Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
- 10 di 19 -

Written by Veleno

From veleno@kame.usr.dsi.unimi.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 10 of MAXINT
Date 12/04/97 8.21.48
Organization CILEA
Lines 337
Message-ID <5ingms$rul@sharon.cilea.it>
NNTP-Posting-Host kame.usr.dsi.unimi.it

Agenzia Rockflood
=================

Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
--------------------------------------------------

Part 10 of MAXINT

Un lampione dalla sporca luce giallastra illuminava la strada, poco
lontano  da  un cartello, appeso  a  mezzo  su  di  una  recinzione 
arrugginita che avvertiva chiunque avesse voluto sfidare il tetano,
della presenza oltre a questo deterrente di cani da guardia.
Non  era  una  strada  molto  trafficata, a quell'ora  passava  una 
macchina ogni cinque minuti se non di piu', le auto  della  polizia 
pattugliavano quel posto una volta ogni mezz'ora, se i loro autisti
ne erano costretti. Ne avrebbero certo fatto a meno  di controllare
un recinto rugginoso, che conteneva  un  brutto  incorcio  tra  uno
sfasciacarrozze e cio' che potrebbe essere  stato  un  museo  della 
meccanica moderna, se solo odrine e cura fossero stati dei vocaboli 
conosciuti dai proprietari di quell'area. 
Si ritrovo' ad osservare la cordonatura  del  marciapiede, tentando 
di convincersi che questa possedesse un qualcosa di particolarmente
interessante. Non vi riusci', ma almeno noto' con soddisfazione che
era riuscito ad impiegare lo  stesso  del  tempo, senza  darsi  poi 
tanta pena per la realta' che lo circondava.
Si sposto' dal cono di luce di  un  lampione  che  gli  lambiva  le 
spalle per rifugiarsi nell'oscurita', con flemma  e  tranquillita',
essendo perfettamente conscio che questa non gli avrebbe negato  la 
protezione che cercava, non gliela aveva mai negata. Non fece  piu'
di due passi, appiattendosi contro l'angolo squadrato di una casa.
Solo una decina di metri piu' in la' c'era un lampione che lasciava
sofferente e tartagliante la sua luce. "L'occhio umano  e' attirato 
dal movimento", si disse, quello che desiderava meno di  ogni  cosa 
era attirare su di se' l'attenzione. Era per quel motivo che  aveva
arrestato il suo cammino in quell'angolo e li' attendeva paziente.
Una luce invase la lingua d'asfalto della strada, lui non la  vide,
stava coprendo con la mano il  mozzicone  di  sigaretta  che  aveva 
gettato  sulla  parete dell'angolo  nel  quale  era  rintanato, per 
minimizzare il  bagliore  della brace della sigaretta. Anche quello 
poteva risultare rivelatore per un curioso che scrutava fuori dalla 
finestra, tanto per fare qualcosa di diverso che guardare la  tele, 
non rendendosi conto che il tubo catodico poteva riservargli  mille
emozioni rispetto al paesaggio che stava osservando.
In un primo momento, visto il movimento ondultatorio alla quale era
soggetta la fonte di luce appena immessasi  in  quella  strada, lui
fu portato a credere che fosse un ubriaco in  bicicletta, ma... No,
considero', andava troppo veloce per essere una  bicicletta  ed  il
rumore era quello inconfondibile di un motore a scoppio.
La luce oscillo' pericolosamente, per incunearsi poi nel lampione a
cui poco prima la sagoma nell'ombra si era avvicinata.
- Accidenti - il giudatore si alzo' in piedi, offrendo  alla  notte
quell'ouvertoure, seguita poco dopo da una  serie  di  imprecazioni 
che  coinvolgevano  un  connubbio  efferato  tra divinita', santi e 
animali.
- Tutto bene, ragazzo? - domando' la figura ammantata dall'etereo e 
scuro velo della notte. Gli  occhi  del  giovane  erano  ridotti  a 
fessure, striminziti e  protesi, assieme  a  tutto  se  stesso, per 
distinguere dalla notte il  possessore  della  voce  che  gli aveva 
posto la domanda. Essendo pero' sotto il cono di luce di un ammasso
contorto di lamiere formato dal lampione e dallo  stesso  motorino, 
il giovane distinse a malapena la figura.
- Ossa  rotte? - chiese, vedendo  che  mentre  scuoteva  la  testa, 
l'altro stava inventariando anche i danni provocati al veicolo.
- E allora fammi il santo  favore, d'ora in  poi, di  generare  una 
quantita' di  rumore pari  a  quello  che  le  tue  suole  proucono 
nell'appoggiarsi al suolo - si  guardo' attorno - Oppure  se  vuoi,  
puoi riprovarci, cosi' avremo svegliato l'altra meta' del quartiere 
che ha il sonno pesante, con  questa  tua  acrobazia - il  commento 
fu aspro, ed ancor peggio  fu  sibilato, non  pronunciato  ad  alta 
voce.
- Non... - Yell si blocco', vedendo che  l'altro  non  li  dedicava 
la minima attenzione, continuando a scrutare i dintorni.
Qualche scuro sbatte', a testimone che alcune  persone, incuriosite 
dal fracasso, avevano deciso che per quella  sera  di  emozioni  ne 
avevano avute a sufficienza e che quell'incidente non  meritava  di
essere guardato, visto che il guidatore non si era nemmeno fatto un
graffio.
- Cosa ci facciamo qui? - domando', trotterellando veloce dietro al 
nero figuro formato dalla  schiena  di Veleno - E  come  mai  siamo 
in questo quartiere a quest'ora della notte? -.
- Non  ti  ricorda  nulla  questo  posto? -  domando'  candidamente 
l'altro, avvicinandosi alla recinzione. Rebel aveva notato che  nel
camminare Veleno teneva la gamba sinistra  molto  rigida, forse, si 
disse era un po' indolenzito, o forse era stata solo il  seguito di 
un  piccolo  incidente  domestico, tuttavia  quando  la  falda  del
suo impermeabile si apri', mostrando un paio  di  cesoie, tutto  fu
decisamente piu' chiaro.
- Beh, siamo davanti all'officina  Sabongi, di  Ken  Franco - noto' 
il giovane.
- Oh bene - mormoro' soddisfatto l'altro - Vedo che il  tuo  colpo 
d'occhio e la tua perspicacia migliorano di giorno in giorno -.
- Gia', ma vorrei sapere cosa ci stiamo a fare in questo  posto  a
quest'ora... Solitamente la gente normale sta andando  a  letto  o
riposa beatamente -.
- Si lavora piu' tranquilli - con un colpo di mano l'altro libero' 
l'oggetto che portava sotto l'impermeabile.
- Ehi, ma quelle cosa sono? - lo sbalordimento tradi' la sua voce.
- Cesoie - rispose Veleno, senza battere ciglio - Ma ora  fammi  il
favore  di  metterti  di  fronte  a  me - Rebel  ubbidi',  fornendo 
all'altro una soddisfacente copertura.
- Ed  a  cosa  servono? -  la  domanda  fu  formulata  nel  momento 
sbagliato ed in modo malandato, nel senco che  Rebel  sapeva  molto 
bene a cosa mai sarebbe servita una cesoia, voleva piuttosto essere
messo a parte dell'uso che Veleno voleva farne al momento.
- Sono un po' come il  trinciapollo, ma piu' grandi, le  usano  per
pulire polli giganti, chiaro? - non  comprese  perche' quando  ebbe
terminato la frase, il govane Yell stesse sbiancando ed  arretrando 
di qualche passo - Ma stavolta voglio farne un uso del tutto  nuovo
di questo utensile - annuncio' - Guarda - uno schiocco  secco  mise  
al corrente il giovane Yell che un pezzo della  maglia  della  rete 
era stato tranciato.
- Ma... Ma... Non puoi... - obbietto'.
- Ah no? - si udi' nuovamente  uno  scatto - Accidenti - ancora uno
scatto - Sono sempre l'ultimo a sapere le  cose - il  terzo  scatto
giunse assieme ad un mormorio dell'operatore.
- E' un reato - Yell tento' nuovamente  di  contestare l'operato di 
Veleno.
- Gia' - la sua voce sembrava sinceramente addolorata ed affranta -
E' anche violazione di proprieta' privata, e c'e' pure di mezzo  lo
scasso...  -  sospiro',  dando  sfogo  a  tutto  il  suo  apparente 
malessere - Sai che ti dico? Di questi tempi non ci si  puo' fidare
proprio di nessuno - scosse la testa sconsolato - Ah, che mondo -.
Davanti  agli  occhi  allibiti  di   Rebel   Yell,  Veleno  lavoro' 
incessantemente  per  un  minuto  buono, praticando, con  dovizia e 
precisione,  un  rettangolo  abbastamza  grande  affinche'  i   due 
potessero entrare nell'area recintata.
- Cosa stiamo cercando in questo  posto? - domando' una  volta  che
furono entrati.
- Polli giganti - avverti' nuovamente un fremito  nel  compagno - E 
se ci capita di raccattare anche qualche indizio per  risolvere  il
caso, non mi farebbe schifo - sorrise nella notte.
- E credi che ne troveremo? -.
- Che ne so? - fu la acida risposta - Insomma, ogni tanto si  va  a 
tentoni, no? -.
Si mossero il  piu' silenziosamente  possibile  per  molti  minuti, 
scivolando tra  le  ombre dei  rottami  del  garage. Quando  Veleno 
credette   di   essersi   sufficientemente   addentrato  si fermo', 
incominciando a fare gesti verso il compagno.
- Ehi! Ma  come  ti  permetti! -  rispose  questo  -  Fallo  a  tua 
sorella - rispose  alzando  il  medio  della  mano  destra  in  sua 
direzione. Un grugnito  estremamente  seccato  gli fece comprendere 
che forse aveva travisato l'interpretazione dei motti del collega.
- Volevo dire che sarebbe il caso di separarci - spiego' a parole -
Io  vado  da  questa  parte - indico' l'interno dell'area, verso il 
lato  nord  ovest - E  tu  vai  verso  l'officina -  Rebel  annui', 
lasciando cosi' modo a Veleno di sospirare sollevato.
Si separarono, e dopo qualche metro, la notte li  ingoio' entrambi,
in un morbido abbraccio, che li lascio' scomparire alla vista della
realta', disegnandoli solo come furtive ombre che apparivano qua  e 
la tra i rottami.
Dopo  qualche  tempo  si  udi' un  forte  clangore  ed  un mormorio 
soffocato, seguito da un forte grattare di  metallo contro metallo,
un raschiare ritmico... Veleno mise davanti al suo naso l'accendino
trovandosi ad osservare  una scritta  su  di  un  motore di  grande 
potenza. Mentre una  mano  premeva  sulla faccia, quasi  che questo 
gesto potesse attutire il suo dolore, vide  una sigla, stampigliata
sul corpo metallico: 'V IV'. Il suo sguardo segui' la catena che lo
teneva sospeso ad altezza uomo, trovandosi a rimirare la  figura di 
un paranco nella notte. 
- GNAGNA - sussurro' - Passami una torcia, che sia elettrica o meno
non mi importa - dopo  qualche  secondo  che  la  sua  mano sostava
pretenziosamente accanto al fianco, si volto', quasi stupito di non
trovare accanto a se la piccola, tondeggiante e frastagliata sagoma 
del disastro viola. Si morse  il  labbro  inferiore, soffocando una
serie di imprecazioni, che coinvolsero tanto il fato quanto  la sua
dimenticanza.
Rivide dentro di se quella  asettica  stanza  candida, ospite di un 
altrettanto  candido  corridoio  d'ospedale,  mentre  i  suoi occhi
osservavano una realta' scomposta in quadretti, a causa  della rete 
metallica, posta in mezzo ai due sottili vetri della feritoia della
camera, dove su di  un  letto  ridicolamente e grottescamente vasto 
per le dimensioni del paziente, un fagotto  di  bende,  tubicini  e 
sporadici ciuffi di pelo viola, si muoveva lentamente. Forse  in un
dormiveglia forzato dal dolore o forse in una lotta tra  la  vita e 
la morte. "Abbiamo fatto il possibile", le parole della  dottoressa 
Iovane risuonarono nella sua mente, "Ora dobbiamo  solo  attendere, 
il paziente deve reagire". Pochi istanti dopo si era voltata  verso  
una delle caposala, con un bambino che si era  procurato un  taglio 
superficiale ma molto lungo, sulla  mano, "Amputare", era  stata la 
sentenza, in tono greve.
Rebel Yell avverti' un rumore  di  ferraglia  poco lontano  ed  una 
frase soffocata. Era la voce di Veleno, decise, non  poteva  essere 
altrimenti, da quello che aveva appreso nei giorni  in  cui  si era
fatto spacciare per un  provetto  meccanico, non  aveva  mai notato 
alcun guardiano notturno. Quello  che  segui' tuttavia  non  era un 
rumore poi cosi' usuale in un officina, durante  la notte. Sembrava 
quasi il lento raspare  di  una  cremagliera  trasandata. Un  suono 
lento e ritmico, un brontolio sommesso, quasi un ringhio... Lascio'
che i suoi occhi, oramai abituati alla  luce  spaziassero, sondando
l'ambiente. In lontananza, una catasta di ferraglia, forse macchine
oramai distrutte, o solo parti di esse, ammiccava alla  luce  della
strada oramai troppo lontana per fornire qualcosa di  piu' che  una
sporca ombra lattea.
Guardo' poco  lontano  a  lui, notando  uno  strano  baluginare  di 
riflessi cromati, che culminavano in  due  piccole, nere  e  lucide 
sfere. Poco dopo sotto queste luccicarono anche delle  zanne  umide 
di saliva, mentre il ringhio si faceva piu' forte. 
- Oh...  Merda - mormoro', mentre  incominciava  a  distinguere  la 
sagoma di un dobermann. Il rumore,  noto' poi,  proveniva  da  quel  
punto, ma non era  l'unica  sorgente.  A  qualche  metro  un  altro 
dobermann imito' il suo simile, avanzando verso l'intruso.
"Fortuna che hanno la catena", si disse  Rebel, notando  il collare
assicurato ad una  catena  cromata  da  un  grosso  anello, "Se  mi 
allontano con cautela, non dovrebbero attaccarmi e quella maledetta
catena non sara' poi troppo lunga", riflette'.
Arretro' lentamente, senza movimenti troppo bruschi. Forse il primo
dei due cani che lo avevano addocchiato comprese le sue intenzioni,
facendosi avanti, mentre apriva lentamente le fauci, lasciando  che
il suo ringhio invadesse la notte. Rebel aumento' la  velocita' nei
movimenti, mentre avvertiva il raschiare metallico della catena  di
quell'animale. Quando decise che  era  abbastanza  lontano, le  sue 
gambe incominciarono a pompare piu' veolcemente, sprigionando tutte
le forze della  sua  fibra  muscolare, mentre  la  realta' scorreva 
sempre piu' veloce attorno a lui. Ora  il  raschiare  metallico era 
diventato molto piu' marcato, il giovane si chiese come mai  questo 
fenomeno stesse accadendo, nonostante si fosse spostato molto dalla
posizione di quei cani. Si volto'. I  due  dobermann  erano  ancora 
molto, troppo vicini, per i suoi gusti... Lo sguardo  corse  ancora 
piu'  indietro, scoprendo  con  terrore  cosa  fosse  quell'ammasso 
riluccicante che in principio aveva creduto una catasta di ciarpame
inservibile. Molti chilometri di catena erano stati accatastati li'
per dare modo ai cani di muoversi il piu' liberamente possibile.
"Devo   ricordarmi",  penso'   mentre   aumentava  l'andatura,  "Di 
stracciare il bollettino  per  il  WWF  quest'anno. Accidenti  agli 
amanti degli animali che odiano vederli in catene! Se per  caso  li
avessero odiati, cosa sarebbe  capitato  a  questi  due? Ogni  sera 
filetto?". Avverti' quasi lo schioccio delle mascelle del dobermann
piu' vicino, ancor  prima di udirlo con le sue orecchie. Questo gli
mise ancor piu' energia e adrenalina in corpo  per  correre  ancora 
piu' veloce.

Veleno  si  muoveva  silenzioso  e  circospetto  nell'oscurita'. La 
capocciata  su  quel  motore  lo  aveva  reso   guardingo,  si  era 
redarguito per aver mancato di professionalita'. Aveva adottato una 
camminata che vista cosi' potreva apparire estremamente buffa... Si
muoveva molto lento, mettendo un piede davanti all'altro in un modo
che sarebbe apparso alquanto comico, sondando  il  terreno  con  la 
punta, per non incontrare qualcosa che producesse un rumore.
Muoveva la testa lentamente, voltandosi da una parte e  dall'altra,
senza fissare lo sguardo su di  un  particolare  specifico, se  non 
piu' di qualche secondo.
Si sa', osservando un  oggetto per  troppo  tempo, al  buio, questo 
tende a sparire e lui non  aveva  bisogno  di  avere traveggole, ma 
di cavare informazioni dall'ambiente circostante.
L'orecchio umano e' troppo sottovalutato, in  una  condizione  semi 
ottimale, simile a quella, con  alcun  rumore  se  non  il  proprio 
respiro, un rumore poteva essere diffuso per svariate centinaia  di 
metri.
Senti' uno scalpiccio prolungato ed il rumore di ferro sbattuto sul
terreno. Si chiese che diavolo stava  combinando  quel  ragazzo, ma
tento' di concentrarsi sui suoi compiti, anche se la preoccupazione
come un fantasma, non lo  lasciava. Fu  anche  per  questo  che  la
sua attenzione non fu poi esagerata nei passi che stava facendo. Fu
anche per questo che i suoi riflessi furono lenti  quando  scivolo'
in avanti, verso un muro fatto di oscurita'. Il suo corpo incontro'
il terreno con la delicatezza di una martellata su di un dito.
- Merda - fu il suo unico e stizzito commento, mentre  si  rialzava
in piedi, toccandosi il volto. Le  sue  dita  tornarono  da  quella
consegna con un contatto viscoso. "Vuoi vedere che mi sono ferito?"
si chiese, "Dannazione questa mi ricordera' la mia professionalita'
quando mi ritrovero' in  questa  situazione, sono  caduto  come  un
novellino", fu tentato di ridere, ma non lo fece per  non  attirare
l'attenzione dello spazio che lo circondava.
Guardo' in terra, osservando una chiazza scura poco lontano da lui,
"Accidenti come puzza, che sia stata davvero merda?", si  domando',
"Ma non Rebel quello che si tuffava nella  cacca?", si  permise  un 
sorriso, correggendosi, era Reb "Kazzuto" Hunter.
In quell'istante il  suo  occhio  colse  un  bagliore  di  ametista
giungere da un punto imprecisato, dietro di lui.
"Bravo! Continua  a  fare  il  cretino  ed a distrarti, vedrai come
sara' bello per gli altri infilarti una palla  nella  schiena!", fu
il suo pensiero mentre si voltava per affrontare il pericolo.
"Cretino! Cretino! Mille volte cretino! Non devi  mai  distrarti!",
si redargui', ma  i  suoi  occhi  scandagliarono  la  realta' senza
cavarne nulla di anomalo. Il bagliore c'era ancora pero'...
Guardo' nuovamente le sue dita e la pozza a poca distanza dai  suoi
piedi. Ecco  cos'era  la  fonte  di  luce... Annuso' nuovamente  la
sostanza vischiosa che aveva sulle dita.
Un sorriso sprezzante si  dipinse  sul  suo  volto, mentre  le  sue
labbra sussurravano un nome sconosciuto ai piu'...
- Elerio 115... - la  sua  mano  corse  al  comunicatore - Romeo da
Victor! - chiamo' - Ho trovato quello che  cercavamo, ora  possiamo
andarcene, ci ritroviamo  al  punto  di  entrata  tra  due  minuti, 
attendo conferma - la voce che giunse dal comunicatore non aveva il
tono che Veleno voleva sentire.
- Victor da Romeo - tremolo' - A-hem, Vel... Ho dei problemi -.
Veleno sbuffo'.
- Parlami ragazzo - si  dimentico'  delle  convenzioni  che avevano
per le comunicazioni.
- Sono due problemi neri, con  tanti  denti, con  una  catena lunga
lunga -.
- Cristo! - si morse il labbro - Ma  spiegami, tu  hai  un  talento
particolare per i guai oppure la sfortuna che fa  gli straordinari?
- commento' acido.
- Non  e'  il  momento  di  scherzare... - rispose  Yell  con  voce
spaventata - Tirami fuori da qui!!! -.
- Finalmente incominci a parlare come si deve! Arrivo - durante  il
tragitto si fece dire l'esatta  posizione  in  cui  il  giovane  si
trovava ed il genere di pasticcio.
- Due cani!?! - era un sussurro ma conteneva tutto lo sbigottimento
possibile.
- Che ne dici di darmi una mano? - ripete' Yell.
- Spara in aria - fu la risposta.
- Sono chiuso in un'auto -.
- Abbassa un finestrino e spara fuori... - la risposta conteneva la
semplicita' del caso.
- Gia' - un istante dopo il silenzio del luogo fu squarciato da uno
sparo.
"Facciamo in silenzio, avevamo detto, no?", Veleno sbuffo' ancora.
Quando arrivo' al luogo in cui Rebel era incastrato vide  due  cani
accucciati per il fragore e il giovane che usciva dalla macchina in
cui si era rifugiato.
- Okay ragazzo - si accese una sigaretta - Hai arrestato due cani -
ridacchio' - Ora leggigli i loro diritti -.
Rebel fece una smorfia. "Avrei voluto vedere te...", si disse.
La risata di Veleno si arresto' di colpo.
- Cosa... - Rebel rimase ad osservare  il  particolare  che  aveva
attirato l'attenzione del collega, ammutolitosi.
- Che il cielo mi strafulmini! - Veleno lancio' una lunga occhiata
a quella vettura e vi si avvicino' lentamente.
- Ma e'... E' la yellow!!!! - continuo' Rebel per lui.
- Dannazione - sibilo' - Torniamo immediatamente in  ufficio! - fu
l'ordine stringato - Le cose si stanno mettendo male... Molto male
- Rebel trotterello' tranquillo seguendo il collega, la faccia che
aveva in quel momento, pero' non auspicava nulla di piacevole.
E  per  come  Veleno  stava  riducendo  quella  povera  sigaretta,
non lo doveva essere proprio per niente, rimugino' Yell.

--
************************************************************************
* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
*     -><-   E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it   -><-     *
*   -><-  http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html  -><-   *
************************************************************************