Play it once again, Marlowe - Save me a post
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Written by Joseph & Emrys

From g.bertoldi@pd.nettuno.it
Newsgroup it.arti.cartoni
Subject [FANFIC] Save me a post (play it once again, Marlowe)
Date 24/12/98 01:38:26
Organization SpeedWagon Foundation
Lines tante
Message-ID <36819af6.10120222@diesel.cu.mi.it>
NNTP-Posting-Host pppv108.primopiano.it

Dopo lunghissimi anni di oblio (sei mesi)....

Dopo estenuanti e difficilissime ricerche filologiche (venti minuti su
Deja-News)....

Da  piu' IACers richiesta ed invocata a gran voce (due persone al
massimo)....


...ecco finalmente il prodotto -quasi- coerente di alcuni fulminei
post di fine Maggio 98 ad opera mia e di Emrys! 

Iacers ed iacerine, aniba ed otaku, niubbi e robbosi, e' con estremo
piacere che vi introduco alla lettura di...

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                           SAVE ME A POST
                   Play it once again, Marlowe
 >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
      (e che Chandler abbia pieta' delle nostre empie anime)


°°°°°°°°°---------________The story so far_________---------°°°°°°°°°
All'inizio fu un follow up qualsiasi, di come a centinaia ne facevamo
io ed Emrys in quel periodo (con somma gioia degli altri iacers tutti
costretti a scaricarsi quintali di roba praticamente personale fra me
e lei ogni giorno).

> In questi giorni di nostra umana sofferenza, "Dark Schneider"
>  grido' dal profondo:
>
> >Spero di non aver affeso nessuno usando questo nick, e sappi che non ho
> >intenzione di cambiarlo.
>
> Joseph: *accendendosi una sigaretta* -Mi piacciono i niubbi che
> iniziano subito a postare a muso duro. ;DDD

[Emrys' hint]
Hey, Marlowe, que pasa dalle tue parti?

[Joseph sonda il terreno]
Joseph: *spegnendo la sigaretta in un posacenere* -Dipende da cosa
intendi con il fatto di fartela passare, bellezza.
Marl...ehm, Joseph guarda sorridendo stancamente Emrys...

[Emrys continua a giocare]
Emrys avanza due passi nella fumosa stanzetta che sembra tutto
fuorche' un ufficio.
- Intendo che il vento sta girando, Phil... - risponde Em sfoderando
un sigaro sottile da donna - Hai da accendere, tesoro?
E intanto lo fissa con intensita' e distacco insieme.
Come una vera Dark Lady...


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~Note all'edizione~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ 
La qui presente fanfic nasce dall'unione di uno scambio di diversi
post effettuato all'incirca dal 17 Maggio 1998 al 3 Giugno 1998. Ogni
spaziatura di due righe rappresenta un post differente e di
conseguenza un cambio di autore (la "Parte Prima" si apre con un post
di Joseph (da "Il tipo di donna..." fino a "...adorato figliolo"),
prosegue quindi con uno di Emrys (da "Emrys non si scompose..." fino a
"....parola soldi") e via dicendo sino all'ultimo post, di Emrys ("Em
annui' lentamente..." - "...trattenendo un grido"), con perfetta
alternanza). Durante lo svolgersi della storia potrete notare che il
nome del protagonista maschile subira' degli evidenti cambiamenti:
fate conto che il nome del protagonista sia Joseph Philip Marlowe
Joestar (doppio nome, doppio cognome) e che quindi tutte le
abbreviazioni presenti (PM, JJ, PMJJ, Phil) siano corrette.
Il testo dei post non ha subito cambiamenti, se non quelli minimi e
necessari (correzione di errori e slati vari), ed alcune, pochissime,
modificazioni lessicali.
E' importante aggiungere che nella seguente edizione non trova posto
un follow up di Kirone che, circa a meta', si era "infilato" subito
dopo un pezzo di Joseph: follow up che inizialmente, nelle intenzioni
di Joseph, avrebbe dovuto costituire una side story, ma che non e'
stato piu' ripreso.
E questo e' tutto: buona lettura -_^ (miiitico, finalmente sono
riuscito a parlare di me stesso in terza persona: dite che dovrei
iniziare a preoccuparmi? ..........)
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~



°°°°°°°°°°°---------_________Parte Prima_________---------°°°°°°°°°°
...il tipo di donna da cui ogni madre del mondo vorrebbe tenere alla
larga il proprio adorato figliolo, penso' Phil posando lo sguardo
sulle curve ben tornite della donna, ed ancor piu' esaltate dalla
studiata postura.
Phil tiro' fuori l'accendisigari, si alzo' e fece per accendere il
sigaro di Em: ma invece di dar fuoco al sigaro, la prese per il polso
e l'avvicino' bruscamente a se'.
Non aveva mai dato molto retta a quello che sua madre gli diceva delle
altre donne e, d'altra parte, lui non era mai stato quel si poteva
definire un "adorato figliolo".


Emrys non si scompose. Conosceva quel tipo di uomini... duri come
basalto all'esterno, ma teneri come burro sotto quella scorza. Lascio'
che PM-JJ sprofondasse le narici nel suo profumo "poison"
sapientemente scelto per la curva del collo e l'incavo delle
clavicole. Attese che lui giungesse fino a dove il limite della
trasgressione gli consentisse e poi parlo' con voce soave.
-Prima il sigaro. Poi parliamo.... Poi vedremo...
Aggiunse infine, mentre PM allontanava gli occhi dalla sua scollatura
vertiginosa. Quell'abito lasciava poco all'immaginazione....
"Uomini... Le piu' assurda tra le creature di Dio." penso' lei,
soffiando il fumo del sigaro che Marlowe si era finalmente deciso ad
accendere.
-Hai ancora bisogno di soldi, tesoro? - gli chiese con enfasi,
soffermandosi sulla parola "soldi".


Niente da eccepire, sapeva come muoversi e cosa dire, la ragazza:
nulla di cosi' difficile, pero'.
-Quando verro' da te chiedendo dei soldi sara' per cambiare qualche
spicciolo per il parchimetro della nuova Buick che avro' comprato,
dolcezza. PM-JJ lascio' che il silenzio riempisse il suo ufficio e
consumasse il sigaro che Em stava iniziando a stringere sempre piu'
nervosamente fra le dita. "Pungile nell'amor proprio e lasciale con i
loro pensieri: al resto ci penseranno da sole". E difatti di li' a
poco Em si alzo' stizzita e, facendo dono a JJ dello sguardo piu'
gelido che potesse assumere, disse:
-Credi di potermi trattare cosi' ancora a lungo?
-Almeno finche' non ti deciderai a dirmi il vero motivo per cui sei
venuta qui-  controbatte' tranquillo JJ.
L'afa del pomeriggio unita al fumo che oramai aveva sommerso l'intera
stanzetta stavano rendendo quasi insopportabile ogni gesto o parola in
piu'. Nondimeno ne' la donna ne' JJ sembravano intenzionati a cedere
di un millimetro: non prima che l'avesse fatto l'altro.


Emrys decise che fosse il momento di scoprire qualche carta.
Con un elegante movimento della testa scosto' un ciuffo di capelli che
minacciava di coprire i suoi occhi, sfuggendo dall'acconciatura.
Spense il sigaro non fumato nello sporco posacenere della scrivania di
Marlowe.
- Cosa credi che possa portarmi nel piu' puzzolente quartiere di
questa citta',
Phil? La voglia di rivedere la tua faccia male sbarbata? - gli sibilo'
senza forzare le parole - Sono venuta per proporti un lavoro, sciocco.
Termino' lasciando scivolare una mano lungo il fianco.
-D'altronde, se hai gia' troppo lavoro per le mani e non puoi aiutare
una vecchia amica, dovro' rivolgermi altrove- aggiunse completando con
un breve sospiro.
Marlowe dall'altro lato della scrivania la fisso' con malcelato
sospetto. Una goccia di sudore si stacco' dalla sua tempia per
dissolversi tra i rigidi peli della sua barba di tre giorni.
Accidenti se aveva bisogno di soldi. E magari di un bel bagno....


-Lo sai che non sono il tipo d'uomo che lascia nei pasticci un'amica-
si risolse alla fine a dire Phil, con tono fintamente seccato.
-Soprattutto se e' una bella donna, vero?- gli fece eco Em.
-Puoi chiamarla deformazione professionale.
Em decise infine di provare la resistenza di quella sgangherata
seggiolina che, fin dal suo ingresso in quell'ufficio, aveva
accuratamente evitato. Esito' qualche altro attimo.
-Non preoccuparti, quella puo' reggere il peso di gambe piu' grosse e
meno graziose delle tue- le fece notare Phil, che gia' aveva intuito
il perche' Em si fosse decisa a correre un tale rischio.
-Il solito sfrontato!- ribatte' Em sedendosi infine.
Il pomeriggio avanzava lento e caldo ed il ventilatore rotto che Phil
si ostinava a voler tenere in ufficio sembrava quasi essere una presa
in giro per i clienti che malvolentieri si recavano sempre piu'
raramente da lui.
-Di cosa volevi parlarmi?
-Allora accetti?
-Hm, si', in fondo il signor Smith e la sua adultera consorte possono
anche aspettare qualche altro giorno....- per quel che mi pagano,
concluse mentalmente Phil.
-Alla fine ti sei ridotto cosi', eh? In una lurida ed afosa stanzetta
a far da confessore a dei vecchi, bavosi mariti che non riescono piu'
a tener dietro alla esuberante femminilita' delle proprie giovani
consorti?-
Molto piu' velenosa di quel che ricordasse. Ed anche molto piu'
attraente.
-Non tutti hanno hanno un cognome importante da esibire. E nemmeno lo
stomaco di scendere a 'innocui e concilianti compromessi'- ribatte'
senza lasciarsi sconvolgere piu' di tanto Phil: il passato, a volte,
e' una ferita che non si vuol chiudere, ma con la quale dobbiamo
ugualmente convivere.
-Sempre il solito vetusto idealista, eh Phil? Idealista e perdente. E
comunque, Matt ed io non ci frequentiamo piu' da molto tempo, se e' a
questo che ti riferisci.
Matt ed io... aveva messo il nome di lui prima...


Marlowe finse di non raccogliere.
Em si ritrovo' a sorridere a se stessa, in quel pomeriggio caldissimo
e impietoso che sembrava esistere solo per rendere piu' difficile ogni
cosa. Per nulla adatto ad una signora, riflette' ancora lei, senza
tuttavia dare troppo peso ai suoi pensieri. Per quale assurda ragione
avesse infine deciso di rivolgersi proprio a Phil dopo tutto quel
tempo, nemmeno lei riusciva a spiegarselo... Forse perche' lui
era esattamente quello che le serviva: un idealista.
Matt le avrebbe riso in faccia, senza alcun ritegno... E lei lo
avrebbe schiaffeggiato in pubblico senza altrettanto ritegno... come
in effetti era stato piu' volte.
Accavallò le gambe sorniona e prese tempo aggiustandosi i capelli.
-Allora? - la incalzo' Marlowe.
-Ho un lieve problema, momentaneo e decisamente fastidioso, tesoro...
-Chi non ne ha? - ribatte' lui, accendendosi una sigaretta. Ancora. Il
fumo lo rendeva calmo e lo aiutava a pensare. Perche' Emrys si era
rivolta a lui per un 'lieve problema'?
Aveva perso il barboncino per caso? Poi ricordo' lei non aveva cani.
- Qualcuno mi vuole morta, Phil.
Le sue parole caddero come massi e a dispetto dell'afa nella stanzetta
si fece il gelo.


Altri istanti di silenzio passarano: il caldo sembrava aumentare di
secondo in secondo.
-Sentiamo: chi ti vorrebbe morta?
-Non posso dirtelo. Almeno, non qui, non ora.
-Come credi possa aiutarti se non decidi fin dall'inizio di essere
sincera con me?- se ne usci' provocatoriamente spazientito lui,
spegnendo la sigaretta fumata a meta'.
Phil si alzo' dalla sua scrivania e le volto' le spalle, cosa che non
si sarebbe mai perdonato se fosse stato con qualsiasi altra donna. Ma
con lei era diverso: con lei il gesto sgarbato prendeva il nome di
vendetta. Era un uomo anche lui, si disse, non poteva riuscire a
sopportare tutto il veleno che per quegli anni si era tenuto in corpo.
Scostate con due dita alcune impolverate stecche della veneziana che
stava facendo del suo meglio per tenere fuori l'afa, fece vagare il
suo sguardo sulla via assolata e deserta che faceva da scenario a
quella minima pantomima pomeridiana.
-Non puoi capire- sbotto' lei, ancora seduta e niente affatto
meravigliata della gia' prevista vendetta che Phil si stava prendendo
-Non posso rivelarti tutto adesso: potrebbero anche stare ad
ascoltarci.
-Certo, come no, se apri la porta scommetto che potresti sorprendere
la mia segretaria ad origliare.
-Perche', puoi permetterti anche una segretaria col lavoro da fame che
fai adesso?
Sapeva ancora far male, molto meglio di quanto lui avesse mai saputo
fare: una dote che non sarebbe mai riuscito ad eguagliare
completamente, anche se non si poteva certo dire che lui non se la
cavasse.
Lo sguardo di Phil continuo' a vagare alla ricerca di un seppur minimo
indizio di vita.
Ai tempi non gli aveva perdonato di aver scelto l'onesta' per il
successo, la coscienza pulita per i soldi (soldi che avrebbero potuto
lavare quel po' di coscienza sporca che gli sarebbe venuta, a detta di
lei). 
E ancora adesso sembrava non avesse smesso di farlo.
Avrebbe provato con la via piu' semplice, forse la piu' brutale,
sicuramente la piu' efficace: quella diretta. Sempre di spalle,
concluse: -Bene, allora, se la metti cosi' puoi anche toglierti dai
piedi.
Ancora silenzio, dovuto questa volta alla sorpresa che prese Emrys di
fronte alle inaspettate parole di Phil.
-Ti sei incattivito, lo sai?
-Ho avuto una buona maestra.
Em si alzo'. Gli si appoggio' delicatamente al dorso, i pugni chiusi
all'altezza delle scapole. Phil fu preso completamente alla
sprovvista, non tanto da quel suo gesto, quanto da qualcosa che mai
avrebbe creduto di sentire da lei: il suo singhiozzare sommesso.
-Non mi abbandonare, Philip, non ora. 
Marlowe si giro': l'odore dei suoi capelli... In tanti anni non era
cambiato. La strinse a se'.
-Non ti abbandonero' mai, piccola.


- Credi che abbia rinnegato quello che poteva essere solo per una
ridicola questione di ambizioni e di soldi? - gli sussurro' lei,
abbandonando ogni sfumatura di durezza nella voce. L'idea di trovarsi
con le spalle al muro, da sola, tutto sommato l'aveva fatta
riflettere: l'indipendenza che era andata cercando in quegli anni,
rifiutando ogni relazione che potesse coinvolgerla davvero, non le
aveva regalato un mondo migliore. Si rammaricava solo del fatto che
Marlowe ne avesse forse sofferto piu' di lei. Ma questa era
presunzione: come poteva esserne certa?
L'unica cosa di cui era certa era che Matt non l'avrebbe mai capita.
Ma Matt adesso era da qualche parte in Asia o forse in Cile... cosa le
importava?
Marlowe non rispose, soppesando quella domanda. Detestava sentirsi
tanto onesto a volte. Le avrebbe risposto quello che pensava davvero?
Ma lei lo precedette.
- No, non dirlo... - sorrise con amarezza - Adesso non potrei
sopportare la verita'....
Le loro labbra erano spaventosamente vicine, tanto che le loro voci
avrebbero potuto confondersi nell'aria.
- Hai avuto troppi uomini nella tua vita, Em... - le disse lui, ma
senza astio.
Era una triste considerazione. Lei annui'.
- Nessuno nel modo giusto... Vero?
Il volto di PM si irrigidi' improvvisamente. La scosto' da se' quel
tanto che bastava per non sprofondare nuovamente nei suoi profumi
ammalianti.
- Credi che questo basti a farmi cambiare idea? Credi che possa
cancellare cicatrici o ferite ancora aperte? - le chiese, incapace di
essere veramente sprezzante.
Gli occhi di lei divennero liquidi. Odiava il pianto e lo trattenne.
- Ancora aperte? Dopo tutti questi anni?... Sembra essere il momento
della verita' questo, vero Phil?


Ancora il caldo, ancora il silenzio.
Ricordo' le lunghe giornate successive al loro addio, il dedicarsi
anima e corpo ad un lavoro troppo umile per essere considerato sporco
e troppo banale per essere anche solo considerato, le bottiglie di gin
che velocemente si affollavano all'interno dei cassetti della sua
scrivania, l'unta macchina fotografica che gli permetteva se non altro
di tirare a campare. Tutto quello era in certa misura, riguardante se
non altro il cimitero di vetro che aveva oramai preso il posto dei
documenti e delle carte, finito, ma non dimenticato.
E poi, poi, anche se solo per un istante, un guizzo inafferrabile,
ricordo' i giorni passati assieme a lei, alla donna che avrebbe dovuto
essere la donna della sua vita. Per sempre.
Fu un bacio lungo, lento, pieno di tristezza per una condizione che
ne' lei ne' lui avrebbero mai potuto cambiare, lo sfuggente incontro
di due esistenze oramai troppo diverse e distanti per poter sperare in
un qualsiasi riavvicinamento. La consapevolezza di cio' aveva pervaso
tutti e due, ma ciononostante le loro labbra rimasero serrate le une
alle altre. Fu lei, alla fine, a ritrarsi. Phil rimase a guardarla
mentre si allontanava, risistemandosi frettolosamente l'acconciatura.
Lo aveva capito fin da subito, fin da quando aveva riconosciuto la sua
ombra al di la' del vetro della porta: non sarebbe stato in grado di
dirle di no. Un po' di resistenza era riuscito a farla, ed era cio'
che si era prefissato fin da subito. Ma da quel punto in poi, ogni
cosa sarebbe potuta succedere.
-Seguimi- sussurro' Em.
PM non si curo' di chiudere la porta dell'ufficio a chiave.


La strada era deserta ed immota. Nessuno. Ma Em si diresse senza
esitare verso un vicolo stretto dove attendeva un'auto scura: auto con
autista. Phil si diede mentalmente dello stupido: come pensava che lei
fosse venuta da lui, in taxi? Salirono senza dirsi nulla sui sedili
posteriori. 
Interno in pelle e rifiniture in radica: niente da dire, un gioiellino
di macchina. Phil avverti' l'antico veleno tornare a serrargli la
gola.
- Hai ancora la tua villa in collina?- le chiese con un sottofondo di
astio che non riusci' a trattenere.
Lei sogghigno' appena.
- Certo: era un regalo di Matt e me la sono tenuta. - ribatte' senza
mostrare d'aver colto.
Poi lei accavallo' di nuovo le gambe mentre l'auto si lasciava dietro
la calura, muovendosi sicura tra i dedali di viuzze che formavano quel
quartiere e Phil rimase folgorato nel vederla improvvisamente come lei
era stata anni prima. Le mise un braccio attorno alle spalle.
- Come stanno le cose? In che guaio ti sei cacciata? - le chiese.
Lei abbasso' gli occhi.
- Non lo so... stavolta non lo so davvero...


-Be', prova a raccontarmi qualcosa.
Phil si accomodo' maggiormente sui sedili di quella splendida vettura,
sempre tenendole il proprio braccio attorno alle sue delicate spalle.
Em sospiro'.
-Ti ricordi di Jack Vancelotti?
-Chi, quel balordo con qualche spicciolo in tasca ed in odore di
mafia? Ti sei tenuta cara parecchie buone compagnie, a quanto pare-
disse PM calcando la voce sul termine 'buone'.
-Sempre meglio di quei quattro barboni con cui passavi le giornate tu-
ribatte' lei. Perche' non aveva mai voluto capire? Gli aveva fatto
conoscere il meglio del meglio della societa', gli esponenti piu'
ricchi, le persone piu' in alto: avrebbero vissuto una tranquilla ed
inutile vita di amore ed ozi. Ma lui niente, non l'aveva nemmeno mai
ringraziata, anzi, sembrava che cio' gli avesse dato solo fastidio, un
immenso fastidio.
La ruvida voce di lui la riporto' al presente.
-Se non altro 'quei quattro barboni' la notte riuscivano a dormire
sonni tranquilli.
 -Mi ero dimenticata quanto potesse renderti odioso questo tuo
sarcasmo idiota.
Tutto questo controbattere iniziava a stancarla: era una storia fin
troppe volte gia' vissuta in passato.
-Ho sempre preferito tenermi le mie idee e ridere piuttosto che
chiudere gli occhi su qualche difettuccio ed adorare come ha fatto
qualcun altro di mia conoscenza.
Avrebbero potuto andare avanti per ore, ma non era cio' che Em voleva.
Non in quel momento, almeno. Dopo qualche secondo di imbronciato
silenzio, riprese:
-Be', e' stato due settimane fa: ero proprio nella villa in collina-
lo scruto', ma Phil non diede segno di reazione alcuna -quando
improvvisamente mi ritrovo alla porta Jack. Era in condizioni
spaventose, gli occhi pesti, il volto tumefatto, i vestiti zuppi di
sangue. Un obbrobrio, veramente. Io lo faccio entrare, e noto che sta
trascinando con se' una piccola valigetta marrone, anch'essa sporca di
sangue. Lo faccio sedere, gli pulisco le ferite sul viso, e nel
frattempo lui non dice una parola. Quando ho finito gli chiedo se
vuole bere qualcosa, ma biascica che non ha tempo, che se ne deve
andare subito, e cosi' fa. Prima di uscire si gira e mi ringrazia,
quasi con le lacrime agli occhi: non lo avevo mai visto cosi'. Cosi'
disperato, intendo.
-E dopo questa simpatica rimpatriata sono iniziate le minacce di
morte, vero?- Phil era sempre stato abbastanza ferrato in faccende che
prevedevano un qualche tipo di deduzione: dopotutto, non era il suo
lavoro?


Em annui' lentamente.
Detestava doverlo ammettere.
Si sentiva vagamente persa.
- Lui se ne e' andato e non l'ho piu' rivisto. Ma ha lasciato la sua
valigia.
PM inarco' un sopracciglio confezionando uno sguardo tra lo stupito e
il preoccupato.
- E naturalmente tu non l'hai aperta... - aggiunse con vago sarcasmo.
- Certo che si'! - protesto' Em, scattando come una molla.
Lui si raddolci'.
- E cosa c'era dentro, piccola? Insomma, me lo dici o no? Magari
facciamo un po' di chiarezza in tutta questa storia, visto che e'
della tua vita che si parla......
Lei guardo' fuori dal finestrino, mentre i muri delle case scorrevano
veloci. Seguiva i suoi pensieri, ma sorrise amara.
- Non ne ho idea... Carte... scritte e timbrate, fogli scarabocchiati,
documenti incomprensibili... cosa ne so? Lo sai che non amo le
scartoffie...
PM si massaggio' il mento riflettendo. Forse era meglio dare
un'occhiata di persona a quelle "scartoffie" come le chiamava Emrys,
considerando il fatto che alcuni suoi informatori lo avevano avvertito
di...
Un colpo di pistola apri' un foro netto nel vetro posteriore,
sfiorando i capelli di Em che si abbasso' veloce tra le braccia di
Marlow, trattenedo un grido.

____________                                          ____________
            \____________Fine parte prima____________/



Post Scriptum
Ovviamente la storia non si conclude in tale maniera, ma la fine di
questa prima parte coincide anche con la fine del thread  (che volete
che vi dica, gli esami universitari incombevano). Devo pero'
confessare che nell'hard disk del mio vecchio 486 e' presente gia' da
un pacco di tempo il pezzo successivo a quello di Emrys, nel quale
finalmente si vede un po' di azione, quella vera, quella dura. Pezzo
che non ho mai postato fino ad oggi (per un sacco di miei buoni motivi
coi quali non vi voglio tediare), ma che, una volta vista e
considerata l'accoglienza della ff, potrebbe anche fare la sua
pubblica comparsa sull'ennegi'. A voi, aniba ^_^

-- 
Giuseppe Giovanni Stella 
*Angel with Black Wings : Enchanted Fan N#1 of Folken Lacour de Fanel*
Co-organizzatore Ombra del Defunto OscarIAC 1998
HEY-TEAM NATURAL BORN MEMBER