Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 17 of MAXINT
Aveva attivato il suo dispositivo di mimetizzazione, era l'unica
mossa che gli era venuta in mente, escluso il fatto di "dare gli
occhi al bar, e vedi arrivare l'Autobus", che era sicuramente
importante, ma non serviva a molto in quel frangente, anche se non
lo aveva lasciato intentato, rimanendo per dieci minuti in un
baraccio poco distante, osservando il bancone. Ma quando era
passato l'Autobus, con cinque minuti di ritardo rispetto a cio' che
lui si era aspettato, aveva deciso che era troppo. L'Autobus doveva
arrivare semplicemente guardando il bar, e al massimo con Mr Boom,
in tre, tutti spettinati. Considerando quest'ultimo aspetto, se
tutti avessero guardato il bancone, l'Autobus sarebbe arrivato di
certo, e chissa', magari anche in compagnia di Casa Gandalf,
qualsiasi cosa essa fosse. E qualcuno, finalmente, non gli avrebbe
piu' detto wronskiano. A questo pensiero si era fermato per qualche
istante, rimuginando... Nessuno gli aveva mai detto wronskiano.
"Ragion di piu', perche' non sono sporco e ieri e' stato mitico",
aggiunse, decidendo che avrebbe trovato qualcuno disposto a dirgli
quella parola, anche se non ne capiva il senso, ma almeno avrebbe
passato una bella serata ed il giorno dopo non avrebbe avuto
bisogno di lavarsi...
"No... A pompa", aveva pensato, rimirando ancora l'Autobus, non era
servito a molto, o magari era servito, ma in quel momento non
sapeva che farsene di banconi da bar, autobus e gente spettinata,
anche se la metafora dell'Autobus poteva essere utilizzata come il
tram di S. Pietro: "morte e vedi arrivare l'Autobus". Certo che, si
era detto, l'Autobus portava proprio sfiga...
"Portava anche in alto nel cielo", aggiunse, decidendo che la
metafora di poco prima era esatta, anche se le indicazioni per la
fermata ("sud e nord est, nord est, nord est, e non riesci sulla
Nuvoletta"), erano decisamente difficili da seguire, soprattutto
dormendo a braccetto con Dominator. C'era pericolo che uno, se
aveva il sonno pesante, mancasse la fermata, scendendo chissadove,
e magari se Dominator scendeva a quella giusta, poi ti ritrovavi in
Tasmania Citeriore, con accanto altro che Dominator o Gratchenpand,
ma un mammifero masrupiale ectomorfo tubolidentato, insomma un
Tapongo. Ma non era quello il tempo di pensare a quelle cose, non
era proprio il momento e d'altronde, si rispose tra se', non era
manco asciutto quella notte, nessuno era riuscito, a terra dalle
scale, a fare qualcosa di euclideo.
Forse pero' sarebbe stato necessario fare qualcosa di volo... O
chissa', qualcosa di ciao ciao bella cenetta, anche se lui odiava
sprecare il cibo.
Doveva aiutare i suoi amici peperone, non erano certo in una buona
situazione, avrebbe dovuto escogitare qualcosa, dato che il suo
intuito gli suggeriva che i peperoni grida a tutti, nel qual caso
non avrebbe fatto nulla. Sarebbe dovuto essere qualcosa di speciale
e ovest, non seplice e banale, ma non aveva piu' molto tempo...
Le cose stavano precipitando, a terra dalle stelle. Aristotele
stava dandosi da fare con piani inclinati, in un deserto,
comportandosi decisamente male e sarebbe arrivato ben presto allo
HUG. No... Doveva assolutamente fare in fretta... Non aveva un
istante da perdere e non aveva nemmeno un istante pagong, qualsiasi
cosa rappresentasse l'istante pagong per lui e per la luna, tempio
dello Scopone, del Circolo di Natale, che probabilmente indiceva
tornei sul satellite, non avendo a disposizione la casa, che a
quanto pare era stata abbattuta da un'ondata. Il tempo era asciutto
e tiranno... Doveva muoversi e doveva essere anche sul cucuzzolo
della montagna, dove c'era la neve alta cosi'... "Pessimista", si
apostrofo' duramente. Non era quello il momento di cantare e Febo.
Star Trek si stava oramai avvicinando, stava entrando nella stanza,
e non sarebbe stato bello, dato che ci entrava per sparare a chi
gli aveva promesso la cioccolata. Doveva fare dannatamente in
fretta!
D'un tratto si avverti' un rumore sibilante, ed uno schiocco secco,
seguito da uno strillo. La mano di Xavier si alzo' al cielo, mentre
arretrava, lasciando andare il ragazzo ed osservando con orrore uno
stelo verde scuro, irto di spine, una pioggia di morbidi petali
rossi, che si sparsero attorno a questo. Nella notte, stagliata
contro il lattigginoso dicso lunare, una figura ammantata stava
ritta in piedi, nel centro della costruzione del Trocadero. Dopo
aver spiccato un possente balzo, piombo' davanti a Veleno, che
era arretrato appena la rosa aveva toccato il suolo.
- Come osi utilizzare come scudo un bambino! - proruppe - Sei solo
un vile! - si volse verso il gruppo - Sailor Pistacchio! Usa il
potere del cuore di panna. Pensaci tu! - annuncio', davanti a sei
volti sgomenti.
- Ma questo che vuole? - chiese Rebel Yell a TheGIO.
- Lo posso skafatzare? - a questa frase entrambi i due scossero il
capo, ignorando le lamentele successive di Crossbones.
Xavier lascio' per un momento la presa sull'ostaggio, riprendendo
la spada. Quando riafferro' il piccolo avambraccio lo trovo' meno
consistente di prima, ma imputo' la cosa al fatto che oramai il
piccolo era stanco di divincolarsi, forse era svenuto, o che altro,
non si diede la pena di controlalre, tra poco si sarebbe
risvegliato di botto, vedendo il suo caro papa' che moriva di
fronte a lui. Si lodo' silenziosamente, ancora una volta era
riuscito a portare a termine una operazione, semplicemente agendo
sull'emotivita' delle sue vittime.
Non si avvide che poco lontano da lui la realta' vibrava
fievolmente, come quando l'aria calda deforma le immagini, non era
certo notevole come fenomeno, era limitato ad una sfera di poco
piu' di trenta centimetri e lui non stava certo guardando in basso.
Senti' mugolare il bambino, un po' piu' fievolmente... "Aspetta",
penso', rivolto all'ostaggio, "Vedrai tra poco come ti lamenterai".
L'uomo, in smoking, con una mascherina bianca, un cappello a
cilindro ed un cappello, assunse un'espressione sbalordita, c'era
qualcosa che non andava per il verso giusto... Libero' il bastone
dalla presa del mantello, che svolazzo' per qualche istante
sussurrando attraverso lo schiocco delle sue pieghe, morbide
promesse alla notte.
- Ma ma... Ma voi non siete... Loro... - la voce era tremante e
sgomenta.
- Di certo - mormoro' Veleno - Non siamo il gruppo di ballo del
Kirov di Mosca - guardandosi attorno. Poco lontano il morbido suono
di un flauto stava intonando l'attacco di una piccola sonata,
accompagnato da un trio di archi.
- Ma quelli si' - disse lo sconosciuto indicando una trentina di
persone, agghindate stranamente, che saltellavano da una parte
all'altra dello spiazzo del trocadero.
- Embe'? - domando' TheGIO - Loro, mica noi! -.
- Ma dove sono le ragazze? Sailor Pistacchio, Mecojoni, Verduzzo,
Cambusa... Dove sono... Che ne avete fatto! Mostri! - il bastone si
allungo' discretamente, fino a formare una staffa con piu' di un
metro di estensione.
- Questa mi pare di averla gia' vista - mormoro' Crossbones.
- Gia' - assenti' Duranti - Quell'enfant con la petit nuance dore'
- stavolta nessuno diede peso al fatto che l'ispettore aveva detto
"sfumaturina dorata", invece che "nuvoletta dorata" (petit nuage
dore'), forse perche' oramai il gruppo stava facendoci l'abitudine.
- Ma che vuole questo? - richiese Rebel a Ren, stavolta. Lei si
limito' a fare spallucce.
- Miscord ve la fara' pagare! - annuncio' facendosi avanti.
- Senti bello - TheGIO lo prese in disparte - Okay, mi va bene che
tu stia cercando delle donne, lo fanno tutti... Mi va meno bene che
tu rompa le scatole in questo momento, dicendo che le abbiamo
rapite - trasse un profondo respiro - Di chi diavolo stai parlando,
per Dio! Insomma! - gli urlo' in faccia.
- Ma... - obbietto'.
- Wait, ho quasi finito... - lo fermo' - Dio, ne ho visti di pazzi,
ma uno che gira conciato cosi', mai... Che sei, un prestigiatore? -
quello scosse la testa - Comunque, girare cosi' conciato per le
strade di Parigi io non te lo consiglio... -.
- Parigi?!?!? - domando', quasi l'altro gli avesse svelato il
segreto dell'universo.
- Certo... Parigi -.
- Accidenti - piagnucolo' Miscord - Ecco lo sapevo! Non dovevo
prendere la tangenziale, dovevo fare la citta'... E poi uffa! Sono
arrivato qui' col buio... Che ne sapevo io che questa era Parigi!
Ho visto la torre, e mi sono detto: "Sara' Tokio"... Lo sapevo io
che ci avevo messo troppo poco tempo... Lo sapevo... Lo sapevo che
per le strade c'erano troppi turisti e troppi pochi giapponesi...
Uff... Questa e' la volta buona che quelle mi ammazzano. Gia', non
me la perdoneranno... Ma poi, chissa' cosa dovevano perdonarmi,
quelle... Ehem, quelle chi?! - se ne ando', con il mantello che
svolazzava dietro le sue spalle, facendo da retroguardia alle
domande che si stava ponendo.
- Che ne dici, se continuamo la nostra discussione, amico mio? - fu
la voce di Xavier che riporto' il sestetto nella situazione
precedente.
- No - ribatte' Veleno, osservando accuratamente la figura del suo
nemico e l'ostaggio che lui aveva in pugno. Si sposto' di lato e
la sua mano sinistra si strinse attorno all'elsa della spada che
aveva lasciato poco prima.
- Sei pazzo? Vuoi che tuo figlio muoia? - domando'.
- Morirebbe lo stesso - ora il sorriso che Veleno portava era
differente da quello che Ren e Rebel gli avevano scorto in volto
poco prima - Tanto una volta che io sarei morto, uccideresti anche
lui... - sentenzio'.
"E' pazzo?", si domando' Rebel, ora Veleno, lo stesso che qualche
minuto prima stava per sacrificarsi, ora aveva deciso di mettere la
vita di suo figlio nelle tremanti mani di un folle.
- Daccordo - sospiro' Xavier, mostrando una sincera tristezza ed un
vivo disappunto - Se hai deciso cosi' - la spada scorse sotto la
gola dell'ostaggio, lanciandolo poco lontano. Il tutto fu seguito
da un gorgoglio agghiacciante, mentre la sagoma del bambino cadeva
come un sacco di patate a terra, in una posa innaturale, scomposta.
- Difenditi! - ringhio' Veleno, gettandosi su Xavier.
Ren fece per urlare, ma non vi riusci', il clangore delle armi la
prevenne, prevenne anche la reazione degli altri. Che cosa aveva
fatto! Poco prima avrebbe lasciato che quell'uomo lo abbattesse
senza difese, senza onore, solo per proteggere suo figlio. Poco
dopo aveva invece segnato la condanna a morte del suo stesso
sangue. Rebel era gia' corso verso il fagotto, lasciato li', come
una palla di stracci sul ciglio della strada. Tento' di alzare il
capo del piccolo, con la speranza che ci fosse ancora una favilla
di vita negli occhi oramai spenti del pargolo.
Quando ritrasse la mano dal collo, aspettandosi un contatto umido e
vischioso, si ricredette. Aveva in mano una polvere rossa, la
osservo' piu' e piu' volte, constatando con lentezza disarmante (o
meglio, cosi' a lui parse, in verita' non ci mise nemmeno un
secondo), che quello che teneva tra le braccia altro non era se non
un manichino.
Accanto a lui la realta' vibro' lentamente e sfrigolo'.
- Finto e non vedi che lentamente cala - disse una vocina poco
lontano. Osservo' a lungo il volto di Rebel, con un sorriso
gioviale.
- Che stai dicendo, batuffolo? - domando' il giovane. Questo in
tutta risposta si rovisto' addosso, estraendo un bambino legato e
imbavagliato.
- Questo e' la somma del quadrato dei luoghi - lo mise davanti a
Yell - Non vedi il tuo piacevole? Morbidamente appoggia la testa e
dolcemente fuma - aggiunse consegnandoglielo.
- Perche' hai lasciato morire tuo figlio? - domando' Xavier, tra i
denti, mentre balzava all'indietro.
- Non e' morto... - rivelo' Veleno - Non hai visto chi reggevi? Era
un fantoccio - ridacchio' - Questa volta hai sbagliato Xavier e
ti giuro che sara' il tuo ultimo errore - Xavier non si fece
intimidire piu' del dovuto.
- E' stato uno dei tuoi? - domando' con curiosita', parando un
affondo.
- Gia' - si preparo' per un allungo, stava portando Xavier dove
voleva, lontano dagli altri.
- Ma... Come ha fatto? - evito' l'allungo con la stoccata per farsi
spazio sufficiente a portare un fendente verso il fianco dell'altro
uomo.
- La tecnologia moderna fa miracoli - lo informo', mentre la sua
spada si impigliava nell'impermeabile, strappandone la fodera.
"Merda", commento' tra se' e se', osservando lo squarcio che Xavier
aveva provocato.
Mentre Rebel, TheGIO, CB e duranti si sinceravano delle condizioni
del piccolo, Ren seguiva il combattimento tra i due...
"Avrei dovuto esserci io li'!", si disse, anche se conosceva molto
bene come dovevano svolgersi quei combattimenti, uno a uno, in
rispetto dell'onore e della correttezza. Quale correttezza aveva
pero' dimostrato Xavier? Quale onore poteva esserci nell'uccidere
ricattando? Ma Veleno aveva prevaricato la sua sete di vendetta!
Perche' non aveva voluto che lei avesse soddisfazione? Qull'uomo
aveva ucciso molti uomini, e tra quelli c'erano anche uomini che
con lei avevano vissuto per mesi, anni, condividendo ogni sua pena,
come lei condivideva ogni loro pena... Lei doveva combattere, tutti
i suoi uomini le gridavano di farlo, la sete di vendetta la stava
dilaniando.
"Comandante...", risuono' nella sua mente.
"Girodel...", rispose lei... Quella voce tornava ogni tanto, quasi
fosse parte della sua coscienza, un po' perche' lo era, in fondo,
era parte di lei, come tutto il suo passato. Era una caratteristica
integrante del suo pensiero, oramai, un po' come la voce della sua
responsabilita', quella che arrivava a metterle la testa a posto,
delle volte.
"Perche' vendetta?", domando'. Aveva fatto spesso questa domanda,
e negli anni il suo comandante non aveva mai saputo o voluto
rispondere.
"Ma... E' per tutti voi", tento' di spiegare.
"No, comandante, noi non abbiamo mai voluto vendetta".
"Non e' vero! Come puoi dirlo. Io... Devo".
"Madamigella, se noi avessimo chiamato cosi' tanto tale vendetta,
non crede che sarebbe venuta molto prima? Non avremmo atteso. Siamo
soldati, come lei. Un soldato non combatte per vendetta.".
"Questa volta io...".
"Non combattera' per vendetta, non glielo permetteremo...".
"E tutto quello che avete fatto, quello che avete patito? Cosa
sara' valso?".
"Non lo ha ancora capito?".
"Non... No...", rispose, con indugio.
"Vede quell'uomo?", lei alzo' gli occhi su Veleno e Xavier, che
stavano incrociando ancora le loro lame.
"Si'...".
"Noi abbiamo combattuto come quell'uomo", la voce parlava con
semplicita', "A cosa sarebbe valso il nostro sacrificio, se lei
dopo qualche giorno sarebbe morta?".
"Girodel, c'e' qualcosa che non sai...", disse con fare indeciso.
"Ah davvero, comandante? Detto da un giovane ufficiale mi stupisce.
E cosa potra' mai essere?".
"Io non posso morire...", Girodel rise.
"Comandante... Tutti possiamo morire, se lei non potesse morire,
ora sarebbe certo al posto di quell'uomo a tirar di scherma".
"Dio solo sa quanto lo vorrei".
"Sa, quell'uomo ha capito molto di piu' cosa e' significato per me
e per quei giovani essere fucilati...".
"Girodel, cosa...".
"Non e' da buon soldato provare vendetta e rancore, ma e' da uomo,
un soldato combatte dove gli viene ordinato, ma l'uomo che e' in
lui prova molte piu' cose. Un buon soldato deve saper comportarsi
da soldato.".
"Ora io devo combattere, mi capisci?".
"Come uomo, comandante, la capisco. Come soldato, no.".
"E onore, rispetto, spirito di corpo? Dove finiranno, se io non
lo affrontero'? Io devo riscattare il nome di tutti voi! Non posso
fare altrimenti.".
"Vuol dire, signore, che non e' bastato che ci facessimo sparare
addosso?", rispose la voce, con tono greve.
"Cosa vuoi dire?".
"Non e' bastato che ci fucilassero? Anche dopo morti dovremo
combattere ancora?".
"Ma... Girodel, cosa dici?!?!".
"Siamo morti in nome dell'onore, dello spirito di corpo e del
rispetto, capitano... Dobbiamo morire ancora?".
"Questo non lo so".
"E noi non vogliamo".
"Ma... Ora che ho davanti il vostro carnefice... Ora che posso...".
"Comandante, non ci interessa la vendetta...".
"Non posso crederlo! I miei uomini, voi, quel giorno foste tacciati
di vigliaccheria e tradimento... Voi non avete mai meritato
questo!".
"Non c'e' giustizia a questo mondo, comandante, non lo ha ancora
compreso?".
"Ma io voglio giustizia per voi...".
"Signore, la prego, non ci chieda di morire ancora. Io lo farei, ma
gli altri, erano giovani, alcuni anche inesperti, altri non avevano
mai conosciuto ne visto morte e sofferenza... Non gli chieda di
rifarlo, anche se ne sarebbero felici...".
"Sai che non ve lo chiederei mai, troppe volte mi sono maledetta
per quel 15 luglio".
"Vuol dire che e' stato tutto inutile?".
"Cosa?".
"Non posso credere che questi anni abbiano arrugginito talmente il
soldato che c'era in lei... Vuole dire che quel 15 luglio abbiamo
fatto tanto rumore per nulla? Non posso crederlo. Il mio comandante
non avrebbe mai parlato cosi'...".
"Ma...".
"Niente ma, signore... La vendetta non ci interessa e se il mondo
vuole credere che quegli ottanta uomini erano vili traditori, che
ci creda pure, noi non siamo morti per il mondo!".
"Ma io voglio che voi siate riconosciuti come i valorosi che
eravate".
"Comandante, questo suo desiderio le fa onore e se potessimo,
saremmo ancora al suo fianco. Ma non per vendetta, ne per
riconoscimenti. Non ci interessano. Non siamo morti per vendette e
riconoscimenti, non siamo morti per la rivoluzione, non siamo morti
per il mondo, ma per quello che eravamo, soldati... Fedeli al loro
comandante".
"Gi... Girodel...".
"Signore, a noi non interessa di essere definiti traditori o no.
Noi siamo morti da soldati, con onore, per il nostro capitano!".
"Io non posso... Non posso accettare tutto questo".
"Oramai e' troppo tardi comandante... Avrebbe dovuto decidere molti
anni fa questo... Ora puo' solo accettarlo...".
"Io...".
"Non e' il momento di piangere, comandante... Che direbbero gli
uomini se vedessero il loro comandante piangere? Noi dobbiamo dare
il buon esempio, signore, il reparto non sarebbe felice... Sorrida,
la prego... Poi le si gonfierebbero gli occhi ed i soldati
penserebbero che e' stanca per il troppo lavoro... Non li faccia
preoccupare", a quest'ultima frase fu tentata di sorridere, perche'
quella immaginaria voce la pronuncio' con una dolcezza, con una
tenerezza che mai ebbe in vita. "Non se lo meritano...", concluse,
"Si preoccupano per lei piu' che per la loro vita".
"Girodel... Grazie...".
"Ah", sospiro' la voce dentro di lei, canzonandola, "Se non ci
badassimo noi veterani a voi giovani ufficiali, chissa' dove
sarebbero andate a finire le guardie...".
Quando torno' a guardare avanti, riportando la sua concentrazione a
quello che stava accadendo attorno a lei, non trovo' piu' i due
spadaccini. Xavier e Veleno erano scomparsi, o meglio il rumure
delle spade ora era piu' lontano, proveniva da una balaustra poco
lontana.
Quando Ren si affaccio' al parapetto, li vide, sempre intenti a
duellare, nemmeno il fatto di aver cambiato campo di battaglia era
riuscito a scuoterli. Avevano accettato la condizione imposta,
prendendo nota di questo avvenimento e reagendo di conseguenza.
Anche lei, si disse, avrebbe tenuto questo comportamento. In
quegli scontri, i contendenti riuscivano a raggiungere una
concentrazione senza precedenti.
Si guardo' alle spalle, gli altri erano occupati ad accudire Wil,
menando simpatiche pacche a GNAGNA, che era riuscito a risolvere
la situazione, come sempre accadeva, ma almeno questa era stata una
delle poche volte in cui la aveva risolta con successo. Per usare
le sue stesse parole: "Una soluzione semplice non fuoriesce dalla
cannella...".
Scivolo' velocemente oltre il parapetto, atterrando silenziosamente
accanto ai due, con le movenze aggraziate di un grosso felino.
- Non hai perso il vecchio smalto - constato' Xavier, mentre le
spade si incontravano, stridendo e percorrendo le rispettive lame,
fino a bloccarsi all'elsa.
- Non lo ho mai perso - rispose Veleno, caricando il colpo di polso
ed aiutandosi con il gioco dato dall'avambraccio. Xavier non si
fece intimidire, tornando alla carica, e facendo ruzzolare Veleno
a terra.
- Ahia! - spostandosi di lato, noto' di essere precipitato su di un
cactus. Si guardo' attorno, quello era l'unico cactus presente nel
posto, per quanto i suoi occhi potessero spaziare. "Santo Dio, ma
che, c'e' Marzi da ste parti?!?!", si domando', maledicendosi per
non essersi portato nessun amuleto.
Xavier rise, dichiarando la sua vittoria, mentre la lama della sua
spada ammiccava alla notte, lacerando l'aria con un sottile sibilo,
preludio di una fontana bianca di scintille.
La quiete fu lacerata da un grido, un tonfo sordo ed un microfono a
giraffa cadde al suolo, spezzato a meta' dell'asta. Un uomo con un
paio di cuffie giaceva rantolante sul fine e rado prato del
Trocadero. In sottofondo nacquero svariate imprecazioni...
Veleno aveva scartato sulla destra con un colpo di reni ed il filo
dell'arma di Xavier aveva centrato uno dei tecnici del suono.
- Non e' stata colpa mia! - chioccio' Xavier, gettando l'arma a
terra - Lui... Lui - indico' Veleno - Si e' mosso troppo veloce,
ecco! - abbozzo' come scusa.
- Gia' gia' - un uomo dai capelli arruffati e con un cappellino in
testa si fece avanti, nella destra reggeva un megafono - Al solito
- borbotto' demotivato - Okay gente! Avanti, ci serve altra carne
da macello - si guardo' attorno. Dalla fila di addetti ai lavori
emersero cigolii e stridori, mentre una armatura medievale si
faceva largo.
- Capo, provo io - una voce metallica, resa sordida dalla latta,
provenne dall'elmo della corazza.
- Okay riprendiamo! - le sue mani strinsero il megafono e lo
portarono alla bocca. Dopo qualche istante questo sputo' un fiume
di parole in cantonese.
- Dew neh loh moh! - fu l'ultima cosa intelleggibile, prima che il
figuro in cappellino e occhiali da sole si levava lo strumento
dalla bocca e lo esaminava attentamente.
- Qualcuno puo' farmi il santo piacere di portarmi un megafono
made in Italy? - poco dopo uno degli aiuto registi gli mise in mano
un nuovo megafono, portando via il precedente.
- Okay gente! Riprendiamo! - torno' a sedersi - Pronti! Motore...
Azione! -.
- Qual'era l'ultima parola? - domando' il cameraman della steady a
Veleno.
- Dew neh loh moh? - l'altro annui' - Mah... Epiteto cantonese che
puoi ricondurre all'espressione "fotti tua madre"... Yob tvoiu mat!
- aggiunse.
- Cinese? -.
- No - rispose l'altro, riprendendo la spada e levandosi un paio di
spine dalla natica sinistra - Russo -.
- Poliglotta? -.
- No, ho fatto solo gli orecchioni da piccolo e il morbillo a 14
anni... - fu la risposta.
- Allora allora allora! - bercio' l'uomo attraverso il megafono -
La pellicola costa gente! E costiamo anche noi! Forza! Azione! -
qualcuno sbuffo', qualcuno appioppo' all'uomo la qualifica di
schiavista, altri lo definirono negriero, dalla massa pero' si
levo' anche un gratuito anfamone fracico che costo' ad un montatore
gli straordinari di quella notte.
... Xavier rise, dichiarando la sua vittoria, mentre la lama della
sua spada ammiccava alla notte, lacerando l'aria con un sottile
sibilo, che termino' in un clangore metallico. Una parata aveva
deviato la lama verso la terra in cui si era infilata come un
coltello caldo nel burro.
Veleno si rimise in piedi, zoppicando un po' per le spine di
cactus.
- Cactus - borbotto', osservandosi il didietro.
- Messicano! - intervenne l'operatore della steady cam.
- Eh? - Veleno si volse verso il tecnico, mentre Xavier liberava la
spada dalla morsa della terra. Le braccia del bersaglio, osservo',
erano aperte, la spada stava poco avanti a lui, per essere mossa in
ogni verso, mentre l'altra mano per bilanciare il peso risultava
staccata dal corpo. Era una tecnica che non aveva nulla della
scherma classica, Xavier non conosceva quella posizione, l'"happo
biraki", forse perche' non ne conosceva nemmeno l'inventore, il
Santo della Spada, Myamoto Musashi.
Era certo una posizione comoda, se pero' chi la utilizzava rimaneva
attento alla situazione tattica che doveva affrontare.
Sfrutto' la forza di estrazione della spada, unita al peso del suo
corpo, tagliando diagonalemnte il colpo... Che trovo' nel petto di
Veleno un ottimo bersaglio.
Lui senti' la sua carne aprisri, al freddo, duro e istantaneo
contatto con la lama di Xavier, il tutto era accaduto in un attimo
infinito... Non si era quasi avvertito nemmeno il lacerarsi del
tessuto della camicia, ora zuppa di sangue.
- Indovimani questa - si volto' spazientito verso l'operatore che
ora era assorto nella ripresa da vicino del taglio, mentre la mano
libera di Veleno saggiava i lati della ferita, ne interrogava la
gravita' e sfregava tra l'indice ed il pollice il vischioso umido
del suo stesso sangue - Vaffanculo! - il tecnico borbotto' qualcosa
per poi allontanarsi visibilmente scosso. Fu consolato da uno degli
assistenti al key grip, che in quel momento non aveva nulla da
fare.
- Fatti avanti - Veleno torno' in posizione di attacco, invitando
nuovamente Xavier a insidiare la sua posizione.
- Hai ancora il coraggio di sorridere? - domando' l'altro, con fare
divertito - Non ti rendi conto che sei gia' morto? Con quella
ferita piu' tiri, piu' lega i tuoi movimenti con la spada -.
- Ho i miei motivi per sorridere - sostenne, deviando con un
semplice colpo di polso la stoccata di Xavier, che si perse nel
vuoto, lunga sul fianco sinistro.
- Sara' - questa volta tocco' a Xavier parare un colpo di taglio.
- Certo - rispose sprezzante Veleno - Io so qualcosa che tu non sai
- aggiunse.
- Ovvero? - il sorriso di Veleno si allargo' imprecettibilmente,
quando lancio' in alto la spada, facendola roteare e riprendendola
saldamente in mano con la destra.
- Non sono mancino! - ridacchio', incominciando a portare una
gragnuola di attacchi.
Xavier sussurro' un'imprecazione.
- Ma dove sono ondati gli antri? - domando' l'ispettore della
Surete, forse piu' preoccupato all'incolumita' di Parigi che a
quella dei due. Da quando aveva visto imbracciare a quello strano
figuro che tutti chiamavano CB, i piu' bizzarri ordigni di
sterminio di massa che avesse mai visto.
- Se la caveranno - liquido' TheGIO, intendendo tutt'altra cosa,
era meglio che Veleno e Ren, assieme a quell'altro figuro,
sbrigassero i loro affari personali lontano da occhi indiscreti.
Non che non si fidasse dei suoi colleghi o di Duranti, ma non era
ugualmente bene che anche loro venissero a conoscenza del segreto
che loro tre custodivano gelosamente.
- Tutto a posto, piccolo? - domando Rebel Yell, chinandosi sul
bimbo, che stava oziando con uno strano coso datogli da GNAGNA,
ricevendo in risposta un cenno di assenso e non di piu', Wil era
troppo assorto da quel tesoro che aveva tra le mani per dargli
ascolto. Premette un bottone sul lato dell'oggetto che frini' per
qualche istante, come uno sciame di cicale impazzite, per emettere
poi un raggio azzurro che corse verso il cielo, perdendosi, ma non
prima di aver sfiorato il capo di Rebel, che senti' drizzarsi in
testa tutti i capelli.
- Bello! - fu l'unico commento del bambino, poco prima che GNAGNA
glielo strappasse di mano.
- Non puoi... Ti bagno ad imbuto! - lo redargui', forse perche' il
cucciolo d'uomo non aveva compreso la pericolosita' di quell'arnese
che a dire il vero nemmeno lui conosceva - Fuoriesce lentamente
dalla cannella sui cateti - tento' di spiegare a due occhioni dalla
espressione contrariata - Piu' acqua, meno acqua -.
Poco dopo, mentre lampi azzurri solcavano il cielo, dopo che
qualche fulmine si era abbattuto nei dintorni, una fine pioggerella
incomincio' a cadere su Parigi.
- Inumidendo lentamente cala - mormoro' GNAGNA, mettendo finalmente
via l'oggetto - Morbidamente appoggia il motore dell'equipaggio e
fuma... -.
Probabilmente la pioggia era stata causata da quel raggio azzurro,
si disse TheGIO, ma i lampi, quei fulmini... E quel grido attutito
dal tuono che era seguito... No, quello era inconfondibile...
L'impermeabile copri' il torso di Veleno, in modo scomposto, quasi
quanto la posa che il suo corpo aveva assunto, cadendo... La presa
sulla spada era venuta a mancare e questa era scivolata poco
lontano dal suo braccio destro.
Lady Ren si avvicino' lentamente, osservando le due figure
accasciate, domandandosi di chi fosse quella cosa tondeggiante che
aveva visto rotolare a terra. Il primo che di sarebbe mosso
avrebbe fugato i suoi dubbi, si disse, ma entrambi erano stesi a
terra, senza muovere un muscolo. Si avvicino' ancora, chiedendosi
cosa avrebbe fatto ora. Se Xavier fosse stato il vincitore, la sua
spada era pronta a vendicare la morte dei suoi ottanta soldati...
Osservo' per un eterno istante la sagoma di Veleno... No, non
avrebbe avuto da venducare solo i suoi soldati, ma anche qualcosa
di molto piu' importante... Non volle scuotere il corpo dell'amico
e non volle nemmeno avvicinarsene piu' di tanto, forse per non
scoprire una verita' troppo greve da sopportare, o forse chissa'
perche'. Scosse invece quello di Xavier, che ebbe un forte tremito
o almeno cosi' sembro' e la sensazione fu talmente veritiera che
la indusse ad arretrare di alcuni passi, mentre il suo sguardo
correva frenetico sui due corpi, implorando uno di non essere vivo
e l'altro di scuotersi.
- Dannazione! - fu un'imprecazione sibilata alla pioggia, ma
abbastanza forte da essere compresa - Non mi abituero' mai a 'sti
momenti - prosegui' la voce. Voce che indusse Ren a voltare il
capo nuovamente verso Xavier e di seguito verso Veleno.
Trasse un sospiro profondo, Veleno era in ginocchio e si stava
rialzando con fatica. Lo sorresse fino a quando non si trovo' in
piedi.
- Ce la fai? - domando' con premura.
- Se non ce la faccio il mio grugno incontrera' la terra per la
seconda volta in un minuto... - osservo' con obbiettivita' ed
ironia - La cosa non mi piace affatto - considero' poi - Meglio
che ce la faccia... -.
- Andiamo - si fece passare il suo braccio destro attorno alle
spalle - Vediamo di trovarci un posticino tranquillo -.
- Ehi - reclamo' Veleno - Cosa sono queste confidenze?!? -.
- Vuoi farmi un piccolo piacerino? Tieni chiusa quella bocca se
devi dire queste fregnacce - lo riprese.
- Hmmm - mugugno' lui - Permalosa? Giornata storta? Ti hanno dato
buca stasera o e' semplicemente un fenomeno fisiologico? -.
- Ti devo zittire con un pugno oppure... - lui ridacchio' ma la
sua risata parve piu' un ansito gemente che un'espressione
divertita.
- Speravo in un bacio - borbotto'.
- Hai la fortuna che abbia una sola mano libera - replico' lei.
- Ma per i baci si usa la bocca - commento' Veleno.
- Anche per gli insulti - il tono di Ren era aspro e deciso, il
che diede una sferzata violenta al tono del compagno.
- Vai verso Mont Martre - la instrado' lui - Ti diro' dove andare
strada facendo - Ren incomincio' a dirigersi nella direzione
indicata da Veleno.
Dopo qualche tempo e dopo tre salvataggi di Ren su Veleno, che
aveva messo in fallo il piede, arrivarono in un vicoletto, non
molto illuminato, solo una luce in mezzo alla via spiccava tra
quelle delle case. Giunti davanti a questa, Veleno le fece cenno
di entrare. Lei degno' di un solo e semplice sguardo l'insegna che
riposava sopra lo stipite, un locale di bassa lega, una bettola
con delle camere a disposizione al piano superiore, un modo come
un altro per arrotondare lo stipendio.
- Benvenuta a Le Coeur de Soldat, madamoiselle - la accolse un
uomo in carne, dal colorito florido.
- Santos - grugni' Veleno - La chiave della mia stanza - fu la sua
unica richiesta.
- Oh! Monsieur! - il tono gioviale era rimasto - Si tratta bene! -
Veleno scocco' un'occhiata all'uomo chiamato Santos che si guardo'
bene dal fare altri lusinghieri apprezzamenti e piccanti illusioni
sul fatto che lui fosse in quel luogo con una bella donna, che
avesse richieso le chiavi della sua stanza e che questa donna lo
avrebbe accompagnato fino a sopra.
Lady Ren sentiva Veleno ansimare poco sopra la sua spalla, avrebbe
dovuto fare presto, prima che svenisse. Si ricordo' di quante
volte era capitato a lei e di quante altre Veleno l'aveva retta
in spalla o in braccio... Gli offri' un sorriso amorevole, che si
perse su di un lume nel muro, dato che gli occhi di lui guardavano
per terra, con i capelli in faccia. Nel girare per imboccare le
scale, la fretta la fece voltare bruscamente, dando cosi' la
possibilita' a Veleno di incontrare la solida personalita' del
muro portante, che separava la reception dall'interno dell'hotel.
- Cristo! - indietrggio' portandosi le mani al capo - Ci sono
mille altri modi per uccidermi - bercio' Veleno - Oppure vuoi
indottrinarmi alle tue abitudini? - soppeso' con le mani il muro,
piu' per reggersi in piedi che per altro - Ma non credi che questo
sia piu' di un tram? - stento' un sorriso che fu trasfigurato dal
dolore.
Lei si riavvicino, per riportarlo in posizione eretta, ma per la
sollecitudine con cui lo fece non si avvide del fatto che il
grande tappeto persiano era alzato abbastanza perche' il suo piede
vi rimanesse incastrato. Catapultata in avanti, Ren istintivamente
protese le braccia, andando a spintonare Veleno che tentava di
rialzarsi, spedendolo verso il passamano. Fortunatamente questo
orpello disponeva di una palla di ottone come appendice, che
fermo' la caduta del malcapitato.
- Pork! Ah! -.
- Quante storie - lei si riavvicino', facendo scorrere nuovamente
il braccio di Veleno attorno alle sue spalle - E chissa' che
qualche capocciata non metta un po' di sale nella tua testaccia -.
- Ah... Da che pulpito vien la predica - commento' lui acido,
mentre constatava quanta fatica gli costasse fare gli scalini e
si riprendeva aspramente dentro di se' per il tempo che la sua
mente aveva impiegato ad accorgersene - A teste dure qualcuno di
noi e' un esperto, o mi sbaglio? -.
Ren punto' le mani sui fianchi, voltandosi con fare battagliero.
- Cosa vorresti insinuare?!?!?! - tuono'. Non si accorse nemmeno
di quel peso sulle spalle che scivolava via repentinamente.
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