Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 9 of MAXINT
Erano rimasti solo loro due in casa, CB ormai sara' arrivato a casa
da un pezzo, si disse. Subito dopo gli si presento' alla mente
l'idea del suo socio in giro da solo di notte per la citta'
indifesa senza qualcunoad impedirgli di raderla al suolo e venne
scosso da un brivido di paura.
- Qualcosa non va? - chiese Milena.
- Eh? Cosa? Ah no, tutto a posto grazie. - rispose TheGIO mentre si
passava il dorso della mano sulla fronte per asciugarsi il sudore.
- Davvero sicuro che sia tutto a posto? - insistette la donna,
conosceva i suoi datori di lavoro da abbastanza tempo per capire
quando c'era davvero qualcosa che non andava.
- Ma si, ma si, sto bene... Pensavo solo a cosa potrebbe combinare
CB mentre torna a casa. - rispose sforzandosi di sorridere.
- Cosa vuoi che faccia? In fondo era qui con la Jeep e non aveva
nemmeno montato la mitragliatrice oggi. - gli disse cercando di
rassicurarlo, ovviamente aveva preferito tacere sulla cassa di
granate che aveva scorto sotto il telo che copriva il vano di
carico.
- Gia', e' vero... - commento' e quindi concluse che per una volta
tanto poteva rilassarsi. - Vuoi qualcosa da bere? - le chiese
mentre si dirigeva verso il mobiletto degli alcolici.
- No grazie, lo sai che sono astemia. -
- In teoria... - disse mentre si versava del porto - ... Lo sarei
anche io ma non ci ho mai creduto davvero a questa storia... -
Poco dopo era seduto sulla sua poltrona in salotto con in mano il
bicchiere ed il suo gattone grigio acciambellato sulle sue gambe
che faceva le fusa con un volume tale da fare impallidire ad un
vecchio quadrimotore ad elica...
- Allora, di cosa mi dovevi parlare di tanto importante stasera? -
chiese mentre accarezzava sulla testa il gatto.
- COME? CHE HAI DETTO? - rispose Milena mentre gesticolava
indicando prima il gatto e poi le sue orecchie.
- HO DETTO: DI COSA MI VOLEVI PARLARE? - ripete' gridando.
- NON RIESCO A SENTIRTI! - urlo' continuando ad indicare il gatto.
TheGIO le fece segno di attendere, si alzo' in piedi con il micio
in braccio e si diresse verso la porta della camera da letto dove
rinchiuse il B-52 grigio.
- Oh! Ora va meglio. - disse massaggiandosi le orecchie.
- Scusami, dimenticavo che non ci sei abituata. -
- Ma come fai a sopportarlo? -
- Bah! Quando ti sei abituato al rumore della 500 di EoS a piena
potenza sai che nulla puo' essere peggio. - rispose con un ampio
sorriso ma si accorse di non averla convinta del tutto.
- Dunque, tornando a noi e a quello che ti stavo dicendo prima,
cosa c'e' di cosi' importante per fermarti qui fino a quest'ora? -
disse osservando l'orologio a cristalli liquidi del VCR che
indicava la mezzanotte.
- Be'... Ecco... - inizio' lei imbarazzata.
- Su, avanti, sai bene che con me non ti devi fare problemi. - le
disse per cercare di metterla a suo agio. A dire il vero non si
sentiva dell'umore adatto per fare il confessore ma se la sentiva
ancora meno di lasciare senza aiuto un elemento dell'agenzia.
- Si tratta... Si tratta di Veleno. - disse con un filo di voce
mentre abbassava lo sguardo.
"Oddio... Non sara' che l'altra sera..." la sua mente inizio' a
formulare una miriade di ipotesi nello spazio di pochi secondi.
Sapeva benissimo che abitavano nello stesso quartiere ma non
voleva credere che fosse successo qualcosa tra loro, non poteva
essere successo. E se fosse successo? Oggi lo ha visto allegro per
essere stato invitato a cena da un'altra donna... Oppure l'ha solo
ripresa perche' fa gli occhi dolci al ragazzo? Oppure l'avra'
spaventata facendole un discorso sulle difficolta' economiche
dell'agenzia? Giuro che se scopro che e' cosi' domani mi sente...
Tutti questi pensieri si accavallarono nella sua mente nello spazio
di una frazione di secondo accompagnati da una leggero fil di fumo
che gli usciva dalle orecchie.
- Gio... Tu... Tu fumi! - disse visibilmente preoccupata.
- Solo quando brucio. - rispose mentre agitava una mano per
disperdere il fumo - Mi stavi dicendo qualcosa a proposito di
Veleno se non sbaglio. - disse cercando di distogliere l'attenzione
di Milena dalle sue orecchie.
L'unica soluzione, si disse, era quella di farla parlare ancora per
sapere cosa ci fosse di storto. Escluse subito la possibilita' di
usare delle droghe, doveva restare sana per lavorare in agenzia.
Mentre ripassava mentalmente tutti i sistemi a lui noti per fare
sciogliere la lingua ai prigionieri, Milena inizio' a spiegarsi
meglio e fu allora che si rese conto di due cose fondamentali: uno
che non stava facendo un interrogatorio ad un prigioniero e due che
aveva dannatamente bisogno di un periodo di ferie ma che non se lo
poteva permettere.
- Ecco, in questi ultimi giorni mi sembra che sia piu' chiuso
in se' del solito. - disse con una nota di sincera preoccupazione
nella voce.
"Ah! Si tratta solo di questo allora." penso' mentre tirava un
forte sospiro di sollievo, si trattenne dal mettersi a ridere per
puro rispetto verso Milena, lei lo conosceva sicuramente da meno
tempo e non aveva ancora imparato a capirlo.
- Non ti devi preoccupare, lo sai com'e' fatto... - cerco' di
tranquillizzarla minimizzando la cosa.
- No, questa volta e' diverso. -
- Dici? A me non sembra affatto... -
- Eppure e' cosi', da quando e' arrivato quel ragazzo e' cambiato,
e non negarlo. - le disse puntando l'indice verso di lui.
- E va bene, va bene... E' vero, e' cambiato, ma non e' davvero
qualcosa di cui preoccuparsi, fidati di me che lo conosco da tanto
tempo. -
- Stai dicendo la verita'? - gli chiese con aria dubbiosa.
- Ho forse l'aria di uno che mente? - rispose lui in tono di sfida.
- Non lo so, con voi non si puo' mai sapere. -
- Heyla'! Da quand'e' che abbiamo questa lingua tagliente? -
replico' un po' spiazzato dalla risposta.
- Ho avuto dei buoni maestri. - rispose sfoggiando un sorrisetto
malizioso.
- Hmm... Ti sconsiglio di mostrare questa tua "bravura" a Veleno,
sono certo che non lo apprezzerebbe. Specie in questo periodo con
la palla di pelo in un letto d'ospedale. - commento' tirando un
sospiro al pensiero del gomitolo di bende che probabilmente stava
dormendo in un letto bianco.
- Pensi che ce la fara'? - chiese lei visibilmente preoccupata.
- E tu credi che io sia davvero cosi' fortunato da potermi togliere
dai piedi una volta per tutte quella specie di buco ner... viola?
Scommetto che in men che non si dica sara' di nuovo in ufficio e
dovro' riprendere ad inventariare tutto ogni giorno. -
Milena scoppio' a ridere in seguito a questa dichiarazione, sapeva
benissimo che anche se faceva di tutto per non dimostrarlo TheGIO
era molto affezionato alla "palletta".
- Allora non era cosi' difficile vero? - disse mormorando.
- Cosa? - chiese lei.
- Ridere. - fu la sua semplice ma molto efficace risposta che
lascio' la donna senza parole a fissarlo.
- Si, e' fatto molto tardi. - disse subito dopo - Dai, vieni che ti
accompagno a casa. -
Fin dalla partenza da casa Milena era diventata molto pensierosa.
- Be'? Che c'e' adesso? -
- No, e' che mi stavo chiedendo... -
- Che cosa? -
- Tu hai sempre trovato il tempo per fare quattro chiacchiere con
me da quando ci conosciamo. Mi hai aiutata tante volte e non ho mai
potuto fare nulla per ricambiare... -
- Alt. Non andare oltre. - la fermo' usando quel tono autoritario
che usava solo in rare occasioni.
- Non ho mai detto di volere niente in cambio, per me e' del tutto
naturale aiutare chi lavora con me a stare meglio. - disse
addolcendo di molto la sua voce.
- Hmm... Sei sicuro di non avere anche tu qualcosa che non va? -
- Si, sono sicuro. Sono solo un po' stanco e ho bisogno di riposo
come gli altri. - Per rimarcare questa sua affermazione si
stiracchio' leggermente.
- E va bene, ti voglio credere ma promettimi che se avrai qualche
problema mi chiederai aiuto. -
- Ok, promesso. -
Nel frattempo erano arrivati davanti a casa di Milena.
- Ok, eccoci arrivati. -
- Grazie del passaggio Gio. -
- Di niente... Anzi... - disse mentre lei stava per scendere dalla
macchina.
- Si? - rispose lei voltandosi.
- Grazie a te. - le disse dandole un bacio sulla guancia che la
fece diventare rossa come il sole al tramonto. Scese dalla macchina
in stato di semi-trance e rimase a fissare nel vuoto per qualche
minuto prima di rendersi conto che era rimasta sola ed immobile sul
marciapiede davanti al portone di casa.
Pochi minuti dopo TheGIO era tornato a casa e si stava preparando
ad infilarsi nel letto quando realizzo' di aver chiuso il gatto
nella sua camera rendendola cosi' inagibile per tutta la notte a
meno di non voler dormire con delle cuffie anti-tutto sulle
orecchie.
Mentre si preparava a passare la notte sul divano gli venne in
mente una frase che Veleno gli disse tempo fa: "E tu rinunci ad un
buon sonno in un comodo letto per non scomodare 5 kg di arrosto?"
- Ma e' mai possibile che devi sempre portartela appresso quella
bestia? - domando' uno dei due uomini dall'altra parte del tavolo.
- Chi? Veleno? - rispose indicando l'individuo seduto alla sua
sinistra. - Mi ha seguito fino qui, mi sa che me lo devo tenere -
rispose TheGIO ignorando volontariamente l'occhiataccia del suo
compagno d'armi - Io mi riferivo al gatto veramente. - fece
notare l'uomo chiamato Grigory - Ah! Il gatto! E tu che mi dici del
tuo pennuto allora? - ribatte' TheGIO alludendo al suo falco.
- Almeno io non lo porto in casa... - ribatte' poco convinto
l'altro.
- Per me sono solo 5 Kg di arrosto vero Quilland? - commento' acido
Veleno rivolto al quarto uomo. Questa frase scateno' la reazione
immediata da parte del padrone del gatto.
- Dovrai passare sul mio corpo prima! -.
- Basta chiedere arciere, dimmi solo quando e come. - rispose
Veleno mantenendo lo stesso tono acido di prima.
- Anche subito se vuoi, bifolco! Ma prega il Signore di essere
abbastanza veloce da evitare le mie frecce o non ci sara' modo di
distinguerti da un puntaspilli! -.
Gli altri due uomini che erano con loro non fecero caso piu' di
tanto a questa scaramuccia, ci erano piu' che abituati e sapevano
benissimo che mai e poi mai sarebbero arrivati a tal punto.
Un debole sorriso si era formato sulle labbra di TheGIO mentre
ripensava a quei tempi quando la preoccupazione maggiore era quella
di riuscire a riportare a casa la pellaccia ogni volta che si
usciva dalla tenuta di Quilland, il nobile che li aveva assunti
come guardie personali. "Non che ci sia una grande differenza
rispetto ad adesso in fondo..." penso' mentre osservava la vecchia
spada dalla lama sottile fissata ad una parete del salotto.
Quasi tutti quelli che entravano in casa sua per la prima volta gli
chiedevano che ci facesse un'oggetto antico come quello in un
salotto arredato modernamente come il suo. "E' solo un caro e
vecchio, molto vecchio ricordo..." era la risposta standard che
ricevevano. Solo Veleno conosceva davvero la provenienza di quella
spada esposta salotto, nemmeno Lady Ren che pur condivideva il loro
destino ne era a conoscenza, tutto quello che sapeva e' che quando
incontro' per la prima volta TheGIO lui l'aveva gia' con se.
Nemmeno lei sapeva infatti che fu proprio quella spada a fargli
scoprire la sua natura.
Il clangore provocato dallo scontro tra le due lame si perse tra
quello provocato dagli altri duelli che tenevano impegnati i suoi
tre compagni di avventura. Il suo avversario sembrava non accusare
minimamente la fatica del duello e lo stava facendo arretrare
visibilmente. Ormai, si disse, non ho piu' la forza per continuare
questo maledetto scontro, devo giocarmi il tutto per tutto adesso!
Lanciando un urlo terribile si scaglio' con tutte le forze rimaste
contro il suo avversario il quale non si fece affatto scoraggiare
da quell'improvisa carica. Il suo ultimo pensiero prima di piantare
la sua spada nel cranio del suo avversario fu qualcosa di poco
gentile a proposito degli antenati dello scozzese che gli si parava
di fronte e che riusci' a piantargli la spada in pancia prima di
cadere a terra colpito a morte.
TheGIO cadde a sua volta e, prima di perdere conoscenza, riusci' a
togliersi la lama dall'addome per buttarla poco lontano.
Poi il buio assoluto.
Quando riapri' gli occhi si trovo' ad osservare i volti conosciuti
dei suoi compagni, due di loro avevano un'espressione davvero
felice mentre il terzo sembrava... No, dispiaciuto non era il
termine adatto ma in quel momento non gli veniva in mente altro.
- Temevamo di averti perso - disse uno di loro con il suo solito
accento russo che tradiva le sue origini.
- Allora, prode guerriero, ce la fai ad alzarti? - disse l'uomo in
armatura marcando particolarmente le parole 'prode guerriero'.
- Non ci credo! Nemmeno all'altro mondo posso stare in pace! - fu
il suo commento mentre si rimetteva a stento in piedi.
- Voi tre dovete essere una specie di maledizione se vi ho
incontrati anche nell'aldila'... - dichiaro' puntando un dito verso
i tre uomini che si stavano osservando con aria mista tra lo
stupito e il divertito.
- Temo che l'ultimo colpo ti abbia reso piu' scemo di quello che
eri prima. - lo canzono' il terzo uomo.
- E come se non bastasse mi tocca anche essere insultato da questo
bifolco! -
- Modera i termini se non vuoi che la mia lama faccia quello che
non ha fatto quella di quello scozzese. - replico' rabbioso Veleno.
Quest'ultima frase spiazzo' completamente TheGIO che fino a quel
momento era davvero convinto di essere trapassato e di star subendo
una specie di punizione Divina.
- Ma volete dire che non sono morto? - domando' con un fil di voce.
- Che avevo detto? E' piu' scemo di prima... - fu la risposta di
Veleno mentre si allontanava.
Nei giorni successivi penso' a lungo a quello che gli era successo
e si disse che gli altri, per sua fortuna, erano troppo impegnati
in duello per notare che il colpo ricevuto era mortale e che non
avrebbe dovuto sopravvivere in alcun modo. Qualora se ne fossero
accorti avrebbero iniziato a sospettare e lo avrebbero sicuramente
consegnato all'inquisizione se avessero visto le sue ferite
rimarginarsi a vista d'occhio.
Nei mesi che seguirono fatico' non poco a non farsi scoprire e
liquido' la sua troppo veloce guarigione come un vantaggio dovuto
al suo fisico. Solo Veleno non gli volle credere e, come scopri' in
seguito, aveva una ragione dannatamente buona per farlo, anche lui
era un immortale ma si era reso conto da tempo di possedere questo
"dono".
Per gli altri poteva essere un dono favoloso, per loro era solo una
dannata maledizione, cosa c'era di favoloso nell'accumulare in una
sola persona le sofferenze di secoli di vita? Cosa c'era di bello
nel vedere invecchiare e morire le persone care? Il suo ultimo
pensiero prima di cadere tra le braccia di Morfeo fu una
stramaledizione rivolta a se stesso per aver fatto avvicinare cosi'
tanto a se Milena.
Il giorno arrivo' prima con la solita alba silenziosa e poi con il
suo bagaglio di rumore confuso che lentamente invadeva le strade,
svegliando lentamente tutta la citta', mischiato al profumo del
caffe', al rumore dei battitappeti, all'acqua scrosciante delle
docce ed al ticchettio dei tostapane.
"La mia cravatta blu... Dove diavolo l'avro' messa", Veleno
rovistava nell'armadio da qualche minuto, alla ricerca di questo
capo. La sua mano emerse dalla rastrelliera delle cravatte con una
nera fascia di nylon elasticizzato, che aveva due scomparti piccoli
su di un lato ed un altro con fibbia sull'altro.
"Toh, la mia vecchia fondina ascellare...", la poso' sul letto, per
tornare poi a guardare nell'armadio. Si blocco' per qualche istante
con un'espressione dubbiosa sul volto. "Che ci faceva tra le
cravatte?", si chiese una parte di lui, mentre l'altra gli
assicurava che lui non voleva davvero trovare la risposta a quella
domanda.
Dopo qualche altro rovistamento, le sue mani emersero dalle antine
con la cravatta che stava cercando e con un sorriso soddisfatto in
volto.
Scivolo' in cucina scoprendo con rammarico che il caffe' era finito
e che nel suo frigorifero albergavano esseri di altri mondi, che
avevano invaso la terra, utilizzando la forma di generi alimentari,
ma che una volta scoperta la loro reale forma e natura di tali
fattezze mantenevano ben poco.
Con un calcio scaccio' un cartone del latte che era strisciato fino
alla soglia dell'ingresso, assieme a cio' che sembrava essere una
bistecca di muschio, a cui sparo' senza pensarci tanto sopra.
- Brutto figlio di puttana! Ogni giorno la stessa storia! Ma che ci
troverai di bello nello sparare al tuo pavimento, razza di cazzone
che non sei altro! - si lamento' l'inquilino sottostante, che se
la memoria di Veleno non lo ingannava era un commercialista con una
fama ben consolidata.
- Vedi se digerisci questa, rompiballe - sibilo', piu' a se' stesso
che al vicino, mentre lasciava cadere nella buca provocata dai suoi
proiettili una granata - Bomba in buca - disse, uscendo sul
pianerottolo, ascoltando il sottile tintinnio del metallo sulle
piastrelle del pavimento del vicino, superato dall'urlo che questo
fece quando si rese conto della situazione che si stava delineando.
Poi, alzando la voce, rincaro': - E non e' possibile! Urlare la
mattina presto! C'e' gente che non ha decenza, a questo mondo! - la
sua voce rimbombo' sulle scale, mentre chiamava l'ascensore. L'eco
della sua voce nella tromba delle scale fu subito coperto dallo
scoppio dell'ordigno che aveva rilasciato poco prima.
Una bianca nube investi' tutto il piano sottoscante scendendo
lentamente verso il basso. L'ascensore emerse da questa nebbia
come un miraggio sferragliante, che dopo qualche tempo si arresto'
al piano terra. Veleno rialzo' lo sguardo, la bianca nube di
calcinacci si stava avvicinando e ben presto avrebbe coperto il
pianerottolo come una strana neve finta. Il volto dell'uomo si
rabbuio' per qualche istante, quando la parola neve passo' nella
sua mente ed affretto' il passo verso il portone. Aveva un
impermeabile nero e sporcarselo in quel modo non era certo un buon
proposito, convenne. La polvere di gesso e calcinacci non era
facile da togliere.
Sbuffo', la giornata era incominciata nel solito modo schifoso.
- Buongiorno - TheGIO appese il giaccone all'appendiabiti posto
nell'androne dell'ufficio.
- Salve capo - Milena alzo' gli occhi per qualche istante, tornando
poi a smistare la corrispondenza arrivata quella mattina.
Lui guardo' nel suo cestello e vi trovo' un paio di lettere, una
era della banca e fu la prima che apri' osservandola attentamente.
- Ma guarda - borbotto' - Pensa, Mendo ci ha liquidato l'ultimo
incarico con un assegno in rosso - "Lo sapevo che dovevo insistere
per accreditarlo nei primi venti conti e non sul sessantaduesimo,
i conti sotto il quarantesimo, per gli Shutaro sono troppo attivi
per i gusti dell'agenzia!" - Ci comunicano che nel giro di un paio
di giorni dovrebbero accreditarci la somma, giusto il tempo di
chiedere un trasferimento di fondi -.
- E ci mettono due giorni? - commento Milena, stupita - Se vuoi
telefono stamattina agli Shutaro per avvisarli -.
- No, meglio di no - rispose lui - E poi non ho intenzione di
attendere ore in linea perche' mi comunichino da quale dei duecento
conti che hanno o che vogliono aprire in quella giornata, io possa
attingere. Dilapiderei questo incarico con una sola telefonata -.
Milena archivio' la questione e continuo' nel suo diligente
operato.
- Come va? - domando' alla donna, in tono apparentemente distratto,
tanto che Milena ci mise un po' a rispondere.
- Oh, tutto bene - menti', o meglio cosi' interpreto' lui - Tu? -
cerco' anche lei il suo volto per comprendere se le stesse dicendo
la verita', ma incontro' solo le sue spalle, ed il braccio destro,
alzato, a sventolare la seconda busta, con fare noncurante, a motto
di lasciar perdere.
- Una buona dormita risolve molti problemi - vi aggiuse una risata
alla fine, giusto per dare un po' piu' di verita' al tutto. "E due
paroline a chi dico io, daranno una buona mano alla dormita",
aggiunse.
- Buongiorno buongiorno per tutto il giorno! - disse entrando
nell'ufficio di fronte al suo.
La reazione che suscito' nell'occupante fu semplicemente quella
prevista, un'occhiata strana, un'espressione dubbiosa ed una frase
salace.
- Oh santi numi! - sbotto' Veleno alzandosi, con una smorfia
singolare, forse perche' il fumo della sigaretta gli era andato
negli occhi - Dimmi che e' vero! Dimmi che e' vero! - imploro' -
Dimmi che almeno stanotte hai fatto sesso! -.
La risposta non fu certo delle piu' ortodosse e diede a Veleno una
chiara indicazione della direzione da prendere per andare in un
posto decisamente affollato, visto il numero di persone che ci
spedivano tutti.
- Quando saluti cosi' io di solito mi preoccupo, perche' vuol dire
che sei di buonumore - TheGIO annui' - E quando sei di buon umore,
vuol dire che mi stai per fare una carognata - borbotto' puntando
le mani dietro di lui, sul piano della scrivania.
- O che mi e' andato bene qualcosa - aggiunse per lui TheGIO, ma
il sopracciglio alzato e l'espressione perplessa raccontavano molto
piu' delle parole.
- Eh gia', magari ora mi verrai a raccontare che sono la regina
d'Ingilterra, che Moroboshi e' un ricchione e che CB e' una
novizia e che ferma la gente per le strade e gli dice "Fate l'amore
e non fate la guerra" -.
- Okay okay - ammise TheGIO - Avrei da dirti due parole - esordi',
chiudendo la porta dietro di se'.
- Se e' riguardo a quella rossa che sta dietro casa tua, non
preoccuparti, ha risposto picche e non mi ci impegno poi piu' di
molto -.
- A dire il vero non centra la rossa - "Pero' e' sempre buono a
sapersi", aggiunse tra se' e se'.
- Accidenti, ma se non e' una questione di donne, che diavolo sara'
mai? - si domando' Veleno, schiacciando il mozzicone nel posacenere
senza curarsi del fatto che questo traboccasse.
- E chi ha mai detto mai che non e' una questione di donne? -
ridacchio' TheGIO, tenendolo ancora sulla corda per qualche tempo.
- Te pareva - Veleno si rialzo' sulla sedia - Avanti... -.
Crossbones appoggio' morbidamente sulla spalla destra il grosso
aggeggio che lui si ostinava a chiamare arma.
"E' uno strumento troppo grande per chiamarlo arma", riflette' tra
se' e se', sogghignando, "E' un oggetto immenso, grezzo, pesante,
di ferro", osservo' i suoi bersagli, "E non solo!", il ghigno si
allargo' di piu', "Sputa anche fuoco!", il grilletto, sensibile
quasi quanto il capezzolo di una donna, si piego' docile, alla
pressione del suo dito. Ed era cosi', quell'arma era una bella
donna, bisognava saperla trattare e bisognava saperla capire.
- Stai bene attento ora, ragazzo - intimo' a Rebel Yell - E mi
raccomando, premi forte sui tuoi paraorecchi -.
Un istante dopo, un crepitio fuori ogni stima possibile invase il
poligono di tiro. Yell premeva con tutta la sua forza sulle cuffie
insonorizzanti che si era infilato, ma nonostante questo gli
sembrava quasi di aver appoggiato l'orecchio sul terreno a cinque
centimetri da un martello pneumatico a pieno regime, brandeggiato
da un'essenza urlante, perche' riusciva distintamente a sentire
il selvaggio grido di Crossbones, interrotto da qualche risata.
Un display posto sopra di loro conteggiava i colpi a segno,
attraverso un tracciatore allacciato alla canna dell'arma e
collegato al dispositivo che eseguiva il conteggio. Il rapporto tra
centri fatti e proiettili sparati era superiore a qualsiasi
proporzione immaginabile. Di certo, si disse il giovane, Crossbones
non faceva economia di piombo.
Yell rese conto del fatto che il socio avesse terminato la sua
dimostrazione solo quando rimase il rimbombo dei colpi e delle
grida nelle sue orecchie. Fece per togliersi le cuffie quando sul
piano di tiro apparve una piccola ombra scura. Il giovane strinse
gli occhi, appuntandosi mentalmente che un soppressore di fiamma al
"coso" che CB imbracciava sarebbe stata una mano santa. Certo,
toglieva il gusto dell'uso dell'arma, forse per CB, ma per i suoi
occhi sarebbe stato di certo di grande aiuto.
Un orsetto dalla maglietta gialla ed i pantaloni neri, con ai piedi
un paio di sci, arrancava sul bianco pavimento del poligono,
scandendo una monotona litania.
- E dura... E dura... E dura... E... - il lamento fu spento da
trenta colpi vomitati istantaneamente dall'arma di Crossbones.
- 'Fanculo tu e le tue pile - sogghigno', annotandosi il nuovo
punteggio appena totalizzato - Che ne dici, un bonus per quel
fidiputt di orsetto me lo posso accreditare? - spunto' una cifra
sul suo taccuino e ne segno' un'altra di seguito - Sono migliorato
- considero' poi con distacco.
La risposta di Yell fu semplicemente il vacuo rumore proprio del
deglutire a vuoto.
- Gente io stacco! - quasi fosse la ruota di un pavone, Veleno
infilo' il suo impermeabile - Chi viene a pranzo? -.
- Io! - dalla reception giunse la voce di Milena.
- Tu che fai, cornutaccio? - TheGIO alzo' la testa da un pilico di
carte.
- Devo finire ancora ste cose, poi magari vi raggiungo - menti', di
certo Milena non poteva vederli, non poteva nemmeno vedere il
sorriso di TheGIO e i gesti che i due si scambiarono.
- Accidenti! Questa mattina e' volata - Crossbones getto' le cuffie
insonorizzanti nel cestello della sua posta in arrivo e si sedette
appena entrato nell'ufficio.
- Cosa? - domando' Yell mentre il suo indice sinistro solleticava
con vigore il suo padiglione auricolare. L'altro si limito' a
sbuffare.
- Venite a pranzo? - domando' Milena ai due.
- Crossbones! Ho qui un nuovo preventivo delle nostre amiche
gattine dell'armeria! - la voce usci' dalla porta di TheGIO - Che
ne dici di discuterlo assieme? - omise volontariamente la parte in
cui ci sarebbero dovute essere le probabili scuse che CB doveva
dargli per gli ordini che superavano cifre richieste da un
reggimento di fanteria meccanizzata.
- Vieni a pranzo? - domando' Milena al giovane Yell, che rispose
strillando la sua incomprensione.
- No! Rebel! Tu mi servi qui alla scrivania, ho almeno trenta
francobolli da appiccicare ad altrettante buste e la spugnetta e'
a secco - aggiunse TheGIO.
"Fidati, trovero' la scusa adatta per entrambi", gli aveva detto
quella mattina in ufficio, "Certo che io sono stato proprio un
cretino a non chiedergli se questa scusa fosse piu' o meno
credibile", si rimprovero' Veleno.
- Hmm, a quanto pare siamo solo in due oggi - borbotto' Veleno,
tenendole aperta la porta.
Milena lancio' un ultimo sguardo a Yell che rispondeva ad entrambi
i due colleghi urlando le frasi e non riuscendo a capire cio' che
gli veniva detto.
- Ma Gio ha per caso portato il gatto in ufficio? - chiese, mentre
Veleno chiudeva la porta.
- E me lo dici ora? - rimbotto' - A saperlo mica si andava fuori,
cinque chili d'arrosto fanno sempre comodo - sghignazzo'.
Milena arriccio' un poco il naso, alle volte l'umorismo di Veleno
era un po' troppo crudo per i suoi gusti. Certo che pero', si disse
mentre lui le reggeva il soprabito per aiutarla ad indossarlo,
aveva modi garbati, sempre che fosse ben disposto verso l'oggetto
delle sue attenzioni.
- Cosa vuoi mangiare? - domando' lui, mentre scendevano le scale,
come al solito l'ascensore dello stabile era guasto e l'ultimo loro
discorso con l'amministratore, Arsenio Magiret, non aveva fatto
altro che sortire il risultato di sempre, mettendoli per l'ennesima
volta di fronte alla cruda realta', la sua strabiliante (cosi'
diceva il soggetto chiamato in causa), camicia tatuata. Ogni volta
che gli si chiedevano soldi per mettere a posto qualcosa la solfa
era sempre la stessa, tirava fuori la storia della sua camicia
tatuata e non si decideva nemmeno a mettere a posto i vicini.
Infatti sulla seconda rampa dovettero far posto a due grossi barili
di vino sotto i quali erano nascoste due ragazzine, spalleggiate da
altrettanti corpulenti omoni che imprecavano in un dialetto non ben
definito, assieme alla prima delle due, che a guardarla in faccia,
sembrava il candore fatta persona, o meglio questo era stato il
giudizio di Milena, fino a quando la loro vicina non aveva aperto
la bocca, dando sfogo ad un vocabolario che accorpava almeno sette
moli con annessa manovalanza. Veleno scorse il volto allampanato di
Sailor Verduzzo dietro il secondo barile e si spiego' il perche'
del traffico sulle scale. Erano solo a mercoledi' e quella
debosciata aveva gia' fatto tre carichi. Scosse la testa con fare
sconsolato e scivolo' oltre i quattro.
Appena messo il naso fuori dal portone si trovarono di fronte ad un
tutore dell'ordine con il casco da motociclista che gli intimava di
rimanere per qualche istante all'interno del portone. Dopo qualche
istante fu spiegato il motivo del ritardo, stavano effettuando un
controllo sraordinario sui semafori della zona, per sincronizzarli
e verificarene il funzionamento. Incominciarono ad avvertire un
sordo risuonare di metallo battuto e videro sfrecciare l'addetto
alla sincronizzazione dei semafori cittadini, il Turbomminc*a, sul
suo Fifty 50 cc. elaborato.
- Non mi hai ancora risposto - Veleno si rivolse a Milena, che gli
offri' un'occhiata dubbiosa.
- Eh? -.
- Ti avevo chiesto cosa vorresti mangiare, non mi hai ancora
risposto - sorrise amabilmente, sortendo l'effetto di far diventare
le guance di Milena di un bel rosso ciliegia.
- Scusa - sussurro' lei. Per qualche istante Veleno fu certo che le
labbra della donna si fossero mosse senza emettere alcun suono, poi
realizzo' che quello che stava confondendosi con il rumore della
strada era una parola.
- Chiedilo al tuo stomaco e non a me - la redargui' lui.
"Il Vecchio Cacciatore sta tirando fuori l'artiglieria pesante", fu
la voce di TheGIO che gli risuono' nella mente ed una parte di se'
stesso sorrise, ma purtroppo era quella che non controllava i
muscoli facciali in quell'istante.
- Tagliolini al maiale tritato da Marrabbio? - domando' lui,
suscitando in lei una silenziosa approvazione. Non si sforzo' ne le
chiese di sforzarsi per dimostrare piu' entusiasmo, conosceva
Milena e la sua timidezza, aveva abbastanza delicatezza e
discrezione per non pretendere di piu'.
Si tuffarono nei piccoli viottoli di IAC City, una delle poche cose
che il tempo non aveva ancora cambiato, assieme ai tanti striscioni
multicolori composti da artisti sempre troppo sconosciuti, massaie
intraprendenti, assieme alle floride figure in zoccoli che si
spostavano silenziose nella magia del normale, dell'usuale,
interrotto solo ogni tanto da intercapedini buie, da cui usciva un
dolciastro odore di avanzi del cibo e pesce secco, da cui ogni
tanto si sentivano i movimenti di animali affamati.
- Buongiorno - disse un uomo dietro ad un bancone con grandi
piastre arrioventate su cui stavano cucinandosi frittate, carne,
spaghetti, verdure e altre pietanze.
- Salve a tutti - saluto' Veleno.
- Ehi! Chi si vede - borbotto' un vecchietto seduto ad un tavolo
con un bicchiere di birra Kirin - Era da molto che non passavi da
queste parti - constato'.
- Gia', e la clientela era molto migliorata - commento' acido il
proprietario del locale, che non apprezzava i capelloni, anche se
almeno quello si vestiva bene - E tu zitto, Bruno Lauzi del
quartiere, finisci la tua birra e liberami il tavolo! - lo scosse
Marrabio.
Zio Sam fini' il bicchiere di birra e si alzo', mascherando un
rutto.
- Me ne vado si'! - sbuffo', prendendo la via della porta. Veleno
sorrise, non aveva visto la figlia del proprietario nel ristorante,
forse per questo motivo Marrabio era cosi' tanto arrabbiato.
Si sedettero di fronte al bancone ed un piccolo cinese di mezza
eta' si piazzo' davanti ai due.
Milena fece la sua ordinazione, con garbo e precisione, prendendo
un po' di carne stufata con verdure, con della senape fresca e
degli spiedini di pesce. A quanto pare, il cameriere accolse con
entusiasmo la scelta dell'"oden", da parte della donna.
- Quattro di quelli ed un piatto di tagliolini cinesi - disse
Veleno indicando dei gamberoni ubriachi - Con il maiale tritato -
aggiunse, per specificare il condimento della pasta di soia.
- Dojo doy? - chiese il cinese, non comprendendo il perche' quel
cliente che aveva di fronte aveva ora una mano sul volto e
mormorava qualcosa.
- No... Non di nuovo... - ripete' l'ordinazione e il cameriere fece
la stessa cosa.
- Ma perche' ogni volta mangio orientale mi capita un cretino che
fa cosi'? - si domando'. Dopo cinque minuti aveva risolto la
questione, scrivendo un foglio e consegnandoglielo, condito dai
piu' volgari insulti in cantonese e in mandarino che la sua memoria
potesse ricordare.
- Vuoi? - Veleno si offri' di versare un bicchiere di birra Kirin
alla donna. Questo provoco' un'occhiataccia da parte di entrambi
gli uomini dietro il banco. Come al solito lei si limito' ad
annuire ed a guardarlo ridacchiare sommessamente mentre lo faceva.
- Sono cosi' divertente? - domando' lei, sulla difensiva.
- Dio mio! - sbotto' Veleno - Sei sempre sulla difensiva? - "Ha
parlato mister estroverso", commento' acida una parte di lui.
- N-no... - era bastato un accenno al suo comportamento per farla
arrossire e ritirarsi nuovamente.
- Scusami - le parole uscirono morbide e calde, tanto che Milena se
ne stupi' - Non volevo offenderti, non avevo alcuna intenzione di
criticare il tuo comportamento - rise ancora - Dovevi vedere le
loro facce quando ti versavo la birra... - le spiego' che i due
erano degli orientali molto tradizionalisti e che secondo le usanze
sarebbe dovuto toccare a lei questo ruolo. Quando tutto fu chiaro,
anche la donna si permise di sorridere.
- Aveva ragione, accidenti! - esclamo' lui.
- Chi e su cosa? -.
- Gio quando dice che sei piu' carina quando sorridi - una piega
sorioniona delle labbra diede il tocco finale all'inizio della
missione di Veleno.
- Ma... - non le diede tempo di proseguire, "E' cotta a puntino,
andiamo!".
- Vediamo se avevo ragione io su di un'altra cosa... - avvicino' le
mani al suo viso facendole scivolare lentamente dietro le orecchie.
- Ca-capo... - Milena non riusciva bene a comprendere cosa le
stesse accacendo, la realta' che le roteava vorticosamente attorno
cambiava rapidamente, si era alzata la temperatura, o forse era
solo il suo avvampare che le dava questa sensazione, o erano le
mani di Veleno, con un tocco morbido che le sfioravano il
collo, o...
Qualcuno dentro Veleno rideva, rideva di gusto, con risate sonore
e saporite. "Il Vecchio Cacciatore ora sta davvero tirando fuori
l'artiglieria pesante", disse qualcuno dentro di lui e si ritrovo'
ad ascoltare la voce di Lady Ren.
Milena senti' le sue dita correre lungo il suo collo, si senti'
portare lentamente verso di lui, dolcemente. Ma la sensazione
termino' quasi immediatamente.
- Avevo davvero ragione! - annuncio' Veleno, mentre lei osservava
con fare incredulo le mani di lui che chiudevano abilmente le
stanghette dei suoi occhiali - Sei molto piu' carina senza questi
- aggiunse, rendendo ancor piu' vivo il rosso ciliegia delle
guance gia' imporporite.
- Bene! - TheGIO si alzo' dalla sua scrivania, che su di un lato
ospitava CB - Possiamo andare a mangiare - annuncio'.
- E quel discorso che volevi farmi? - chiese Crossbones, mentre si
puliva le unghie con il Bowie, pensando a cosa macellare quel
pomeriggio.
- E quei francobolli? - Rebel Yell si intratteneva con uno yo-yo,
mentre pregustava la nuova confezione di francobolli da lettera
dell'agenzia, la "Mille Sapori" della "Minc*a! Valori Bollati",
che oltre ai gusti frutta aveva anche le colle aromatizzate alle
creme. Uno dei suoi sogni segreti era di diventare il testimonial
delle campagne pubblicitarie dei francobolli. Trenta secondi di
celebrita' alla volta, per leccare un francobollo e dire "Minc*a!
Che Valori Bollati!" e appiccicare il francobollo all'obbiettivo
della telecamera.
- Se volete stare qui a guardarvi in faccia, state pure, io me ne
vado a mangiare un boccone - prese la giacca e usci' dall'ufficio.
I due si scambiarono uno sguardo e dopo pochi istanti furono al
suo seguito.
- Gio, aspettaci! Ehi... -.
- Ehi... - i loro sguardi non si erano ancora incrociati - Ehi,
signorina - le sollevo' il mento con l'indice - Si puo' sapere
cosa c'e'? - domando' lui - Ti faccio cosi' tanta paura? O forse
non sono io a farti paura? Cosa c'e'? - incalzo'.
- Tuto bene? - chiese un uomo di colore appasro immediatamente alle
loro spalle. Veleno lo squadro' con on'occhiata irosa che poco dopo
divenne stupita. Milena senza pensarci rispose con un timido "si'",
senza curarsi di chi fosse l'interlocutore, che se ne ando'
lentamente, diretto ad un tavolo dove una donna lo stava attendendo
sezionandolo con gli occhi. Il cameriere orientale si fermo' nel
bel mezzo della sala, facendo oscillare il vassoio su cui portava
del tofu dolce e delle bevande, esclamando "Che bigolo!". L'uomo
di colore liquido' la faccenda mormorando qualcosa sul tempo e sul
clima piuttosto rigido di quei giorni, parlando con un marcato
accento africano.
- Quello non si fa problemi - borbotto' Veleno - Cosi', a culo nudo
- aggiunse.
- Vorrai dire senza peli sulla lingua... - lo corresse Milena.
- No no, proprio a culo nudo - confermo' lui, mentre la donna si
rendeva conto, arrossendo vistosamente, che l'uomo non portava
addosso nulla piu' di cio' che gli aveva fornito madre natura.
Entrambi tossicchiarono imbarazzati.
- Vuoi darmi una spiegazione? Sono io? E' per caso la mia faccia? -
riprese Veleno.
- No, non e' colpa tua - Milena si chiese se stava mentendo, in
fondo era colpa sua, ma non era colpa sua. Perche' la colpa era
effettivamente sua, era il comportamento di Veleno a preoccuparla,
ma non era colpa di Veleno... Quei ragionamenti un po' intricati
le facevano venire spesso un tremendo mal di testa.
- Allora come mai non mi guardi in faccia? - toccava a lui mentire
questa volta. Sapeva benisimo che Milena e la timidezza andavano
di pari passo, ma la conosceva anche come donna decisa, forse molto
riservata ma decisa e non sapeva dire facilmente di no ad una
sfida.
- Ma... - questa volta alzo' lo sguardo su di lui - E invece no! E'
proprio colpa tua, accidenti! - sbotto' - Perche' nessuno mi vuole
dire cosa sta accadendo? Datemi una buona ragione per il clima che
c'e' in questi ultimi tempi in ufficio. Perche' parlate tutti di
meno? E perche' quel povero ragazzo viene trattato cosi'? -.
- Allora e' per Rebel - "Un'altro che suscita complessi materni
nelle donne", sbuffo' una parte di lui, "Ci mancava solo Faccia
D'Angelo che piantasse casini e facesse cascare le donne per strada
con una occhiata... Beh, piu' che Faccia D'Angelo, ripensandoci,
Nino D'Angelo e' meglio. Pero' anche tu una volta facevi questo
effetto alle donne", sorrise per un istante, "Ora come mai non ti
capita piu'?", scosse la testa, "Il tempo passa per tutti, vecchio
mio...". Una volta, o meglio quello che lui intendeva per una volta
altro non erano che secoli...
- Perche' e' un bravo ragazzo e si fa in quattro, mentre voi... Voi
lo trattate come un bambino -.
- Lui E' un bambino! Un pivello! E' giovane e come tutti i giovani
ha entusiasmo, carica e grinta da vendere, ma ha anche la tendenza
a strafare. Ed io di teste calde, che mi coprano le spalle, non ne
voglio avere. Voglio fare il mio lavoro, voglio farlo bene,
scattando, sempre perfettamente, da professionista, non voglio
correre rischi inutili, ne ho gia' di miei -.
- Lavoro... - borbotto' Milena - Sydia me lo aveva detto... Voi
quattro pensate solo a quello... CB almeno ci si diverte! -.
"Ah perche', a me non piace?", si astenne dal dirlo, "Se non mi
piacesse non lo farei", aggiunse, ma piu' per rispondere a se'
stesso che a Milena.
- Ecco, ora lo ho detto - concluse. Veleno non fece altro che
continuare a sorridere - Tu, Gio, Lord V, CB siete tutti uguali...
- "E gli uomini sono tutti uguali, i tempi cambiano, le cose non
sono piu' come una volta, eccetera, eccetera, eccetera", Veleno
sciorino' mentalmente.
- Eravamo una squadra - fece notare lui - E che squadra... -.
- Gia' - ammise lei - E si vede -.
- E perche' la colpa sarebbe mia allora? - questa domanda la colse
quasi alla sprovvista, aveva divagato, forse troppo, dall'argomento
principe della discussione.
- Perche' tu sei il piu'... -.
- Stronzo di tutti? - domando', ottenendo un diniego.
- Il piu'... -
- Bello? - questa volta la fece sorridere, ma ahime', scosse ancora
la testa.
- Il piu' misterioso! - alfine riusci' a terminare la frase - Non
parli mai, a meno che non sia necessario, se fai una cosa ci deve
essere sempre un tuo utile, e' difficile che tu conceda qualcosa a
qualcuno senza un ritorno. E sembri cosi' fiscale, cosi' duro,
cosi' inflessibile... Sembra che nulla ti possa scalfire - non
comprese il perche' lui stesse sorridendo in quell'istante,
l'ironia e' veramente una cosa strana - Cosi'... -.
- Scusa, ma allora avevo ragione io: stronzo... - concluse per lei
Veleno.
- No non e' cosi'! - bevve congestionatamente un sorso di birra,
forse per calmarsi forse perche' aveva sete, comunque quel gesto
servi' ad entrambe le necessita' - Io so che non e' vero - "Aaaa...
Un'altra donna che crede di poter leggere negli uomini, come e'
parli mai, a meno che non sia necessario, se fai una cosa ci deve
essere sempre un tuo utile, e' difficile che tu conceda qualcosa a
qualcuno senza un ritorno. E sembri cosi' fiscale, cosi' duro,
cosi' inflessibile... Sembra che nulla ti possa scalfire - non
comprese il perche' lui stesse sorridendo in quell'istante,
l'ironia e' veramente una cosa strana - Cosi'... -.
- Scusa, ma allora avevo ragione io: stronzo... - concluse per lei
Veleno.
- No non e' cosi'! - bevve congestionatamente un sorso di birra,
forse per calmarsi forse perche' aveva sete, comunque quel gesto
servi' ad entrambe le necessita' - Io so che non e' vero - "Aaaa...
Un'altra donna che crede di poter leggere negli uomini, come e'
piccolo il mondo", si disse lui - Siete tutte persone buone ed a me
piace lavorare con voi - ebbe un piccolo singulto - E... E insomma,
a me non piace che si faccia male alle persone buone, perche' non
se lo meritano, perche' non e' giusto. E si vede quando una persona
buona non e' serena... Ecco... Le persone buone... Le persone buone
non dovrebbero soffrire... -.
- Shhhhh... - la mano di Veleno strinse forte una delle spalle di
lei. Non voleva avvicinarsi di piu', non voleva toccare la sua
anima troppo in profondita', perche' sarebbe stato pericoloso. Era
sufficiente far notare la sua presenza - Va tutto bene... - la
rassicuro' - Va tutto bene... - si prese in giro, con un amaro ed
acido sarcasmo, perche' la sua mente aveva perso il conto di quante
volte aveva oramai mentito in quel modo ad una persona che non se
lo sarebbe mai meritato.
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
* -><- E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it -><- *
* -><- http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html -><- *
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