Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa
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Part 18 of MAXINT
Santos si volto' mostrando una distrazione che celava un vivo
interesse, riuscendo solo a cogliere un impermeabile svolazzante
che rotolava nel riquadro della porta. Ridacchio' sotto i baffi,
coprendosi la bocca pudicamente con una mano e si alzo' con fatica
dalla grossa sedia della reception, per spostarsi nella sala da
pranzo. "I due piccioncini si danno da fare", penso' fischiettando
una vecchia canzone. Prese uno dei vassoi in argento antico ed
incomincio' a lucidarlo. "Oh, domani Santos portera' croissant e
caffe' al monsieur, e... Si' una rosa in boccio... Il monsieur
sara' felice, molto felice di questo", si sfrego' le mani. "Oh.
quanto sara' felice...".
- Ah - sospiro' lei - Ce l'abbiamo quasi fatta - infilo' la chiave
nella toppa e provo' ad aprire la porta - Accidenti, non si apre -
si guardo' attorno - Ce la fai a stare in piedi? - Veleno annui' -
Appoggiati al muro, mentre vedo di aprire questa porta -.
Veleno, avvertendo il freddo e solido contatto del muro, si
rilasso' e torno' ad osservare Ren, impegnata con la serratura.
- Uff... - strattono' ancora una volta la maniglia - Questa porta
non ne vuol sapere di... - diede ancora una volta uno strattone
violento e finalmente questa si apri'.
- Oh! - disse, ignorando un tonfo sordo a lato - Che strano, si
apre verso l'esterno - poco lontano si udi' un "umf" - Ehi, Veel,
Veeeel, dove sei? - si guardo' attorno, quando accosto' nuovamente
la porta, si trovo' di fronte alla figura di Veleno, lungo disteso
nel corridoio.
- Uffa - sbuffo', mentre lo aiutava a tirarsi in piedi - Ma non
potevi proprio aspettare? E si' che te lo avevo chiesto se
riuscivi a reggerti in piedi senza il mio aiuto - lo fece entrare
e lo distese sul letto - Non potevi aspettare un minuto? Eri
proprio cosi' stanco? - ricevette in risposta un soffocato mugugno,
forse perche' le ani di Veleno premevano sulla bocca - Uomini...
Bah... - stigmatizzo'.
Veleno attese pazientemente, sfilandosi con fatica l'impermeabile,
lasciando che il dolore abbandonasse gradatamente il suo corpo.
- Non trovi che sia buffo? - domando' lui, osservando la schiena
di lei che si muoveva lentamente per la stanza. Eh gia' era
davvero singolare quanto la storia si ripetesse... Piu' di due
secoli prima entrambi erano stati coinvolti nelle medesime scene,
anche se le parti erano invertite. Certo che l'ironia di quel
momento era davvero unica.
- Cosa vorresti dire? - Ren usava un tono distaccato, una voce
assente, mentre si guardava attorno.
- Non ti ricorda nulla questo posto? - domando' lui.
- Certo, una topaia! - rispose, mentre saggiava le gambe di una
sedia dall'aspetto scalcagnato.
- L'ultima volta in questo letto c'era una signorina di mia
conoscenza - Veleno sorrise malilziosamente.
- Non ti seguo -.
- Proprio non ricordi? - finse tristezza - Eppure e' stato proprio
qui che ci siamo conosciuti -.
- Oh - questa volta si prese piu' tempo per osservare la stanza -
Davvero? - gli offri' un sorriso amorevole - Che strano, singolare
vero? -.
- Gia' - ammise Veleno - Certo la camera e la situazione non era
la stessa -.
- Come si chiama questa locanda? - domando' distrattamente,
sfiorando il davanzale della finestra.
- Le Coeur de Soldat, il cuore del soldato - rispose lui.
Santos ripose anche l'ultima tazza del servizio in porcellana sulla
mensola. Monsieur sarebbe stato davvero contento... Oh se lo
sarebbe stato. Santos era sempre stato un ospite eccellente.
Anche i suoi amici erano usciti quella sera... Chissa' se avevano
avuto la stessa fortuna? Canticchio' una vecchia canzone d'amore,
mentre approntava i vassoi in argento. Con tutto se' stesso spero'
di si'. Se i suoi amici avevano avuto la sua stessa fortuna,
l'indomani sarebbe stata giornata di grandi mance...
- Che strano nome... - apri' gli scuri per osservare uno dei tanti
quartieri della vecchia Parigi - Chissa' come mai si chiama cosi'?
- domando' all'aria della notte.
- Lo vuoi davvero sapere? - Veleno osservo' il volto di lei, tinto
della curiosita' propria di un felino - Fu chiamata cosi' qualche
anno dopo la Rivoluzione, si dice che la notte della presa della
Bastiglia, un gruppo di soldati porto' qui uno dei loro ufficiali,
ferito in battaglia - la curiosita' di lei si tramuto' in stupore
- Qualcuno che era al corrente del fatto lo fece presente ai
rivoltosi che accusarono questi soldati di diserzione - Ren torno'
a sedersi accanto al letto. Veleno noto' come la sua pelle era
diventata di alabastro, e si chiese se era il caso di andare oltre
con la storia.
- Per salvare il loro comandante, si fecero carico dell'accusa e
furono passati per le armi - termino' Veleno.
- Non mi stai prendendo in giro, vero? - al forza con cui queste
parole uscirono dalle labbra di Ren fu paragonabile al battito
d'ali di una farfalla.
- E come potrei? Giuro che e' tutto ver... Oooofffff! - il fiato
che i polmoni di Veleno contenevano fu espulso tutto in un un
sordo gorgoglio, e strali infuocati percorsero il suo torso - Che
diavolo t'e' preso! - rantolo' - Ti sembra questo il momento di
saltarmi addosso! - ma gli occhi che incontro' parlavano solo di
furia cieca - Almeno aspetta che mi sia rimesso! In queste
condizioni non garantisco delle mie prestazioni... - ridacchio con
amarezza, il volto di Ren, trasfigurato dalla furia comunicava
tutt'altro. Si chiese perche' una parte della sua mente aveva
suggerito quelle parole, non avrebbero avuto altro effetto se non
quello di rendere ancor piu' selvaggia la sua ira.
- Dovrei ucciderti, sai? - ansimo' lei. Per un istante scene ben
piu' gradevoli, che rievocavano ricordi di passione, riempirono la
mente di Veleno. Una parte di Ren, quella a cui in quel momento
non stava dando ascolto, si chiese il perche' lui sorrideva in
quel modo.
"L'ultima volta", si disse Veleno, osservando il volto di Ren
coronato da una mistica aureola di capelli bruni, "La situazione
era decisamente differente".
- Lui era mio - sibilo' Ren - Questa vendetta era mia - prosegui'
- Mi spettava di diritto - "Come puo' essere terrificante questo
volto?", si domandava intanto Veleno, constatando che nemmeno la
rabbia lo intaccava sensibilmente.
Quando il peso sul petto si alleggeri', Veleno si permise di
inspirare profondamente, ad occhi chiusi. La ferita si era riaperta
e lo stava infastidendo oltre misura, constato con rabbia.
Quando riapri' gli occhi, fu accecato per un fugace attimo da un
bagliore, che fatico' ad individuare con precisione. Maledi' i suoi
sensi ottenebrati dal dolore per questo, avrebbe dovuto capirlo
immediatamente. Solo ad una cosa poteva appartenere quel bagliore.
La lama di una spada oscillava lentamente a pochissima distanza dal
suo pomo d'adamo. L'elsa della spada era retta saldamente dalle
mani di Ren, il cui petto si alzava ed abbassava freneticamente.
- Cosa aspetti? - Veleno degluti' rumorosamente - Vuoi tagliarmi la
testa? Puoi farlo se vuoi... - scruto' con attenzione il volto di
Ren, scoprendo, sotto la superfice della sua rabbia, della paura.
- E se lo facessi? - domando' lei. La punta della spada tremolo'
vistosamente. Veleno si permise di ridere.
- Credi che me ne risentirei? Sarei morto, e finalmente... - esito'
forse interrogando piu' se stesso che cercando la parola adatta -
Libero - attese qualche secondo - E poi non faresti altro che
rendermi il favore... - aggiunse.
- Co-cosa stai... - la voce di lei termolo', indugiando, ma questa
incertezza non si propago' al resto del corpo, la spada rimaneva
sempre poco sopra la sua gola, pronta a calare. Era strano quanto
"Potrei mai perdonarmi?", le domandarono li occhi di Veleno e la
sua parte spietata si innesco' quasi senza lui se ne accorgesse, ma
quel meccanismo, quell'interruttore si abbassava ed annullava la
sua coscienza, quando nella testa si accendeva quella lucina che
gridava pericolo, annullando ogni sua emozione, attivando i suoi
cinque sensi e il suo istinto dedicandoli al ragguingimento del suo
obbiettivo.
- Avanti - la sua voce si abbasso' di tono, diventando suadente,
assumendo un tono piu' morbido e caldo, quasi sensuale - Cosa stai
aspettando. Io sono qui, non mi muovero'... - quello stratagemma
gli ricordo' una sorellanza remota e misconosciuta. "Chissa'", una
parte della sua mente divagava senza confini, "Forse le Bene
Gesserit cambierebbero idea, vista cotale maestria nell'uso della
Voce". Rise, piu' per quella sua galoppante fantasia condita
dall'acido umorismo, molto probabilmente un effetto collaterale
della sua iperattivita' analitica.
Ora la spada di Ren ondeggiava lentamente a mezz'aria, con la punta
alata ed un inclinazione di dieci gradi circa. "Le hai insegnato
bene, guerriero, eh?", il sarcasmo si fece strada dentro di lui,
ben consapevole che l'abilita' nella scheram della donna era stata
acquisita ben prima che lui le svelasse il suo destino. Non aveva
fatto altro che affinarla.
- Non tirare troppo la corda - sibilo' lei - Potrei davvero
prenderti in parola -.
- Non verro' di certo a tirarti le coperte la notte, non
preoccuparti - borbotto' lui, mentre le sue mani rovistavano nei
pantaloni - Ma stai sbagliando. Io avevo diritto a Xavier, da molti
piu' anni di te - aggiunse, dopo aver estratto una sigaretta da un
pacchetto sgualcito.
- No! - tuono' lei - Lui ha ucciso tutti i miei uomini, solo
perche' mi avevano salvato! -.
- Solo perche' ti aveano salvato? - c'era molto sarcasmo in quella
domanda - No... Lui li ha uccisi per un motivo molto piu' semplice,
una cosa che nonostante tutto nemmeno noi possiamo sconfiggere,
perche' e' parte di noi stessi come le nosrte spade... - tiro' una
boccata dalla sigaretta - Non riesci ancora a vedere il perche'? -
la spada pra era piu' salda nelle sue mani. "Continua a parlare",
gli impose la sua parte spietata - Povera piccola... - scosse
la testa, sorridendo - No... Noi siamo i buoni, siamo troppo
lontani da Xavier per capire... -.
- Noi non siamo i buoni - ribatte' lei - Noi siamo semplicemente
piu' onesti - questa frase provoco' in Veleno una risata stizzita.
- Sai che non e' vero... - schiaccio' la sigaretta nel posacenere -
Io per raggiungere i miei obbiettivi ho sempre utilizzato qualsiasi
mezzo, cosa importa che sia coretto o meno? L'importante e'
l'obbiettivo, il resto non conta. Ma abbiamo deciso di stare
dall'altra parte - appoggio' la testa sul cuscino, chiudendo gli
occhi - Tutti dobbiamo sceglierla, prima o poi - sorrise - Xavier
ha ucciso quegli uomini per il potere. Per averne di piu' e per
dimostrarlo - sospiro', con viva amarezzza - Potere... Ogni cosa
che facciamo e' volta a questo - fisso' i suoi occhi in quelli di
lei - Ora anche tu hai molto potere -.
- Tutto solo per questo? - fu quasi un gemito.
"Solo per questo?".
"Comandante... Solo? Gli uomini sono stupidi.".
"Girodel, voi non lo eravate".
"Ma come... Meno di un'ora fa lo ha detto proprio lei...".
"Girodel... Io...".
"Comandante, e' inutile chiedersi perche', sono passati piu' di
duecento anni...".
"Ma...".
"Ma la vendetta e' una soddisfazione che tutti gli uomini vogliono
avere".
"Credo tu abbia ragione".
"E non ha pensato che non sarebbe stata poi piu' la stessa?".
"Era per voi...".
"Non la volevamo... La voleva lei. Ed ora crede di rifarsi con
lui?".
"Io...".
"Lei non uccidera' quell'uomo".
"E...".
"Ci ha dato la possibilita' di vivere ancora, di ricordare perche'
tanti anni fa' noi abbiamo scelto il disonore. Tutti facevamo il
tifo per lui. Io ho scommesso un mese di paga con Treol...".
"Lui e' cosi' diverso".
"Lo crede davvero comandante? Lo crede davvero?".
"Lui lo ha fatto per...".
"Come lo facemmo noi, lo ha fatto per lei".
"E suo figlio?".
"Era il pretesto".
"Non capisco Girodel, perche'...".
"Perche' gli uomini sono stupidi, comandante. Cosi' stupidi da dare
un grande prezzo a cose che non esistono... Amicizia, amore, onore,
orgoglio... Ci ha fatto ricordare perche' in una mattina d'estate
le nostre carni venivano straziate da metallo incandescente".
"Sono stanca, Girodel".
"La capisco comandante. Non e' mica facile... Ma noi crediamo in
lei, abbiamo sempre creduto in lei, e crederemo sempre in lei... Il
migliore ufficiale della guardia, lo dicevo sempre a suo padre, sa?
Se non avessimo creduto in lei, non avremmo fatto quella fine".
"Ma io... Alle volte non so se ce la faccio...".
"Quelle volte, capitano, bastera' guardare indietro, o accanto a
lei, noi saremo li'. Ricorda? Tutti noi lo abbiamo giurato".
"Nemmeno la morte vi ha liberato, Girodel?".
"E possibile che abbia dimenticato? Sono passati tanti anni da
quando servivo con lei, comandante, ma si ricorda i cicchetti alla
truppa? Voi vi alzerete, mangerete, dormirete e piscerete quando ve
lo ordinera' il vostro superiore e non sarete stanchi, affamati,
assonnati, o morti fino a quando il vostro superiore non lo dira'".
"Erano solo discorsi...".
"Singore, lei non ci ha mai ordinato di morire".
"E non potrei mai farlo".
"Ma allora perche' si stupisce di tutto questo?".
Veleno vide la rabbia che abbandonava le iridi di lei.
- Tutto solo per questo... - ripete' lei. Veleno si limito' ad
annuire, osservando la lama che abbandonava la sua posizione
minacciosa, per avvicinarsi alla gamba destra di Ren.
- E' triste, ma e' cosi - disse lui.
- Perche' vantavi diritti su Xavier? - domando' poi.
- Dovevo riscattare un mio errore - liquido' lui, accendendosi
un'altra sigaretta.
- Cosa vorresti dire? Di che errore parli? -.
- Nel 1559 dei normanni calarono sin quasi in Moldavia, erano uno
schieramento massiccio e ben armato, fatto di cavalieri forti e
bravi, forse i migliori guerrieri normanni. Agli inizi dell'autunno
di quell'anno arrivarono nelle mie terre, io in quel periodo ero un
mercenario, preso al soldo da un piccolo feudatario di Venezia.
Devastarono ogni cosa che si metteva sul loro cammino, depredando
cio' che si poteva prendere e distruggendo il resto - sospiro'
nuovamente - Io ero stato chiamato a Venezia dal Doge per questioni
che interessavano tutti i possedimenti della Serenissima. Quando
tornai in quelle terre trovai solo corpi senza vita, pietre
annerite dal fuoco e campi distrutti - questa volta la sigaretta fu
spenta con rabbia - Era Xavier il capo di questo drappello, che
brucio' la mia casa, uccise i miei compagni... - i suoi occhi
cercarono la finestra aperta, interrogando la notte.
- C'e' di piu', non e' vero? - domando' lei.
- Si' - sembro' quasi che questa parola avesse la consistenza e la
densita' del piombo, per quanto era greve - Uccise l'intera
famiglia del feudatario, la moglie, la figlia ed il nipote, un
bambino di soli tre mesi... - si fermo', deglutendo con fatica -
Ricordo ancora Lucrezia, cosi' fragile, quando la carezzavi ti
chiedevi se si potesse rompere, come un cristallo... Era di salute
cagionevole, sai? Ho perso il conto di quante volte mi aveva
chiesto di scortarla, a cavallo, a vedere le terre di suo padre...
Aveva solo vent'anni e non era quasi mai uscita dalle mura di quel
castello -.
- Quel bambino - tento' di incontrare gli occhi di Veleno ma non vi
riusci'.
- Avrei voluto morire... Tanta era la mia rabbia. Ma sai a che
destino siamo votati, sai cosa ci riserva il fato, non potevo... Lo
inseguii per piu' di trecento anni. Quella notte di duecento anni
fa - guardo' fuori, in lontananza del fumo, dei bagliori,
illuminavano la notte - Come oggi, la citta' era in subbuglio,
tinta dal fuoco di battaglie... Quella notte di duecento anni fa io
ero in questa citta' per lui - lesse un interrogativo nel volto di
Ren - Non ho proseguito la mia caccia per te. E perche' oramai ero
stanco... La mia vendetta sarebbe giunta, prima o poi... La nostra
legge la conosci. Spietata quanto la nostra esistenza: ne rimarra'
uno solo. La mia vendetta prima o poi si sarebbe compiuta... Ne
rimarra' uno solo - ripete' - E prima o poi verra' anche il nostro
momento - lei fece per ripetergli la domanda di poco prima - Quel
bambino... - Veleno esito' - Quel bambino era il secondo Conte di
Momiano. Ho preso Xavier per me perche' mi spettava - la sua voce
divenne aspra e dura, per poi capitolare grevemente - Non avrei
potuto sopportare di rivivere quel dolore... Ancora... -.
- Era tuo figlio, vero? - questa domanda non ottenne risposta.
Quando Veleno apri' la bocca per rispondere, fu bloccato da tre
colpi sulla porta, e gli occhi di entrambi si fissarono sui
battenti.
- Questa volta e' impossibile che sia Girodel - disse lui,
invitando Ren ad aprire.
- Questa serratura - borbotto' lei, armeggiandoci - E' decisamente
scassata! - con forza la porta si spalanco' nuovamente verso
l'esterno, ed ancora una volta termino' la sua corsa con un sordo
tonfo.
- Ma che e' un vizio? - domando' la donna a TheGIO, lungo disteso
per terra - Tutti stanchi stasera? - l'altro si rialzo' e guardo'
con aria interrogativa Veleno, disteso sul letto.
- Ha fatto cosi' anche con me - ridacchio' lui - Non preoccuparti
Gio, credo sia del tutto normale -.
- Fe lo dihi tu - mugugno' lui.
- Eh? Cos'ha detto? - fu la domanda di Ren a Veleno.
- Tra una manciata di secondi ricomincera' a parlare come al solito
- minimizzo' - Non darti pena -.
- Uahhanhulo - ribatte' TheGIO senza togliersi la mano dalla bocca.
- C'e' anche il ragazzo con te? - TheGIO si limito' ad annuire ed a
fare luogo al giovane Yell.
- Cosa c'e' capo? - domando' questo entrando.
- E non usare quel tono - gemette Veleno, stringendosi una mano al
petto - Piu' lo sento e piu' questa ferita mi fa male - lo squadro'
- Ricordati che quando torniamo, ho bisogno di parlarti - disse con
tono lapidario - Nient'altro... Ma ricordatelo -.
- Come va? -.
- E' solo un graffio, ragazzo - "Non essere troppo duro con lui",
si redargui' e si permise di arruffarglii capelli - Hai fatto un
buon lavoro - l'espressione di Yell muto' - Ma ora credo sia ora di
andarcene a dormire. Forza! - la voce era tornata quella di sempre,
fradda come il vento che soffia al polo e asettica come un intero
reparto d'ospedale - Avremo tempo domani per tirare le somme della
missione, che ne dite? Io sono davvero stanco - TheGIO e Rebel
uscirono discretamente dalla camera e Ren si premuro' di chiudere
la porta dietro di loro.
- E' un bravo ragazzo - disse distrattamente, mentre tornava a
sedersi - Dovresti trattarlo con piu' dolcezza -.
- E' ancora inesperto e irruento - Veleno di trasse a sedere - Non
escludo pero' che abbia talento. Mi ricorda tanto una persona... -
ridacchio'.
- Brutto zoticone - fece per dargli uno schiaffo, ma la mano di lui
si strinse attorno al suo polso poco prima che questo potesse
giungere a destinazione - Per gli affronti che mi hai fatto stasera
mi devi un duello... Ricordatelo -.
- Ed e' altretttanto permaloso - concluse, rilasciando la presa e
lasciando che Ren ridesse discretamente, torno' a stendersi.
- Con me non eri cosi' duro - borbott' lei, girando per la stanza -
Ma sono passati cosi' tanti anni... Davvero hai smesso di cercare
Xavier per colpa mia? - che strano, si disse, non rispondeva.
Provo' a rincarare la dose.
- Vorresti forse insinuare che Veleno ha rinunciato a qualcosa per
una donna? - "Accidenti, nemmeno questa funziona" - Ma non eri tu
quello che diceva, "prima di tutto vengo io" - falso' la voce
rendendola il piu' maschile possibile, canzonandolo - Non vorrai
farmi credere che... Ma mi stai ascoltando? - si volto' a guardarlo
e scopri' cosi' il perche' del suo silenzio - Ma stai dormendo? -
le rispose solo il suo respiro pesante - Uomini - getto' la giubba
sullo schienale della sedia - Puah! - ma poco dopo le sue labbra si
schiusero in un dolce sorriso... Anche lei, aveva bisogno di
dormire, quella giornata era stata davvero dura. Osservo'
nuovamente Veleno, ancora vestito e disteso sul letto, che oramai
dormiva della grossa. Controllo' la sua ferita e vide che stava
incominciando lentamente a richiudersi.
"Per una volta, almeno per questa volta, permettimelo", disse con,
gli occhi, osservando il volto di Veleno, dipinto della calma
propria del sonno del giusto. "Sei troppo stanco per recriminare,
non potrai reagire, perche' so che lo faresti se solo ti rendessi
conto di cio' che sto facendo... Solo per questa volta...", sorrise
mentre slacciava i polsini della sua camicia, "Saro' io a prendermi
cura di te, amico mio".
La mattina arrivo' ovattata dai rumori della strada, quel quartiere
di Parigi era molto calmo, uno dei vecchi sobborchi cittadini, dove
la gente non aveva bisogno di correre dietro agli autobus e nelle
gallerie illuminate da freddi neon della Metro. Santos fischiettava
distrattamente, mentre disponeva le cuccume su di un vassoio
d'argento. Controllo' che fosse tutto perfetto, perche' lui sapeva
che queste cose erano apprezzate, soprattutto dagli ospiti di
riguardo. Gli ospiti di riguardo adoravano essere lusingati dalle
sue attenzioni e lui adorava essere lusingato dalle loro mance
generose. Il campanello situato sopra la porta d'ingresso trillo',
lasciando entrare un nuovo avventore.
Aveva la grazia e la morbidezza di una bella orchidea, si disse,
osservando la nuova cliente, che si guardava attorno alla ricerca
di un segno di vita.
- Da questa parte, madamoiselle - esordi' in tono gioviale ma non
troppo, sufficientemente servile da essere gradevole - Mi dovra'
scusare, ma e' un'ora inusuale per questo modesto albergo - si mise
dietro al banco della reception - Cosa puo' fare per lei Santos? -.
- Cerco delle persone - fu la risposta.
- Sono davvero addolorato, madamoiselle, in questa piccola locanda
ci sono solo camere e letti - sospiro' - L'unica persona che c'e'
e' questo vecchio e grasso uomo di fronte a lei - sorrise forse con
troppa esagerazione - E... Lei capisce... Gli ospiti di Santos non
gradirebbero questo genere di attenzioni. Le Coeur de Soldat e'
famoso in tutta Parigi per la riservatezza del suo personale -.
Lei si chiese quatno personale potesse stare in quel buco, non
molto a quanto sembrava, dava l'idea di essere davvero stretto.
- Sto cercando dei miei amici - ribatte' lei, con calma - Mi hanno
dato questo indirizzo -.
- Capisco - Santos si sfrego' il mento con aria pensierosa - Ma
credo che l'ora sia inopportuna. I miei ospiti potrebbero non
essere contenti del disturbo e per questa rinomata pensione, e' una
doverosa prerogativa soddisfarli in ogni loro richiesta -.
La donna mise una mano sul banco, accanto al registro dei clienti.
- Mi interesa semplicemente sapere se sono suoi ospiti, le assicuro
che gradiranno la mia visita - quando ritiro' la mano, sul banco
rimase una banconota.
- E come non si potrebbe gradire la visita di una donna, quando e'
bella e dai modi squisiti come i suoi? - il sorriso di Santos si
allargo' ancora, mentre ritirava la banconota e la infilava nel
taschino della camicia - Forse posso fare qualcosa per lei... Mi
dica, vede i loro nomi in questo registro? -.
Gli occhi della donna percorsero distrattamente l'ultima pagina del
libro rilegato in pelle, ed un dito laccato si pose su di un rigo.
- Questi quattro - fece scorrere lentamente l'indice su quattro
nomi in successione - Sono i miei amici, alloggiano ancora qui? -.
Santos mostro' uno stupore esagerato.
- Ma certamente! - guardo' una pendola poggiata sul muro accanto -
Hanno richiesto di essere svegliati tra qualche minuto, stavo
giusto approntando la colazione. Vuole attenderli in questa sala? -
usci' dalla reception, per condurla nella sala da pranzo, piu'
ampia e ordinata. L'uomo si avvicino' al tavolo da pranzo, per
prendere un vassoio su cui poso' un piccolo vaso in vetro con
dentro un bocciolo di rosa.
- Vorra' scusarmi, ma mi sono permesso di approntare solo per tre
di loro. Il quarto dei suoi amici immagino sia molto... Ehem...
Stanco, quindi pensavo di portargli la colazione in camera. Tra
pochi minuti credo che avranno il piacere di incontrarla proprio in
questa sala, se madamoiselle avra' la compiacenzia di attendere -.
- Sarei molto felice se potessi vederli subito. - disse lei,
infilando un'altra banconota che teneva tra l'indice ed il medio
nel taschino dell'uomo.
- Stavo giusto andando di sopra a portare la colazione al monsieur
della 14, se madamoiselle ha il piacere di precedermi, ne sarei
davvero onorato - le fece luogo sulla rampa di scale, con un gesto
un po' troppo esagerato e plateale, spostandosi a lato, mentre
reggeva il vassoio in equilibrio con una mano e l'altra gettava una
lunga salvietta sull'avambraccio.
- Molte grazie - la donna sali' le scale con calma.
- I suoi amici sono nelle camere 12, 13, 14 e 15 - indico' le porte
con precisione e rimase accanto alla donna, per controllare i suoi
movimenti. Santos non era di certo stupido, non voleva riservare
brutte sorprese a i suoi ospiti. Le brutte sorprese facevano
perdere clienti.
Fu trascinato fuori dal sonno al secondo rintocco sulla porta.
- Dannazzione... - afferro' l'orologio da poslo, adagiato sul
comodino accanto al letto - Ma che ore so... Ah - si alzo' con la
dovuta flemma e fece per guardarsi allo specchio. Non ne ebbe la
voglia, meglio vedere cosa voleva quel Santos stamattina. Si
infilo' alla svelta la camicia ed i pantaloni che aveva appoggiato
sulla sedia ai piedi del letto la notte prima.
- Arrivo, arrivo... - avverti' al secondo tentativo di bussata -
Cosa c'e' Santos? - socchiuse la porta sufficientemente per
infilarci il volto e sbirciare nel corridoio.
- La colazione e' pronta, signore, mi avevate detto di svegliarvi a
quest'ora - si giustifico' l'uomo - E inoltre... C'e' un ospite che
chiede di voi - si fece a lato, per far spazio alla donna.
- Hm... - borbotto' l'altro - Bene - sgrano' gli occhi alla vista
di lei - Milena! Che diamine ci fai qui? - esclamo' TheGIO.
- Ho sentito il tuo messaggio nella segreteria dell'ufficio, avevo
dimenticato gli occhiali sulla scrivania e ieri sera tardi, sono
passata a prenderli - spiego' lei - Ho visto che c'erano messaggi e
li ho ascoltati. E poi ho preso il primo aereo per Parigi -.
- Non era necessario - spalanco' la porta, mentre si guardava
attorno studiando il miglior modo per essere piu' presentabile.
- Avrete bisogno di qualcuno per sbrigare tutte le pratiche, e voi
siete abbastanza disordinati da dimenticarvi qualcosa di certo -
si giustifico' - Avevate bisogno di me - prosegui' - E poi avevo
sempre voluto vedere Parigi - svelo' con un pizzico di civetteria.
TheGIO rise, vagando per la camera mentre terminava di determinare
il proprio abbigliamento.
Santos si schiari' la voce.
- Oh, mi scusi, buon uomo - TheGIO mise mano al portafoglio.
- Di nulla monsieur, e' un piacere avere ospiti come lei - riveri'
l'uomo, prima di chiudere la porta dietro le sue spalle.
- Nessuna complicazione? - domando' lei, osservandolo passare con
un asciugamano attorno alle spalle.
- No - rispose lui dal bagno, lasciando correre l'acqua della
doccia - O meglio nessuna grave -.
- Cosa vuol dire nessuna grave? - si appoggio' al davanzale con la
schiena rivolta verso l'esterno.
- Qualche graffio - liquido' lui.
- Come? -.
- Abbiamo rimediato qualche graffio - spiego' - Giusto un paio -
si senti' un rumore sordo e poi la tenda della doccia che tornava
a chiudersi - Proprio qui dentro dovevi metterti! -.
- Proprio qui non e' asciutto! - rispose qualcuno dal bagno.
- Ci credo! E' una doccia, mica un letto - replico' la voce di
TheGIO.
- Mica sarai tua batuffolina? Colonnello Bernacca fa previsioni
metereologice sulla nuvoletta -.
- Guarda che mica piove, e' una doccia questa, non siamo all'aperto
- detto questo torno' a fare cio' per cui era entrato nella doccia,
Milena si affaccio' per qualche istante nel bagno, tentando di
comprendere cosa stesse accadendo e trovandosi di fronte a GNAGNA
che, forte di una cuffia in testa e brandendo una spazzola da
schiena con annesso sapone, la squadrava. Dopo qualche istante
tento' di spiegarle il perche' di quello strano abbigliamento.
- Io e il bagno cameretta Olimpo! Ma la doccia come no! - e dopo
queste illuminanti parole, si infilo' nella doccia.
Ren socchiuse gli occhi, cos'era quel rumore? Ecclo di nuovo...
Quando riprese lucidita' si accorse che qualcuno bussava alla porta
per la terza volta. Volto' il capo trovandosi a poca distanza dal
volto di Veleno, serenamente addormentato. Soffio' via dalla faccia
una ciocca ribelle di capelli e sguscio' lentamente fuori dal letto
con movimenti silenziosi e morbidi. Con la stessa discrezione
rispose al sorriso di Santos, che non si curo' minimamente del
fatto che la sua camicia fosse male abbottonata e ritiro' il
vassoio. A dire il vero, Santos aveva notato quel particolare, come
aveva notato il fatto che il monsieru della 14 aveva gusto in fatto
di donne. Sorrise nuovamente. Si', decise infine, avrebbe davvero
apprezzato la sua attenzione.
Ren osservo' distrattamente il contenuto del vassoio, notando che
ogni cosa era stata fatta impeccabilmente. I croissant erano
coperti da un morbido panno, che li avrebbe mantenuti caldi per
molto tempo, un piccolo contenitore in argento con un coltellino
corredato, conteneva il burro e le cuccume di caffe', the e latte
erano isolate in modo da mantenere le bevande calde a lungo.
Tutto cio' era davvero un grande sollievo, penso' mentre appendeva
nuovamente la camicia all'attaccapanni e tornava a letto.
Lancio' un'ultima occhiata a Veleno, sorridendo divertita.
Era stato un partner perfetto quella notte, lo canzono. Non si era
mosso di un centimetro, stanco com'era ed il suo respiro pesante lo
confermava. Richiuse gli occhi, concedendosi, si ripromise, altri
cinque minuti.
Milena si sporse nel riquadro della porta del bagno, scoprendo
TheGIO con un paio di jeans ed una maglietta, che terminava di
asciugarsi i capelli. Quando termino' quell'operazione, afferro'
GNAGNA per la collottola, o meglio per quella che lui riteneva
fosse la collottola, se mai quel coso ne aveva una e lo piazzo' sul
bordo del lavandino, puntandogli addosso il phon.
- Il vento dolcemente sposta il pelo! - considero' il batuffolo,
con stupore.
- Cosa intendevi dire prima? - TheGIO le rivolse un'occhiata
interrogativa - Con "Qualche graffio" -.
- Beh, Rebel ha un paio d'ammaccature, io ho una spalla che mi fa
male - ruoto' l'articolazione, notando che ora il dolore si era
ridotto ad un semplice ma fastidioso formicolio - Crossbone e' un
po' giu' perche' ha steso solo un uomo e Vel si e' preso una
spadata nel petto - relaziono', dando un'occhiata distratta al suo
orologio da polso - Vediamo se gli altri sono alzati -.
Incontrarono CB nel corrodoio, mentre ispezionava i dintorni,
sostenendo che non si sentiva molto sicuro. La scusa non resse,
dato che lo stava facendo con un fucile d'assalto. La porta della
camera di Rebel si apri' lentamente, mostrando ai tre una scena
decisamente piacevole. Lo convinsero che era giorno e che quel
morbido orsacchiotto di pezza che stava abbracciando inizialmente,
poteva rimanersene in camera senza pericolo che qualcuno gli
facesse del male. Anche se, convenne ThaGIO, in giro era pieno di
maniaci che odiavano gli orsacchiotti di pezza marroni.
- Ed ora andiamo a tirare fuori dal letto Veleno - TheGIO si
diresse verso la camera 14.
Si alzo' in fretta, era in un dormiveglia che non aveva nulla del
sonno e poco anche della veglia, basto' il primo colpo sulla porta
perche' fosse in piedi.
TheGIO si trovo' ad osservare un paio di occhi socchiusi con
attorno una cascata di capelli castani che si appoggiavano
morbidamente sulle spalle. Ren si tolse i capelli dal volto, per
riuscire a vedere meglio chi le stava di fronte. Mastico' un
buongorno e chiuse un po' di piu' il colletto della camicia, visto
che c'era una fastidiosa corrente d'aria.
- Che c'e'? - ossvervo i volti delle quatttro persone fuori della
porta. Se avessero sgranato un po' di piu' gli occhi, probabilmente
questi sarebbero rotolati a terra come biglie - Che avete da
guardare - li osservo' uno a uno. Il volto di Milena era di un
vistoso porpora.
- Che diamine... - Veleno si alzo' a sedere sul letto, reggendosi
sui gomiti. Il lenzuolo scivolo' fino all'inguine, mostrando il
nudo torace dove campeggiava una grossa cicatrice che partiva da
poco sotto la spalla sinistra fino ad aarrivare sotto il fegato.
Ren noto' che Milena, per quanto potesse apparire incredibile, era
arrossita ancor di piu'.
- Che avete tutti da guardarmi con quelle facce? - li osservo' uno
a uno. Si soffermo' infine su Ren - Me lo vorresti spiegare? - il
sonno profondo da cui era appena uscito ottenebrava ancora la sua
capacita' di analisi - E poi, Ren, ti sembra il modo di vestirti?
Hai abbottonato la camicia male... - si alzo' e le rimise a posto
l'abbottonatura, per poi squadrarla di nuovo - Hai perso qualche
chilo - considero' - Ma la prossimia volta scegli qualcosa di piu'
sobrio per il giorno... Non vorrai far morire di infarto la
popolazione maschile di Parigi... - torno' a guardare gli altri - E
che e'! Non avete mai visto uno in mutande! - si volto' dirigendosi
verso l'armadio per prendere dei vestiti borrbottando qualcosa di
intelleggibile. Girandosi noto' che la sedia accanto al letto,
quella su cui la sera prima Ren era rimasta seduta, ora ospitava
dei vestiti... I suoi vestiti...
Torno' a guardare gli altri, constatando solo in quel momento che
gli era sfuggito un particolare probabilmente essenziale. La
posizione di Lady Ren era del tutto inusuale. Non era entrata con
gli altri, ma li fronteggiava. Cio' poteva dire solo una cosa, dato
che lui non aveva aperto la porta a nessuno ed il letto dava l'idea
che non ci avesse dormito dentro da solo. Era evidente, Ren aveva
dormito li'. Mentre una parte di se' ringraziava il cielo per non
essersene accorto, l'altra parte is chiedeva se era stata davvero
una fortuna non accorgersene.
- Ehi, voi quattro! - chiamo' mentre si infilava la camicia - Non
fatevi strane idee, capito? - li squadro' uno a uno - Diglielo tu!
- chiese a Ren - Avanti... Spiegaglielo cosa ci fai nella mia
stanza - svicolo' il pericolo di dare loro una risposta che nemmeno
lui conosceva. Purtroppo aveva chiari ricordi di tutta la serata e
di una discussione avuta con la donna e di aver dato la buonanotte
agli altri. Non si ricordava ad esempio di essersi spogliato e di
essersi messo a letto (questo particolare lo inquieto' piu' di
altri) e non si ricordava nemmeno di aver invitato Ren a dormire
con lui. Archiviando questi particolari non si avvide di Ren che si
dirigeva verso di lui, lentamente, con il passo morbido e vellutato
di una fiera, una pantera bruna che stava per gettarsi su di lui.
Senti' un delicato contatto sul suo collo, e scopri' che oramai le
mani di lei si erano gia' serrate a conca, chermendo le sue guance,
avverti' unagamba avvinghiasri alla sua e poco dopo si ritrovo'
con i suoi capelli in faccia.
- E' stato stupendo - si volto' verso i quattro che li stavano
osservando e pronuncio' quelle parole con voce vibrante e bassa -
E' stato... Aaah - le riusci' egregiamente la fine della commedia,
gettandosi sulla sua spalla, ma quel "aaah", che gli altri
interpretarono come la testimonianza di una notte di fuoco, invece
era provocato da una mano di Veleno, stretta al suo braccio in
maniera molto decisa.
- Che diavolo stai facendo! - sibilo' lui.
- Lasciami, mi fai male! - sussurro' lei al suo orecchio, non
riuscendo a non ridere - Ma le hai viste le loro facce? -.
- Spiegami che cosa ti e' staltato in mente! - riepte' Veleno.
- Ti sto facendo fare bella figura con gli amici e mi sto
divertendo come una pazza alle tue spalle - ridacchio' lei - Te lo
ha mai detto nessuna che hai dei lobi interessanti? - rise ancora.
- Cristo Ren! - riusci' a trattenere a stento la voce - Si' me lo
hanno gia' detto... Ed ora per l'amor di Dio... Smettila! -.
- Ma... Non dirmi che ti infastidisce... - non smise di ridere.
- No! - gemette lui, continuando a parlare sottovoce - Non mi
infastidisce affatto... Anzi, se ogni bella donna che mi incontra
per strada si comportasse cosi' ne sarei felice... Ma ora ti prego,
smettila - imploro' - Altrimenti non rispondero' piu' di me -.
- Okay - convenne lei - E comunque stanotte sei stato davvero
fantastico -.
- Eh? -.
- Hai dormito come un angioletto... Non hai nemmeno russato -.
Veleno strinse le braccia attorno alle spalle di lei e rise di
gusto.
- E tu smettila di fare quella faccia - disse a TheGIO da sopra la
spalla di lei.
- Oh certo... - gli assicuro' lui - Ma giuro che appena arrivato
a casa, scrivero' un bell'articolo per lo IAC Tribune - ridacchio'.
Veleno si sciolse dall'abbraccio di Ren, scoccandole un'occhiata
a meta' tra il divertito e la disapprovazione e guardando il
vassoio sul comodino, socchiuse la porta.
- E ora lasciateci fare colazione in pace - disse prima di chiudere
la porta - Ci vediamo giu' tra mezz'ora -.
- Se vuoi possiamo fare anche dopo - TheGIO non aveva smesso di
ridere. Nessuno, escluso lui comprese il perche' le ultime parole
di Veleno furono: "Vai al diavolo". Quando chiuse la porta, si
servi' una tazza di caffe' ed addento' un croissant e si
affaccio' alla finestra, osservando Parigi che era viva come ogni
altro giorno, dimenticandosi di cio' che era accaduto prima.
Quando Ren usci' dal bagno, non aveva ancora smesso di ridere,
lui dimostro' falso disinteresse alla cosa e si decise a rendersi
presentabile, mentre dava tempo alla donna di riprendere fiato.
"Non le sono bastati nemmeno quindici minuti", considero' con
tristezza, mentre scendevano le scale. E piu' lui sbuffava, piu'
Ren rideva. "Donne... Bah...".
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