I Racconti della Strada:
L'Autostoppista
La strada continua dritta e apparentemente interminabile davanti alla
mia auto.
E' quasi il tramonto e nei punti non coperti dall'ombra degli alberi
l'asfalto sembra accendersi di arancione.
Supero un cantiere deserto.
Gli operai sono andati a casa, solo due o tre coni rossi come il
tramonto restano a guardia degli scavi. Uno di essi giace a terra, a
qualche metro di distanza dagli altri, probabilmente qualche
automobilista si e' divertito a colpirlo con la macchina.
Mi da' una sensazione di tremenda solitudine, in un certo senso lo
sento affine a me.
E' un po' come la mia anima: sporcata dalla vita, ignorata dal mondo,
tranne che dalle persone che si divertono ad investirla ed ad andare
via.
Freno.
La strada e' deserta.
Metto la retromarcia e mi accosto al cono solitario.
Apro lo sportello, scendo, raccolgo il cono e lo metto in macchina sul
sedile accanto al mio.
Non so perche' l'ho fatto, pero' sorrido leggermente in modo quasi
inconsapevole.
Mi piace vedere quel cono rosso tramonto vicino a me, come un
silenzioso compagno di viaggio, compagno di questo viaggio
lunghissimo.
Intanto il sole e' tramontato.
Le uniche luci sono quelle dei lampioni. Ogni tanto si vede qualche
paesino in lontananza sulle colline, minuscoli agglomerati di luci che
si confondono con le poche stelle che cominciano ad apparire nel
cielo.
L'avvicinarsi di una luce piu' forte di quella dei lampioni segnala la
presenza di un autogrill.
Non rallento, ancora non sono stanco.
Guido per un paio di chilometri, una figura al lato della strada
attira la mia attenzione.
E' una ragazza. Bionda e minuta, non il tipo di ragazza che uno si
immaginerebbe di trovare a fare l'autostop di notte lungo una strada
deserta.
Accosto.
Lei si avvicina e sale senza parlare.
Sempre senza dire una parola sposta il cono sul sedile posteriore e si
siede.
Riparto.
Ogni tanto le lancio un'occhiata: e' piu' magra di quello che
sembrava, pallida. I suoi occhi scuri sembrano rivelare una timidezza
scontrosa, ma anche una certa indifferenza. Non ha paura, per niente.
Sembra che non sappia o che non le importi di quello che potrebbe
farle uno sconosciuto con cattive intenzioni.
Appoggia la testa al sedile, e' a suo agio.
E' strano, e' tanto giovane, minuta e fragile che chiunque potrebbe
approfittare di lei, ma lei non ha paura.
Mi viene un dubbio. Che sia tanto ingenua da non sapere a quali
livelli di bestialita' possa giungere un uomo?
O forse non e' del tutto normale...
Spezzo il silenzio.
"Non sai che e' pericoloso salire in macchina degli sconosciuti?"
Mi guarda con un'espressione leggermente stupita e risponde con un
leggero mugolio insofferente, come avrebbe potuto rispondere alle
raccomandazioni di una madre troppo apprensiva.
"Sei un maniaco?"
"Chissa'? Se fossi un maniaco che faresti?"
Si stringe nelle spalle, come per dire "niente, ma tanto non lo sei"
poi guarda il cono sul sedile posteriore.
"Pero' sei un teppista, non sembri il tipo che va in giro a fregare i
coni stradali...Che ci fai?"
"Niente, e' un amico. Anche lui faceva l'autostop..."
Ridacchia.
Non e' bella, pallida, con gli occhi un po' troppo sporgenti, ma
quando ride sembra quasi carina.
"Sei molto giovane vero? Quanti anni hai?"
Sospira leggermente.
"Diciassette"
"Beh, l'anno prossimo non avrai piu' bisogno di fare l'autostop, puoi
prendere la patente. Allora sarai tu a dare passaggi agli
sconosciuti..."
Il suo viso sembra perdere ogni luminosita'.
Improvvisamente sembra molto triste e non risponde.
Una macchina ci sorpassa ad alta velocita'.
Dopotutto la strada non e' cosi' deserta come sembra.
"Dove stai andando?"
Sembra incerta e ancora un po' malinconica, ma l'enorme tristezza di
pochi minuti fa sembra sparita.
"A casa...diciamo che sto andando a casa..."
Guarda fuori dal finestrino.
"Si', dopotutto quella e' la mia casa ora..." Aggiunge fra se'.
Mi sembra che non abbia voglia di parlare.
Continuo a guidare in silenzio.
Ci stiamo avvicinando a una citta'.
Lei mi fa cenno di fermarmi.
Siamo in una zona molto periferica.
Non ci sono molti edifici, riesco a vedere solo un muro di cinta, di
un giardino probabilmente, un chiosco, una fermata d'autobus.
"Sono arrivata. Casa mia e' vicina."
"Sei sicura? mi sembra un posto molto deserto..."
"Si' grazie. Sei gentile."
Scende, ma prima riprende il cono dal sedile posteriore e lo mette al
suo posto.
Non so perche', ma e' un gesto che mi fa piacere.
"Certo che e' sporco il tuo amico..." dice, riferendosi al cono.
"Non credo che abbia avuto molte occasioni per lavarsi."
Sorride.
"Vuol dire che alla prima occasione ci pensero' io a lavarlo..."
"Non so se ci incontreremo di nuovo, la mia strada prosegue."
"Beh, vedremo...Mi ha fatto piacere conoscerti, era da tanto tempo che
non parlavo con qualcuno."
E' cosi' dolce mentre lo dice, che per un momento mi sembra bella,
bella da levare il fiato. E' come se i suoi lineamenti fossero
illuminati da tanta dolcezza.
Fa un passo indietro.
"Aspetta..."
Non riesco a dire altro.
Ridacchia e torna ad essere la ragazzina pallida e fragile che avevo
fatto salire in macchina.
"E' tardi, devo andare."
Mi riprendo, ora non sembra avere piu' alcuna attrattiva per me, e'
quasi una bambina.
"Ciao piccola, fai attenzione e buona fortuna!"
Volta la schiena e corre via. Si ferma a una decina di metri dalla
macchina e si gira per un ultimo saluto.
"Ciaooo!" grida "Saluta anche il tuo amico cono!!!!"
Pochi secondi dopo e' sparita dietro l'angolo.
Rimetto in moto.
Improvvisamente sento la stanchezza.
Decido di fermarmi in citta' per la notte.
Trovo una pensione abbastanza economica.
Per fortuna hanno una stanza libera.
Appena tocco il letto mi addormento profondamente.
Era da tanto che non riuscivo ad avere un sonno tanto tranquillo.
Mi sveglio perfettamente riposato.
La stanza mi ricorda un po' la stanza che mi davano quando andavo a
trascorrere le vacanze dai nonni in campagna.
Sorrido, chissa' perche' mi tornano in mente ricordi tanto lontani.
Pago il conto e torno all'automobile.
La ragazza aveva ragione, in effetti il cono e' proprio sporco. Dubito
che tornera' mai pulito, proprio come la mia anima.
Troppi graffi, troppe botte abbiamo preso dalla vita. Troppe volte
abbiamo aspettato con ansia i fari di un'auto che si avvicinava,
sperando che quella luce ci portasse via e troppe volte quell'auto non
si e' fermata o ci ha investito.
Mi accorgo di aver preso la strada sbagliata, inconsciamente sono
tornato al punto in cui avevo lasciato la ragazza la sera prima.
Parcheggio.
Non mi ero sbagliato, proprio non ci sono case qui intorno...
Mi sento gelare quando vedo i cipressi dietro il muro di cinta.
Cammino fino all'angolo dove era sparita la ragazzina.
Un cimitero, il cancello di un cimitero.
Entro, mentre mi tornano in mente tutte le leggende metropolitane
sugli automobilisti che danno passaggi ad autostoppisti fantasma...
Cammino fra le tombe aspettandomi di vedere la foto della ragazza che
mi sorride da una lapide.
Succede sempre in questo tipo di storie...
Cammino a lungo, ma nessuna intuizione o forza soprannaturale mi guida
versa verso una tomba in particolare.
C'e' il sole, un sole caldo che fa risaltare i colori.
L'erba non mi e' mai sembrata tanto verde e il cielo tanto azzurro.
Anche le tombe non hanno un aspetto triste, il loro candore alla luce
del sole e' quasi abbagliante.
I cipressi e i cespugli creano zone d'ombra e angoli che sembrano
custodire antichi segreti.
Ho l'impressione di poter ricordare emozioni e sensazioni dimenticate
da anni.
Decido di tornare all'auto, senza aver scoperto nulla sulla misteriosa
ragazza della sera prima.
Sorrido scuotendo la testa.
E' assurdo pensare ai fantasmi alla mia eta'.
Non sono piu' un bambino, e' sciocco credere a certe cose.
Probabilmente la piccola vagabonda aveva appuntamento con qualcuno da
quelle parti oppure si era nascosta e poi aveva preso l'autobus per
non far vedere a uno sconosciuto dove abitava.
Ci sono centinaia di spiegazioni razionali per gli eventi di ieri
notte.
Mettersi a credere a certe fantasie sarebbe come mettersi in mezzo
alla strada, lasciare che i fari dell'ennesima macchina si avvicinino
e aspettare a braccia aperte che ci investa.
Apro lo sportello, mi siedo al volante e infilo la chiave.
Prima di mettere in moto sento che c'e' qualcosa di strano.
Il cono.
Il cono e' perfettamente pulito.
Non c'e' piu' la minima traccia del catrame che lo ricopriva, lo
sporco che aveva accumulato in anni di lavori stradali e'
completamente scomparso.
I graffi e le ammaccature mi dicono che e' lo stesso cono che ho
raccolto la sera prima, ma cosi' pulito e splendente mi sembra quasi
un altro cono.
Forse le macchie non sono tanto impossibili da togliere dai coni.
Forse e' lo stesso anche per le anime.
Chissa'...
Ho l'impressione che stavolta la macchina si sia fermata prima di
investirmi.
Anzi, mi offre un passaggio.
Una macchina targata Speranza.
Eugeal
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% Eugeal,versione Italiana di Eudial (SMS) (eugeal@iol.it) %
% Futura padrona del mondo (anzi dell' universo!), WARK!!! %
% MASSMer, AGIACchica & GEDAMma, Allieva di CB & di Aragorn %
% Capro Espiatorio del GEDAM & Rex Trainer, Signora dei Coni %
% Fidanzata di CS25 ^______^, membro del CLSS, cuoca di IAC %
% NON chiamatemi Eugy o il mio falcetto vi punira'... %
% La mia falce; mi piace tenerla vicino a dov'era il mio cuore %
% http://www.geocities.com/Hollywood/Hills/6542 %
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