Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 16 of MAXINT
Dai vari settori a cui erano state assegnate, le pattuglie della
squadra speciale incominciarono a fare il loro rapporto.
- Settore sud-est, pulito. In ricerca del bersaglio -.
- Settore nord-ovest, nulla da segnalare. Incominciamo la fase di
pattugliamento -.
- Settore nord-est, tutto a posto. Anche noi siamo in ricerca -.
TheGIO e Veleno stavano incominciando a gironzolare per il punto in
cui erano penetrati nell'area d'azione, aiutati da Rebel Yell e da
un paio altri.
- Settore sud-ovest, tutto a posto, abbiamo beccato tre cattivoni e
due dei miei stanno incominciando il patt... - la comunicazione fu
invasa da scariche elettromagnetiche.
- Sergente Landreu! Sergente Landreu! Rispondete! - fu la frase
concitata che segui'.
- Aaaagh! Raaagni! Raaaaagniiii! Ragni a Pasqua Dieci! No, undici!
Riquadro uno di Blackie! Ne sto bruciando a migliaia! - il
messaggio giunse in un perfetto inglese.
Veleno, dando sonore pacche al suo auricolare osservo' TheGIO con
una smorfia incredula.
- Questi comunicatori non funzionano molto bene - commento' l'altro
osservando il suo - Anche tu hai sentito quello strano messaggio? -
il suo sguardo interrogo' Veleno che si limito' ad annuire.
- Invasione di Ragni ad Albert Due! - nuovamente una serie di
scariche elettromagnetiche si sovrappose alla comunicazione - E
siamo giunti alla fine del primo tempo... Il grande gioco della
Toho, forte del duo Lenders-Mellow ha avuto la meglio contro...
Il premier cinese, che all'uscita dalla sede del Parlamento ha
dichiarato... Minc*a! Il lilla che e' tammannera -.
- Ricordami che quando torniamo a casa devo far revisionare tutti i
nostri impianti di intercomunicazione - disse TheGIO.
- Shh! - lo ammoni' Veleno - Voglio sentire com'e' finita tra la
Toho e il premier cinese... E' la volta buona che faccio 13 alla
schedina, anche se mi pareva giocasse con il St. Francis questa
settimana -.
- Qui Jerome - furono le parole diffuse appena le interferenze
cessarono - Qui Jerome. Mi ricevete. Qui Jerome... Il sergente...
Oh mio Dio, il sergente... - Veleno sbuffo' forse deluso dal non
essere riuscito a carpire l'informazione voluta.
- Ehi, e' tornato il contatto! -.
- Dimmi Rebel - TheGIO ignoro' le parole di Veleno, credendo che
dall'altra parte ci fosse il giovane a parlare.
- Rebel - rispose invece la radio.
- Cosa vuoi? - domando' Rebel Yell arrivando alle spalle di Veleno.
- Gio, questo deve essere il cretino che giocava con la torcia
prima, vista l'intelligienza - lo ammoni' Veleno.
- Credo anche io - borbotto' - Sempre a fare scherzi del cacchio te
- rimbotto' Rebel Yell mentre si voltava.
- Ma... Ma... Stavolta che ho fatto? -.
- Sta zitto per una buona volta! - lo redargui' Veleno - Sempre a
far casino, te!!! -.
- E tu, cretino, ascoltami bene - bercio' poi nella radio - Vedi di
sbrigarti in quello che hai da dire, non abbiamo tutta la notte, e
per giunta abbiamo pure poca voglia di starti ad ascoltare! -.
- Eh ma allora non parlo, e le notizie me le tengo per me! Ecco
ecco! -.
- Senti, esempio di deficienza! - Veleno si sovrappose a TheGIO - O
tu ora sciogli la lingua o mi premurero' di farlo io utilizzando
dell'acido! -.
- Qui mi trattano tutti male - piagnucolo' la voce.
- Se fai il tuo rapporto senza dire scemate, sono disposto a
rimangiarmi tutti gli insulti che ti ho detto - propose Veleno.
L'uomo chiamato Jerome fece un rapporto che duro' per piu' di tre
minuti, e forse stimolato dalla promessa, questo fu oggetto di una
precisione quasi straziante.
- ... E questo e' tutto! Ora chiedimi scusa! -.
- Ehi, ma questo c'ha creduto davvero - fu la risposta di Veleno.
- Si vede che e' veramente deficiente come sembra - TheGIO
rafforzo' la posizione. Per i minuti seguenti il canale radio fu
riempito di risa e lazzi verso quel tale Jerome e dai suoi pianti.
- Vel... - TheGIO guardo' Veleno con fare apprensivo, nel rapporto
di quel pazzo, anche se inaffidabile e sconnesso, era emerso che i
vari appartenenti alla squadra, escluso lui ed un altro che erano
di pattuglia nei dintorni erano stati uccisi.
- Si', credo sia il caso di andare a controllare. Rebel, muoviti -
il giovane si volto' verso Veleno e raggiunse il gruppo rapidamente
- Dobbiamo controllare quel rapporto - l'espressione che Veleno
aveva in volto non suggeriva nulla di buono.
La scena che si presento' davanti agli occhi dei tre era a dir poco
terribile, TheGIO e Veleno mormorarono silenziose preghiere dentro
di loro.
- Era da tre secoli che non vedevo cose di questo genere - sibilo'
TheGIO.
- Era da tre secoli che pregavo per non rivederle - ribatte' Veleno
sempre sottovoce - Sai cosa significa, vero? - indico' le labbra di
un taglio molto esteso, che passava il torace di uno di quegli
uomini.
- Vorrei fosse solo un brutto sogno - mormoro' TheGIO, mentre si
inginocchiava ad esaminarne uno, coprendosi la bocca ed il naso con
la manica del giubbotto per non essere soverchiato dai miasmi
carichi del dolciastro odore di morte.
- Era Xavier - il compagno alzo' la testa di scatto.
- Tu lo sapevi!?!? - prese il collega per il colletto e lo
trascino' forte del suo peso, su di una parete - Tu lo sapevi! -
ripete', a pochi centimetri dal suo naso. Veleno sospiro'.
- Si' - ammise - Era uno dei possibili contatti che avrebbero usato
per ricettare la merce - TheGIO ringhio' sommessamente - Ho sperato
fino alla fine che non fosse lui... -.
- Hai mandato questi uomini a morire! - non alzo' troppo la voce,
per non farsi notare dagli altri, anche se a dire il vero quella
loro diatriba aveva attirato l'attenzione.
Rebel Yell intanto osservava la Match Patrol, che a prima vista
appariva intatta.
- A quanto pare, questo - uno dei poliziotti lo condusse dall'altra
parte della parete accanto al veicolo - Gli avrebbe coperto la fuga
- continuo', mostrando un grande robottone.
- Hm... Un esoscheletro? - il giovane osservo che vicino ad esso vi
era una grande bobina che ospitava un rocchetto di filo decisamente
lungo, "200 Metri", si disse esaminando meglio i lati della bobina,
che recava una sigla: "BTicino 200M".
- Raggio d'azione limitato... - borbotto' Yell.
- Quanto bastava per difendere la macchina... - il poliziotto gli
fece notare che l'altro capo del filo avvolto nel grande rocchetto
si infilava nel finestrino semichiuso della macchina e terminava in
una presa SCART attaccata all'accendisigari.
- Che scifo di mezzo - aggiunse.
- Gia' - Yell rafforzo' l'affermazione - Potevano procurarsi
qualcosa di meglio. Bleah, un esoscheletro alimentato dalla
batteria di un'auto deve essere proprio un cesso di mezzo -.
- Poca autonomia... Al massimo cinque minuti - convenne l'altro.
- Spetta che mi segno come si chiama sto bidone - il poliziotto lo
osservo' scribacchiare "EVA" su di un taccuino - Cosi' avverto Gio
di non comprarlo manco se glielo regalano -.
- Sapevi anche tu i nomi dei bersagli! Arnoulf e Rostand - replico'
Veleno.
- Ma non sapevo CHI era Rostand! - bercio' poi - Potevi anche
dirmelo! -.
Nell'auricolare esplose una scarica di parole, codici e segnali di
allerta ed in meno di due minuti, tutte le pattuglie si erano
riunite al di fuori del palazzo.
- Questa non ci voleva - disse Simona, aggiungendo qualche colorita
imprecazione per insaporire la frase.
- Pare si tratti di un rapimento... E' a soli quattro chilometri da
qui, che facciamo? - domando' il comandante della squadra.
- Interveniamo! - rispose duro il maggiore.
TheGIO e Veleno si guardavano attorno, tentando di riunire la loro
squadra.
- Cosa sta succedendo? - Crossbones arrivo' con aria giuliva,
lasciando ciondolare distrattamente quell'arma non convenzionale
che si ostinava a chiamare fucile, assicurato a tracolla.
- Non ne ho idea - rispose Ren, sentendosi chiamata in causa, dato
che aveva seguito l'azione a fianco del maggiore.
- Dividiamoci - sentenzio' TheGIO - Io, Crossbones e Duranti
rimaniamo qui a controllare che la Match Patrol sia intatta e che
sia la vera Match Patrol, gli altri vanno con la squadra speciale
per dare un'occhiata alla faccenda, chissa', magari c'e' un legame.
- Veleno annui'.
- Rebel - chiamo' poco dopo - Muoviamoci - Ren li segui' su di una
delle camionette della squadra, mentre il maggiore relazionava ai
tre la situazione.
- Non pare sia qualcosa di rilevante - mormoro' Rebel, scendendo
dalla camionetta.
- Credo anche io che sia stato un viaggio inutile - Ren corroboro'
la frase di Yell con queste parole.
- Mal che vada andiamo a berci una birra - borbotto' Veleno, alla
ricerca di una sigaretta. Lasciarono che il grosso delle forze
salisse le scale fino al luogo della malefatta e si accodarono al
gruppetto della sezione scientifica della Surete' parigina, che
sali' tre rampe di scale con lentezza e flemma causata piu' che
altro dalle grosse valigiette che contenevano tutti i loro arnesi
"da stregoni". Chissa' come mai, la squadra scientifica era sempre
considerata una setta particolare degli organi di polizia, quasi
fosse composta da sciamani e stregoni dediti ad una arcana magia
nera.
- Tre rampe di scale inutili - Veleno si appoggio' al corrimano
del pianerottolo, osservando distrattamente la tromba delle scale.
- Non direi - il maggiore emerse dalla folla seguita da un ragazzo
dall'aria familiare - Credo che questo ti riguardi - mise in mano
a Veleno un foglietto spiegazzato.
- Navarre... Che diamine... - gli occhi di Veleno si spostarono
frenetici sul foglio che reggeva. Ren vide le sue mani fremere e
stringere i lembi del foglio, sgualcendoli, mentre le sue nocche
sbiancavano.
- Vel... Cosa... - Ren avvicinandosi udi' solo un sordo brontolio
che proveniva dal profondo delle viscere dell'uomo. Un rauco e
tetro ruggito che la fece esitare per qualche istante, tanto
quanto bastava affinche' le mani di lui appallottolassero quel
foglio con gesti concitati e rantolanti.
- Papa' io... - Veleno non udi' quelle parole, era troppo tardi,
si era gia' lanciato in una corsa frenetica lungo le scale,
ignorando gli improperi di coloro che scalzava da terra nel suo
cammino.
Sali' rapidamente le scale del Trocadero, seguito da Rebel e Ren,
mentre i suoi polmoni bruciavano, quasi qualcuno avesse colato in
essi del piombo fuso.
La sua mente lavorava frenetica... Xavier, quel carnefice, era alla
fine riuscito a scontrarsi nuovamente con lui. Aveva voluto evitare
di incrociare le armi con quell'uomo, poiche' sapeva molto bene che
sarebbe ricorso ad ogni piu' spregevole trucco per indurlo a
combattere, per farlo adirare abbastanza per fargli commettere un
solo, unico, piccolo errore, che avrebbe fatto oscillare la sua
difesa.
Un'ombra rimaneva immobile al centro del grande spiazzo lastricato
in pietra. Si fermo' sul limitare delle scale, osservandola.
- Benvenuto! - grido' questa - Alfine ci si rivede, amico mio - si
permire di ridere.
- Non ho mai voluto essere amico di un verme! - tuono'.
Rebel fece per estrarre la sua Striker Gun, con l'intento di
puntarla verso la sagoma.
- No - le parole di Ren risuonarono lievi come la brezza mattutina
che increspa lievemente le onde del mare. Scosse la testa con calma
e riepte' il suo disappunto.
- Ma... - Rebel dovette deisstere, al terzo diniego.
- Vedo che hai un tuo simile! - la voce di Xavier giunse squillante
nella notte - Bene... - gongolo'.
- Poniamo fine a questa storia, Xavier - annuncio' Veleno.
- Mio caro - si mosse lentamente, come un opulento mercante, che
faceva una teatrale presentazione della sua merce piu' pregiata
- Non dirmi che sei ancora arrabbiato per quella storia, oramai
vecchia... Sai quanta acqua ha visto la Senna? Era ancora limpida a
quel tempo - si permise una risatina - Hmmm... Forse in quei giorni
non lo era poi tanto... Era rossa... Ricordi? - rise ancora, di una
risata acida
- Bastardo! - fu la sua risposta, sussurrata al vento, poche aspre
lettere che portavano con loro l'astio di decenni, secoli, la sua
maledizione, il suo disprezzo, il suo odio.
- E' sempre bello ricordare i vecchi tempi, no? -.
- Quell'acqua era rossa per merito tuo! - urlo' Veleno - Quel
15 luglio, sterminasti ottanta persone! Bella soddisfazione, vero,
Xavier? L'omicidio legalizzato di due interi reparti di guardie...
Diamine, deve essere stato il tuo colpo migliore - il tono vibrava
di collera.
Accanto al giovane Yell accadde qualcoa di palpabile, lui avverti'
un cambiamento nel mondo circostante, qualcosa non andava, qualcosa
era fuori posto. L'aria era talmente gelida da essere cristallina,
si volto' verso Lady Ren, comprendendo finalmente cio' che lo aveva
cosi' inquietato. La donna era ritta in piedi, senza alcun
movimento apparente, quasi fosse una statua di cera, le sue lunghe
ciglia non battevano, le palpebre ferme, gli occhi fissi sui due
figuri.
Quasi al pari di una folgore, quella frase la aveva immobilizzata.
Solo il suo petto si alzava e si abbassava ritmicamente, mentre
nella sua mente correvano i ricordi di qualcosa che una volta aveva
chiamato vita.
"Capitano", risuono' nelle sue orecchie una voce proveniente dal
cuore. Quella voce, che tornava ancora ogni tanto, quando rimaneva
da sola, la sera, a guardare il fuoco, mentre accarezzava la ruvida
stoffa di una divisa rossa. "Girodel", rispose dentro di se'.
Yell la vide arretrare di un passo. "Ma che diamine sta accadendo?"
fu la domanda che si fece. Come mai il suo collega se ne stava li'
a parlottare con un ricettatore, che poi era anche, a quanto diceva
Veleno, un pluriomicida. Perche' Ren aveva reagito cosi' male a
queste parole. Che diavolo stava accadendo e perche' nessuno gli
voleva spiegare qualcosa? Perche' non poteva sapere!?!
Rebel si guardo' attorno, dall'altro lato del Trocade4ro arirvavano
degli scalpiccii, piu' di una persona, che stava salendo una
scalinata gemella a quella che loro avevano appena fatto di corsa.
L'uomo che Veleno chiamava Xavier si volto', mentre tre altre
sagome apparivano dall'altra parte dello spiazzo.
Riconocsiuti i compagni, TheGIO, Crossbones e l'ispettore Duranti
si riunirono al gruppo.
- Oh! - Xavier assunse un tono estremamente stupito - Un altro? Ehi
avete fatto un raduno senza dirmelo? - guardo' Veleno, il suo volto
sembrava esprimere un rammarico sincero - Non e' corretto da parte
tua, lo sai? - il tono era realmente addolorato - Non dovevi - poi
con la maestria di un attore, che interpreta un pagliaccio folle,
si fece allegro - Ma io ti ho portato lo stesso un regalo - quello
che inizialmente Veleno aveva pensato fosse una sacca voluminosa,
non era altro che una persona dalla statura molto bassa.
- Papa'! - chiamo' questo. Tutti i presenti osservarono la figura
di Veleno vacillare.
- Wil! - il grido era tanto forte quanto disperato. Fece per
muoversi verso l'uomo che tratteneva il bambino, quando la sua
spalla destra si rifiuto', essendo stretta da una mano. La scosto'
con un brusco movimento delle spalle, voltandosi con quanta ira
aveva in corpo.
- No - mormoro' Ren. Lui lesse negli occhi il gelo che la aveva
avvolta. Ebbe una istante di frivolezza, in cui penso' quanto erano
sprecati i suoi occhi per tali espressioni, quanto potevano essere
inopportuni e senza valore per l'odio. Conosceva quegli occhi da
cosi' tanto tempo da essere certo di averne visto quasi tutte le
luci che potevano dare vigore allo sguardo di Ren. Aveva letto
cosi' spesso le sue emozioni in quegli occhi. Esaltavano ogni cosa,
odio, amore, felicita', gioia, dolore, tristezza... "Sono sprecati
per l'odio", ma il suo volto era impassibile, mentre lei si faceva
piu' vicina.
- Voglio farlo io - gli ordino'. Lui scosse la testa.
- Ha mio figlio! - non vi era disperazione nella voce, solo dolore
e determinazione.
- Ha ucciso i miei uomini - sibilo' lei.
- Ha ucciso molte persone - considero' Veleno - E non voglio che
accada anche a mio figlio! - non era disposto a lasciare che quella
faccenda non fosse risolta da lui. Ma Ren aveva le sue buone
ragioni per chiedere vendetta. Forse piu' concrete delle sue, si
disse, dato che la morte e' uno dei pochi fatti veramente concreti
della vita di un uomo. Ren doveva vendicare qualcuno, lui doveva
solo fare in modo che Xavier non uccidesse Wil.
"Non vuoi nemmeno che lei si scontri con lui...", si disse,
ammettendo solo per qualche istante la pura verita'.
- Spetta a me! - Ren perentoriamente si mise di mezzo passo davanti
a lui, estraendo una spada dal lungo pastrano - Deve pagare per
Girodel! Per tutti! Erano tutti buoni soldati, dal primo all'ultimo
ed avrebbero dato la vita per il loro comandante! - questo lo disse
piu' per lei che per Veleno o Xavier, o chiunque altro. Le sue
stesse parole la scossero. "Avevano dato la vita per il loro
comandante", la frase rimbombo' nella sua mente. Per qualche
istante, in cui ebbe la netta sensazione che il tempo venisse
scandito dal battito del suo cuore, fu l'unica cosa che senti',
menrte con fragore questo tentava di esplodere, in un misto di
rabbia e furore. Non aveva assistito alla loro esecuzione appunto
perche' il suo reparto e quello di guardie reali, comandati da
Girodel, le avevano coperto la ritirata. Aveva sempre creduto che
fossero stati uccisi giusto per quel motivo, per aver protetto una
nobile. Per aver protetto lei.
La notizia della loro esecuzione le era stata portata proprio da
Veleno, giorni dopo. Anche se non aveva visto le fucilazioni, aveva
sempre creduto che nessuno di quei bravi e coraggiosi soldati era
morto piangendo, o maledicendo il suo nome, anche se lei era stata
la causa della loro morte. No. Nessuno di loro aveva versato una
lacrima, nessuno di loro era mai stato un vigliacco. Aveva visto la
loro morte ricordando i volti sorridenti, corrucciati, imbronciati,
orgogliosi, di tutti quei giovani, ricordando per ogniuno di loro
un aneddoto, un cicchetto, un gesto. Non sapeva se fosse o meno la
verita', e si sarebbe stupita nel sapere che queste sue convinzioni
erano esatte. "Forse", si disse, "Io sto proprio vivendo il loro
dono, tutti i loro anni che non hanno potuto vivere...", non volle
avere una risposta, dato che le lacrime premevano agli angoli
degli occhi, facendoli bruciare. L'unico dato che conosceva era
racchiuso nel cammino che avevano fatto i condannati prima di
essere umiliati, con lo spoglio della divisa, fatto da un civile,
che non poteva capire l'orgoglio che ogniuno di quei ragazzi aveva
nell'indossare quelle giubbe. I due reparti avevano marciato in
citta', inquadrati e schierati come se fossero uno solo, cantando
le loro cadenze, alternando quelle della guardia reale con quelle
della guardia cittadina, tutti assieme, non orgogliosi di essere
guardie, ma orgogliosi di avere servito lo stesso comandante sino
alla fine. Uniti nella fede per qualcuno e non per qualche cosa.
Spesso si era chiesta chi di loro era morto invocando lo slogan
della Rivoluzione, chi chiamando il suo nome, chi sull'attenti, chi
con il motto del reparto a fior di labbra.
- Lui e' mio! - aggiunse, rivendicanco la paternita' di quello
scontro.
- Lascia il bambino! - Veleno si fece avanti, disarmato - E dimmi
cosa vuoi - aggiunse, in sengo di resa incondizionata.
"Vuoi la mia testa, Xavier?", domando' con lo sguardo all'uomo.
- Io voglio questa vendetta! - lo riprese Ren, implorando il suo
diritto di aver soddisfazione.
- Io voglio mio figlio! - le rispose Veleno - Vivo! - aggiunse.
- Per vederlo morire? - queste parole le uscirono dalle labbra
prima ancora che potesse fermarle. Si morse il labbro inferiore, da
quale lato del suo cuore erano uscite? Perche' aveva detto una cosa
del genere a Veleno? Era maledettamente vero, pero'. Anche Veleno
lo sapeva, ma... Non era mai bene ricordarlo. Anche lei aveva
voluto bene a dei mortali. Sapeva cosa significasse e sapeva quanto
quell'affetto era necessario. Si penti' nuovamente, ripromettendo
a se' stessa che avrebbe dovuto ricontrollare il suo tatto...
- Sei cieca di rabbia! - la riprese lui, e Ren dovette dargli
ragione, ma il sangue che pulsava e ribolliva nelle vene come lava,
il cuore che pompava all'impazzata, no, quelli non poteva ignorarli
e lasciare libero il campo. Aveva atteso troppo, era tempo che lei
potesse trovare soddisfazione per quel misfatto.
- Vuoi la vendetta? - domando' - Sei riuscita a serbare rancore per
cosi' tanto tempo - le si avvicino' e le strinse l'avambraccio
sinistro.
Ren fu sbalordita, si sarebbe aspettata una stretta dolorosa, quasi
fosse una rivalsa sulla frase che gli aveva elargito poco prima. Ma
non fu cosi'. Era una stretta morbida e calda, non era per fermare,
ne per ferire, ma per dimostrare. "Cosa...", non seppe trovare ne
una risposta, ne il seguito della frase.
- Come hai fatto a non impazzire? - le domando', mutando voce con
la rapidita' con cui un camaleonte si mimetizza - Xavier ha scotti
da pagare anche verso di me, e da molto piu' tempo... - aggiunse.
- Avanti! - lo esorto' Xavier - Non ho certo tutta la notte! -
aggiunse, esprimendo vera impazienza.
- Cosa vuoi Xavier? - domando' Veleno, muovendosi verso di lui -
Vuoi vedere se sei ancora bravo come un tempo, oppure vuoi solo la
mia testa? - mise un piede davanti all'altro, con flemma misurata.
"Che cosa sta accadendo?", si domando' nuovamente Yell, "Perche'
non ha gia' sparato! Quel bambino offre un buon profilo di tiro per
la maggiorparte della parte superiore della figura! Puo' piazzargli
una palla in testa senza troppa fatica!", avanzo' di un passo. "Ma
perche' cavolo non lo ha ancora fatto".
Ren era rimasta a meta' tra lo sgomento e lo sbigottito, alcuni
passi dietro a Veleno, osservando la scena. No, Xavier non avrebbe
potuto non combattere... O si'? Veleno si era fatto problemi per
porre fine alla sua vita, una notte di molto tempo prima, chissa'
se Xavier avrebbe avuto un ripensamento simile? Molto probabilmente
no, si rispose.
- Dove stai andando - sibilo' la sua voce alla notte - Non vedi che
ti passera' a fil di spada?!? - vide nel volto che le stava
sorridendo una tacita dichiarazione.
- Lo sai?!? - sussurro', lui si limito' ad annuire, ma dopo si
senti' in dovere di dire qualcosa in piu'.
- E' mio figlio - ammise, torno' a voltarsi ed a coprire la
distanza che lo separava da Xavier - Non posso fare altro -.
"Perche' stai sorridendo?", chisesero i suoi occhi, mentre scrutava
il volto dell'amico.
Con un ampio gesto del braccio, la mano destra dell'uomo emerse
dalle pieghe del soprabito, luccicando nella notte, per merito del
metro e piu' di spada che reggeva.
- Finalmente! - la voce di Xavier vibro', forse in preda ad
un'estati senza precedenti. Il braccio si alzo' per sferrare un
forte colpo di taglio alla base del collo della vittima, ma
qualcosa fermo' l'uomo.
Lo sguardo di entrambi segui' la fonte di disturbo, una manina
tirava una falda del soprabito di Xavier.
- Ehi, signore... -.
- Che cosa vuoi, moccioso? - chiese con visibile irritazione.
- I soldi che mi aveva promesso, me li da? - in quel momento,
illuminato dalla luce della luna, Veleno noto' che il bambino
non era Wil, ma vi assomigliava.
- Proprio ora? - sbuffo Xavier, estraendo un paio di banconote che
mise in mano al piccolo.
- Gia'... - ammise il bambino - Cosi' almeno sono sicuro che mi
paghi, con i truffatori che ci sono in giro, non si sa mai -
rispose, dopodiche' si mise in bocca una caramella - E poi devo
andare a casa, e' tardi - aggiunse - Mia madre e' preoccupata -.
- Non sia mai - borbotto' Xavier - Non sono un truffatore, e con i
tempi che corrono, ragazzo, devo dire che sono fortunato ad aver
trovato un solo rapinatore stanotte - poi assunse un'aria pensosa -
Tua madre? - domando' al ragazzino - Ma non eri orfano? -.
- Se dici alla gente che sei orfano, ti paga meglio -.
Xavier si limito' a fare un grugnito e porse qualche banconota al
bambino.
- Buonanotte signore - lo saluto', correndo via - E' stato un
piacere! - agito' la mano da lontano, sparendo poi nella notte.
- Buonanotte, ragazzo - gli auguro' sottovoce, Xavier - E con
quello che ti ho pagato, ti credo che e' un piacere... Maledetto
vampiro - aggiunse, voltandosi nuovamente verso Veleno - Dove
eravamo rimasti? - domando'.
- Finalmente... Sguaino della spada... Preparazione del fendente -
riassunse Veleno.
- Ah gia' - mormoro' - Scusa, ma sai... Al giorno d'oggi 'sti
ragazzini, piu' infidi dei sperpenti... -.
- Nulla - minimizzo' Veleno, rovistando nell'impermeabile - Scusa,
disturbo se fumo? -.
- No no - rispose Xavier - Fai pure... Anzi... Ci prendiamo una
pausa? E' da stamattina che corro avanti e indietro -.
- Hmmm... Gia'. Vita da cani... Saranno almeno un paio di giorni
che non faccio altro che girare per Parigi -.
- Merda - impreco' l'altro - Pero' non e' giusto! Ragazzino del
cavolo! - Xavier invei' nella direzione in cui il bimbo era corso
via - Mi ha fregato... -.
- Oh, nulla da dire... Devo ammettere che la trovata del bimbo era
molto azzeccata -.
Xavier scoso' l'altra falda del suo leggero soprabito.
- Poco male - mostro' il contenuto dell'interno del capo - Mi sono
premunito - un'altra sagoma piccola e scura era nascosta dalle
ombre del vestiario - Questo e' tuo figlio, quello vero... -
aggiunse, facendo notare che questo nuovo bambino era imbavagliato
e si divincolava, dato che le mani erano legate dietro alla schiena
- Quello di prima era solo una garanzia - ridacchio'.
- Non mi pare corretto pero' - mormoro' Veleno.
- Non c'e' correttezza a questo mondo... - torno' a voltarsi verso
di lui - Finita la sigaretta? - Veleno si limito' ad un semplice
cenno del capo.
- Ok, riprendiamo... Dove... Ah! Ricordo... - il dialogo continuo'
dove si era arrestato, questa volta con un ostaggio d'eccezione,
e con una vittima altrettanto eccellente.
- Inginocchiati per favore - domando' con gentilezza - Mi rendi
scomodo il colpo di taglio - aggiunse - Se mi fai la cortesia di
metterti in una posizione migliore... - attese qualche altro
istante - Almeno cosi' tuo figlio potra' guardarti negli occhi
mentre muori -.
Veleno apri' la falda sinistra del suo impermeabile, estraendone un
oggetto che luccico' nella notte, forse una spranga di ferro.
Dal tintinnio che questa produsse, infilandosi a terra, in una
delle vene tra i blocchi di pietra, ai presenti annuncio' che era
una lunga spada.
Rebel Yell, osservando il tutto, non sorti' altro effetto che
rendere ancor piu' incomprensibile cio' che stava tentando di
comprendere.
- Che diavolo stanno facendo quei due fidiputt - domando' dietro di
lui la voce di Crossbones - Ora vediamo quanto reggono questo -
si senti' lo scatto di un otturatore di grandi dimensioni -
Che dici, la smetteranno con questa mascherata? - quando fece per
schiacciare il delicato grilletto dell'arma, trovo' la mano di
TheGIO sulla canna, che la abbassava lentamente.
- No - fu la sua unica parola.
"Cosa avra' inventato stavolta quello?", si domando' Yell. Veleno
non poteva non avere qualcos'altro in mente. Non avrebbe corso un
rischio cosi' grosso. Era un fereddo bastardo, l'unica persona che
nella sua vita poteva contare era lui stesso... Non avrebbe certo
ceduto cosi', aveva in mente qualcosa... Ma quel qualcosa era
ancora troppo nascosto per essere notato. "O forse no? Forse non ha
in mente niente", non volle nemmeno prendere in considerazione
quella possibilita', era troppo... Rischioso... Lui non lavorava
cosi'. Era tranquillo, in ogni frangente, aveva sempre una via di
uscita... "Ma ce ne sono? Quel bastardo ha in mano suo figlio, e
lui...", arresto' il flusso di pensieri. Perche' non aveva ancora
utilizzato la pistola?
Xavier con un rapido gesto della mano, levo' il bavaglio del bimbo,
dopo aver liberato la destra, che reggeva la spada, per tenerla
sottobraccio.
- Papa'! - grido' Wil.
- E' tutto a posto, tesoro - fu la calma risposta di Veleno - E'
tutto a posto - rincaro', sussurrandolo quasi.
Ren osservo' Rebel Yell arretrare di mezzo passo, osservando la
scena. "Ma che sta succedendo?", domando' dentro di se, stavano
tutti impazzendo? Veleno che stava dichiarando la resa, Rebel Yell
che si comportava in modo strano. Lei che non riusciva a prendersi
la giusta rivincita, sempre per colpa di Veleno... "Ma quello ha
in mano suo figlio, pero'...", non si avvide che la sua epressione
era cambiata notevolmente, "Fino a ieri, manco lo sapevo!", un po'
era offesa dal fatto che Veleno le avesse nascosto quella notizia.
Insomma, erano sempre stati buoni amici... "Buoni amici", decise
che quelle parole, per definire cio' che provavano reciprocamente,
era solo un riduttivo eufemismo. Si scopri' ad osservare una scena
struggente, a tinte color seppia, di un bambino decenne che
conferiva con un uomo di mezza eta', morente.
*ta-tum*
- Papa'! -.
*ta-tum*
- Rebel, figlio mio -.
*ta-tum*
- Papa'! -.
*ta-tum*
- Tesoro mio -.
*ta tum*
TheGIO diede di gomito nel fianco di CB.
- Azz', pure in Francia lo fanno! - si volse verso Duranti - Anche
da voi 'sto film spopola? - domando'.
- A dir le vere - borbotto' l'ispettore, osservando le sequenze in
bianco e nero - Non l'ho mai visto -.
Ren lo osservo' per qualche tempo... "A dire il vetro?", si chiese
cosa mai avesse voluto dire, ma dato che aveva una maggior
conoscenza dell'ispettore, decise che era meglio lasciar perdere.
Avrebbe potuto anche utilizzare l'affermazione "A dir le noir", che
non avrebbe camiato di molto il senso della frase, sempre che ce ne
fosse stato uno.
- A me pare una bufala - borbotto' CB - Niente spari, niente azione
e sangue... -.
- Ma che ne capisci te di film - ribatte Gio - Che confondi
Stallone con Bruce Willis, Rambo con L'Ultimo Boy Scout - lo
rimprovero'.
- Io non ho mai confuso quei due film - ribatte' offeso l'altro -
Dico semplicemente che Rambo e' la storia di un boy scout! - ci
tenne a precisare.
Gli altri due, Rebel e Ren, continuavano a valutare la situazione
per cercare una via di uscita o per comprendere cosa stava
accadendo. Era cosi' stupido pensare che cio' che stava accadendo
davanti ai loro occhi fosse vero, era troppo ovvio, troppo
disarmante.
- Pronto? - domando' Xavier, alzando la spada verso il cielo.
- Devi promettere che libererai mio figlio - richiese Veleno.
- Non preoccuparti, non e' lui che voglio, ma te - nel dirlo,
sogghigho', lasciando che i suoi denti, lucidi di saliva
baluginassero alla luce delle stelle.
- No! - un grido proveniente dalle spalle di Veleno. Lui non si
volto', aveva gia' riconosciuto la voce.
- Ren! Non muoverti! - rispose a quel diniego - Non osare farlo! -.
- Ma... - ora il tono era sommesso, non piu' un urlo disperato, ma
un lecito dubbio.
- Non voglio - anche il tono dell'uomo era mutato.
"Non puoi!", volle gridare, "Non devi!", ma non poteva, la sua gola
era ostruita da chissa' cosa, fose dallo stesso diniego di Veleno.
"Santiddio!", seguirono alcune imprecazioni, che le labbra di Yell
non lasciarono trapelare, "Ma che cosa...".
- Ti uccidera'... - sussurro' lei, oramai a qualche passo dai due,
comprendendo il semplice piano dell'amico.
- Lo so - rispose Veleno, senza indugio.
- Lascia che sia io a... - non servi' nemmeno che lui scuotesse la
testa, non parlo', o meglio non parlo' a lei.
- Yell! - chiamo', invece - Tieni sotto tiro il bersaglio! - la voce
torno' nuovamente autoritaria, quasi fosse uno strale arroventato
che deturpava le carni.
"Finalmente!", estrasse rapidamente la sua Striker Gun, puntandola
verso Xavier, "Azione! Finalmente!".
- Cosa credi di fare? - domando' Xavier a Veleno.
- Accidenti! - borbotto' in tutta rispota l'altro uomo - Ma che
diavolo hai capito, Rebel! - lo riprese - Noi lui! Lei! - con
questa frase riusci' finalmente a far fare tilt al giovane.
"Come lei?!?", si domando'.
- Ma... Capo... - balbetto' il giovane.
- Cristo Santo, Yell! - Veleno tento' di scuoterlo con il suo tono
autoritario - Mi hai sentito perfettamente! Tienila sotto tiro e
se fa solo un passo verso di me, spara! - "Cosa diavolo... Perche'!
Come mai devo tenere sotto tiro Lady Ren?!?!", si domando' Rebel,
non aveva senso, non c'era nessun motivo per farlo... Ren era della
squadra! Che cosa stava accadento! Sembravano tutti impazziti!
- Abbassa quell'arma, Rebel - Ren aveva lo stesso tono di Veleno,
ora. Certo, se quel giovane le avesse puntato addosso la pistola,
lei non avrebbe potuto farci molto, doveva starsene ferma. "Pensa
che roba, magari lui ti infila una palla in corpo e tu, dopo cinque
secondi ti rialzi, notando che il peggio che ti abbia fatto e'
l'averti rovinato la pettinatura, oppure l'aver sgualcito il tuo
vestito", non era certo una bella prospettiva, avrebbe dovuto
costringere Rebel ad abbassare l'arma.
- Capo, io... - nuovamente la debole lamentela di Yell fu troncata
dalla voce di Veleno.
- Per una volta - lo imploro', spazientito - Per una schifosa,
dannata, fottutissima volta... Per l'ultima volta. Fammi il favore
di non eseguire i tuoi incarichi di testa tua, ma di seguire gli
ordini! Per piacere! -.
- Vel, ma lei... -.
- Non me ne importa niente! Non un passo, mi hai capito?!? - questa
volta il tono di voce era molto alto, quasi un urlo.
Dalle labbra del giovane non usci' un suono, se non un gemito.
- Ragazzo! - invoco' nuovamente Veleno - Fallo, dannazione! -.
La sofferenza, la tensione, l'elettricita' era palpabile. Avverti'
distintamente un muscolo facciale guizzare nervosamente. "Sei
troppo teso!", si disse, tentando di riportare serenita' nei suoi
pensieri. La Striker Gun faticava ad essere tenuta nel giusto
assetto. Stava tremando. "Merda!". Il mirino oscillava troppo... Un
fremito in piu' ed avrebbe rischiato di esplodere un colpo.
- Io non... - gemette.
- YELL! - ringhio' esasperato l'altro. Il suo cuore pompava come un
tamburo incollerito e folle, fino a giungaergli in gola, fino a
gonfiare la sua lingua, fino a far vibrare il suo palato, fino a
martellare le sue tempie. Ebbe una repentina vertigine. "Calma!",
quella parola di solito lo riportava in se, ma i tremiti non
cessarono.
- Per l'alor del cielo! Fai come ti dico! - lo sguardo del giovane,
oramai sconcertato si alternava tra la figura inginocchiata, che
gli voltava le spalle, in attesa della sua conferma, alla donna,
che lo squadrava con decisione e, "Com'e' possibile?", con
altrettanto timore negli occhi. I secondi si dilatarono, fino a
diventare minuti, ore, giorni, settimane, anni... Eoni... Schegge
di eternita'. Quando, infine, giunse qualcosa che lo riporto'
indietro da questo suo delirio.
- Rebel, abbassa la pistola - Ren al contrario del suo socio aveva
un tono piu' dolce, piu' caldo, suadente.
- Non ascoltarla, Yell! - Veleno lo scuoteva, lo riportava alla
realta'. "Cristo!", fu l'unica cosa sensata che riusci' a carpire
del flusso di pensieri che lo stava invadendo, e questo provoco'
una smorfia crudele sul volto del giovane. Non stava capendo la
situazione e questo lo innervosiva molto. Non poteva decidere, non
poteva agire... Non poteva fare nulla! E questo non gli andava
affatto a genio. Se non si muoveva a fare l'una cosa o l'altra, era
certo che le cose sarebbero precipitate e non averne il controllo
poteva significare solo una cosa. Morte, per se o per qualcun'altro
dei suoi colleghi. No... Decisamente non era una situazione
piacevole...
Noto' solo in quell'istante di iperattivita' celebrale che vi era
un particolare, un'assenza che fino a quel momento non aveva ancora
notato. Dove diamine era GNAGNA?!? Questa domanda lo colse come una
luce improvvisa, tanto che lo costrinse a socchiudere gli occhi, in
una smorfia che era piu' una posa mentale.
Il coso era scomparso, la domanda che lo attanagliava, escluso il
dove fosse ed il cosa stesse facendo, che sicuramente rappresentava
un serio e probabilissimo pericolo, era il cosa era scomparso con
lui? Lancio' uno sguardo alle sue spalle, notando le luci della
torre Eiifel, sospirando sollevato. Almeno quella c'era ancora.
Vide un qualcosa di strano attorno alla figura di Xavier, forse un
guizzo di una luce, magari una macchina che in lontananza svoltava
in loro direzione, ammiccando con i fari...
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