GAETAN 3
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Sigla iniziale:
UN EROE
[versione integrale v.m. 18]
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Gaetan Gaetan Gaetan
Gaetaaaaan!
Vanto di un facile marzo
sulla mia terra le lacrime
Corre una stella al mattino
ricordo il suo volto ne morirò
Ma un robot non può
ma un robot non ha ah!
*Si compone in volo
il tuo corpo di titanio
scatta in cielo e grida
Gaetan one two threeee!
**UN EROE
NON FA MAI L'AMORE
GAETAN VA!
CONTRO L'INVASORE
VIN CE RA'!
**UN EROE
NON FA MAI L'AMORE
GAETAN VA!
CONTRO L'INVASORE
VIN CE RA'...
GAETAN!
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Scritto e diretto da: Rapace
protagonisti ed interpreti (in ordine di apparizione):
Francesco / Simone G.
Alberto / Alberto D. M.
Patrizia / Simoninha + controfigura
Muconas / Roberto Z.
Pubik / Alberto G.
Mandà / Pierluigi T.
Kak'ed / Cristiano D. L.
Zalcazar / Roberto P.
(femmina umana) / Hilde D. P.
Giulia / Giulia
Dr Lupo P. / Bela Lugosi
Generale / Giandomenico Scibilia
mostro / Marco
Sergente / Tyrone Powell
bambino / Jacopo Maria Guil... D. M.
MechaDesign: Rapace
Musiche scritte e composte da: Flavio Sciarra
Lyrics: Rapace
Tratto da un'idea scartata per "Nebbie Crude 2" (1996/7; Rapace)
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GAETAN 3
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3za puntata
UNA PERICOLOSA EREDITA'
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-Non restare lì impalato! Scappiamo!- gridò Francesco cercando di
scuotermi da quello stato catalettico. Quegli uomini e tutto quel
sangue e quella specie di robot che era apparso alle spalle dei
rapinatori... il fascio di luce azzurra che mi aveva evitato e cinto
come una mano amica... era tutto troppo assurdo.
Francesco mi prese per un braccio e mi trascinò letteralmente fuori
dal locale.
La moto era ancora dove l'avevamo lasciata e del nostro metallico
salvatore non c'era nessuna traccia.
-Aspettami qui...- mi disse -...torno dentro a cercare la cameriera,
faccio subito!-
Fumo e sangue... nient'altro. Il mondo si era arrestato e ruotava
disegnando circoli intorno ad un locale alla moda, adesso un po'
fuorimano.
-Pat... Pat!... Sei viva?- gridò Francesco.
-Credo di si...- La voce proveniva da dietro una colonna. Lì, coperta
da una pioggia di schegge di vetro, Patrizia, con ancora il palmare
per le ordinazioni in mano, intenta a togliersi minuziosamente di
dosso, pezzi di carne appartenuti a qualche sventurato.
-Sei ferita?- Le chiese Francesco aiutandola ad alzarsi.
-Qualche graffio... e una calza smagliata!-
-Vieni... usciamo fuori di qui.- Il suo sguardo cadde su una di quelle
strane pistole che avevano usato i loro aggressori: decise di
raccoglierne qualcuna -Tieni..-disse porgendone una a Patrizia
-...potrebbero essercene altri.-
Patrizia si sollevò la minigonna offrendo un sano spettacolo
(antipasto di un piatto più gustoso?) di forme toniche e
proporzionate, mentre infilava la pistola nell'elastico
dell'autoreggente.
-Ma... maledetti...- la voce simile a quella di un eunuco, proveniva
dalla sua sinistra. Un rapinatore, anche se Francesco non era più
sicuro sulla natura di quegli uomini e delle loro intenzioni, estrasse
una specie di capsula.
Viiiic... vic...vic...
-Cos'è che fa vicvic?- chiese preoccupata Patrizia.
-Un'orologio subacqueo, credo.- rispose Francesco.
-E perchè quello ride?- Patrizia inidcava il soldato che aveva
"azionato" quella specie di contasecondi.
-Oh... cazzo...-
Fra poco sarebbe arrivata la Polizia... cosa gli avremmo raccontato?
La verità, tutto qui... magari tralasciando il robot che parlava in
napoletano.
Si, in questura avremmo chiarito, tutto ne ero sicuro.
Ad un tratto riconobbi un'ombra che avanzava tra il fumo e i
calcinacci.
-Cazzocazzocazzocazzocazzocazzo!- Aveva una ragazza con sè... la
cameriera che ci aveva servito la birra.
-Metti in moto cazzo!- gridò Francesco.
-Ma che cazzo dici? A minuti sarà qui la polizia e...-
-Vicvicvicvicvic!- aggiunse la cameriera.
-Ma che cazzo dice?-
-Vicvic! Cos'è che fa vicvic?!- mi chiese Francesco afferrandomi per
il bavero della giacca.
-Un'orologio subacqueo, credo.-
-Oppure?- disse Francesco salendo in moto, la ragazza gli si buttò
letteralmente in braccio.
-Una bomba...-
-Si!-
-Una bomba nel locale!-
-Si!-
-E sta per esplodere!-
-Siiiii!-
-Cazzocazzocazzocazzo!- gridai saltando al posto di guida -Dobbiamo
volare via di qui!- aggiunsi.
-Come vuoi Tu gaugliò.- Era la stessa voce metallica di prima.
-Chi ha parlato?- chiese Francesco.
Le borchie laterali della moto si alzarono graffiandomi le ginocchia,
rivelando delle specie di ali molto corte che andavano estendendosi
all'infuori. Alle estremità dei piccoli razzi dalla fiamma fucsia si
accesero e la moto si accese da sola.
-La moto! Ha parlato la moto!- Esclamai.
-La moto?! Gaetanone?-
-Gaetan uànne! Ignorante!- ribattè il mezzo. L'Esocycle si alzò da
terra.
-Oh cazzo! Sta volando!- Ero terrorizzato.
-Me li dette tu di vulà, mica li so dette jè!- Ero a bordo di una moto
volante, volgare scorbutica e pure permalosa, con un fattorino perito
meccanico e una bagascia di cameriera... l'unica nota positiva era che
non avevo pagato il conto.
La deflagrazione sotto di noi mi rassicurò: nessuno mi avrebbe mai
spedito una fattura a casa.
-Dove stiamo andando?- chiese la ragazza.
-E che ne sò! Mica guido io!- le risposi.
-Sctateve zitte che me duole la capa!- imprecò L'Esocycle.
-Stiamo uscendo dall'orbita terrestre, caposezione Mandà.- disse la
creatura, in tutto simile al caposezione, volgendosi verso il suo
superiore.
-Fra quanto saremo a bordo della Galak 7?- chiese Mandà passeggiando
avanti e indietro per il ponte di comando.
-Tre quarti d'ora secondo la misurazione del tempo locale.-
-Bene... notizie dalla squadra a terra?-
-Nessuna, caposezione...- Un'altra creatura, con la stessa divisa dei
guerrieri, controllava un piccolo terminale alla destra di Mandà
-...Un momento!...caposezione!-
-Parla subordinato Kak'ed! Che succede?-
-Il subordinato Muconas ha attivato la capsula deflagrante!-
-La missione è fallita!- Convenne Mandà picchiando il pugno destro sul
palmo sinistro, come aveva visto fare mille e mille volte al Direttore
Zalcazar.
-Kak'ed... Pubik...-
-Si signore?- risposero insieme i due subordinati.
-Riceveremo un appunto per questo fallimento... noi e tutto
l'equipaggio della Lindor!-
-Ma... caposezione... il nostro carico...-
-Date tempo al tempo... tempo al tempo...-
L'Esocycle atterrò in una valle fra le aspre vette abruzzesi. La neve
era caduta abbondantemente la notte prima ed era difficile camminare
ed addentrarsi nella fitta boscaglia tenendo il passo del nostro
argenteo amico. Patrizia tremava come una foglia, ma rifiutò sia la
mia giacca che il giubbino di Francesco: si era salvata
dall'aggressione di quel commando da sola e da sola sarebbe andata
avanti.
-Manca molto amico?- chiese Francesco alla nostra guida.
-Eh... n'atro poche!- Era la quarta volta che asseriva la distanza
della nostra meta (quale fosse non volle rivelarcelo) fosse ormai
breve, ma continuavamo a camminare da circa quaranta minuti e davanti
a noi, per quel poco che potevamo vedere, c'erano solo alberi e neve e
fango.
La nostra guida, nella formazione Gaetan 1, era impressionante: un
robot alto tre metri, dal torace basso e ampio. Le ali si erano
richiuse su loro stesse e si erano piegate a guscio sulla ruota
anteriore, tornata nella sua posizione originale. Poi la moto si era
alzata sulla ruota posteriore e delle guide, probabilmente alloggiate
nel pacco motore, avevano dapprima coperto la vista del pneumatico e,
successivamente, rizzato la moto sulla loro base. Contemporaneamente
la ruota anteriore era scivolata all'indietro, i fari si era orientati
verso il quadro comandi e il loro supporto si era periscopicamente
elevato rivelando una maschera semovibile dalle fattezze umanoidi.
L'asse, divisosi in due parti scivolate alle estremità del veicolo,
avevano dato alla luce due possenti mani d'acciaio, sulle cui dita
erano comparsi anelli in tutto simili al mio, se non fosse per il
colore della pietra: la mia era verde, i quattro anelli del robot (tre
alla mano destra e uno alla sinistra) erano bianco, azzurro, rosso e
nero.
A guardarlo bene sembrava un ciccione in cannottiera con gli zoccoli
da mare (concentrato come ero su quello che doveva essere il viso del
robot, mi era sfuggita la formazione di quelle strane calzature... la
forma ricordava la coda dell'Esocycle, dove era posto il bauletto che
ora svettava dietro la nuca del robot come una gobba quasimodea).
-Jamme guagliò! Jamme belle!- aveva detto incamminandosi verso la
boscaglia a NNW dalla nostra posizione.
La cosa più buffa era il suo linguaggio: una fusione di termini ed
espressioni campane e abruzzesi con una tendenza nell'accento
spiccatamente marchigiana.
Ad un tratto il Gaetan 1 (quello doveva essere i suo nome) si fermò.
IO Francesco e Patrizia ci avvicinammo alla sua posizione con aria
interrogativa e speranzosa nel contempo.
-Allora?- chiese Francesco. Il Gaetan non rispose.
Per un attimo sembrò che la terra ci franasse sotto i piedi.
Poi fu il buio.
Era uno spettacolo agghiacciante per l'impreparato spettatore quanto
appagante, come una tavola imbandita, per il direttore Zalcazar.
Femmine terrestri, un centinaio... forse più, immobilizzate dalle sue
macchine prodigiose, braccia e gambe, pronte a ricevere le attenzioni
del comandante della Galak 7.
Zalcazar sembrava un bambino nel paese dei balocchi: da dove
comiciare? Chiuso da solo nella stiva 54 della sua nave con tutte
quelle belle passere esposte al suo ludibrio... Calma, bisogna
cominciare con calma. Si spogliò lentamente della sua tunica e del
pesante martello, poggiò a terra la gigantesca lama che portava in
spalla e si sedette a terra, prendendosi le ginocchia fra le braccia.
Il suo volto era una maschera di dolore e impazienza... qualche donna
iniziò a urlare, memore delle attenzioni del Direttore, qualcun altra,
per il medesimo motivo, iniziò ad eccitarsi come un dobermann davanti
a una bella bistecca di manzo. Dal suo sesso femminile, come tante
grosse biglie, si distribuì per la stiva un grappolo di innumerevoli
testicoli, frementi, mossi da vita propria, saltellavano con tanti
allegri scolaretti l'ultimo giorno di scuola, sul pavimento immacolato
della stiva 54. Pian piano i suoi folti capelli si riunirono in trecce
dall'ampio diametro, smisuratamente lunghe... una dozzina all'incirca.
Vorticavano in aria come un'orgia di serpenti nei caldi pomeriggi
estivi, scoccando fra di loro terribili frustate.
Ad ogni scocco rispondeva un gemito lontano, altrove un grido.
Le trecce, allungatesi a dismisura, si diressero tracciando inedite
coreografie, verso i sessi delle involontarie amanti di Zalcazar,
penetrandole e un orchestra di lamenti nell'ambigua sinfonia di urla,
si levò ad esaltare quel demone alieno rubato alle più oscure
gerarchie cacarchiche.
Mentre la folta chioma si prodigava per il piacere delle dodici
vittime, la porta della stiva si aprì.
-Direttore Zalcazar!- Mandà coprì alcuni metri correndo arrestandosi
appena oltre la seconda schiera di femmine umane.
-Che cazzo vuoi?- chiese con la voce smorzata dal piacere il
comandante.
-Abbiamo recuperato la statua della donna brillante.-
-Lo so, cretino! Adesso lasciami stare.- Nella cacofonia dell'ambiente
era possibile riconoscere l'eco di qualche orgasmo, la cui
proveninenza era segnalata dallo spostarsi di una treccia da una
femmina a un'altra.
-Ehm... Direttore... so che perderò la sua stima... ma... Il figlio di
Lupo P è ancora vivo!-
-Che... intendi...dire?- Il suo membro stava crescendo a dismisura,
pronto per l'acida ejaculazione che avrebbe dilaniato i corpi di una
larga percentuale delle sue schiave.
-E' intervenuto il Gaetan 1! Lo so che avrei dovuto prevederlo...-
Zalcazar non l'ascoltava neppure, Mandà azzardò qualche ulteriore
passo -...ma vedrete che annienteremo quel vile figlio di un vile
ladro e...-
-Levati dai coglioni!- Gli intimò il Direttore.
-Vi prego, Zalcazar! Perdonatemi! Io sono sempre il vostro umile
subordinato... e so che voi, in fondo al cuore, nutrite una grande
stima nei miei confronti.- Affermò con un senso di rivalza il
caposezione.
-Mi stai sulle palle!- Gli gridò Zalcazar. Stava perdendo l'erezione e
l'osservazione di quell'inconsueto fenomeno, fece esplodere giubilanti
grida fra le prigioniere.
-Io...- balbettò Mandà con le lacrime agli occhi -... credevo di
piacervi...-
-Ti ho detto di levarti dai coglioniiiiii!-
-Va bene, Direttore...- disse piangendo Mandà -...me ne andrò... ma
non prima di avervi detto quanto...-
-Mandà! Pezzo di imbecille! MI stai CAL-PE-STAN-DO I CO-GLIO-NI!!!!-
urlò Zalcazar scandendo ogni sillaba. Il caposezione, guardò a terra:
sotto i suoi piedi una trentina di testicoli doloranti gridavano
"pietà!". Mandà fece un salto all'indietro.
-Perdonatemi, Altissimo!- supplicò Mandà.
-Mi ci vorranno tre settimane di integratori per rigenerare quelle
belle palle...- disse Zalcazar digrignando i denti.
-Se vuole le dò un po' delle mie...- disse Mandà allargandosi le
labbra della vagina.
-Quelle? Piccole e schifosette? Ma vaffanculo! Piuttosto... prendi la
statua e portala sul ponte 4d, nella sala da ballo... poi scendi in
sala macchine e prepara il Cogan... voglio che la città di quel verme
sia rasa al suolo prima di domani...-
-Si, Signor Direttore!- disse Mandà mettendosi sull'attenti e uscendo
di corsa.
-Giulia...- chiese una delle femmine con la treccia floscia fra le
gambe alla ragazza alla sua destra -...ma che quello viene anche con
le trecce?-
Giulia gettò uno sguardo fra le gambe dell'altra prigioniera.
-Quella è forfora, cretina!-
Mentre ci rialzavano indolensiti una serie di neon si accesero lungo
quello che si rivelò essere il ponte di comando di una base aliena. La
temperatura era molto più alta: sebbene la polvere accumulata
lasciasse desumere che la base fosse stata abbandonata da diversi
anni, il sistema autonomo della struttura aveva continuato a fornire
aria e riscaldamento quantomeno all'ambiente principale.
Gaetan 1 si avvicinò a quello che doveva essre il computer di bordo.
Digitò qualcosa sulla tastiera, concepita similmente a quelle
terrestri ed estrasse dal suo torace uno di quei fusibili (così li
aveva identificati Francesco) contenuti nella sua centralina
elettrica, inserendolo in una fessura simile allo spioncino di una
vecchia porta blindata.
-Dove siamo?- chiese Patrizia.
Il monitor principale si accese e sul video comparve il volto di Zio
Pasquale.
-Zio!- gridai correndo davanti al monitor -voglio dire... papà...-
abbassai la testa mantenendo inchiodati gli occhi sull'immagine di mio
zio/padre.
-Albè... quanto sei cresciuto... giirati un po'! Fatti vedere! Non sei
cambiato affatto in questi anni...-
Ruotai su me stesso come una Top Model alla fine della passerella,
inciampando in un grosso cavo a terra e schiantandomi di muso sul
quadro comandi.
-Si... si... sei cresciuto ma non sei cambiato per niente: grande,
grosso e cazzone...-
Francesco se la rise di gusto... con la coda dell'occhio notai che
Patrizia l'aveva abbracciato e gli poggiava la testa sulla spalla.
-Guarda che belle spalle larghe che c'ha l'amico tuo! Perchè non fai
un po' di palestra per irrobustirti un po', eh?- Ero imbarazzatissimo
e, sebbene non riuscissi a sentire quello che diceva, ero sicuro che
Patrizia stesse avallando l'osservazione indelicata di mio padre
all'orecchio di Francesco.
-Dove sei papà?- chiesi cercando di cambiare discorso.
-Qui, scimunite! Dentro il compiutèrre! Mò mi c'ha messe Gaetano uànne
e manco te ne sei accorte?-
-Che vuoi dire papà?- Mio padre un fusibile? No... non poteva essere
vero.
-Figliuolo, Alcaseltzer o come cazze si chiame m'ha fatto ammazzare!
Questo non sono proprio io... è una specie di Bekàppe del mio
mostruoso sctraordinarie ciervello! L'ho fatto mentre Ti scrivevo la
lettera... Ora non importa. Ti ho fatto portare in questa base perchè
Te devi aiutare l'umanità a salvarsi dalle pippe!-
-Cheeeeeee?- Fu un coro: tranne Gaetan 1 tutti urlammo all'unisono.
-Eh! Se 'scti Pegasiani ce fregano tutte le femmene, core mio, andiamo
avanti a pugnette! Tu ci vai già...-
-Papà!-
-Lo sanno tutti che vai avanti a pippe! Su, non fare il timido! E' per
questo che ho scelto mio figlio per guidare il Gaetan 3!-
-Che cos'è il Gaetan 3?- chiese Francesco -Ce ne sono altri due di
questi cosi?-
-Nooo... Gaetan 1 serve per le sctupidaggini... il Gaetan 3 è cchiù
grosse... è una montagna! Sto chiamando il comando della resistenza
terrestre... aspetta un attimo...-
Il monitor cambiò immagine: un generale... o qualcosa del genere.
-E' in linea?- chiese l'ufficiale al suo secondo.
-Si Signore.-
-Ah eccolo... Finalmente ho l'onore di conoscere il figlio del Dr
Lupo!- disse sorridendo alla camera.
-B...Buonasera... chi siete?-
-Generale Ernano Maria Filiberto Furiero de Amiciis Verecundi in
Pretoriani dall'ultima base della resistenza terrestre...-
-Buonasera, Generale Ernano Maria Filiberto Furiero de Amiciis
Verecundi in Pretoriani dall'ultima base della resistenza terrestre...
che posso fare per voi?-
-Eh figliuolo... è una storia lunga è complessa... Alcuni anni fa tuo
padre trovò fra i monti abruzzesi, a SSE del Gran Sasso d'Italia la
base nella quali ti trovi ora con... questi civili...- disse lanciando
un'occhiata indagatrice verso Francesco e Patrizia -Ebbene..- continuò
-...nella base, che si rivelò essere di una civiltà aliena, tuo padre
rinvenne il Gaetan 1 e, come vedrai fra poco il Gaetan 2. Tuo padre
non sapeva bene cosa farsene, ma dato che la sua passione per la
robotica e le sue conoscenze in materia, si cimentò nella
ristrutturazione e nell'adattamento dei due robot per le esigenze
terrestri. La cosa più complessa fu convertire e tradurre il codice di
comandi vocali dalla incomprensibile lingua aliena ad una più
comprensibile per tutti noi...-
-'Naccia Santa se c'ha riuscite!- intervenne il Gaetan 1 agitando le
braccia.
-...per tutti noi... o quasi... ci serviva un... "madrelingua" per
pilotare il Gaetan 2 e tuo padre offrì al causa il suo unico figlio,
conformando i comandi alla sua impronta vocale. Scoprì che il Gaetan 1
e il Gaetan 2 era solo le due parti componibile di un potentissimo,
invicibile robot: il Gaetan 3. Purtroppo, come evinse studiando il
diario di bordo... il terzo Robot, un gigantesco montone d'acciaio di
nome Belatos, si stacco dalla nave madre prima di entrare nell'orbita
terrestre, precipitando chissà dove... l'unico in grado di trovare
Belatos è il Gaetan 2. Sotto il ripiano davanti a Te c'è un dischetto:
contiene le istruzioni per pilotare il Gaetan 2 e, una volta rinvenuto
Belatos, il Gaetan 3, redatte da una delle più grandi menti
dell'umanità intera.-
Cercai con la mano... c'era una bustina di plastica in tutto simile a
quella che mio padre aveva posto sullo scatolone che mi aveva spedito.
Sul dischetto al suo interno c'era scritto: "Guida del pilota provetto
di robot del Dr Rapace".
-La tua prima missione sarà quella di ritrovare Belatos con l'aiuto
del Gaetan 2!-
-Cosa le fa pensare che accetti?- chiesi con lo sguardo sicuro di chi
ha detto una grande cazzata.
-"Disgraziatoooo! Io ti faccio sbattere in galeeeeeera! Che il 5 del
mese è già passato!"- La voce registrata era quella della mia ex
moglie: dovevo pagarle gli alimenti tre giorni fa. L'idea di trovarmi
la mia ex moglie davanti mi fece salire un groppo alla gola.
-Diciamo che se accetterai, oltre che aiutare l'umanità nella lotta
contro i Pegasiani e ricoprirti di onore e gloria una volta raggiunta
la vittoria, il comando della resistenza si farà carico di pagare ogni
mese per tempo gli alimenti alla tua ex consorte.-
Incastrato.
-Io posso esservi utile!- aggiunse Francesco -Ho già avuto a che fare
con Esocycles simili in tutto al Gaetan 1 e poi l'ho montato io!-
disse indicando il robot.
-Je lu vere.- confermò il Gaetan 1.
-Ed io?- chiese Patrizia.
Una pacca sul sedere le fece intuire che in quella base c'era posto
anche e per Lei.
-Cogan!- Gridò Mandà al gigantesco mostro.
-Gnafrot?- il titanico Cogan si stava allaciando la bandana. Abbassò
lo sguardo verso quel minuscolo insetto.
-Cerca il figlio del Dr Lupo...- Il mostro osservava interessato sul
maxischermo le diapositive di Alberto intento a grattarsi le palle
-...e distruggi ogni cosa sul tuo cammino!-
-IAAAAAAAAAARGH!- gridò il mostro battendosi i pugni sul possente
petto.
Il portello del Hangar si aprì e il mostro balzò verso quel piccolo
pianeta che brillava in lontananza.
In mano avevo il tre di bastoni, il dieci di denari e il settebello,
sul tavolo il quattro di coppe e l'asso di spade.
Gettai il dieci: il Gaetan 1 avrebbe potuto avere in mano un otto e se
avessi gettato il tre di bastoni avrebbe potuto fare scopa.
-Aeh! Quant'è belle ssù denare!- esclamò il robot mostrandomi il dieci
di coppe e posando sul suo mazzo i due dieci. Gettai il tre di
bastoni.
-Aeh! Quanna ssì fesse! Un'altra scopa!- Gaetarn 1 mi sventolò davanti
l'otto di denari.
Gettai rassegnato il settebello.
-Aaah! Settebello e scopa!- aveva girato l'ultima carta: il sette di
spade -...e con questo vado a a dodici e vinco la sesta partita di
fila!-
Posai le carte sul tavolo. Quel robot aveva un culo della madonna!
-Francesco e Patrizia?- chiesi.
-Eh... stann'a jucà pure loro...-
-Bhè... potremmo farci una partita tutti e quattro a scopone
scientifico, perchè non li vai a chiamare?-
-Sci... sci... dumane! Zitte e mescola le carte che tocca a Te!-
-E... e... e se restassi ucciso... in battaglia?- Le chiese
sudatissimo Francesco continuando a muoversi dentro di lei.
-Moriremo in due... piccolo...- Francesco succhiava avidamente i suoi
seni, stringendoli fra le mani in modo che i capezzoli convergessero
entrambi nella sua bocca -... sul... Gaetan 2... ci sono due...
posti... chi... ah! ...pensi... guiderà... (così... continua... non ti
fermare!)... il Gaetan 1?-
-Vuoi dire che...- disse abbandonando i suoi seni. Cercava i suoi
occhi ruotati all'indietro mentre avvertiva il suo imminente orgasmo.
Senza risollevare lo sguardo Patrizia lo strinse per i glutei
schiacciandolo contro di sè.
-Vogli...oh!.... dire che... che... verrò con Te!- e così fece.
-9 punti in una mano, m'hai fatto fà!- imprecò il Gaetan 1 -Ma ndò
j'imparate a jucà?!-
-Vabbè dai... capita...-
-Capite un paio di palle!- se la rise il robot.
"Allarme rosso! Allarme rosso!" La voce metallica ci fece saltare
dalla sedia. Sul monitor comparve uno split screen dei volti del Dr
Lupo e del Generale Ernano Maria Filiberto Furiero de Amiciis
Verecundi in Pretoriani dall'ultima base della resistenza terrestre.
-Albè muvete!- ordinò mio padre.
-Che succede?-
-Un mostro di Pegaso sta attaccando la città...- rispose il Generale
Ernano Maria Filiberto Furiero de Amiciis Verecundi in Pretoriani
dall'ultima base della resistenza terrestre, mostrando un monitor alle
sue spalle sul quale scorrevano le immagini dall'orrenda creatura che,
uscendo dalle acque dell'Adriatico, avanzava inesorabilmente verso la
Nave di Cascella distruggendo i caccia dell'esercito come fossero
fastidiose zanzare. Ogni tanto ne cadeva uno paio esplodendo nelle
acque salate in prossimità della battigia, allora il mostro si chinava
poggiando il gomito su un ginocchio ed avvicinando la mano
all'orecchio come se non riuscisse a sentire gli incitamenti di
improbabili fans.
-Alberto devi fermarlo!- incalzò il Generale Ernano Maria Filiberto
Furiero de Amiciis Verecundi in Pretoriani dall'ultima base della
resistenza terrestre. Francesco arrivò in quel momento seguito a breve
distanza da Patrizia. Notai che erano semisvestiti, ma effettivamente
la base era un po' troppo calda... "bisogna regolare quanto prima il
termostato", pensai.
-Hai già letto la guida?- mi chiese Francesco.
-No... Tu?-
-Si... dai il tuo anello a Patrizia... Gaitarn...- disse richiamando
l'attenzione del Gaitarn 1. Il robot si sfilò l'anello bianco e quello
azzurro e diede il primo a me e il secondo a Francesco. L'infilai come
vidi che stavano facendo i miei due compagni.
-Vieni con me!- mi incitò Francesco indicando le cabine di partenza
indicate da una luce rossa intermittente, comparse celate
precedentemente da due porte scorrevoli verticali.
Aldilà della porta c'erano due ascensori monoposto.
-Sali su quello con la luce bianca, mi disse saltando a bordo di
quello alla mia sinistra.
Vidi il suo ascensore accellerare vertiginosamente mentre scompariva
lungo una buia galleria nelle viscere della terra.
La tenda Expò fu la prima a cadere: Cogan si era letteralmente
innamorato del tendone e, strappandolo, se lo ripose nel taschino del
suo bell'abito gessato.
-Avanti con i lanciamissili!- gridava il sergente ai vigili urbani.
Ci fu un mezzo casino e i carri con i lancia missili rimasero bloccati
all'incrocio fra via Carducci e Corso Umberto. I soldati smadonnavano
e picchiavano sui clacson. I vigili cercavano di mettersi daccordo fra
loro fischiandosi a vicenda e gesticolando come delle ostetriche.
I camion iniziarono a lampeggiare per far intendere al Sergente che il
ritardo non era loro imputabile.
Cogan vide quelle piccole luci pochi distanti dalla riva e,
scambiandole per i flash dei fotografi, si sbottono giacca e camicia e
gonfio i pettorali in una delle sue pose migliori.
All'interno dell'ascensore Francesco venne spogliato e ripulito. Delle
piccole mani spuntate dal portello sotto la pulsantiera gli fecero
indossare la divisa consistente in una canottiera di lana pecoregna,
un paio di jeans consumati sulle ginocchia, degli zoccoli del Dr
Schultz e una splendida catenina d'oro a maglie larghe con appeso un
crocifisso da 13 chili.
L'ascensore si era arrestato di colpo e, ritratta la lastra inferiore,
aveva fatto precipitare Francesco a bordo di un'Ape Cross del secolo
passato. Con la coda dell'occhio vide Alberto, con una divisa in tutto
simile alla sua, precipitargli poco distante: i precedenti proprietari
della base avevano parcheggiato la sua Ape Cross qualche metro più
avanti e Alberto si era schiantato di culo sulla trave orizzontale
della guida metallica.
Le due Api sfrecciarono a velocità incredibile, quasi 40 km/h, lungo
dei binari che, Francesco l'avvertiva a naso, conducevano in fondo al
mare.
Sentivo ancora la trave nel culo: i mei problemi di stitichezza,
almeno quelli, erano dfinitivamente risolti. Il quadro comandi
indicava che avevo raggiunto, più grazie agli ascensori che alle
Apette, i 250 metri di profondità sotto il livello del mare. Mi
accorsi di essere rimasto solo: i binari delle Api si erano divise
diversi metri prima.
L'apetta si arrestò di botto e la cabina si sganciò dal telaio della
vettura, mentre un grosso portello di un metallo sconosciuto si aprì
sulla profondità dell'Adriatico ed io mi accorgevo di non aver tirato
su il finestrino.
-Mamma! Mamma! C'è un'apetta cross come quella del nonno che vola in
cielo!- La mamma del bambino non avrebbe tirato uno schiaffo a suo
figlio se avesse alzato lo sguardo al cielo ammirando Francesco che
pilotava il suo inconsueto veicolo verso un punto indicato da
un'ologramma proiettato da quattro emittenti laser nella cabina.
Un sorta di maelstrom rivelo una straordinaria sagoma nera che
emergeva rapidamente dal fondo degli abissi. Una spia verde si accese:
Francesco volò in picchiata verso le straordinarie onde provocate
dall'emersione del Gaetan 2, fra le bestemmie dei pescatori a bordo
dei loro pescherecci.
Il pilota automatico guidò Francesco nel petto del Robot, sotto la
serigrafia di un'inquietante e feroce Delfino...
-Ma come cazzo li spaventiamo i nemici? Con un delfino?!!- Imprecò
Francesco mentre l'Ape cross richiudeva le Ali e il sedile schizzava
fuori dal tettuccio aperto verso la sua postazione.
Nel contempo Patrizia, a bordo del Gaetan 1, raggiunse i piedi del
robot emersi dall'acqua, saltando con l'Esocycle dalla cima del colle.
Due guide metaliche afferrarono il Gaitarn 1 e, mentre Patrizia
raggiungeva la sua postazione nella gamba sinistra, il Gaetan 1, nelle
sue reali sembianze, si posizionava in quella destra.
Mi accorsi che stavo raggiungendo la superficie nel momento in cui un
cefalo mi passo sotto il naso per uscire dal finestrino prima che
fosse troppo tardi. L'acqua defluì rapidamente dalle valvole di
scarico. Un'ologramma proiettato da quattro emittenti laser nella
cabina, mi comunicava che il pilota automatico era stato inserito.
Senza far caso alla lieve embolia causatami dalla risalita in
superficie, chiamai con l'anello i mei compagni.
-Francesco, sei già dentro?-
-Si dimmi!-
-Da dove sei entrato?-
-Dal petto.-
-E Tu Patrizia?-
-Dalle gambe, con il Gaetan 1, perchè?-
-Perchè se non mi sbaglio a me è toccato il culo!- imprecai risalendo
per il pertugio anale del Gaetan 2 verso il mio alloggio nella testa
del robot.
L'Apetta si arresto a metà del percorso e il sedile scattò in alto,
verso il tettuccio dell'Ape Cross che mi ero scordato di aprire.
Cogan avanzava implacabile verso la stazione ferroviaria: per la prima
volta nella storia delle ferrovie nessun passeggero ebbe a
rammaricarsi del ritardo accumulato dal proprio treno diretto a
Pescara.
A gruppi di quattro i soldati portavano in spalla correndo, come al
funerale di un podista i missili: non potevano attraversare con i
camion l'isola pedonale per cui...
-Sergente! Come li lanciamo adesso?-
-Non vi preoccupate! Correte!- I potenti mezzi delle Nazioni Unite
aveva allestito due enormi fionde davanti alla chiesa del Sacro
Cuore. Trecento soldati stavano già tendendo l'elastico quando il
primo missile raggiunse l'omonima piazza.
Mentre un'apposita manima spuntata da sotto il sedile mi applicava una
dozzina di punti di sutura in testa, arrivai a destinazione. Quattro
piccoli monitor, due a destra e uno a sinistra mi mostravano i miei
compagni. L'unico spento era quello in alto a sinistra, ma il quel
momento la mia attenzione fu attratta da una gigantesca creatura con
un'incantevole abito gessato che sgranocchiava una testata nucleare in
prossimità della Stazione Ferroviaria.
Alzammo i nostri anelli e gridammo il comando di attivazione
-GAETAAAAAAN...TWO!!!-
Il Gaetan posò i piedi sulla spiaggia. La qiuete sepolcrale preludeva
l'avvento della battaglia.
-Fine 3rza puntata-
NEL PROSSIMO EPISODIO:
Gaetan Two contro il mostro di Pegaso;
Ritroveremo Hank e scopriremo il suo destino;
Lo sconvolgente segreto di Tobia;
Il mistero di Belatos, questo e altro ancora
nel prossimo episodio di Gaetan 3 dal titolo...
IL MONTONE SCOMPARSO
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Produttore esecutivo: Rapace
Segretario di produzione: Mono of Love
Intervallo di produzione: Antarax Erawan
sottoprodotto: Wren
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Sigla di coda:
FUOCO E GLORIA
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Un feto è marcito
sotto il piede di un soldato
un altro giorno è finito
e tutto quello che ne è stato
*Solo dolore
solo rimpianto
solo dolore
senza rimpianto
La mia pelle che si sfalda
la penuria di prospettive
verità sotto la terra calda
le han sepolte ma eran vive
*Solo dolore
solo rimpianto
solo dolore
senza rimpianto
**FUOCO FUOCO OMICIDA
FUOCO FUOCO SU QUESTA VITA
FUOCO E' UN GIOGO SENZA STORIA
FUOCO FUOCO
FUOCO & GLORIA
FUOCO & GLORIA
FUOCO & GLORIA
FUOCO & GLORIA...
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