Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 9 of MAXINT Date: 12.04.1997 08.19.50
Date 12/04/97 8.19.50
Organization CILEA
Lines 774
Message-ID <5ingj6$rul@sharon.cilea.it>
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Part 9 of MAXINT

Erano rimasti solo loro due in casa, CB ormai sara' arrivato a casa
da un pezzo, si  disse.  Subito dopo  gli si presento'  alla  mente
l'idea  del  suo  socio in  giro  da solo  di notte  per la  citta'
indifesa senza qualcunoad  impedirgli di raderla  al suolo  e venne
scosso da un brivido di paura.
- Qualcosa non va? - chiese Milena.
- Eh? Cosa? Ah no, tutto a posto grazie. - rispose TheGIO mentre si
passava il dorso della  mano sulla fronte per asciugarsi il sudore.
- Davvero  sicuro  che sia tutto  a posto? - insistette  la  donna,
conosceva  i suoi  datori di lavoro da  abbastanza tempo per capire
quando c'era davvero qualcosa che non andava.
- Ma si, ma si, sto  bene... Pensavo solo a cosa potrebbe combinare
CB mentre torna a casa. - rispose sforzandosi di sorridere. 
- Cosa vuoi che  faccia?  In fondo era qui con la Jeep e non  aveva 
nemmeno montato la  mitragliatrice oggi. - gli  disse  cercando  di 
rassicurarlo,  ovviamente aveva  preferito  tacere sulla  cassa  di 
granate  che aveva  scorto  sotto  il telo  che copriva  il vano di
carico.
- Gia', e' vero... - commento' e  quindi concluse che per una volta
tanto  poteva  rilassarsi. - Vuoi  qualcosa  da  bere? - le  chiese
mentre si dirigeva verso il mobiletto degli alcolici.
- No grazie, lo sai che sono astemia. -
- In teoria... - disse  mentre  si versava del porto - ... Lo sarei 
anche io ma non ci ho mai creduto davvero a questa storia... -
Poco dopo era seduto sulla  sua  poltrona in salotto con in mano il
bicchiere ed  il  suo gattone grigio  acciambellato sulle sue gambe
che faceva le fusa  con un  volume tale  da  fare impallidire ad un
vecchio quadrimotore ad elica...
- Allora, di cosa mi dovevi  parlare di tanto importante stasera? -
chiese mentre accarezzava sulla testa il gatto.
- COME?  CHE  HAI  DETTO?  -  rispose  Milena   mentre  gesticolava
indicando prima il gatto e poi le sue orecchie.
- HO DETTO: DI COSA MI VOLEVI PARLARE? - ripete' gridando.
- NON RIESCO A SENTIRTI! - urlo'  continuando ad indicare il gatto.
TheGIO le  fece segno di  attendere, si alzo' in piedi con il micio
in braccio e si  diresse verso  la porta della camera da letto dove
rinchiuse il B-52 grigio.
- Oh! Ora va meglio. - disse massaggiandosi le orecchie.
- Scusami, dimenticavo che non ci sei abituata. -
- Ma come fai a sopportarlo? -
- Bah! Quando  ti sei  abituato al rumore della  500 di EoS a piena
potenza  sai che nulla  puo' essere peggio. - rispose  con un ampio
sorriso ma si accorse di non averla convinta del tutto.
- Dunque, tornando a noi  e a  quello che  ti stavo  dicendo prima,
cosa c'e' di cosi' importante  per fermarti qui fino a quest'ora? -
disse  osservando  l'orologio  a  cristalli  liquidi  del  VCR  che
indicava la mezzanotte.
- Be'... Ecco... - inizio' lei imbarazzata.
- Su, avanti, sai  bene che con  me non ti devi fare problemi. - le
disse per  cercare di  metterla  a suo agio.  A dire il vero non si
sentiva dell'umore  adatto per fare  il confessore ma se la sentiva
ancora meno di lasciare senza aiuto un elemento dell'agenzia.
- Si tratta... Si tratta  di  Veleno. - disse con  un filo  di voce
mentre abbassava lo sguardo.
"Oddio... Non  sara' che  l'altra sera..." la  sua mente  inizio' a
formulare una  miriade di  ipotesi  nello  spazio di pochi secondi.
Sapeva  benissimo  che  abitavano  nello  stesso quartiere  ma  non
voleva credere  che fosse  successo  qualcosa  tra loro, non poteva
essere successo. E se fosse  successo? Oggi lo ha visto allegro per
essere stato  invitato a cena da un'altra donna... Oppure l'ha solo
ripresa  perche' fa gli  occhi  dolci  al ragazzo?  Oppure  l'avra'
spaventata  facendole  un  discorso  sulle  difficolta'  economiche
dell'agenzia?  Giuro che se scopro che  e' cosi' domani mi sente...
Tutti questi pensieri si accavallarono nella sua mente nello spazio
di una frazione  di secondo accompagnati da una leggero fil di fumo
che gli usciva dalle orecchie.
- Gio... Tu... Tu fumi! - disse visibilmente preoccupata.
- Solo  quando brucio.  -  rispose  mentre  agitava  una  mano  per
disperdere il fumo  -  Mi  stavi  dicendo  qualcosa a  proposito di
Veleno se non sbaglio. - disse cercando di distogliere l'attenzione
di Milena dalle sue orecchie.
L'unica soluzione, si disse, era quella di farla parlare ancora per
sapere cosa ci fosse di storto. Escluse  subito  la possibilita' di
usare delle droghe, doveva restare sana per lavorare in agenzia.
Mentre ripassava  mentalmente tutti  i sistemi a  lui noti per fare
sciogliere la lingua ai  prigionieri, Milena  inizio'  a  spiegarsi  
meglio e fu allora che si rese conto di due cose  fondamentali: uno 
che non stava facendo un interrogatorio ad un prigioniero e due che 
aveva dannatamente  bisogno di un periodo di ferie ma che non se lo 
poteva permettere.
- Ecco, in  questi ultimi  giorni  mi  sembra  che  sia piu' chiuso
in se' del solito. - disse con  una nota di sincera  preoccupazione
nella voce.
"Ah! Si  tratta  solo di questo allora." penso'  mentre  tirava  un
forte sospiro di sollievo,  si trattenne  dal mettersi a ridere per
puro rispetto verso  Milena,  lei lo conosceva  sicuramente da meno
tempo e non aveva ancora imparato a capirlo.
- Non  ti  devi  preoccupare,  lo  sai com'e' fatto... - cerco'  di
tranquillizzarla minimizzando la cosa.
- No, questa volta e' diverso. -
- Dici? A me non sembra affatto... -
- Eppure e' cosi', da quando e' arrivato quel  ragazzo e' cambiato,
e non negarlo. - le disse puntando l'indice verso di lui.
- E va bene,  va bene... E' vero,  e'  cambiato, ma non e'  davvero
qualcosa di cui preoccuparsi, fidati di  me che lo conosco da tanto
tempo. -
- Stai dicendo la verita'? - gli chiese con aria dubbiosa.
- Ho forse l'aria di uno che mente? - rispose lui in tono di sfida.
- Non lo so, con voi non si puo' mai sapere. -
- Heyla'!  Da  quand'e'  che  abbiamo  questa  lingua  tagliente? -
replico' un po' spiazzato dalla risposta.
- Ho avuto  dei buoni maestri. - rispose  sfoggiando un  sorrisetto
malizioso.
- Hmm...  Ti sconsiglio di  mostrare questa tua "bravura" a Veleno,
sono certo che  non lo apprezzerebbe.  Specie in questo periodo con
la palla  di pelo in  un letto  d'ospedale. - commento'  tirando un
sospiro al pensiero  del gomitolo di bende  che probabilmente stava
dormendo in un letto bianco.
- Pensi che ce la fara'? - chiese lei visibilmente preoccupata.
- E tu credi che io sia davvero cosi' fortunato da potermi togliere
dai piedi  una volta per tutte quella specie  di buco ner... viola?
Scommetto che in men  che non si dica  sara' di nuovo in  ufficio e
dovro' riprendere ad inventariare tutto ogni giorno. -
Milena scoppio' a ridere in  seguito a questa dichiarazione, sapeva
benissimo che  anche se faceva di tutto  per non dimostrarlo TheGIO
era molto affezionato alla "palletta".
- Allora non era cosi' difficile vero? - disse mormorando.
- Cosa? - chiese lei.
- Ridere. - fu  la  sua  semplice  ma  molto  efficace risposta che
lascio' la donna senza parole a fissarlo.
- Si, e' fatto molto tardi. - disse subito dopo - Dai, vieni che ti
accompagno a casa. -
Fin dalla partenza da casa Milena era diventata molto pensierosa.
- Be'? Che c'e' adesso? -
- No, e' che mi stavo chiedendo... -
- Che cosa? -
- Tu hai sempre  trovato il tempo per  fare quattro chiacchiere con
me da quando ci conosciamo. Mi hai aiutata tante volte e non ho mai
potuto fare nulla per ricambiare... -
- Alt.  Non andare oltre. - la  fermo' usando quel tono autoritario
che usava solo in rare occasioni.
- Non ho mai detto di volere  niente in cambio, per me e' del tutto
naturale  aiutare  chi  lavora con  me  a  stare  meglio.  -  disse
addolcendo di molto la sua voce.
- Hmm... Sei sicuro di non avere anche tu qualcosa che non va? -
- Si, sono sicuro.  Sono solo un  po' stanco e ho bisogno di riposo
come  gli  altri.  -  Per  rimarcare  questa  sua  affermazione  si
stiracchio' leggermente.
- E va bene,  ti voglio credere  ma promettimi che se avrai qualche
problema mi chiederai aiuto. -
- Ok, promesso. -
Nel frattempo erano arrivati davanti a casa di Milena.
- Ok, eccoci arrivati. -
- Grazie del passaggio Gio. -
- Di niente... Anzi... - disse mentre lei stava  per scendere dalla
macchina.
- Si? - rispose lei voltandosi.
- Grazie  a te. - le disse  dandole un bacio  sulla  guancia che la
fece diventare rossa come il sole al tramonto. Scese dalla macchina
in stato di semi-trance e  rimase a fissare  nel vuoto  per qualche
minuto prima di rendersi conto che era rimasta sola ed immobile sul
marciapiede davanti al portone di casa.
Pochi minuti dopo  TheGIO era tornato a casa  e si stava preparando
ad  infilarsi nel  letto quando  realizzo' di aver chiuso  il gatto
nella  sua camera rendendola cosi'  inagibile per  tutta la notte a
meno di  non  voler  dormire  con  delle  cuffie  anti-tutto  sulle
orecchie.
Mentre si  preparava  a passare  la notte sul divano  gli venne  in
mente una frase che Veleno gli disse tempo fa: "E tu rinunci  ad un
buon sonno in un  comodo letto per  non scomodare 5 kg di arrosto?"

- Ma e' mai possibile  che devi sempre  portartela appresso  quella
bestia? - domando' uno dei due uomini dall'altra parte del tavolo.
- Chi? Veleno? - rispose  indicando  l'individuo  seduto  alla  sua
sinistra. - Mi ha seguito  fino qui, mi sa che  me lo devo tenere -
rispose TheGIO  ignorando  volontariamente  l'occhiataccia del  suo
compagno  d'armi  - Io  mi  riferivo  al  gatto  veramente. -  fece
notare l'uomo chiamato Grigory - Ah! Il gatto! E tu che mi dici del
tuo pennuto allora? - ribatte' TheGIO alludendo al suo falco.
- Almeno  io  non  lo  porto  in casa... - ribatte'  poco  convinto
l'altro.
- Per me sono solo 5 Kg di arrosto vero Quilland? - commento' acido
Veleno rivolto  al quarto uomo.  Questa frase  scateno' la reazione
immediata da parte del padrone del gatto. 
- Dovrai passare sul mio corpo prima! -.
- Basta  chiedere  arciere, dimmi  solo quando  e come.  -  rispose
Veleno mantenendo lo stesso tono acido di prima.
- Anche  subito se  vuoi,  bifolco! Ma prega il  Signore  di essere
abbastanza veloce  da evitare  le mie frecce o non ci sara' modo di
distinguerti da un puntaspilli! -.
Gli altri  due  uomini che erano  con loro non  fecero caso piu' di
tanto a  questa scaramuccia, ci erano piu' che abituati  e sapevano
benissimo che mai e poi mai sarebbero arrivati a tal punto.

Un debole  sorriso si  era  formato  sulle labbra di  TheGIO mentre
ripensava a quei tempi quando la preoccupazione maggiore era quella
di  riuscire a  riportare  a casa  la pellaccia ogni  volta  che si
usciva dalla  tenuta di Quilland,  il nobile  che li  aveva assunti
come  guardie  personali.  "Non  che ci  sia una  grande differenza
rispetto ad adesso in fondo..." penso'  mentre osservava la vecchia
spada dalla lama sottile fissata ad una parete del salotto.
Quasi tutti quelli che entravano in casa sua per la prima volta gli
chiedevano  che ci  facesse  un'oggetto  antico  come  quello in un
salotto  arredato  modernamente  come  il suo.  "E' solo un  caro e
vecchio,  molto  vecchio ricordo..." era  la risposta standard  che
ricevevano.  Solo Veleno conosceva davvero la provenienza di quella
spada esposta salotto, nemmeno Lady Ren che pur condivideva il loro
destino ne era a conoscenza,  tutto quello che sapeva e' che quando
incontro' per la prima volta TheGIO lui l'aveva gia' con se.
Nemmeno lei sapeva  infatti che  fu proprio  quella spada a  fargli
scoprire la sua natura.

Il clangore  provocato dallo  scontro tra le  due lame si perse tra
quello provocato  dagli altri duelli  che tenevano impegnati i suoi
tre compagni di avventura.  Il suo avversario sembrava non accusare
minimamente  la fatica  del  duello e  lo stava  facendo  arretrare
visibilmente. Ormai, si disse, non  ho piu' la forza per continuare
questo maledetto scontro, devo giocarmi il tutto per tutto adesso!
Lanciando un urlo terribile si scaglio' con tutte le forze  rimaste
contro  il suo avversario il  quale non si fece affatto scoraggiare
da quell'improvisa carica. Il suo ultimo pensiero prima di piantare
la  sua spada nel  cranio del suo  avversario fu  qualcosa  di poco
gentile a proposito degli antenati dello scozzese che gli si parava
di fronte  e che  riusci' a piantargli  la spada in pancia prima di
cadere a terra colpito a morte.
TheGIO cadde a sua volta e, prima di perdere conoscenza, riusci' a
togliersi la lama dall'addome per buttarla poco lontano.
Poi il buio assoluto.

Quando riapri' gli occhi si  trovo' ad osservare i volti conosciuti
dei  suoi  compagni,  due di loro  avevano  un'espressione  davvero
felice  mentre  il terzo  sembrava...  No, dispiaciuto  non era  il
termine adatto ma in quel momento non gli veniva in mente altro.
- Temevamo di averti perso - disse uno  di loro con  il suo  solito
accento russo che tradiva le sue origini.
- Allora, prode guerriero, ce la  fai ad alzarti? - disse l'uomo in
armatura marcando particolarmente le parole 'prode guerriero'.
- Non ci credo!  Nemmeno all'altro mondo  posso stare in pace! - fu
il  suo commento mentre si rimetteva a stento in piedi.
- Voi  tre dovete  essere  una  specie  di  maledizione  se  vi  ho
incontrati anche nell'aldila'... - dichiaro' puntando un dito verso
i tre  uomini  che si stavano  osservando  con  aria  mista  tra lo
stupito e il divertito.
- Temo che  l'ultimo colpo ti  abbia reso piu' scemo  di quello che
eri prima. - lo canzono' il terzo uomo.
- E come se non bastasse mi tocca  anche essere insultato da questo
bifolco! -
- Modera i  termini se non vuoi che  la mia lama faccia  quello che
non ha fatto quella di quello scozzese. - replico' rabbioso Veleno.
Quest'ultima  frase spiazzo'  completamente  TheGIO che fino a quel
momento era davvero convinto di essere trapassato e di star subendo
una specie di punizione Divina.
- Ma volete dire che non sono morto? - domando' con un fil di voce.
- Che avevo detto?  E' piu' scemo di prima...  -  fu la risposta di
Veleno mentre si allontanava.
Nei giorni successivi penso' a lungo a quello che gli  era successo
e si disse che gli altri,  per sua fortuna,  erano troppo impegnati
in duello per notare che il colpo ricevuto  era mortale  e che  non
avrebbe  dovuto sopravvivere  in alcun modo.  Qualora se ne fossero
accorti avrebbero iniziato a sospettare e lo avrebbero  sicuramente
consegnato  all'inquisizione   se  avessero  visto  le  sue  ferite
rimarginarsi  a vista d'occhio.
Nei mesi  che seguirono  fatico' non  poco a non  farsi scoprire  e
liquido'  la sua troppo veloce  guarigione come un vantaggio dovuto
al suo fisico. Solo Veleno non gli volle credere e, come scopri' in
seguito, aveva una ragione dannatamente buona per farlo,  anche lui
era un immortale  ma si era reso conto da tempo di possedere questo
"dono".

Per gli altri poteva essere un dono favoloso, per loro era solo una
dannata maledizione,  cosa c'era di favoloso nell'accumulare in una
sola persona  le sofferenze di secoli di vita?  Cosa c'era di bello
nel  vedere invecchiare e  morire le  persone care?  Il suo  ultimo
pensiero  prima   di  cadere  tra  le  braccia  di  Morfeo  fu  una
stramaledizione rivolta a se stesso per aver fatto avvicinare cosi'
tanto a se Milena.

Il giorno arrivo' prima con la solita alba silenziosa e poi con  il
suo bagaglio di rumore confuso che lentamente invadeva  le  strade, 
svegliando lentamente tutta la  citta', mischiato  al  profumo  del
caffe', al rumore  dei  battitappeti, all'acqua  scrosciante  delle 
docce ed al ticchettio dei tostapane.
"La  mia  cravatta  blu...  Dove  diavolo  l'avro'  messa",  Veleno 
rovistava nell'armadio da qualche minuto, alla  ricerca  di  questo 
capo. La sua mano emerse dalla rastrelliera delle cravatte con  una
nera fascia di nylon elasticizzato, che aveva due scomparti piccoli
su di un lato ed un altro con fibbia sull'altro.
"Toh, la mia vecchia fondina ascellare...", la poso' sul letto, per
tornare poi a guardare nell'armadio. Si blocco' per qualche istante
con  un'espressione  dubbiosa  sul volto. "Che  ci  faceva  tra  le 
cravatte?",  si  chiese  una  parte  di  lui,  mentre  l'altra  gli 
assicurava che lui non voleva davvero trovare la risposta a  quella
domanda.
Dopo qualche altro rovistamento, le sue mani emersero  dalle antine
con la cravatta che stava cercando e con un sorriso soddisfatto  in
volto.
Scivolo' in cucina scoprendo con rammarico che il caffe' era finito 
e che nel suo frigorifero albergavano esseri  di  altri  mondi, che
avevano invaso la terra, utilizzando la forma di generi alimentari,
ma che una volta scoperta la loro reale  forma  e  natura  di  tali
fattezze mantenevano ben poco.
Con un calcio scaccio' un cartone del latte che era strisciato fino 
alla soglia dell'ingresso, assieme a cio' che sembrava  essere  una
bistecca di muschio, a cui sparo' senza pensarci tanto sopra.
- Brutto figlio di puttana! Ogni giorno la stessa storia! Ma che ci
troverai di bello nello sparare al tuo pavimento, razza di  cazzone 
che non sei altro! - si lamento'  l'inquilino  sottostante, che  se
la memoria di Veleno non lo ingannava era un commercialista con una
fama ben consolidata.
- Vedi se digerisci questa, rompiballe - sibilo', piu' a se' stesso 
che al vicino, mentre lasciava cadere nella buca provocata dai suoi
proiettili  una  granata  - Bomba  in  buca -  disse,  uscendo  sul 
pianerottolo, ascoltando il sottile  tintinnio  del  metallo  sulle 
piastrelle del pavimento del vicino, superato dall'urlo  che questo
fece quando si rese conto della situazione che si stava delineando.
Poi, alzando la voce, rincaro': - E  non  e'  possibile! Urlare  la 
mattina presto! C'e' gente che non ha decenza, a questo mondo! - la  
sua voce rimbombo' sulle scale, mentre chiamava  l'ascensore. L'eco 
della sua voce nella tromba delle scale  fu  subito  coperto  dallo 
scoppio dell'ordigno che aveva rilasciato poco prima.
Una bianca  nube  investi' tutto  il  piano  sottoscante  scendendo 
lentamente verso il  basso. L'ascensore  emerse  da  questa  nebbia 
come un miraggio sferragliante, che dopo qualche tempo si  arresto'
al  piano  terra. Veleno  rialzo' lo  sguardo, la  bianca  nube  di 
calcinacci si stava avvicinando e ben  presto  avrebbe  coperto  il
pianerottolo come una strana  neve  finta. Il  volto  dell'uomo  si 
rabbuio' per qualche istante, quando la  parola  neve  passo' nella 
sua  mente  ed  affretto'  il  passo  verso  il  portone. Aveva  un 
impermeabile nero e sporcarselo in quel modo non era certo un  buon
proposito, convenne. La polvere  di  gesso  e  calcinacci  non  era 
facile da togliere.  
Sbuffo', la giornata era incominciata nel solito modo schifoso.

- Buongiorno - TheGIO  appese  il  giaccone  all'appendiabiti posto 
nell'androne dell'ufficio.
- Salve capo - Milena alzo' gli occhi per qualche istante, tornando 
poi a smistare la corrispondenza arrivata quella mattina.
Lui guardo' nel suo cestello e vi trovo' un  paio  di  lettere, una 
era della banca e fu la prima che apri' osservandola attentamente.
- Ma guarda - borbotto' - Pensa, Mendo  ci  ha  liquidato  l'ultimo 
incarico con un assegno in rosso - "Lo sapevo che dovevo  insistere
per accreditarlo nei primi venti conti e  non  sul sessantaduesimo, 
i conti sotto il quarantesimo, per gli Shutaro sono  troppo  attivi 
per i gusti dell'agenzia!" - Ci comunicano che nel giro di un  paio  
di giorni dovrebbero accreditarci  la  somma, giusto  il  tempo  di  
chiedere un trasferimento di fondi -.
- E ci mettono  due  giorni? - commento  Milena, stupita - Se  vuoi 
telefono stamattina agli Shutaro per avvisarli -.
- No, meglio di no - rispose  lui - E  poi  non  ho  intenzione  di 
attendere ore in linea perche' mi comunichino da quale dei duecento 
conti che hanno o che vogliono aprire in quella giornata, io  possa
attingere. Dilapiderei questo incarico con una sola telefonata -.
Milena  archivio'  la  questione  e  continuo'  nel  suo  diligente 
operato.
- Come va? - domando' alla donna, in tono apparentemente distratto,
tanto che Milena ci mise un po' a rispondere.
- Oh, tutto bene - menti', o meglio cosi'  interpreto'  lui - Tu? -
cerco' anche lei il suo volto per comprendere se le stesse  dicendo 
la verita', ma incontro' solo le sue spalle, ed il braccio  destro, 
alzato, a sventolare la seconda busta, con fare noncurante, a motto
di lasciar perdere.
- Una buona dormita risolve molti problemi - vi aggiuse una  risata
alla fine, giusto per dare un po' piu' di verita' al tutto. "E  due
paroline a chi dico  io, daranno  una  buona  mano  alla  dormita", 
aggiunse. 
- Buongiorno  buongiorno  per  tutto  il  giorno! - disse  entrando 
nell'ufficio di fronte al suo.
La reazione che  suscito' nell'occupante  fu  semplicemente  quella 
prevista, un'occhiata  strana, un'espressione dubbiosa ed una frase
salace.
- Oh  santi  numi! - sbotto'  Veleno  alzandosi,  con  una  smorfia 
singolare, forse perche' il fumo della  sigaretta  gli  era  andato 
negli occhi - Dimmi che e' vero! Dimmi  che  e'  vero! - imploro' -
Dimmi che almeno stanotte hai fatto sesso! -.
La risposta non fu certo delle piu' ortodosse e diede a Veleno  una
chiara indicazione della direzione da prendere  per  andare  in  un 
posto decisamente affollato, visto il  numero  di  persone  che  ci 
spedivano tutti.
- Quando saluti cosi' io di solito mi preoccupo, perche' vuol  dire 
che sei di buonumore - TheGIO annui' - E quando sei di buon  umore,
vuol dire che mi stai per fare  una  carognata - borbotto' puntando 
le mani dietro di lui, sul piano della scrivania.
- O che mi e' andato bene qualcosa - aggiunse  per  lui  TheGIO, ma 
il sopracciglio alzato e l'espressione perplessa raccontavano molto
piu' delle parole.
- Eh gia', magari ora mi verrai a raccontare  che  sono  la  regina 
d'Ingilterra,  che  Moroboshi  e' un  ricchione  e  che  CB  e' una 
novizia e che ferma la gente per le strade e gli dice "Fate l'amore
e non fate la guerra" -.
- Okay okay - ammise TheGIO - Avrei da dirti due  parole - esordi',
chiudendo la porta dietro di se'.
- Se e' riguardo a  quella  rossa  che  sta  dietro  casa  tua, non 
preoccuparti, ha risposto picche e non mi ci  impegno  poi  piu' di 
molto -.
- A dire il vero non centra la rossa - "Pero'  e'  sempre  buono  a 
sapersi", aggiunse tra se' e se'.
- Accidenti, ma se non e' una questione di donne, che diavolo sara'
mai? - si domando' Veleno, schiacciando il mozzicone nel posacenere
senza curarsi del fatto che questo traboccasse.
- E chi ha mai detto  mai  che  non e' una  questione  di  donne? - 
ridacchio' TheGIO, tenendolo ancora sulla corda per qualche tempo.
- Te pareva - Veleno si rialzo' sulla sedia - Avanti... -.

Crossbones appoggio' morbidamente sulla  spalla  destra  il  grosso
aggeggio che lui si ostinava a chiamare arma.
"E' uno strumento troppo grande per chiamarlo  arma", riflette' tra
se' e se', sogghignando, "E' un  oggetto  immenso, grezzo, pesante, 
di ferro", osservo' i suoi bersagli, "E non  solo!", il  ghigno  si 
allargo' di  piu', "Sputa  anche  fuoco!", il  grilletto, sensibile 
quasi quanto  il  capezzolo  di  una  donna, si piego' docile, alla 
pressione del suo dito. Ed  era  cosi', quell'arma  era  una  bella 
donna, bisognava saperla trattare e bisognava saperla capire.
- Stai bene attento ora, ragazzo -  intimo'  a  Rebel  Yell - E  mi 
raccomando, premi forte sui tuoi paraorecchi -.
Un istante dopo, un crepitio fuori ogni stima possibile  invase  il
poligono di tiro. Yell premeva con tutta la sua forza sulle  cuffie
insonorizzanti  che  si  era  infilato, ma  nonostante  questo  gli  
sembrava quasi di aver appoggiato l'orecchio sul terreno  a  cinque 
centimetri da un martello pneumatico a  pieno  regime, brandeggiato 
da un'essenza  urlante, perche' riusciva  distintamente  a  sentire
il selvaggio grido di Crossbones, interrotto da qualche risata.
Un display posto  sopra  di  loro  conteggiava  i  colpi  a  segno, 
attraverso  un  tracciatore  allacciato  alla  canna  dell'arma   e 
collegato al dispositivo che eseguiva il conteggio. Il rapporto tra
centri  fatti  e  proiettili  sparati  era  superiore  a  qualsiasi 
proporzione immaginabile. Di certo, si disse il giovane, Crossbones
non faceva economia di piombo.
Yell rese conto del fatto che il  socio  avesse  terminato  la  sua 
dimostrazione solo quando rimase il  rimbombo  dei  colpi  e  delle 
grida nelle sue orecchie. Fece per togliersi le cuffie  quando  sul
piano di tiro apparve una piccola ombra scura. Il  giovane  strinse 
gli occhi, appuntandosi mentalmente che un soppressore di fiamma al
"coso" che CB imbracciava  sarebbe  stata  una  mano  santa. Certo, 
toglieva il gusto dell'uso dell'arma, forse per CB, ma per  i  suoi 
occhi sarebbe stato di certo di grande aiuto.
Un orsetto dalla maglietta gialla ed i pantaloni neri, con ai piedi
un paio di  sci,  arrancava  sul  bianco  pavimento  del  poligono, 
scandendo una monotona litania.
- E dura... E dura... E  dura... E... - il  lamento  fu  spento  da 
trenta colpi vomitati istantaneamente dall'arma di Crossbones.
- 'Fanculo tu e  le  tue  pile - sogghigno', annotandosi  il  nuovo 
punteggio appena  totalizzato - Che  ne  dici, un  bonus  per  quel
fidiputt di orsetto me lo  posso  accreditare? - spunto' una  cifra 
sul suo taccuino e ne segno' un'altra di seguito - Sono  migliorato
- considero' poi con distacco.
La risposta di Yell fu semplicemente il vacuo  rumore  proprio  del
deglutire a vuoto.

- Gente io stacco! - quasi fosse  la  ruota  di  un  pavone, Veleno 
infilo' il suo impermeabile - Chi viene a pranzo? -.
- Io! - dalla reception giunse la voce di Milena.
- Tu che fai, cornutaccio? - TheGIO alzo' la testa da un pilico  di
carte.
- Devo finire ancora ste cose, poi magari vi raggiungo - menti', di
certo Milena non  poteva  vederli, non  poteva  nemmeno  vedere  il 
sorriso di TheGIO e i gesti che i due si scambiarono.
- Accidenti! Questa mattina e' volata - Crossbones getto' le cuffie
insonorizzanti nel cestello della sua posta in arrivo e si  sedette 
appena entrato nell'ufficio.
- Cosa? - domando' Yell mentre il suo indice  sinistro  solleticava
con vigore  il  suo  padiglione  auricolare. L'altro  si  limito' a 
sbuffare.
- Venite a pranzo? - domando' Milena ai due.
- Crossbones! Ho  qui  un  nuovo  preventivo  delle  nostre  amiche 
gattine dell'armeria! - la voce usci' dalla porta  di  TheGIO - Che 
ne dici di discuterlo assieme? - omise volontariamente la parte  in
cui ci sarebbero dovute essere le probabili  scuse  che  CB  doveva 
dargli  per  gli  ordini  che  superavano  cifre  richieste  da  un 
reggimento di fanteria meccanizzata.
- Vieni a pranzo? - domando' Milena  al  giovane  Yell, che rispose 
strillando la sua incomprensione.
- No! Rebel! Tu  mi  servi  qui  alla  scrivania, ho almeno  trenta 
francobolli da appiccicare ad altrettante buste e la  spugnetta  e'
a secco - aggiunse TheGIO.
"Fidati, trovero' la scusa adatta per  entrambi", gli  aveva  detto 
quella mattina in ufficio, "Certo che  io  sono  stato  proprio  un
cretino  a  non  chiedergli  se  questa  scusa  fosse  piu' o  meno 
credibile", si rimprovero' Veleno.
- Hmm, a quanto pare  siamo  solo  in due  oggi - borbotto' Veleno, 
tenendole aperta la porta.
Milena lancio' un  ultimo sguardo a Yell che rispondeva ad entrambi
i due colleghi urlando le frasi e non riuscendo a  capire  cio' che 
gli veniva detto.
- Ma Gio ha per caso portato il gatto in  ufficio? - chiese, mentre 
Veleno chiudeva la porta.
- E me lo dici ora? - rimbotto' - A saperlo mica si  andava  fuori, 
cinque chili d'arrosto fanno sempre comodo - sghignazzo'.
Milena arriccio' un poco il naso, alle volte l'umorismo  di  Veleno 
era un po' troppo crudo per i suoi gusti. Certo che pero', si disse
mentre lui le reggeva il  soprabito  per  aiutarla  ad  indossarlo, 
aveva modi garbati, sempre che fosse ben disposto  verso  l'oggetto 
delle sue attenzioni.
- Cosa vuoi mangiare? - domando' lui, mentre scendevano  le  scale,
come al solito l'ascensore dello stabile era guasto e l'ultimo loro 
discorso  con l'amministratore, Arsenio  Magiret, non  aveva  fatto 
altro che sortire il risultato di sempre, mettendoli per l'ennesima
volta di  fronte  alla  cruda realta', la  sua  strabiliante (cosi' 
diceva il soggetto chiamato in causa), camicia tatuata. Ogni  volta
che gli si chiedevano soldi per mettere a posto qualcosa  la  solfa
era sempre la stessa, tirava fuori  la  storia  della  sua  camicia 
tatuata e non si decideva nemmeno a mettere a posto i vicini.
Infatti sulla seconda rampa dovettero far posto a due grossi barili
di vino sotto i quali erano nascoste due ragazzine, spalleggiate da 
altrettanti corpulenti omoni che imprecavano in un dialetto non ben 
definito, assieme alla prima delle due, che a guardarla  in faccia, 
sembrava il candore fatta persona, o  meglio  questo  era  stato il  
giudizio di Milena, fino a quando la loro vicina non  aveva  aperto 
la bocca, dando sfogo ad un vocabolario che accorpava almeno  sette
moli con annessa manovalanza. Veleno scorse il volto allampanato di  
Sailor Verduzzo dietro il secondo barile  e si  spiego' il  perche' 
del  traffico  sulle  scale.  Erano  solo  a  mercoledi'  e  quella 
debosciata aveva gia' fatto tre carichi. Scosse la testa  con  fare
sconsolato e scivolo' oltre i quattro.
Appena messo il naso fuori dal portone si trovarono di fronte ad un
tutore dell'ordine con il casco da motociclista che gli intimava di
rimanere per qualche istante all'interno del portone. Dopo  qualche 
istante fu spiegato il motivo del ritardo, stavano  effettuando  un  
controllo sraordinario sui semafori della zona, per  sincronizzarli
e verificarene il  funzionamento. Incominciarono  ad  avvertire  un 
sordo risuonare di metallo battuto e  videro  sfrecciare  l'addetto 
alla sincronizzazione dei semafori cittadini, il  Turbomminc*a, sul 
suo Fifty 50 cc. elaborato.
- Non mi hai ancora risposto - Veleno si rivolse a Milena, che  gli
offri' un'occhiata dubbiosa.
- Eh? -.
- Ti  avevo  chiesto  cosa  vorresti  mangiare, non  mi  hai ancora 
risposto - sorrise amabilmente, sortendo l'effetto di far diventare
le guance di Milena di un bel rosso ciliegia.
- Scusa - sussurro' lei. Per qualche istante Veleno fu certo che le
labbra della donna si fossero mosse senza emettere alcun suono, poi
realizzo' che quello che stava confondendosi con  il  rumore  della 
strada era una parola.
- Chiedilo al tuo stomaco e non a me - la redargui' lui. 
"Il Vecchio Cacciatore sta tirando fuori l'artiglieria pesante", fu
la voce di TheGIO che gli risuono' nella mente ed una parte di  se'
stesso sorrise, ma purtroppo  era  quella  che  non  controllava  i 
muscoli facciali in quell'istante.
-  Tagliolini  al  maiale  tritato  da  Marrabbio?  - domando' lui, 
suscitando in lei una silenziosa approvazione. Non si sforzo' ne le
chiese  di  sforzarsi  per  dimostrare  piu' entusiasmo,  conosceva 
Milena  e  la  sua  timidezza,  aveva  abbastanza   delicatezza   e 
discrezione per non pretendere di piu'.
Si tuffarono nei piccoli viottoli di IAC City, una delle poche cose 
che il tempo non aveva ancora cambiato, assieme ai tanti striscioni
multicolori composti da artisti sempre troppo  sconosciuti, massaie
intraprendenti, assieme alle  floride  figure  in  zoccoli  che  si 
spostavano  silenziose   nella  magia  del   normale,  dell'usuale, 
interrotto solo ogni tanto da intercapedini buie, da cui usciva  un
dolciastro odore di avanzi del cibo  e  pesce  secco, da  cui  ogni 
tanto si sentivano i movimenti di animali affamati.
- Buongiorno - disse un  uomo  dietro  ad  un  bancone  con  grandi 
piastre arrioventate  su  cui  stavano cucinandosi frittate, carne,
spaghetti, verdure e altre pietanze.
- Salve a tutti - saluto' Veleno. 
- Ehi! Chi si vede - borbotto' un vecchietto seduto  ad  un  tavolo
con un bicchiere di birra Kirin - Era da molto che  non  passavi da 
queste parti - constato'.
- Gia', e la clientela  era  molto  migliorata - commento' acido il 
proprietario del locale, che non apprezzava i  capelloni, anche  se
almeno  quello  si  vestiva  bene - E  tu  zitto, Bruno  Lauzi  del 
quartiere, finisci la tua birra e liberami il  tavolo! - lo  scosse
Marrabio.
Zio Sam fini' il bicchiere di  birra  e  si  alzo', mascherando  un 
rutto.
- Me ne vado si'! - sbuffo', prendendo la  via  della porta. Veleno
sorrise, non aveva visto la figlia del proprietario nel ristorante,
forse per questo motivo Marrabio era cosi' tanto arrabbiato. 
Si sedettero di fronte al bancone ed un  piccolo  cinese  di  mezza 
eta' si piazzo' davanti ai due.
Milena fece la sua ordinazione, con  garbo  e precisione, prendendo 
un po' di carne stufata con  verdure, con  della  senape  fresca  e 
degli spiedini di pesce. A quanto pare, il cameriere   accolse  con  
entusiasmo la scelta dell'"oden", da parte della donna. 
- Quattro di  quelli  ed  un  piatto  di  tagliolini cinesi - disse 
Veleno indicando dei gamberoni ubriachi - Con  il  maiale tritato - 
aggiunse, per specificare il condimento della pasta di soia.
- Dojo doy? - chiese il  cinese, non  comprendendo  il perche' quel
cliente che aveva  di  fronte  aveva  ora  una  mano  sul  volto  e 
mormorava qualcosa.
- No... Non di nuovo... - ripete' l'ordinazione e il cameriere fece
la stessa cosa.
- Ma perche' ogni volta mangio orientale mi capita  un  cretino che
fa  cosi'? - si  domando'. Dopo  cinque  minuti  aveva  risolto  la 
questione,  scrivendo un  foglio e  consegnandoglielo, condito  dai 
piu' volgari insulti in cantonese e in mandarino che la sua memoria 
potesse ricordare.
- Vuoi? - Veleno si offri' di versare un bicchiere  di  birra Kirin 
alla donna. Questo provoco' un'occhiataccia da  parte  di  entrambi 
gli uomini dietro  il  banco. Come  al  solito  lei  si  limito' ad 
annuire ed a guardarlo ridacchiare sommessamente mentre lo faceva.
- Sono cosi' divertente? - domando' lei, sulla difensiva.
- Dio  mio! - sbotto' Veleno - Sei  sempre  sulla  difensiva? - "Ha 
parlato mister estroverso", commento' acida una parte di lui.
- N-no... - era bastato un accenno al suo  comportamento  per farla 
arrossire e ritirarsi nuovamente.
- Scusami - le parole uscirono morbide e calde, tanto che Milena se 
ne stupi' - Non volevo offenderti, non avevo alcuna  intenzione  di 
criticare il tuo  comportamento - rise  ancora - Dovevi  vedere  le 
loro facce quando ti versavo la  birra... - le  spiego' che  i  due 
erano degli orientali molto tradizionalisti e che secondo le usanze
sarebbe dovuto toccare a lei questo ruolo. Quando tutto fu  chiaro, 
anche la donna si permise di sorridere.
- Aveva ragione, accidenti! - esclamo' lui.
- Chi e su cosa? -.
- Gio quando dice che  sei piu'  carina  quando sorridi - una piega
sorioniona  delle labbra  diede il tocco  finale  all'inizio  della
missione di Veleno.
- Ma... - non le diede  tempo  di  proseguire, "E' cotta a puntino, 
andiamo!".
- Vediamo se avevo ragione io su di un'altra cosa... - avvicino' le
mani al suo viso facendole scivolare lentamente dietro le orecchie. 
- Ca-capo... - Milena  non riusciva  bene  a  comprendere  cosa  le 
stesse accacendo, la realta' che le roteava vorticosamente  attorno
cambiava rapidamente, si era  alzata la  temperatura, o  forse  era 
solo il suo avvampare che le  dava questa  sensazione, o  erano  le 
mani  di  Veleno,  con  un  tocco  morbido  che  le  sfioravano  il 
collo, o...
Qualcuno dentro Veleno  rideva, rideva di gusto, con  risate sonore 
e saporite. "Il Vecchio Cacciatore ora sta  davvero  tirando  fuori 
l'artiglieria pesante", disse qualcuno dentro di lui e si  ritrovo' 
ad ascoltare la voce di Lady Ren.
Milena senti' le sue dita correre lungo  il  suo  collo, si  senti' 
portare lentamente  verso  di  lui,  dolcemente. Ma  la  sensazione 
termino' quasi immediatamente.
- Avevo  davvero ragione! - annuncio'  Veleno, mentre lei osservava
con fare  incredulo  le  mani di  lui che  chiudevano  abilmente le 
stanghette dei suoi  occhiali - Sei molto piu' carina senza  questi
- aggiunse,  rendendo  ancor  piu' vivo  il  rosso  ciliegia  delle 
guance gia' imporporite.

- Bene! - TheGIO si alzo' dalla sua scrivania, che su  di  un  lato 
ospitava CB - Possiamo andare a mangiare - annuncio'.
- E quel discorso che volevi farmi? - chiese Crossbones, mentre  si
puliva le unghie con il  Bowie,  pensando  a  cosa  macellare  quel
pomeriggio.
- E quei francobolli? - Rebel Yell  si intratteneva con uno  yo-yo,
mentre pregustava la nuova confezione  di  francobolli  da  lettera 
dell'agenzia,  la "Mille  Sapori" della "Minc*a!  Valori  Bollati",
che oltre ai gusti frutta aveva anche le  colle  aromatizzate  alle 
creme. Uno dei suoi sogni segreti era di  diventare il  testimonial
delle campagne pubblicitarie  dei  francobolli. Trenta  secondi  di 
celebrita' alla volta, per leccare un  francobollo e  dire "Minc*a!
Che Valori Bollati!" e appiccicare  il  francobollo  all'obbiettivo 
della telecamera.
- Se volete stare qui a guardarvi in  faccia, state pure, io me  ne 
vado a mangiare un boccone - prese la  giacca e usci' dall'ufficio.
I due si scambiarono uno sguardo e dopo  pochi  istanti  furono  al 
suo seguito.
- Gio, aspettaci! Ehi... -.

- Ehi... - i loro sguardi non  si  erano  ancora  incrociati - Ehi,
signorina - le  sollevo'  il  mento  con  l'indice - Si puo' sapere 
cosa c'e'? - domando' lui - Ti faccio  cosi' tanta  paura? O  forse 
non sono io a farti paura? Cosa c'e'? - incalzo'.
- Tuto bene? - chiese un uomo di colore appasro immediatamente alle
loro spalle. Veleno lo squadro' con on'occhiata irosa che poco dopo
divenne stupita. Milena senza pensarci rispose con un timido "si'",
senza  curarsi  di  chi  fosse  l'interlocutore, che  se  ne  ando' 
lentamente, diretto ad un tavolo dove una donna lo stava attendendo
sezionandolo con gli occhi. Il cameriere  orientale  si  fermo' nel
bel mezzo della sala, facendo oscillare il vassoio su  cui  portava
del tofu dolce e  delle  bevande, esclamando "Che  bigolo!". L'uomo
di colore liquido' la faccenda mormorando qualcosa sul tempo e  sul
clima piuttosto rigido di  quei  giorni, parlando  con  un  marcato 
accento africano.
- Quello non si fa problemi - borbotto' Veleno - Cosi', a culo nudo 
- aggiunse.
- Vorrai dire senza peli sulla lingua... - lo corresse Milena.
- No no, proprio a culo nudo - confermo' lui, mentre  la  donna  si
rendeva  conto, arrossendo  vistosamente, che  l'uomo  non  portava  
addosso  nulla  piu' di cio' che gli aveva fornito madre natura.
Entrambi tossicchiarono imbarazzati.
- Vuoi darmi una spiegazione? Sono io? E' per caso la mia faccia? - 
riprese Veleno.
- No, non e' colpa tua - Milena si  chiese  se  stava  mentendo, in 
fondo era colpa sua, ma non era  colpa  sua. Perche' la  colpa  era
effettivamente sua, era il comportamento di  Veleno a preoccuparla,
ma non era colpa di Veleno... Quei  ragionamenti  un  po' intricati 
le facevano venire spesso un tremendo mal di testa.
- Allora come mai non mi guardi in  faccia? - toccava a lui mentire
questa volta. Sapeva benisimo che Milena e  la  timidezza  andavano
di pari passo, ma la conosceva anche come donna decisa, forse molto
riservata  ma decisa e  non  sapeva dire  facilmente di  no ad  una
sfida.
- Ma... - questa volta alzo' lo sguardo su di lui - E invece no! E'
proprio colpa tua, accidenti! - sbotto' - Perche' nessuno mi  vuole
dire cosa sta accadendo? Datemi una buona ragione per il clima  che
c'e' in questi ultimi tempi in  ufficio. Perche' parlate  tutti  di 
meno? E perche' quel povero ragazzo viene trattato cosi'? -.
- Allora e' per Rebel - "Un'altro  che  suscita  complessi  materni 
nelle donne", sbuffo' una parte di  lui, "Ci  mancava  solo  Faccia 
D'Angelo che piantasse casini e facesse cascare le donne per strada
con una  occhiata... Beh, piu' che  Faccia  D'Angelo, ripensandoci,
Nino D'Angelo e' meglio. Pero' anche tu  una  volta  facevi  questo 
effetto alle donne", sorrise per un istante, "Ora come mai  non  ti 
capita piu'?", scosse la testa, "Il tempo passa per  tutti, vecchio
mio...". Una volta, o meglio quello che lui intendeva per una volta
altro non erano che secoli...
- Perche' e' un bravo ragazzo e si fa in quattro, mentre voi... Voi
lo trattate come un bambino -.
- Lui E' un bambino! Un pivello! E' giovane e come tutti i  giovani 
ha entusiasmo, carica e grinta da vendere, ma ha anche la  tendenza 
a strafare. Ed io di teste calde, che mi coprano le spalle, non  ne 
voglio  avere.  Voglio  fare  il  mio  lavoro, voglio  farlo  bene, 
scattando,  sempre  perfettamente,  da  professionista, non  voglio 
correre rischi inutili, ne ho gia' di miei -.
- Lavoro... - borbotto' Milena - Sydia  me  lo  aveva  detto... Voi 
quattro pensate solo a quello... CB almeno ci si diverte! -.
"Ah perche', a me non piace?", si  astenne  dal  dirlo, "Se  non mi 
piacesse non lo farei", aggiunse, ma  piu'  per  rispondere  a  se' 
stesso che a Milena.
- Ecco, ora lo  ho  detto - concluse. Veleno  non  fece  altro  che 
continuare a  sorridere - Tu, Gio, Lord V, CB siete tutti uguali...
- "E gli uomini sono tutti uguali, i tempi  cambiano, le  cose  non
sono  piu'  come  una  volta, eccetera, eccetera, eccetera", Veleno 
sciorino' mentalmente.
- Eravamo una squadra - fece notare lui - E che squadra... -.
- Gia' - ammise lei - E si vede -.
- E perche' la colpa sarebbe mia allora? - questa domanda la  colse
quasi alla sprovvista, aveva divagato, forse troppo, dall'argomento
principe della discussione.
- Perche' tu sei il piu'... -.
- Stronzo di tutti? - domando', ottenendo un diniego.
- Il piu'... -
- Bello? - questa volta la fece sorridere, ma ahime', scosse ancora 
la testa.
- Il piu' misterioso! - alfine riusci' a terminare  la  frase - Non
parli mai, a meno che non sia necessario, se fai una cosa  ci  deve 
essere sempre un tuo utile, e' difficile che tu conceda qualcosa  a
qualcuno  senza  un  ritorno.  E  sembri cosi' fiscale, cosi' duro, 
cosi' inflessibile... Sembra  che  nulla  ti  possa  scalfire - non 
comprese  il  perche'  lui  stesse  sorridendo  in   quell'istante, 
l'ironia e' veramente una cosa strana - Cosi'... -.
- Scusa, ma allora avevo ragione io: stronzo... - concluse per  lei
Veleno.
- No non e' cosi'! - bevve congestionatamente un  sorso  di  birra,
forse per calmarsi forse perche' aveva  sete, comunque  quel  gesto 
servi' ad entrambe le necessita' - Io so che non e' vero - "Aaaa...
Un'altra donna che crede di poter  leggere  negli  uomini, come  e' 
parli mai, a meno che non sia necessario, se fai una cosa  ci  deve 
essere sempre un tuo utile, e' difficile che tu conceda qualcosa  a
qualcuno  senza  un  ritorno.  E  sembri cosi' fiscale, cosi' duro, 
cosi' inflessibile... Sembra  che  nulla  ti  possa  scalfire - non 
comprese  il  perche'  lui  stesse  sorridendo  in   quell'istante, 
l'ironia e' veramente una cosa strana - Cosi'... -.
- Scusa, ma allora avevo ragione io: stronzo... - concluse per  lei
Veleno.
- No non e' cosi'! - bevve congestionatamente un  sorso  di  birra,
forse per calmarsi forse perche' aveva  sete, comunque  quel  gesto 
servi' ad entrambe le necessita' - Io so che non e' vero - "Aaaa...
Un'altra donna che crede di poter  leggere  negli  uomini, come  e' 
piccolo il mondo", si disse lui - Siete tutte persone buone ed a me
piace lavorare con voi - ebbe un piccolo singulto - E... E insomma,
a me non piace che si faccia male alle  persone  buone, perche' non 
se lo meritano, perche' non e' giusto. E si vede quando una persona
buona non e' serena... Ecco... Le persone buone... Le persone buone
non dovrebbero soffrire... -.
- Shhhhh... - la mano di Veleno strinse forte una delle  spalle  di
lei. Non voleva avvicinarsi  di piu', non  voleva  toccare  la  sua 
anima troppo in profondita', perche' sarebbe stato  pericoloso. Era
sufficiente far  notare la  sua  presenza - Va  tutto  bene... - la 
rassicuro' - Va tutto bene... - si prese in giro, con un  amaro  ed
acido sarcasmo, perche' la sua mente aveva perso il conto di quante 
volte aveva oramai mentito in quel modo ad una persona che  non  se 
lo sarebbe mai meritato.

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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e'  *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue)  *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
*     -><-   E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it   -><-     *
*   -><-  http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html  -><-   *
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