Gaetan 3
-2nd session-

Written by Rapace

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Subject [] Gaetan 3[] 2nd session
Date 07/09/99 15:02:39
Organization TIN
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	GAETAN 3


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Sigla iniziale:

UN EROE

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Gaetan Gaetan Gaetan
Gaetaaaaan!

Vanto di un facile marzo
sulla mia terra le lacrime
Corre una stella al mattino
ricordo il suo volto ne morirò

Ma un robot non può
ma un robot non ha ah!

*Si compone in volo
 il tuo corpo di titanio
 scatta in cielo e grida
 Gaetan one two threeee!

**UN EROE
  NON FA MAI L'AMORE
  GAETAN VA!
  CONTRO L'INVASORE
  VIN CE RA'!

**UN EROE
  NON FA MAI L'AMORE
  GAETAN VA!
  CONTRO L'INVASORE
  VIN CE RA'...

 GAETAN!
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Scritto e diretto da: Rapace
protagonisti ed interpreti (in ordine di apparizione):
Fausta / Bridget Fonda
Alberto / Alberto D. M.
Hank / Hank (nella parte di se stesso)
D. Noboscress / Antarax
Zalcazar / Roberto P.
First Lady / Anna 
Tobia / Tommaso C.
Francesco / Simone G.
Sara / Linda G.
Michael / Guido D'A.
Sindaco / Guido D'A.
Ettore / Raoul Casadei
Mandà / Pierluigi T.
Soldati / Simone G.
          Guido D'A.
          Tommaso C.
          Roberto P.
         (comparse varie)
Cameriera / Simoninha

MechaDesign: Rapace 
Musiche scritte e composte da: Flavio Sciarra
Lyrics: Rapace
Tratto da un'idea scartata per "Nebbie Crude 2" (1996/7; Rapace)
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	GAETAN 3

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2da puntata

GAETAN 1 ENTRA IN AZIONE!
[versione censurata: la versione integrale è disponibile su ISR]
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-Sono le sei, sveglia pigrone!- La stanza era buia, maleodorante. 
-Che puzza di sigaro! Apro un po' la finestra!- sentii il rumore della
persiana, tacchi che barcollavano tra le montagne di panni sporchi
sparsi per la camera. Qualcuno si era steso sul letto accanto a me...
che voleva? Perchè non mi lasciava dormire? Tanto... tanto sonno...
 un dolore lancinante! Mi aveva morso! Chiunque fosse mi aveva morso!
Bruciava, Dio come bruciava... feci per alzarmi ma la figura, ancora
sfocata, mi precedette non tralasciando una infelicissima ginocchiata
alle palle.
-Ma porca puttana! Chi cazzo...- mentre urlavo l'ombra iniziò ad
acquistare una fisionomia, una fisionomia che andavo riconoscendo
nella penombra della sera -...Fa...Fausta?- La mia ragazza! Oddio! La
mia ragazza!
-Chi cazzo credevi che fosse, eh?! Fottiti stronzo!-
-Ma piccola... dormivo e...-
-Dormivi un paio di palle!-
-Si che dormivo, Tesoro...sono molto stanco- cercai sul comodino i
boxer, i calzini erano ancora infilati sulle orecchie di Hank.
-E allora?! Anche se dormivi fottutamente?! "Chi èèèè"?!-
-Ma se in sei mesi che stiamo insieme nemmeno... come potevo pensare
che fossi Tu!-
-E non so come mi sia venuto in mente di concedermi a Te questa sera!
Poteva esserci chiunque, eh? A Te andava bene lo stesso, eh? Porco
schifoso!- gridò prendendo in mano la plafoniera.
-No! Piccola! Quella plafoniera era di mia madre!- Troppo tardi: feci
appena in tempo a spostarmi.
La plafoniera si frantumò alle mie spalle, colpendo in pieno viso
Hank.
-Haaaaaaaaaank! Cazzo Fausta! Gli hai spaccato un labbro!- 
-Ma vaffanculo a TE e ad "Hank"! A trent'anni ancora dormi con
l'orsacchiotto!- disse sbattendosi la porta alle spalle. 
Presi in braccio Hank è gli controllai la ferita: davvero brutta. 
Se correvo forse sarei riuscito a far vedere Hank da Tobia. Afferrai
pantaloni e camicia e mi precipitai fuori: la macchina mi aspettava
già con il motore acceso all'ingresso.
Caricai Hank davanti, accanto a me, attivai le sue barre di sicurezza
e partimmo.
Avevo ancora un pesante, orribile anello all'anulare sinistro.

-Direttore Zalcazar, campione 11 recuperato!- Sul monitor un grafico
illustrava le caratteristiche della statua d'oro.
-Il Direttore apprezza, subordinato Noboscress...- era un vezzo di
tutti i direttori Pegasiani l'uso della terza persona per indicare se
stessi, Zalcazar avvicinò il calice alle labbra, lasciando che il
Cognac gli umidisse le labbra screpolate -...caricate il campione 11
sulla Lindor e preparatevi a partire. Chiudo.-
Zalcazar osservava l'asteroide dietro il quale la Galak 7, sulla quale
stava brindando alla riuscita di quella azione diversiva, era
occultata: la quantità e l'ampiezza del raggio dei crateri lo facevano
tremare all'idea che qualche pietra vagante potesse ridurre come quel
continente orbitante la sua bella nave da guerra. 
La Galak 7 era la nave più antica della flotta di Pegaso; nella nona
giostra (una data approssimativamente calcolabile fra il 7 maggio del
1784 e il 9 dicembre del 1823, secondo il calendario terrestre) era
stata varata con il nome di Bounty 2 quale nave da crociera... la più
grande astronave di tutta la galassia. Aggiornata nel corso dei
millenni man mano che la concorrenza adottava tecnologie sempre più
sofisticate, era riuscita a reggere il mercato fino alla settima
giostra poi, con l'avvento della classe Mars, la compagnia
proprietaria della Bounty 2 fu costretta a vendere per pochi gavlot la
sua ammiraglia alla coorporazione militare di Zalcazar.
Fu di Zalcazar l'idea di convertire la nave da crociera in un vascello
da battaglia e fornirla di tutte le più sofisticate armi appena
sfornate dall'industria bellica.
Occorsero decenni terrestri per modificare la struttura dello scafo
con le nuove nanotecnologie e ideare una apposita configiurazione da
battaglia per l'immensa Bounty, ma alla fine, nella sesta giostra, il
Bounty 2 fu ribatezzato Galak 7, la più grande e temibile nave da
guerra della Via Lattea. Dalla guerra contro i F'vert per il controllo
della rotta di Itsera alla conquista dei Gulott fino all'alleanza con
gli Iaczerg... aveva portato più gavlot alla coorporazione la Galak 7
in due giostre di quanti ne avesse portati la flotta tutta in tre
giostre!
In breve Zalcazar, per i meriti e la quantità di gavlot sui suoi
conti, aveva ottenuto il grado di Direttore, ma il suo animo
nostalgico l'aveva vincolato alla sua creatura e, con il potere
raggiunto, riuscì a tenere ben saldo il suo ampio sedere nella sala
comandi della Galak 7.
Era un sognatore Zalcazar: amava girare la galassia, esplorare strani
nuovi mondi alla ricerca di nuove civiltà e nuove forme di vita... e
scoparsele tutte.
Figa, cognac e la Galak 7, cosa poteva desiderare di più dalla vita?
Lanciò un'occhiata al corpo della First Lady degli Stati Uniti
d'America steso a terra: quando si sarebbe ripresa avrebbe giocato
ancora con lei... poi l'avrebbe lasciata al suo esercito, magari
l'avrebbe usata come premio speciale per il subordinato Demon
Noboscress... chissà.

-E' una brutta ferita...- sussurrò preoccupato Tobia facendo stendendo
Hank sul lettino.
Ero terrorizzato all'idea che il mio povero Hank restasse sfregiato a
vita... al diavolo la plafoniera di mia madre! Tutto quello che
importava era che Hank tornasse come prima.
-Se la caverà?- chiesi guardando negli occhi il mio buon amico.
-Ha perso gran parte dell'imbottitura...- disse applicando un
divaricatore alle labbra lacerate della ferita. Prese un tubicino
collegato ad una strana macchina e lo infilò in profondità -...ora
vattene...- mi intimò -...lasciami lavorare. Se ci saranno cambiamenti
Ti chiamerò io.-
Annuii e mi diressi verso l'uscita del laboratorio. Il cuore mi
scoppiava, non avevo il coraggio di voltarmi.
-Grazie, Tobia.- dissi uscendo. Non mi rispose.
Ogni distrazione durante l'operazione sarebbe risultata fatale.

-Anche il turno di pomeriggio!- imprecò Francesco sulla strada di
ritorno. Un'altra giornata di merda volgeva al termine. Si consolò
pensando che l'indomani sarebbe stato il suo turno di riposo.
Accese la radio con la TV sul FudoChannel mentre con l'altra mano
esplorava alacremente le profondità inesplorata delle sue narici.
"...ile, drammatico furto ha ghiacciato gli animi del capoluogo
Lombardo." recitò la giornalista sotto la pioggia torrenziale
programmata per quella sera a Milano "Sara, ci sono altri interventi?"
chiese la voce fuoricampo "Si, Michael... dovremmo avere in linea il
sindaco di Milano, in diretta da Nairobi!" "Ottimo, Sara! ricordiamo
ai telespettatori che l'intervista con il sindaco di Milano è un'altra
esclusiva di FudoChannel! A Te la linea, Sara!" "Signor Sindaco come
ha preso la notizia?" "Come vuole che l'abbia presa, signorina..."
disse il sindaco allacciandosi il nodo della cravatta sulla sua
improbabile camicia Hawaiana "...la Madonnina del Duomo non è solo il
simbolo della nostra città, è il cuore di ogni Milanese! Appena ho
ricevuto questa... questa terribile notizia, ho annullato
immediatamente il mio Meeting..." "Ricordiamo..." lo interruppe la
giornalista "...che il sindaco si trova a Nairobi, Stati Uniti
dell'Africa, per un meeting sullo sviluppo nelle aree urbane depresse,
con la sua segretaria." "...Ehm... si... la giunta ci avrebbe
raggiunto quanto prima... comunque, il mio aereo parte fra un'ora e
sarò a Milano prima dell'alba." "Ci sono voci sui possibili autori del
sacrilegio?" "No Comment. Ora se volete scusare..." "Da Milano è
tutto! Linea allo studio!"
Francesco estrasse una notevolissima caccola dalla narice sinistra
proprio mentre il suo camion transitava davanti la casa dello stronzo
che quella mattina non gli aveva lasciato la mancia.
-Figlio di puttana... ora ti faccio vedere io!- Esclamò schiacciando
il pulsante del freno due volte. Il camion si fermò precisamente
davanti al cancelletto.
-DlinDleuuung!- Aspettò alcuni minuti. Perfetto: in casa non c'era
nessuno.
-Da dove comincio, eh?- disse raccogliendo una pietra da terra.
-La finestra? Il Lampione di merda?! Questo fottutissimo campanello?!-
gridò.
Da dietro una mano gli sfilò delicatamente la pietra di mano.
-Potresti evitare? E' casa mia questa...-

Feci accomodare il tipo in sala, scostando un po' di polvere da una
sedia. L'avevo riconosciuto... più o meno... era il fattorino che
quella mattina mi aveva portato il regalo di Zio Pasquale.
-Non l'hai ancora aperto?- chiese.
-No... non è un frigo, sai?-
-E che cos'è?-
-Non l'ho ancora aperto... me l'ha spedito mio zio da Napoli-
-Bhè? Che aspetti? Apriamolo, no?-
Ci armammo di forbici e taglierino ed iniziamo ad intagliare
superficialmente la parte anteriore dello scatolone. Impiegammo circa
dieci minuti, curando di non tagliare il lato inferiore e i due angoli
superiori.
-Apriamo?- mi chiese afferrando il cartone tagliato in alto a destra.
-Apriamo.- afferrai il cartone simmetricamente alla sua presa.
-Uno... due... tre... vai!- strappammo insieme gli angoli in alto e la
quantità di perle di polestirolo che ci investirono ci fecero cadere a
terra.
Incassato in una sagoma dello stesso materiale delle perle, c'erano
quattro blocchi di metallo e due ruote sgonfie.
-Che roba è? Una moto smontata?- chiesi. Il ragazzo tirò fuori una
specie di centralina dalla custodia in plastica in basso a destra.
-No... non solo: è un esoscheletro settabile polimorphing... dobbiamo
montarlo per saperne di più.-
-Te ne intendi?- chiesi.
-Ho avuto un contratto di due mesi l'anno scorso su Beta.-
-La miniera sulla Luna?-
-Già... perito meccanico... ne usavamo una decina di questi: sono
molto veloci e coprono rapidamente lunghe tratte... piuttosto utili
quando lavori in una miniera estesa per venti chilometri di raggio...
poi la conformi ad uno... vedi quel pulsante?- mi indicò un'area molto
simile ad un quadro comandi sul trezo blocco.
-Si... a che serve?- 
-Schiacciandolo la moto si conferma ad esoscheletro e serve perlopiù
per i lavori pesanti a bassa gravità... comunque li usano anche sulla
terra nelle industrie... anche in campo militare a quanto ne so... con
uno di questi la tua posizione all'Ufficio di collocamento scatta
automaticamente fra le prime cinque; è un'ottima fonte di reddito, a
Te a che serve?-
-Boh! Forse mio Zio ha saputo che sono stato licenziato...-
-Che pensiero carino...-
-Già... a proposito... come Ti chiami?-
-Ah! Scusa... Falco, Francesco Falco!- disse porgendomi la mano.
-Alberto Lupo e ti prego di evitare la battuta, ok?- rise ma si placò
in fretta.
-Sai montarlo, Francesco?-
-E' una cazzata... hai una cassetta degli attrezzi?-
Portammo l'esoscheletro un pezzo alla volta in garage. Francesco
lavorava spedito, io lo guardavo e pensavo ad Hank, sotto i ferri.
-Vuoi qualcosa da bere?- chiesi avvicinandomi al frigobar.
-No, guarda... ho quasi finito... se Ti va ci andiamo a fare una
birra...-
Effettivamente restava solo da montare la ruota anteriore.
-Non capisco...-
-Cosa?-
-Non c'erano delle istruzioni nello scatolone?-
-No, c'era solo una lettera di mio zio e questo anello... dice che c'è
una ricetrasmittente dentro.-
-Probabilmente serve a comandare a distanza l'Esocycle... c'era
scritto qualche comando?-
-No... solo un post scriptum... Gaetanone... probabilmente un amico di
mio zio piuttosto corpulento.-
-Prova... grida "gaetanone" nell'anello.- disse allontanandosi dalla
moto: anche la ruota anteriore era sistemata.
-Gaetanone.- dissi avvicinando l'anello alla bocca.
-Più forte... non c'è bisogno che l'avvicini: è sicuramente
direzionale...-
-Gaetanone!- gridai puntando il pugno verso la moto. Nulla.
-Boh! Mi sa che è una mezza fregatura... però è una bella moto, no?-
-Già. Andiamoci a fare questa birra, dai, così la battezziamo-

Francesco montò in sella dietro Alberto. Pochi minuti dopo la loro
partenza, la casa, dove Alberto aveva vissuto da quando sua moglie
aveva chiesto e ottenuto il divorzio e dove tutta la nostra storia è
iniziata, implose.

Ettore camminava avanti e indietro lungo il vicoletto brecciato nel
parco. L'aveva fatto? L'aveva fatto davvero? Daccordo, non era suo
figlio, ma per un po' lo era stato. Prima suo fratello, poi suo figlio
/ nipote... cos'altro gli avrebbero chiesto? 
-Andava fatto, mio buon amico...- la voce alle sue spalle sembrava
quella di un bambino -andava fatto...-
-Già...anche questo andava fatto.- non si voltò, rimase a guardare il
cielo terso con la sua marlboro appesa al labbro.
-Lo sai che non Ti mentirei mai...- la creatura avanzò fin sotto il
lampione abbracciando Ettore -...io Ti amo.- Era un uomo... o qualcosa
di simile, un maschio dalla pelle violacea, alto un metro e sessanta
con mani piccole, tutt'uno con i polsi e sei lunghe dita affusolate.
Ettore si voltò. I due si baciarono.
-Amore mio...- disse la creatura accarezzandogli il folto crine -...
tuo fratello era un uomo pericoloso... le sue ricerche... le
tecnologie delle quali si era impossessato... erano un pericolo per
tutti noi, andava fatto... lo sapevi, no?... E suo figlio... l'aveva
contattato... ne siamo sicuri... ora... è... è... tutto...- 

-Caposezione Mandà! Caposezione Mandà!- un manipolo di soldati dalla
divisa marrone, avvolti in strani mantelli neri corse incontro
all'essere, uscendo dalla coltre notturna.
-Che volete?- chiese Mandà senza voltarsi.
-Il ragazzo! E' sfuggito!- Mandà scraventò il suo amante a terra con
un calcio.
-Trovatelo! TROVATELO!!-
-Una squadra... l'abbiamo fatto seguire... è in un locale a due
chilometri da qui!-

-Camerieraaaaaa... un'altra rossa! Una per me e una per il mio amico!-
ordnò Francesco.
Era mezzo ubriaco... io l'altra metà.
-Hai visto che chiappe?- mi chiese avvicinandosi.
-Seee... tanto non te la dà... che ti frega?- 
-Dici?- disse porgendomi un tovagliolino di carta: c'era un numero di
telefono, un nome e l'impronta di un paio di labbra create da un dio
amante dei rapporti impropri.
-Ah... solo a me non la danno...-
-Ma Te non hai una ragazza?- Mi chiese Francesco.
-Si... la mia fidanzata... stiamo insieme da sei mesi...-
-E allora qual è il problema?-
-Il suo findanzato.-
-Ah.- La cameriera posò il vassoio con le birre sul tavolo, fece
l'occhiolino al mio nuovo amico e gli accarezzò voluttuosamente
l'avambraccio con quel meraviglioso sedere che, vidi sotto i miei
occhi, sembrava avere delle abilità prensili.Poi tornò a servire gli
altri tavoli.
-vabbè... però fai l'amante...- disse ammiccando tirandomi una pacca.
-Bhè... non proprio... lei ha i sensi di colpa... però una volta mi ha
dato un bacio!- esclamai entusiasta. Francesco mi guardava perplesso.
-In bocca...- suggerii a bassa voce guardandomi a destra e a sinistra
per paura che qualcuno stesse ascoltando.
-Wow! Che culo!-
-La cameriera?-
-No, Te! Hai mai pensato di andare a Lourdes? Farti sciacquare ben
bene... dico, Te non scopi da sei mesi?- Era quasi incazzato.
-No, da nove... da quando mi ha lasciato mia moglie...-
Mentre Francesco si grattava come un becchino, il fragore di vetri
infranti alle nostre spalle ci portò istintivamente a ripararci sotto
il tavolino.
-Oh cazzo!- disse Francesco recuperando la birra dal tavolo -Ma vuoi
vedere che la sfiga la trasmetti pure?-
-Che cazzo succede?- Un raggio laser fece esplodere un monitor sopra
di noi. C'era gente che correva, urlava... un casino terribile.
-Ci sono dei tipi...- sussurrò Francesco -...armati con delle strane
pistole... una rapina, credo.-
-Una rapina?- dissi alzandomi di scatto -E' illegale!- urlai.
Francesco si tuffò su di me afferrandomi per i fianchi. Rotolammo
inseguiti da un fascio di luce deflagrante dentro la cucina. 
-Ma sei impazzito?!- Mi gridò Francesco prendendomi la testa fra le
mani.
Li avevo visti con la coda dell'occhio: strani uomini efebici in
divisa, con dei lunghi mantelli neri e delle maschere di fattura
orientale a coprirgli il volto.
-Porca troia!- urlò Francesco -Proprio con il più sfigato porta sfiga
di tutta Pescara dovevo uscire! Perdipiù procuratore!-
Già! Ero stato licenziato, ma ero pur sempre un procuratore, contava
qualcosa ancora in questo mondo di merda, no? Mi affacciai appena.
-Lei non sa chi sono io!- gridai. Una nuova raffica laser, il cui
suono ricordava lontanamente una sonora pernacchia mi fece intuire che
i rapinatori non riponevano alcun interesse nella mia qualifica.
Era tutta colpa di mio Zio... o mio padre... non ci capivo più un
cazzo! Se non mi fosse arrivato quel pacco non avrei mai conosciuto
Francesco, non avremmo mai montato quella stupida moto e non saremmo
mai venuti in questo posto di merda.
-Tutta colpa di tuo zio Paquale!- imprecò Francesco.
-Sei Tu che hai scelto questo locale!- ribattei, ma Francesco non mi
diede retta: parlava tra sè e sè e non avrebbe racolto le mie
interferenze.
-Mannaggia all'Esocycle, a tuo Zio Pasquale e a Gaetanone!-
Che cazzo c'entrava Gaetanone? Gaetanone...
Un lampo, follia, chiamatela come volete... corsi fuori davanti a quel
piccolo esercito, tra il fumo delle esplosioni e l'olezzo del
sangue... puntai il pugno contro di loro e gridai, gridai con tutto il
fiato che avevo in petto... gridai...
-Gaetaaaaaaan.... Uan!- Per un attimo sembrò tutto finito.
Gli uomini puntarono le loro assurde armi contro di me... qualcuno ne
approfittò per scappare.
"Che aspettate cazzo! Fate fuoco! E' una vita di merda... non me ne
frega niente di morire!" pensai, eppure il sudore, le gambe
paralizzate... tutto lasciava trasparire quanto fossi attaccato a
quella vita del cazzo.
Un secondo, nulla di più: un intenso fascio di luce azzurra e bianca
investì alcuni dei rapinatori miozzandogli di netto il busto... la
luce sembrava evitarmi... si piegò passandomi intorno devastando il
muro alle mie spalle.
Poi una voce metallica, dietro di loro mi gelò il sangue.
-Aèh Sono Gaetano Uànne! Sciate fore tutte quànne!-




			-Fine 2nda puntata-


NEL PROSSIMO EPISODIO:
Gaetan One e il fato di Zio Pasquale;
L'attacco dei mostri di Pegaso;
Entra in scena Gaetan Two;
scopriremo chi e per quale ragione ha rubato la Madonnina del Duomo di
Milano e...

UNA PERICOLOSA EREDITA'

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Produttore esecutivo: Rapace 
Segretario di produzione: Mono of Love
Intervallo di produzione: Antarax Erawan
sottoprodotto: Wren
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Sigla di coda:

FUOCO E GLORIA

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Un feto è marcito
sotto il piede di un soldato
un altro giorno è finito
e tutto quello che ne è stato

*Solo dolore
 solo rimpianto
 solo dolore
 senza rimpianto

La mia pelle che si sfalda
la penuria di prospettive
verità sotto la terra calda
le han sepolte ma eran vive

*Solo dolore
 solo rimpianto
 solo dolore
 senza rimpianto

**FUOCO FUOCO OMICIDA
  FUOCO FUOCO SU QUESTA VITA
  FUOCO E' UN GIOGO SENZA STORIA
  FUOCO FUOCO
  FUOCO & GLORIA
  FUOCO & GLORIA
  FUOCO & GLORIA
  FUOCO & GLORIA...
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