Era uno di quei pomeriggi solcati da un vento che dissipava il calore,
quando Riccardo Marzi, atterrente ragazzo lucchese, decideva di accomodarsi
nei pressi di un tavolino situato sulle mura cittadine, per studiare in
vista dell'ormai prossimo esame di maturità'. Amava la cinta muraria di
Lucca più di ogni altra cosa e lì era solito recarsi per estraniarsi dal
mondo e dalla tecnologia che lo soffocava nella vita quotidiana; in
quell'ambiente, tra i rumori delle auto che sfrecciavano sulla
circonvallazione e la ciminiera che rumoreggiava silenziosamente, riusciva
a raggiungere la massima concentrazione.
Assorto nei profondi temi dello sfruttamento minorile e dell'innocenza
puerile evidenziati da Blake, ogni tanto scorgeva intorno a se' felici
coppie che passeggiavano, intenti podisti che correvano per cercare di
lesinare quei grassi depositati sui loro corpi, felici signore che
portavano a spasso i loro cani tirati a lucido più' dei loro abiti, ma poi
si rigettava nel più' accorto studio.
Ad un tratto la sua attenzione fu attratta dal lento e pensieroso
passeggiare davanti a se' di una persona; cercando di tenere lo sguardo sul
proprio libro, pian piano scorgeva nuovi particolari: un uomo si trovava
non molto distante da lui e lo stava osservando, come se volesse scoprire
in lui un qualcosa. Riccardo, subito premunito, pensò che si trattasse di
un ladro che stesse cercando di rubargli la bicicletta con la quale era
giunto in quel pacifico luogo; era attento, prontissimo a scattare oppure
ad impugnare il telefono cellulare che si era portato dietro; per fortuna
l'uomo si allontanò, ed il bodybuilder poté dinuovo assurgersi. La quiete
fu però di breve durata, perché questa volta l'uomo si trovava vicinissimo
a lui ed ormai era sicuro di essere il suo obiettivo; non sapeva come
comportarsi, era un po' imbarazzato dalla presenza dell'altro, ma
fortunatamente fu il visitatore a compiere la prima mossa. "Scusa, posso
sedermi?"- chiese "Sì, prego"- rispose pensando che fosse uno studente
universitario che voleva anche lui studiare ma non aveva trovato posto
sulle altre panchine, dato che non era troppo vecchio ed aveva con se' uno
zaino rosso ed un quotidiano.
L'uomo si sedette accanto a lui e bastarono pochi secondi per fargli
scomparire quel senso di scompostezza e di imbarazzo, poi l'uomo si scuso'
della sua presenza che sicuramente avrebbe disturbato il suo studio;
Riccardo fece cenno che non era affatto d'impiccio, anche se in cuor suo
credeva che avrebbe limitato la sua concentrazione. L'altro comincio' a
fare domande sullo studio ed a quel punto comincio' ad essere veramente
d'impiccio; avrebbe quindi voluto liberarsene al più' presto, ma non ci
riuscì', in quanto gli fu detto che il suo mestiere era l'imitatore. "Vuoi
che te ne faccia una?" "Va bene" In un brevissimo lasso di tempo la mente
del Marzi aveva cominciato ad inquadrarlo: aveva trenta anni, forse uno di
più' od uno di me, i suoi deboli capelli erano irregolarmente interrotti da
qualche ribelle che voleva preannunciare anzitempo la vecchiaia; la cosa
che lo colpì maggiormente erano quelle due macchioline bianche che
trasparivano chiaramente dal lente sinistra dei suoi inseparabili occhiali.
Era fermamente convinto che l'aspetto esteriore di una persona fosse
l’espressione dell’interiorità' di quella, e quei due minuscoli puntini
bianchi che ad altri avrebbero potuto passare inosservati misero in
agitazione la sua mente; era forse uno psicopatico, un assassino, oppure un
omosessuale? Riccardo lo guardava con attenzione, ed ogni suo gesto, ogni
sua parola veniva squadrata, elaborata e ricondotta alla forma finale per
scoprire che cosa si stesse celando dietro quell'amichevole persona che si
era seduta accanto a lui.
Si offri' imitare Pannella, ma non avendo ne' una pipa ne' una sigaretta
pensò che sarebbe stato più' adatto Ciotti, che era troppo banale, poi Mike
Bongiorno che non gli piaceva molto, poi un cantante ma non aveva la
chitarra, poi un'attrice ma non mi vedeva molto convinto, poi...insomma,
ogni personaggio che mi proponeva non gli andava bene, dato che trovava
sempre un piccolo pretesto per non riuscire ad imitarlo correttamente;
insomma, sembrava irrquieto, emozionato di trovarsi di fronte ad un bel
giovane. Adesso Riccardo lo aveva capito, quello era un omosessuale.
Un brivido lo percorse lungo la schiena, ma la pienezza delle proprie
facoltà' intellettuali riuscì' a far si' che potesse tenere ancora in pugno
la situazione; si sentiva capace di scrutarlo, era sicuro della propria
superiorità' e della sua innocuità', lo considerava quasi una sua
marionetta.
Finalmente si decise ad imitare il leader dei Riformatori che, chissà'
perché', considerava offensivo verso la DC. Ascolto' la sua prestazione
accuratamente, cercando di capire dalla sua parole quale fosse il suo stato
di cultura. Fu duro scoprire che valeva poco, in quanto quelli che uscivano
dalla sua bocca erano solo una serie di luoghi comuni sentiti qua e la':
"italiani teste di legno come disse Mastro Geppetto a Pinocchio",
"partitocrazia", "elettorato". Per non offendere il suo delicato animo gli
disse che era stato bravo, e questo risulto' essere molto grato. Poi gli
disse che non avrebbe voluto disturbarlo nel suo studio e che si sarebbe
messo silenziosamente a leggere. Apri' il suo quotidiano ripetendo varie
volte che stava iniziando a leggere, anche se in realtà' stava soltanto
guardando quel leggiadro fanciullo dai capelli rossicci che si parava
davanti a lui. Com'era bello, con quel suo sguardo attento verso quel
quaderno pieno di un'illeggibile calligrafia e contenente chissà' quali
cose, con quei suoi occhini del medesimo colore dei suoi capelli, con
quelle lievi lentiggini sul suo volto che erano come stelle che rendono
magnefiente il cielo altrimenti oscuro e misterioso, e quel suo fisico
cosi' virile. Riccardo lo guadava con la coda dell'occhio ed quel filo che
lo legava all'altro si spezzo' improvvisamente. La parte irrazionale della
propria mente inizio' a prevalere su di lui; da un momento all'altro quel
tizio avrebbe potuto gettarsi tra le sue braccia e mettergli le mani in
occulte parti, avrebbe potuto derubarlo oppure estrarre dal suo zaino una
pistola con la quale lo avrebbe freddamente ucciso. Gli disse di aver quasi
finito di studiare. Ecco, adesso lo stava guardando con distacco ed aveva
quasi fretta di andarsene, temendo l'incombente pericolo; attorno a se'
tutto cominciava a trascorrere velocemente; il vento, le auto, le
biciclette, le persone, tutto aveva improvvisamente accelerato, e si
sentiva attorniato da una massa indefinita di oggetti che usavano lui
perno per i loro movimenti. Così, anche il tempo, la voglia e l'intento di
studiare erano stati consunti dalla frenetica azione corrosiva del
trascorrere dei secondi che aveva colpito tutto il mondo circostante. Aveva
finito di leggere l'ultima riga del quaderno, si era ormai alzato ed aveva
celermente prelevato il suo zaino, unica vera barriera fra loro due fin
dall’inizio, e si stava ormai dirigendo verso la sua bicicletta per fuggire
da quel maledetto incubo, quando fu colto da una ventata di compassione.
Non voleva lasciarlo triste, e perciò gli disse che se avesse avuto bisogno
di un imitatore sarebbe tornato a cercarlo in quel luogo. Si aspettava da
lui una vena romantica che gli facesse pronunciare un melanconico
arrivederci, oppure un cenno di assenso, invece questi lo cercò ancora una
volta di trattenerlo. Sostenendo di essere sprovvisto di telefono gli diede
il suo indirizzo e lo invitò a casa sua; gli avrebbe fatto piacere perché
costretto a vivere solo, senza un partner che stava insistentemente
cercando. Aveva origini garfagnine, ma dal suo accento non traspariva
niente di ciò: solo un'immensa voglia di ricercare il piacere verso gli
uomini a lui simili, triste sorte che gli aveva riservato la natura.
Riccardo si mise in tasca l'indirizzo minuziosamente scritto su di un pezzo
di giornale, che l'uomo gli aveva dato e non appena fu salito sulla sua
bicicletta si mise a pedalare più forte che poteva, come per allontanare
dal proprio pensiero, lo sguardo, le voce e l'espressione di quell’uomo
appena abbandonato. Sapeva di non essere uscito vincitore da quel confronto
avendo avuto paura della diversità altrui e non essendo riuscito a dominare
la propria persona; da quel momento avrebbe evitato un altro incontro del
genere e guardato con aria sospetta tutti gli uomini che gli si sarebbero
avvicinati; la sua repulsione per gli invertiti sarebbe stata ancora
maggiore e temeva di rinnegare l'indole che forse stava prendendo il
sopravvento su di lui.
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Riccardo Marzi (rimarzi@tin.it) from Lucca
Attraente bodybuilder diciannovenne
Famoso piacione di IAC
Presidente della FICA e del KULO
| Re delle signatures
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