Agenzia Rockflood - Fascicolo 23: il caso della Match Patrol scomparsa
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Written by Veleno

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Subject [FF][ARF] Fascicolo 23 - Part 18 of MAXINT
Date 15/05/97 11.45.02
Organization Italia Online
Lines 672
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 23, Il caso della Match Patrol scomparsa 
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Part 18 of MAXINT

Santos si  volto' mostrando una  distrazione  che  celava  un  vivo 
interesse, riuscendo  solo a cogliere un  impermeabile  svolazzante
che rotolava nel riquadro  della porta. Ridacchio' sotto  i  baffi,
coprendosi la bocca  pudicamente con una mano e si alzo' con fatica
dalla grossa sedia  della reception, per spostarsi  nella  sala  da
pranzo. "I due piccioncini  si danno da fare", penso' fischiettando
una vecchia canzone. Prese  uno dei vassoi  in  argento  antico  ed
incomincio' a lucidarlo. "Oh, domani  Santos  portera' croissant  e
caffe' al  monsieur, e... Si' una  rosa  in  boccio... Il  monsieur 
sara' felice, molto  felice di  questo", si  sfrego' le  mani. "Oh.
quanto sara' felice...". 

- Ah - sospiro' lei - Ce l'abbiamo  quasi fatta - infilo' la chiave
nella toppa e provo' ad aprire la  porta - Accidenti, non si apre -
si guardo' attorno - Ce la fai a  stare in piedi? - Veleno annui' -
Appoggiati al muro, mentre vedo di  aprire questa porta -.
Veleno,  avvertendo  il  freddo  e  solido  contatto  del  muro, si 
rilasso' e  torno' ad osservare Ren, impegnata con la serratura.
- Uff... - strattono' ancora  una volta la maniglia - Questa  porta
non ne vuol sapere di... - diede  ancora una  volta  uno  strattone 
violento e finalmente questa si apri'. 
- Oh! - disse, ignorando un tonfo  sordo  a  lato - Che  strano, si 
apre verso l'esterno - poco lontano  si  udi' un "umf" - Ehi, Veel,
Veeeel, dove sei? - si guardo' attorno, quando  accosto' nuovamente
la porta, si trovo' di fronte alla figura di  Veleno, lungo disteso
nel corridoio.
- Uffa - sbuffo', mentre lo aiutava a  tirarsi  in  piedi - Ma  non
potevi  proprio  aspettare? E  si'  che  te  lo  avevo  chiesto  se 
riuscivi a reggerti in piedi senza il  mio aiuto - lo fece  entrare 
e lo  distese  sul  letto - Non  potevi  aspettare  un  minuto? Eri 
proprio cosi' stanco? - ricevette in risposta un soffocato mugugno,
forse perche' le ani di Veleno  premevano  sulla  bocca - Uomini... 
Bah... - stigmatizzo'.
Veleno attese pazientemente, sfilandosi  con fatica l'impermeabile,
lasciando che il dolore abbandonasse gradatamente il suo corpo.
- Non trovi che sia buffo? - domando' lui,  osservando  la  schiena
di lei  che  si  muoveva  lentamente  per  la  stanza. Eh  gia' era 
davvero singolare quanto la  storia  si  ripetesse... Piu'  di  due 
secoli prima entrambi erano stati coinvolti nelle  medesime  scene,
anche se le  parti erano  invertite. Certo  che  l'ironia  di  quel 
momento era davvero unica.
- Cosa vorresti  dire? - Ren usava  un  tono  distaccato, una  voce 
assente, mentre si guardava attorno.
- Non ti ricorda nulla questo posto? - domando' lui.
- Certo, una topaia! - rispose, mentre saggiava  le  gambe  di  una 
sedia dall'aspetto scalcagnato.
- L'ultima volta  in  questo  letto  c'era  una  signorina  di  mia 
conoscenza - Veleno sorrise malilziosamente.
- Non ti seguo -.
- Proprio non  ricordi? - finse tristezza - Eppure e' stato proprio 
qui che ci siamo conosciuti -.
- Oh - questa  volta si prese piu' tempo per osservare la  stanza -
Davvero? - gli  offri' un sorriso amorevole - Che strano, singolare
vero? -.
- Gia' - ammise  Veleno - Certo la camera e la situazione  non  era 
la stessa -.
-  Come  si  chiama  questa  locanda?  -  domando'  distrattamente, 
sfiorando il davanzale della finestra.
- Le Coeur de Soldat, il cuore del soldato - rispose lui.

Santos ripose anche l'ultima tazza del servizio in porcellana sulla
mensola.  Monsieur  sarebbe  stato  davvero  contento... Oh  se  lo 
sarebbe stato. Santos era sempre stato un ospite eccellente.
Anche i suoi amici erano usciti quella  sera... Chissa' se  avevano 
avuto la stessa fortuna? Canticchio' una vecchia  canzone  d'amore,
mentre approntava i vassoi in argento. Con tutto se' stesso  spero'
di si'. Se i suoi  amici  avevano  avuto  la  sua  stessa  fortuna, 
l'indomani sarebbe stata giornata di grandi mance...

- Che strano nome... - apri' gli scuri per osservare  uno dei tanti
quartieri della vecchia Parigi - Chissa' come mai si  chiama cosi'? 
- domando' all'aria della notte.
- Lo vuoi davvero sapere? - Veleno osservo' il volto  di lei, tinto
della curiosita' propria di un felino - Fu  chiamata  cosi' qualche
anno dopo la Rivoluzione, si dice che la notte  della  presa  della
Bastiglia, un gruppo di soldati porto' qui uno  dei loro ufficiali,
ferito in battaglia - la curiosita' di lei si  tramuto' in  stupore
- Qualcuno che era  al corrente  del  fatto  lo  fece  presente  ai 
rivoltosi che accusarono  questi soldati di diserzione - Ren torno'
a sedersi accanto al  letto. Veleno noto' come  la  sua  pelle  era 
diventata di alabastro, e  si chiese se era il caso di andare oltre
con la storia.
- Per salvare il loro  comandante, si fecero carico  dell'accusa  e 
furono passati per le armi - termino' Veleno.
- Non mi stai prendendo  in giro, vero? - al forza con  cui  queste
parole uscirono dalle  labbra di Ren  fu  paragonabile  al  battito 
d'ali di una farfalla.
- E come potrei? Giuro  che  e' tutto  ver... Oooofffff! - il fiato
che i polmoni di Veleno  contenevano fu  espulso  tutto  in  un  un
sordo gorgoglio, e strali  infuocati percorsero il suo  torso - Che
diavolo t'e' preso! - rantolo' - Ti  sembra  questo  il  momento di
saltarmi addosso! - ma gli occhi che  incontro' parlavano  solo  di 
furia  cieca - Almeno  aspetta   che  mi  sia  rimesso!  In  queste 
condizioni non garantisco delle  mie prestazioni... - ridacchio con
amarezza, il volto  di  Ren, trasfigurato  dalla  furia  comunicava
tutt'altro. Si chiese  perche' una  parte  della  sua  mente  aveva
suggerito quelle parole, non  avrebbero avuto altro effetto se  non
quello di rendere ancor piu' selvaggia la sua ira.
- Dovrei ucciderti, sai? - ansimo' lei. Per  un istante  scene  ben
piu' gradevoli, che rievocavano ricordi di  passione, riempirono la
mente di Veleno. Una parte di Ren, quella a  cui  in  quel  momento 
non stava dando ascolto, si  chiese  il  perche' lui  sorrideva  in 
quel modo.
"L'ultima volta", si  disse  Veleno, osservando  il  volto  di  Ren 
coronato da una mistica aureola  di capelli  bruni, "La  situazione 
era decisamente differente".
- Lui era mio - sibilo' Ren - Questa  vendetta era  mia - prosegui'
- Mi spettava di diritto - "Come puo'  essere  terrificante  questo
volto?", si domandava intanto Veleno, constatando  che  nemmeno  la
rabbia lo intaccava sensibilmente.
Quando il peso  sul  petto  si  alleggeri', Veleno  si  permise  di 
inspirare profondamente, ad occhi chiusi. La ferita si era riaperta
e lo stava infastidendo oltre misura, constato con rabbia.
Quando riapri' gli occhi, fu accecato per un fugace  attimo  da  un 
bagliore, che fatico' ad individuare con precisione. Maledi' i suoi
sensi ottenebrati dal dolore  per  questo, avrebbe  dovuto  capirlo 
immediatamente. Solo ad una cosa poteva appartenere quel  bagliore.
La lama di una spada oscillava lentamente a pochissima distanza dal
suo pomo d'adamo. L'elsa della spada  era  retta  saldamente  dalle
mani di Ren, il cui petto si alzava  ed  abbassava  freneticamente.
- Cosa aspetti? - Veleno degluti' rumorosamente - Vuoi tagliarmi la
testa? Puoi farlo se vuoi... - scruto' con attenzione il  volto  di
Ren, scoprendo, sotto la superfice della sua rabbia, della paura.
- E se lo facessi? - domando' lei. La punta  della  spada  tremolo'
vistosamente. Veleno si permise di ridere.
- Credi che me ne risentirei? Sarei morto, e finalmente... - esito'
forse interrogando piu' se stesso che cercando la parola  adatta -
Libero - attese qualche secondo - E  poi  non  faresti  altro  che 
rendermi il favore... - aggiunse.
- Co-cosa stai... - la voce di lei termolo', indugiando, ma  questa 
incertezza non si propago' al resto  del  corpo, la  spada rimaneva 
sempre poco sopra la sua gola, pronta a  calare. Era  strano quanto 
"Potrei mai perdonarmi?", le domandarono li occhi di  Veleno  e  la 
sua parte spietata si innesco' quasi senza lui se ne accorgesse, ma
quel meccanismo, quell'interruttore si abbassava  ed  annullava  la
sua coscienza, quando nella testa si accendeva  quella  lucina  che 
gridava pericolo, annullando ogni sua  emozione, attivando  i  suoi
cinque sensi e il suo istinto dedicandoli al ragguingimento del suo 
obbiettivo. 
- Avanti - la sua voce si  abbasso' di  tono, diventando  suadente,
assumendo un tono piu' morbido e caldo, quasi sensuale - Cosa  stai
aspettando. Io sono qui, non  mi  muovero'... - quello  stratagemma 
gli ricordo' una sorellanza remota e  misconosciuta. "Chissa'", una
parte della  sua  mente  divagava  senza  confini, "Forse  le  Bene 
Gesserit cambierebbero idea, vista cotale maestria  nell'uso  della
Voce".  Rise,  piu' per  quella  sua  galoppante  fantasia  condita 
dall'acido umorismo, molto  probabilmente  un  effetto  collaterale 
della sua iperattivita' analitica.
Ora la spada di Ren ondeggiava lentamente a mezz'aria, con la punta
alata ed un inclinazione di dieci gradi  circa. "Le  hai  insegnato
bene, guerriero, eh?", il sarcasmo si fece strada  dentro  di  lui, 
ben consapevole che l'abilita' nella scheram della donna era  stata 
acquisita ben prima che lui le svelasse il suo  destino. Non  aveva 
fatto altro che affinarla.
- Non  tirare  troppo  la  corda -  sibilo'  lei -  Potrei  davvero 
prenderti in parola -.
- Non  verro'  di  certo  a  tirarti  le  coperte  la   notte,  non 
preoccuparti - borbotto' lui, mentre le sue  mani  rovistavano  nei
pantaloni - Ma stai sbagliando. Io avevo diritto a Xavier, da molti
piu' anni di te - aggiunse, dopo aver estratto una sigaretta da  un
pacchetto sgualcito.
- No! - tuono'  lei - Lui  ha  ucciso  tutti  i  miei  uomini, solo 
perche' mi avevano salvato! -.
- Solo perche' ti aveano salvato? - c'era molto sarcasmo in  quella
domanda - No... Lui li ha uccisi per un motivo molto piu' semplice,
una cosa che nonostante tutto  nemmeno  noi  possiamo  sconfiggere, 
perche' e' parte di noi stessi come le nosrte spade... - tiro'  una
boccata dalla sigaretta - Non riesci ancora a vedere  il perche'? - 
la spada pra era piu' salda nelle sue mani. "Continua  a  parlare",
gli  impose  la  sua  parte  spietata - Povera  piccola... - scosse
la  testa,  sorridendo - No...  Noi  siamo  i  buoni, siamo  troppo 
lontani da Xavier per capire... -.
- Noi non siamo i  buoni - ribatte' lei - Noi  siamo  semplicemente
piu' onesti - questa frase provoco' in Veleno una risata stizzita.
- Sai che non e' vero... - schiaccio' la sigaretta nel posacenere -
Io per raggiungere i miei obbiettivi ho sempre utilizzato qualsiasi
mezzo,  cosa  importa  che  sia  coretto  o  meno? L'importante  e' 
l'obbiettivo, il  resto  non  conta. Ma  abbiamo  deciso  di  stare 
dall'altra parte - appoggio' la  testa  sul  cuscino, chiudendo gli 
occhi - Tutti dobbiamo sceglierla, prima  o  poi - sorrise - Xavier 
ha ucciso quegli uomini per il potere. Per  averne  di  piu' e  per 
dimostrarlo - sospiro', con  viva  amarezzza - Potere... Ogni  cosa 
che facciamo e' volta a questo - fisso' i suoi occhi in  quelli  di
lei - Ora anche tu hai molto potere -.
- Tutto solo per questo? - fu quasi un gemito.
"Solo per questo?".
"Comandante... Solo? Gli uomini sono stupidi.".
"Girodel, voi non lo eravate".
"Ma come... Meno di un'ora fa lo ha detto proprio lei...".
"Girodel... Io...".
"Comandante, e' inutile  chiedersi  perche', sono  passati  piu' di 
duecento anni...".
"Ma...".
"Ma la vendetta e' una soddisfazione che tutti gli uomini  vogliono
avere".
"Credo tu abbia ragione".
"E non ha pensato che non sarebbe stata poi piu' la stessa?".
"Era per voi...".
"Non la volevamo... La voleva lei. Ed  ora  crede  di  rifarsi  con 
lui?".
"Io...".
"Lei non uccidera' quell'uomo".
"E...".
"Ci ha dato la possibilita' di vivere ancora, di  ricordare perche'
tanti anni fa' noi abbiamo scelto il  disonore. Tutti  facevamo  il 
tifo per lui. Io ho scommesso un mese di paga con Treol...".
"Lui e' cosi' diverso".
"Lo crede davvero comandante? Lo crede davvero?".
"Lui lo ha fatto per...".
"Come lo facemmo noi, lo ha fatto per lei".
"E suo figlio?".
"Era il pretesto".
"Non capisco Girodel, perche'...".
"Perche' gli uomini sono stupidi, comandante. Cosi' stupidi da dare
un grande prezzo a cose che non esistono... Amicizia, amore, onore,
orgoglio... Ci ha fatto ricordare perche' in una  mattina  d'estate
le nostre carni venivano straziate da metallo incandescente".
"Sono stanca, Girodel".
"La capisco comandante. Non e' mica facile... Ma  noi  crediamo  in 
lei, abbiamo sempre creduto in lei, e crederemo sempre in lei... Il 
migliore ufficiale della guardia, lo dicevo sempre a suo padre, sa?
Se non avessimo creduto in lei, non avremmo fatto quella fine".
"Ma io... Alle volte non so se ce la faccio...".
"Quelle volte, capitano, bastera' guardare  indietro, o  accanto  a 
lei, noi saremo li'. Ricorda? Tutti noi lo abbiamo giurato".
"Nemmeno la morte vi ha liberato, Girodel?".
"E possibile che abbia  dimenticato? Sono  passati  tanti  anni  da 
quando servivo con lei, comandante, ma si ricorda i cicchetti  alla
truppa? Voi vi alzerete, mangerete, dormirete e piscerete quando ve
lo ordinera' il vostro superiore e  non  sarete  stanchi, affamati, 
assonnati, o morti fino a quando il vostro superiore non lo dira'".
"Erano solo discorsi...".
"Singore, lei non ci ha mai ordinato di morire".
"E non potrei mai farlo".
"Ma allora perche' si stupisce di tutto questo?".
Veleno vide la rabbia che abbandonava le iridi di lei.
- Tutto  solo  per  questo... - ripete' lei. Veleno  si  limito' ad 
annuire, osservando  la  lama  che  abbandonava  la  sua  posizione 
minacciosa, per avvicinarsi alla gamba destra di Ren.
- E' triste, ma e' cosi - disse lui.
- Perche' vantavi diritti su Xavier? - domando' poi.
- Dovevo  riscattare  un  mio  errore - liquido' lui,  accendendosi 
un'altra sigaretta.
- Cosa vorresti dire? Di che errore parli? -.
- Nel 1559 dei normanni calarono sin quasi in  Moldavia, erano  uno
schieramento massiccio e ben armato, fatto  di  cavalieri  forti  e 
bravi, forse i migliori guerrieri normanni. Agli inizi dell'autunno
di quell'anno arrivarono nelle mie terre, io in quel periodo ero un
mercenario, preso al soldo da un  piccolo  feudatario  di  Venezia. 
Devastarono ogni cosa che si metteva sul loro  cammino,  depredando  
cio'  che  si  poteva  prendere  e distruggendo il resto - sospiro' 
nuovamente - Io ero stato chiamato a Venezia dal Doge per questioni  
che interessavano tutti i  possedimenti  della  Serenissima. Quando 
tornai  in  quelle  terre  trovai  solo  corpi  senza  vita, pietre 
annerite dal fuoco e campi distrutti - questa volta la sigaretta fu 
spenta con rabbia - Era Xavier il  capo  di  questo  drappello, che 
brucio' la mia casa,  uccise  i  miei  compagni... - i  suoi  occhi  
cercarono la finestra aperta, interrogando la notte. 
- C'e' di piu', non e' vero? - domando' lei.
- Si' - sembro' quasi che questa parola avesse la consistenza e  la
densita'   del  piombo,  per  quanto  era  greve - Uccise  l'intera 
famiglia del feudatario, la  moglie, la  figlia  ed  il  nipote, un 
bambino di soli tre mesi... - si  fermo', deglutendo  con  fatica -
Ricordo  ancora  Lucrezia, cosi' fragile, quando  la  carezzavi  ti 
chiedevi se si potesse rompere, come un cristallo... Era di  salute 
cagionevole, sai? Ho perso  il  conto  di  quante  volte  mi  aveva 
chiesto di scortarla, a cavallo, a vedere le terre di suo  padre... 
Aveva solo vent'anni e non era quasi mai uscita dalle mura di  quel
castello -.
- Quel bambino - tento' di incontrare gli occhi di Veleno ma non vi 
riusci'.
- Avrei voluto morire... Tanta era la  mia  rabbia. Ma  sai  a  che 
destino siamo votati, sai cosa ci riserva il fato, non potevo... Lo
inseguii per piu' di trecento anni. Quella notte di  duecento  anni 
fa  -  guardo'  fuori,  in  lontananza  del   fumo,  dei  bagliori, 
illuminavano la notte - Come  oggi, la  citta'  era  in  subbuglio, 
tinta dal fuoco di battaglie... Quella notte di duecento anni fa io
ero in questa citta' per lui - lesse un interrogativo nel volto  di
Ren - Non ho proseguito la mia caccia per te. E perche' oramai  ero
stanco... La mia vendetta sarebbe giunta, prima o poi... La  nostra
legge la conosci. Spietata quanto la nostra esistenza: ne  rimarra'
uno solo. La mia vendetta prima o  poi  si  sarebbe  compiuta... Ne  
rimarra' uno solo - ripete' - E prima o poi verra' anche il  nostro 
momento - lei fece per ripetergli la domanda di  poco  prima - Quel
bambino... - Veleno esito' - Quel bambino era il secondo  Conte  di 
Momiano. Ho preso Xavier per me perche' mi spettava - la  sua  voce 
divenne aspra e dura, per  poi  capitolare  grevemente - Non  avrei 
potuto sopportare di rivivere quel dolore... Ancora... -.
- Era tuo figlio, vero? - questa domanda non ottenne risposta.
Quando Veleno apri' la bocca per  rispondere, fu  bloccato  da  tre
colpi sulla  porta, e  gli  occhi  di  entrambi  si  fissarono  sui 
battenti.
-  Questa  volta  e' impossibile  che  sia  Girodel  -  disse  lui, 
invitando Ren ad aprire.
- Questa  serratura - borbotto' lei, armeggiandoci - E' decisamente
scassata! - con  forza  la  porta  si  spalanco'  nuovamente  verso 
l'esterno, ed ancora una volta termino' la sua corsa con  un  sordo
tonfo.
- Ma che e' un vizio? - domando' la donna a  TheGIO, lungo  disteso 
per terra - Tutti stanchi stasera? - l'altro si  rialzo' e  guardo' 
con aria interrogativa Veleno, disteso sul letto.
- Ha fatto cosi' anche con  me - ridacchio' lui - Non  preoccuparti
Gio, credo sia del tutto normale -.
- Fe lo dihi tu - mugugno' lui.
- Eh? Cos'ha detto? - fu la domanda di Ren a Veleno.
- Tra una manciata di secondi ricomincera' a parlare come al solito
- minimizzo' - Non darti pena -.
- Uahhanhulo - ribatte' TheGIO senza togliersi la mano dalla bocca.
- C'e' anche il ragazzo con te? - TheGIO si limito' ad annuire ed a
fare luogo al giovane Yell.
- Cosa c'e' capo? - domando' questo entrando.
- E non usare quel tono - gemette Veleno, stringendosi una mano  al 
petto - Piu' lo sento e piu' questa ferita mi fa male - lo squadro'
- Ricordati che quando torniamo, ho bisogno di parlarti - disse con
tono lapidario - Nient'altro... Ma ricordatelo -.
- Come va? -.
- E' solo un graffio, ragazzo - "Non essere troppo duro  con  lui", 
si redargui' e si permise di arruffarglii  capelli - Hai  fatto  un 
buon lavoro - l'espressione di Yell muto' - Ma ora credo sia ora di
andarcene a dormire. Forza! - la voce era tornata quella di sempre,
fradda come il vento che soffia al polo e asettica come  un  intero
reparto d'ospedale - Avremo tempo domani per tirare le somme  della
missione, che ne dite? Io  sono  davvero  stanco - TheGIO  e  Rebel 
uscirono discretamente dalla camera e Ren si premuro'  di  chiudere 
la porta dietro di loro.
- E' un  bravo  ragazzo - disse  distrattamente, mentre  tornava  a 
sedersi - Dovresti trattarlo con piu' dolcezza -.
- E' ancora inesperto e irruento - Veleno di trasse a  sedere - Non
escludo pero' che abbia talento. Mi ricorda tanto  una persona... -
ridacchio'.
- Brutto zoticone - fece per dargli uno schiaffo, ma la mano di lui
si strinse attorno al suo  polso  poco  prima  che  questo  potesse 
giungere a destinazione - Per gli affronti che mi hai fatto stasera
mi devi un duello... Ricordatelo -.
- Ed e' altretttanto permaloso - concluse, rilasciando la  presa  e
lasciando che Ren ridesse discretamente, torno' a stendersi.
- Con me non eri cosi' duro - borbott' lei, girando per la stanza -
Ma sono passati cosi' tanti anni... Davvero hai smesso  di  cercare
Xavier per colpa  mia? - che  strano,  si  disse,  non  rispondeva. 
Provo' a rincarare la dose.
- Vorresti forse insinuare che Veleno ha rinunciato a qualcosa  per 
una donna? - "Accidenti, nemmeno questa funziona" - Ma non  eri  tu 
quello che  diceva, "prima  di  tutto  vengo  io" - falso' la  voce 
rendendola il  piu' maschile  possibile, canzonandolo - Non  vorrai 
farmi credere che... Ma mi stai ascoltando? - si volto' a guardarlo
e scopri' cosi' il perche' del suo silenzio - Ma  stai  dormendo? - 
le rispose solo il suo respiro pesante - Uomini - getto' la  giubba 
sullo schienale della sedia - Puah! - ma poco dopo le sue labbra si 
schiusero  in  un  dolce  sorriso... Anche  lei, aveva  bisogno  di 
dormire,  quella   giornata   era   stata  davvero  dura.  Osservo' 
nuovamente Veleno, ancora vestito e disteso sul  letto, che  oramai
dormiva della grossa. Controllo' la sua ferita  e  vide  che  stava 
incominciando lentamente a richiudersi.
"Per una volta, almeno per questa volta, permettimelo", disse  con, 
gli occhi, osservando  il  volto  di  Veleno, dipinto  della  calma 
propria del sonno del giusto. "Sei troppo stanco  per  recriminare, 
non potrai reagire, perche' so che lo faresti se solo  ti  rendessi
conto di cio' che sto facendo... Solo per questa volta...", sorrise
mentre slacciava i polsini della sua camicia, "Saro' io a prendermi 
cura di te, amico mio".

La mattina arrivo' ovattata dai rumori della strada, quel quartiere
di Parigi era molto calmo, uno dei vecchi sobborchi cittadini, dove
la gente non aveva bisogno di correre dietro agli autobus  e  nelle
gallerie illuminate da freddi neon della Metro. Santos fischiettava
distrattamente, mentre  disponeva  le  cuccume  su  di  un  vassoio 
d'argento. Controllo' che fosse tutto perfetto, perche' lui  sapeva 
che queste  cose  erano  apprezzate, soprattutto  dagli  ospiti  di 
riguardo. Gli ospiti di riguardo adoravano essere  lusingati  dalle
sue attenzioni e lui adorava  essere  lusingato  dalle  loro  mance 
generose. Il campanello situato sopra la porta d'ingresso  trillo',
lasciando entrare un nuovo avventore.
Aveva la grazia e la morbidezza di una  bella  orchidea, si  disse,
osservando la nuova cliente, che si guardava attorno  alla  ricerca
di un segno di vita.
- Da questa parte, madamoiselle - esordi' in tono gioviale  ma  non
troppo, sufficientemente servile  da  essere  gradevole - Mi dovra' 
scusare, ma e' un'ora inusuale per questo modesto albergo - si mise
dietro al banco della reception - Cosa puo' fare per lei Santos? -.
- Cerco delle persone - fu la risposta.
- Sono davvero addolorato, madamoiselle, in questa piccola  locanda
ci sono solo camere e letti - sospiro' - L'unica persona  che  c'e'
e' questo vecchio e grasso uomo di fronte a lei - sorrise forse con
troppa esagerazione - E... Lei capisce... Gli ospiti di Santos  non
gradirebbero questo genere di attenzioni. Le  Coeur  de  Soldat  e'
famoso in tutta Parigi per la riservatezza del suo personale -.
Lei si chiese quatno personale  potesse  stare  in  quel  buco, non 
molto a quanto sembrava, dava l'idea di essere davvero stretto.
- Sto cercando dei miei amici - ribatte' lei, con calma - Mi  hanno
dato questo indirizzo -.
- Capisco - Santos si sfrego' il  mento  con  aria  pensierosa - Ma 
credo che l'ora  sia  inopportuna. I  miei  ospiti  potrebbero  non 
essere contenti del disturbo e per questa rinomata pensione, e' una
doverosa prerogativa soddisfarli in ogni loro richiesta -.
La donna mise una mano sul banco, accanto al registro dei clienti.
- Mi interesa semplicemente sapere se sono suoi ospiti, le assicuro
che gradiranno la mia visita - quando  ritiro' la  mano, sul  banco 
rimase una banconota.
- E come non si potrebbe gradire la visita di una donna, quando  e'
bella e dai modi squisiti come i suoi? - il sorriso  di  Santos  si 
allargo' ancora, mentre ritirava la banconota  e  la  infilava  nel 
taschino della camicia - Forse posso fare  qualcosa  per  lei... Mi
dica, vede i loro nomi in questo registro? -.
Gli occhi della donna percorsero distrattamente l'ultima pagina del 
libro rilegato in pelle, ed un dito laccato si pose su di un rigo.
- Questi quattro - fece scorrere  lentamente  l'indice  su  quattro 
nomi in successione - Sono i miei amici, alloggiano ancora qui? -.
Santos mostro' uno stupore esagerato.
- Ma certamente! - guardo' una pendola poggiata sul muro  accanto -
Hanno richiesto  di  essere  svegliati  tra  qualche  minuto, stavo 
giusto approntando la colazione. Vuole attenderli in questa sala? -
usci' dalla reception, per  condurla  nella  sala  da  pranzo, piu' 
ampia e ordinata. L'uomo  si  avvicino' al  tavolo  da  pranzo, per 
prendere un vassoio su cui  poso' un  piccolo  vaso  in  vetro  con
dentro un bocciolo di rosa.
- Vorra' scusarmi, ma mi sono permesso di approntare solo  per  tre 
di loro. Il quarto dei suoi  amici  immagino  sia  molto... Ehem... 
Stanco, quindi pensavo di portargli  la  colazione  in  camera. Tra
pochi minuti credo che avranno il piacere di incontrarla proprio in
questa sala, se madamoiselle avra' la compiacenzia di attendere -.
- Sarei  molto  felice  se  potessi  vederli  subito. - disse  lei, 
infilando un'altra banconota che teneva tra l'indice  ed  il  medio 
nel taschino dell'uomo.
- Stavo giusto andando di sopra a portare la colazione al  monsieur
della 14, se madamoiselle ha il  piacere  di  precedermi, ne  sarei
davvero onorato - le fece luogo sulla rampa di scale, con un  gesto 
un po' troppo  esagerato  e  plateale, spostandosi  a  lato, mentre 
reggeva il vassoio in equilibrio con una mano e l'altra gettava una
lunga salvietta sull'avambraccio.
- Molte grazie - la donna sali' le scale con calma.
- I suoi amici sono nelle camere 12, 13, 14 e 15 - indico' le porte
con precisione e rimase accanto alla donna, per controllare i  suoi
movimenti. Santos non era di certo  stupido, non  voleva  riservare 
brutte sorprese  a  i  suoi  ospiti. Le  brutte  sorprese  facevano 
perdere clienti.

Fu trascinato fuori dal sonno al secondo rintocco sulla porta.
- Dannazzione... -  afferro'  l'orologio  da  poslo,  adagiato  sul 
comodino accanto al letto - Ma che ore so... Ah - si  alzo' con  la
dovuta flemma e fece per guardarsi allo specchio. Non  ne  ebbe  la
voglia,  meglio  vedere  cosa  voleva  quel  Santos  stamattina. Si 
infilo' alla svelta la camicia ed i pantaloni che aveva  appoggiato
sulla sedia ai piedi del letto la notte prima.
- Arrivo, arrivo... - avverti' al  secondo  tentativo  di bussata - 
Cosa  c'e'  Santos?  -  socchiuse  la  porta  sufficientemente  per 
infilarci il volto e sbirciare nel corridoio.
- La colazione e' pronta, signore, mi avevate detto di svegliarvi a
quest'ora - si giustifico' l'uomo - E inoltre... C'e' un ospite che
chiede di voi - si fece a lato, per far spazio alla donna.
- Hm... - borbotto' l'altro - Bene - sgrano' gli occhi  alla  vista
di lei - Milena! Che diamine ci fai qui? - esclamo' TheGIO.
- Ho sentito il tuo messaggio nella segreteria  dell'ufficio, avevo 
dimenticato gli occhiali sulla scrivania e  ieri  sera  tardi, sono
passata a prenderli - spiego' lei - Ho visto che c'erano messaggi e 
li ho ascoltati. E poi ho preso il primo aereo per Parigi -.
- Non  era  necessario - spalanco' la  porta,  mentre  si  guardava
attorno studiando il miglior modo per essere piu' presentabile.
- Avrete bisogno di qualcuno per sbrigare tutte le pratiche, e  voi
siete abbastanza disordinati da dimenticarvi  qualcosa  di  certo -
si giustifico' - Avevate bisogno di  me - prosegui' - E  poi  avevo
sempre voluto vedere Parigi - svelo' con un pizzico di civetteria.
TheGIO rise, vagando per la camera mentre terminava  di determinare 
il proprio abbigliamento.
Santos si schiari' la voce.
- Oh, mi scusi, buon uomo - TheGIO mise mano al portafoglio.
- Di nulla monsieur, e' un piacere avere ospiti come  lei - riveri'
l'uomo, prima di chiudere la porta dietro le sue spalle.
- Nessuna complicazione? - domando' lei, osservandolo  passare  con 
un asciugamano attorno alle spalle.
- No - rispose  lui  dal  bagno, lasciando  correre  l'acqua  della 
doccia - O meglio nessuna grave -.
- Cosa vuol dire nessuna grave? - si appoggio' al davanzale con  la
schiena rivolta verso l'esterno.
- Qualche graffio - liquido' lui.
- Come? -.
- Abbiamo rimediato qualche  graffio - spiego' - Giusto  un  paio -
si senti' un rumore sordo e poi la tenda della doccia  che  tornava
a chiudersi - Proprio qui dentro dovevi metterti! -.
- Proprio qui non e' asciutto! - rispose qualcuno dal bagno.
- Ci credo! E' una doccia, mica  un  letto - replico'  la  voce  di 
TheGIO.
- Mica sarai tua  batuffolina? Colonnello  Bernacca  fa  previsioni
metereologice sulla nuvoletta -.
- Guarda che mica piove, e' una doccia questa, non siamo all'aperto
- detto questo torno' a fare cio' per cui era entrato nella doccia,
Milena si affaccio' per  qualche  istante  nel  bagno, tentando  di
comprendere cosa stesse accadendo e trovandosi di fronte  a  GNAGNA
che, forte di una cuffia in  testa  e  brandendo  una  spazzola  da
schiena con  annesso  sapone, la  squadrava. Dopo  qualche  istante
tento' di spiegarle il perche' di quello strano abbigliamento.
- Io e il bagno cameretta Olimpo! Ma la doccia  come  no! - e  dopo
queste illuminanti parole, si infilo' nella doccia.

Ren socchiuse gli occhi, cos'era quel rumore? Ecclo di nuovo... 
Quando riprese lucidita' si accorse che qualcuno bussava alla porta
per la terza volta. Volto' il capo trovandosi a poca  distanza  dal
volto di Veleno, serenamente addormentato. Soffio' via dalla faccia
una ciocca ribelle di capelli e sguscio' lentamente fuori dal letto
con movimenti  silenziosi  e  morbidi. Con  la  stessa  discrezione
rispose al sorriso di Santos, che  non  si  curo'  minimamente  del 
fatto che la  sua  camicia  fosse  male  abbottonata  e  ritiro' il 
vassoio. A dire il vero, Santos aveva notato quel particolare, come 
aveva notato il fatto che il monsieru della 14 aveva gusto in fatto
di donne. Sorrise nuovamente. Si', decise  infine, avrebbe  davvero
apprezzato la sua attenzione.
Ren osservo' distrattamente il contenuto  del vassoio, notando  che
ogni  cosa  era  stata  fatta  impeccabilmente. I  croissant  erano 
coperti da un morbido panno, che li  avrebbe  mantenuti  caldi  per 
molto tempo, un piccolo contenitore in argento  con  un  coltellino 
corredato, conteneva il burro e le cuccume di caffe', the  e  latte
erano isolate in modo da mantenere le bevande calde a lungo.
Tutto cio' era davvero un grande sollievo, penso' mentre  appendeva
nuovamente la camicia all'attaccapanni e tornava a letto.
Lancio' un'ultima occhiata a Veleno, sorridendo divertita.
Era stato un partner perfetto quella notte, lo canzono. Non si  era
mosso di un centimetro, stanco com'era ed il suo respiro pesante lo
confermava. Richiuse gli  occhi, concedendosi, si  ripromise, altri
cinque minuti.

Milena si sporse nel  riquadro  della  porta  del  bagno, scoprendo 
TheGIO con un paio di jeans  ed  una  maglietta, che  terminava  di 
asciugarsi  i  capelli. Quando  termino' quell'operazione, afferro'
GNAGNA per la collottola, o meglio  per  quella  che  lui  riteneva 
fosse la collottola, se mai quel coso ne aveva una e lo piazzo' sul
bordo del lavandino, puntandogli addosso il phon.
- Il vento dolcemente sposta  il  pelo! - considero' il  batuffolo,
con stupore.
- Cosa  intendevi  dire  prima? -  TheGIO  le  rivolse  un'occhiata
interrogativa - Con "Qualche graffio" -.
- Beh, Rebel ha un paio d'ammaccature, io ho una spalla che  mi  fa
male - ruoto' l'articolazione, notando che ora  il  dolore  si  era
ridotto ad un semplice ma fastidioso formicolio - Crossbone  e'  un
po' giu' perche' ha steso solo un  uomo  e  Vel  si  e'  preso  una
spadata nel petto - relaziono', dando un'occhiata distratta al  suo
orologio da polso - Vediamo se gli altri sono alzati -.
Incontrarono CB  nel  corrodoio,  mentre  ispezionava  i  dintorni,
sostenendo che non si sentiva molto  sicuro. La  scusa  non  resse,
dato che lo stava facendo con un fucile d'assalto. La  porta  della
camera di Rebel si apri' lentamente, mostrando  ai  tre  una  scena
decisamente piacevole. Lo convinsero che  era  giorno  e  che  quel
morbido orsacchiotto di pezza che stava abbracciando  inizialmente,
poteva rimanersene  in  camera  senza  pericolo  che  qualcuno  gli
facesse del male. Anche se, convenne ThaGIO, in giro era  pieno  di
maniaci che odiavano gli orsacchiotti di pezza marroni.
- Ed ora  andiamo  a  tirare  fuori  dal  letto  Veleno - TheGIO si
diresse verso la camera 14.

Si alzo' in fretta, era in un dormiveglia che non aveva  nulla  del
sonno e poco anche della veglia, basto' il primo colpo sulla  porta
perche' fosse in piedi.

TheGIO si trovo' ad  osservare  un  paio  di  occhi  socchiusi  con
attorno  una  cascata  di  capelli  castani  che   si  appoggiavano
morbidamente sulle spalle. Ren si tolse i  capelli  dal  volto, per
riuscire a  vedere  meglio  chi  le  stava  di  fronte. Mastico' un
buongorno e chiuse un po' di piu' il colletto della  camicia, visto
che c'era una fastidiosa corrente d'aria.
- Che c'e'? - ossvervo i volti delle quatttro persone  fuori  della
porta. Se avessero sgranato un po' di piu' gli occhi, probabilmente
questi sarebbero  rotolati  a  terra  come  biglie - Che  avete  da
guardare - li osservo' uno a uno. Il volto  di  Milena  era  di  un
vistoso porpora.
- Che diamine... - Veleno si alzo' a sedere  sul  letto, reggendosi
sui gomiti. Il  lenzuolo  scivolo' fino  all'inguine, mostrando  il
nudo torace dove campeggiava una grossa cicatrice  che  partiva  da
poco sotto la spalla sinistra fino ad aarrivare sotto il fegato.
Ren noto' che Milena, per quanto potesse apparire  incredibile, era
arrossita ancor di piu'.
- Che avete tutti da guardarmi con quelle facce? - li  osservo' uno
a uno. Si soffermo' infine su Ren - Me lo  vorresti  spiegare? - il
sonno profondo da cui era appena uscito ottenebrava ancora  la  sua
capacita' di analisi - E poi, Ren, ti sembra il modo  di  vestirti?
Hai abbottonato la camicia male... - si alzo' e le rimise  a  posto
l'abbottonatura, per poi squadrarla di  nuovo - Hai  perso  qualche
chilo - considero' - Ma la prossimia volta scegli  qualcosa di piu'
sobrio per  il  giorno... Non  vorrai  far  morire  di  infarto  la
popolazione maschile di Parigi... - torno' a guardare gli altri - E
che e'! Non avete mai visto uno in mutande! - si volto' dirigendosi
verso l'armadio per prendere dei vestiti borrbottando  qualcosa  di
intelleggibile. Girandosi noto' che  la  sedia  accanto  al  letto, 
quella su cui la sera prima Ren era  rimasta  seduta, ora  ospitava 
dei vestiti... I suoi vestiti...
Torno' a guardare gli altri, constatando solo in quel  momento  che 
gli  era  sfuggito  un  particolare  probabilmente  essenziale.  La 
posizione di Lady Ren era del tutto inusuale. Non era  entrata  con
gli altri, ma li fronteggiava. Cio' poteva dire solo una cosa, dato
che lui non aveva aperto la porta a nessuno ed il letto dava l'idea
che non ci avesse dormito dentro da solo. Era  evidente, Ren  aveva
dormito li'. Mentre una parte di se' ringraziava il cielo  per  non
essersene accorto, l'altra parte is chiedeva se era  stata  davvero
una fortuna non accorgersene.
- Ehi, voi quattro! - chiamo' mentre si  infilava la  camicia - Non
fatevi strane idee, capito? - li squadro' uno a uno - Diglielo  tu!
- chiese a  Ren - Avanti... Spiegaglielo  cosa  ci  fai  nella  mia 
stanza - svicolo' il pericolo di dare loro una risposta che nemmeno
lui conosceva. Purtroppo aveva chiari ricordi di tutta la serata  e 
di una discussione avuta con la donna e di aver dato la  buonanotte
agli altri. Non si ricordava ad esempio di essersi spogliato  e  di
essersi messo  a  letto (questo  particolare  lo  inquieto' piu' di 
altri) e non si ricordava nemmeno di aver invitato  Ren  a  dormire 
con lui. Archiviando questi particolari non si avvide di Ren che si
dirigeva verso di lui, lentamente, con il passo morbido e vellutato
di una fiera, una pantera bruna che stava per gettarsi su di lui.
Senti' un delicato contatto sul suo collo, e scopri' che oramai  le
mani di lei si erano gia' serrate a conca, chermendo le sue guance,
avverti' unagamba avvinghiasri alla sua e  poco  dopo  si  ritrovo' 
con i suoi capelli in faccia.
- E' stato stupendo - si volto' verso  i  quattro  che  li  stavano 
osservando e pronuncio' quelle parole con voce vibrante  e  bassa -
E' stato... Aaah - le riusci' egregiamente la fine della  commedia,
gettandosi  sulla  sua  spalla,  ma  quel  "aaah",  che  gli  altri 
interpretarono come la testimonianza di una notte di  fuoco, invece 
era provocato da una mano di  Veleno, stretta  al  suo  braccio  in 
maniera molto decisa.
- Che diavolo stai facendo! - sibilo' lui.
- Lasciami, mi  fai male! - sussurro'  lei  al  suo  orecchio,  non 
riuscendo a non ridere - Ma le hai viste le loro facce? -. 
- Spiegami che cosa ti e' staltato in mente! - riepte' Veleno.
- Ti sto  facendo  fare  bella  figura  con  gli  amici  e  mi  sto 
divertendo come una pazza alle tue spalle - ridacchio' lei - Te  lo 
ha mai detto nessuna che hai dei lobi interessanti? - rise ancora.
- Cristo Ren! - riusci' a trattenere a stento  la  voce - Si' me lo
hanno gia' detto... Ed ora per l'amor di Dio... Smettila! -.
- Ma... Non dirmi che ti infastidisce... - non smise di ridere.
- No! - gemette  lui,  continuando  a  parlare  sottovoce - Non  mi 
infastidisce affatto... Anzi, se ogni bella donna che  mi  incontra
per strada si comportasse cosi' ne sarei felice... Ma ora ti prego,
smettila - imploro' - Altrimenti non rispondero' piu' di me -.
- Okay - convenne  lei - E  comunque  stanotte  sei  stato  davvero 
fantastico -.
- Eh? -.
- Hai dormito come un angioletto... Non hai nemmeno russato -.
Veleno strinse le braccia attorno alle spalle  di  lei  e  rise  di 
gusto.
- E tu smettila di fare quella faccia - disse a TheGIO da sopra  la
spalla di lei.
- Oh certo... - gli assicuro' lui - Ma giuro  che  appena  arrivato
a casa, scrivero' un bell'articolo per lo IAC Tribune - ridacchio'.
Veleno si sciolse dall'abbraccio  di  Ren, scoccandole  un'occhiata
a meta' tra  il  divertito  e  la  disapprovazione e  guardando  il 
vassoio sul comodino, socchiuse la porta.
- E ora lasciateci fare colazione in pace - disse prima di chiudere
la porta - Ci vediamo giu' tra mezz'ora -.
- Se vuoi possiamo fare anche dopo - TheGIO  non  aveva  smesso  di 
ridere. Nessuno, escluso lui comprese il perche' le  ultime  parole
di Veleno furono: "Vai  al  diavolo". Quando  chiuse  la  porta, si 
servi'  una  tazza  di   caffe'  ed  addento'  un  croissant  e  si 
affaccio' alla finestra, osservando Parigi che era viva  come  ogni 
altro giorno, dimenticandosi di cio' che era accaduto prima.
Quando Ren usci' dal bagno, non  aveva  ancora  smesso  di  ridere, 
lui dimostro' falso disinteresse alla cosa e si decise  a  rendersi
presentabile, mentre dava tempo alla donna di riprendere fiato.
"Non  le  sono  bastati  nemmeno  quindici  minuti", considero' con
tristezza, mentre scendevano le  scale. E  piu' lui  sbuffava, piu'
Ren rideva. "Donne... Bah...".

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cosa voglia dire) -><-  Responsabile vendite Pandora  -><-  Join us!  -><-
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