Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 11 of MAXINT
Le strade non erano cambiate poi molto, considero', aveva visto
piu' volte la stessa strada mutata da nuovi stili architettonici,
da nuove decisioni del comune, da nuovi inquilini un po' eccentrici
e danarosi. Ma l'atmosfera che si respirava era sempre la stessa,
un fascino immortale, che serpeggiava come l'odore dell'arrosto
dalle cucine di una mensa, stuzzicando l'olfatto dei passanti e
dando modo al loro stomaco di protestare se magari non avevano
ancora mangiato. Ecco, quello stesso odore stuzzicava i suoi occhi
ora, stendendo i veli degli anni e dei ricordi sulle case, sulle
persone, sull'asfalto, sui marciapiedi. Si fermo' per un momento a
rimirare un lampione, poggiandoci la mano, lasciandola scorrere sul
nuovo strato di vernice. Chissa' quanti gliene avevano dati. Chiuse
gli occhi e fu quasi come sentire il rumore di quella strada, fatto
da carri, cavalli, bambini che strillavano, correndo di qua e di
la, negozianti che pubblicizzavano i loro prodotti o che parlavano
con i clienti sulla porta del negozio. Senti' le voci delle persone
ridere discretamente, parlare del tempo, parlare dei nuovi miracoli
della tecnologia. Inspiro' profondamente e fece per andarsene
quando osservo' l'insegna di una piccola botteguccia di liquori.
"L'uvetta - Liquori, distillati e spiriti -", una scritta piu'
malandata e di dimensioni ragguardevolmente piccole era posta in
calce: "Di F anco se Co ac"
Annuso' ancora l'aria del mattino. Parigi era sempre Parigi.
La luce entrava piuttosto soffusa, forse a causa della vetrata che,
impolverata e sporca, non lasciava passare il candore del sole, ma
solo un giallo fuligginoso. Non era stata pulita da molto tempo,
si disse, come buona parte degli scaffali, ed il motivo stava nel
volto rugoso e incartapecorito del negoziante, che forse vedeva per
la prima volta un cliente durante quella settimana.
- Bonjour monsieur - saluto' questo, facendosi avanti, claudicando
e sorreggendosi con un bastone. La sua gamba sinistra era malandata
e dolorante, considero' l'uomo. Avrebbe sentito il tempo, visto che
la muoveva un po' faticosamente, e la notte scorsa era piuvuto a
dirotto.
- Bonjour - rispose, guardandosi attorno - Cercavo un buon Cognac -
l'ometto rise.
- Mio fratello era il piu' buon Cognac che ebbi mai conosciuto. Non
avrebbe mai fatto male ad una zanzara nemmeno dopo che questa lo
aveva punto - considero'.
- Intendevo un Cognac - ripete' Veleno, per farsi comprendere
meglio, forse il venditore non aveva ben compreso.
- Oui, je suis Francoise Cognac! - rispose questo, leggermente
seccato.
- Intendevo un liqueur, non un Cognac in persona! - alzo' la voce,
ora anche Veleno era seccato.
- No! - strillo' il vecchio - Lei mi insulta monsieur! Io sono il
migliore venditore di alcoolici del quartiere! I Liqueur sono
poco piu' avanti all'angolo - alzo' un dito verso Veleno - Ma se
lei si arrischiera' ad entrare in quel loro negoziaccio da quattro
soldi e comprera' qualcosa... - sembrava quasi la maledizione di
Fra Cristoforo a Don Rodrigo, per l'enfasi ed il pathos che avevano
avvolto la botteguccia - Stia bene attento a cio' che acquistera' -
Veleno ebbe l'impressione di udire un tuono in lontananza e di
vedere la sagoma avvizzita dell'altro ammiccare alla luce di un
fulmine - Molti di coloro che sono entrati da quel negozio, poi non
ne sono piu' usciti! E coloro che sono sopravvissuti... - lascio'
la frase a mezzo, forse per non voler continuare nell'opera di
intimidazione, o forse per non ritornare indietro con la memoria,
che conteneva i raccapriccianti ricordi dei sopravvissuti.
- Accidenti, riproviamo... - Veleno alzo' le braccia, con fare
sconsolato - Tu parlare mia lingua? - domando' sincopando le parole
- Io A-mi-co, capire mia lingua? A-mi-co - si batte' un paio di
volte la mano sul petto, tentando di unire la gestualita' alle
parole.
- Ehi, figliolo, che ti sgrilli, sei forse flippato? Certo che
capisco, per chi mi hai preso, amico, per uno scoppiato? - Veleno
rimase ad osservare il vegliarco a bocca aperta - Ma credo di avere
capito quello che stai cercando - mormoro', muovendosi nel locale
- Mangi mosche di solito? - chiese tornando dietro al bancone della
botteguccia - Cosa ti serve? Roba buona? Roba forte? Roba fina? -
sul bancone apparvero vari sacchetti, colmi di strane misture, una
colma di erba verdastra e rinsecchita, una di cio' che pareva
bicarbonato, o zucchero a velo, altre con palline di vario colore e
genere.
- Ehem - Veleno tossi' tentando di levarsi di dosso la tensione -
Io volevo solo una bottiglia di cognac - borbotto'.
- Ah - imbarazzato rimise al loro posto i sacchetti che aveva
estratto da sotto il bancone - Non potevi dirlo subito? -.
- Non ho nemmeno molto tempo, allora, mi puo' essere d'aiuto o no?
- il tono di Veleno ora era veramente spazientito.
- Le mellieur de France - rispose dopo, indicandogli un calto sugli
scaffali. L'uomo spese parte del tempo ad osservare le bottiglie,
poi si permise anche di osservare con debita cura e perizia le
etichette.
- Monsieur ha gia' qualcosa in mente? - il piccolo vegliardo si era
affiancato all'uomo.
- Un Gaston de Lagrange - proferi' Veleno - Primi del novecento, se
possibile - stimo' ancora un'etichetta di una polverosa bottiglia,
per poi riporla con delicatezza sul ripiano.
- Gaston! -.
L'omuncolo zufolo' verso il retro, e sei omaccioni corpulenti si
misero in fila davanti al banco.
- Mi dispiace monsieur, ma a quanto pare credo sia introvabile... -
Veleno aveva gia' messo mano alla pistola, senza estrarla. Che cosa
stava succedendo? I sei intanto rimanevano fermi, davanti al
bancone, con i pugni puntellati sui fianchi.
L'uomo si esibi' in un semplice mormorio pensoso.
- Vede, credo che il piu' vecchio abbia una cinquantina d'anni,
ma sa com'e', sono vecchio e stanco oramai, la mia memoria fa
cilecca - si scuso' - Se vuole possiamo chiedere a lui quanti anni
ha, anche se non e' molto gentile da parte nostra - si avvicino'
al gruppo di garzoni.
- Ma le assicuro che sono ragazzi fidati. I de Lagrange hanno
sempre servito bene la mia famiglia - lo sguardo di Veleno
sbudello' il vecchiaccio, che scosse tristemente la testa - E non
ho mai capito come mai il loro padre abbia voluto chiamarli tutti
Gaston - sospiro' tristemente - Alle volte e' un gran grattacapo,
sa, monsieur? - Veleno finalmente comprese il perche' di tutta
quella mascherata.
- Maledizione! Ho detto bottiglia! Volevo una b-o-t-t-i-g-l-i-a di
Gaston de Lagrange, non una pariglia! - non si rese conto che stava
urlando fino a quando non termino' la frase.
"Oltre che cretino, pure sordo e' questo!", riflette'.
- Una bottiglia di Gaston de Lagrange!?!? - domando' stupito il
vecchio - Era da anni che nessuno entrava nella mia bottega a
chiedermi una cosa di questo genere! -.
- Ma questo non e' mica un negozio di liquori? -.
- Certo - rispose l'altro, quasi che la spiegazione seguente era
palesemente banale - Ma uno dovra' pur arrotondare in qualche modo,
no? - quando sorrise, Veleno ebbe l'impressione di osservare alcune
ottave di un vecchio pianoforte sgangherato, dove il bianco dei
tasti che una volta lasciava spiccare i toni ed i semitoni, ora era
giallo e opaco.
Dopo qualche minuto la figura di Veleno varco' nuovamente la porta
di quella bottega, contento di uscirne, senza scoprire cos'altro
quel vecchietto poteva tentare di vendergli, e con un involto che
aveva profumatamente pagato: una bottiglia di cognac del 1916.
Si fermo' poco lontano dall'ingresso, guardandosi attorno, in un
misto di apprensione e inquetudine.
- Esci fuori - sibillo' all'aria circostante. Poco sopra lo stipite
del negozio di liquori, un qualcosa di indefinito si mosse nello
spazio circostante, il suo movimento era unicamente testimoniato da
un profilo semiirregolare della realta' circostante, quasi che un
oggetto translucido e tondeggiante si ponesse sulla visuale di un
osservatore inaspettato.
- Rapporto - ordino', mentre uno sfrigolio elettromagnetico diede
il via all'annullamento della mimetizzazione del soggetto in
questione. Dopo qualche istante, la mimetizzazione, che trovava la
sua irregolarita' nell'ambiente esterno e nelle limitazioni dei
riproduttori di immagine, scomparve.
- Non vedo Pippo Baudo! - rispose GNAGNA, levandosi dei guanti in
pelle nera, utilizzati per scendere dal suo punto di osservazione.
Diede uno strattone alla corda che terminava in un piccolo rampino
e questa cadde a terra, pronta per essere riavvolta. Quando anche
questa parte dell'attreezzatura trovo' la solita dimora nella sua
peluria, si levo' un oculare che portava sull'occhio destro.
- Nemmeno tu sei bagnato! - rispose, osservandolo, mentre riponeva
anche quest'ultimo oggetto al suo posto, se cosi' si puo' dire.
- Vorrei ben vedere - ribatte' l'altro - E mi pare strano che Pippo
Baudo gironzoli per 'sti posti... - obbietto'.
- E' colpa del tuo solito elefante rosa! - esclamo' la palletta,
assumendo un tono cosi' ovvio da essere disarmante.
- Eh gia' - ammise Veleno, mascherando il suo sconforto - E' oramai
arcinoto che Pippo Baudo ha il terrore degli elefanti rosa, ed in
particolare del mio... Scappa urlando, se li vede, vero? - offri' a
GNAGNA uno sguardo poco convinto - Ma cio' accade solo se io sono
adeguatamente bagnato, vero? - attese la conferma dell'animale.
- Maestro De Lollis, ha i tulipani acquistati in farmacia - Veleno
sbuffo'.
- Ora ci vuole pure che io cerchi una farmacia che venda tulipani?
Non puoi farmela piu' facile per favore? - borbotto' spazientito -
Non ti chiedo come terrorizzare Pippo Baudo o dove trovare il
maestro De Lollis, voglio solo sapere se hai visto qualcosa di
sospetto - GNAGNA lo osservava come se stesse parlando un'altra
lingua - Capito? - domando', notando il suo sgomento.
- Capito qualcosa di speciale, dimmi le tette! - esclamo' con un
entusiasmo ingiustificato.
- Le tette fattele dire da qualcun'altro - replico'.
- Allora Veleno scop*mghff* con le*pff*rez*grunf*... - l'uomo mise
una mano davanti alla bocca dell'animale, guardandosi attorno con
fare nervoso.
- Okay okay, ti dico le tette, ti porto la cioccolata che ti avevo
promesso, sguinzagliero' il mio elefante rosa alla caccia di Pippo
Baudo e faro' carte false per aprire farmacie che vendano tulipani,
ma... Ti prego - imploro' - Non, ripeto NON, dire quelle cose su di
me! - GNAGNA per quanto gli fosse permesso, annui' - Io ti lascio
e tu non le dici, okay? - l'animale ripete' il gesto di prima e
l'altro allento' la presa.
- Veleno dice le tette! - incomincio' a ripetere, saltellandogli
attorno contento - Veleno dice le tette! - un paio di sguardi che
transitavano nei dintorni, sullo stesso marciapiede, si fissarono
su quell'uomo che a detta dell'animale, diceva cosacce.
- Aaaah, ma bene! - considero' una voce poco dietro le sue spalle
- Ora non ti limiti a fornicare in modi strani, ma gridi pure
queste cose - considero' TheGIO, poco dietro di lui.
- Vedi di andartene a quel paese - replico' Veleno - L'ho detto
solo per farlo contento e per farlo stare buono per un po' - si
giustifico'.
- TheGIO ha le corna - questa volta tocco' a Veleno ridere.
- Dicevi scusa? - chiese, alla torva espressione del compagno, che
squadrava GNAGNA con occhi severi.
- *sgrunt* -.
Il peloso animale si avvide della disapprovazione di TheGIO per le
cose che aveva detto, ed allora tento' di farsi perdonare, almeno
per come sapeva farsi perdonare lui.
- TheGIO dice Barzelletta - ma questa frase non calmo' il diretto
interessato, allora decise di rovistare per qualche tempo nella sua
peluria, per poi porgergli un piccolo draghetto di plastica verde.
- Non riuscirai a corrompermi nemmeno con i tuoi feticci - rispose
con freddezza l'altro. GNAGNA allora si ritiro', con un espressione
che annunciava la disfatta piu' totale.
- TheGIO dice, GNAGNA saltella, noi un GROSSO no - disse afflitto.
- Tu hai fatto? - domando' TheGIO, osservando Veleno annuire con
decisione - Oh bene - si guardo' attorno - In fondo non e' cambiata
molto Parigi, dall'ultima volta in cui ci siamo venuti, vero? - non
comprese immediatamente la risata di Veleno.
- Se non fosse che in giro c'e' un po' di gente strana - obbietto'
Veleno - Per me Parigi sarebbe sempre la stessa di trenta anni fa -
accese una sigaretta - E' strano, ma alle volte sembra veramente
che questa sia una citta' in cui il tempo non passi -.
- Ti meno 42 - annuncio' TheGIO, osservando il suo orologio da
polso. Veleno lo imito', consultando mentalmente la tabella.
- Tra tre minuti, a ti meno 40, Rebel dovrebbe incontrare il nostro
contatto, non molto lontano - annuncio' - Spero solo che il ragazzo
se la sappia cavare - imploro'.
- Ehi, cosa ci staremmo a fare qui noi, altrimenti? - fu la
risposta di TheGIO, che nonostante l'ironia sperava davvero di non
dover entrare in azione.
- Contatto - annuncio' Veleno, scandagliando una sezione del
marciapiede coperta da tavolini e sedie, di fronte alle vetrine di
un piccolo bar. Rebel Yell sedeva placidamente ad un tavolino, con
un pernod di fronte a se', leggendo con attenzione un giornale, o
almeno, avendo l'aria di farlo con grande impegno e concentrazione,
con gli occhiali scuri leggermente bassi sul setto nasale e la
giacca ben chiusa, nonostante un bitorzolo all'altezza del fianco
sinistro risultasse cosi' piu' evidente che con le falde della
giacca aperte. Era rischioso, avrebbe avuto molta difficolta' nella
fase di estrazione dell'arma, ma tuttavia quell'incarico almeno
per quel giorno non prevedeva quel tipo di pericoli. Non ci sarebbe
dovuto essere alcun motivo per indurre Rebel ad estrarre la pistola
in quel momento, anche se riduceva di molto la sua capacita'
difensiva. E poi, si era detto lui, aveva Veleno e TheGIO a
coprirgli le spalle. Ricordo' anche l'ansia riguardo al fatto che
Veleno non ci avrebbe pensato due volte a far sembrare il tutto un
incidente, per toglierlo di mezzo. Aveva scacciato il pensiero
scuotendo la testa come un cavallo, no, non lo avrebbero usato da
esca, anche se era proprio il ruolo che in quel momento lui stava
giocando in quella missione. Penso' un'imprecazione, per poi
sibilarla, facendo attenzione che nessuno lo notasse.
Decise di sorseggiare il suo pernod, dando una occhiata distratta a
la copia di Le Monde che aveva comerato poco prima.
"Sapessi almeno il francese!", considero', mentre tentava di
apparire come uno dei tanti avventori di quel locale.
- Excuse moi - disse un uomo in piedi, di fronte a lui, indicando
la sedia di fronte a Rebel. Portava un lungo impermeabile di
vecchia foggia, come il taglio dei suoi vestiti, non aveva un
aspetto molto distinto, anche se il suo abbigliamento era un
notevole tentativo di apparire come tale. Si tolse un cappello
floscio di tela grigia, pronunciando una frase incomprensibile.
- Je nes comprix pas de francaise - rispose il giovane. Questo
sgrano' gli occhi, e si sedette di fronte a lui.
"Ci siamo", si disse Rebel, "Ora vedremo come andra' a finire", si
accomodo' con un fremito sulla sedia, tentando di mascherarlo.
- Fa fradino stamatina - rispose l'altro, notando il movimento, con
una pesante inflessione francese nella voce.
- Mi scusi? - Rebel si sporse sul tavolino, spostando la copia del
quotidiano.
- Non parlo bene la sua lingua, mi scusera' - si giustifico' questo
- Discevo che fa fradino stamatina - ripete', scandendo meglio le
parole.
- Fra Martino? - il tono divenne ancor piu' dubbioso. "Dannazione,
questo e' il mio contatto o un celebroleso?", si domando' Yell,
"Ha detto la frase giusta, ma potrebbe essere un caso".
- Cosa scentra far matino? -.
- Lei ha detto che Fra Martino sta a Tina - ricevette in risposta
- Ed a me di Fra Martino non e' che me ne importi molto - Rebel era
visibilmente seccato - Non ho mai desiderato sapere dove abiti
questo frate... - era troppo strano, quello non era il contatto. O
forse si'?
- No no! Lei ha capato male - si corresse - Fa freddino samatinna -
ripete', sbagliando per l'ennesima volta.
- Se lo dice lei - rispose rassegnato Rebel.
- Sono l'inspecteur Duranti de la Suerte' de Paris - si presento'
alfine - Madamoiselle Ren mi ha indicato di lei - aggiunse.
- Il mio nome e' Yell - gli porse la mano attraversando con il
braccio il tavolo - Rebel Yell -.
- Tento paicere - l'altro ricambio' il gesto, mentre gli occhi si
spostavano sulla consumazione - Ah! - esclamo' stupefatto - Pirnod!
- aggiunse indicando il bicchiere.
- Pirlotto lo dira' a qualcun'altro - ribatte' Yell.
- No no! - indico' il bicchiere con enfasi - Pirnod, pirnod da ber,
e' tammannera! - l'altro aggrotto' la fronte. "Non oso pensare cosa
questo abbia capito delle indicazioni che Ren gli ha dato", ebbe il
buon gusto e la compassione di non palesare questo suo pensiero,
osservando che l'ispettore disquisiva con il cameriere per avere
una consumazione. Ma a giudicare la faccia del cameriere, quello
aveva fatto la domanda sbagliata nel momento sbagliato, quella che
si trova nei volumi a poco prezzo per imparare le lingue straniere,
del genere: "Mi scusi, qual'e' il bordello piu' vicino?", oppure:
"Tua moglie e' simpaticissima, ieri mi ha raccontato una storiella
cosi' divertente che per poco non cadevo dal letto...".
- Je voudreaux an Minc*a Cola - l'omone pelato che teoricamente
doveva fungere da cameriere scosse la testa grevemente.
- Nooo buoooono - rispose - Nisba Minc*a Cola. Solo Inca, Coca,
Orangina e Perrier -.
Alla fine i due si accordarono per un bicchiere d'acqua minerale,
con una fetta di lampone, cosa che il cameriere si era rifiutato
di reperire, fornendo al cliente la solita fetta di limone. Duranti
parve apprezzare lo stesso, quasi fosse proprio la cosa richiesta.
"Forse aveva proprio chiesto un acqua minerale con una fetta di
limone...", riflette' Rebel, "Se parla la sua lingua come ha
discusso con me, mi stupisco che non gli abbiano portato un orco
mandorlato con una fetta di lampone", al termine di questo pensiero
realizzo' che il cameriere si sarebbe rifiutato lo stesso di
servire una cosa cosi' complicata. Si guardo' attorno, trovandoselo
nuovamente vicino, con un vassoio colmo di cocktails esotici, dal
Mai Tai al Daiquiri, vedendolo ripassare poco dopo per svuotare e
lavare una caraffa di sangria.
Il giovane lancio' una occhiata di disappunto verso il pernod che
aveva ordinato, credendo che il bar fosse un discreto e modesto
locale di borgata.
TheGIO si volse verso il collega.
- Ehi, pare vada tutto bene - la risposta che ricevette fu un
semplice segno del capo da parte di Veleno.
- Il ragazzo ci sa fare - annuncio' poco dopo.
- Scommetto - ridacchio' - Che non lo ammetteresti mai di fronte a
lui... -.
- Certo - confermo' Veleno - Ci mancherebbe solo che si monti la
testa - TheGIO continuo' a ridacchiare, ben sapendo che il collega
aveva ragione. Un professionista che sapeva fare il suo lavoro non
doveva montarsi la testa, non aveva nulla da dimostrare a nessuno e
l'umilta' era una delle qualita' prevalenti in un professionista.
- Potremmo anche avvicinarci - propose poi.
- Aspettiamo Crossbones - Veleno si guardo' attorno - Doveva essere
qui gia' da un po' - commento' osservando l'orologio - Chissa' dove
si sara' ficcato -.
- Non lo indovineresti mai - disse una voce metallica sotto di lui.
La coppia abbasso' lo sguardo osservando un piccolo stelo che
sporgeva da un foro di un tombino.
- Ma che diav... - Veleno fece un balzo all'indietro, quando il
piano di ghisa brunito su cui poggiava un suo piede si mosse,
alzandosi.
- Salve gente! - la giovialita' con cui era stata pronunciata la
frase non era giustificata da nulla, se non dal sorriso che
Crossbones portava stampato in faccia. Alcuni passanti, osservando
la scena, si fermarono allibiti, mentre CB si sfilava con abilita'
una tuta con sul taschino il logo dell'agenzia, ripodotto anche
sul caschetto da speleologo che aveva in testa.
- Cosa ci facevi li' dentro? - domando' TheGIO.
- Mi avevate detto di controllare il pivello da un posto ben
nascosto... E quindi preso un periscopio portatile, alle quattro
di oggi, mi sono infilato in questo tombino, portandomi dietro cibo
e qualche distrazione... - esibi' una sagoma in fogli di carbonio e
kevlar DuPont, temperata in titanio, totalmente antiproiettile,
portatile e ripiegabile, seguirono alcuni fumetti di Lobo, un mazzo
di carte, due o tre coltelli Ka Bar, un pupazzo gonfiabile
totalmente inservibile, sforacchiato da lame di coltelli e con
evidenti fori di pallottola, che recava in mano il disegno di una
pistola ed infine giunse un walkman.
- Altro? - domando' TheGIO, mentre osservava il collega che
riponeva il materiale in uno zaino.
- Due altre cosucce - liquido' Crossbones, quando poco lontano si
avverti' un'esplosione, seguita da uno straziante urlo.
- Mina antiuomo - borbotto' Veleno.
- E' stato semplice - minimizzo' Crossbones - E' bastato allungare
di un po' l'innesco del detonatore, quanto bastava per superare i
fori dei tombini... - quasi ad enfatizzare la sua affermazione vi
fu un'altra detonazione ed un altro urlo agghiacciante.
- Noi dovremo proteggere queste persone, invece che ucciderle - gli
fece notare TheGIO.
- Ho sempre detto che tu hai il cuore troppo tenero - ribatte'
l'altro.
- Su questo ha ragione - lo spalleggio' Veleno - Noi siamo qui per
fare il lavoro per cui ci pagano. Se ci pagano per proteggere dei
civili, proteggeremo civili - puntualizzzo' - Ma ora e' meglio che
andiamo a guadagnarci il pane - disse muovendosi verso il bar dove
Rebel e il contatto stavano discutendo senza lasciare a TheGIO il
tempo di ribattere.
- Pare che Jerome se la stia cavando bene - considero' CB.
- Vedremo, vedremo - commento' mogio Gio - E' ancora troppo presto
per parlare, non e' ancora finita -.
L'ingresso di quella patisserie del centro era congestionato, il
motivo era da ricercarsi, oltre che nella sua posizione a pochi
passi dal Louvre, nella bravura dei pasticceri che lavoravano nel
retrobottega.
Usci' dopo qualche manciata di secondi, domandando scusa a qualche
spalla, toccata un po' pesantemente e accettando scuse di altre
persone che entrando forse con un po' troppa irruenza, avevano
occupato il riquadro della porta in modo da rendere decisamente
difficoltoso il passaggio.
Addento' distrattamente un croissant, guardandosi attorno. Osservo'
l'orologio. Si', c'era abbastanza tempo, si disse interpretando il
quadrante. Si era concessa una buona passeggiata, lasciando la sua
macchina parcheggiata in fondo agli Champs Elisees e poteva
tornarci con la dovuta calma, non c'era alcuna fretta, avrebbe
dovuto incontrarsi con Duranti solo tra meno di un'ora.
Lady Ren si guardo' attorno, scostandosi dalla fronte una ciocca
color miele, con noncuranza. Un leggero vento correva lungo le
strade di Parigi, spazzando via le nuvole e lasciando che il dorato
disco solare si stagliasse sul profondo indaco del cielo.
Era davvero una bella giornata, si disse, dando un'altro morso piu'
vigoroso al croissant e quel croissant contribuiva a darle un po'
piu' di colore... Rimiro' il sacchetto di carta che reggeva nella
sinistra. Si incammino' lentamente verso la macchina, sorridendo.
Fece frusciare ancora una volta il sacchetto, promettendo a se'
stessa che quello sarebbe stato l'ultimo capriccio che concedeva
al suo palato, almeno per quella mattina. Conoscendo gli altri, si
disse, quei croissant avrebbero fatto loro davvero piacere.
"Chissa' cosa avra' comprato Veleno?", si domando', ben sapendo che
anche lui non sarebbe arrivato a mani vuote. Sorrise divertita, non
le interessava poi cosi' tanto l'acquisto dell'amico, quanto la
consapevolezza che, forse perche' conosceva molto bene i gusti di
Veleno, o forse perche' conosceva ancor meglio i suoi, sarebbe
stato di certo un regalo gradito.
Non fece caso, mentre attraversava la strada, ad una figura
dinoccolata poco lontano a lei, vestita da abiti sformati e dalla
chiara aria usurata.
Quando la donna passo' a qualche metro da lui, non accorgendosi di
nulla, le offri' un lungo sguardo. Si domando' che diavolo avesse
da sorridere tanto ma poi accantono' quel pensiero, se Marcel
era cosi' bravo come diceva, non avrebbe sorriso a lungo...
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
* -><- E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it -><- *
* -><- http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html -><- *
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