Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 10 of MAXINT
Un lampione dalla sporca luce giallastra illuminava la strada, poco
lontano da un cartello, appeso a mezzo su di una recinzione
arrugginita che avvertiva chiunque avesse voluto sfidare il tetano,
della presenza oltre a questo deterrente di cani da guardia.
Non era una strada molto trafficata, a quell'ora passava una
macchina ogni cinque minuti se non di piu', le auto della polizia
pattugliavano quel posto una volta ogni mezz'ora, se i loro autisti
ne erano costretti. Ne avrebbero certo fatto a meno di controllare
un recinto rugginoso, che conteneva un brutto incorcio tra uno
sfasciacarrozze e cio' che potrebbe essere stato un museo della
meccanica moderna, se solo odrine e cura fossero stati dei vocaboli
conosciuti dai proprietari di quell'area.
Si ritrovo' ad osservare la cordonatura del marciapiede, tentando
di convincersi che questa possedesse un qualcosa di particolarmente
interessante. Non vi riusci', ma almeno noto' con soddisfazione che
era riuscito ad impiegare lo stesso del tempo, senza darsi poi
tanta pena per la realta' che lo circondava.
Si sposto' dal cono di luce di un lampione che gli lambiva le
spalle per rifugiarsi nell'oscurita', con flemma e tranquillita',
essendo perfettamente conscio che questa non gli avrebbe negato la
protezione che cercava, non gliela aveva mai negata. Non fece piu'
di due passi, appiattendosi contro l'angolo squadrato di una casa.
Solo una decina di metri piu' in la' c'era un lampione che lasciava
sofferente e tartagliante la sua luce. "L'occhio umano e' attirato
dal movimento", si disse, quello che desiderava meno di ogni cosa
era attirare su di se' l'attenzione. Era per quel motivo che aveva
arrestato il suo cammino in quell'angolo e li' attendeva paziente.
Una luce invase la lingua d'asfalto della strada, lui non la vide,
stava coprendo con la mano il mozzicone di sigaretta che aveva
gettato sulla parete dell'angolo nel quale era rintanato, per
minimizzare il bagliore della brace della sigaretta. Anche quello
poteva risultare rivelatore per un curioso che scrutava fuori dalla
finestra, tanto per fare qualcosa di diverso che guardare la tele,
non rendendosi conto che il tubo catodico poteva riservargli mille
emozioni rispetto al paesaggio che stava osservando.
In un primo momento, visto il movimento ondultatorio alla quale era
soggetta la fonte di luce appena immessasi in quella strada, lui
fu portato a credere che fosse un ubriaco in bicicletta, ma... No,
considero', andava troppo veloce per essere una bicicletta ed il
rumore era quello inconfondibile di un motore a scoppio.
La luce oscillo' pericolosamente, per incunearsi poi nel lampione a
cui poco prima la sagoma nell'ombra si era avvicinata.
- Accidenti - il giudatore si alzo' in piedi, offrendo alla notte
quell'ouvertoure, seguita poco dopo da una serie di imprecazioni
che coinvolgevano un connubbio efferato tra divinita', santi e
animali.
- Tutto bene, ragazzo? - domando' la figura ammantata dall'etereo e
scuro velo della notte. Gli occhi del giovane erano ridotti a
fessure, striminziti e protesi, assieme a tutto se stesso, per
distinguere dalla notte il possessore della voce che gli aveva
posto la domanda. Essendo pero' sotto il cono di luce di un ammasso
contorto di lamiere formato dal lampione e dallo stesso motorino,
il giovane distinse a malapena la figura.
- Ossa rotte? - chiese, vedendo che mentre scuoteva la testa,
l'altro stava inventariando anche i danni provocati al veicolo.
- E allora fammi il santo favore, d'ora in poi, di generare una
quantita' di rumore pari a quello che le tue suole proucono
nell'appoggiarsi al suolo - si guardo' attorno - Oppure se vuoi,
puoi riprovarci, cosi' avremo svegliato l'altra meta' del quartiere
che ha il sonno pesante, con questa tua acrobazia - il commento
fu aspro, ed ancor peggio fu sibilato, non pronunciato ad alta
voce.
- Non... - Yell si blocco', vedendo che l'altro non li dedicava
la minima attenzione, continuando a scrutare i dintorni.
Qualche scuro sbatte', a testimone che alcune persone, incuriosite
dal fracasso, avevano deciso che per quella sera di emozioni ne
avevano avute a sufficienza e che quell'incidente non meritava di
essere guardato, visto che il guidatore non si era nemmeno fatto un
graffio.
- Cosa ci facciamo qui? - domando', trotterellando veloce dietro al
nero figuro formato dalla schiena di Veleno - E come mai siamo
in questo quartiere a quest'ora della notte? -.
- Non ti ricorda nulla questo posto? - domando' candidamente
l'altro, avvicinandosi alla recinzione. Rebel aveva notato che nel
camminare Veleno teneva la gamba sinistra molto rigida, forse, si
disse era un po' indolenzito, o forse era stata solo il seguito di
un piccolo incidente domestico, tuttavia quando la falda del
suo impermeabile si apri', mostrando un paio di cesoie, tutto fu
decisamente piu' chiaro.
- Beh, siamo davanti all'officina Sabongi, di Ken Franco - noto'
il giovane.
- Oh bene - mormoro' soddisfatto l'altro - Vedo che il tuo colpo
d'occhio e la tua perspicacia migliorano di giorno in giorno -.
- Gia', ma vorrei sapere cosa ci stiamo a fare in questo posto a
quest'ora... Solitamente la gente normale sta andando a letto o
riposa beatamente -.
- Si lavora piu' tranquilli - con un colpo di mano l'altro libero'
l'oggetto che portava sotto l'impermeabile.
- Ehi, ma quelle cosa sono? - lo sbalordimento tradi' la sua voce.
- Cesoie - rispose Veleno, senza battere ciglio - Ma ora fammi il
favore di metterti di fronte a me - Rebel ubbidi', fornendo
all'altro una soddisfacente copertura.
- Ed a cosa servono? - la domanda fu formulata nel momento
sbagliato ed in modo malandato, nel senco che Rebel sapeva molto
bene a cosa mai sarebbe servita una cesoia, voleva piuttosto essere
messo a parte dell'uso che Veleno voleva farne al momento.
- Sono un po' come il trinciapollo, ma piu' grandi, le usano per
pulire polli giganti, chiaro? - non comprese perche' quando ebbe
terminato la frase, il govane Yell stesse sbiancando ed arretrando
di qualche passo - Ma stavolta voglio farne un uso del tutto nuovo
di questo utensile - annuncio' - Guarda - uno schiocco secco mise
al corrente il giovane Yell che un pezzo della maglia della rete
era stato tranciato.
- Ma... Ma... Non puoi... - obbietto'.
- Ah no? - si udi' nuovamente uno scatto - Accidenti - ancora uno
scatto - Sono sempre l'ultimo a sapere le cose - il terzo scatto
giunse assieme ad un mormorio dell'operatore.
- E' un reato - Yell tento' nuovamente di contestare l'operato di
Veleno.
- Gia' - la sua voce sembrava sinceramente addolorata ed affranta -
E' anche violazione di proprieta' privata, e c'e' pure di mezzo lo
scasso... - sospiro', dando sfogo a tutto il suo apparente
malessere - Sai che ti dico? Di questi tempi non ci si puo' fidare
proprio di nessuno - scosse la testa sconsolato - Ah, che mondo -.
Davanti agli occhi allibiti di Rebel Yell, Veleno lavoro'
incessantemente per un minuto buono, praticando, con dovizia e
precisione, un rettangolo abbastamza grande affinche' i due
potessero entrare nell'area recintata.
- Cosa stiamo cercando in questo posto? - domando' una volta che
furono entrati.
- Polli giganti - avverti' nuovamente un fremito nel compagno - E
se ci capita di raccattare anche qualche indizio per risolvere il
caso, non mi farebbe schifo - sorrise nella notte.
- E credi che ne troveremo? -.
- Che ne so? - fu la acida risposta - Insomma, ogni tanto si va a
tentoni, no? -.
Si mossero il piu' silenziosamente possibile per molti minuti,
scivolando tra le ombre dei rottami del garage. Quando Veleno
credette di essersi sufficientemente addentrato si fermo',
incominciando a fare gesti verso il compagno.
- Ehi! Ma come ti permetti! - rispose questo - Fallo a tua
sorella - rispose alzando il medio della mano destra in sua
direzione. Un grugnito estremamente seccato gli fece comprendere
che forse aveva travisato l'interpretazione dei motti del collega.
- Volevo dire che sarebbe il caso di separarci - spiego' a parole -
Io vado da questa parte - indico' l'interno dell'area, verso il
lato nord ovest - E tu vai verso l'officina - Rebel annui',
lasciando cosi' modo a Veleno di sospirare sollevato.
Si separarono, e dopo qualche metro, la notte li ingoio' entrambi,
in un morbido abbraccio, che li lascio' scomparire alla vista della
realta', disegnandoli solo come furtive ombre che apparivano qua e
la tra i rottami.
Dopo qualche tempo si udi' un forte clangore ed un mormorio
soffocato, seguito da un forte grattare di metallo contro metallo,
un raschiare ritmico... Veleno mise davanti al suo naso l'accendino
trovandosi ad osservare una scritta su di un motore di grande
potenza. Mentre una mano premeva sulla faccia, quasi che questo
gesto potesse attutire il suo dolore, vide una sigla, stampigliata
sul corpo metallico: 'V IV'. Il suo sguardo segui' la catena che lo
teneva sospeso ad altezza uomo, trovandosi a rimirare la figura di
un paranco nella notte.
- GNAGNA - sussurro' - Passami una torcia, che sia elettrica o meno
non mi importa - dopo qualche secondo che la sua mano sostava
pretenziosamente accanto al fianco, si volto', quasi stupito di non
trovare accanto a se la piccola, tondeggiante e frastagliata sagoma
del disastro viola. Si morse il labbro inferiore, soffocando una
serie di imprecazioni, che coinvolsero tanto il fato quanto la sua
dimenticanza.
Rivide dentro di se quella asettica stanza candida, ospite di un
altrettanto candido corridoio d'ospedale, mentre i suoi occhi
osservavano una realta' scomposta in quadretti, a causa della rete
metallica, posta in mezzo ai due sottili vetri della feritoia della
camera, dove su di un letto ridicolamente e grottescamente vasto
per le dimensioni del paziente, un fagotto di bende, tubicini e
sporadici ciuffi di pelo viola, si muoveva lentamente. Forse in un
dormiveglia forzato dal dolore o forse in una lotta tra la vita e
la morte. "Abbiamo fatto il possibile", le parole della dottoressa
Iovane risuonarono nella sua mente, "Ora dobbiamo solo attendere,
il paziente deve reagire". Pochi istanti dopo si era voltata verso
una delle caposala, con un bambino che si era procurato un taglio
superficiale ma molto lungo, sulla mano, "Amputare", era stata la
sentenza, in tono greve.
Rebel Yell avverti' un rumore di ferraglia poco lontano ed una
frase soffocata. Era la voce di Veleno, decise, non poteva essere
altrimenti, da quello che aveva appreso nei giorni in cui si era
fatto spacciare per un provetto meccanico, non aveva mai notato
alcun guardiano notturno. Quello che segui' tuttavia non era un
rumore poi cosi' usuale in un officina, durante la notte. Sembrava
quasi il lento raspare di una cremagliera trasandata. Un suono
lento e ritmico, un brontolio sommesso, quasi un ringhio... Lascio'
che i suoi occhi, oramai abituati alla luce spaziassero, sondando
l'ambiente. In lontananza, una catasta di ferraglia, forse macchine
oramai distrutte, o solo parti di esse, ammiccava alla luce della
strada oramai troppo lontana per fornire qualcosa di piu' che una
sporca ombra lattea.
Guardo' poco lontano a lui, notando uno strano baluginare di
riflessi cromati, che culminavano in due piccole, nere e lucide
sfere. Poco dopo sotto queste luccicarono anche delle zanne umide
di saliva, mentre il ringhio si faceva piu' forte.
- Oh... Merda - mormoro', mentre incominciava a distinguere la
sagoma di un dobermann. Il rumore, noto' poi, proveniva da quel
punto, ma non era l'unica sorgente. A qualche metro un altro
dobermann imito' il suo simile, avanzando verso l'intruso.
"Fortuna che hanno la catena", si disse Rebel, notando il collare
assicurato ad una catena cromata da un grosso anello, "Se mi
allontano con cautela, non dovrebbero attaccarmi e quella maledetta
catena non sara' poi troppo lunga", riflette'.
Arretro' lentamente, senza movimenti troppo bruschi. Forse il primo
dei due cani che lo avevano addocchiato comprese le sue intenzioni,
facendosi avanti, mentre apriva lentamente le fauci, lasciando che
il suo ringhio invadesse la notte. Rebel aumento' la velocita' nei
movimenti, mentre avvertiva il raschiare metallico della catena di
quell'animale. Quando decise che era abbastanza lontano, le sue
gambe incominciarono a pompare piu' veolcemente, sprigionando tutte
le forze della sua fibra muscolare, mentre la realta' scorreva
sempre piu' veloce attorno a lui. Ora il raschiare metallico era
diventato molto piu' marcato, il giovane si chiese come mai questo
fenomeno stesse accadendo, nonostante si fosse spostato molto dalla
posizione di quei cani. Si volto'. I due dobermann erano ancora
molto, troppo vicini, per i suoi gusti... Lo sguardo corse ancora
piu' indietro, scoprendo con terrore cosa fosse quell'ammasso
riluccicante che in principio aveva creduto una catasta di ciarpame
inservibile. Molti chilometri di catena erano stati accatastati li'
per dare modo ai cani di muoversi il piu' liberamente possibile.
"Devo ricordarmi", penso' mentre aumentava l'andatura, "Di
stracciare il bollettino per il WWF quest'anno. Accidenti agli
amanti degli animali che odiano vederli in catene! Se per caso li
avessero odiati, cosa sarebbe capitato a questi due? Ogni sera
filetto?". Avverti' quasi lo schioccio delle mascelle del dobermann
piu' vicino, ancor prima di udirlo con le sue orecchie. Questo gli
mise ancor piu' energia e adrenalina in corpo per correre ancora
piu' veloce.
Veleno si muoveva silenzioso e circospetto nell'oscurita'. La
capocciata su quel motore lo aveva reso guardingo, si era
redarguito per aver mancato di professionalita'. Aveva adottato una
camminata che vista cosi' potreva apparire estremamente buffa... Si
muoveva molto lento, mettendo un piede davanti all'altro in un modo
che sarebbe apparso alquanto comico, sondando il terreno con la
punta, per non incontrare qualcosa che producesse un rumore.
Muoveva la testa lentamente, voltandosi da una parte e dall'altra,
senza fissare lo sguardo su di un particolare specifico, se non
piu' di qualche secondo.
Si sa', osservando un oggetto per troppo tempo, al buio, questo
tende a sparire e lui non aveva bisogno di avere traveggole, ma
di cavare informazioni dall'ambiente circostante.
L'orecchio umano e' troppo sottovalutato, in una condizione semi
ottimale, simile a quella, con alcun rumore se non il proprio
respiro, un rumore poteva essere diffuso per svariate centinaia di
metri.
Senti' uno scalpiccio prolungato ed il rumore di ferro sbattuto sul
terreno. Si chiese che diavolo stava combinando quel ragazzo, ma
tento' di concentrarsi sui suoi compiti, anche se la preoccupazione
come un fantasma, non lo lasciava. Fu anche per questo che la
sua attenzione non fu poi esagerata nei passi che stava facendo. Fu
anche per questo che i suoi riflessi furono lenti quando scivolo'
in avanti, verso un muro fatto di oscurita'. Il suo corpo incontro'
il terreno con la delicatezza di una martellata su di un dito.
- Merda - fu il suo unico e stizzito commento, mentre si rialzava
in piedi, toccandosi il volto. Le sue dita tornarono da quella
consegna con un contatto viscoso. "Vuoi vedere che mi sono ferito?"
si chiese, "Dannazione questa mi ricordera' la mia professionalita'
quando mi ritrovero' in questa situazione, sono caduto come un
novellino", fu tentato di ridere, ma non lo fece per non attirare
l'attenzione dello spazio che lo circondava.
Guardo' in terra, osservando una chiazza scura poco lontano da lui,
"Accidenti come puzza, che sia stata davvero merda?", si domando',
"Ma non Rebel quello che si tuffava nella cacca?", si permise un
sorriso, correggendosi, era Reb "Kazzuto" Hunter.
In quell'istante il suo occhio colse un bagliore di ametista
giungere da un punto imprecisato, dietro di lui.
"Bravo! Continua a fare il cretino ed a distrarti, vedrai come
sara' bello per gli altri infilarti una palla nella schiena!", fu
il suo pensiero mentre si voltava per affrontare il pericolo.
"Cretino! Cretino! Mille volte cretino! Non devi mai distrarti!",
si redargui', ma i suoi occhi scandagliarono la realta' senza
cavarne nulla di anomalo. Il bagliore c'era ancora pero'...
Guardo' nuovamente le sue dita e la pozza a poca distanza dai suoi
piedi. Ecco cos'era la fonte di luce... Annuso' nuovamente la
sostanza vischiosa che aveva sulle dita.
Un sorriso sprezzante si dipinse sul suo volto, mentre le sue
labbra sussurravano un nome sconosciuto ai piu'...
- Elerio 115... - la sua mano corse al comunicatore - Romeo da
Victor! - chiamo' - Ho trovato quello che cercavamo, ora possiamo
andarcene, ci ritroviamo al punto di entrata tra due minuti,
attendo conferma - la voce che giunse dal comunicatore non aveva il
tono che Veleno voleva sentire.
- Victor da Romeo - tremolo' - A-hem, Vel... Ho dei problemi -.
Veleno sbuffo'.
- Parlami ragazzo - si dimentico' delle convenzioni che avevano
per le comunicazioni.
- Sono due problemi neri, con tanti denti, con una catena lunga
lunga -.
- Cristo! - si morse il labbro - Ma spiegami, tu hai un talento
particolare per i guai oppure la sfortuna che fa gli straordinari?
- commento' acido.
- Non e' il momento di scherzare... - rispose Yell con voce
spaventata - Tirami fuori da qui!!! -.
- Finalmente incominci a parlare come si deve! Arrivo - durante il
tragitto si fece dire l'esatta posizione in cui il giovane si
trovava ed il genere di pasticcio.
- Due cani!?! - era un sussurro ma conteneva tutto lo sbigottimento
possibile.
- Che ne dici di darmi una mano? - ripete' Yell.
- Spara in aria - fu la risposta.
- Sono chiuso in un'auto -.
- Abbassa un finestrino e spara fuori... - la risposta conteneva la
semplicita' del caso.
- Gia' - un istante dopo il silenzio del luogo fu squarciato da uno
sparo.
"Facciamo in silenzio, avevamo detto, no?", Veleno sbuffo' ancora.
Quando arrivo' al luogo in cui Rebel era incastrato vide due cani
accucciati per il fragore e il giovane che usciva dalla macchina in
cui si era rifugiato.
- Okay ragazzo - si accese una sigaretta - Hai arrestato due cani -
ridacchio' - Ora leggigli i loro diritti -.
Rebel fece una smorfia. "Avrei voluto vedere te...", si disse.
La risata di Veleno si arresto' di colpo.
- Cosa... - Rebel rimase ad osservare il particolare che aveva
attirato l'attenzione del collega, ammutolitosi.
- Che il cielo mi strafulmini! - Veleno lancio' una lunga occhiata
a quella vettura e vi si avvicino' lentamente.
- Ma e'... E' la yellow!!!! - continuo' Rebel per lui.
- Dannazione - sibilo' - Torniamo immediatamente in ufficio! - fu
l'ordine stringato - Le cose si stanno mettendo male... Molto male
- Rebel trotterello' tranquillo seguendo il collega, la faccia che
aveva in quel momento, pero' non auspicava nulla di piacevole.
E per come Veleno stava riducendo quella povera sigaretta,
non lo doveva essere proprio per niente, rimugino' Yell.
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
* -><- E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it -><- *
* -><- http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html -><- *
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