Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 8 of MAXINT
- Dove stai andando? - chiese, con eccessiva apprensione. Lui
lascio' che il suo sguardo spaziasse sulle morbide linee della
Normandia. Il tramonto tingeva di riflessi arancioni il cielo,
avvertendo i contadini che sopra di loro stava aleggiando la notte,
separata da una barriera sanguigna.
Un corvo volo' poco lontano, lasciando che il suo gracidare si
appoggiasse morbidamente sulla campagna.
- Tu non hai piu' bisogno di me... Sei pronta per comprendere e
vivere questa nuova vita - disse, volgendole le spalle. Sentiva il
su sguardo sulla schiena e in un momento di frivolezza si domando'
se avrebbe potuto parlarle in quel modo, con quel tono, guardandola
negli occhi. Decise che non voleva saperlo. Si canzono', aveva
sempre avuto un debole per gli sguardi languidi di una donna. Si
chiese quanto i grigi occhi di Ren avrebbero potuto ferirlo o
scavare dentro il suo animo, ma decise che non voleva realmente
scoprirlo, aveva scavato abbastanza lui, e quello che ci aveva
trovato, raschiando sul fondo, non gli era piaciuto poi molto.
- Tutte balle! Tutte balle - Veleno lancio' un'occhiata di estremo
disapponto al corvo che volava poco lontano.
- Ma... Perche' - quella domanda fu quasi strappata alle sue labbra
dal vento.
- Non c'e' un perche'... Non esiste una ragione precisa... Io devo
andare per la mia strada... -.
- Tutte balle! Tutte balle! - questa volta Veleno afferro' un sasso
e lo lancio' con fare deciso al corvaccio.
- Mi hai mancato! Mi hai man... - il corvo cadde a terra, trafitto
da uno stiletto.
- Dannato corvaccio - borbotto' lui, mentre estraeva lo stiletto
dal corpo dell'animale. Senza volerlo si trovo' faccia a faccia con
lei.
- Perche' vuoi andartene? - avevano passato molti mesi assieme, lui
impegnato nel farle comprendere le finezze della spada, lei a
tentare di strappargli un qualcosa che fosse piu' umano di una
fredda espressione di sfida. Entrambi non avevano la consapevolezza
di aver raggiunto il loro scopo. Veleno sapeva che era cambiato in
quei mesi. Sapeva di avere trovato qualcosa, non aveva ancora
identificato cosa fosse, ma nel suo animo c'era qualcosa di nuovo.
Lei era cambiata... Aveva dimenticato quello che era stata, forse,
se lo era chiesto spesso, aveva dimenticato anche quello che era
stata fino a poco prima. Avevano vagato assieme per la Francia, con
mille storie da raccontare e mille altre ancora da scrivere, almeno
lei credeva. Non era facile separarsi da chi aveva condiviso con
lei gioia e tristezzza di quei mesi. Ma in fondo, le era risultato
facile dimenticare i ricordi che la avevano accompagnata fino in
quella locanda. O forse li aveva nascosti da qualche parte nel suo
cuore per tirarli fuori assieme alla malinconia, alla bisogna.
- Parti almeno domani - chiese. Lei senti' il suo diniego ancor
prima che lui disapprovasse le sue parole.
- Non ho intenzione di rischiare questa notte - mormoro' Veleno.
- Perche'? - chiese lei, facendosi piu' vicina.
- Perche' non e' corretto - lui aveva indossato nuovamente la sua
dannata armatura di freddezza e cinismo...
"Perche' ogni volta devi reagire cosi', stupido bastardo! Lei ti
sta offrendo... Cosa?", questi pensieri non uscirono dalla sua
mente, nemmeno dipinti sul volto, oramai tornato inespressivo.
- Corretto? - era riuscito nel suo intento, lei si era ritirata, ma
gli artigli erano ancora pronti a colpire... Perche' aveva pensato
a degli artigli? Non voleva fargli del male e nemmeno lui voleva
farlo a lei... Ritrovo' la sua ipocrisia in questa frase. Lui aveva
tentato di farle del male.
Era proprio per questa ragione che si era ritratto come un paguro
nel suo guscio protettivo.
- No... Non devi - le parole uscirono dalle labbra di Veleno come
il gelido vento che spazza gli aspri profili della banchisa polare.
- Perche'? - ora avvertiva sofferenza nella sua voce.
"Bravo! Ma bravo! Deficiente che sei!", si disse.
- Perche'... - il tono greve spavento' la donna, tanto che qualche
istante prima che la sua bocca si mosse nuovamente, lei conosceva
gia' le sue parole.
"No!", imploro' dentro di se, "Non dirlo, ti prego!", gli occhi
rivelarono a Veleno tutti questi pensieri, ma qualcosa dentro di
lui, lo stesso qualcosa che li aveva letti, li schiaccio' al pari
di scarafaggi.
"Devi essere forte anche in questo, Ren... Devi imparare a perdere
la gente a cui tieni... Moriranno attorno a te come mosche, senza
che tu possa farci nulla. Non potrai salvarli... Potrai solo
guardarli invecchiare o morire", si maledi'. Cosa credeva di fare.
Aveva sentito il senso di sicurezza che lei aveva provato avendolo
accanto in quei mesi. Quasi fosse onnipotente. "Non onnipotente",
si corresse, "Forse solo immortale", volle ridere per il pensiero
che aveva appena formulato.
- No - ripete', mentre la donna ebbe un brivido, convinta che le
sue parole artigliassero la sua carne, come lame affilate e la
dilaniassero - Non avvicinarti a me -.
"Perche'?", si chiese, "Sei forse un lebbroso? Non sei altro che un
uomo!", interrogo' il volto di Veleno, e lo trovo' liscio, levigato
come il marmo, altrettanto freddo.
- Tutti quelli che si sono avvicinati a me - "Perche' lo stai
facendo? Perche' ti stai facendo questo, Vel?!", Ren ebbe
l'impressione di aver urlato questo pensiero nella notte - Hanno
sofferto - fu quasi come una morsa umida che le stava serrando la
gola. Ebbe la netta sensazione che il molle contatto sviluppato tra
il legno e le sue morbide cartilagini fosse cosi' opprimente da
sfaldarle l'esofago.
- Non voglio che soffra anche tu - "Complimenti guerriero, bella
stilettata, e ora cosa conti di fare? Cretino!", si maledi' dentro
di se. Era quasi una maledizione, una maledizione che anche lei
avrebbe scoperto ben presto. Ed allora avrebbe capito, Veleno si
illuse di questo, dato che non lo pensava veramente.
- E allora vattene! - disse lei, dandogli una spinta e correndo via
- Vattene! - grido' ancora voltandogli la schiena. Non vide che la
spinta impressa al corpo di Veleno lo fece ruzzolare giu' dalla
piccola collinetta su cui erano, facendolo cadere in un roseto.
"Certo che", penso' lui, "Se non me la squaglio, capitera' che con
qualcuna di queste sue imprese, mi uccidera', quella".
- Ah! I briganti! I briganti! - di fronte a Veleno troneggiava un
corpulento fattore, che faceva da scudo ad una giovane ragazza,
dai capelli del color del grano.
- Ehem... Salve signori... Io non sono quello che voi credete...
Sono un avventore... - tento' di riparare al danno.
- Ah no eh? - il forcone che il fattore stava utilizzando manco' di
poco la guancia dell'uomo.
- Ma no... Io - si era districato dal roseto, indietrggiando con
cautela.
- Vieni qui! Manigoldo! Cosa volevi fare alla mia bambina! - urlo'
questo incominciando a corrergli dietro, mulindando il forcone come
se fosse l'elica di un mulino a vento.
- Ma no! Le assicuro che... -.
- Assicura l'anima al Signore! Perche' se ti prendo... - si getto'
verso un campo di granturco, tentando di saltare in corsa un fosso.
Il salto fu corto e il malcapitato Veleno, cadde in piedi, senza
procurarsi danni, ma in mezzo metro d'acqua. Si appiatti' sul greto
del fosso, annusando l'erba umida e storcendo il naso, accorgendosi
che da quelle parti era passato un asino che aveva mangiato pesante
a giudicare da quello che stava a pochi centimetri dal suo naso.
Il fattore poco lontano continuava ad urlare improperi contro di
lui e minacce, variando in continuazione il modo in cui lo avrebbe
acciuffato e il cosa gli sarebbe capitato dopo.
La notte calo' poco dopo e Veleno usci' dal suo nascondiglio.
D'un tratto la realta' cambio', facendosi piu' oscura, piu'
opprimente. Si guardo' attorno, sguainando la spada, con occhi ed
orecchie all'erta. Il suo respiro usciva pesante dai polmoni, che
lavoravano come mantici in una fucina, il sangue gli pulsava nelle
vene, ridordandogli le sue origini... Gridando il suo nome.
Un cavallo nitri' a pochi passi da lui, affiancato da un uomo in
uniorme. Portava una giubba azzurra ed i fregi che la adornanvano
lo identificavano come un ufficiale dell'armata svedese.
- Sono il Conte Fersen! - disse alla notte, puntandogli contro la
spada. Lui lo imito', lasciando che le due armi si "annusassero"
sfregandosi dolcemente con la punta.
- Sono Veleno, Conte di Momiano - il vento sembrava soffiare
impietoso sui volti dei due.
Fu quasi un sibilo, un rantolo che proveni' da entrambi, una
frase, un sussurro, forse il vento che fischiava tra le fronde di
alberi, o il raschiare sordo delle foglie trascinate dai mulinelli
di questo.
- Ne rimarra' uno solo - proferirono con religiosa sacralita'. Non
furono piu' necessarie le parole. Le loro spade avrebbero parlato
per loro...
Lady Ren assicuro' meglio il colletto della camicia da uomo che
indossava, asciugandosi il viso con un polsino. Si chiese, poi
il perche' di quella reazione. Non le aveva poi fornito grandi
appigli, Veleno, per meritarsi quello. No, non se lo meritava per
niente... Pero'... Tuto quel tempo passato assieme. Constato' che
per tutto il dialogo che avevano avuto al tramonto, lui non la
aveva guardata in faccia per molto tempo.
Il suo volto ora era coronato da un'espressione sorridente. Veleno
non lo avrebbe mai ammesso, anche quando si sarebbero rincontrati,
perche' lei era certa che si sarebbero rincontrati, non avrebbe
mai ammesso che un po' gli era dispiaciuto.
Senti' qualcosa di simile ad un tuono, e si volto' verso il nord.
Dei fulmini azzurri solcarono l'aria, poco lontano dall'ombra
nella notte formata dalla collina che li aveva ospitati. Si
assicuro' meglio il cappuccio del suo mantello da viaggio e diede
un leggero colpetto con i tacchi degli stivali, nei fianchi del
cavallo esortandolo ad aumentare l'andatura.
Avrebbe dovuto trovare in fretta una locanda, si stava avvicinando
un temporale...
La testa di Fersen rotolo' poco lontano al corpo, che cadde come
un sacco di stracci, senza vita. L'espressione del volto era
serena, la mascella stretta forse piu' per l'enfasi del
combattimento che per il furore.
Veleno cadde in ginocchio, ansante, gemette, scorgendo la testa di
una persona che fino a poco prima non aveva mai conosciuto. Offri'
alle sue spoglie una smorfia, piu' scocciata che altro... Gemette
di nuovo, guardando in cielo.
- Oh no! Cristo Santo no! Non di nuovo! - quella notte i fattori
supersiziosi raccontarono che strani demoni che cavalcavano
fulmini, urlando come invasati, avevano infestato il cielo della
Normandia.
Rebel e Rosita si erano appena ritirati per la notte lasciando Lady
Ren e Veleno da soli in quella stanza, illuminata solo dal fuoco
nel camino, che oltre ad essere l'unica fonte di luce fungeva da
sottofondo, dato che lo scoppiettio della legna sembrava seguisse
uno spartito preciso. Inoltre Lady Ren non aveva mai fatto
installare un impianto di riscaldamento in quel palazzo, un po'
perche' non soffriva tanto il freddo, o forse perche' era spesso
via, o forse per timore che scoppiasse anche quello dopo il pc
(aveva sempre avuto un rapporto conflittuale con gli oggetti troppo
tecnologici).
Ma a dire il vero le piaceva mantenere la casa cosi' com'era allora
apportando meno cambiamenti possibili (non che volesse far morire
di freddo i suoi ospiti, infatti ogni stanza era dovutamente
riscaldata con il proprio camino) dato che solo li' si sentiva a
"casa". Troppi fatti importanti erano accaduti perche' li potesse
cancellare. Ogni tanto le piaceva ripensare a quando era solo una
ragazzina, o a quando indosso' per la prima volta l'uniforme
trovandosi all'improvviso la responsabilita' delle Guardie Reali,
ai momenti di gioia e di dolore (che a quell'eta' sembrano sempre
piu' forti e intensi), al suo Andre'...
Le piaceva ripensare a quei giorni che pur essendo ormai tanto
lontani le davano una sensazione di calore che ritrovava in poche
altre circostanze, come se quella strana sensazione di vuoto che
abitava dentro di lei venisse sfrattata da quel calore che
lentamente risaliva dal petto su per il collo, fino agli occhi per
poi giungere alla testa, provocando una strana vertigine, come se
stesse al confine con un altro mondo.
Ricordava di aver provato una sensazione del genere quel fatidico
14 luglio mentre le pallottole si facevano strada nel suo corpo...
Oppure, piu' recentemente, quando andava addosso ai tram. Per molti
sembrava una cosa strana, ma per lei era un modo per ritrovare la
"vecchia" se stessa: niente di meglio di un tram o di un camion
bulgaro (ma quello e' gia' un avvenimento piu' raro... Il cosi'
detto "colpo di fortuna").
Ma Veleno tutto cio' lo aveva capito, e sapeva anche di esercitare
un certo effetto su di lei. Cio' nonostante non ne aveva mai
aprofittato, ed anche per questa sua delicatezza, Lady Ren gli era
grata.
Sorseggiando il cognac delle grandi occasioni i due chiacchieravano
allegramente, senza risparmiarsi le battutine, come al solito.
Mentre l'uomo riempiva di nuovo i bicchieri lei disse: - Mi fa
davvero piacere che ti sia finalmente deciso a venirmi a trovare -.
- Ne e' passato di tempo, eh? - le concesse ancora un sorriso,
ne fu felice, quasi quel sorriso acuisse l'effetto del fuoco nel
camino.
- Si, troppo, come al solito - disse lei sorridendo.
Ad un certo punto l'espressione di Lady Ren cambio', e guardando
l'uomo negli occhi, prununcio' con calma: - Su, dimmi tutto -.
- Cosa? - ora il sorriso era a mezzo, sprezzante, quasi quello di
un bimbo che aveva commesso una marachella.
- Mi volevi dire qualcosa, o sbaglio? - ricambio' quell'espressione
con una simile, piu' severa pero', quella di una madre che aveva
scoperto una bricconata.
- Quanti tram hai centrato oggi? - tento' di svicolare.
- Non cambiare discorso, Vel, lo sai che tu e io oramai possiamo
capire subito quel che succede dentro l'altro. - lo rimprovero'.
"Un TheGIO mi basta", commento' lui con il buongusto di non dirlo
ad alta voce, tuttavia sapeva che lei diceva il vero.
- Ne sei proprio sicura? - domando' dopo aver sorseggiato ancora il
cognac.
Lady Ren non ne era totalmente sicura, dato che non aveva mai
capito del tutto che cosa lo avesse spinto a salvarle la vita qulla
volta, anziche' finirla. Da un lato si sentiva sempre in debito con
Veleno per questo, dato che le aveva cosi' permesso di continuare
a vivere, ma allo stesso tempo (anche se sembra una contraddizione)
non gli aveva mai perdonato il non averle fatto raggiungere il suo
Andre'...
- Cosa devo fare per farti parlare? Devo sfidarti a duello o farti
bere? - domando' con un tono tra il malizioso ed il diveritto.
- Ehm... La creme brulee di prima mi suggerisce di rimandare alla
prossima volta il duello... - rispose lui, divertito - Che fai? Non
vorrai mica aprofittare di me? - sollevo' un paio di volte le
sopracciglia, con aria libidinosa, risultando cosi' buffo che lei
si concesse una piccola e discreta risata.
Il sorriso di Lady Ren aveva preso ora una piega maliziosa.
- Lo sai che ci sto sempre a prova'... Prima pero' voglio
allontanare un certo signor cinismo per un po'... - anche quello
era un rimprovero, si disse lui.
Vel rispose alzando il bicchiere davanti a se a mo' di brindisi
(che sperasse che quel suo cinismo se ne andasse per davvero?)
e continuo' a sorseggiare il suo drink.
- Si tratta di una cosa delicata? - mormoro' poi.
"Okay, si parla di lavoro", Ren colse nella sua voce il... No, non
colse nessuna emozione, ed era quello che la aveva indotta a
pensare che fosse una questione di lavoro.
- Non tanto per me, quanto per un mio amico - aggiunse lui.
- Lo sai che puoi sempre chiedermi qualunque cosa... - Veleno ebbe
un tremito e maschero' la cosa con una risata - Dimmi pure, che
posso fare per aiutarti? - il suo sorriso, decise osservandola, era
sincero.
- Si tratta di rintracciare qualcuno... -.
- Beh niente di piu' facile... Lo sai che sono il comandante della
Guardia, no? - era conscio della richiesta che le stava facendo.
- Eh si, ma non sottovalutare il caso... C'e' anche un'altra
persona che la sta cercando... Ed e' pericolosa... -.
- Beh, non vedo quale sia il problema... - lo disse con un tono a
mezzo tra l'entusiasta ed il divertito.
- Il problema e' che non voglio che tu ti rovini il tuo bel faccino
- le regalo' un buffetto. Ren arrossi' un poco. Chissa' perche' era
sempre stato cosi'... Si erano sempre presi cura l'uno dell'altra,
anche se al loro "primo appuntamento", la cura che Veleno voleva
prendersi di lei, era ben diversa da quella che si era sviluppata
negli anni in cui avevano imparato a conoscersi.
- Uhm... Non lo so... - lo canzono' lei - Quante rose mi hai
portato stasera? -.
- Ventuno - rispose lui, non capendo dove la donna sarebbe andata a
parare - Perche'? - odiava essere in dificolta'.
- Va bene - forse era piu' il cognac a farla parlare cosi' che
altro, penso' Veleno - Per ventuno rose posso anche cedere alla
promessa. Di cosa si tratta? -.
- Una volta che avrai raccolto le informazioni che ti ho chiesto,
mandamele subito - fece una pausa, scaldando il cognac nel palmo
della mano, lasciando che il liquore ondeggiasse nel panciuto
bicchiere, mentre le sue narici si riempivano del suo profumo.
- Solo questo? - domando' lei, con un principio di delusione nella
voce.
- No, c'e' dell'altro, mi devi promettere che non farai altro, solo
quelle informazioni, non metterti a gironzolare per Parigi a
cercare di risolvere i problemi da sola... Daccordo? -.
- Ma girare per Parigi e' il mio lavoro - obbietto' lei.
- Mi devi promettere che il tuo lavoro non coinvolgera' le persone
che noi stiamo cercando... Per favore... - non era normale che
lui le chiedesse le cose con quel tono. C'era qualcosa sotto.
- Forse sara' il caso che io faccia una capatina li'. Per sbrigare
qualche faccenda con quelli di cui mi avrai informato... - no, non
era proprio normale. Veleno non era prodigo nelle informazioni, ti
chiedeva qualcosa di apparentemente semplice, ma questo qualcosa
faceva sempre parte di un disegno piu' articolato, piu' complesso,
di un quadro molto piu' vasto di quello che l'incarico poteva far
presagire.
- Cosa c'e' sotto? - "Dannazione, ha la curiosita' di un gatto...",
fece una pausa per poi correggersi, "No, di una tigre... Un gatto
non ha il suo tocco...". Ren si chiese perche' Veleno stesse
sorridendo, con lo sguardo fisso sul fuoco.
- Non deve interessarti - le rispose. Era peggio che stare nei
servizi segreti con lui... Quella cosa del "non hai da sapere" era
oltraggiosamente fastidiosa alle volte.
- Ma... - lei fece per obiettare, venendo zittita poco dopo da un
suo sguardo di estrema disapprovazione.
- Fidati di me... - le disse, con un sorriso dolce, forse troppo
inadatto al suo volto, o forse era solamente una questione di
abitudine, non era da Veleno - Per favore... - le sussurro',
appoggiando il bicchiere di cognac sul tavolino accanto loro.
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