'. Crossbones con estrema
prontezza afferro' la maniglia di plastica azzurra e dopo qualche
volteggio le getto in strada. Con un sordo tonfo la confezione di
sei bottiglie da un litro e mezzo d'acqua avverti' del suo morbido
atterraggio suscitando un grido agghiacciante nella superficie che
lo aveva reso tale.
- Accidenti CB volevo dire in terrazzo! In terrazzo! - bercio' lui,
scostando bruscamente il muso di Mansy, il gattone blu di russia
che gironzolava per casa e che si era infilato in uno dei sacchetti
per chissa' quale ragione, anche se conoscendolo aveva annusato
l'odore del suo cibo dall'interno della lattina in cui era
racchiuso. Quel gatto per il cibo aveva un odorato scandalosamente
fino.
- Capo e questo? - chiese Milena, esibendo una bottiglia di vino
rosato.
- In frigo... - rispose TheGIO, inventariando con lo sguardo la
spesa fatta poco prima - Direi che abbiamo tutto. Spaghetti,
sugo... Salsicce, si' c'e' tutto... - dalla strada giunse uno
sparo. Mansy drizzo' le orecchie un po' allertato dal rumore, ma
dopo essersi guardato attorno, ed aver deciso che per lui non vi
era pericolo, torno' a ficcare la testa dentro il sacco della spesa
lacerandolo con zampate ben assestate, convinto che quello strano
coso avesse la sua pappa e non gliela volesse dare.
TheGIO si prodigo' a stipare la roba nella credenza, decidendo che
la cena poteva aspettare anche il loro appuntamento serale con IAC
3, stavano per trasmettere una serie di successo.
- Tra un quarto d'ora incominciano gli Ichese Files... - avverti'
Milena. Crossbones apparve in quel momento nel riquadro
dell'ingresso, con l'arma in pugno, trafelato.
- Che cosa... - TheGIO fu fermato dal gesto del compagno che getto'
nelle sue braccia la confezione delle bottiglie d'acqua.
- Non ho potuto fare nulla - si sedette sulla poltrona, con aria
stanca - Quel fidiputt se le e' prese in testa... Heh - ridacchio'
- Dovevate vederlo, sembrava un melone maturo aperto in due... Non
ho potuto farci nulla - ripete' - Ho dovuto abbatterlo -.
- Il vino allora lo metto in frigo - Milena interruppe il pianto
disperato di TheGIO, che non ebbe la forza per alzare la testa ed
osservare la donna.
- Si' *sigh*sob* In frigo... *sob* -.
La donna afferro' la maniglia del frigorifero... Era di un freddo a
dir poco glaciale, ritiro' la mano quasi terrorizzata da quel
contatto. Se le sue orecchie non la ingannavano dall'interno di
quell'elettrodomestico proveniva uno strano gorgoglio. Non era il
solito rumore di un frigorifero. Una confezione di uova, lasciate
sul lavello, si apri', senza l'aiuto di una mano umana, e sei delle
dodici uova schizzarono in alto, per spiaccicarsi sul piano
metallico del lavandino, incominciando a friggere.
La donna arretro' in un misto di terrore e stupore, mentre le
nocche che stringevano il collo della bottiglia di vino diventarono
bianche. Appoggio' nuovamente la mano sulla fredda maniglia del
frigorifero, deglutendo rumorosamente. Strinse decisamente sulla
posizione che aveva assunto e tiro' a se' la maniglia, lasciando
che la porta del frigo si socchiudesse, mentre quel rumore, quel
gorgoglio diveniva sempre piu' sommeso e vicino, sempre piu' forte.
Apri' ancora di piu' il frigorifero, trovandosi di fronte ad una
scena raccapricciante. Un cielo di sangue, dalle lingue di fuoco,
colorava l'interno dell'elettrodomestico. Milioni di informi
umanoidi urlavano e strepitavano, cadendo sotto i colpi di un
grande cane famelico. Una piramide in lontananza emetteva una luce
opaca che illuminava di mefitiche essenze l'atmosera di quel luogo.
Sembrava una struttura fatta di ambra dorata, ma non era ambra,
era qualcosa d'altro, quel colore aveva un che di... Inspiro'
profondamente e fu investita da una zaffata nauseabonda. I suoi
occhi si sgranarono in direzione della punta della piramide, stava
sorgendo un qualcosa, un... Un demone! Una creatura orribile, dal
volto animalesco, anche se non sembrava quello di nessun animale
che lei avesse mai conosciuto o visto, non trovo' altro modo per
definirlo.
Il "coso" si volse verso di lei, guiardandola intensamente negli
occhi, la sua bocca si apri' quasi per sorriderle, ma la sua lingua
biforcuta si mosse verso di lei, pronunciandouna parola tanto corta
quanto terribile: "Zoooooool".
Dopo quel rantolo gracchiante, lei chiuse con violenza la porta del
frigo, respirando affannosamente.
- TheGIO - chiamo' - Non sarebbe il caso di pulirlo, qualche volta,
il frigo? - questo si volto' dal salotto, e la guardo' come se
stesse dissertando sulla cultura degli antichi Assiri, o stesse
enunciando teoremi di fisica quantistica.
- C'e' un coso qui' dentro che mi dice Zool! - strillo'.
- Non preoccuparti - rispose lui - Tu digli "Ciao Subcreatura", e
se per caso ti chiedesse "Sei tu forse un dio?", tu digli di si'! -
torno' a concentrarsi sul televisore, imitato da Crossbones.
- Uomini! - sospiro' con un sorriso, Milena.
- Dai dai! - strillo CB - Incomincia! - tutti si raccolsero attorno
al televisoree cogliendo la fine dello spot delle caramelle MINC*As
The ClashMakers, e sorbendosi la pubblicita' progresso di GNAGNA,
dove monelli che percuotevano cerchioni di automobili venivano
ripresi dal peloso animale, che infilava loro in bocca un sigaro,
mentre li ammoniva con voce seria: "Fumare! No battere ruota! Io
aspiro il mio ologramma!".
Dopodiche' la faccia di un Franco, tra improperi e rutti li
introdusse alla puntata settimanale della serie che stava per avere
inizio. I tre si godettero la sigla di Ichese Files, dove una
steadycam correva in una foresta per fermarsi su di un Franco che
stava urinando contro un albero, vestiva un'impermabile scuro ed
era ridicolamente agghindato in giacca e cravatta. Questo, dopo
aver scoperto di essere stato ripreso, copri' il cameraman di
insulti, coniando neologismi sulla sua discendenza. Una didascalia
mostrava che quel maleducato esserino era Franco Mmolder.
Dopodiche' la sequenza vide un altro franco, forse di sesso
femminile, impegnato a tirare da una canna. Anche stavolta il
cameraman fu accolto con parole che di cortesia avevano unicamente
quella che si puo' dedicare ad una cacca pestata per strada.
I telespettatori furono informati che quella era Franca Schelli.
Una voce identica a quella di Robertino della Gialappas annuncio':
- E ben venuti all'episodio di questa sera: Chi ha cacato
sull'albero di FrancoRosso? - furono offerti ai telespettatori
alcuni succosi fotogrammi.
A dire il vero tutti i Franchi parlavano come Robertino della
Gialappas.
- Pronto - urlava Franco Mmolder al cellulare - Sono Franco, c'e'
Franco? -.
- Ma Franco chi? - domandava un'altra voce in falsetto dall'altra
parte della linea.
- Franco! Sono Franco! C'e' Franco? Dai! Franco! - Franco Skinner
appoggio' il telefono pesantemente sulla scrivania.
- Scherzi del cacchio - sentenzio'. Ed ecco che subito apparve una
nuove sequenza.
- Pronto Franca, sono Franco... - diceva Mmolder - Ma come Franco
chi!!! Franco Mmolder! Ho scoperto che Franco Skinner parla con il
suo anatroccolo di gomma quando fa il bagno!!!!! - sull'altro lato
dello schermo, Franca Schelli con espressione di vivo stupore
annunciava, concitata, ai telespettatori - Mio Dio! Ma questo
e'... E' un Ichese Files! -.
E tra inquadrature di Franco Mmolder, Franca Schelli, situazioni
piu' o meno disgustose che venivano offerte al pubblico, in
questo mare di Franchi, i tre, ridendo, diedero il via a quella
che si prospettava una bella serata.
- Cosa sta succedendo? - domando' una ragazza, appoggiata alla
spalla del suo uomo, su di un divanetto in perfetto stile Luigi XV.
- Non so - si erano accomodati nel salottino privato della padrona
di casa, un posto piuttosto intimo a quanto pare. Decisamente
raffinato, ma nonostante cio' spoglio del fasto che regnava nelle
alre sale, anche se degnamente arredato. Quasi fosse una depandance
per i momenti di solitudine, nei quali non vuoi mai avere troppa
roba attorno, ma solo il minimo indispensabile.
L'uomo rivide la padrona di casa, magari in una vestaglia di seta,
seduta proprio sullo stesso divano, mentre sorseggiava un bicchiere
di porto, cincischiando distrattamente con i legacci di organza del
suo abbigliamento da notte, illuminato a tratti dai riflessi del
fuoco scoppiettante nel piccolo camino che occupava la parete
opposta alla finestra. Sorrise debolmente.
- Cosa ti diverte tanto? - domando' al ragazza, tentando di cercare
qualcosa di piu' negli occhi dell'altro.
- Pensavo che deve essere un bell'uomo, senti che macello fanno,
probabilmente lo sta inseguendo per tutto il salone - maschero' in
modo magistrale il suo sorriso, cosi' bene, che la donna rise di
gusto.
- Credo sia il caso di vedere chi e' il nuovo ospite - disse lei.
- Solo perche' ho detto che deve essere un bell'uomo? - la riprese
con ironia.
- Vuoi perderti lo spettacolo? - domando' lei, con un sorriso colmo
di malizia, trascinandolo morbidamente per una mano.
La stoccata manco' di poco il braccio sinistro di Veleno, che con
una leggera parata, sfrutto' la forza del colpo per deviarla.
- Vedo che sei in forma - constato'.
- Non molto, non ho avuto nessuno con cui allenarmi - Ren evito' di
misura l'allungo dell'avversario - Tu invece, speravo di trovarti
piu' agile - Veleno sospiro' falsamente intristito, la sua mente si
era divisa, una parte seguiva la discussione, l'altra seguiva il
combattimento.
"Para! Troppo vicino, se la lasci avvicinare ancora al prossimo
tiro attorcigliera' attorno alla lama le tue budella. Schiva!
Attento al suo maledetto affondo, fa una finta di corpo prima di
portartelo", quest'ultimo pensiero fu smentito, mentre la lama
sibilava un po' troppo vicina al suo fianco per i suoi gusti.
"E' peggio di un cobra! E fortuna che era fuori allenamento!".
- Ti sei dato alla vita sedentaria? - lo scherni'.
- Non del tutto - borbotto' lui, tentando qualche colpo.
- Troppa buona cucina, troppe birre e troppe sigarette - fu il
rimprovero.
- Mi stai forse suggerendo di fare piu' sesso? - ridacchio'.
- Non ti farebbe poi male, sai? - la risposta arrivo' quasi
immediatamente. "Perche' tiriamo di scherma anche con la lingua e
le parole?", si chiese Veleno.
Rifuito' di porle la domanda immediatamente successiva a cui la sua
mente aveva pensato. Si chiese se aveva forse paura della risposta,
si chiese come avrebbe risposto. Si convinse di non potergliela
fare. Sarebbe stato troppo pericoloso conoscere la verita' che
sarebbe seguita alla frase: "E' forse una proposta?". Non aveva mai
compreso il perche', ma nonostante questo, nonostante non avesse
potuto mai sopportare il fatto di essere all'oscuro di qualcosa che
celava dentro la sua anima, non avrebbe mai saputo come reagire
di fronte alla risposta, qualsiasi essa fosse. Si domando' ancora
una volta perche' non aveva mai potuto considerare ed accettare
tale rischio, conseguentemente la sua mente tento' invano di fare
una stima di questa responsabilita', abbandonando immediatamente
dopo il tentativo.
- In questi ultimi tempi ho molto da fare, e poi non ricordo dove
ho infilato l'agendina -.
- Si' si', e io ci credo - rispose lei - Di' piuttosto che tutti i
numeri di quell'agendina ora hanno una segreteria telefonica... -.
- Tu non l'hai ancora fatto - rispose lui.
"Touche'", si disse Lady Ren, chiedendosi se stessero ancora
scherzando, o che altro. Ignorando che l'uomo si era appena posto
una domanda simile, lo imito', accantonandola.
- E perche' mai, vuoi togliere la soddisfazione ad una donna di
sbattermi il telefono in faccia? -.
- Sai le risate che si fa con la segreteria? - entrambi risero.
- Se vuoi - propose lei - Ti presento qualche mia amica polacca -.
- Basta che non mi chiedano di sposarle alla prima occhiata... -.
Le loro lame si incrociarono, a poca distanza da una porta in noce,
che si stava aprendo lentamente. Veleno decise di non voltarsi.
- Ehi Ren, chi e' il nuovo ospi... - Rosita e Rebel si trovarono
ad osservare due lame incrociate che osscillavano pericolosamente
in loro direzione, poi nella direzione opposta e nuovamente nella
loro.
- Per la barba di nonno Palmiro! - esclamo Rebel. Questa volta
l'altro lo degno' di una rapida occhiata.
- Salve ragazzo - disse eseguendo un balzo all'indietro, imitato
dall'avversaria - Anche tu qui? - le spade si toccavano per qualche
istante, oscillando pericolosamente in rapidi e stretti cerchi.
- Ve... Veleno! - esclamo' l'altro - Che... Bella Sorpresa - il
suo sguardo si fisso' sulle spade - Ma cosa... Cosa state facendo?
- chiese poi.
- Non si vede? - Ren sorrise soddisfatta... Un lampo negli occhi
dell'avversario fece si' che la sua spada si muovesse piu'
rapidamente, in modo circolare, utilizzando anche la leva del
braccio, assieme al gioco di polso. L'altra spada scivolo' via
dalla forte presa, per mulinare in aria e conficcarsi qualche
centimetro davanti ai piedi del giovane. Una gobba sul tappeto
fece in modo che l'equilibrio di Veleno venisse a mancare, cadendo
in avanti ed incontrando molto da vicino, sul setto nasale per la
precisione, una buona porzione dell'avambraccio della padrona di
casa, alzato per accompagnare il movimento della spada.
- Eh no, avevamo detto che con le mani non valeva! - salto' su' lei
spostandosi di lato e lasciando che l'altro cadesse lungo disteso
sul pavimento, lasciando la presa sulla sua arma.
- Pari - la sentenza fu soffocata dalle mani racchiuse a conca sul
volto di Veleno.
- Okay pari - accetto' di buon grado la donna, segnando qualcosa su
di un taccuino - Oramai sono quasi piu' di venti combattimenti che
finiscono pari - mormoro' sconsolata.
- Oramai sono piu' di venti combattimenti che usiamo spade con un
filo degno di Toledo - commento' di rimando Veleno.
- Ma che sorpresa - Rosita non era del tutto entusiasta del nuovo
arrivato, che diamine, aveva preso a pugni il "suo povero
cucciolotto" e non aveva certo una mano leggera - E cosa ci fa lei
qui? - domando'.
- Lo ho invitato io, era il terzo ospite - rispose entusiasta Ren.
- O forse il terzo incomodo - mormoro' acida Rosita.
- A-hem, vogliamo andare in giardino? - con diplomazia Rebel tento'
di smuovere la situazione sperando in bene. Fortunatamente Veleno
non aveva sentito quello che aveva detto Rosita. Non sapeva se
avesse avuto mai il coraggio di picchiare una donna, o di prenderla
a male parole, ma in entrambe le due circostanze, sperava di essere
in un luogo ben lontano. Per quel poco che conosceva Veleno e per
la profonda conoscenza di Rosita, sarebbe stato un duello terribile
e sanguinario.
- Ma certo - rispose entusiasta la padrona di casa - Ho preparato
giusto fuori - li guido' ad un'ampia veranda, nella quale era
apparecchiato un tavolo di dimensioni discrete.
Veleno si preoccupo' di estrarre la spada piantata nel pavimento e
di riporle entrambe in una teca da cui erano state prelevate poco
prima. Si permise un sorriso, nascosto agli altri tre, osservando
il velluto rosso della teca. Quelle spade...
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