Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 8 of MAXINT
Date 09/04/97 10.15.54
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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 Part 8 of MAXINT

- Dove  stai  andando? - chiese,  con  eccessiva  apprensione.  Lui
lascio' che il suo sguardo  spaziasse  sulle  morbide  linee  della
Normandia. Il tramonto tingeva  di  riflessi  arancioni  il  cielo,
avvertendo i contadini che sopra di loro stava aleggiando la notte,
separata da una barriera sanguigna.
Un corvo volo' poco lontano, lasciando  che  il  suo  gracidare  si
appoggiasse morbidamente sulla campagna.
- Tu non hai piu' bisogno di me... Sei  pronta  per  comprendere  e
vivere questa nuova vita - disse, volgendole le spalle. Sentiva  il
su sguardo sulla schiena e in un momento di frivolezza si  domando'
se avrebbe potuto parlarle in quel modo, con quel tono, guardandola
negli occhi. Decise  che  non  voleva  saperlo. Si  canzono', aveva 
sempre avuto un debole per gli sguardi languidi  di  una  donna. Si
chiese quanto i grigi occhi  di  Ren  avrebbero  potuto  ferirlo  o 
scavare dentro il suo animo, ma decise  che  non  voleva  realmente
scoprirlo, aveva scavato abbastanza  lui, e  quello  che  ci  aveva
trovato, raschiando sul fondo, non gli era piaciuto poi molto.
- Tutte balle! Tutte balle - Veleno lancio' un'occhiata  di estremo
disapponto al corvo che volava poco lontano.
- Ma... Perche' - quella domanda fu quasi strappata alle sue labbra
dal vento.
- Non c'e' un perche'... Non esiste una ragione precisa... Io  devo
andare per la mia strada... -.
- Tutte balle! Tutte balle! - questa volta Veleno afferro' un sasso
e lo lancio' con fare deciso al corvaccio.
- Mi hai mancato! Mi hai man... - il corvo cadde a  terra, trafitto
da uno stiletto.
- Dannato corvaccio - borbotto' lui, mentre  estraeva  lo  stiletto
dal corpo dell'animale. Senza volerlo si trovo' faccia a faccia con
lei.
- Perche' vuoi andartene? - avevano passato molti mesi assieme, lui
impegnato nel  farle  comprendere  le  finezze  della  spada, lei a
tentare di strappargli un qualcosa  che  fosse  piu' umano  di  una
fredda espressione di sfida. Entrambi non avevano la consapevolezza
di aver raggiunto il loro scopo. Veleno sapeva che era cambiato  in
quei mesi. Sapeva  di  avere  trovato  qualcosa, non  aveva  ancora
identificato cosa fosse, ma nel suo animo c'era qualcosa di nuovo.
Lei era cambiata... Aveva dimenticato quello che era  stata, forse,
se lo era chiesto spesso, aveva dimenticato anche  quello  che  era 
stata fino a poco prima. Avevano vagato assieme per la Francia, con
mille storie da raccontare e mille altre ancora da scrivere, almeno
lei credeva. Non era facile separarsi da chi  aveva  condiviso  con
lei gioia e tristezzza di quei mesi. Ma in fondo, le era  risultato
facile dimenticare i ricordi che la avevano  accompagnata  fino  in
quella locanda. O forse li aveva nascosti da qualche parte  nel suo
cuore per tirarli fuori assieme alla malinconia, alla bisogna.
- Parti almeno domani - chiese. Lei  senti' il  suo  diniego  ancor
prima che lui disapprovasse le sue parole.
- Non ho intenzione di rischiare questa notte - mormoro' Veleno.
- Perche'? - chiese lei, facendosi piu' vicina.
- Perche' non e' corretto - lui aveva indossato nuovamente  la  sua
dannata armatura di freddezza e cinismo...
"Perche' ogni volta devi  reagire cosi', stupido  bastardo! Lei  ti
sta offrendo... Cosa?", questi  pensieri  non  uscirono  dalla  sua
mente, nemmeno dipinti sul volto, oramai tornato inespressivo.
- Corretto? - era riuscito nel suo intento, lei si era ritirata, ma
gli artigli erano ancora pronti a colpire... Perche' aveva  pensato
a degli artigli? Non voleva fargli del male e  nemmeno  lui  voleva
farlo a lei... Ritrovo' la sua ipocrisia in questa frase. Lui aveva
tentato di farle del male.
Era proprio per questa ragione che si era ritratto come  un  paguro
nel suo guscio protettivo.
- No... Non devi - le parole uscirono dalle labbra di  Veleno  come
il gelido vento che spazza gli aspri profili della banchisa polare.
- Perche'? - ora avvertiva sofferenza nella sua voce.
"Bravo! Ma bravo! Deficiente che sei!", si disse.
- Perche'... - il tono greve spavento' la donna, tanto che  qualche
istante prima che la sua bocca si mosse  nuovamente, lei  conosceva
gia' le sue parole.
"No!", imploro' dentro  di  se, "Non  dirlo, ti  prego!", gli occhi
rivelarono a Veleno tutti questi pensieri, ma  qualcosa  dentro  di
lui, lo stesso qualcosa che li aveva letti, li  schiaccio' al  pari
di scarafaggi.
"Devi  essere forte anche in questo, Ren... Devi imparare a perdere
la gente a cui tieni... Moriranno attorno a te  come  mosche, senza 
che  tu  possa  farci  nulla. Non  potrai  salvarli... Potrai  solo
guardarli invecchiare o morire", si maledi'. Cosa credeva di fare.
Aveva sentito il senso di sicurezza che lei aveva provato  avendolo
accanto in quei mesi. Quasi fosse  onnipotente. "Non  onnipotente",
si corresse, "Forse solo immortale", volle ridere per  il  pensiero  
che aveva appena formulato.
- No - ripete', mentre la donna ebbe un  brivido, convinta  che  le
sue parole artigliassero la sua  carne, come  lame  affilate  e  la
dilaniassero - Non avvicinarti a me -.
"Perche'?", si chiese, "Sei forse un lebbroso? Non sei altro che un
uomo!", interrogo' il volto di Veleno, e lo trovo' liscio, levigato
come il marmo, altrettanto freddo.
- Tutti quelli  che  si  sono  avvicinati  a  me - "Perche' lo stai
facendo?  Perche'  ti  stai   facendo   questo,  Vel?!",  Ren  ebbe
l'impressione di aver urlato questo  pensiero  nella  notte - Hanno
sofferto - fu quasi come una morsa umida che le  stava  serrando la
gola. Ebbe la netta sensazione che il molle contatto sviluppato tra
il legno e le  sue morbide  cartilagini  fosse  cosi' opprimente da
sfaldarle l'esofago.
- Non voglio che soffra  anche  tu - "Complimenti  guerriero, bella
stilettata, e ora cosa conti di fare? Cretino!", si  maledi' dentro
di se. Era quasi una maledizione, una  maledizione  che  anche  lei
avrebbe scoperto ben presto. Ed allora  avrebbe  capito, Veleno  si
illuse di questo, dato che non lo pensava veramente.
- E allora vattene! - disse lei, dandogli una spinta e correndo via
- Vattene! - grido' ancora voltandogli la schiena. Non vide che  la
spinta impressa al corpo di Veleno  lo  fece  ruzzolare  giu' dalla 
piccola collinetta su cui erano, facendolo cadere in un roseto.
"Certo che", penso' lui, "Se non me la squaglio, capitera' che  con
qualcuna di queste sue imprese, mi uccidera', quella".
- Ah! I briganti! I briganti! - di fronte a Veleno  troneggiava  un
corpulento fattore, che faceva da scudo  ad  una  giovane  ragazza,  
dai capelli del color del grano.
- Ehem... Salve signori... Io non sono quello  che  voi  credete... 
Sono un avventore... - tento' di riparare al danno.
- Ah no eh? - il forcone che il fattore stava utilizzando manco' di
poco la guancia dell'uomo.
- Ma no... Io - si era districato  dal  roseto, indietrggiando  con
cautela.
- Vieni qui! Manigoldo! Cosa volevi fare alla mia  bambina! - urlo'
questo incominciando a corrergli dietro, mulindando il forcone come
se fosse l'elica di un mulino a vento.
- Ma no! Le assicuro che... -.
- Assicura l'anima al Signore! Perche' se ti prendo... - si  getto'
verso un campo di granturco, tentando di saltare in corsa un fosso.
Il  salto fu corto e il malcapitato Veleno, cadde  in  piedi, senza
procurarsi danni, ma in mezzo metro d'acqua. Si appiatti' sul greto
del fosso, annusando l'erba umida e storcendo il naso, accorgendosi
che da quelle parti era passato un asino che aveva mangiato pesante
a giudicare da quello che stava a pochi centimetri dal suo naso.
Il fattore poco  lontano continuava  ad urlare  improperi contro di 
lui e minacce, variando in continuazione il modo in cui lo  avrebbe
acciuffato e il cosa gli sarebbe capitato dopo.
La notte calo' poco dopo e Veleno usci' dal suo nascondiglio.
D'un  tratto  la  realta'  cambio',  facendosi  piu'  oscura,  piu'
opprimente. Si guardo' attorno, sguainando la spada, con occhi  ed
orecchie all'erta. Il suo respiro usciva pesante  dai polmoni, che
lavoravano come mantici in una fucina, il sangue gli pulsava nelle
vene, ridordandogli le sue origini... Gridando il suo nome.
Un cavallo nitri' a pochi passi da lui, affiancato da un  uomo  in 
uniorme. Portava una giubba azzurra ed i fregi che la  adornanvano
lo identificavano come un ufficiale dell'armata svedese.
- Sono il Conte Fersen! - disse alla notte,  puntandogli contro la
spada. Lui lo imito', lasciando che le due  armi  si "annusassero"
sfregandosi dolcemente con la punta.
- Sono Veleno,  Conte  di  Momiano - il  vento  sembrava  soffiare
impietoso sui volti dei due.
Fu quasi  un  sibilo, un  rantolo  che  proveni' da  entrambi, una
frase, un sussurro, forse il vento che fischiava tra  le fronde di
alberi, o il raschiare sordo delle foglie trascinate dai mulinelli
di questo.
- Ne rimarra' uno solo - proferirono con religiosa sacralita'. Non
furono piu' necessarie le parole. Le loro spade avrebbero  parlato
per loro...
Lady Ren assicuro' meglio il colletto della camicia  da  uomo  che
indossava, asciugandosi il viso  con  un  polsino. Si  chiese, poi
il perche' di quella reazione. Non  le  aveva  poi  fornito grandi
appigli, Veleno, per meritarsi quello. No, non se lo meritava  per
niente... Pero'... Tuto quel tempo passato  assieme. Constato' che
per tutto il dialogo che avevano avuto  al  tramonto, lui  non  la
aveva guardata in faccia per molto tempo.
Il suo volto ora era coronato da un'espressione sorridente. Veleno
non lo avrebbe mai ammesso, anche quando si sarebbero rincontrati,
perche' lei era certa che si  sarebbero  rincontrati, non  avrebbe
mai ammesso che un po' gli era dispiaciuto.
Senti' qualcosa di simile ad un tuono, e  si volto' verso il nord.
Dei  fulmini  azzurri  solcarono  l'aria, poco  lontano dall'ombra
nella  notte  formata  dalla  collina che  li  aveva  ospitati. Si
assicuro' meglio il cappuccio del suo mantello da viaggio  e diede
un leggero colpetto con i tacchi degli  stivali, nei  fianchi  del
cavallo esortandolo ad aumentare l'andatura.
Avrebbe dovuto trovare in fretta una locanda, si stava avvicinando
un temporale...
La testa di Fersen rotolo' poco lontano al corpo, che  cadde  come
un sacco  di  stracci, senza  vita. L'espressione  del  volto  era
serena,  la  mascella   stretta  forse  piu'  per   l'enfasi   del
combattimento che per il furore.
Veleno cadde in ginocchio, ansante, gemette, scorgendo la testa di
una persona che fino a poco prima non aveva mai conosciuto. Offri'
alle sue spoglie una smorfia, piu' scocciata che  altro... Gemette
di nuovo, guardando in cielo.
- Oh no! Cristo Santo no! Non di nuovo! - quella notte  i  fattori
supersiziosi  raccontarono   che  strani  demoni  che  cavalcavano
fulmini, urlando come invasati, avevano  infestato  il cielo della
Normandia.

Rebel e Rosita si erano appena ritirati per la notte lasciando Lady
Ren e Veleno da soli in quella stanza, illuminata  solo  dal  fuoco
nel camino, che oltre ad essere l'unica fonte di  luce  fungeva  da
sottofondo, dato che lo scoppiettio della legna  sembrava  seguisse
uno  spartito  preciso.  Inoltre  Lady  Ren  non  aveva  mai  fatto
installare un impianto di riscaldamento  in  quel  palazzo, un  po'
perche' non soffriva tanto il freddo, o  forse  perche' era  spesso
via, o forse per timore che scoppiasse  anche  quello  dopo  il  pc
(aveva sempre avuto un rapporto conflittuale con gli oggetti troppo
tecnologici).
Ma a dire il vero le piaceva mantenere la casa cosi' com'era allora
apportando meno cambiamenti possibili (non che volesse  far  morire
di freddo  i  suoi  ospiti, infatti  ogni  stanza  era  dovutamente
riscaldata con il proprio camino) dato che solo  li' si  sentiva  a
"casa". Troppi fatti importanti erano accaduti  perche' li  potesse
cancellare. Ogni tanto le piaceva ripensare a quando era  solo  una
ragazzina, o  a  quando  indosso' per  la  prima  volta  l'uniforme
trovandosi all'improvviso la responsabilita' delle  Guardie  Reali,
ai momenti di gioia e di  dolore (che a quell'eta' sembrano  sempre
piu' forti e intensi), al suo Andre'...
Le piaceva ripensare a quei giorni  che  pur  essendo  ormai  tanto
lontani le davano una sensazione di calore  che  ritrovava in poche
altre circostanze, come se quella strana sensazione  di  vuoto  che
abitava  dentro  di  lei  venisse  sfrattata  da  quel  calore  che
lentamente risaliva dal petto su per il collo, fino agli occhi  per
poi giungere alla testa, provocando una strana  vertigine, come  se
stesse al confine con un altro mondo.
Ricordava di aver provato una sensazione del genere  quel  fatidico
14 luglio mentre le pallottole si facevano strada nel suo corpo...
Oppure, piu' recentemente, quando andava addosso ai tram. Per molti
sembrava una cosa strana, ma per lei era un modo per  ritrovare  la
"vecchia" se stessa: niente di meglio di un  tram  o  di  un camion
bulgaro (ma  quello e' gia' un  avvenimento  piu' raro... Il  cosi'
detto "colpo di fortuna").
Ma Veleno tutto cio' lo aveva capito, e sapeva anche di  esercitare
un  certo  effetto  su di lei. Cio' nonostante  non  ne  aveva  mai
aprofittato, ed anche per questa sua delicatezza, Lady  Ren gli era
grata.

Sorseggiando il cognac delle grandi occasioni i due chiacchieravano
allegramente, senza risparmiarsi le battutine, come al solito.
Mentre l'uomo riempiva di  nuovo  i  bicchieri  lei  disse: - Mi fa
davvero piacere che ti sia finalmente deciso a venirmi a trovare -. 
- Ne e' passato di  tempo, eh? - le  concesse  ancora  un  sorriso,
ne fu felice, quasi quel sorriso acuisse l'effetto  del  fuoco  nel
camino.
- Si, troppo, come al solito - disse lei sorridendo.
Ad un certo punto l'espressione di  Lady  Ren  cambio', e guardando
l'uomo negli occhi, prununcio' con calma: - Su, dimmi tutto -.
- Cosa? - ora il sorriso era a mezzo, sprezzante, quasi  quello  di
un bimbo che aveva commesso una marachella.
- Mi volevi dire qualcosa, o sbaglio? - ricambio' quell'espressione
con una simile, piu' severa pero', quella di una  madre  che  aveva
scoperto una bricconata.
- Quanti tram hai centrato oggi? - tento' di svicolare.
- Non cambiare discorso, Vel, lo sai che tu e  io  oramai  possiamo
capire subito quel che succede dentro l'altro. - lo rimprovero'.
"Un TheGIO mi basta", commento' lui con il buongusto di  non  dirlo
ad alta voce, tuttavia sapeva che lei diceva il vero. 
- Ne sei proprio sicura? - domando' dopo aver sorseggiato ancora il
cognac.
Lady Ren non ne era  totalmente  sicura, dato  che  non  aveva  mai
capito del tutto che cosa lo avesse spinto a salvarle la vita qulla
volta, anziche' finirla. Da un lato si sentiva sempre in debito con
Veleno per questo, dato che le aveva cosi' permesso  di  continuare
a vivere, ma allo stesso tempo (anche se sembra una contraddizione)
non gli aveva mai perdonato il non averle fatto raggiungere il suo
Andre'...
- Cosa devo fare per farti parlare? Devo sfidarti a duello o  farti
bere? - domando' con un tono tra il malizioso ed il diveritto.
- Ehm... La creme brulee di prima mi suggerisce  di  rimandare alla
prossima volta il duello... - rispose lui, divertito - Che fai? Non
vorrai mica aprofittare  di  me? - sollevo' un  paio  di  volte  le
sopracciglia, con aria libidinosa, risultando cosi' buffo  che  lei
si concesse una piccola e discreta risata.
Il sorriso di Lady Ren aveva preso ora una piega maliziosa.
- Lo  sai  che  ci  sto  sempre  a  prova'...  Prima  pero'  voglio
allontanare un certo signor cinismo per  un  po'... - anche  quello
era un rimprovero, si disse lui.
Vel rispose alzando il bicchiere davanti a se  a  mo'  di  brindisi
(che sperasse che quel suo cinismo  se  ne  andasse  per  davvero?)
e continuo' a sorseggiare il suo drink.
- Si tratta di una cosa delicata? - mormoro' poi.
"Okay, si parla di lavoro", Ren colse nella sua voce  il... No, non
colse nessuna emozione, ed  era  quello  che  la  aveva  indotta  a
pensare che fosse una questione di lavoro.
- Non tanto per me, quanto per un mio amico - aggiunse lui.
- Lo sai che puoi sempre chiedermi qualunque cosa... - Veleno  ebbe
un tremito e maschero' la cosa  con  una  risata - Dimmi  pure, che
posso fare per aiutarti? - il suo sorriso, decise osservandola, era
sincero.
- Si tratta di rintracciare qualcuno... -.
- Beh niente di piu' facile... Lo sai che sono il comandante  della
Guardia, no? - era conscio della richiesta che le stava facendo.
- Eh  si, ma  non  sottovalutare  il  caso... C'e' anche   un'altra
persona che la sta cercando... Ed e' pericolosa... -.
- Beh, non vedo quale sia il problema... - lo disse con un  tono  a
mezzo tra l'entusiasta ed il divertito.
- Il problema e' che non voglio che tu ti rovini il tuo bel faccino
- le regalo' un buffetto. Ren arrossi' un poco. Chissa' perche' era
sempre stato cosi'... Si erano sempre presi cura l'uno  dell'altra,
anche se al loro "primo appuntamento", la cura  che  Veleno  voleva 
prendersi di lei, era ben diversa da quella che si  era  sviluppata 
negli anni in cui avevano imparato a conoscersi.
- Uhm...  Non  lo  so... - lo  canzono' lei - Quante  rose  mi  hai
portato stasera? -.
- Ventuno - rispose lui, non capendo dove la donna sarebbe andata a
parare - Perche'? - odiava essere in dificolta'.
- Va bene - forse era piu' il  cognac  a  farla  parlare  cosi' che
altro, penso' Veleno - Per ventuno rose  posso  anche  cedere  alla
promessa. Di cosa si tratta? -.
- Una volta che avrai raccolto le informazioni che ti  ho  chiesto,
mandamele subito - fece una pausa, scaldando il  cognac  nel  palmo
della mano, lasciando  che  il  liquore  ondeggiasse  nel  panciuto
bicchiere, mentre le sue narici si riempivano del suo profumo.
- Solo questo? - domando' lei, con un principio di delusione  nella
voce.
- No, c'e' dell'altro, mi devi promettere che non farai altro, solo
quelle  informazioni, non  metterti  a  gironzolare  per  Parigi  a
cercare di risolvere i problemi da sola... Daccordo? -.
- Ma girare per Parigi e' il mio lavoro - obbietto' lei.
- Mi devi promettere che il tuo lavoro non coinvolgera' le  persone
che noi stiamo cercando... Per  favore... -  non  era  normale  che
lui le chiedesse le cose con quel tono. C'era qualcosa sotto.
- Forse sara' il caso che io faccia una capatina li'. Per  sbrigare
qualche faccenda con quelli di cui mi avrai  informato... - no, non
era proprio normale. Veleno non era prodigo nelle  informazioni, ti
chiedeva qualcosa di apparentemente  semplice, ma  questo  qualcosa
faceva sempre parte di un disegno  piu' articolato, piu' complesso,
di un quadro molto piu' vasto di quello che l'incarico  poteva  far
presagire.
- Cosa c'e' sotto? - "Dannazione, ha la curiosita' di un gatto...",
fece una pausa per poi correggersi, "No, di  una  tigre... Un gatto
non ha  il  suo  tocco...". Ren  si  chiese  perche' Veleno  stesse
sorridendo, con lo sguardo fisso sul fuoco.
- Non deve interessarti - le  rispose. Era  peggio  che  stare  nei
servizi segreti con lui... Quella cosa del "non hai da  sapere" era
oltraggiosamente fastidiosa alle volte.
- Ma... - lei fece per obiettare, venendo zittita poco dopo  da  un
suo sguardo di estrema disapprovazione.
- Fidati di me... - le disse, con un  sorriso  dolce, forse  troppo
inadatto al suo volto, o  forse  era  solamente  una  questione  di
abitudine, non  era  da  Veleno  - Per  favore... -  le  sussurro', 
appoggiando il bicchiere di cognac sul tavolino accanto loro.

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