La battaglia era stata rapida ma feroce, e ora le senshi giacevano
sparse per il terreno, ancora coscienti, ma ferite seriamente.
Hotaru alla fine si era rivelata per quello che Haruka e Michiru
avevano sempre temuto: la portatrice della Distruzione.
La sua figura, quasi adulta ormai, bellissima e misteriosa, si
stagliava sulle macerie e su quei corpi straziati che con tanto
coraggio, ma inutilmente, l'avevano combattuta.
Usagi riusci' ad alzarsi e coraggiosamente avanzo' verso di lei.
"E' incredibile che riesca ancora a stare in piedi... ma cosa vorra'
fare?" penso' Hotaru, e si preparo' all'attacco.
Usagi avanzo' ma si limito' a fissarla a lungo in quei profondi,
bellissimi occhi neri. Occhi che non appartenevano a questo mondo.
Hotaru si rese conto che, incredibilmente, lei non intendeva
attaccarla, ma parlarle, e penso':
"Si', e' proprio lei il capo. E' ridicola, piange e fa molti errori,
ma c'e' in lei qualcosa che non c'e' in nessuna delle altre"
Si sorprese a fermarsi e ad ascoltarla.
- Che cosa vuoi fare adesso, Hotaru?.... perche'? - disse Usagi, quasi
piangendo, la voce malferma e tremolante.
- Devo fare quello per cui sono nata, quello che e' nel mio destino.
- Ma tu non sei malvagia! ne sono sicura! dentro di te c'e' ancora
molto di umano, io lo so. Devi solo accettare i tuoi sentimenti!
Il volto di Hotaru si contrasse in una smorfia che cercava, senza
troppo successo, di somigliare a un sorriso:
- Gli umani non sono malvagi, allora.
- Abbiamo i nostri limiti... ma non meritiamo di morire!
- Ma perche' morire ti spaventa tanto? - disse Hotaru, sinceramente
stupita.
- Perche' non puoi piu' vivere!.. mai piu' ridere, scherzare,
arrabbiarti e fare la pace.... amare, ...piangere, a volte, ma anche
essere allegra! Vivere non e' facile, e' vero, ma e' la cosa piu'
bella che abbiamo! Tu non puoi togliercela ... non vuoi.
- Vivere sarebbe questo? - Hotaru stavolta sorrise sul serio, ma era
un sorriso amaro - Vivere e' confrontarsi ogni giorno con le paure, le
meschinita', la diffidenza di quella che tu chiami gente comune:
pronta all'odio, al sospetto. Cercano delle vittime su cui proiettare
le loro paure e le trovano. Guarda negli occhi questa gente, e dimmi
cosa vedi.
- Io vedo degli esseri umani... capaci di fare errori, ma capaci lo
stesso di volere bene, anche a te, credici!
"Vorrei essere come te... " penso' Hotaru, "davvero, vorrei esserlo...
vorrei potermi ingannare cosi', credere che il bisogno umano di
parlare non sia soltanto un desiderio fisico, una banale paura della
solitudine, ma vera amicizia, vero amore. Vorrei non essere capace di
vedere quello che c'e' in fondo ai loro cuori, ma io lo vedo, tutti i
giorni, e il dolore che mi lascia e' insopportabile"
Ma non le disse nulla di tutto questo. Non le disse di tutta la
violenza, l'ostilita' che aveva ricevuto fin da piccola, di quanto
inutilmente avrebbe voluto essere amata, di tutto quello che gli altri
avevano avuto e lei no, di come ormai dentro di lei ci fosse rimasto
solo il vuoto. Si limito' a spiegarle perche' l'umanita' meritava la
sua fine:
- Guardala la tua umanita', quella vera, non quella delle favole:
quella che siede tranquilla davanti alla televisione e vuole vedere il
sangue che il cosidetto telegiornale gli fornira'. Quella che vorrebbe
un poliziotto in ogni strada, quella delle telecamere nascoste e delle
vecchie signore che rincasano guardandosi intorno, sospettando di
tutto e di tutti, pronte a rovesciare su chiunque il fango che invece
e' dentro di loro. Il loro cuore e' sporco e malato. Sono persone
normali, Usagi, non si sentono dei mostri, ma non c'e' peggior mostro
di chi non sa di esserlo. Volete vedere la morte? vi piacciono tanto
le sofferenze altrui? Che morte sia allora, ma di tutti: e non ci
sara' piu' nessuna sofferenza, ma solo pace assoluta!
Usagi la guardo' disperata. Doveva riuscire a farsi ascoltare, doveva,
con tutte le sue forze. C'era ancora una speranza. Cerco' di farsi
coraggio e con piu' calma le disse:
- Hai sofferto... e' per questo che morire non ti fa paura, perche'
speri di non soffrire piu'. Forse a volte lo si puo' desiderare, ma
non e' mai la risposta giusta, mai! Sei umana Hotaru, e l'hai appena
dimostrato: unisciti a noi, non sarai mai piu' sola...
- Sono sempre stata sola, sempre! e tu non puoi farci nulla.
- Non avere paura di piangere, fallo, liberati... e poi scoprirai che
noi possiamo esserti amiche!
- Anche dopo che ho cercato di uccidervi? - chiese Hotaru, stupita.
- Io sono pronta a essere tua amica, te l'assicuro! - disse Usagi. La
guardo' piena di speranza, ma lo sguardo della bella aliena la
raggelava. Riusci' comunque a sorriderle e a sussurrare:
- Non e' troppo tardi Hotaru.... - le tese una mano.
- No, non posso. - abbasso' lo sguardo e aggiunse: - Non sono nata per
vivere, non ne sono mai stata capace.
Le sorrise, un sorriso stanco, e continuo', con improvvisa
determinazione ma anche con inaspettata dolcezza:
- Io devo fare quello che e' nella mia natura. Non ti preoccupare
Usagi, nessuno soffrira'.
Nei suoi occhi brillo' una strana luce.
Era il Potere.
Adesso, mentre sentiva l'incredibile energia fluire nel suo corpo,
cominciava a sentirsi meglio. Per un momento quella strana ragazza,
era riuscita a minare la sua sicurezza, ma adesso era tutto chiaro.
Il Potere era meraviglioso.
La faccia di Usagi era sconvolta: aveva fallito ormai, e lo sapeva.
Non si sarebbe mai arresa, ma si rendeva conto, e con lei le sue
compagne, di quello che stava per accadere.
Hotaru guardo' il cielo e alzo' le braccia.
Il Potere crebbe in lei, enorme, inarrestabile. Bellissimo.
Una forza immensa sotto il suo controllo, ed era inebriante.
A suo modo era felice, forse per lei la felicita' era questa.
E se non era felice, era almeno soddisfatta. La stessa soddisfazione
di un gatto che miagola sotto la luna, che grida il suo essere felino
a un mondo di cani: estranei, diversi, alieni. Almeno quanto gli umani
lo erano per lei.
Si', era questo che voleva e che doveva fare: non aveva dubbi.
Il Potere era al massimo.
Lo libero'.
La superficie del pianeta ebbe solo il tempo di ribollire per un
attimo, poi, la deflagrazione.
Un evento cosmico, un enorme cataclisma che per lunghi istanti oscuro'
anche la luce del sole.
Fu una cosa rapida, cosi' rapida che nessuno ebbe il tempo di
soffrirne: in questo era stata di parola.
Al posto della Terra, solo una nuvola di frammenti, muta testimone di
un intero mondo che aveva appena cessato di esistere.
Ma poco prima di essere annientata dall'esplosione che lei stessa
aveva generato, in un angolo della sua mente, una domanda aveva
fastidiosamente insistito fino all'ultimo, inascoltata:
- Sto facendo davvero la cosa giusta?
Ciaouz!
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Kaijin <--- dio del mare nonche' uomo misterioso (mit. jp.)
Kaijin@iol.it ICQ 11631659 fiancheggiatore MASSM e BT
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