Agenzia Rockflood
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Fascicolo 35 - Luce Mortale
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Part 1 of MAXINT
La mattinata era iniziata meglio del solito. In giro non c'erano
zanzare e CB era stranamente tranquillo, si era limitato a provare
una nuova miscela di C3, TNT e Nitroglicerina e a far saltare un'ala
del palazzo a fianco. Rebel era fuori, stava seguendo Moroboshi per
conto di Lamu', con il compito di scoprire se lo tradisse.
- Acc! - mormoro' tra se e se Veleno - E' da un po' di tempo che non
ci capita nulla di scottante fra le mani. *smok* Non possiamo andare
avanti con questi lavoretti ancora a lungo rischiamo di arruginirci.
Pero' *smok* a pensarci bene ci sono due buoni motivi perche' li
facciamo. Primo perche' e' un utile addestramento per il nostro
pivellino e per secondo ci pagano... Con le spese sulle munizioni di
CB... -.
La porta si apri' all'improvviso e un alterato Eos in tuta da
meccanico si fiondo' davanti a Veleno, buttando un pistone sporco di
lubrificante sull'"Eco di IAC", il quotidiano che trovava riposo
sulla scrivania.
- Mbe'? - osservo' Veleno
- Non si puo' andare avanti cosi'. Questo e' un pezzo del motore del
blindato. Sara' la quarta volta che lo cambio e ogni volta e' sempre
la stessa storia. Quel maledetto motore e' troppo vecchio e va
cambiato! - bercio'.
- Calma calma! - disse Veleno alzandosi dalla sua poltrona - Confido
che le tue capacita' di meccanico *smoke* riusciranno a rimettere in
sesto in nostro bel blindato prima di sera -.
Per tutta risposta Eos si posiziono' davanti alla finestra che dava
sulla citta', si batte' tre volte sul petto e sputo' dell'olio usato
sulla finetra stessa, imbrattandola completamente.
- Puah! Questo e' l'olio del bel blindato. La coppa dell'olio e'
incrinata gia' da un paio di mesi e l'ho riparata piu' volte con il
fil di ferro. E ogni volta mi gocciola in faccia, si puo' sapere
cosa devo fare? -
- Tieni la bocca chiusa - replico' Veleno spegnedo la sigaretta nel
posacenere.
- Spiritoso. Io voglio un motore nuovo e una nuova coppa dell'olio,
oppure ve lo riparate da solo il vostro "Bel Blindato!" -.
Detto cio' Eos usci' dall'ufficio sbattendo violentemente la porta.
"Poco male", si disse Veleno, accendendosi un'altra sigaretta,
"Andremo in giro con l'M1A1...".
- Un'altra cosa - urlo' Eos riaprendo la porta - L'Abrahams ha
bisogno di un nuovo set di cingoli, CB li ha rovinati ieri sera
durante il pedinamento del ladro di biancheria, quindi scordatevi di
usarlo, CAPITO? - la porta sbatte' con la stessa violenza di prima,
facendo oscillare pericolosamente le poche suppellettili che
l'ufficio di Veleno conteneva.
- E non l'ha neppure preso *smoke* -.
La porta si apri' per l'ennesima volta.
- Che c'e' ancora Eos! - esclamo' Veleno - Si e' rotto anche lo
sciaquone del cesso? - rimase ad osservare il riquadro della porta
per qualche istante, non era Eos quello - Uh? Ah! Rebel, sei tu! Ben
tornato. Com'e' andata? - si lascio' cadere sulla poltrona della sua
scrivania, accantonando come di consueto il pensiero di quante volte
lo aveva gia' fatto durante quella giornata.
- Non male capo - esordi' Rebel Yell di ritorno dal suo pedinamento
- Ho seguito Moroboshi tutta la notte e ho fatto queste - Rebel
butto' sulla scrivania, vicino al pistone, un plico contenente
alcune foto.
- Hm - dall'altra parte della scrivania un volto dall'espressione
concentrata, le sopracciglia inarcate nel tentativo di strappare
qualche informazione dalle immagini che aveva di fronte.
- Allora? - Yell attendeva trepidante il giudizio di quel lavoro,
condotto a regola d'arte.
- Cosa pensi che possa interessare a Lamu' che tu sappia spalmare
bene l'olio solare sulla schiena di Rosita? E che Rosita adori i
gelati formato famiglia? E che tu abbia un bellissimo telo da
spiaggia? - getto' le foto delle ultime vacanze di Rebel sul tavolo,
spargendole.
- Oh... - il ragazzo si affretto' a riordinarle e le riinfilo' nella
busta, porgendo poi a Veleno un altro plico, contenente immagini di
Ataru Moroboshi che lo ritraevano assieme a Shampoo e a Kelly, del
bar di sotto - Ecco le foto giuste - Veleno le stava gia' esaminando
muovendosi lentamente per nella stanza. Poco dopo le infilo' in un
classificatore e le mise sotto chiave.
- Aaaaaah! Robba buona! Robba pregiata! -.
- Come sono andato capo? - chiese Rebel sedendosi sulla poltrona
dell'ufficio di Veleno.
- Ottimo lavoro, pivello. Questo lavoro fruttera' ad Eos almeno la
coppa dell'olio, ma non ti montare la testa ragazzo. *smoke* Questi
sono lavori semplici, adatti per tirare avanti - questa frase
smorzo' un po' l'entusiasmo del giovane - Ma ti sei comportato bene,
tieni - Veleno' apri' il primo cassetto della sua scrivania e ne
estrasse una scatola di un puzzle, dandola poi a Rebel Yell
- Wow! Grazie capo! -.
- Di niente figliolo... - replico' Veleno, poi si piego' puntando i
palmi sulla scrivania, in direzione del giovane, la sigaretta perse
un po- di cenere che si deposito' assieme alla giungla di mozziconi
presente nel posacenere.
- Una cosa ancora... - aggiunse.
- Eh? - Yell distolse lo sguardo dalla scatola del puzzle ed attese
le parole di Veleno.
- Non chiamarmi piu' capo! - "Oh oh... Altri urlacci", disse la
vocina, "Ma almeno ho fatto un buon lavoro" - E soprattutto: ALZATI
IMMEDIATAMENTE DALLA MIA POLTRONA E INFILATI COME UN FULMINE NEL TUO
UFFICIO A SCRIVERE IL RAPPORTOOO! - Yell rischio' di cadere
all'indietro, ma chissa' quale forza riusci' invece a farlo scattare
in piedi.
All'improvviso si incomincio' a sentire il rumore lontano di un
reattore, probabilmente un aereo in fase di decollo al vicino
aeroporto. Ma il rumore, invece di diminuire, sembrava aumentare fin
quando divenne evidente che la sorgente si stava avvicinando al
palazzo.
- Che diavolo succede? - esclamo Rebel allarmato.
- Calma ragazzo - Veleno si diresse verso la finestra e levo' un po'
dell'olio che offuscava la visuale, abbastanza da permettergli di
guardare fuori. Nella nebbia si distingueva una specie di piccolo
velivolo che si stava avvicinando a grande velocita verso di loro.
Non era un aereo comune, non aveva ali, solo delle piccole appendici
aerodinamiche sul muso e sui lati della sezione motori.
Ma mano che si avvicinava Veleno riconobbe il veicolo e ipotizzo'
chi c'era a bordo...
- Guai - Mormoro' Veleno - Rebel! Andiamo sul tetto - sentenzio'.
I due uscirono dall'ufficio e presero la scala che portava sul
terrazzo, uscirono all'aperto nel momento in cui il veicolo
atterrava. Veleno noto' immediatamente lo stemma sulla fusoliera,
quella stella rossa decentrata e la scritta in nero.
- Stramaledizione! - Rebel Yell osservo' il volto di Veleno mentre
quel veicolo stava atterrando. Qualsiasi cosa stesse per accadere,
qualsiasi cosa quello stemma significasse, incominciava gia' a non
piacergli. "Che diavolo ci fa in giro alle 10 del mattino?", si
domando' Veleno buttando via il mozzicone della sigaretta
- Chi e? - domando' Rebel che aveva gia' portato la mano sotto la
giacca.
- Amici - Fu l'unica risposta che ricevette.
- E' bello lavorare con te - commento' il giovane - Non sai mai cosa
ti aspetta... - fu zittito dall'espressione che Veleno gli offri':
un sopracciglio alzato ed uno sguardo di estrema disapprovazione.
I motori del veicolo lentamente scesero di giri e il sibilo diminui'
di intensita'. Quando solo il residuo del vento che il veicolo aveva
spostato atterrandosi torno' ad essere l'unico rumore udibile, la
calotta si apri' verso l'alto con un debole ronzio, rivelando a
bordo due passeggeri. Uno di questi si alzo' e ne usci', mentre
l'altro terminava i doverosi Check-up post-atterraggio.
Il primo a muoversi fu Veleno, dirigendosi verso la figura scesa dal
veicolo.
- Ciao Lord - saluto' per primo.
- Come va Veleno? - replico' Lord V stingendogli la mano.
- Non male. E tu? Cosa ci fai in giro a quest'ora? -.
- Brutte nuove, ma e' meglio parlarne in un luogo piu' sicuro. Anche
i muri hanno orecchie -.
- Andiamo nel mio ufficio - propose.
- Ehi, Vel. Chi e' quel poppante? - chiese Lord V notando il giovane
Yell assorto nell'osservare il veicolo.
- Giusto. Me ne stavo dimenticando. Rebel Yell? Ti presento Lord V,
forse conoscerai la Multimedia, vero? -.
- Quella che ci fornisce le armi, vero? - chiese Rebel.
- Non solo - aggiunse Lord V - Abbiamo anche degli ottimi rapporti
con l'agenzia, vero Veleno? -.
- Mai cosa fu piu' giusta, ora andiamo di sotto - esorto' Veleno
volgendosi verso le scale, arrestandosi subito dopo, come se avesse
dimenticato qualcosa - Rebel? Stai qui e controlla -.
- Controlla cosa? - replico' Rebel Yell.
- Controlla il tuo radiotelegrafare! - esordi' GNAGNA, passando tra
i tre, con un caschetto da pilota della seconda guerra mondiale ed
una cloche in mano - Minnie e' qui, vorresti capire qualcosa di
speciale di un buon equipaggio del motore, eh? - concluse,
dirigendosi verso una copia ridotta di un P51-D Mustang.
- Tu controlla, poi che cosa te lo diro' piu' avanti.... - rispose
Veleno, ignorando lo sproloquio della palla di pelo e rientrando
assieme a Lord V nel palazzo.
Rebel si giro' verso il veicolo appena atterrato. Il pilota del VTOL
aveva finito i Check e, appena si levo' il casco, una folta chioma
di capelli verdi ricaddero sul sedile.
- Stanza 204! E sud! - gridava GNAGNA alla radio.
- Ripetere prego! Qui Controllo Aereo IAC 1, Aeroporto di IAC City -
gracchio' l'apparecchiatura - Non vi vediamo sui tracciati radar,
Sierra due zero quattro -.
- Sono gia' le 11:00! -.
- Questo lo sappiamo Sierra due zero quattro. Dateci maggiori
informazioni! - ripeteva il controllo radar dell'aeroporto.
- Lo sappiamo?! Sono il capitano Kirk! -.
- Allora mi ascolti comandante. Venga a nuova rotta zero sette
quattro, riprenda quota, non la leggiamo ancora! -.
- Comandante Che Guevara! -.
- Charlie Gold Kilo scendi di quota! Corridoio nove lilbero! - fu la
nuova indicazione della torre - Merda ma da quando era cosi' facile
prendere il brevetto di volo Tom? -.
- Non lo so Jack, ma ho scelto il giorno sbagliato per smettere di
sniffare cocaina! - si senti' un sibilo prolungato nel trasmettitore
e poi un "Miiiiiiii!" colmo di gaudio.
Poco dopo tre aerei di linea eseguirono una manovra di atterraggio
in contemporanea sul corridoio nove, creando un incidente aereo di
inimmaginabili proporzioni.
- Sierra due zero quattro, Charlie Gold, Kilo tutto bene? Non vi
riceviamo piu', abbiamo un vostro splashdown confermate! -.
- Andare in alto nel cielo - GNAGNA appese la radio all'abitacolo,
mentre dall'altra parte il tecnico radar piagnucolava disperato.
Questo non riusci' a scollare gli occhi di Rebel Yell, oramai
radicati sul veicolo e sul suo pilota, che all'esplosione si limito'
a concedersi un'occhiata distratta - non meno di quella che aveva
concesso al giovane che stava lustrandosi gli occhi con il suo
apparecchio e, a giudicare dalla facciai, anche con il suo corpo -.
"Wow!", penso' fra se e se Rebel Yell, "Anvedi che sventolona" e si
avvicino'. A pochi metri inizio' a percepire il calore proveniente
dai motori e capi' che non erano del tutto spenti, attendevano solo
il gentile tocco del pilota, quasi facendo le fusa, dichiarando di
essere pronti per essere riportati alla massima potenza in pochi
secondi.
- Bell'aereo - esclamo' Rebel - E' strano vedere una donna ai
comandi di questi aggeggi -.
- Si chiama Spinner - replico' Sydia, con freddezza, "Dio ma gli
uomini per tentare di attaccar bottone non sanno dire altro?",
lancio' uno sguardo al sedile del passeggero e, con un sorriso,
decise che quella frase non valeva poi per tutti - E non mi sembra
poi tanto strano che io lo sappia pilotare, ragazzo -, chi era quel
tipo? Non le risultava che la Rockflood se la passasse cosi' male da
assumere quel genere di persone.
- Non intendevo mica risultare offensivo - tento' di salvarsi ma era
oramai troppo tardi - Posso sapere come ti chiami? -.
- Sydia - represse uno sbuffo.
- Bel nome -.
- Secondo alcuni no - con queste parole ripose il casco di fianco
al sedile.
- Sei una di poche parole, eh? Vorresti vedere il mio cannone? -
chiese Rebel Yell indicando la pistola nella fondina.
Per tutta risposta Sydia richiuse il tettuccio dello Spinner.
- Allora, a cosa devo l'onore di questa visita ad un'orario cosi'
insulso? - chiese Veleno, sapendo perfettamente che per Lord la
mattina non esisteva, escluso in particolari occasioni. E una strana
vocina gli sussurrava che forse quella era una di quelle strane
occasioni.
- Certo che e' una di quelle occasioni! - esclamo' Lord V con un
sorriso sornione stampato in volto.
- Ma io non ho detto niente! -.
- Pero' l'hai pensato. Ti conosco ormai Vel, anche tu hai quella
vocina che ti ronza nella testa, vero? - in tutta risposta l'altro
soffoco' un'imprecazione rivolta a Thomas Magnum.
- Hai una vocina che ti ronza nella testa, Lord? - si sedette - Hai
mai pensato di andare da qualche strizzacervelli? - chiese Veleno -
Oppure hai mai provato a toglierti quell'auricolare? -.
- Quale auricolare? - e si tocco' l'orecchio destra - Oh! E' ancora
qui? Ecco da dove venivano tutte quelle vocine... E io che mi
chiedevo che cosa volessero dire tutti quei "Persuade", "Kill",
"Assassinate" che mi ronzavano nella testa! -.
- Come vedi abbiamo risolto anche questo caso. Sono 500 dollari -.
- Li scalero' dall'ultimo pagamento arretrato di munizionamento. Di'
un po'... Che ve ne fate di tutti quegli HVAP? -.
- E' CB che non riesce ad abbatere le zanzare nel suo ufficio -
replico' Veleno
- Ah... - fu l'unica risposta.
- Lord. Non penso che tu sia venuto qui solo per chiederci per
quale sollazzo personale usiamo le nostri armi. C'e' dell'altro
sotto... Vero? -.
Il tutto cadde nel silenzio per un paio di secondi, solo il rumore
del traffico proveniente dalla strada sottostante turbava questa
perfetta quiete.
- Allora? - l'accendino nelle mani di Veleno scatto'.
- Hai mai sentito parlare della "World Crime League"? - Lord V non
aveva certo bisogno di presentare quell'organizzazione. Per qualche
istante le mani di Veleno rimasero immobili, fino a quando una
parte del suo cervello non gli suggeri' che poteva scottarsi con la
fiamma dell'accendino o con la brace della sigaretta che aveva
appena acceso.
World Crime League... Questo nome non era certo nuovo nella mente
di Veleno.
- Hmmm... Mi sembra di averlo gia' sentito nominare da qualche
altra parte, ma non mi sembra di ricordare nulla - l'agenzia non
aveva un grande apparato di intelligence e per questo si appoggiava
alla Multimedia, come per tante altre necessita'.
- Ti ricordi della Big Fire? - domando' poi Lord V.
La Big Fire! Eccome se Veleno la ricordava. Un'organizzazione
segreta che voleva dominare il Mondo attraverso il controllo delle
principali fonti energetiche della terra. Fortunatamente il tutto
venne sventato molti anni or sono da loro, quando ancora Lord V,
Gio, CB ed EoS erano una squadra.
- E' storia vecchia, amico mio - soffio' fuori il fumo con calma,
anche se i suoi occhi avrebbero tradito un tormento senza paragone.
- E come tu ben sai, stiamo parlando di cose che non sono mai
esistite - aggiunse - Cose che noi non abbiamo mai fatto - il
sorriso di intesa che si scambiarono nascondeva invece molto di
piu' che quelle semplici parole.
- Bene, sono contento che tu la ricordi, ma non farci caso perche'
non c'entra nulla - aggiunse Lord V.
Veleno non disse nulla, non poteva, fu colto da una violenta serie
di colpi di tosse. Appoggio' la sigaretta tremolante nelle sue
dita, sibilando un "Te possino..." in direzione di Lord V.
- La World Crime League e' come la Spectre. Un'organizzazione a
livello mondiale che riunisce e coordina i piu' famosi ladri,
farabutti, scienziati pazzi e chi piu' ne ha piu' ne metta, della
Terra. -.
- Interessante. Ma cosa c'entra? - chiese Veleno, simulando un
disinteresse forse troppo palese per essere veritiero.
- L'altro ieri ho ricevuto questo dal servizio segreto della
Multimedia - Lord V butto' un plico sulla scrivania di Veleno, tra
il pistone del blindato, le foto di Moroboschi e l'"Eco di IAC".
- Prima o poi dovro' fare un po' di ordine su questa scrivania -
mormoro' l'altro prendendo la busta. La apri' e ne estrasse la
lettera in essa contenuta, iniziando a leggerla.
- World Crime League. A tutti i suoi consociati. Se leggerete
questa lettera significa che il nostro piano e' iniziato. Tutti
voi, membri della WCL, dovrete completare in breve tempo tutti i
compiti che vi sono stati precedentemente assegnati. Il primo
passo del nostro piano sara' quello di ottenere il controllo
dell'obbiettivo A3, cosa che dovrebbe essere gia' completata.
Entro pochi giorni il globo terrestre sara' nostro. Firmato
Professor Moriarty - Veleno richiuse la lettera e si accese
l'ennesima sigaretta - Moriarty? - mormoro' poi, osservando le
volute di fumo - Non sara' mica... -.
- Probabile. Ci sono poche persone al mondo che potebbero riunire
tutti i piu' famosi criminali del mondo in una cosi' vasta
operazione e il Professor Moriarty e' uno di questi -.
- La lettera e' abbastanza oscura comunque, che cos'e' ad esempio
l'obbiettivo A3? -.
- SOL 7 - furono le sole parole pronuciate da Lord V. Il silenzio
che segui' avrebbe anche potuto essere greve di piombo, sarebbe
stato di certo molto piu' leggero per entrambi. Non duro' piu' di
qualche istante.
- Cristo Santo! - esclamo' Veleno, alzandosi di colpo - Lo
strafottuto SOL 7? Il maledetto satellite orbitale!? -.
- Gia'. Secondo le mie fonti non e' piu' sotto il controllo del
governo nipponico. Stanotte e' uscito dalla sua orbita e si sta
riposizionando -.
- Dove? - la domanda fu fatta con un tono che definire cupo poteva
essere solo un banale eufemismo.
- Al 75% sopra IAC CIty. Proprio qui - Lord V indico' in alto.
Un altro mozzicone fu schiacciato senza pieta' nel posacenere
traboccante posto sulla scrivania, fino a che l'ultimo filo di
fumo si spense. Veleno ricadde sulla poltrona, cogliendo per
qualche istante la dolce comodita' di quella sedia, che purtroppo,
per una ragione o per l'altra, non poteva mai godere. Il suo primo
commento fu un sospiro. Il secondo fu il rovistare nel pacchetto
spiegazzato delle sigarette, che aveva gettato sulla scrivania.
- Ci mancava pure questa! Adesso abbiamo un satellite con un
cannone laser puntato sulla testa -.
- Non e' operativo - mormoro' Lord V, tentando di sfatare
l'atmosfera uggiosa che entrambi avvertivano in quel momento. "Per
quel che puo' servire...".
- Come? - replico' Veleno.
- Il satellite non e' ancora completo. Il cannone laser non ha la
lente d'amplificazione d'uscita. Adesso come adesso e' solo della
ferraglia galleggiante nello spazio -.
- Anche i Side erano ferraglia volante nello spazio - ricordo' con
asprezza Veleno - Ma se venisse trovata una lente... - era la
domanda che Lord V si stava facendo da quando aveva letto quel
rapporto.
- Chi ha adesso il controllo del satellite avrebbe una terribile
arma per ricattare tutte la nazioni della terra. Capito il
significato della lettera? -.
- Adesso si' - nella tensione della situazione Veleno si era
scordato completamente della sua sigaretta, che adesso giaceva
spenta nel posacenere.
- E' una bella gatta da pelare, Lord - mormoro'. "Cristo, nemmeno
l'apocalisse sarebbe una bella gatta da pelare in confronto a
questo!".
- Ed e' per questo che sono qui - concluse Lord V.
I due guardarono fuori dalla finestra, attraverso l'olio di Eos si
vedeva che la nebbia era sparita del tutto.
- Va bene - mormoro' Veleno - Avremo bisogno di molto aiuto pero'
- la sua mente stava incominciando a valutare tutte le possibili
oluzioni per quella missione.
- Lo avrete. Non preoccupatevi, al momento buono sapro' come
aiutarvi - garanti' Lord V.
- Naturalmente dovremo anche coprire le nostre spese - quello era
il meno, ma era giusto mettere in chiaro tutto.
- Avrete equipaggiamento nuovo di zecca. E una buona scorta di
munizionamento, conto su di voi, Agenzia Rockflood - assesto' una
pacca sulla spalla a Veleno per alleggerire la tensione, ma
entrambi, nonostante il debole sorriso di Veleno, erano consci che
nessuno dei due tentativi aveva riscosso successo.
- Faremo tutto il possibile. - garanti' Veleno.
- Si e' fatto tardi, adesso devo andare. -.
- Ti accompagno allo Spinner, Lord. -.
I due uscirono dall'ufficio per tornare sul terrazzo. Nell'attesa
Rebel si era fumato un buon numero di sigarette, come
testimoniarono i mozziconi buttati a terra attorno alla sua
postazione - costituita dalle suole delle sue scarpe -.
All'arrivo del suo superoire cerco' di darsi un contegno.
- Bene Veleno - esordi' Lord V mentre i motori dello spinner
iniziavano a salire di giri - Questo e' tutto. Ci rivedremo
presto -.
- Non ne dubito - replico' stringendo la mano del suo amico
- Anche se ho il sospetto che non sara' per parlare dei vecchi
tempi o di donne - nemmeno quest'ultimo tentativo tra i due aveva
funzionato. Entrambi dentro di loro imprecarono contro il fato.
- Un'ultima cosa, Lord. Non ti sei mai pentito di aver lasciato
l'agenzia? -.
- Forse - disse Lord V dopo un attimo di silenzio - Ma avevo la
mia strada da seguire. Ma sara' un piacere lavorare ancora con
voi -.
I motori dello Spinner erano ormai al massimo, Sydia si era
rimessa il casco e stava finendo le operazioni pre-volo mentre
Lord V risaliva sul veicolo. Dopo un attimo questi si alzo' di
qualche metro da terra e, sotto la spinta dei due reattori,
schizzo' via verso il cielo. La tranquillita' era tornata attorno
a Rebel Yell e a Veleno, si udiva solo l'ovattato rumoreggiare
delle macchine in strada.
- Rebel... - Yell non aveva mai sentito un tono simile nella voce
di Veleno.
- Che c'e' Veleno? - ebbe l'impeto di mordersi la lingua ma aveva
domandato senza pensare, si preparo' alla frase che sarebbe
seguita. Cosa stava accadendo? O era morto qualcuno o stava per
morire... Si sarebbe stupito di quanta ragione vi fosse contenuta
in quel suo pensiero.
- Chiama gli altri, abbiamo un caso -.
Tornando verso la porta, senza attendere Veleno, sospiro'
sollevato. Non senti' le silenziose imprecazioni che Veleno
regalo' al vento mattutino.
- Qui Alfa Sei, Alfa Sei a base! - grido' un graduato nella
cornetta di un telefono giallastro - Alfa Sei a Base! Intrusione
nel settore perimetrale! Comando Alfa! Comando Alfa! - con
disprezzo osservo' prima il telefono e poi la cornetta - Merda! -
sibilo, mentre ascoltava il segnale di occupato.
- Comunicazione interrotta... - rispose una voce femminile
dai sentori metallici, probabilmente una registrazione - Inserire
un quarto di dollaro per continuare -.
- Ragazzi - il capopattuglia si volto' verso gli altri - Avete un
quarto di dollaro? - dopo mezzo minuto nel quale vi fu un
rovistare frenetico nelle tasche delle uniformi, apparve una
moneta da 25 centesimi nel suo palmo guantato...
I soldati avvertirono un sordo brontolio e la solida parete di
metallo fu scalzata dalla sua posizione, come un foglio di
giornale trasportato dal vento, un fetore acido si sparse nella
camera blindata.
- Alfa Sei a Comando Alfa! La camera blindata e'... - la
comunicazione si interruppe nuovamente. L'ultima cosa che il
graduato vide, prima che la sua testa fosse schiacciata dal
metallo come un acino d'uva rossa, fu una massa metallica che
si faceva strada verso la parete, scalzando da terra ogni
ostacolo che incontrasse.
- Comunicazione interrotta - rispose nuovamente la registrazione
- Inserire almeno 200 dollari per risarcire il danno provocato
all'apparecchio o sostituirlo - quattro uomini intanto si erano
fatti strada nella nebbia (di solito e' sempre cosi' quando i
cattivi irrompono in questo genere di installazioni segrete). Si
fecero da parte, per lasciare spazio ad una figura alta,
ammantata di nero... Nella stanza si sparse il rumore di un
respiro affannoso, quasi meccanico. Le quattro figure vestite di
bianco esaminarono il locale.
- Nulla da segnalare, signore - disse una voce chiocccia, mutata
fal casco di foggia strana che indossava - Tutti i sorveglianti
sono morti... - in lontananza si avverti un gemito di dolore.
La figura vestita di nero si fece avanti e protese la mano
contratta ad artiglio verso il moribondo. Questo si porto' le
mani alla gola, annaspando, mentre la bocca si apriva per tentare
di respirare... In qualche secondo fu tutto finito.
- Prelevate l'obbiettivo e andiamocene - sentenzio' la figura.
- Cos'hai mangiato a colazione - chiese un tipetto tarchiato al
piu' grosso - Latte, biscotti, sugna, verze e cipolle? -.
- Signore - torno' la voce chioccia a parlare - Ho trovato la
lente... - esibi' il trofeo reggendolo a fatica e poco dopo
capitolo' miseramente, ruzzolando a terra.
- Sekovitch! - tuono' la figura in nero - Vuoi distruggere quella
cosa forse? - si volto' verso il tarchiato ed un omone
corpulento - Tonzula! Ottobre! Dategli una mano! -.
- Boiacchi e Settembre confermano di aver distrutto il comando
della base, Miss - relaziono' il quarto.
- Bene... Jekigarski, fai in modo che nessuno disrutbi il
recupero - ordino la figura ammantata.
Spense la luce sulla scrivania in noce che abbracciava in un
morbido semicerchio il muro ed infilo' la cartelletta in un
classificatore. Si alzo' lentamente e tolse gli occhiali che
premevano sul naso, per poi stropicciarsi gli occhi con movimenti
lenti. Un'altra giornata di lavoro era finita e come al solito
aveva fatto tardi. Cercando la custodia degli occhiali nella
borsa, la sua mano incontro' un piccolo oggetto levigato, con una
sfera in cima, dai riflessi azzurri. Lo guardo' intensamente,
come se questo strano manufatto le parlasse. I suoi capelli
vennero scossi da un vento improbabile, dato che era al chiuso.
- Il mare e' in tempesta - sibilo' con voce greve, comprendendo
solo poco dopo che quel vento arrivava da una delle porte aperte
del corridoio. Si avvicino' alla sorgente della corrente d'aria,
notando che una delle finestre degli uffici era aperta.
La tenda, quasi al pari di un flocco, sventolava fuori dal
davanzale per almeno meta' della sua lunghezza ed una figura, resa
scura dalla luce che entrava dalla strada, vi era appoggiata.
- Ancora qui a quest'ora? - la figura sussulto'.
- Ah - Veleno sospiro' - Sei tu Milena. Mi avevi fatto prendere un
colpo - ridacchio' - Non dovresti balzare alle spalle degli uomini
in questo modo - la canzono', voltandosi e guardando l'orologio -
Cosa ci fai ancora in ufficio? Credevo di essere rimasto solo -.
- Dovevo finire di archiviare i tre fascicoli Moroboshi - si
giustifico' lei.
- Ah quel benedetto ragazzo. Se non ci fosse lui, saremmo sul
lastrico - getto' il mozzicone fuori dalla finestra, non diede una
grande attenzione al grido seguente e concesse scarsa
considerazione anche alla persona centrata in pieno capo, che ora
correva per la via urlando e con la testa avvolta dalle fiamme.
- C'e' qualcosa che non va? - domando' lei con la solita eccessiva
premura e attenzione.
- Ti sembra che ci sia qualcosa che non vada? -.
- Beh... Si' - ammise lei - E poi perche' rispondi alle mie domande
con altre domande? - Veleno sorrise nel buio, stava diventando
sempre piu' difficoltoso tenere nascosto qualcosa a Milena.
Lei chiuse la porta, facendo cessare di botto la corrente d'aria,
le tende rimbalzarono dentro la stanza come se fossero state
riufiutate violentemente dal mondo esterno, andando ad avvolgere
Veleno. Circondato da questo velo che lo separava dalla realta',
per districarsi sbatte' la testa contro uno degli stipiti della
finestra e con la complicita' del davanzale fece un bel volo
all'indietro, rimanendo aggrappato alla tenda, ma penzolando in
modo pericoloso verso l'esterno.
Milena tento' di afferrargli la mano, sortendo pero' l'effetto di
conferire maggiore spinta al fenomeno, cosicche' si trovarono tutti
e due a penzolare fuori dalla finestra.
- Oh Cristo Santo! - furono le uniche parole di Veleno, che per
qualche secondo nascosero il grido di Milena, che era destinato a
proseguire, dato che la tenda si staava spezzando.
- Afferra quel davanzale, e mi raccomando - le intimo' - NON
lasciare la presa! - rafforzo' la frase stringendo la mano ancor di
piu' attorno al polso di lei.
Mentre la donna era riuscita a puntare i piedi sulla cordonatura
del piano dell'edificio, una nuova folata di vento li scosse,
alzandole la gonna.
- Ehi! - commento' stupito Veleno - Da quando porti le mutande? -.
- Un'altra battuta cosi' - replico' lei, gemendo per lo sforzo - E
giuro che avro' un datore di lavoro in meno! -.
Dopo qualche strana manovra lei riusci' a rientrare nell'ufficio, e
puntandosu sul davanzale, riusci' a far raggiungere a Veleno il
davanzale.
- Riapri quella maledetta porta - borbotto' lui, forse un po'
troppo presto, dimenticandosi della solerzia di Milena, dato che
appena lo fece, le tende tornarono a svolazzare per meta' fuori
dalla finestra, ma fortunatamente la sua presa sul davanzale era
salda.
Lui non fece a tempo a mettere un piede nell'ufficio che da un
cassetto della scrivania eruppe un trillio fastidioso.
- Cosa? - mormoro' Veleno avvicinandosi, imitato da Milena - Non...
Non puo' essere - apri' il cassetto, rendendo il trillio sempre piu'
forte - Non... - prese in mano uno strano aggeggio, che aveva l'aria
di una piccola radio tascabile, ma era ben altro. Quel gioiello di
tecnica era costruito in una tecnologia che anche a quei tempi
sarebbe stata moderna, anche se l'eta' dell'apparechio era superiore
ai cinque anni. Dopo averci armeggiato qualche istante, questo smise
di emettere quel fastidioso suono, per far emergere una voce troppo
metallica per essere reale.
- Comando Omega, Comando Omega a Thunderous Hamsters. Amber Moon,
November 5 - e dopo queste incomprensibili parole, questo si spense.
Milena cerco' spiegazione nel volto di Veleno, ma cio' che vide non
fece altro che impensierirla ancor di piu'. Si stava accendendo una
sigaretta, dalla parte del filtro pero', e gia' questo non era
un buon segno. Se si aggiungeva anche il colore cinereo che aveva
assunto la sua pelle, non si poteva certo sperare che fossero buone
notizie. Dopo qualche istante, Veleno rigiro' la sigaretta dal lato
giusto e torno' ad osservare il display di quell'aggeggio, i suoi
occhi si mossero lentamente sulle righe di caratteri alfanumerici
che sarebbero stati indecifrabili per chiunque altro. Risuonarono
nella sua mente come in un sogno... Ma piu' che un sogno, si disse,
era un incubo.
- Devo fare presto! - furono le sue uniche parole, prima che si
catapultasse fuori dal suo ufficio. Poco dopo sbatte' anche la porta
d'ingresso e nell'ufficio torno' silenzo, un silenzio che Milena,
con gli occhi ancora sbarrati nei quali albergava ancora il volto di
Veleno, non udi'. Quasi in uno stato di trance, raccatto' con
movimenti meccanici la sua roba, e diede due mandate alla porta
d'ingresso. Aveva una sfrenata voglia di piangere, era lancinante
quella sensazione. Era lei la spina dorsale dell'Agenzia, era lei
che giorno per giorno si dava da fare affinche' quell'ufficio
funzionasse e cosi' si era guadagnata la loro stima, la loro fiducia
e la loro amicizia. Erano tutte persone buone... Quelle che lei
chiamava "giuste", persone oneste e corrette, ma quando accadevano
quei fenomeni, lei era costretta a mettere in dubbio ogni cosa.
Se avevano cosi' tanta fiducia in lei, se le erano amici, perche'
sembrava alle volte che non volessero renderla partecipe di quelle
faccende? L'Agenzia, l'intero archivio dell'agenzia era suo ed era
al corrente di ogni operazione, di ogni lato oscuro... I suoi datori
di lavoro non lesinavano certo informazioni con lei. Ma allora...
Perche'? Perche' c'erano cose che volevano nascondere? Perche' tutti
i fascicoli presenti su di loro non erano completi e tutte le
richieste fatte per conpletarli non erano mai state accolte? Persino
Sydia le aveva rifuitato quelle informazioni. Forse perche' nemmeno
lei le conosceva?
Perche' sembrava che fossero condannati a vivere per sempre con i
fantasmi del loro passato? Quale terribile crimine avevano commesso
per meritarsi questo? Quali atrocita' si nascondevano dietro le loro
facce sofferenti in quei momenti?
"Oh Heles!", gemette dentro di se, mentre scendeva le scale che
portavano all'ingresso, "Heles! Dove sei? Ho bisogno d'aiuto...".
Un sorriso si apri' nella notte piu' buia, illuminato soltanto da
una fievole luce verdastra... Il sudario di silenzio in cui era
immerso quel luogo fu interrotto per qualche istante da un debole
ma frequente "ping", prima che il congegno tornasse a nascondersi
in una delle pieghe dei vestiti. I suoi passi erano silenziosi e
misurati, in soncronia con i rumori circostanti, seguendo un
insegnamento cosi' radicato da diventare istintivo e non frutto di
un sapiente addestramento.
Rimase in attesa, con le orecchie tese, in ascolto dell'ambiente, in
cerca di segnali di pericolo, come un animale, annuso' piu' e piu'
volte l'aria, senza nemmeno avvedersi di averlo fatto.
Qualcuno lo stava seguendo, probabilmente piu' di una persona. Dalle
labbra usci' un sussurro smorzato, foriero di una maledizione.
Si impose di essere ancor piu' silenzioso. Doveva far perdere le sue
tracce... Con decisione torno' a concentrarsi sul suo cammino.
Quando pose il piede sulla trappola quasi non se ne accorse. L'unico
avviso fu il prolungato fischio che segui' alla pressione del
congegno e l'occhiataccia all'ombra dai controrni poco definiti che
rappresentava una paperella di gomma. Quando la sua mente si impose
di reagire, si accorse che il suo istinto aveva gia' adottato le
contromisure necessarie, lanciandolo in una veloce fuga a rotta di
collo. I suoi sensi captarono e registrarono il panico scatenato nei
suoi inseguitori che reagirono imitandolo, per non perdere il
contatto.
Si arresto' bruscamente. Sapeva di essere seguito, aveva individuato
i suoi inseguitori da tempo. Erano appostati decisamente bene, uno
sul lato ed uno dietro, in modo da poterlo efficacemente braccare in
qualsiasi frangente. Ma non era certo preparato a cio' che stava
accadendo... Aveva incominciato a correre senza una direzione
precisa, stimolato da un chiaro segnale di pericolo, ma forse era
proprio quella l'intenzione, la giusta esca, la cosa che non poteva
di certo ignorare, lanciandolo in una trappola ancor piu' pericolosa
e articolata della precedente, ma tornare indietro avrebbe aggravato
solo la sua posizione. Sarebbe stato costretto ad affrontare almeno
uno degli inseguitori, offrendo all'altro almeno un punto cieco da
cui attaccare. L'unica possibilita' che gli rimaneva era tentare di
mettere piu' distanza possibile tra lui e l'inseguitore piu'
lontano, in modo da rallentare il suo appoggio sull'altro.
Sorrise nella notte, la sua amica piu' cara e fidata... Stava
scappando da un pericolo per trovarne un altro forse ancora piu'
grande e difficilmente fronteggiabile. Ma l'unica scelta che aveva
era andare avanti, non aveva piu' alcuna via di fuga.
Questi furono i suoi ultimi pensieri, sostituiti poi dal frenetico
battito del suo cuore e dall'ansante respiro della sua corsa.
Forse quella notte, dal cielo stellato e senza luna, sarebbe stata
lunga... Ma in fondo, era una bella notte per morire. E cullato da
quella menzogna, continuo' a correre. Sapeva benissimo di non poter
permetterlo. Morire era un lusso che a lui era negato.
La sua corsa era uno dei migliori esempi di tattica, correva per un
minuto e si arrestava per un periodo sufficientemente lungo, dando
modo ai suoi sensi di aggiornare la posizione dei suoi inseguitori,
che stranamente lo precedevano. Si chiese cosa avesse potuto
scatenare in loro quella frenesia. Il suo disprezzo corse al loro
addestramento. La foga della battaglia, il desiderio di concludere
la missione li aveva sopraffatti, tanto da decidere di terminare il
prima possibile l'incarico. Sputo' per terra con evidente disgusto
e si ritrovo' d'un tratto troppo lontano da entrambi per poterli
attaccare con discrezione. Certo, la discrezione non era una cosa a
lui congeniale, ma se non voleva svelare troppo presto l'imboscata
nella quale lo stavano conducendo, doveva tentare di essere il piu'
silenzioso possibile.
- Al diavolo - sibilo'. Non poteva certo attendere oltre. Aveva la
netta impressione di aver superato da molto tempo il punto di non
ritorno...
Crossbones si fece scivolare l'arma che portava a tracolla e
l'imbraccio con decisione. Un gesto rapido immisse il colpo in canna
lasciando che quel rumore metallico si spargesse ovunque. Forse
aveva fatto un errore, si disse, ma in fondo era meglio che quei
cani sapessero che dall'altra parte c'era qualcuno che non era
intenzionato a fargliela passare liscia. Era armato, pericoloso ed
avrebbe venduto cara la pelle, pronto ma duro a morire.
Arrivato nel limite della distanza che riteneva sufficiente per far
valere la sua posizione di preda, si arresto' ancora una volta,
avvertendo un forte formiclio che partiva alla base del collo e
proseguiva in tutto il capo, facendo riverberare questo fremito con
il battito del cuo cuore, con il suo respiro, con lo sbattere delle
su palpebre, con i suoi passi. Il sangue gli ribolli' in modo
inconfondibile, alla stessa frequenza di quella risonanza che
aveva invaso tutto se' stesso, anima e corpo, impadronendosi di lui.
Rapito da questa sensazione e oramai intento a recuperare la sua
lucidita', in un vortice emotivo che era un frammisto di gioia,
paura, eccitazione, rabbia, tristezza ed ogni altra emozione che un
uomo possa provare, non si avvide del passo che stava facendo.
Improvvisamente un'esplosione fatta di luce variopinta lo colpi' con
violenza inaudita... Stordito dalla mole di sensazioni che doveva
immagazzinare ed analizzare, rimase attonito ad osservare la scena
che gli si parava davanti... Sembrava una giostra... Si volto'
improvvisamente, un fenomeno simile era accaduto poco piu' lontano,
stessa esplosione di luci variopinte, stessa sensazione di
stordimento.
L'istinto lo fece gettare dietro ad un cespuglio, mentre tentava di
riorganizzare i pensieri... Era troppo tardi, era caduto in
trappola. Ulteriori esplosioni avvennero tutto attorno, ma questa
volta con la vista protetta dal cespuglio, ne avverti' solo il suono
lacerante. Torno' a sbirciare il fenomeno, sentendosi ancora
sopraffatto da tutto quello. Era una trappoal! Lo sapeva, una
maledetta trappola, e lui ci si eran infilato come un cretino! Ma
quale altra scelta aveva?
Si rilasso', appoggiando la testa sul soffice manto erboso e
socchiudendo gli occhi, rassegnato. Si diede ancora dello stupido,
mentre in quella giostra che gli roteava vorticosamente davanti,
dalla musica sincopata e incalzante, passavano davanti ai suoi occhi
degli scorci di cavalli, moto, auto, trattori dalle forme piu' o
meno posibili, Paperino, Minni, un bruco... Sposto' lo sguardo,
per osservare il fenomeno che era accaduto poco lontano e si trovo'
ad osservare una ruota panoramica.
Diviso tra il credere realta' o fantasia quelle scene, o nel
rassegnarsi al destino piuttosto che contrastarlo, o ancora nel
decidere se era meglio andare sulla ruota panoramica, oppure sul
cavallino, o in groppa a Paperino o comperare lo zucchero filato,
il suo istinto ancora una volta lo salvo, facendolo scattare in
piedi, con l'arma gia' in pugno, , spingendo la canna della pistola
nella parte molle del collo, proprio sotto il mento...
Si sarebbe certo complimentato con se stesso in quel momento, mentre
stava per pronunciare la frase che invece venne detta a due voci.
- Congelati amico, e tieni le mani bene in vista! -.
Se quel freddo contatto che premeva sotto il suo mento non era una
allucunazione, allora era la canna di una pistola.
- GIO?!? Che diavolo ci fai qui!?! - domando' riconoscendo in lui il
suo avversario.
- Vel?!! Che diavolo ci fai qui?!? - fu la risposta.
Quasi a testimone del casino che si era generato, mentre l'uno si
chiedeva il motivo per il quale erano entrambi in quel luogo e
l'altro tentava di dare una spiegazione a quella strana scenografia,
la solita vocina sussurrava ad entrambi che se quella era una
trappola per come l'avevano interpretata, ora dopo il loro incontro,
l'interpretazione era diventata una matematica certezza.
Una serie di esplosioni si stavano decisamente avvicinando a loro,
non rendendoli felici della cosa e dandogli un motivo in piu' per
credere in quella trappola.
- Corri! - si gridarono mentre inocminciavano a correre nella
medesima direzione, con le granate che oramai fischiavano a pochi
metri da loro, facendoli gridare nel panico - Oh cazzo! Oh cazzo! Oh
cazzo! Oh cazzo! -, la litania che accompagno' la loro corsa.
I loro piedi sfiorarono piu' e piu' volte degi interruttori o dei
finissimi fili che facevano esplodere una linea di mine Claymore a
poca distanza, in modo da instradarli in un percorso preciso.
Entrambi avevano pensato di non dare attenzione alle esplosioni che
avvenivano nell'ambiente circostante e proseguire la corsa, ma
nessuno dei due era stuzzicato dall'idea di appoggiare il piede su
di una mina. E poi... Non potevano negare che volevano venire a capo
di quella faccenda per vedere in faccia chi aveva organizzato questa
fine trappola.
La litania muto' quando incominciarono a incedere a fatica in una
zona che reputavano piu' sicura di altre, un canalone di deflusso
delle acque, che dal commento dei due avevano una sfumatura
decisamente "scura". Le esplosioni erano cessate, ma i passi in
corsa del loro aggressore erano sempre piu' vicini, ed i loro erano
sempre piu' uno sciacquio sommesso. La notte silenziosa sembro'
amplificare quel loro sibilo, unitamente alle loro parole...
- Oh merda! Oh merda! Oh merda! Oh merda! -.
Quando l'acqua si sollevo' di fronte a loro, per far emergere una
figura, si chiesero se il suo commento era designiato a loro due
oppure all'ambiente circostante.
- Okay stronzi... - la boria che animava quella sagoma si sgonfio'
in un batter d'occhio, quando i tre si riconobbero.
- Crossbones! -.
- Gio! -.
- CB! -.
- Vel! -.
Il trio si accoro' per l'ultima volta.
- Che diavolo sta succedendo! Che ci fate voi qui! -.
Immediatamente dopo una serie di fasci di luce lattigginosa ed
intensa perforarono la cappa di oscurita' che li vedeva imprigionati
e due squadre di uomini armati di tutto punto emersero agli argini
del canalone.
Dopo aver intimato piu' volte di deporre le armi, furono aiutati ad
uscire da quella situazione maleodorante. Crossbones ebbe alcune
rimostranze alla perquisizione, sostenendo che lui le armi le aveva
deposte, ma di fronte al cumulo di strumenti di morte che usci'
dalle loro tasche dopo l'attenta opera di quegli uomini, dovettero
rassegnarsi. Erano di fronte a professionisti, che li avevano
disarmati in modo magistrale, sia psicologicamente, con la trappola
architettata per catturarli che materialmente.
Furono contoddi nel piu' religioso silenzio ad una costruzione che
sorgeva poco lontano, al limitare del bosco e furono spintonati
dentro un salone spoglio, se non per un tavolaccio di legno degli
sgabelli ed un camino acceso.
Seduto di fronte al camino, volgendo loro la schiena, un quarto uomo
si stava godengo il calore del fuoco, benche' fossero in bella
stagione.
- Benvenuti - disse LordV, scostandosi appena dal camino - Avanti,
c'e' posto -.
Sulle prime, i tre furono tentati di scagliarglisi addosso, credendo
che tutto quel casino fosse opera sua, ma visto lo stato in cui
anche lui gravava, era a dir poco follia pensare solo che centrasse
qualcosa in piu' di loro.
- Vedo che hai provato anche tu le delizie del canale - commento'
TheGIO sedendosi accanto a lui.
- Oh - saggio' i suoi vestiti che si stavano asciugando - Si', ma
non e' stata poi una gran cosa -.
- Gia' - sibilo' Veleno, sedendosi tra CB e TheGIO - Dopo tutti i
tentativi di stendere reti geografiche utilizzando le reti fognarie,
mi stupirei del fatto che sia una novita' - Lord V rabbrividi' al
ricordo che suscito' il commento dell'amico, anche se in quel
momento quelle quattro tartaruge mutanti avrebbero davvero fatto
comodo come copertura.
- Vi hanno detto qualcosa? - chiese.
- Oltre al "Deponete le armi", "Seguiteci" e "Forza, Li' dentro!"? -
fu la risposta di Gio - Escluso questo... No, direi di no -.
- Qualcuno di voi ha informato altri dell'esistenza di questa
operazione Omega? - domando' Veleno.
- Sei scemo? - rimbotto' Crossbones - Chiunque abbia il Multideck
della Omega sa anche che qualsiasi cosa egli faccia, dica o legga su
quel coso, e tutto cio' che quel coso comporta, e' segreto. Vuoi
forse morire giovane? - la speranza di Veleno si affievoli' come un
fiammifero acceso nel bel mezzo di un uragano.
- Lo immaginavo - assenti'. Nessuno di loro quattro aveva fatto
parola della faccenda del Multideck, che si era acceso ed aveva
fornito le coordinate per un randez-vous. Ma nessuno esclusa la
Omega stessa possedeva le seuqenze di scrambling per accedere ai
deck, ed ogni apparecchio ne aveva una differente. Queste erano
conclusioni e nozioni note a tutti loro - Quindi - concluse per
confermare la loro apparente e momentanea sconfitta - Ne Sydia, ne
Milena, ne altri, sanno di questa operazione... - tre teste
annuirono, seguite da quattro sospiri rassegnati.
- Non e' comunque una procedura normale - borbotto' CB - Avrebbero
potuto contattarci separatamente, di solito la Omega opera cosi' -.
- Non e' gente che fa misteri soprattutto con quelli del giro - fu
la aggiunta di Lord V.
- Noi siamo fuori giro da un po'... Vorrei farti presente questo -
preciso' TheGIO.
I tre rimasero silenziosi per un lasso di tempo che parve eterno.
Solo lo spalancarsi della porta li ridesto' dai loro rimuginii
frenetici sul cosa poteva accadere e sul come andarsene da quel
luogo.
La luce dei fari di una jeep impedi' loro di riuscire a scorgere il
volro dell'uomo che si staglio' nel riquadro della porta, ma non era
essenziale, la donna dall'aria allampanata che gli ciondolava al
fianco era vestita alla marinaretta e periodicamente veniva scossa
da singulti.
Quattro voci unite in coro si alzarono nella notte al grido di:
"SATO!".
- Capitano Sato - preciso' un tizio occhialuto, che era sgattaiolato
al fianco del Supremo, reggendo un blocco. Si riporto' in su' gli
occhiali con un goffo gesto, e li scruto' meglio.
- Lord V, presidente della Lord V's Multimedia - l'omino indico'
Lord V con la punta di una penna argentata - TheGIO, Veleno e Cross
Bones dell'Agenzia investigativa Rockflood - indico' gli altri tre
alla stessa maniera con cui aveva additato Lord V. Quattro uomini si
diressero verso di loro con alcuni incartamenti.
- Ha fastto un ottimo lavoro Capitano - disse l'omuncolo, dirigendo
il suo sguardo verso i quattro prigionieri. La debole lusinga non
parve avere effetto su Sato, che si limito' ad un rapido cenno del
capo in segno d'approvazione e rimase con il capo chino, osservando
la punta degli stivali.
- Sato! - si fece avanti TheGIO in preda ad un furore cieco - Che
diavolo significa tutto questo! - due uomini lo trattennero quando
raggiunse la soglia dei due metri da Sato, ma non gli fecero alcun
male... Si erano limitati ad imbrigliarlo, noto' Veleno.
Sato non alzo' lo sguardo nemmeno di fronte agli insulti sputati in
volto da TheGIO, mentre Sailor Venus si strinse a lui, quasi per
confortarlo.
Veleno si senti' montare in corpo una rabbia immotivata, e decise di
giungere in aiuto di TheGIO.
- Smettila Gio - pose una mano sulla sua spalla, imponendogli di
voltarsi per guardare se' stesso nei suoi occhi. La sua stessa ira
fatta persona - E' inutile -. TheGIO si rilasso' e i due uomini che
lo trattenevano si allontanarono, abbastanza per farlo respirare ma
non abbastanza per permettergli di avvicinarsi ulteriormente a Sato.
- Bridate Takahashi! - sbotto poi TheGIO - Dovevo aspettarmelo! -.
Torno' a disposri accanto a CB e Lord V, assieme a Veleno, che una
ultima volta provo' a sondare Sato, ma incontro' solo la sua fronte
reclinata ed il suo basco nero.
- Signori - l'omuncolo, postosi nell'angolo piu' lontano per evitare
di incappare in qualche pugno volante, si rifece avanti - Siete
stati richiamati in servizio attivo! D'ora in poi avrete il grado di
capitani, verrete reintegrati nella divisione e tutte le accuse a
vostro carico verranno cancellate - a quella frase piu' di un occhio
sorpreso e di un sopracciglio alzato vennero dedicati a quel misero
esempio della specie umana - Omega reclama i suoi migliori prodotti,
ben sapete che non potete rifiutare - aggiunse con una stridula
risata - Non vi chiediamo di rientrare nei nostri ranghi. Lo siete
sempre stati -.
- Torna nella tua fogna, ratto puzzolente - fu il complimento che
Veleno diresse all'omuncolo.
- Mi insulti pure quanto vuole, capitano... Non cambiera' di molto
le cose - ridacchio - Ma se la fa sentire meglio... -.
- Mi farebbe sentire meglio affondare le mie mani nella tua faccia -
replico' TheGIO per l'amico.
- Ora basta! - sbotto' il misero, con tono ancor piu' innervosito e
pigolante - Firmate il modulo di reintegro! -.
Il figuro supervisiono' alle firme con un cenno d'approvazione.
- Accidenti! Non riesco a firmare... - borbotto' CB, stropicciando
un po' il foglio.
- Usi pure la mia schiena - l'omuncolo si volse e offri' le terga a
CB per firmare. Crossbones assolse il suo compito e poi osservo' per
qualche istante il foglio. Un selvaggio ghigno gli illumino' il viso
mentre alzava la mano sopra la testa.
- Fatto, carino... - e nel dirlo calo' con forza la mano sulla
schiena minuta, bucando la inutile barriera del foglio e dei vestiti
per infilare la penna nella schiena dell'uomo. Dopodiche', mentre
ascoltava i gemiti di dolore del figuro, simili a quelli di un suino
al macello - metafora appropriata, si disse, constatando che avrebbe
voluto offrirgli qualcosa di meglio di quello che stava per fare -,
gli assesto' una potente pedata nel sedere che lo fece arrivare fin
quasi dall'altra parte della stanza.
Nel trambusto che segui', mentre l'omino veniva soccorso, tutti si
scambiarono un sorriso soddisfatto e si rassegnarono al loro destino
inevitabile. Veleno, uscendo dalla casupola aveva un'espressione
pensierosa. differente da quella rassegnata degli altri tre...
Forse aveva visto male, ma quando Crossbones pugnalo' l'ometto e gli
diede quel calcio nel sedere, sarebbe stato pronto a giurare di aver
visto il Supremo sorridere...
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* "C'e' chi ha perso una brutta partita, pero' forse una fiche gli e' *
* restata e puo' darsi ci sia un altro giro di ruota..." (L. Ligabue) *
* -><- Member of Neuro Zone -><- Only neuro can make it possible! -><- *
* -><- In real life: Dario Rota -><- Papa di Eris + altri titoli. -><- *
* -><- E-mail address: veleno@little.usr.dsi.unimi.it -><- *
* -><- http://little.usr.dsi.unimi.it/home/veleno/Home.html -><- *
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