Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 11 of MAXINT
Date 12/04/97 8.23.30
Organization CILEA
Lines 432
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Part 11 of MAXINT


Le strade non  erano  cambiate  poi  molto, considero', aveva visto
piu' volte la stessa strada mutata da nuovi  stili  architettonici,
da nuove decisioni del comune, da nuovi inquilini un po' eccentrici
e danarosi. Ma l'atmosfera che si respirava era sempre  la  stessa,
un fascino immortale, che  serpeggiava  come  l'odore  dell'arrosto 
dalle cucine di una  mensa, stuzzicando  l'olfatto  dei  passanti e 
dando modo al loro stomaco di  protestare  se  magari  non  avevano 
ancora mangiato. Ecco, quello stesso odore stuzzicava i suoi  occhi
ora, stendendo i veli degli anni e dei  ricordi  sulle  case, sulle
persone, sull'asfalto, sui marciapiedi. Si fermo' per un momento  a
rimirare un lampione, poggiandoci la mano, lasciandola scorrere sul
nuovo strato di vernice. Chissa' quanti gliene avevano dati. Chiuse
gli occhi e fu quasi come sentire il rumore di quella strada, fatto
da carri, cavalli, bambini che strillavano, correndo di  qua  e  di
la, negozianti che pubblicizzavano i loro prodotti o che  parlavano
con i clienti sulla porta del negozio. Senti' le voci delle persone
ridere discretamente, parlare del tempo, parlare dei nuovi miracoli
della  tecnologia.  Inspiro' profondamente  e  fece  per  andarsene 
quando osservo' l'insegna di una piccola botteguccia di liquori.
"L'uvetta - Liquori,  distillati  e  spiriti -", una  scritta  piu'
malandata e di dimensioni ragguardevolmente piccole  era  posta  in 
calce: "Di F anco se Co  ac"
Annuso' ancora l'aria del mattino. Parigi era sempre Parigi.
La luce entrava piuttosto soffusa, forse a causa della vetrata che,
impolverata e sporca, non lasciava passare il candore del  sole, ma
solo un giallo fuligginoso. Non era stata pulita  da  molto  tempo,
si disse, come buona parte degli scaffali, ed il motivo  stava  nel
volto rugoso e incartapecorito del negoziante, che forse vedeva per
la prima volta un cliente durante quella settimana.
- Bonjour monsieur - saluto' questo, facendosi  avanti, claudicando
e sorreggendosi con un bastone. La sua gamba sinistra era malandata
e dolorante, considero' l'uomo. Avrebbe sentito il tempo, visto che
la muoveva un po' faticosamente, e la notte scorsa  era  piuvuto  a
dirotto.
- Bonjour - rispose, guardandosi attorno - Cercavo un buon Cognac -
l'ometto rise.
- Mio fratello era il piu' buon Cognac che ebbi mai conosciuto. Non
avrebbe mai fatto male ad una zanzara nemmeno dopo  che  questa  lo 
aveva punto - considero'.
- Intendevo  un  Cognac - ripete'  Veleno,  per  farsi  comprendere 
meglio, forse il venditore non aveva ben compreso.
- Oui,  je  suis  Francoise  Cognac! - rispose  questo, leggermente 
seccato.
- Intendevo un liqueur, non un Cognac in  persona! - alzo' la voce, 
ora anche Veleno era seccato.
- No! - strillo' il vecchio - Lei mi insulta monsieur! Io  sono  il
migliore  venditore  di  alcoolici  del  quartiere! I  Liqueur sono
poco piu' avanti all'angolo - alzo' un dito  verso  Veleno - Ma  se 
lei si arrischiera' ad entrare in quel loro negoziaccio da  quattro
soldi e comprera' qualcosa... - sembrava quasi  la  maledizione  di
Fra Cristoforo a Don Rodrigo, per l'enfasi ed il pathos che avevano
avvolto la botteguccia - Stia bene attento a cio' che acquistera' -
Veleno ebbe l'impressione di udire un  tuono  in  lontananza  e  di 
vedere la sagoma avvizzita dell'altro ammiccare  alla  luce  di  un 
fulmine - Molti di coloro che sono entrati da quel negozio, poi non
ne sono piu' usciti! E coloro che  sono  sopravvissuti... - lascio' 
la frase a mezzo, forse per  non  voler  continuare  nell'opera  di 
intimidazione, o forse per non ritornare indietro con  la  memoria, 
che conteneva i raccapriccianti ricordi dei sopravvissuti.
- Accidenti,  riproviamo... - Veleno  alzo' le  braccia,  con  fare 
sconsolato - Tu parlare mia lingua? - domando' sincopando le parole
- Io A-mi-co, capire  mia  lingua? A-mi-co - si  batte' un  paio di 
volte la mano  sul petto, tentando  di  unire  la  gestualita' alle 
parole.
- Ehi, figliolo, che  ti  sgrilli, sei  forse  flippato? Certo  che 
capisco, per chi mi hai preso, amico, per  uno  scoppiato? - Veleno
rimase ad osservare il vegliarco a bocca aperta - Ma credo di avere
capito quello che stai cercando - mormoro', muovendosi  nel  locale
- Mangi mosche di solito? - chiese tornando dietro al bancone della
botteguccia - Cosa ti serve? Roba buona? Roba  forte? Roba  fina? -
sul bancone apparvero vari sacchetti, colmi di strane  misture, una
colma di erba  verdastra  e  rinsecchita, una  di  cio' che  pareva 
bicarbonato, o zucchero a velo, altre con palline di vario colore e
genere.
- Ehem - Veleno tossi' tentando di levarsi di dosso  la  tensione -
Io volevo solo una bottiglia di cognac - borbotto'.
- Ah - imbarazzato rimise al  loro  posto  i  sacchetti  che  aveva 
estratto da sotto il bancone - Non potevi dirlo subito? -.
- Non ho nemmeno molto tempo, allora, mi  puo' essere d'aiuto o no?
- il tono di Veleno ora era veramente spazientito.
- Le mellieur de France - rispose dopo, indicandogli un calto sugli
scaffali. L'uomo spese parte del tempo ad osservare  le  bottiglie,
poi si permise anche di osservare con  debita  cura  e  perizia  le 
etichette.
- Monsieur ha gia' qualcosa in mente? - il piccolo vegliardo si era
affiancato all'uomo.
- Un Gaston de Lagrange - proferi' Veleno - Primi del novecento, se
possibile - stimo' ancora un'etichetta di una polverosa  bottiglia,
per poi riporla con delicatezza sul ripiano.
- Gaston! -.
L'omuncolo zufolo' verso il retro, e sei  omaccioni  corpulenti  si 
misero in fila davanti al banco.
- Mi dispiace monsieur, ma a quanto pare credo sia introvabile... -
Veleno aveva gia' messo mano alla pistola, senza estrarla. Che cosa
stava  succedendo?  I  sei  intanto  rimanevano  fermi, davanti  al 
bancone, con i pugni puntellati sui fianchi.
L'uomo si esibi' in un semplice mormorio pensoso. 
- Vede, credo che il piu' vecchio  abbia  una  cinquantina  d'anni, 
ma sa com'e', sono vecchio  e  stanco  oramai, la  mia  memoria  fa 
cilecca - si scuso' - Se vuole possiamo chiedere a lui quanti  anni
ha, anche se non e' molto gentile da  parte  nostra - si  avvicino'
al gruppo di garzoni.
- Ma  le  assicuro  che  sono  ragazzi  fidati. I de Lagrange hanno 
sempre  servito  bene  la  mia  famiglia -  lo  sguardo  di  Veleno 
sbudello' il vecchiaccio, che scosse tristemente la  testa - E  non 
ho mai capito come mai il loro padre abbia  voluto  chiamarli tutti  
Gaston -  sospiro' tristemente - Alle volte e' un  gran grattacapo,  
sa, monsieur? - Veleno  finalmente  comprese  il  perche' di  tutta  
quella mascherata.
- Maledizione! Ho detto bottiglia! Volevo una b-o-t-t-i-g-l-i-a  di
Gaston de Lagrange, non una pariglia! - non si rese conto che stava
urlando fino a quando non termino' la frase.
"Oltre che cretino, pure sordo e' questo!", riflette'.
- Una bottiglia di  Gaston  de  Lagrange!?!? - domando' stupito  il 
vecchio - Era da anni che  nessuno  entrava  nella  mia  bottega  a 
chiedermi una cosa di questo genere! -.
- Ma questo non e' mica un negozio di liquori? -.
- Certo - rispose l'altro, quasi che la  spiegazione  seguente  era
palesemente banale - Ma uno dovra' pur arrotondare in qualche modo,
no? - quando sorrise, Veleno ebbe l'impressione di osservare alcune
ottave di un vecchio pianoforte  sgangherato, dove  il  bianco  dei
tasti che una volta lasciava spiccare i toni ed i semitoni, ora era
giallo e opaco.
Dopo qualche minuto la figura di Veleno varco' nuovamente  la porta 
di quella bottega, contento di  uscirne, senza  scoprire  cos'altro
quel vecchietto poteva tentare di vendergli, e con un  involto  che 
aveva profumatamente pagato: una bottiglia di cognac del 1916.
Si fermo' poco lontano  dall'ingresso, guardandosi  attorno, in  un 
misto di apprensione e inquetudine.
- Esci fuori - sibillo' all'aria circostante. Poco sopra lo stipite
del negozio di liquori, un qualcosa di indefinito  si  mosse  nello  
spazio circostante, il suo movimento era unicamente testimoniato da
un profilo semiirregolare della realta' circostante, quasi  che  un
oggetto translucido e tondeggiante si ponesse sulla visuale  di  un
osservatore inaspettato.
- Rapporto - ordino', mentre uno sfrigolio  elettromagnetico  diede
il  via  all'annullamento  della  mimetizzazione  del  soggetto  in 
questione. Dopo qualche istante, la mimetizzazione, che trovava  la 
sua irregolarita' nell'ambiente esterno  e  nelle  limitazioni  dei
riproduttori di immagine, scomparve. 
- Non vedo Pippo Baudo! - rispose GNAGNA, levandosi dei  guanti  in 
pelle nera, utilizzati per scendere dal suo punto di  osservazione.
Diede uno strattone alla corda che terminava in un piccolo  rampino 
e questa cadde a terra, pronta per essere  riavvolta. Quando  anche
questa parte dell'attreezzatura trovo' la solita dimora  nella  sua 
peluria, si levo' un oculare che portava sull'occhio destro.
- Nemmeno tu sei bagnato! - rispose, osservandolo, mentre  riponeva 
anche quest'ultimo oggetto al suo posto, se cosi' si puo' dire.
- Vorrei ben vedere - ribatte' l'altro - E mi pare strano che Pippo
Baudo gironzoli per 'sti posti... - obbietto'.
- E' colpa del tuo solito  elefante  rosa! - esclamo' la  palletta,
assumendo un tono cosi' ovvio da essere disarmante.
- Eh gia' - ammise Veleno, mascherando il suo sconforto - E' oramai
arcinoto che Pippo Baudo ha il terrore degli  elefanti  rosa, ed in
particolare del mio... Scappa urlando, se li vede, vero? - offri' a
GNAGNA  uno sguardo poco convinto - Ma cio' accade solo se io  sono
adeguatamente bagnato, vero? - attese la conferma dell'animale.
- Maestro De Lollis, ha i tulipani acquistati in  farmacia - Veleno
sbuffo'.
- Ora ci vuole pure che io cerchi una farmacia che venda  tulipani?
Non puoi farmela piu' facile per  favore? - borbotto' spazientito -
Non ti chiedo come terrorizzare  Pippo  Baudo  o  dove  trovare  il 
maestro De Lollis, voglio  solo sapere  se  hai  visto  qualcosa di 
sospetto - GNAGNA lo osservava come  se  stesse  parlando  un'altra 
lingua - Capito? - domando', notando il suo sgomento.
- Capito qualcosa di speciale, dimmi  le  tette! - esclamo' con  un 
entusiasmo ingiustificato.
- Le tette fattele dire da qualcun'altro - replico'.
- Allora Veleno scop*mghff* con le*pff*rez*grunf*... - l'uomo  mise 
una mano davanti alla bocca dell'animale, guardandosi  attorno  con 
fare nervoso.
- Okay okay, ti dico le tette, ti porto la cioccolata che  ti avevo
promesso, sguinzagliero' il mio elefante rosa alla caccia di  Pippo
Baudo e faro' carte false per aprire farmacie che vendano tulipani,
ma... Ti prego - imploro' - Non, ripeto NON, dire quelle cose su di
me! - GNAGNA per quanto gli fosse permesso, annui' - Io  ti  lascio
e tu non le dici, okay? - l'animale ripete' il  gesto  di  prima  e 
l'altro allento' la presa.
- Veleno dice le  tette! - incomincio' a  ripetere,  saltellandogli 
attorno contento - Veleno dice le tette! - un paio di  sguardi  che 
transitavano nei dintorni, sullo stesso  marciapiede, si  fissarono 
su quell'uomo che a detta dell'animale, diceva cosacce.
- Aaaah, ma bene! - considero' una voce poco dietro le  sue  spalle
- Ora non ti limiti a  fornicare  in  modi  strani, ma  gridi  pure 
queste cose - considero' TheGIO, poco dietro di lui.
- Vedi di andartene  a  quel  paese - replico' Veleno - L'ho  detto 
solo per farlo contento e per farlo stare  buono  per  un  po' - si 
giustifico'.
- TheGIO ha le corna - questa volta tocco' a Veleno ridere. 
- Dicevi scusa? - chiese, alla torva espressione  del compagno, che 
squadrava GNAGNA con occhi severi.
- *sgrunt* -.
Il peloso animale si avvide della disapprovazione di TheGIO per  le 
cose che aveva detto, ed allora tento' di  farsi  perdonare, almeno 
per come sapeva farsi perdonare lui.
- TheGIO dice Barzelletta - ma questa frase non  calmo' il  diretto 
interessato, allora decise di rovistare per qualche tempo nella sua
peluria, per poi porgergli un piccolo draghetto di plastica verde. 
- Non riuscirai a corrompermi nemmeno con i tuoi  feticci - rispose
con freddezza l'altro. GNAGNA allora si ritiro', con un espressione
che annunciava la disfatta piu' totale.
- TheGIO dice, GNAGNA saltella, noi un GROSSO no - disse afflitto.
- Tu hai fatto? - domando' TheGIO, osservando  Veleno  annuire  con 
decisione - Oh bene - si guardo' attorno - In fondo non e' cambiata
molto Parigi, dall'ultima volta in cui ci siamo venuti, vero? - non
comprese immediatamente la risata di Veleno.
- Se non fosse che in giro c'e' un po' di  gente strana - obbietto' 
Veleno - Per me Parigi sarebbe sempre la stessa di trenta anni fa -
accese una sigaretta - E' strano, ma alle  volte  sembra  veramente 
che questa sia una citta' in cui il tempo non passi -.
- Ti meno  42 - annuncio' TheGIO, osservando  il  suo  orologio  da 
polso. Veleno lo imito', consultando mentalmente la tabella.
- Tra tre minuti, a ti meno 40, Rebel dovrebbe incontrare il nostro
contatto, non molto lontano - annuncio' - Spero solo che il ragazzo
se la sappia cavare - imploro'.
- Ehi, cosa  ci  staremmo  a  fare  qui  noi,  altrimenti? - fu  la 
risposta di TheGIO, che nonostante l'ironia sperava davvero di  non 
dover entrare in azione. 
-  Contatto  -  annuncio' Veleno,  scandagliando  una  sezione  del  
marciapiede coperta da tavolini e sedie, di fronte alle  vetrine di
un piccolo bar. Rebel Yell sedeva placidamente ad un  tavolino, con
un pernod di fronte a se', leggendo con attenzione  un  giornale, o
almeno, avendo l'aria di farlo con grande impegno e concentrazione,
con gli occhiali scuri leggermente bassi  sul  setto  nasale  e  la 
giacca ben chiusa, nonostante un bitorzolo all'altezza  del  fianco 
sinistro risultasse cosi' piu' evidente  che  con  le  falde  della 
giacca aperte. Era rischioso, avrebbe avuto molta difficolta' nella
fase  di estrazione dell'arma, ma  tuttavia  quell'incarico  almeno 
per quel giorno non prevedeva quel tipo di pericoli. Non ci sarebbe
dovuto essere alcun motivo per indurre Rebel ad estrarre la pistola
in quel momento, anche  se  riduceva  di  molto  la  sua  capacita' 
difensiva. E  poi, si  era  detto  lui, aveva  Veleno  e  TheGIO  a 
coprirgli le spalle. Ricordo' anche l'ansia riguardo al  fatto  che
Veleno non ci avrebbe pensato due volte a far sembrare il tutto  un
incidente, per toglierlo  di  mezzo. Aveva  scacciato  il  pensiero
scuotendo la testa come un cavallo, no, non lo avrebbero  usato  da
esca, anche se era proprio il ruolo che in quel momento  lui  stava
giocando  in  quella  missione.  Penso'  un'imprecazione,  per  poi 
sibilarla, facendo attenzione che nessuno lo notasse.
Decise di sorseggiare il suo pernod, dando una occhiata distratta a
la copia di Le Monde che aveva comerato poco prima.
"Sapessi  almeno  il  francese!",  considero',  mentre  tentava  di 
apparire come uno dei tanti avventori di quel locale.
- Excuse moi - disse un uomo in piedi, di fronte  a  lui, indicando
la sedia di  fronte  a  Rebel. Portava  un  lungo  impermeabile  di 
vecchia  foggia, come il  taglio dei  suoi  vestiti, non  aveva  un 
aspetto molto  distinto, anche  se  il  suo  abbigliamento  era  un 
notevole tentativo di apparire  come  tale. Si  tolse  un  cappello 
floscio di tela grigia, pronunciando una frase incomprensibile.
- Je nes comprix  pas  de  francaise - rispose  il  giovane. Questo 
sgrano' gli occhi, e si sedette di fronte a lui.
"Ci siamo", si disse Rebel, "Ora vedremo come andra' a  finire", si
accomodo' con un fremito sulla sedia, tentando di mascherarlo.
- Fa fradino stamatina - rispose l'altro, notando il movimento, con
una pesante inflessione francese nella voce.
- Mi scusi? - Rebel si sporse sul tavolino, spostando la copia  del
quotidiano.
- Non parlo bene la sua lingua, mi scusera' - si giustifico' questo
- Discevo che fa fradino stamatina - ripete', scandendo  meglio  le
parole.
- Fra Martino? - il tono divenne ancor  piu' dubbioso. "Dannazione,
questo e' il mio contatto  o  un  celebroleso?", si  domando' Yell,
"Ha detto la frase giusta, ma potrebbe essere un caso".
- Cosa scentra far matino? -.
- Lei ha detto che Fra Martino sta a Tina - ricevette  in  risposta
- Ed a me di Fra Martino non e' che me ne importi molto - Rebel era
visibilmente seccato - Non  ho  mai  desiderato  sapere  dove abiti 
questo frate... - era troppo strano, quello non era il  contatto. O 
forse si'?
- No no! Lei ha capato male - si corresse - Fa freddino samatinna -
ripete', sbagliando per l'ennesima volta.
- Se lo dice lei - rispose rassegnato Rebel.
- Sono l'inspecteur  Duranti  de la Suerte' de Paris - si presento'
alfine - Madamoiselle Ren mi ha indicato di lei - aggiunse.
- Il mio nome e' Yell - gli porse  la  mano  attraversando  con  il 
braccio il tavolo - Rebel Yell -.
- Tento paicere - l'altro ricambio' il gesto, mentre  gli  occhi si 
spostavano sulla consumazione - Ah! - esclamo' stupefatto - Pirnod!
- aggiunse indicando il bicchiere.
- Pirlotto lo dira' a qualcun'altro - ribatte' Yell. 
- No no! - indico' il bicchiere con enfasi - Pirnod, pirnod da ber,
e' tammannera! - l'altro aggrotto' la fronte. "Non oso pensare cosa
questo abbia capito delle indicazioni che Ren gli ha dato", ebbe il
buon gusto e la compassione di non palesare  questo  suo  pensiero, 
osservando che l'ispettore disquisiva con il  cameriere  per  avere
una consumazione. Ma a giudicare la  faccia  del  cameriere, quello
aveva fatto la domanda sbagliata nel momento sbagliato, quella  che
si trova nei volumi a poco prezzo per imparare le lingue straniere,
del genere: "Mi  scusi, qual'e' il  bordello piu' vicino?", oppure:
"Tua moglie e' simpaticissima, ieri mi ha raccontato una  storiella
cosi' divertente che per poco non cadevo dal letto...".
- Je voudreaux an Minc*a  Cola - l'omone  pelato  che  teoricamente 
doveva fungere da cameriere scosse la testa grevemente.
- Nooo  buoooono - rispose - Nisba  Minc*a  Cola. Solo  Inca, Coca, 
Orangina e Perrier -.
Alla fine i due si accordarono per un  bicchiere d'acqua  minerale,
con una fetta di lampone, cosa che il cameriere  si  era  rifiutato
di reperire, fornendo al cliente la solita fetta di limone. Duranti
parve apprezzare lo stesso, quasi fosse proprio la cosa  richiesta.
"Forse aveva proprio chiesto un acqua minerale  con  una  fetta  di 
limone...", riflette' Rebel,  "Se  parla  la  sua  lingua  come  ha
discusso con me, mi stupisco che non gli abbiano  portato  un  orco
mandorlato con una fetta di lampone", al termine di questo pensiero
realizzo' che il  cameriere  si  sarebbe  rifiutato  lo  stesso  di 
servire una cosa cosi' complicata. Si guardo' attorno, trovandoselo
nuovamente vicino, con un vassoio colmo di  cocktails  esotici, dal
Mai Tai  al Daiquiri, vedendolo ripassare poco dopo per svuotare  e
lavare una caraffa di sangria. 
Il giovane lancio' una occhiata di disappunto verso il  pernod  che
aveva ordinato, credendo che il bar fosse  un  discreto  e  modesto 
locale di borgata.

TheGIO si volse verso il collega.
- Ehi, pare vada tutto  bene - la  risposta  che  ricevette  fu  un 
semplice segno del capo da parte di Veleno.
- Il ragazzo ci sa fare - annuncio' poco dopo.
- Scommetto - ridacchio' - Che non lo ammetteresti mai di fronte  a
lui... -.
- Certo - confermo' Veleno - Ci mancherebbe solo  che  si  monti la 
testa - TheGIO continuo' a ridacchiare, ben sapendo che il  collega
aveva ragione. Un professionista che sapeva fare il suo lavoro  non 
doveva montarsi la testa, non aveva nulla da dimostrare a nessuno e
l'umilta' era una delle qualita' prevalenti in un professionista.
- Potremmo anche avvicinarci - propose poi.
- Aspettiamo Crossbones - Veleno si guardo' attorno - Doveva essere
qui gia' da un po' - commento' osservando l'orologio - Chissa' dove
si sara' ficcato -.
- Non lo indovineresti mai - disse una voce metallica sotto di lui.
La coppia abbasso' lo  sguardo  osservando  un  piccolo  stelo  che 
sporgeva da un foro di un tombino.
- Ma che diav... - Veleno fece  un  balzo  all'indietro, quando  il 
piano di ghisa  brunito su cui  poggiava un  suo  piede  si  mosse, 
alzandosi.
- Salve gente! - la giovialita' con cui era  stata  pronunciata  la 
frase  non  era  giustificata  da nulla, se  non  dal  sorriso  che 
Crossbones portava stampato in faccia. Alcuni  passanti, osservando
la scena, si fermarono allibiti, mentre CB si sfilava con  abilita'
una tuta con sul taschino  il  logo  dell'agenzia, ripodotto  anche
sul caschetto da speleologo che aveva in testa.
- Cosa ci facevi li' dentro? - domando' TheGIO.
- Mi avevate detto di  controllare  il  pivello  da  un  posto  ben 
nascosto... E quindi preso un  periscopio  portatile, alle  quattro 
di oggi, mi sono infilato in questo tombino, portandomi dietro cibo
e qualche distrazione... - esibi' una sagoma in fogli di carbonio e
kevlar  DuPont, temperata  in  titanio, totalmente  antiproiettile, 
portatile e ripiegabile, seguirono alcuni fumetti di Lobo, un mazzo 
di  carte, due  o  tre  coltelli  Ka  Bar,  un  pupazzo  gonfiabile 
totalmente inservibile, sforacchiato da  lame  di  coltelli  e  con 
evidenti fori di pallottola, che recava in mano il  disegno  di una 
pistola ed infine giunse un walkman. 
- Altro? -  domando'  TheGIO,  mentre  osservava  il  collega   che 
riponeva il materiale in uno zaino.
- Due altre cosucce - liquido' Crossbones, quando  poco  lontano si 
avverti' un'esplosione, seguita da uno straziante urlo.
- Mina antiuomo - borbotto' Veleno.
- E' stato semplice - minimizzo' Crossbones - E' bastato  allungare 
di un po' l'innesco del detonatore, quanto  bastava per superare  i 
fori dei tombini... - quasi ad enfatizzare la sua  affermazione  vi
fu un'altra detonazione ed un altro urlo agghiacciante.
- Noi dovremo proteggere queste persone, invece che ucciderle - gli
fece notare TheGIO.
- Ho sempre detto che tu  hai  il  cuore  troppo  tenero - ribatte' 
l'altro.
- Su questo ha ragione - lo spalleggio' Veleno - Noi siamo qui  per
fare il lavoro per cui ci pagano. Se ci pagano per  proteggere  dei 
civili, proteggeremo civili - puntualizzzo' - Ma ora e' meglio  che
andiamo a guadagnarci il pane - disse muovendosi verso il bar  dove
Rebel e il contatto  stavano discutendo senza lasciare  a TheGIO il
tempo di ribattere.
- Pare che Jerome se la stia cavando bene - considero' CB.
- Vedremo, vedremo - commento' mogio Gio - E' ancora troppo  presto
per parlare, non e' ancora finita -.

L'ingresso di quella patisserie  del  centro  era congestionato, il 
motivo era da ricercarsi, oltre che nella  sua  posizione  a  pochi  
passi dal Louvre, nella bravura dei pasticceri che  lavoravano  nel 
retrobottega.
Usci' dopo qualche manciata di secondi, domandando scusa a  qualche
spalla, toccata un po' pesantemente e  accettando  scuse  di  altre 
persone che entrando  forse  con  un  po' troppa  irruenza, avevano 
occupato il riquadro della porta in  modo  da  rendere  decisamente 
difficoltoso il passaggio.
Addento' distrattamente un croissant, guardandosi attorno. Osservo'
l'orologio. Si', c'era abbastanza tempo, si disse interpretando  il
quadrante. Si era concessa una buona passeggiata, lasciando la  sua
macchina  parcheggiata  in  fondo  agli  Champs  Elisees  e  poteva 
tornarci con  la  dovuta  calma, non c'era  alcuna  fretta, avrebbe 
dovuto incontrarsi con Duranti solo tra meno di un'ora.
Lady Ren si guardo' attorno, scostandosi dalla  fronte  una  ciocca 
color miele, con noncuranza. Un  leggero  vento  correva  lungo  le 
strade di Parigi, spazzando via le nuvole e lasciando che il dorato
disco solare si stagliasse sul profondo indaco del cielo.
Era davvero una bella giornata, si disse, dando un'altro morso piu'
vigoroso al croissant e quel croissant contribuiva a darle  un  po'
piu' di colore... Rimiro' il sacchetto di carta che  reggeva  nella
sinistra. Si incammino' lentamente verso la macchina, sorridendo. 
Fece frusciare ancora una volta  il  sacchetto, promettendo  a  se' 
stessa che quello sarebbe stato l'ultimo  capriccio  che  concedeva
al suo palato, almeno per quella mattina. Conoscendo gli  altri, si
disse, quei croissant avrebbero fatto loro davvero piacere. 
"Chissa' cosa avra' comprato Veleno?", si domando', ben sapendo che 
anche lui non sarebbe arrivato a mani vuote. Sorrise divertita, non
le interessava poi  cosi' tanto  l'acquisto  dell'amico, quanto  la
consapevolezza che, forse perche' conosceva molto bene  i  gusti di
Veleno, o forse  perche' conosceva  ancor  meglio  i  suoi, sarebbe 
stato di certo un regalo gradito. 
Non  fece  caso, mentre  attraversava  la  strada,  ad  una  figura 
dinoccolata poco lontano a lei, vestita da abiti sformati  e  dalla 
chiara aria usurata. 
Quando la donna passo' a qualche metro da lui, non  accorgendosi di 
nulla, le offri' un lungo sguardo. Si domando' che  diavolo  avesse 
da sorridere  tanto  ma  poi  accantono' quel  pensiero, se  Marcel
era cosi' bravo come diceva, non avrebbe sorriso a lungo...

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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
*     -><-   E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it   -><-     *
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