LA ROSA
Ehm... io ci provo... come ho gia' scritto nel subject chiedo scusa a
Otomo... e a tutti i suoi fans (cioe' a tutto IAC, spero..)
Beh, direi di cominciare.. ditemi voi cosa ne pensate ^__^
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Ispirato al breve manga di Katsuhiro Otomo "Fiore", pubblicato in
Italia su Memorie, Star Comics 1994
Da qualche parte nello sterminato deserto bianco che copriva tutto il
pianeta, tra le ossa dei mostri antichi e le croci dei miei compagni
morti, c’erano i resti della nostra astronave, ribollenti sotto quel
sole estraneo che ormai da molti mesi picchiava sulla mia testa.
All’interno dell’astronave, dentro cio’ che restava di una teca di
vetro andata in frantumi chissa’ quanto tempo prima, c’erano poche
centinaia di grammi di terra, unico ricordo rimastomi del mio pianeta
natale, e sotto quei pochi centimetri di terra avevo riposto un seme,
l’unico sopravvissuto della nostra scorta che sarebbe dovuta servire
per esperimenti sul nuovo pianeta, un piccolo seme che era divenuto
l’unica mia ragione di vita.
Chissa’ cosa ne sarebbe venuto fuori? Uno splendido fiore, una verde
pianta o... non ne avevo idea, non ero certo un botanico, nella nave
facevo il pilota, ma questa occupazione e queste domande che ogni
momento mi ponevo furono le uniche cose che mi permisero di non
impazzire, tenendomi il cervello impegnato. Curavo la piantina che ora
era spuntata come se fosse stata mia figlia, proteggendola da ogni
attacco e percorrendo molte volte al giorno il chilometro abbondante
che separava l’astronave dalla piu’ vicina pozza d’acqua che usavo per
annaffiare la pianta piu’ che per dissetarmi. Stando bene attento a
che neanche una goccia fuoriuscisse dal mio casco che usavo per
trasportare l’acqua, camminavo attraverso quel cimitero degli elefanti
per dare la vita a un vegetale, consumando lentamente la mia.
Si sarebbe trattato di un fiore, l’avevo capito, ma ancora non
sbocciava. Sembrava una specia di rosa, probabilmente era stata in
qualche modo modificata dall’acqua aliena, visto che aveva solo poche
piccole spine, per nulla pungenti e anzi quasi morbide. Mi chiedevo di
che colore sarebbe stato il fiore, la curiosita’ di saperlo mi
spingeva ad andare avanti, contro tutte le difficolta’.
Poi quel giorno, mentre per l’ennesima volta versavo l’acqua sul vaso
improvvisato, sentii un rumore dietro di me e capii che tutto era
finito. Una di quelle gigantesche amebe scheletriche si stava
dirigendo verso di me; prima di allora tutti i loro attacchi erano
stati faticosamente rintuzzati, ma nel farlo tutti i miei compagni
erano morti, uno dopo l’altro, e sapevo che combattendo da solo non
avrei avuto scampo. La rosa che stava sbocciando non avrebbe avuto
piu’ nessuno a curarla.
Mi sarei comunque battuto meglio che potevo. Tirai fuori la pistola a
raggi e sparai un colpo contro la testa del mostro. Lo colpii, e un
liquido giallastro schizzo’ da tutte le parti; il mostro ora era in
fin di vita, ma era troppo tardi anche per me, il mio destino era
segnato.
I tentacoli dell’ameba si stavano gia’ muovendo verso di me, mi
afferrarono e apparentemente senza alcuno sforzo mi sollevarono sopra
la teca dove il fiore doveva ancora sbocciare. Poi inizio’ a
stringere: mi manco’ il respiro e la mia pelle divenne cianotica.
Prima di crollare a terra il mostro dette l’ultima stretta, che
stritolo’ le mie ossa; una pioggia di sangue scese sopra la pianta e
sopra i resti della mia astronave.
Il fiore sboccio’ pochi minuti dopo. Era una rosa, una splendida rosa,
rossa del sangue che avevo versato per difendere la sua vita.
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E' finita ^__^ ditemi che ne pensate ^__^
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