Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 17 of MAXINT
Date 15/05/97 11.35.20
Organization Italia Online
Lines 622
Message-ID <5lesdo$me5@mikasa.iol.it>
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Part 17 of MAXINT

Aveva  attivato  il  suo dispositivo di mimetizzazione, era l'unica 
mossa che gli era venuta in mente, escluso il  fatto  di "dare  gli  
occhi  al  bar, e  vedi  arrivare l'Autobus", che  era  sicuramente 
importante, ma non serviva a molto in quel frangente, anche se  non  
lo aveva lasciato  intentato, rimanendo  per  dieci  minuti  in  un 
baraccio  poco  distante,  osservando  il  bancone. Ma  quando  era 
passato l'Autobus, con cinque minuti di ritardo rispetto a cio' che 
lui si era aspettato, aveva deciso che era troppo. L'Autobus doveva 
arrivare semplicemente guardando il bar, e al massimo con Mr  Boom, 
in  tre, tutti  spettinati. Considerando  quest'ultimo  aspetto, se 
tutti avessero guardato il bancone, l'Autobus sarebbe  arrivato  di 
certo, e  chissa', magari  anche  in  compagnia  di  Casa  Gandalf, 
qualsiasi cosa essa fosse. E qualcuno, finalmente, non gli  avrebbe
piu' detto wronskiano. A questo pensiero si era fermato per qualche
istante, rimuginando... Nessuno gli  aveva  mai  detto  wronskiano.
"Ragion di piu', perche' non sono sporco e ieri  e' stato  mitico",
aggiunse, decidendo che avrebbe trovato qualcuno disposto a  dirgli 
quella parola, anche se non ne capiva il senso, ma  almeno  avrebbe
passato una bella serata  ed  il  giorno  dopo  non  avrebbe  avuto 
bisogno di lavarsi... 
"No... A pompa", aveva pensato, rimirando ancora l'Autobus, non era 
servito a molto, o  magari  era  servito, ma  in  quel  momento non 
sapeva che farsene di banconi da bar, autobus  e  gente spettinata, 
anche se la metafora dell'Autobus poteva essere utilizzata come  il  
tram di S. Pietro: "morte e vedi arrivare l'Autobus". Certo che, si  
era detto, l'Autobus portava proprio sfiga... 
"Portava  anche  in  alto  nel  cielo", aggiunse, decidendo  che la 
metafora di poco prima era esatta, anche se le  indicazioni  per la 
fermata ("sud e nord est, nord est, nord est, e  non  riesci  sulla
Nuvoletta"), erano decisamente  difficili  da  seguire, soprattutto
dormendo a braccetto  con  Dominator. C'era  pericolo  che  uno, se 
aveva il sonno pesante, mancasse la  fermata, scendendo chissadove,
e magari se Dominator scendeva a quella giusta, poi ti ritrovavi in
Tasmania Citeriore, con accanto altro che Dominator o Gratchenpand,
ma un  mammifero  masrupiale  ectomorfo  tubolidentato, insomma  un 
Tapongo. Ma non era quello il tempo di pensare a  quelle  cose, non
era proprio il momento e d'altronde, si rispose  tra  se', non  era  
manco asciutto quella notte, nessuno era  riuscito, a  terra  dalle 
scale, a fare qualcosa di euclideo. 
Forse pero' sarebbe stato necessario  fare  qualcosa  di  volo... O 
chissa', qualcosa di ciao ciao bella cenetta, anche se  lui  odiava 
sprecare il cibo.
Doveva aiutare i suoi amici peperone, non erano certo in una  buona
situazione, avrebbe dovuto escogitare  qualcosa, dato  che  il  suo 
intuito gli suggeriva che i peperoni grida a tutti, nel  qual  caso 
non avrebbe fatto nulla. Sarebbe dovuto essere qualcosa di speciale
e ovest, non seplice e banale, ma non aveva piu' molto tempo...
Le cose  stavano  precipitando, a  terra  dalle  stelle. Aristotele 
stava  dandosi  da  fare  con  piani  inclinati,  in  un   deserto, 
comportandosi decisamente male e sarebbe arrivato ben  presto  allo 
HUG. No... Doveva assolutamente  fare  in  fretta... Non  aveva  un 
istante da perdere e non aveva nemmeno un istante pagong, qualsiasi
cosa rappresentasse l'istante pagong per lui e per la  luna, tempio
dello Scopone, del  Circolo  di  Natale, che probabilmente indiceva
tornei sul satellite, non avendo  a  disposizione  la  casa, che  a 
quanto pare era stata abbattuta da un'ondata. Il tempo era asciutto 
e tiranno... Doveva muoversi e doveva essere  anche  sul  cucuzzolo 
della montagna, dove c'era la neve  alta  cosi'... "Pessimista", si
apostrofo' duramente. Non era quello il momento di cantare e Febo.
Star Trek si stava oramai avvicinando, stava entrando nella stanza,
e non sarebbe stato bello, dato che ci entrava per  sparare  a  chi 
gli  aveva  promesso  la  cioccolata. Doveva fare  dannatamente  in 
fretta! 

D'un tratto si avverti' un rumore sibilante, ed uno schiocco secco,
seguito da uno strillo. La mano di Xavier si alzo' al cielo, mentre
arretrava, lasciando andare il ragazzo ed osservando con orrore uno 
stelo verde scuro, irto di spine, una  pioggia  di  morbidi  petali 
rossi, che si sparsero  attorno  a  questo. Nella  notte, stagliata 
contro il lattigginoso dicso  lunare, una  figura  ammantata  stava 
ritta in piedi, nel centro della  costruzione  del  Trocadero. Dopo 
aver spiccato  un  possente  balzo, piombo' davanti  a  Veleno, che 
era arretrato appena la rosa aveva toccato il suolo.
- Come osi utilizzare come scudo un bambino! - proruppe - Sei  solo
un vile! - si volse  verso  il  gruppo - Sailor  Pistacchio! Usa il 
potere del cuore di panna. Pensaci tu! - annuncio', davanti  a  sei 
volti sgomenti.
- Ma questo che vuole? - chiese Rebel Yell a TheGIO.
- Lo posso skafatzare? - a questa frase entrambi i due scossero  il
capo, ignorando le lamentele successive di Crossbones.
Xavier lascio' per un momento la  presa  sull'ostaggio, riprendendo 
la spada. Quando riafferro' il piccolo avambraccio  lo  trovo' meno
consistente di prima, ma imputo' la cosa al  fatto  che  oramai  il
piccolo era stanco di divincolarsi, forse era svenuto, o che altro,
non  si  diede  la  pena  di  controlalre,  tra  poco  si   sarebbe 
risvegliato di botto, vedendo  il  suo  caro  papa' che  moriva  di 
fronte  a  lui. Si  lodo'  silenziosamente, ancora  una  volta  era 
riuscito a portare a termine  una operazione, semplicemente  agendo 
sull'emotivita' delle sue vittime. 
Non  si  avvide  che  poco  lontano  da  lui  la  realta'   vibrava 
fievolmente, come quando l'aria calda deforma le immagini, non  era
certo notevole come fenomeno, era limitato ad  una  sfera  di  poco 
piu' di trenta centimetri e lui non stava certo guardando in basso.
Senti' mugolare il bambino, un  po' piu'  fievolmente... "Aspetta",
penso', rivolto all'ostaggio, "Vedrai tra poco come ti lamenterai".
L'uomo, in  smoking, con  una  mascherina  bianca,  un  cappello  a 
cilindro ed un cappello, assunse  un'espressione  sbalordita, c'era 
qualcosa che non andava per il verso  giusto... Libero' il  bastone 
dalla  presa  del  mantello,  che  svolazzo'  per  qualche  istante 
sussurrando  attraverso  lo  schiocco  delle  sue  pieghe,  morbide 
promesse alla notte.
- Ma ma... Ma voi non siete... Loro... - la  voce  era  tremante  e 
sgomenta.
- Di certo - mormoro' Veleno - Non siamo il  gruppo  di  ballo  del
Kirov di Mosca - guardandosi attorno. Poco lontano il morbido suono
di un flauto  stava intonando  l'attacco  di  una  piccola  sonata, 
accompagnato da un trio di archi.
- Ma quelli si' - disse lo sconosciuto indicando  una  trentina  di 
persone, agghindate stranamente,  che  saltellavano  da  una  parte 
all'altra dello spiazzo del trocadero.
- Embe'? - domando' TheGIO - Loro, mica noi! -.
- Ma dove sono le  ragazze? Sailor  Pistacchio, Mecojoni, Verduzzo,
Cambusa... Dove sono... Che ne avete fatto! Mostri! - il bastone si 
allungo' discretamente, fino a formare una  staffa  con  piu' di un 
metro di estensione.
- Questa mi pare di averla gia' vista - mormoro' Crossbones.
- Gia' - assenti' Duranti - Quell'enfant con la petit nuance  dore'
- stavolta nessuno diede peso al fatto che l'ispettore aveva  detto
"sfumaturina dorata", invece  che "nuvoletta  dorata" (petit  nuage 
dore'), forse perche' oramai il gruppo stava facendoci l'abitudine.
- Ma che vuole questo? - richiese  Rebel  a  Ren, stavolta. Lei  si 
limito' a fare spallucce.
- Miscord ve la fara' pagare! - annuncio' facendosi avanti.
- Senti bello - TheGIO lo prese in disparte - Okay, mi va bene  che
tu stia cercando delle donne, lo fanno tutti... Mi va meno bene che
tu rompa le scatole  in  questo  momento, dicendo  che  le  abbiamo 
rapite - trasse un profondo respiro - Di chi diavolo stai parlando,
per Dio! Insomma! - gli urlo' in faccia. 
- Ma... - obbietto'. 
- Wait, ho quasi finito... - lo fermo' - Dio, ne ho visti di pazzi, 
ma uno che gira conciato cosi', mai... Che sei, un prestigiatore? - 
quello scosse la  testa - Comunque, girare  cosi' conciato  per  le 
strade di Parigi io non te lo consiglio... -.
- Parigi?!?!? - domando',  quasi  l'altro  gli  avesse  svelato  il 
segreto dell'universo.
- Certo... Parigi -. 
- Accidenti - piagnucolo'  Miscord - Ecco  lo  sapevo!  Non  dovevo 
prendere la tangenziale, dovevo fare la citta'... E  poi uffa! Sono
arrivato qui' col buio... Che ne sapevo io che questa  era  Parigi!
Ho visto la torre, e mi sono detto: "Sara' Tokio"... Lo  sapevo  io 
che ci avevo messo troppo poco tempo... Lo sapevo... Lo sapevo  che 
per le strade c'erano troppi turisti e troppi  pochi  giapponesi... 
Uff... Questa e' la volta buona che quelle mi  ammazzano. Gia', non 
me la  perdoneranno... Ma  poi, chissa' cosa  dovevano  perdonarmi, 
quelle... Ehem, quelle chi?! - se  ne  ando', con  il  mantello che  
svolazzava dietro  le  sue  spalle, facendo  da  retroguardia  alle 
domande che si stava ponendo.
- Che ne dici, se continuamo la nostra discussione, amico mio? - fu
la  voce  di  Xavier  che  riporto' il  sestetto  nella  situazione 
precedente.
- No - ribatte' Veleno, osservando accuratamente la figura del  suo 
nemico e l'ostaggio che lui aveva in pugno. Si  sposto' di  lato  e 
la sua mano sinistra si strinse attorno all'elsa  della  spada  che 
aveva lasciato poco prima.
- Sei pazzo? Vuoi che tuo figlio muoia? - domando'.
- Morirebbe lo stesso - ora  il  sorriso  che  Veleno  portava  era 
differente da quello che Ren e Rebel gli avevano  scorto  in  volto 
poco prima - Tanto una volta che io sarei morto, uccideresti  anche
lui... - sentenzio'.
"E' pazzo?", si domando' Rebel, ora Veleno, lo  stesso  che qualche 
minuto prima stava per sacrificarsi, ora aveva deciso di mettere la 
vita di suo figlio nelle tremanti mani di un folle. 
- Daccordo - sospiro' Xavier, mostrando una sincera tristezza ed un 
vivo disappunto - Se hai deciso cosi' - la spada  scorse  sotto  la 
gola dell'ostaggio, lanciandolo poco lontano. Il  tutto  fu seguito 
da un gorgoglio agghiacciante, mentre la sagoma del bambino  cadeva
come un sacco di patate a terra, in una posa innaturale, scomposta.
- Difenditi! - ringhio' Veleno, gettandosi su Xavier.
Ren fece per urlare, ma non vi riusci', il clangore delle  armi  la
prevenne, prevenne anche la reazione degli  altri. Che  cosa  aveva 
fatto! Poco prima avrebbe lasciato  che  quell'uomo  lo  abbattesse 
senza difese, senza onore, solo  per  proteggere  suo  figlio. Poco 
dopo aveva invece segnato  la  condanna  a  morte  del  suo  stesso 
sangue. Rebel era gia' corso verso il  fagotto, lasciato  li', come 
una palla di stracci sul ciglio della strada. Tento' di  alzare  il
capo del piccolo, con la speranza che ci fosse ancora  una  favilla 
di vita negli occhi oramai spenti del pargolo.
Quando ritrasse la mano dal collo, aspettandosi un contatto umido e
vischioso, si  ricredette. Aveva  in  mano  una  polvere  rossa, la 
osservo' piu' e piu' volte, constatando con lentezza  disarmante (o
meglio, cosi' a  lui  parse, in  verita' non  ci  mise  nemmeno  un 
secondo), che quello che teneva tra le braccia altro non era se non 
un manichino.
Accanto a lui la realta' vibro' lentamente e sfrigolo'.
- Finto e non vedi che  lentamente  cala - disse  una  vocina  poco 
lontano. Osservo' a  lungo  il  volto  di  Rebel,  con  un  sorriso 
gioviale.
- Che  stai  dicendo, batuffolo? - domando' il  giovane. Questo  in 
tutta risposta si rovisto' addosso, estraendo un bambino  legato  e 
imbavagliato.
- Questo e' la somma del quadrato dei luoghi - lo  mise  davanti  a 
Yell - Non vedi il tuo piacevole? Morbidamente appoggia la testa  e
dolcemente fuma - aggiunse consegnandoglielo.
- Perche' hai lasciato  morire tuo figlio? - domando' Xavier, tra i
denti, mentre balzava all'indietro.
- Non e' morto... - rivelo' Veleno - Non hai visto chi reggevi? Era
un fantoccio - ridacchio' - Questa  volta  hai  sbagliato  Xavier e
ti giuro  che sara' il  tuo  ultimo  errore - Xavier  non  si  fece 
intimidire piu' del dovuto.
- E' stato  uno  dei  tuoi? - domando' con  curiosita',  parando un 
affondo.
- Gia' - si preparo' per  un  allungo, stava  portando  Xavier dove 
voleva, lontano dagli altri.
- Ma... Come ha fatto? - evito' l'allungo con la stoccata per farsi
spazio sufficiente a portare un fendente verso il fianco dell'altro
uomo.
- La tecnologia moderna fa miracoli - lo  informo', mentre  la  sua 
spada  si  impigliava  nell'impermeabile,  strappandone la  fodera. 
"Merda", commento' tra se' e se', osservando lo squarcio che Xavier 
aveva provocato. 
Mentre Rebel, TheGIO, CB e duranti si sinceravano delle  condizioni 
del piccolo, Ren seguiva il combattimento tra i due...
"Avrei dovuto esserci io li'!", si disse, anche se conosceva  molto
bene come  dovevano svolgersi  quei  combattimenti, uno  a  uno, in 
rispetto dell'onore e  della  correttezza. Quale  correttezza aveva 
pero' dimostrato Xavier? Quale onore poteva  esserci  nell'uccidere 
ricattando? Ma Veleno aveva prevaricato la sua sete di vendetta!
Perche' non aveva voluto che  lei  avesse  soddisfazione? Qull'uomo 
aveva ucciso molti uomini, e tra quelli c'erano  anche  uomini  che 
con lei avevano vissuto per mesi, anni, condividendo ogni sua pena,
come lei condivideva ogni loro pena... Lei doveva combattere, tutti
i suoi uomini le gridavano di farlo, la sete di vendetta  la  stava 
dilaniando.
"Comandante...", risuono' nella sua mente.
"Girodel...", rispose lei... Quella voce tornava ogni  tanto, quasi
fosse parte della sua coscienza, un po' perche' lo  era, in  fondo, 
era parte di lei, come tutto il suo passato. Era una caratteristica
integrante del suo pensiero, oramai, un po' come la voce della  sua 
responsabilita', quella che arrivava a metterle la  testa  a posto, 
delle volte.
"Perche' vendetta?", domando'. Aveva fatto  spesso  questa domanda,
e negli anni il suo  comandante  non  aveva  mai  saputo  o  voluto 
rispondere.
"Ma... E' per tutti voi", tento' di spiegare.
"No, comandante, noi non abbiamo mai voluto vendetta".
"Non e' vero! Come puoi dirlo. Io... Devo".
"Madamigella, se noi avessimo chiamato  cosi' tanto  tale vendetta, 
non crede che sarebbe venuta molto prima? Non avremmo atteso. Siamo
soldati, come lei. Un soldato non combatte per vendetta.".
"Questa volta io...".
"Non combattera' per vendetta, non glielo permetteremo...".
"E tutto quello che  avete  fatto, quello  che  avete  patito? Cosa 
sara' valso?".
"Non lo ha ancora capito?".
"Non... No...", rispose, con indugio.
"Vede quell'uomo?", lei alzo' gli occhi  su  Veleno  e  Xavier, che 
stavano incrociando ancora le loro lame.
"Si'...".
"Noi abbiamo  combattuto  come  quell'uomo", la  voce  parlava  con 
semplicita', "A cosa sarebbe valso  il  nostro  sacrificio, se  lei
dopo qualche giorno sarebbe morta?".
"Girodel, c'e' qualcosa che non sai...", disse con fare indeciso.
"Ah davvero, comandante? Detto da un giovane ufficiale mi stupisce.
E cosa potra' mai essere?".
"Io non posso morire...", Girodel rise.
"Comandante... Tutti possiamo morire, se  lei  non  potesse morire, 
ora sarebbe certo al posto di quell'uomo a tirar di scherma".
"Dio solo sa quanto lo vorrei".
"Sa, quell'uomo ha capito molto di piu' cosa e' significato per  me
e per quei giovani essere fucilati...".
"Girodel, cosa...".
"Non e' da buon soldato provare vendetta e rancore, ma e' da  uomo,
un soldato combatte dove gli viene ordinato, ma  l'uomo  che  e' in 
lui prova molte piu' cose. Un buon soldato deve  saper  comportarsi 
da soldato.".
"Ora io devo combattere, mi capisci?".
"Come uomo, comandante, la capisco. Come soldato, no.".
"E onore, rispetto, spirito di  corpo? Dove  finiranno, se  io  non
lo affrontero'? Io devo riscattare il nome di tutti voi! Non  posso 
fare altrimenti.".
"Vuol dire, signore, che non e' bastato che  ci  facessimo  sparare 
addosso?", rispose la voce, con tono greve.
"Cosa vuoi dire?".
"Non  e' bastato  che  ci  fucilassero? Anche  dopo  morti  dovremo 
combattere ancora?".
"Ma... Girodel, cosa dici?!?!".
"Siamo morti in nome  dell'onore, dello  spirito  di  corpo  e  del 
rispetto, capitano... Dobbiamo morire ancora?".
"Questo non lo so".
"E noi non vogliamo".
"Ma... Ora che ho davanti il vostro carnefice... Ora che posso...".
"Comandante, non ci interessa la vendetta...".
"Non posso crederlo! I miei uomini, voi, quel giorno foste tacciati
di  vigliaccheria  e  tradimento...  Voi  non  avete  mai  meritato 
questo!".
"Non c'e' giustizia a questo mondo, comandante, non  lo  ha  ancora 
compreso?".
"Ma io voglio giustizia per voi...".
"Signore, la prego, non ci chieda di morire ancora. Io lo farei, ma
gli altri, erano giovani, alcuni anche inesperti, altri non avevano
mai conosciuto ne visto morte e  sofferenza... Non  gli  chieda  di 
rifarlo, anche se ne sarebbero felici...".
"Sai che non ve lo chiederei mai, troppe volte  mi  sono  maledetta 
per quel 15 luglio".
"Vuol dire che e' stato tutto inutile?".
"Cosa?".
"Non posso credere che questi anni abbiano arrugginito talmente  il
soldato che c'era in lei... Vuole dire che quel  15 luglio  abbiamo
fatto tanto rumore per nulla? Non posso crederlo. Il mio comandante
non avrebbe mai parlato cosi'...".
"Ma...".
"Niente ma, signore... La vendetta non ci interessa e se  il  mondo
vuole credere che quegli ottanta uomini erano  vili  traditori, che
ci creda pure, noi non siamo morti per il mondo!".
"Ma io voglio che  voi  siate  riconosciuti  come  i  valorosi  che 
eravate".
"Comandante, questo suo desiderio  le  fa  onore  e  se  potessimo, 
saremmo  ancora  al  suo  fianco.  Ma  non  per  vendetta,  ne  per 
riconoscimenti. Non ci interessano. Non siamo morti per vendette  e 
riconoscimenti, non siamo morti per la rivoluzione, non siamo morti
per il mondo, ma per quello che eravamo, soldati... Fedeli al  loro
comandante".
"Gi... Girodel...".
"Signore, a noi non interessa di essere definiti  traditori  o  no. 
Noi siamo morti da soldati, con onore, per il nostro capitano!".
"Io non posso... Non posso accettare tutto questo".
"Oramai e' troppo tardi comandante... Avrebbe dovuto decidere molti
anni fa questo... Ora puo' solo accettarlo...".
"Io...".
"Non e' il momento  di  piangere, comandante... Che  direbbero  gli
uomini se vedessero il loro comandante piangere? Noi dobbiamo  dare 
il buon esempio, signore, il reparto non sarebbe felice... Sorrida, 
la  prego... Poi  le  si  gonfierebbero  gli  occhi  ed  i  soldati 
penserebbero che e' stanca per il troppo  lavoro... Non  li  faccia
preoccupare", a quest'ultima frase fu tentata di sorridere, perche'
quella immaginaria voce la  pronuncio' con  una  dolcezza, con  una 
tenerezza che mai ebbe in vita. "Non se lo  meritano...", concluse, 
"Si preoccupano per lei piu' che per la loro vita".
"Girodel... Grazie...".
"Ah", sospiro' la  voce  dentro  di  lei, canzonandola, "Se  non ci 
badassimo  noi  veterani  a  voi  giovani  ufficiali, chissa'  dove 
sarebbero andate a finire le guardie...".
Quando torno' a guardare avanti, riportando la sua concentrazione a 
quello che stava accadendo attorno  a  lei, non  trovo' piu' i  due
spadaccini. Xavier e Veleno erano  scomparsi, o  meglio  il  rumure 
delle spade ora era piu' lontano, proveniva da una  balaustra  poco 
lontana.
Quando Ren si affaccio' al  parapetto, li  vide, sempre  intenti  a 
duellare, nemmeno il fatto di aver cambiato campo di battaglia  era
riuscito a  scuoterli. Avevano  accettato  la  condizione  imposta, 
prendendo nota di questo avvenimento e reagendo di conseguenza.
Anche  lei, si  disse,  avrebbe  tenuto  questo  comportamento.  In  
quegli  scontri,  i  contendenti  riuscivano   a   raggiungere  una  
concentrazione senza precedenti.
Si guardo' alle spalle, gli altri erano occupati ad  accudire  Wil,
menando simpatiche pacche a GNAGNA, che era  riuscito  a  risolvere  
la situazione, come sempre accadeva, ma almeno questa era stata una 
delle poche volte in cui la aveva risolta con  successo. Per  usare
le sue stesse parole: "Una soluzione semplice non  fuoriesce  dalla 
cannella...".
Scivolo' velocemente oltre il parapetto, atterrando silenziosamente
accanto ai due, con le movenze aggraziate di un grosso felino.
- Non hai perso il  vecchio  smalto - constato'  Xavier, mentre  le 
spade si incontravano, stridendo e percorrendo le  rispettive lame, 
fino a bloccarsi all'elsa.
- Non lo ho mai perso - rispose Veleno, caricando il colpo di polso
ed aiutandosi con il gioco  dato  dall'avambraccio. Xavier  non  si
fece intimidire, tornando alla carica, e facendo  ruzzolare  Veleno
a terra.
- Ahia! - spostandosi di lato, noto' di essere precipitato su di un 
cactus. Si guardo' attorno, quello era l'unico cactus presente  nel
posto, per quanto i suoi occhi potessero  spaziare. "Santo  Dio, ma
che, c'e' Marzi da ste parti?!?!", si  domando', maledicendosi  per 
non essersi portato nessun amuleto.
Xavier rise, dichiarando la sua vittoria, mentre la lama della  sua
spada ammiccava alla notte, lacerando l'aria con un sottile sibilo,
preludio di una fontana bianca di scintille.
La quiete fu lacerata da un grido, un tonfo sordo ed un microfono a
giraffa cadde al suolo, spezzato a meta' dell'asta. Un uomo con  un
paio  di  cuffie  giaceva rantolante  sul  fine  e  rado  prato del 
Trocadero. In sottofondo nacquero svariate imprecazioni...
Veleno aveva scartato sulla destra con un colpo di reni ed il  filo
dell'arma di Xavier aveva centrato uno dei tecnici del suono.
- Non e' stata  colpa  mia! - chioccio' Xavier, gettando  l'arma  a 
terra - Lui... Lui - indico' Veleno - Si  e' mosso  troppo  veloce, 
ecco! - abbozzo' come scusa.
- Gia' gia' - un uomo dai capelli arruffati e con un  cappellino in 
testa si fece avanti, nella destra reggeva un megafono - Al  solito
- borbotto' demotivato - Okay gente! Avanti, ci serve  altra  carne 
da macello - si guardo' attorno. Dalla fila di  addetti  ai  lavori  
emersero cigolii  e  stridori, mentre  una  armatura  medievale  si 
faceva largo.
- Capo, provo io - una voce metallica, resa  sordida  dalla  latta, 
provenne dall'elmo della corazza.
- Okay riprendiamo! - le  sue  mani  strinsero  il  megafono  e  lo 
portarono alla bocca. Dopo qualche istante  questo  sputo' un fiume 
di parole in cantonese.
- Dew neh loh moh! - fu l'ultima cosa intelleggibile, prima che  il
figuro in cappellino e occhiali  da sole  si  levava  lo  strumento 
dalla bocca e lo esaminava attentamente.
- Qualcuno puo' farmi il santo  piacere  di  portarmi  un  megafono 
made in Italy? - poco dopo uno degli aiuto registi gli mise in mano
un nuovo megafono, portando via il precedente.
- Okay  gente! Riprendiamo! - torno' a  sedersi - Pronti! Motore...
Azione! -.
- Qual'era l'ultima parola? - domando' il cameraman della steady  a 
Veleno.
- Dew neh loh moh? - l'altro annui' - Mah... Epiteto cantonese  che
puoi ricondurre all'espressione "fotti tua madre"... Yob tvoiu mat!
- aggiunse.
- Cinese? -.
- No - rispose l'altro, riprendendo la spada e levandosi un paio di 
spine dalla natica sinistra - Russo -.
- Poliglotta? -.
- No, ho fatto solo gli orecchioni da piccolo e il  morbillo  a  14
anni... - fu la risposta.
- Allora allora allora! - bercio' l'uomo attraverso  il  megafono -
La pellicola costa gente! E  costiamo  anche  noi! Forza! Azione! -
qualcuno  sbuffo',  qualcuno  appioppo' all'uomo  la  qualifica  di
schiavista, altri  lo  definirono  negriero, dalla  massa  pero' si 
levo' anche un gratuito anfamone fracico che costo' ad un montatore
gli straordinari di quella notte.
... Xavier rise, dichiarando la sua vittoria, mentre la lama  della  
sua spada ammiccava alla notte, lacerando  l'aria  con  un  sottile 
sibilo, che termino' in un  clangore  metallico. Una  parata  aveva 
deviato la lama verso la terra in  cui  si  era  infilata  come  un 
coltello caldo nel burro.
Veleno si rimise  in  piedi, zoppicando  un  po' per  le  spine  di 
cactus.
- Cactus - borbotto', osservandosi il didietro.
- Messicano! - intervenne l'operatore della steady cam.
- Eh? - Veleno si volse verso il tecnico, mentre Xavier liberava la
spada dalla morsa della terra. Le braccia del  bersaglio, osservo',
erano aperte, la spada stava poco avanti a lui, per essere mossa in 
ogni verso, mentre l'altra mano per bilanciare  il  peso  risultava 
staccata dal corpo. Era  una  tecnica  che  non  aveva  nulla della 
scherma classica, Xavier non conosceva  quella  posizione, l'"happo
biraki", forse perche' non  ne  conosceva  nemmeno  l'inventore, il 
Santo della Spada, Myamoto Musashi. 
Era certo una posizione comoda, se pero' chi la utilizzava rimaneva
attento alla situazione tattica che doveva affrontare.
Sfrutto' la forza di estrazione della spada, unita al peso del  suo 
corpo, tagliando diagonalemnte il colpo... Che trovo' nel petto  di
Veleno un ottimo bersaglio.
Lui senti' la  sua  carne  aprisri, al  freddo, duro  e  istantaneo 
contatto con la lama di Xavier, il tutto era accaduto in un  attimo
infinito... Non si era quasi avvertito  nemmeno  il  lacerarsi  del 
tessuto della camicia, ora zuppa di sangue.
- Indovimani questa - si volto' spazientito verso  l'operatore  che 
ora era assorto nella ripresa da vicino del taglio, mentre la  mano
libera di Veleno saggiava i lati  della  ferita, ne  interrogava la 
gravita' e sfregava tra l'indice ed il pollice il  vischioso  umido 
del suo stesso sangue - Vaffanculo! - il tecnico borbotto' qualcosa
per poi allontanarsi visibilmente scosso. Fu consolato da uno degli
assistenti al key grip, che in quel  momento  non  aveva  nulla  da 
fare.
- Fatti avanti - Veleno torno' in posizione  di  attacco, invitando 
nuovamente Xavier a insidiare la sua posizione.
- Hai ancora il coraggio di sorridere? - domando' l'altro, con fare 
divertito - Non ti  rendi  conto  che  sei  gia' morto? Con  quella 
ferita piu' tiri, piu' lega i tuoi movimenti con la spada -.
- Ho  i  miei  motivi  per  sorridere - sostenne, deviando  con  un 
semplice colpo di polso la stoccata  di Xavier, che  si  perse  nel 
vuoto, lunga sul fianco sinistro.
- Sara' - questa volta tocco' a Xavier parare un colpo di taglio.
- Certo - rispose sprezzante Veleno - Io so qualcosa che tu non sai
- aggiunse.
- Ovvero? - il sorriso di  Veleno  si  allargo' imprecettibilmente,
quando lancio' in alto la spada, facendola roteare e  riprendendola
saldamente in mano con la destra.
- Non  sono  mancino! - ridacchio',  incominciando  a  portare  una 
gragnuola di attacchi.
Xavier sussurro' un'imprecazione.

- Ma  dove  sono  ondati  gli  antri? - domando' l'ispettore  della 
Surete, forse  piu' preoccupato all'incolumita'  di  Parigi  che  a 
quella dei due. Da quando aveva visto imbracciare a  quello  strano
figuro  che  tutti  chiamavano  CB,  i  piu'  bizzarri  ordigni  di 
sterminio di massa che avesse mai visto. 
- Se la  caveranno - liquido' TheGIO, intendendo  tutt'altra  cosa,
era  meglio  che  Veleno  e  Ren,  assieme  a  quell'altro  figuro, 
sbrigassero i loro affari personali lontano da occhi indiscreti.
Non che non si fidasse dei suoi colleghi o di Duranti, ma  non  era
ugualmente bene che anche loro venissero a conoscenza  del  segreto 
che loro tre custodivano gelosamente.
- Tutto  a  posto, piccolo? - domando  Rebel  Yell, chinandosi  sul
bimbo, che stava oziando con uno strano  coso  datogli  da  GNAGNA, 
ricevendo in risposta un cenno di assenso e non  di  piu', Wil  era 
troppo assorto da quel tesoro che aveva  tra  le  mani  per  dargli 
ascolto. Premette un bottone sul lato dell'oggetto  che  frini' per
qualche istante, come uno sciame di cicale impazzite, per  emettere
poi un raggio azzurro che corse verso il cielo, perdendosi, ma  non
prima di aver sfiorato il capo di  Rebel, che  senti' drizzarsi  in 
testa tutti i capelli.
- Bello! - fu l'unico commento del bambino, poco prima  che  GNAGNA 
glielo strappasse di mano.
- Non puoi... Ti bagno ad imbuto! - lo  redargui', forse perche' il 
cucciolo d'uomo non aveva compreso la pericolosita' di quell'arnese
che a dire il vero  nemmeno  lui  conosceva - Fuoriesce  lentamente 
dalla cannella sui cateti - tento' di spiegare a due occhioni dalla
espressione contrariata - Piu' acqua, meno acqua -.
Poco  dopo, mentre  lampi  azzurri  solcavano  il  cielo, dopo  che 
qualche fulmine si era abbattuto nei dintorni, una fine pioggerella
incomincio' a cadere su Parigi.
- Inumidendo lentamente cala - mormoro' GNAGNA, mettendo finalmente
via l'oggetto - Morbidamente appoggia il motore  dell'equipaggio  e
fuma... -.
Probabilmente la pioggia era stata causata da quel  raggio azzurro,
si disse TheGIO, ma i lampi, quei fulmini... E quel grido  attutito
dal tuono che era seguito... No, quello era inconfondibile...

L'impermeabile copri' il torso di Veleno, in modo  scomposto, quasi 
quanto la posa che il suo corpo aveva assunto, cadendo... La  presa
sulla spada era venuta  a  mancare  e  questa  era  scivolata  poco 
lontano dal suo braccio destro.
Lady  Ren  si  avvicino'  lentamente,  osservando  le   due  figure 
accasciate, domandandosi di chi fosse quella cosa  tondeggiante che
aveva visto  rotolare  a  terra. Il  primo  che  di  sarebbe  mosso 
avrebbe fugato  i suoi dubbi, si disse, ma entrambi erano  stesi  a 
terra, senza muovere  un muscolo. Si  avvicino' ancora, chiedendosi
cosa avrebbe fatto ora. Se  Xavier fosse stato il vincitore, la sua
spada era pronta a vendicare  la morte dei suoi ottanta soldati...
Osservo' per un  eterno  istante  la  sagoma  di  Veleno... No, non 
avrebbe avuto da  venducare solo i suoi soldati, ma  anche qualcosa 
di molto piu' importante... Non  volle scuotere il corpo dell'amico
e non volle nemmeno  avvicinarsene  piu' di  tanto, forse  per  non 
scoprire una verita' troppo  greve da sopportare, o  forse  chissa' 
perche'. Scosse invece quello  di Xavier, che ebbe un forte tremito
o almeno cosi' sembro' e la  sensazione fu talmente  veritiera  che 
la indusse ad arretrare di  alcuni  passi, mentre  il  suo  sguardo 
correva frenetico sui due  corpi, implorando uno di non essere vivo
e l'altro di scuotersi.
- Dannazione! - fu   un'imprecazione  sibilata  alla  pioggia,   ma 
abbastanza forte da  essere compresa - Non mi abituero' mai  a 'sti
momenti - prosegui' la  voce. Voce che indusse  Ren  a  voltare  il 
capo nuovamente verso  Xavier e di seguito verso Veleno.
Trasse un sospiro  profondo, Veleno era in  ginocchio  e  si  stava 
rialzando con  fatica. Lo sorresse fino a quando non  si  trovo' in 
piedi.
- Ce la fai? - domando' con premura.
- Se  non ce la faccio il mio  grugno incontrera' la  terra  per la 
seconda  volta  in  un  minuto... - osservo'  con  obbiettivita' ed 
ironia - La  cosa non  mi  piace  affatto - considero' poi - Meglio 
che ce la faccia... -.
- Andiamo - si  fece passare il suo  braccio  destro  attorno  alle 
spalle - Vediamo  di trovarci un posticino tranquillo -.
- Ehi - reclamo' Veleno - Cosa  sono  queste confidenze?!? -.
- Vuoi farmi un piccolo  piacerino? Tieni chiusa  quella  bocca  se 
devi dire queste fregnacce - lo riprese.
- Hmmm - mugugno' lui - Permalosa? Giornata  storta? Ti hanno  dato
buca stasera o e' semplicemente un fenomeno fisiologico? -.
- Ti devo zittire con un  pugno  oppure... - lui  ridacchio' ma  la 
sua  risata  parve  piu'  un  ansito   gemente  che  un'espressione 
divertita.
- Speravo in un bacio - borbotto'.
- Hai la fortuna che abbia una sola mano libera - replico' lei.
- Ma per i baci si usa la bocca - commento' Veleno.
- Anche per gli insulti - il tono di Ren  era  aspro  e  deciso, il 
che diede una sferzata violenta al tono del compagno.
- Vai verso Mont Martre - la instrado' lui - Ti diro' dove  andare 
strada   facendo - Ren  incomincio'  a  dirigersi  nella  direzione 
indicata da Veleno.
Dopo qualche  tempo e dopo tre  salvataggi di  Ren  su  Veleno, che 
aveva messo in  fallo il  piede, arrivarono  in  un  vicoletto, non
molto  illuminato, solo una luce in mezzo  alla  via  spiccava  tra 
quelle  delle case. Giunti davanti a questa, Veleno  le  fece cenno 
di  entrare. Lei degno' di un solo e semplice sguardo l'insegna che
riposava  sopra lo stipite, un locale di  bassa  lega, una  bettola
con delle  camere a disposizione al piano superiore, un  modo  come
un altro per arrotondare lo stipendio.
- Benvenuta  a  Le  Coeur  de  Soldat, madamoiselle - la accolse un 
uomo in carne, dal colorito florido.
- Santos - grugni' Veleno - La  chiave della mia stanza - fu la sua 
unica richiesta.
- Oh! Monsieur! - il tono gioviale  era rimasto - Si tratta bene! -
Veleno scocco' un'occhiata all'uomo  chiamato Santos che si guardo' 
bene dal fare altri lusinghieri  apprezzamenti e piccanti illusioni
sul fatto che lui fosse in quel  luogo  con  una  bella  donna, che 
avesse richieso le chiavi della  sua stanza e che questa  donna  lo
avrebbe accompagnato fino a sopra.
Lady Ren sentiva Veleno ansimare  poco sopra la sua spalla, avrebbe
dovuto  fare  presto, prima  che  svenisse.  Si  ricordo' di quante 
volte era capitato a lei e di quante  altre  Veleno  l'aveva  retta 
in spalla o in braccio... Gli offri' un  sorriso amorevole, che  si
perse su di un lume nel muro, dato che  gli occhi di lui guardavano
per terra, con i capelli in faccia. Nel  girare  per  imboccare  le 
scale, la  fretta  la  fece  voltare  bruscamente,  dando  cosi' la 
possibilita' a Veleno  di  incontrare  la  solida  personalita' del 
muro portante, che  separava la reception dall'interno dell'hotel.
- Cristo! - indietrggio' portandosi  le   mani  al  capo - Ci  sono 
mille  altri  modi  per  uccidermi - bercio'  Veleno - Oppure  vuoi 
indottrinarmi alle tue abitudini? - soppeso' con  le mani il  muro,
piu' per reggersi in piedi che per altro - Ma non  credi che questo
sia piu' di un tram? - stento' un sorriso che fu  trasfigurato  dal
dolore.
Lei si riavvicino, per riportarlo in posizione  eretta, ma  per  la
sollecitudine con cui lo fece  non  si  avvide  del  fatto  che  il 
grande tappeto persiano era  alzato abbastanza perche' il suo piede
vi rimanesse incastrato. Catapultata  in avanti, Ren istintivamente
protese le braccia, andando a  spintonare  Veleno  che  tentava  di
rialzarsi, spedendolo  verso  il  passamano. Fortunatamente  questo
orpello  disponeva di  una  palla  di  ottone  come  appendice, che 
fermo' la caduta del malcapitato.
- Pork! Ah! -.
- Quante storie - lei  si riavvicino', facendo scorrere  nuovamente
il  braccio  di  Veleno  attorno  alle  sue  spalle - E chissa' che 
qualche  capocciata non metta un po' di sale nella tua testaccia -.
- Ah... Da  che  pulpito  vien  la  predica - commento' lui  acido, 
mentre  constatava quanta fatica gli costasse fare  gli  scalini  e 
si riprendeva  aspramente dentro di se' per il  tempo  che  la  sua 
mente aveva  impiegato ad  accorgersene - A teste dure qualcuno  di
noi e' un esperto, o mi sbaglio? -.
Ren punto' le  mani sui fianchi, voltandosi con fare battagliero.
- Cosa  vorresti insinuare?!?!?! - tuono'. Non si  accorse  nemmeno
di quel  peso sulle spalle che scivolava via repentinamente.

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