Agenzia Rockflood - Fascicolo 35: Luce Mortale
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Written by Veleno

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Subject [FANFIC] Agenzia Rockflood - Fascicolo 35 [Part 1 of MAXINT]
Date 17/10/97 14.58.11
Organization CILEA
Lines 896
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Agenzia Rockflood
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Fascicolo 35 - Luce Mortale
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Part 1 of MAXINT


La mattinata era iniziata meglio del  solito. In  giro  non  c'erano
zanzare e CB era stranamente tranquillo, si era limitato  a  provare
una nuova miscela di C3, TNT e Nitroglicerina e a far saltare un'ala
del palazzo a fianco. Rebel era fuori, stava seguendo  Moroboshi per
conto di Lamu', con il compito di scoprire se lo tradisse.
- Acc! - mormoro' tra se e se Veleno - E' da un po' di tempo che non
ci capita nulla di scottante fra le mani. *smok* Non possiamo andare
avanti con questi lavoretti ancora a lungo rischiamo di arruginirci.
Pero' *smok* a pensarci bene  ci  sono  due  buoni motivi perche' li
facciamo. Primo perche' e' un  utile  addestramento  per  il  nostro
pivellino e per secondo ci pagano... Con le spese sulle munizioni di
CB... -.
La porta si apri' all'improvviso  e  un  alterato  Eos  in  tuta  da
meccanico si fiondo' davanti a Veleno, buttando un pistone sporco di
lubrificante sull'"Eco di IAC", il  quotidiano  che  trovava  riposo
sulla scrivania.
- Mbe'? - osservo' Veleno
- Non si puo' andare avanti cosi'. Questo e' un pezzo del motore del  
blindato. Sara' la quarta volta che lo cambio e ogni volta e' sempre
la stessa storia. Quel  maledetto  motore  e' troppo  vecchio  e  va
cambiato! - bercio'.
- Calma calma! - disse Veleno alzandosi dalla sua poltrona - Confido
che le tue capacita' di meccanico *smoke* riusciranno a rimettere in
sesto in nostro bel blindato prima di sera -.
Per tutta risposta Eos si posiziono' davanti alla finestra  che dava
sulla citta', si batte' tre volte sul petto e sputo' dell'olio usato
sulla finetra stessa, imbrattandola completamente.
- Puah! Questo e' l'olio del bel  blindato. La  coppa  dell'olio  e'
incrinata gia' da un paio di mesi e l'ho riparata piu' volte con  il
fil di ferro. E ogni volta mi  gocciola  in  faccia, si  puo' sapere
cosa devo fare? -
- Tieni la bocca chiusa - replico' Veleno spegnedo la sigaretta  nel
posacenere.
- Spiritoso. Io voglio un motore nuovo e una nuova  coppa dell'olio,
oppure ve lo riparate da solo il vostro "Bel Blindato!" -.
Detto cio' Eos usci' dall'ufficio sbattendo violentemente la porta.
"Poco  male", si  disse  Veleno,  accendendosi  un'altra  sigaretta,
"Andremo in giro con l'M1A1...".
- Un'altra  cosa - urlo'  Eos  riaprendo  la  porta - L'Abrahams  ha
bisogno di un nuovo set di cingoli, CB  li  ha  rovinati  ieri  sera
durante il pedinamento del ladro di biancheria, quindi scordatevi di
usarlo, CAPITO? - la porta sbatte' con la stessa violenza di  prima,
facendo  oscillare  pericolosamente  le  poche   suppellettili   che
l'ufficio di Veleno conteneva.
- E non l'ha neppure preso *smoke* -.
La porta si apri' per l'ennesima volta.
- Che  c'e' ancora  Eos! - esclamo' Veleno - Si  e' rotto  anche  lo
sciaquone del cesso? - rimase ad osservare il riquadro  della  porta
per qualche istante, non era Eos quello - Uh? Ah! Rebel, sei tu! Ben
tornato. Com'e' andata? - si lascio' cadere sulla poltrona della sua
scrivania, accantonando come di consueto il pensiero di quante volte
lo aveva gia' fatto durante quella giornata.
- Non male capo - esordi' Rebel Yell di ritorno dal  suo pedinamento
- Ho seguito Moroboshi tutta la  notte  e  ho  fatto  queste - Rebel
butto' sulla  scrivania,  vicino  al  pistone,  un  plico contenente
alcune foto.
- Hm - dall'altra parte della scrivania  un  volto  dall'espressione
concentrata, le sopracciglia inarcate  nel  tentativo  di  strappare
qualche informazione dalle immagini che aveva di fronte.
- Allora? - Yell attendeva trepidante il giudizio  di  quel  lavoro,
condotto a regola d'arte. 
- Cosa pensi che possa interessare a Lamu' che  tu  sappia  spalmare
bene l'olio solare sulla schiena di Rosita? E  che  Rosita  adori  i
gelati  formato  famiglia? E  che  tu  abbia  un  bellissimo telo da 
spiaggia? - getto' le foto delle ultime vacanze di Rebel sul tavolo,
spargendole.
- Oh... - il ragazzo si affretto' a riordinarle e le riinfilo' nella
busta, porgendo poi a Veleno un altro plico, contenente immagini  di
Ataru Moroboshi che lo ritraevano assieme a  Shampoo  e a Kelly, del
bar di sotto - Ecco le foto giuste - Veleno le stava gia' esaminando
muovendosi lentamente per nella stanza. Poco dopo le  infilo' in  un
classificatore e le mise sotto chiave.
- Aaaaaah! Robba buona! Robba pregiata! -.
- Come sono andato capo? - chiese  Rebel  sedendosi  sulla  poltrona
dell'ufficio di Veleno.
- Ottimo lavoro, pivello. Questo lavoro fruttera' ad Eos  almeno  la
coppa dell'olio, ma non ti montare la testa ragazzo. *smoke*  Questi
sono  lavori  semplici,  adatti  per  tirare  avanti - questa  frase
smorzo' un po' l'entusiasmo del giovane - Ma ti sei comportato bene,
tieni - Veleno' apri' il primo cassetto della  sua  scrivania  e  ne
estrasse una scatola di un puzzle, dandola poi a Rebel Yell
- Wow! Grazie capo! -.
- Di niente figliolo... - replico' Veleno, poi si piego' puntando  i
palmi sulla scrivania, in direzione del giovane, la sigaretta  perse
un po- di cenere che si deposito' assieme alla giungla di  mozziconi
presente nel posacenere. 
- Una cosa ancora... - aggiunse.
- Eh? - Yell distolse lo sguardo dalla scatola del puzzle ed  attese
le parole di Veleno.
- Non  chiamarmi  piu' capo! - "Oh  oh... Altri  urlacci", disse  la
vocina, "Ma almeno ho fatto un buon lavoro" - E  soprattutto: ALZATI
IMMEDIATAMENTE DALLA MIA POLTRONA E INFILATI COME UN FULMINE NEL TUO
UFFICIO  A  SCRIVERE  IL  RAPPORTOOO!  -  Yell  rischio'  di  cadere
all'indietro, ma chissa' quale forza riusci' invece a farlo scattare
in piedi.
All'improvviso si incomincio' a sentire  il  rumore  lontano  di  un
reattore, probabilmente un  aereo  in  fase  di  decollo  al  vicino
aeroporto. Ma il rumore, invece di diminuire, sembrava aumentare fin
quando divenne evidente che la  sorgente  si  stava  avvicinando  al
palazzo.
- Che diavolo succede? - esclamo Rebel allarmato.
- Calma ragazzo - Veleno si diresse verso la finestra e levo' un po'
dell'olio che offuscava la visuale, abbastanza  da  permettergli  di
guardare fuori. Nella nebbia si distingueva una  specie  di  piccolo
velivolo che si stava avvicinando a grande velocita verso  di loro.
Non era un aereo comune, non aveva ali, solo delle piccole appendici
aerodinamiche sul muso e sui lati della sezione motori. 
Ma mano che si avvicinava Veleno riconobbe  il veicolo  e  ipotizzo'
chi c'era a bordo...
- Guai - Mormoro' Veleno - Rebel! Andiamo sul tetto - sentenzio'.
I due uscirono dall'ufficio e  presero  la  scala  che  portava  sul
terrazzo,  uscirono  all'aperto  nel  momento  in   cui  il  veicolo
atterrava. Veleno noto' immediatamente lo  stemma  sulla  fusoliera,
quella stella rossa decentrata e la scritta in nero.  
- Stramaledizione! - Rebel Yell osservo' il volto di  Veleno  mentre
quel veicolo stava atterrando. Qualsiasi cosa stesse  per  accadere, 
qualsiasi cosa quello stemma significasse, incominciava  gia' a  non 
piacergli. "Che  diavolo  ci  fa  in  giro alle 10 del mattino?", si 
domando' Veleno buttando via il mozzicone della sigaretta
- Chi e? - domando' Rebel che aveva gia' portato la  mano  sotto  la
giacca.
- Amici - Fu l'unica risposta che ricevette.
- E' bello lavorare con te - commento' il giovane - Non sai mai cosa
ti aspetta... - fu zittito dall'espressione che Veleno  gli  offri':
un sopracciglio alzato ed uno sguardo di estrema disapprovazione.
I motori del veicolo lentamente scesero di giri e il sibilo diminui'
di intensita'. Quando solo il residuo del vento che il veicolo aveva
spostato atterrandosi torno' ad essere  l'unico  rumore  udibile, la
calotta si apri' verso  l'alto  con  un  debole  ronzio, rivelando a
bordo due passeggeri. Uno  di  questi  si  alzo' e  ne usci', mentre 
l'altro terminava i doverosi Check-up post-atterraggio.
Il primo a muoversi fu Veleno, dirigendosi verso la figura scesa dal
veicolo.
- Ciao Lord - saluto' per primo.
- Come va Veleno? - replico' Lord V stingendogli la mano. 
- Non male. E tu? Cosa ci fai in giro a quest'ora? -.
- Brutte nuove, ma e' meglio parlarne in un luogo piu' sicuro. Anche 
i muri hanno orecchie -.
- Andiamo nel mio ufficio - propose.
- Ehi, Vel. Chi e' quel poppante? - chiese Lord V notando il giovane
Yell assorto nell'osservare il veicolo.
- Giusto. Me ne stavo dimenticando. Rebel Yell? Ti presento Lord  V,
forse conoscerai la Multimedia, vero? -.
- Quella che ci fornisce le armi, vero? - chiese Rebel.
- Non solo - aggiunse Lord V - Abbiamo anche degli  ottimi  rapporti
con l'agenzia, vero Veleno? -.
- Mai cosa fu  piu' giusta, ora  andiamo  di  sotto - esorto' Veleno 
volgendosi verso le scale, arrestandosi subito dopo, come  se avesse
dimenticato qualcosa - Rebel? Stai qui e controlla -.
- Controlla cosa? - replico' Rebel Yell.
- Controlla il tuo radiotelegrafare! - esordi' GNAGNA, passando  tra
i tre, con un caschetto da pilota della seconda guerra  mondiale  ed
una cloche in mano - Minnie  e' qui,  vorresti  capire  qualcosa  di
speciale  di  un   buon   equipaggio   del  motore,  eh? - concluse, 
dirigendosi verso una copia ridotta di un P51-D Mustang.
- Tu  controlla, poi  che cosa te lo diro' piu' avanti.... - rispose 
Veleno, ignorando lo sproloquio della palla  di  pelo  e  rientrando
assieme a Lord V nel palazzo.
Rebel si giro' verso il veicolo appena atterrato. Il pilota del VTOL
aveva finito i Check e, appena si levo' il casco, una  folta  chioma 
di capelli verdi ricaddero sul sedile.
- Stanza 204! E sud! - gridava GNAGNA alla radio. 
- Ripetere prego! Qui Controllo Aereo IAC 1, Aeroporto di IAC City -
gracchio' l'apparecchiatura - Non vi vediamo  sui  tracciati  radar,
Sierra due zero quattro -.
- Sono gia' le 11:00! -.
- Questo  lo  sappiamo  Sierra  due  zero  quattro. Dateci  maggiori 
informazioni! - ripeteva il controllo radar dell'aeroporto.
- Lo sappiamo?! Sono il capitano Kirk! -.
- Allora mi ascolti  comandante. Venga  a  nuova  rotta  zero  sette 
quattro, riprenda quota, non la leggiamo ancora! -.
- Comandante Che Guevara! -.
- Charlie Gold Kilo scendi di quota! Corridoio nove lilbero! - fu la
nuova indicazione della torre - Merda ma da quando era  cosi' facile
prendere il brevetto di volo Tom? -.
- Non lo so Jack, ma ho scelto il giorno sbagliato per  smettere  di
sniffare cocaina! - si senti' un sibilo prolungato nel trasmettitore
e poi un "Miiiiiiii!" colmo di gaudio. 
Poco dopo tre aerei di linea eseguirono una manovra  di  atterraggio
in contemporanea sul corridoio nove, creando un incidente  aereo  di
inimmaginabili proporzioni.
- Sierra due zero quattro, Charlie  Gold, Kilo  tutto  bene? Non  vi
riceviamo piu', abbiamo un vostro splashdown confermate! -.
- Andare in alto nel cielo - GNAGNA appese la  radio  all'abitacolo,
mentre dall'altra parte il tecnico radar piagnucolava disperato.
Questo non  riusci' a  scollare  gli  occhi  di  Rebel  Yell, oramai
radicati sul veicolo e sul suo pilota, che all'esplosione si limito'
a concedersi un'occhiata  distratta - non meno di quella  che  aveva
concesso al giovane che stava  lustrandosi  gli  occhi  con  il  suo
apparecchio e, a giudicare dalla facciai, anche con il suo corpo -.
"Wow!", penso' fra se e se Rebel Yell, "Anvedi che sventolona" e  si
avvicino'. A pochi metri inizio' a percepire il  calore  proveniente 
dai motori e capi' che non erano del tutto spenti, attendevano  solo
il gentile tocco del pilota, quasi facendo le  fusa, dichiarando  di
essere pronti  per  essere riportati  alla massima  potenza in pochi 
secondi.
- Bell'aereo -  esclamo'  Rebel - E'  strano  vedere  una  donna  ai 
comandi di questi aggeggi -.
- Si chiama  Spinner - replico' Sydia, con  freddezza, "Dio  ma  gli 
uomini per tentare di  attaccar  bottone  non  sanno  dire  altro?",
lancio' uno sguardo al  sedile  del  passeggero e, con  un  sorriso,
decise che quella frase non valeva poi per tutti - E non  mi  sembra
poi tanto strano che io lo sappia pilotare, ragazzo -, chi era  quel
tipo? Non le risultava che la Rockflood se la passasse cosi' male da
assumere quel genere di persone.
- Non intendevo mica risultare offensivo - tento' di salvarsi ma era
oramai troppo tardi - Posso sapere come ti chiami? -.
- Sydia - represse uno sbuffo.
- Bel nome -. 
- Secondo alcuni no - con queste parole ripose  il casco  di  fianco 
al sedile.
- Sei una di poche parole, eh? Vorresti  vedere  il  mio  cannone? -
chiese Rebel Yell indicando la pistola nella fondina.
Per tutta risposta Sydia richiuse il tettuccio dello Spinner.

- Allora, a cosa devo l'onore di questa visita  ad  un'orario  cosi'
insulso? - chiese Veleno, sapendo  perfettamente  che  per  Lord  la
mattina non esisteva, escluso in particolari occasioni. E una strana
vocina gli sussurrava che forse quella  era  una  di  quelle  strane
occasioni.
- Certo che e' una di quelle occasioni! - esclamo'  Lord  V  con  un
sorriso sornione stampato in volto.
- Ma io non ho detto niente! -.
- Pero' l'hai pensato. Ti  conosco  ormai Vel, anche  tu  hai quella 
vocina che ti ronza nella testa, vero? - in tutta  risposta  l'altro
soffoco' un'imprecazione rivolta a Thomas Magnum.
- Hai una vocina che ti ronza nella testa, Lord? - si  sedette - Hai
mai pensato di andare da qualche strizzacervelli? - chiese  Veleno -
Oppure hai mai provato a toglierti quell'auricolare? -.
- Quale  auricolare? - e si tocco' l'orecchio destra - Oh! E' ancora
qui? Ecco da dove  venivano  tutte  quelle  vocine... E  io  che  mi
chiedevo che  cosa  volessero  dire  tutti  quei "Persuade", "Kill",
"Assassinate" che mi ronzavano nella testa! -.
- Come vedi abbiamo risolto anche questo caso. Sono 500 dollari -.
- Li scalero' dall'ultimo pagamento arretrato di munizionamento. Di' 
un po'... Che ve ne fate di tutti quegli HVAP? -.
- E' CB che non riesce ad abbatere  le  zanzare  nel  suo  ufficio -
replico' Veleno 
- Ah... - fu l'unica risposta.
- Lord. Non penso che tu sia  venuto  qui  solo  per  chiederci  per
quale sollazzo personale  usiamo  le  nostri  armi. C'e'  dell'altro
sotto... Vero? -. 
Il tutto cadde nel silenzio per  un paio di secondi, solo il  rumore
del traffico proveniente dalla  strada  sottostante  turbava  questa
perfetta quiete.
- Allora? - l'accendino nelle mani di Veleno scatto'. 
- Hai mai sentito parlare  della "World Crime League"? - Lord V  non
aveva certo bisogno di  presentare quell'organizzazione. Per qualche
istante le mani di  Veleno  rimasero  immobili, fino  a  quando  una
parte del suo  cervello non gli suggeri' che poteva scottarsi con la
fiamma dell'accendino  o con la  brace  della  sigaretta  che  aveva
appena acceso.
World Crime League... Questo  nome non era certo nuovo  nella  mente
di Veleno.
- Hmmm... Mi sembra di  averlo  gia'  sentito  nominare  da  qualche
altra parte, ma non mi sembra  di  ricordare  nulla - l'agenzia  non
aveva un grande apparato di  intelligence e per questo si appoggiava
alla Multimedia, come per tante altre necessita'.
- Ti ricordi della Big Fire? - domando' poi Lord V.
La  Big  Fire! Eccome  se  Veleno  la  ricordava.  Un'organizzazione
segreta che voleva dominare il Mondo attraverso il  controllo  delle
principali fonti energetiche della  terra. Fortunatamente  il  tutto
venne sventato molti anni or sono  da  loro, quando  ancora  Lord V, 
Gio, CB ed EoS erano una squadra.
- E' storia vecchia, amico mio - soffio' fuori  il  fumo  con  calma,
anche se i suoi occhi avrebbero tradito un tormento  senza  paragone.
- E come tu ben  sai, stiamo  parlando  di  cose  che  non  sono  mai
esistite -  aggiunse  - Cose  che  noi  non  abbiamo  mai  fatto - il
sorriso di intesa che  si  scambiarono  nascondeva  invece  molto  di
piu' che quelle semplici parole.
- Bene, sono contento che tu  la  ricordi, ma non farci caso  perche'
non c'entra nulla - aggiunse Lord V.
Veleno non disse nulla, non poteva, fu  colto  da una violenta serie
di colpi  di  tosse. Appoggio' la  sigaretta  tremolante  nelle  sue
dita, sibilando un "Te possino..." in direzione di Lord V.
- La  World  Crime League e' come  la  Spectre. Un'organizzazione  a
livello mondiale  che  riunisce  e  coordina  i  piu' famosi  ladri,
farabutti, scienziati  pazzi  e chi piu' ne ha  piu' ne metta, della
Terra. -.
- Interessante.  Ma  cosa  c'entra? - chiese  Veleno,  simulando  un
disinteresse forse troppo palese per essere veritiero.
- L'altro  ieri  ho  ricevuto  questo  dal  servizio  segreto  della
Multimedia - Lord V butto' un  plico  sulla scrivania di Veleno, tra
il pistone del blindato, le foto di Moroboschi e l'"Eco di IAC".
- Prima o poi dovro' fare  un  po' di  ordine  su questa scrivania - 
mormoro' l'altro prendendo  la  busta. La  apri' e  ne  estrasse  la
lettera in essa contenuta, iniziando a leggerla.
- World  Crime  League. A  tutti  i  suoi  consociati. Se  leggerete
questa lettera  significa  che  il  nostro  piano e' iniziato. Tutti 
voi,  membri  della  WCL,  dovrete completare in breve tempo tutti i 
compiti  che  vi  sono  stati  precedentemente  assegnati. Il  primo
passo  del  nostro  piano  sara' quello  di  ottenere  il  controllo 
dell'obbiettivo  A3,  cosa  che  dovrebbe  essere  gia'  completata. 
Entro  pochi  giorni  il  globo  terrestre   sara'  nostro.  Firmato
Professor  Moriarty  -  Veleno  richiuse  la  lettera  e  si  accese
l'ennesima  sigaretta -  Moriarty?  - mormoro'  poi,  osservando  le 
volute di fumo - Non sara' mica... -.
- Probabile. Ci sono poche persone al  mondo  che  potebbero riunire
tutti  i  piu'  famosi  criminali  del  mondo  in  una  cosi'  vasta
operazione e il Professor Moriarty e' uno di questi -.
- La lettera e' abbastanza oscura  comunque, che  cos'e' ad  esempio
l'obbiettivo A3? -. 
- SOL 7 - furono  le sole parole  pronuciate da  Lord V. Il silenzio 
che segui' avrebbe  anche  potuto essere  greve  di  piombo, sarebbe
stato di certo molto piu' leggero  per  entrambi. Non  duro' piu' di
qualche istante.
-  Cristo  Santo!  -  esclamo'  Veleno,  alzandosi  di  colpo  -  Lo 
strafottuto SOL 7? Il maledetto satellite orbitale!? -.
- Gia'. Secondo le mie fonti  non  e' piu' sotto  il  controllo  del
governo nipponico. Stanotte e' uscito  dalla  sua orbita  e  si  sta
riposizionando -.
- Dove? - la domanda fu fatta con un tono che definire  cupo  poteva
essere solo un banale eufemismo.
- Al 75% sopra IAC CIty. Proprio qui - Lord V indico' in alto.
Un altro  mozzicone  fu  schiacciato  senza  pieta'  nel  posacenere
traboccante posto  sulla  scrivania, fino a  che  l'ultimo  filo  di
fumo  si  spense.  Veleno  ricadde  sulla  poltrona,  cogliendo  per
qualche istante la dolce comodita' di quella  sedia, che  purtroppo,
per una ragione o per l'altra, non poteva  mai  godere. Il suo primo
commento fu un sospiro. Il secondo fu  il  rovistare  nel  pacchetto
spiegazzato delle sigarette, che aveva gettato sulla scrivania.
- Ci  mancava  pure  questa! Adesso  abbiamo  un  satellite  con  un
cannone laser puntato sulla testa -. 
-  Non   e'  operativo  -  mormoro'  Lord  V,  tentando  di  sfatare
l'atmosfera  uggiosa  che entrambi avvertivano in quel momento. "Per
quel che puo' servire...". 
- Come? - replico' Veleno.
- Il satellite  non  e' ancora completo. Il cannone laser non ha  la
lente d'amplificazione  d'uscita. Adesso  come adesso e' solo  della
ferraglia galleggiante nello spazio -.
- Anche i Side erano ferraglia volante  nello  spazio - ricordo' con
asprezza  Veleno - Ma  se  venisse  trovata  una  lente... - era  la 
domanda  che  Lord  V  si stava facendo da quando aveva  letto  quel
rapporto.
- Chi ha adesso il controllo del  satellite  avrebbe  una  terribile
arma  per  ricattare  tutte  la  nazioni  della  terra.  Capito   il 
significato della lettera? -.
- Adesso  si' -  nella  tensione  della  situazione  Veleno  si  era
scordato  completamente  della  sua  sigaretta, che  adesso  giaceva
spenta nel posacenere.
- E' una bella  gatta  da  pelare, Lord - mormoro'. "Cristo, nemmeno
l'apocalisse  sarebbe  una  bella  gatta  da  pelare  in confronto a 
questo!".
- Ed e' per questo che sono qui - concluse Lord V.
I due guardarono fuori dalla finestra, attraverso  l'olio  di Eos si
vedeva che la nebbia era sparita del tutto.
- Va bene - mormoro' Veleno - Avremo bisogno di  molto  aiuto  pero'
- la sua mente stava incominciando a  valutare  tutte  le  possibili
oluzioni per quella missione.
- Lo  avrete.  Non  preoccupatevi,  al  momento  buono  sapro'  come
aiutarvi - garanti' Lord V.
- Naturalmente dovremo anche  coprire  le nostre spese - quello  era
il meno, ma era giusto mettere in chiaro tutto.
- Avrete equipaggiamento nuovo  di  zecca. E  una  buona  scorta  di
munizionamento, conto su  di  voi, Agenzia  Rockflood - assesto' una
pacca sulla  spalla  a  Veleno  per  alleggerire  la   tensione,  ma
entrambi, nonostante il debole sorriso di Veleno, erano  consci  che
nessuno dei due tentativi aveva riscosso successo.
- Faremo tutto il possibile. - garanti' Veleno.
- Si e' fatto tardi, adesso devo andare. -. 
- Ti accompagno allo Spinner, Lord. -. 
I due uscirono dall'ufficio per  tornare  sul terrazzo. Nell'attesa
Rebel  si  era   fumato   un  buon   numero   di   sigarette,  come
testimoniarono  i  mozziconi  buttati  a  terra  attorno  alla  sua
postazione - costituita dalle suole delle sue scarpe -.
All'arrivo del suo superoire cerco' di darsi un contegno.
- Bene Veleno - esordi'  Lord  V  mentre  i  motori  dello  spinner
iniziavano  a  salire  di  giri - Questo  e'  tutto.  Ci  rivedremo
presto -.
- Non  ne  dubito - replico'  stringendo  la  mano  del  suo  amico
- Anche se ho  il  sospetto che non sara' per  parlare  dei  vecchi
tempi o di donne - nemmeno quest'ultimo tentativo  tra  i due aveva
funzionato. Entrambi dentro di loro imprecarono contro il fato.
- Un'ultima cosa, Lord. Non  ti  sei mai pentito di  aver  lasciato 
l'agenzia? -.
- Forse - disse  Lord V  dopo un attimo  di  silenzio - Ma avevo la
mia strada da seguire. Ma  sara' un  piacere  lavorare  ancora  con
voi -.
I motori  dello  Spinner  erano  ormai  al  massimo, Sydia  si  era
rimessa il casco  e  stava finendo le  operazioni  pre-volo  mentre
Lord  V  risaliva  sul  veicolo. Dopo un attimo questi si  alzo' di
qualche  metro  da terra  e, sotto  la  spinta  dei  due  reattori,
schizzo' via  verso  il cielo. La tranquillita' era tornata attorno
a Rebel Yell e  a  Veleno, si udiva  solo  l'ovattato  rumoreggiare
delle macchine in strada.
- Rebel... - Yell  non  aveva mai sentito un tono simile nella voce
di Veleno. 
- Che c'e' Veleno? - ebbe l'impeto di  mordersi  la lingua ma aveva
domandato  senza  pensare,  si  preparo'  alla  frase  che  sarebbe
seguita. Cosa stava accadendo? O era  morto  qualcuno o  stava  per
morire... Si sarebbe stupito di quanta  ragione  vi fosse contenuta
in quel suo pensiero.
- Chiama gli altri, abbiamo un caso -.
Tornando   verso   la  porta,  senza  attendere   Veleno,  sospiro'
sollevato.  Non   senti'  le  silenziose  imprecazioni  che  Veleno
regalo' al vento mattutino.

- Qui  Alfa  Sei, Alfa  Sei  a  base! - grido'  un  graduato  nella 
cornetta  di  un telefono giallastro - Alfa Sei a  Base! Intrusione
nel  settore  perimetrale!  Comando   Alfa!   Comando  Alfa! -  con 
disprezzo osservo' prima il telefono e  poi  la cornetta - Merda! -
sibilo, mentre ascoltava il segnale di occupato.
-  Comunicazione  interrotta...  -  rispose   una   voce  femminile 
dai sentori metallici, probabilmente  una  registrazione - Inserire
un quarto di dollaro per continuare -.
- Ragazzi - il capopattuglia si volto' verso  gli  altri - Avete un
quarto  di  dollaro? -  dopo  mezzo  minuto  nel  quale  vi  fu  un 
rovistare  frenetico  nelle  tasche  delle  uniformi,  apparve  una 
moneta da 25 centesimi nel suo palmo guantato...
I soldati avvertirono un sordo brontolio  e  la  solida  parete  di
metallo  fu  scalzata  dalla  sua  posizione,  come  un  foglio  di 
giornale  trasportato  dal vento, un fetore acido si  sparse  nella
camera blindata.
- Alfa   Sei  a  Comando  Alfa!  La  camera  blindata  e'...  -  la 
comunicazione  si  interruppe  nuovamente.  L'ultima  cosa  che  il
graduato  vide, prima  che  la  sua  testa  fosse  schiacciata  dal 
metallo come  un  acino d'uva rossa, fu  una  massa  metallica  che 
si  faceva  strada  verso  la  parete,  scalzando   da  terra  ogni 
ostacolo che incontrasse.
- Comunicazione interrotta - rispose  nuovamente  la  registrazione
- Inserire almeno 200 dollari  per  risarcire  il  danno  provocato 
all'apparecchio o sostituirlo - quattro  uomini  intanto  si  erano 
fatti strada nella  nebbia (di  solito  e'  sempre  cosi' quando  i
cattivi irrompono in questo genere  di  installazioni  segrete). Si
fecero  da  parte,   per   lasciare  spazio  ad  una  figura  alta, 
ammantata di  nero... Nella  stanza  si  sparse  il  rumore  di  un 
respiro  affannoso, quasi  meccanico. Le quattro figure vestite  di
bianco esaminarono il locale.
- Nulla da segnalare, signore - disse  una  voce  chiocccia, mutata
fal casco di foggia strana  che  indossava - Tutti  i  sorveglianti
sono morti... - in lontananza si avverti un gemito di dolore.
La figura vestita  di  nero  si  fece  avanti  e  protese  la  mano
contratta ad  artiglio  verso  il  moribondo. Questo  si  porto' le 
mani alla gola, annaspando, mentre  la  bocca si apriva per tentare
di respirare... In qualche secondo fu tutto finito.
- Prelevate l'obbiettivo e andiamocene - sentenzio' la figura.
- Cos'hai mangiato a colazione - chiese  un  tipetto  tarchiato  al
piu' grosso - Latte, biscotti, sugna, verze e cipolle? -.
- Signore - torno' la  voce  chioccia  a  parlare - Ho  trovato  la
lente... - esibi'  il  trofeo  reggendolo  a  fatica  e  poco  dopo
capitolo' miseramente, ruzzolando a terra.
- Sekovitch! - tuono' la  figura  in nero - Vuoi distruggere quella
cosa  forse?  -  si  volto'  verso   il  tarchiato   ed   un  omone 
corpulento - Tonzula! Ottobre! Dategli una mano! -.
- Boiacchi  e  Settembre confermano di aver  distrutto  il  comando
della base, Miss - relaziono' il quarto.
- Bene...  Jekigarski,  fai  in  modo  che   nessuno   disrutbi  il 
recupero - ordino la figura ammantata.

Spense la luce  sulla  scrivania in  noce  che  abbracciava  in  un 
morbido  semicerchio  il  muro  ed  infilo' la  cartelletta  in  un 
classificatore.  Si  alzo' lentamente  e  tolse  gli  occhiali  che
premevano sul naso, per  poi  stropicciarsi gli occhi con movimenti
lenti. Un'altra giornata  di  lavoro era finita e  come  al  solito 
aveva  fatto  tardi. Cercando  la  custodia  degli  occhiali  nella 
borsa, la  sua  mano incontro' un piccolo oggetto levigato, con una
sfera  in  cima, dai  riflessi  azzurri. Lo  guardo'  intensamente, 
come  se  questo  strano  manufatto  le  parlasse. I  suoi  capelli 
vennero  scossi  da un vento improbabile, dato che era al chiuso.
- Il mare e' in  tempesta - sibilo'  con  voce  greve, comprendendo
solo poco dopo che  quel  vento arrivava da una delle  porte aperte
del corridoio. Si avvicino' alla sorgente  della  corrente  d'aria,
notando che una delle finestre degli uffici era aperta.
La tenda,  quasi  al  pari  di  un  flocco,  sventolava  fuori  dal 
davanzale per almeno meta' della sua lunghezza ed una  figura, resa
scura dalla luce che entrava dalla strada, vi era appoggiata.
- Ancora qui a quest'ora? - la figura sussulto'.
- Ah - Veleno sospiro' - Sei tu Milena. Mi avevi fatto prendere  un
colpo - ridacchio' - Non dovresti balzare alle spalle degli  uomini
in questo modo - la canzono', voltandosi e  guardando  l'orologio -
Cosa ci fai ancora in ufficio? Credevo di essere rimasto solo -.
- Dovevo  finire  di  archiviare  i  tre  fascicoli  Moroboshi - si 
giustifico' lei.
- Ah quel  benedetto ragazzo. Se  non  ci  fosse  lui, saremmo  sul 
lastrico - getto' il mozzicone fuori dalla finestra, non diede  una
grande   attenzione   al   grido   seguente   e   concesse   scarsa 
considerazione anche alla persona centrata in  pieno  capo, che ora 
correva per la via urlando e con la testa avvolta dalle fiamme.
- C'e' qualcosa che non va? - domando' lei con la  solita eccessiva 
premura e attenzione.
- Ti sembra che ci sia qualcosa che non vada? -.
- Beh... Si' - ammise lei - E poi perche' rispondi alle mie domande
con  altre domande? - Veleno  sorrise  nel  buio, stava  diventando
sempre piu' difficoltoso tenere nascosto qualcosa a Milena.
Lei chiuse la porta, facendo cessare di botto la  corrente  d'aria, 
le tende rimbalzarono  dentro  la  stanza  come  se  fossero  state 
riufiutate violentemente dal mondo  esterno, andando  ad  avvolgere
Veleno. Circondato da questo velo che lo  separava  dalla  realta', 
per districarsi sbatte' la testa contro  uno  degli  stipiti  della 
finestra e con  la  complicita' del  davanzale  fece  un  bel  volo  
all'indietro, rimanendo aggrappato  alla  tenda, ma  penzolando  in 
modo pericoloso verso l'esterno.
Milena tento' di afferrargli la mano, sortendo  pero'  l'effetto di
conferire maggiore spinta al fenomeno, cosicche' si trovarono tutti
e due a penzolare fuori dalla finestra.
- Oh Cristo Santo! - furono le uniche  parole  di  Veleno, che  per
qualche secondo nascosero il grido di Milena, che era  destinato  a
proseguire, dato che la tenda si staava spezzando.
- Afferra  quel  davanzale,  e  mi  raccomando - le   intimo' - NON 
lasciare la presa! - rafforzo' la frase stringendo la mano ancor di
piu' attorno al polso di lei.
Mentre la donna era riuscita a puntare i  piedi  sulla  cordonatura 
del piano dell'edificio, una  nuova  folata  di  vento  li  scosse, 
alzandole la gonna.
- Ehi! - commento' stupito Veleno - Da quando porti  le mutande? -.
- Un'altra battuta cosi' - replico' lei, gemendo per lo  sforzo - E
giuro che avro' un datore di lavoro in meno! -.
Dopo qualche strana manovra lei riusci' a rientrare nell'ufficio, e
puntandosu sul davanzale, riusci' a far  raggiungere  a  Veleno  il
davanzale.
- Riapri quella  maledetta  porta - borbotto'  lui,  forse  un  po' 
troppo presto, dimenticandosi della solerzia  di  Milena, dato  che 
appena lo fece, le  tende  tornarono  a  svolazzare per meta' fuori 
dalla finestra, ma fortunatamente la sua presa  sul  davanzale  era
salda.
Lui non fece a tempo a mettere  un piede  nell'ufficio  che  da  un
cassetto della scrivania eruppe un trillio fastidioso.
- Cosa? - mormoro' Veleno avvicinandosi, imitato da  Milena - Non...
Non puo' essere - apri' il cassetto, rendendo il trillio sempre piu' 
forte - Non... - prese in mano uno strano aggeggio, che aveva l'aria
di una piccola radio tascabile, ma era ben altro. Quel  gioiello  di
tecnica era costruito in una  tecnologia  che  anche  a  quei  tempi 
sarebbe stata moderna, anche se l'eta' dell'apparechio era superiore
ai cinque anni. Dopo averci armeggiato qualche istante, questo smise
di emettere quel fastidioso suono, per far emergere una voce  troppo
metallica per essere reale.
- Comando Omega, Comando Omega  a Thunderous  Hamsters. Amber  Moon,
November 5 - e dopo queste incomprensibili parole, questo si spense.
Milena cerco' spiegazione nel volto di Veleno, ma cio' che vide  non
fece altro che impensierirla ancor di piu'. Si stava accendendo  una
sigaretta, dalla  parte  del  filtro pero', e  gia' questo  non  era
un buon segno. Se si aggiungeva anche il  colore cinereo  che  aveva
assunto la sua pelle, non si poteva certo sperare che fossero  buone
notizie. Dopo qualche istante, Veleno rigiro' la sigaretta dal  lato
giusto e torno' ad osservare il display  di  quell'aggeggio, i  suoi
occhi si mossero lentamente sulle righe  di  caratteri  alfanumerici
che sarebbero stati indecifrabili  per  chiunque  altro. Risuonarono
nella sua mente come in un sogno... Ma piu' che un sogno, si  disse,
era un incubo.
- Devo fare presto! - furono le  sue  uniche  parole, prima  che  si
catapultasse fuori dal suo ufficio. Poco dopo sbatte' anche la porta 
d'ingresso e nell'ufficio torno' silenzo, un  silenzio  che  Milena,
con gli occhi ancora sbarrati nei quali albergava ancora il volto di 
Veleno,  non  udi'. Quasi  in  uno  stato  di  trance, raccatto' con 
movimenti meccanici la sua roba, e  diede  due  mandate  alla  porta
d'ingresso. Aveva una sfrenata voglia  di  piangere, era  lancinante 
quella sensazione. Era lei la spina  dorsale  dell'Agenzia, era  lei 
che giorno  per  giorno  si  dava  da  fare  affinche' quell'ufficio 
funzionasse e cosi' si era guadagnata la loro stima, la loro fiducia
e la loro amicizia. Erano  tutte  persone  buone... Quelle  che  lei
chiamava "giuste", persone oneste e corrette, ma  quando  accadevano
quei fenomeni, lei era costretta a mettere in dubbio ogni cosa.
Se avevano cosi' tanta fiducia in lei, se  le  erano  amici, perche'
sembrava alle volte che non volessero renderla partecipe  di  quelle
faccende? L'Agenzia, l'intero archivio dell'agenzia era suo  ed  era
al corrente di ogni operazione, di ogni lato oscuro... I suoi datori
di lavoro non lesinavano certo informazioni con lei. Ma allora...
Perche'? Perche' c'erano cose che volevano nascondere? Perche' tutti
i fascicoli presenti su di  loro  non  erano  completi  e  tutte  le 
richieste fatte per conpletarli non erano mai state accolte? Persino
Sydia le aveva rifuitato quelle informazioni. Forse  perche' nemmeno
lei le conosceva?
Perche' sembrava che fossero condannati a vivere per  sempre  con  i 
fantasmi del loro passato? Quale terribile crimine avevano  commesso
per meritarsi questo? Quali atrocita' si nascondevano dietro le loro
facce sofferenti in quei momenti?
"Oh Heles!", gemette dentro di  se, mentre  scendeva  le  scale  che 
portavano all'ingresso, "Heles! Dove sei? Ho bisogno d'aiuto...".

Un sorriso si apri' nella notte  piu' buia, illuminato  soltanto  da 
una fievole luce verdastra... Il sudario  di  silenzio  in  cui  era 
immerso quel luogo fu interrotto per qualche istante  da  un  debole
ma frequente "ping", prima che il congegno  tornasse  a  nascondersi 
in una delle pieghe dei vestiti. I suoi  passi  erano  silenziosi  e 
misurati,  in  soncronia  con  i  rumori  circostanti,  seguendo  un 
insegnamento cosi' radicato da diventare istintivo e non  frutto  di
un sapiente addestramento.
Rimase in attesa, con le orecchie tese, in ascolto dell'ambiente, in 
cerca di segnali di pericolo, come un animale, annuso' piu'  e  piu'
volte l'aria, senza nemmeno avvedersi di averlo fatto.
Qualcuno lo stava seguendo, probabilmente piu' di una persona. Dalle
labbra usci' un sussurro smorzato, foriero di una maledizione.
Si impose di essere ancor piu' silenzioso. Doveva far perdere le sue
tracce... Con decisione torno' a concentrarsi sul suo cammino.
Quando pose il piede sulla trappola quasi non se ne accorse. L'unico
avviso fu il  prolungato  fischio  che  segui' alla   pressione  del 
congegno e l'occhiataccia all'ombra dai controrni poco definiti  che
rappresentava una paperella di gomma. Quando la sua mente si  impose 
di reagire, si accorse che il suo  istinto  aveva  gia' adottato  le 
contromisure necessarie, lanciandolo in una veloce fuga a  rotta  di 
collo. I suoi sensi captarono e registrarono il panico scatenato nei
suoi  inseguitori  che  reagirono  imitandolo, per  non  perdere  il 
contatto.

Si arresto' bruscamente. Sapeva di essere seguito, aveva individuato
i suoi inseguitori da tempo. Erano appostati  decisamente  bene, uno
sul lato ed uno dietro, in modo da poterlo efficacemente braccare in
qualsiasi frangente. Ma non era certo  preparato  a  cio' che  stava
accadendo...  Aveva  incominciato  a  correre  senza  una  direzione 
precisa, stimolato da un chiaro segnale di  pericolo, ma  forse  era 
proprio quella l'intenzione, la giusta esca, la cosa che non  poteva
di certo ignorare, lanciandolo in una trappola ancor piu' pericolosa
e articolata della precedente, ma tornare indietro avrebbe aggravato
solo la sua posizione. Sarebbe stato costretto ad affrontare  almeno
uno degli inseguitori, offrendo all'altro almeno un punto  cieco  da
cui attaccare. L'unica possibilita' che gli rimaneva era tentare  di 
mettere  piu'  distanza  possibile  tra  lui  e  l'inseguitore  piu' 
lontano, in modo da rallentare il suo appoggio sull'altro.
Sorrise  nella  notte, la  sua  amica  piu' cara  e  fidata... Stava 
scappando da un pericolo per trovarne un  altro  forse  ancora  piu'
grande e difficilmente fronteggiabile. Ma l'unica scelta  che  aveva
era andare avanti, non aveva piu' alcuna via di fuga. 
Questi furono i suoi ultimi pensieri, sostituiti poi  dal  frenetico 
battito del suo cuore e dall'ansante respiro della sua corsa.
Forse quella notte, dal cielo stellato e  senza luna, sarebbe  stata
lunga... Ma in fondo, era una bella notte per morire. E  cullato  da
quella menzogna, continuo' a correre. Sapeva benissimo di non  poter
permetterlo. Morire era un lusso che a lui era negato.

La sua corsa era uno dei migliori esempi di tattica, correva per  un 
minuto e si arrestava per un  periodo sufficientemente  lungo, dando 
modo ai suoi sensi di aggiornare la posizione dei suoi  inseguitori,
che  stranamente  lo  precedevano.  Si  chiese  cosa  avesse  potuto 
scatenare in loro quella frenesia. Il suo  disprezzo  corse al  loro
addestramento. La foga della battaglia, il desiderio  di  concludere 
la missione li aveva sopraffatti, tanto da decidere di terminare  il
prima possibile l'incarico. Sputo' per terra con  evidente  disgusto
e si ritrovo' d'un tratto troppo lontano  da  entrambi  per  poterli 
attaccare con discrezione. Certo, la discrezione non era una cosa  a
lui congeniale, ma se non voleva svelare troppo  presto  l'imboscata 
nella quale lo stavano conducendo, doveva tentare di essere il  piu'
silenzioso possibile.
- Al diavolo - sibilo'. Non poteva certo  attendere  oltre. Aveva la 
netta impressione di aver superato da molto tempo il  punto  di  non 
ritorno...
Crossbones si  fece  scivolare  l'arma  che  portava  a  tracolla  e 
l'imbraccio con decisione. Un gesto rapido immisse il colpo in canna 
lasciando che quel  rumore  metallico  si  spargesse  ovunque. Forse 
aveva fatto un errore, si disse, ma in fondo  era  meglio  che  quei 
cani sapessero che dall'altra  parte  c'era  qualcuno  che  non  era 
intenzionato a fargliela passare liscia. Era  armato, pericoloso  ed
avrebbe venduto cara la pelle, pronto ma duro a morire.

Arrivato nel limite della distanza che riteneva sufficiente per  far
valere la sua posizione  di  preda, si  arresto' ancora  una  volta, 
avvertendo un forte formiclio che partiva  alla  base  del  collo  e 
proseguiva in tutto il capo, facendo riverberare questo fremito  con 
il battito del cuo cuore, con il suo respiro, con lo sbattere  delle
su palpebre, con  i  suoi  passi. Il  sangue  gli  ribolli' in  modo 
inconfondibile,  alla  stessa  frequenza  di  quella  risonanza  che 
aveva invaso tutto se' stesso, anima e corpo, impadronendosi di lui.
Rapito da questa sensazione e oramai intento  a  recuperare  la  sua 
lucidita', in un vortice emotivo che  era  un  frammisto  di  gioia, 
paura, eccitazione, rabbia, tristezza ed ogni altra emozione che  un
uomo possa provare, non si avvide del passo che stava facendo.
Improvvisamente un'esplosione fatta di luce variopinta lo colpi' con
violenza inaudita... Stordito dalla mole di  sensazioni  che  doveva
immagazzinare ed analizzare, rimase attonito ad osservare  la  scena
che  gli  si  parava davanti... Sembrava  una  giostra... Si  volto' 
improvvisamente, un fenomeno simile era accaduto poco  piu' lontano,
stessa  esplosione  di  luci   variopinte,  stessa   sensazione   di 
stordimento.
L'istinto lo fece gettare dietro ad un cespuglio, mentre tentava  di
riorganizzare  i  pensieri...  Era  troppo  tardi,  era  caduto   in 
trappola. Ulteriori esplosioni avvennero  tutto  attorno, ma  questa 
volta con la vista protetta dal cespuglio, ne avverti' solo il suono
lacerante.  Torno'  a  sbirciare   il  fenomeno,  sentendosi  ancora 
sopraffatto  da  tutto  quello.  Era  una  trappoal! Lo  sapeva, una 
maledetta trappola, e lui ci si eran infilato  come  un  cretino! Ma 
quale altra scelta aveva?
Si  rilasso', appoggiando  la  testa  sul  soffice  manto  erboso  e 
socchiudendo gli occhi, rassegnato. Si diede ancora  dello  stupido,
mentre in quella giostra che  gli  roteava  vorticosamente  davanti,
dalla musica sincopata e incalzante, passavano davanti ai suoi occhi
degli scorci  di cavalli, moto, auto, trattori  dalle  forme  piu' o 
meno  posibili,  Paperino,  Minni, un  bruco... Sposto' lo  sguardo,
per osservare il fenomeno che era accaduto poco lontano e si  trovo'
ad osservare una ruota panoramica.
Diviso tra  il  credere  realta'  o  fantasia  quelle  scene, o  nel 
rassegnarsi al destino  piuttosto  che  contrastarlo, o  ancora  nel 
decidere se era meglio andare  sulla  ruota  panoramica, oppure  sul
cavallino, o in groppa a Paperino o comperare  lo  zucchero  filato,
il suo istinto ancora una  volta  lo  salvo, facendolo  scattare  in 
piedi, con l'arma gia' in pugno, , spingendo la canna  della pistola
nella parte molle del collo, proprio sotto il mento...
Si sarebbe certo complimentato con se stesso in quel momento, mentre
stava per pronunciare la frase che invece venne detta a due voci.
- Congelati amico, e tieni le mani bene in vista! -.
Se quel freddo contatto che premeva sotto il suo mento non  era  una
allucunazione, allora era la canna di una pistola.
- GIO?!? Che diavolo ci fai qui!?! - domando' riconoscendo in lui il 
suo avversario.
- Vel?!! Che diavolo ci fai qui?!? - fu la risposta.
Quasi a testimone del casino che  si era  generato, mentre  l'uno si 
chiedeva il motivo per il quale  erano  entrambi  in  quel  luogo  e 
l'altro tentava di dare una spiegazione a quella strana scenografia,
la solita  vocina sussurrava ad  entrambi  che  se  quella  era  una 
trappola per come l'avevano interpretata, ora dopo il loro incontro, 
l'interpretazione era diventata una matematica certezza.
Una serie di esplosioni si stavano decisamente avvicinando  a  loro,
non rendendoli felici della cosa e dandogli un  motivo  in  piu' per
credere in quella trappola.
- Corri! - si  gridarono  mentre  inocminciavano  a  correre   nella 
medesima direzione, con le granate che  oramai fischiavano  a  pochi 
metri da loro, facendoli gridare nel panico - Oh cazzo! Oh cazzo! Oh
cazzo! Oh cazzo! -, la litania che accompagno' la loro corsa.
I loro piedi sfiorarono piu' e piu' volte degi  interruttori  o  dei 
finissimi fili che facevano esplodere una linea di mine  Claymore  a 
poca distanza, in modo da instradarli in un percorso preciso.
Entrambi avevano pensato di non dare attenzione alle esplosioni  che 
avvenivano  nell'ambiente  circostante  e  proseguire  la  corsa, ma 
nessuno dei due era stuzzicato dall'idea di appoggiare il  piede  su 
di una mina. E poi... Non potevano negare che volevano venire a capo
di quella faccenda per vedere in faccia chi aveva organizzato questa 
fine trappola.
La litania muto' quando incominciarono a incedere a  fatica  in  una 
zona che reputavano piu' sicura di altre, un  canalone  di  deflusso 
delle  acque,  che  dal  commento  dei  due  avevano  una  sfumatura 
decisamente "scura". Le esplosioni  erano  cessate, ma  i  passi  in 
corsa del loro aggressore erano sempre piu' vicini, ed i loro  erano
sempre piu' uno  sciacquio  sommesso. La  notte  silenziosa  sembro' 
amplificare quel loro sibilo, unitamente alle loro parole...
- Oh merda! Oh merda! Oh merda! Oh merda! -.
Quando l'acqua si sollevo' di fronte a loro, per  far  emergere  una 
figura, si chiesero se il suo commento era  designiato  a  loro  due 
oppure all'ambiente circostante.
- Okay stronzi... - la boria che animava quella sagoma  si  sgonfio'
in un batter d'occhio, quando i tre si riconobbero.
- Crossbones! -.
- Gio! -.
- CB! -.
- Vel! -.
Il trio si accoro' per l'ultima volta.
- Che diavolo sta succedendo! Che ci fate voi qui! -.
Immediatamente dopo una serie  di  fasci  di  luce  lattigginosa  ed 
intensa perforarono la cappa di oscurita' che li vedeva imprigionati
e due squadre di uomini armati di tutto punto emersero  agli  argini
del canalone.
Dopo aver intimato piu' volte di deporre le armi, furono aiutati  ad
uscire da quella  situazione  maleodorante. Crossbones  ebbe  alcune 
rimostranze alla perquisizione, sostenendo che lui le armi le  aveva 
deposte, ma di fronte al cumulo di  strumenti  di  morte  che  usci' 
dalle loro tasche dopo l'attenta opera di  quegli  uomini, dovettero
rassegnarsi. Erano  di  fronte  a  professionisti,  che  li  avevano 
disarmati in modo magistrale, sia psicologicamente, con  la trappola
architettata per catturarli che materialmente.
Furono contoddi nel piu' religioso silenzio ad una  costruzione  che
sorgeva poco lontano, al limitare  del  bosco  e  furono  spintonati 
dentro un salone spoglio, se non per un tavolaccio  di  legno  degli 
sgabelli ed un camino acceso.
Seduto di fronte al camino, volgendo loro la schiena, un quarto uomo
si stava godengo il calore  del  fuoco,  benche'  fossero  in  bella 
stagione.
- Benvenuti - disse LordV, scostandosi appena  dal  camino - Avanti,
c'e' posto -. 
Sulle prime, i tre furono tentati di scagliarglisi addosso, credendo 
che tutto quel casino fosse opera sua, ma  visto  lo  stato  in  cui 
anche lui gravava, era a dir poco follia pensare solo che  centrasse
qualcosa in piu' di loro.
- Vedo che hai provato anche tu le  delizie  del  canale - commento'
TheGIO sedendosi accanto a lui.
- Oh - saggio' i suoi vestiti che  si  stavano  asciugando - Si', ma
non e' stata poi una gran cosa -.
- Gia' - sibilo' Veleno, sedendosi tra CB e  TheGIO - Dopo  tutti  i 
tentativi di stendere reti geografiche utilizzando le reti fognarie,
mi stupirei del fatto che sia una novita' - Lord  V  rabbrividi'  al 
ricordo  che  suscito' il  commento  dell'amico, anche  se  in  quel 
momento quelle quattro tartaruge  mutanti  avrebbero  davvero  fatto 
comodo come copertura.
- Vi hanno detto qualcosa? - chiese.
- Oltre al "Deponete le armi", "Seguiteci" e "Forza, Li' dentro!"? -
fu la risposta di Gio - Escluso questo... No, direi di no -.
- Qualcuno di  voi  ha  informato  altri  dell'esistenza  di  questa 
operazione Omega? - domando' Veleno.
- Sei scemo? - rimbotto' Crossbones - Chiunque  abbia  il  Multideck 
della Omega sa anche che qualsiasi cosa egli faccia, dica o legga su
quel coso, e tutto  cio' che  quel  coso  comporta, e' segreto. Vuoi 
forse morire giovane? - la speranza di Veleno si affievoli' come  un
fiammifero acceso nel bel mezzo di un uragano.
- Lo immaginavo - assenti'. Nessuno  di  loro  quattro  aveva  fatto 
parola della faccenda del Multideck, che  si  era  acceso  ed  aveva 
fornito le coordinate per  un  randez-vous. Ma  nessuno  esclusa  la 
Omega stessa possedeva le seuqenze  di scrambling  per  accedere  ai 
deck, ed ogni apparecchio  ne  aveva  una  differente. Queste  erano 
conclusioni e  nozioni note  a  tutti  loro - Quindi - concluse  per 
confermare la loro apparente e  momentanea  sconfitta - Ne Sydia, ne
Milena,  ne  altri,  sanno  di  questa  operazione...  -  tre  teste 
annuirono, seguite da quattro sospiri rassegnati.
- Non e' comunque una  procedura  normale - borbotto' CB - Avrebbero
potuto contattarci separatamente, di solito la Omega opera cosi' -.
- Non e' gente che fa misteri soprattutto con quelli  del  giro - fu
la aggiunta di Lord V.
- Noi siamo fuori giro da un po'... Vorrei farti  presente  questo -
preciso' TheGIO.
I tre rimasero silenziosi per un lasso di tempo che parve eterno.
Solo  lo  spalancarsi  della  porta  li  ridesto' dai loro rimuginii
frenetici  sul  cosa  poteva  accadere  e sul come andarsene da quel 
luogo.
La luce dei fari di una jeep impedi' loro di riuscire a scorgere  il
volro dell'uomo che si staglio' nel riquadro della porta, ma non era
essenziale, la donna  dall'aria  allampanata  che  gli ciondolava al 
fianco era vestita alla marinaretta e periodicamente  veniva  scossa 
da singulti. 
Quattro  voci  unite in coro  si alzarono  nella notte  al grido di: 
"SATO!".
- Capitano Sato - preciso' un tizio occhialuto, che era sgattaiolato
al fianco del Supremo, reggendo un  blocco. Si  riporto' in  su' gli 
occhiali con un goffo gesto, e li scruto' meglio.
- Lord V, presidente  della  Lord  V's  Multimedia - l'omino indico' 
Lord V con la punta di una penna argentata - TheGIO, Veleno e  Cross
Bones dell'Agenzia investigativa Rockflood - indico' gli  altri  tre
alla stessa maniera con cui aveva additato Lord V. Quattro uomini si
diressero verso di loro con alcuni incartamenti.
- Ha fastto un ottimo lavoro Capitano - disse  l'omuncolo, dirigendo
il suo sguardo verso i quattro prigionieri. La  debole  lusinga  non
parve avere effetto su Sato, che si limito' ad un rapido  cenno  del
capo in segno d'approvazione e rimase con il capo  chino, osservando 
la punta degli stivali.
- Sato! - si  fece  avanti  TheGIO in preda ad un furore cieco - Che 
diavolo significa tutto questo! - due uomini lo  trattennero  quando
raggiunse la soglia dei due metri da Sato, ma non gli  fecero  alcun
male... Si erano limitati ad imbrigliarlo, noto' Veleno.
Sato non alzo' lo sguardo nemmeno di fronte agli insulti sputati  in
volto da TheGIO, mentre Sailor Venus si  strinse  a  lui, quasi  per
confortarlo.
Veleno si senti' montare in corpo una rabbia immotivata, e decise di
giungere in aiuto di TheGIO.
- Smettila Gio - pose una mano  sulla  sua  spalla, imponendogli  di
voltarsi per guardare se' stesso nei suoi occhi. La sua  stessa  ira
fatta persona - E' inutile -. TheGIO si rilasso' e i due uomini  che
lo trattenevano si allontanarono, abbastanza per farlo respirare  ma
non abbastanza per permettergli di avvicinarsi ulteriormente a Sato.
- Bridate Takahashi! - sbotto poi TheGIO - Dovevo aspettarmelo! -.
Torno' a disposri accanto a CB e Lord V, assieme a  Veleno, che  una
ultima volta provo' a sondare Sato, ma incontro' solo la sua  fronte
reclinata ed il suo basco nero.
- Signori - l'omuncolo, postosi nell'angolo piu' lontano per evitare
di  incappare  in  qualche  pugno  volante, si rifece avanti - Siete 
stati richiamati in servizio attivo! D'ora in poi avrete il grado di
capitani, verrete reintegrati nella divisione e tutte  le  accuse  a
vostro carico verranno cancellate - a quella frase piu' di un occhio
sorpreso e di un sopracciglio alzato vennero dedicati a quel  misero
esempio della specie umana - Omega reclama i suoi migliori prodotti,
ben sapete che non  potete  rifiutare - aggiunse  con  una  stridula
risata - Non vi chiediamo di rientrare nei nostri  ranghi. Lo  siete
sempre stati -.
- Torna nella tua fogna, ratto puzzolente - fu  il  complimento  che
Veleno diresse all'omuncolo.
- Mi insulti pure quanto vuole, capitano... Non  cambiera' di  molto
le cose - ridacchio - Ma se la fa sentire meglio... -.
- Mi farebbe sentire meglio affondare le mie mani nella tua faccia -
replico' TheGIO per l'amico.
- Ora basta! - sbotto' il misero, con tono ancor piu' innervosito  e
pigolante - Firmate il modulo di reintegro! -.
Il figuro supervisiono' alle firme con un cenno d'approvazione.
- Accidenti! Non riesco  a  firmare... - borbotto' CB, stropicciando
un po' il foglio.
- Usi pure la mia schiena - l'omuncolo si volse e offri' le terga  a 
CB per firmare. Crossbones assolse il suo compito e poi osservo' per
qualche istante il foglio. Un selvaggio ghigno gli illumino' il viso
mentre alzava la mano sopra la testa.
- Fatto, carino... - e  nel  dirlo  calo' con  forza la  mano  sulla 
schiena minuta, bucando la inutile barriera del foglio e dei vestiti
per infilare la penna  nella  schiena  dell'uomo. Dopodiche', mentre
ascoltava i gemiti di dolore del figuro, simili a quelli di un suino
al macello - metafora appropriata, si disse, constatando che avrebbe
voluto offrirgli qualcosa di meglio di quello che stava per  fare -,
gli assesto' una potente pedata nel sedere che lo fece arrivare  fin
quasi dall'altra parte della stanza.
Nel trambusto che segui', mentre l'omino veniva  soccorso, tutti  si
scambiarono un sorriso soddisfatto e si rassegnarono al loro destino
inevitabile. Veleno, uscendo  dalla  casupola  aveva  un'espressione 
pensierosa. differente da quella rassegnata degli altri tre...
Forse aveva visto male, ma quando Crossbones pugnalo' l'ometto e gli
diede quel calcio nel sedere, sarebbe stato pronto a giurare di aver
visto il Supremo sorridere...

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